25 ottobre 2011: analisi dell’evento alluvionale del levante ligure

La perturbazione che il 25 ottobre ha interessato la Liguria e la Toscana, in particolare l’estremo levante ligure, e’ stata di eccezionale intensità. A poco piu’ di un anno di distanza dall’alluvione che il 4 ottobre 2010 provocò ingenti danni a Varazze, Cogoleto e Genova – Sestri Ponente, la Liguria ha dovuto fare i conti per l’ennesima volta con un alluvione di straordinaria potenza che ha provocato morte e distruzione: basti pensare che a Brugnato Borghetto Vara, piccolo comune spezzino, si e’ registrato il picco massimo, con 145 mm di pioggia caduti fra le 13 e le 14, arrivando a toccare a fine evento i 542 mm di acqua piovana; come conseguenza della grande quantità d’acqua, caduta in poco tempo, si sono verificate esondazioni del Vara, a Brugnato, e del Magra, a Fornola, dove alle ore 19 era a +7,14 metri sopra lo zero idrometrico (durante l’alluvione che si verificò la notte fra il 24 e il 25 dicembre 2009 si era ‘fermato’ a + 6,10 metri).

Ma cos’è successo realmente in queste zone? Quali sono le principali cause di questo autentico nubifragio? Credo che sia doveroso ricordare, tanto per cominciare, il periodo estremamente secco che abbiamo avuto a settembre e inizio ottobre, con il suolo che ha praticamente fatto una crosta completamente impermeabile all’acqua, con i letti dei fiumi invasi da vegetazione e immondizia di vario genere che ha fatto il resto.

Ma veniamo ai fatti, e in particolar modo ci catapultiamo a qualche giorno prima dell’evento (in particolare il 20 ottobre): in questa cartina del modello americano GFS vediamo, appunto per il 25 ottobre, una saccatura di origine artica abbordare le coste francesi e spagnole,guidata da un minimo depressionario posizionato poco più a ovest della Gran Bretagna. Si nota subito come sulla Liguria si formi il famoso “naso padano”, ovvero un rigonfiamento delle isobare, una specie di naso, appunto, che si forma quando le correnti si dispongono dai quadranti meridionali: sul versante meridionale delle Alpi l’accumulo di masse d’aria causa un aumento dinamico della pressione, convezione orografica forzata e precipitazioni, con stau a Sud del versante e foehn a Nord.

 

 

Ora veniamo all’analisi più dettagliata del peggioramento, iniziando a parlare della carta dei venti a 700 hPa, ovvero circa a 3000 metri. Può essere utile partire dall’analisi dei venti in quota perché si può studiare meglio il movimento del fronte. Come possiamo notare abbiamo venti tesi da SW su tutta la Liguria. Inoltre la carta evidenzia anche una quantità elevata di umidità della colonna d’aria, ingrediente fondamentale per la condensazione dell’aria.

 

 

La carta dei venti a 850hPa evidenzia direzione e umidità dei venti a 1400 metri circa, ovvero appena sopra lo strato limite planetario, ovvero quella parte di atmosfera in cui abbiamo valori massimi di turbolenza e attrito dovuti alla particolare orografia e vicinanza col suolo. L’aria che arriva già estremamente instabile dal mare trova gli appennini liguri, si solleva e scarica l’acqua condensata dal sollevamento orografico. Ricordiamo la particolarità dei paesi delle cinque terre, con alle spalle le colline a picco sul mare. I venti, sull’estremo levante ligure, provengono da S-SW.

 

 

Ma ciò che ha reso drammatica la situazione è stato il sollevamento frontale, ovvero lo scontro tra aria fredda proveniente da nord e aria calda e umida da sud-sud est, lungo una linea di convergenza delle correnti. L’ulteriore convergenza fra correnti di Scirocco al suolo e Libeccio in quota ha alimentato una serie di temporali autorigeneranti nel mar Ligure. I sostenuti venti di Scirocco al suolo, dopo essersi caricati di umidità a contatto con le calde acque del “mare Nostrum”, addensano lungo le coste liguri estesi e compatti addensamenti nuvolosi, con annessi nuclei piovosi, che dal mare risalgono i versanti sud-occidentali dell’Appennino ligure, apportando piogge battenti e persistenti che possono poi sfociare in veri e propri nubifragi temporaleschi particolarmente violenti. Se il flusso meridionale risulta bello teso le precipitazioni vengono ulteriormente esaltate dal notevole effetto “stau” esercitato dai rilievi del vicino retroterra e dai colli dell’Appennino Ligure.

 

 Qui vediamo la mappa delle precipitazioni previste dal modello non idrostatico a scala limitata MOLOCH, esalta subito all’occhio come, già dal giorno prima, avesse centrato in pieno la situazione che si sarebbe poi venuta a creare. Infatti pone i massimi precipitativi proprio sulla zona del levante ligure.

Infine penso sia utile evidenziare l’aspetto forse più importante di tutto l’evento, e cioè la sua configurazione prettamente invernale che ha assunto nel genovese con tramontana scura di intensità forse non prevedibile, e imputabile anche a quel famoso padano di cui vi ho parlato sopra. E’ bene inoltre ricordare che Genova veniva da almeno 2 giorni di tramontana, che ha fatto abbassare di molto le temperature. Il concetto che sta dietro alla tramontana scura è semplice: l’aria fredda da nord scende dalla pianura padana verso il mar Ligure per effetto del gradiente (differenza) di pressione determinato da cause termiche (tra la pianura fredda e il mare più caldo) e dinamiche (richiamo del minimo di pressione che si crea sul mar ligure in molti peggioramenti autunno-invernali).

Se da un lato la tramontana ha salvato il ponente genovese, dall’altro ha impedito allo scirocco di espandersi verso ovest causando azione di blocco nel levante. Probabilmente ci sarebbe stato una distribuzione più omogenea delle precipitazioni su tutto il territorio regionale.

Guardate infatti le differenze abissali di temperatura che ci sono state durante l’evento fra la zona notoriamente battuta dalla tramontana scura (il genovesato e Savona) e la riviera di levante, colpita da venti di scirocco. Nella cartina è rappresentato il corridoio percorso appunto dalla tramontana scura.

E’ emblematica, infatti, questa mappa radar che rappresenta le precipitazioni sulla Liguria in uno dei momenti clou di quella maledetta giornata. Vediamo, appunto, molti picchi che vanno oltre i 50 mm di pioggia caduta in un’ora.

Questa è la cartina degli accumuli definitivi in tutta la Liguria. Si notano subito le punte da 400 mm e oltre di pioggia nelle zone di Monterosso, Brugnato e Borghetto Vara.

I dati finali dell’ARPAL: La perturbazione è durata complessivamente 30 ore, ma ha avuto una fase acuta di otto ore fra le 11.00 e le 19.00 del 25 ottobre 2011.

Tipiche di una tempesta tropicale, ma osservate anche nel clima mediterraneo, le precipitazioni massime puntuali, tutte registrate a Brugnato ed espresse in mm:

– 153 in 1 ora

– 328 in3 ore

– 472 in6 ore

– 511 in12 ore

– 539 in24 ore

– 542 in30 ore (tutto l’evento)

 

La stima della pioggia caduta su tutta l’area di allerta C è di 220.500.000 metri cubi, mentre allargando a tutto il bacino del Magra si arriva a 367.000.000 di metri cubi: il doppio della capacità del lago del Vajont o quindici volte l’invaso da cui trae l’acqua tutta Genova (lago del Brugneto).

Il volume d’acqua totale transitato alla foce del Magra è stato di 150.000.000 di metri cubi, contro i 4.320.000 metri cubi abituali, circa trenta volte superiore alla norma.

In un giorno è caduta circa un terzo della pioggia totale di un anno: la precipitazione massima caduta in tutto l’evento è di 542 mm, contro la media annuale di circa 1500 mm.

Daniele Gallo

 

 

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