Archivi del giorno: 18 marzo 2009

Gli inverni nella PEG (sesta ed ultima parte)

C’eravamo lasciati con il Gennaio 1779, mese per antonomasia delle inversioni, ripartiamo a parlare degli inverni della fine del 1700.

Partiamo con l’inverno 1784/85, inverno lunghissimo ( in Inghilterra il più lungo in assoluto ) con episodi nevosi in Europa a quote basse da inizio Ottobre ad inizio Aprile, in Svizzera per esempio il manto nevoso al suolo rimase per circa 150 giorni, ma fu il mese di Marzo che fece scalpore, in gran parte del continente fu il mese più freddo del semestre invernale ed il marzo più freddo di sempre ( anche se in molti osservatori è superato dal Marzo 1845, diciamo quindi che questi due mesi se la giocano alla pari ) soprattutto nell’est dell’Europa, per citare il caso limite, a Praga si raggiunse la temperatura minima di -27.6°C che è tuttora il valore più basso mai raggiunto ( a Praga il mese chiuse abbondantemente negativo, quasi -8°C, che sarebbe stato un valore eccezionale anche per Gennaio ).

Per rimarcare l’incredibile durata di quell’inverno vorrei sottolineare come sia il mese di Ottobre ( 1784 ) che quello di Aprile ( 1785 ) sia entrambi il 2° mese più freddo di sempre per Monaco di Baviera ( quello fu il 5° semestre invernale più freddo di sempre senza però avere nei tre mesi invernali un periodo di gelo intenso ).

Passiamo ora ad un altro inverno lunghissimo, il 1788/89 dove Dicembre risultò essere il più freddo di sempre in Europa, il freddo iniziò però a Novembre dove Londra raggiunse la temperatura di -21°C ( il 25 Novembre ), in Inghilterra sul Tamigi vennero organizzate più fiere sul ghiaccio lungo il l’intero semestre ( a dimostrare della dinamicità di quell’inverno ), in Italia invece gli effetti si sentirono nel mese di Dicembre, dove la laguna veneta rimase gelata per 18 giorni, a fine mese nevicò sia a Roma che a Napoli ( dove l’accumulo raggiunse i 40cm ), gelarono anche i fiumi in Puglia. Di quell’inverno verrà certo ricordato il capodanno ( forse il più freddo di sempre ) dove Parigi raggiunse la temperatura di -21°C, come detto però il freddo rimase fino a Marzo, per esempio in Olanda a De Bilt il mese ( Marzo 1789 ) chiuse al pari di quello del 1785.

questa era la disposizione barica del Dicembre 1788
questa era la disposizione barica del Dicembre 1788

Interessantissimo il Giugno 1793 dove nevicò a Padova ( e probabilmente in gran parte del Veneto ) durante i primi giorni del mese.

Passiamo ora all’inverno 1794/95 dove il mese di Gennaio fu uno dei più freddi in Italia, gelò infatti la laguna veneta, in Inghilterra il Tamigi rimase gelato da fine Dicembre ad inizio Marzo ( più di 2 mesi ), mentre in quell’inverno fece scalpore il congelamento di parte del Mare del Nord ( si racconta che la cavalleria francese riuscì ad assalire delle navi olandesi rimaste bloccate tra i ghiacci ).

Segnalo poi un inverno praticamente sconosciuto ( non ho trovato nessuna fonte ), quello del 1798/99, spaventoso per l’est Europa, dove fu il più freddo dell’intera serie ( e di parecchio anche ), per esempio a Praga il mese di Gennaio chiuse a -12.2°C, 2° mese più freddo di sempre ( 1° il Febbraio 1929 con -13.7°C, 3° il Dicembre 1788 con -12.0°C e 4° il Febbraio 1956 con -11.7°C )

Iniziamo con il 1800, la PEG finisce per antonomasia con il 1850, anche se è ovvio che il distacco non è stato netto, si sono verificati episodi di gelo ( anche da record ) nel periodo successivo, però dopo il 1850-1855 i ghiacciai cominciarono a ritirarsi per poi non avanzare più ( se non per qualche piccolo periodo ).

Partiamo subito con l’inverno 1813/14 divenuto famoso per essere l’ultimo su cui sia stata organizzata la fiera sul ghiaccio a Londra sul Tamigi ghiacciato, gelò anche la laguna veneta, il freddo si concentrò principalmente tra Febbraio e Marzo ( in Italia Febbraio fu uno dei più freddi di sempre ). Quel periodo fu molto secco nel periodo invernale, cosa che faceva da contrasto alle estati notevolmente fresche e piovose, un caso su tutti fu il 1816 conosciuto come l’anno senza estate ( in Italia è l’anno più freddo dal 1700 ), i ghiacciai raggiunsero il picco massimo di avanzata per poi stabilizzarsi e cominciare a ritirarsi come detto dalla seconda metà del secolo. Citiamo il 1825/26 per aver portato il Tamigi quasi al congelamento totale, ma non tale da poterci passare sopra.

Passiamo ora ad uno degli inverni più famosi, il 1829/30, uno tra i più freddi in assoluto ( battuto solo da pochi altri inverni ) a De Bilt che presenta l’archivio più lungo ( e soprattutto completo ) l’inverno si chiuse come il più freddo dal 1700 ( e quindi 1708/09 compreso ), con una media trimestrale inferiore ai -3°C ( tale valore fu eguagliato con l’inverno 1962/63 che in molti osservatori risulta essere più freddo del 1829/30 ), inverno molto precoce ( Novembre è tra i più freddi di sempre in Europa ) il freddo rimase fino a Febbraio.

Famosissima fu la neve che ricevette la pianura padana, a Bologna l’accumulo al suolo ( non stagionale ) raggiungeva i 2m a fine stagione, in Gennaio si arrivo fino a -16°C ( temperatura che per esempio all’aeroporto fu raggiunta recentemente solo nel Gen-79, nel Gen-85 e nel Feb-91 ) , a Milano l’inverno è il più freddo di sempre con il mese di Gennaio che è il 2° mese più freddo in assoluto. Il Bimestre Dicembre-Gennaio di quell’inverno è tutt’ora uno dei più freddi per l’Europa.

questa era la disposizione barica del Gennaio 1830
questa era la disposizione barica del Gennaio 1830

Un altro inverno molto freddo per l’Europa fu il 1837/38 dove Parigi e De Bilt fecero registrare il mese di Gennaio come uno dei più freddi dell’archivio, incredibile come l’Italia sia stata lasciata in disparte, a Milano fu un inverno mite e sopra-media.

Invece in Inghilterra a Londra si raggiunse la temperature minima di -23°C, il Tamigi non gelò, forse per l’escursione termica elevata ( o forse per le stesse cause per cui non gelò nel 1962/63 ).

Concludiamo infine con l’inverno 1844/45, inverno molto freddo ma anche molto tardivo, il freddo intenso iniziò a Febbraio e proseguì fino a Marzo che risultò essere il più freddo per il continente al pari del Marzo 1785, per esempio in molti osservatori Marzo fu freddo quanto Dicembre e molto di più di Gennaio.

Termina qui questa raccolta di inverni del periodo più amato e ambito dai meteo appassionati.

FONTI:

http://it.wikipedia.org/wiki/Inverni_freddi_in_Europa_dal_XV_secolo

http://www.meteogiornale.it/news/archive.php?type=topic&id=189

http://www.wetterzentrale.de/klima/

http://www.tutiempo.net/clima/

Grazie a tutti, adesso mi prendo una bella pausa, poi la prossima settimana scriverò un altro articolo.

FABIO

PS: per chi si fosse perso le precedenti “puntate” o volesse darne una ripassata, cliccare sui seguenti link:

http://daltonsminima.wordpress.com/2009/03/03/gli-inverni-nella-peg-prima-parte/

http://daltonsminima.wordpress.com/2009/03/04/gli-inverni-nella-peg-parte-seconda/

http://daltonsminima.wordpress.com/2009/03/07/gli-inverni-nella-peg-parte-terza/

http://daltonsminima.wordpress.com/2009/03/09/gli-inverni-nella-peg-parte-quarta/

http://daltonsminima.wordpress.com/2009/03/11/gli-inverni-nella-peg-parte-quinta/

Gemellaggio col sito Meteo-Scienze

Il mio amico Marco Fiorentino Lubelli (che qualche volta ha collaborato anche con NIA oltre ad essere da anni uno degli scrittori di punta dell’MTG) ha deciso di aprire un bellissimo sito al link http://www.meteoscienze.it/ che tratta numerosi temi riguardanti la meteorologia e la climatologia, tra cui appunto ampi spazi inerenti i cambiamenti climatici e l’eccezionale fase di Minimo solare in corso!

In bocca al lupo Marco!

Simon

Quanta parte dell’effetto serra è di origine antropica?

Questo articolo nasce dall’esigenza di chiarire in che percentuale contribuisca l’anidride carbonica, ritenuta la principale responsabile al riscaldamento globale di origine antropica. Questa ha certamente la sua parte di influenza ma i media spesso e penso volutamente dimenticano di citare l’influenza del vapore acqueo, che è certamente di gran lunga superiore a quello che normalmente si possa ritenere. Il vapore acqueo è ben noto essere il principale gas serra, responsabile per molti scienziati del 95 % di quello totale. Di questa cosa ne sono molto bene a conoscenza sia gli scienziati dell’IPCC, che quelli del Dipartimento dell’Energia degli USA, che cercano di omettere totalmente il contributo del vapore acqueo. Se osservate l’immagine sotto nel titolo si parla chiaramente delle cause naturali e antropiche del forcing climatico (anthropogenic and natural forcing), esaminando la sezione dedicata ai gas serra (greenhouse gases) compaiono l’anidride carbonica, il metano, il protossido di azoto e gli alocarburi (tra questi il più noti sono i clorofluorocarburi, CFC), nulla sul vapore acqueo eppure è un gas serra naturale molto importante.

06_01Fonte grafico: http://www.ipcc.ch/graphics/graphics/2001syr/large/06.01.jpg

Anche i dati del 2000 forniti dal Dipartimento dell’Energia degli Usa nel 2000 sulla concentrazione dei gas serra in atmosfera (come si può vedere nella tabella sotto) non riportano il vapore acqueo. Si può notare come che il diossido di carbonio costituisca il maggiore gas serra con il 99,4% circa.

The Important Greenhouse Gases (except water vapor)
U.S. Department of Energy, (October, 2000) (1)

(all concentrations expressed in parts per billion)

Pre-industrial baseline

Natural additions

Man-made additions

Total (ppb)Concentration

Percent of Total

Carbon Dioxide (CO2)

288,000

68,520

11,880

368,400

99.438%

Methane (CH4)

848

577

320

1,745

0.471%

Nitrous Oxide (N2O)

285

12

15

312

0.084%

Misc. gases ( CFC’s, etc.)

25

0

2

27

0.007%

Total

289,158

69,109

12,217

370,484

100.00%

Tabella 1 :Concentrazione dei gas serra (escludendo il vapore acqueo)

Per trovare dei dati aggiornati risalenti all’Ottobre 2008 basta andare a visitare la seguente pagina del CDIAC (Carbon Dioxide Information Analysis Center): http://cdiac.ornl.gov/pns/current_ghg.html. Anche qui non troverete nulla sul vapore acqueo. Nell’analisi che andremo a fare ci soffermeremo sui dati forniti alla fine del 2000, in quanto la variazione dei gas serra e in particolare l’incremento della CO2 fino ad oggi non pregiudica il senso del nostro ragionamento. La concentrazione di un gas serra in atmosfera non è importante quanto il cosiddetto potenziale di riscaldamento globale (GWP), cioè l’effettivo contributo che ogni gas dà all’effetto serra, che si determina, nel seguente modo:
contributo all’effetto serra= concentrazione del gas X GWP

Nella tabella 2 potete vedere nella seconda colonna il GWP per alcuni gas serra. Si fissa il valore 1 per l’anidride carbonica e si calcola poi il valore sugli altri. Ad esempio il metano ha GWP pari a 21, questo vuol dire che il metano fornisce un effetto serra 21 volte maggiore dell’anidride carbonica.

Atmospheric Greenhouse Gases (except water vapor)
adjusted for heat retention characteristics, relative to CO2

This table adjusts values in Table 1to compare greenhouse gases equally with respect to CO2. ( #’s are unit-less)

Multiplier (GWP)

Pre-industrial baseline(new)

Natural additions (new)

Man-made additions (new)

Tot. RelativeContribution

Percent of Total (new)

Carbon Dioxide (CO2)

1

288,000

68,520

11,880

368,400

72.369%

Methane (CH4)

21 (2)

17,808

12,117

6,720

36,645

7.199%

Nitrous Oxide (N2O)

310 (2)

88,350

3,599

4,771

96,720

19.000%

CFC’s (and other misc. gases)

see data (3)

2,500

0

4,791

7,291

1.432%

Total

396,658

84,236

28,162

509,056

100.000%

Tabella 2 :Contributo dei gas serra al riscaldamento atmosferico (escludendo il vapore acqueo)

L’ultima colonna fornisce le percentuali di contributo all’effetto serra dei principali gas responsabili. Notate come l’anidride carbonica pur essendo il gas serra a maggiore concentrazione contribuisca al riscaldamento atmosferico per il 72,4%. Di questa percentuale solo il 2,33% (basta fare 11880/509056) è di origine antropica . Se invece si tiene conto del contributi di tutti i gas emessi dalle attività umane si arriva al 5.53% (28162 / 509056).
In questi calcoli non abbiamo tenuto conto del contributo del vapore acqueo che dà un contributo pari al 95% dell’effetto serra. Questo è per lo più di origine naturale (99,999%). Naturalmente il restante 5% è determinato dagli altri gas serra. Se risistemiamo i contributi (tabella 3) dei singoli gas partendo da questo dato, allora possiamo notare come il contributo all’effetto serra di origine antropica sia pari allo 0,28% e l’anidride carbonica contribuirebbe per un valore pari allo 0,117%
Anthropogenic (man-made) Contribution to the “Greenhouse
Effect,” expressed as % of Total (
water vapor INCLUDED)

Based on concentrations (ppb) adjusted for heat retention characteristics

% of All Greenhouse Gases

% Natural

% Man-made

Water vapor

95.000%

94.999%

0.001%

Carbon Dioxide (CO2)

3.618%

3.502%

0.117%

Methane (CH4)

0.360%

0.294%

0.066%

Nitrous Oxide (N2O)

0.950%

0.903%

0.047%

Misc. gases ( CFC’s, etc.)

0.072%

0.025%

0.047%

Total

100.00%

99.72

0.28%

Tabella 3 :percentuali di contributo all’effetto serra (antropico e naturale)
Il protocollo di Kyoto richiede riduzioni obbligatorie di biossido di carbonio del 30% da parte dei paesi sviluppati come gli Stati Uniti. Tali drastiche misure, anche se ugualmente imposte ai paesi di tutto il mondo, ridurrebbero il contributo umano all’effetto serra dovuto all’emissione di anidride carbonica per un valore pari a circa lo 0,035%. Questo è molto inferiore rispetto alla variabilità naturale del sistema climatico della Terra.

Dice il professor Fred Singer, fisico atmosferico dell’Università della Virginia: “non vi è alcuna controversia sul fatto che il Protocollo di Kyoto avrebbe un impatto impercettibile sulle future temperature, pari a un ventesimo di grado entro il 2050”.

Gli scienziati sono sempre più convinti dell’importanza del vapore d’acqua nel sistema climatico. Alcuni come il professor Wallace Broecker, una della maggiori autorità mondiali in termini di clima, suggerisce che è così importante che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi 10.000 anni, sia dovuto alla crescente concentrazione di vapore acqueo nell’atmosfera terrestre. Quali siano le cause che portino ad un aumento di vapore acqueo non possiamo che pensare al sole.

Per visualizzare per intero le tabelle (problema col server di wrdpress) cliccare la fonte: http://www.geocraft.com/WVFossils/greenhouse_data.html

Scritto da Angelo