Il clima della Cina centrale durante gli ultimi 1800 anni: il ruolo del Sole

Alcuni di voi forse ricordano questo articolo: http://daltonsminima.altervista.org/?p=11420

Partendo dalla cronaca climatica di una località della Cina centrale, vi si conclude che il ruolo del Sole nel clima di quella località era probabilmente determinante per stabilire il limite settentrionale del monsone estivo. L’articolo originale in inglese risale al 2007. Quest’anno, un altro gruppo di studiosi cinesi ha pubblicato un articolo per certi versi analogo, ma questa volta le ricerche sono estese all’intera regione della Cina centrale, in cui si trova anche Pechino. Il link all’articolo originario è il seguente: http://www.clim-past.net/7/685/2011/cp-7-685-2011.pdf

La regione è quella indicata nella figura 1 a pag.2.

Per ora mi limito a tradurre le conclusioni, che trovo piuttosto interessanti, anche se sintetiche e tutto sommato non completamente nuove per chi aveva già letto l’articolo che ho citato sopra.

Sono state sintetizzate le registrazioni ad elevate risoluzione e a datazione certa delle stalagmiti, nonchè quelle dei documenti storici, provenienti dalla porzione settentrionale della Cina centrale (la zona intorno a Pechino e una porzione di entroterra ad ovest, si veda la mappa nella seconda pagina dell’articolo originario, ndr). Esse ricostruiscono le registrazioni di precipitazioni, con risoluzione decadale, degli ultimi 1800 anni (190-1980). Tali registrazioni sono in accordo con le registrazioni di precipitazione simulata e un’altra registrazione di precipitazioni ricostruita da sedimenti lacustri della medesima regione, indicando così che riflettono bene le variazioni di precipitazione in quella regione.

Tali registrazioni di precipitazione mostrano variazioni coincidenti e significative correlazioni positive con le variazioni di temperatura su scale da secolare a multidecadale. Ciò suggerisce che caldo-umido/freddo-asciutto sia stato il principale andamento climatico degli ultimi 1800 anni nella regione. I confronti mostrano che la precipitazione, durante l’ultimo millennio, sia stata controllata dai contrasti termici tra l’Asia ed il Pacifico settentrionale. Ciò è consistente con i risultati delle moderne osservazioni meteorologiche. L’attività solare può essere la forza dominante che guida le variazioni coordinate (da caldo-umido a freddo-asciutto e viceversa) di temperatura e precipitazione nella regione considerata.

In estrema sintesi, gli studiosi hanno individuato comportamenti ben correlati di precipitazioni, temperatura ed attività solare (la Total Solar Irradiance, in particolare), nel citato arco di 1800 anni: quando l’attività solare mostrava un trend calante, anche temperature e precipitazioni si comportavano complessivamente allo stesso modo, e viceversa; a tale proposito si veda nell’articolo originario la figura 6 a pagina 5.

Per concludere, mi chiedo se esistano studi analoghi relativi a regioni europee o americane. Finora non li ho trovati.

FabioDue

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14 pensieri su “Il clima della Cina centrale durante gli ultimi 1800 anni: il ruolo del Sole

  1. Da quanto mi è sembrato di capire il commento sarebbe destinato più all’articolo precedente che a questo….visto che è la prima volta che lo leggo approfitto per commentarlo….
    l’articolo è ben fatto e sono molto dettagliati i resoconti storici….purtroppo vai a toppare completamente le conclusioni, dando una spiegazione del fenomeno che non sta ne in cielo ne in terra; mi spiego meglio:

    l’intensità dei monsoni asiatici (quello indiano in primis) dipende da un fattore:l’oscillazione ENSO….
    ebbene a questo proposito è stato scoperto ormai da moltissimi anni grazie a studi condotti da moltissime università, che la Nina inibisce totalmente l’attività convettiva in sede pacifica (pacifico Equatoriale) andando al contempo ad esaltare la circolazione monsonica (monsone indiano in primis)…al contrario il Nino esalta l’attività convettiva sul pacifico equatoriale mentre sopprime l’attività monsonica…
    detto in maniera più semplice, il NINO è la causa della soppressione del monsone indiano, mentre la NINA lo esalta….
    un altro parametro che influenza il monsone indiano è la QBO….è stato dimostrato che negli anni in cui la QBO è negativa il monsone indiano risulta più debole (mentre la convenzione sul pacifico è più attiva), mentre quando la QBO è positiva il monsone indiano è più forte….in altre parole, come per quanto riguarda le dinamiche degli inverni boreali, la QBO- e il Nino stanno da una parte e Nina e QBO + dall’altra….
    visto che stai cominciando a capire molto di dinamiche invernali (sai quanto è importante la convenzione sul pacifico equatoriale), spero che il mio discorso ti abbia aiutato a capire come in realtà stanno le cose…..

    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=enso%20monsoon%20indian&source=web&cd=2&ved=0CCoQFjAB&url=http%3A%2F%2Frepository.ias.ac.in%2F23781%2F1%2F306.pdf&ei=UmsdT6-0KoPT4QTGu_SuDA&usg=AFQjCNF-IHIKwctZEk7qpGDUS_VkGxTEkQ
    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=indian%20monsoon%20qbo&source=web&cd=2&ved=0CDIQFjAB&url=http%3A%2F%2Fonlinelibrary.wiley.com%2Fdoi%2F10.1002%2Fjoc.661%2Fpdf&ei=l2cdT4-AIqnS4QTkytDtDA&usg=AFQjCNFClWmjED29j5MJlympzlOWVFe9DA
    http://rammb.cira.colostate.edu/resources/docs/gray%20et%20al%201992.pdf
    http://eprints.iisc.ernet.in/2116/1/extremes.pdf
    http://www.iges.org/people/Shukla's%20Articles/1983/The%20Southern%20Oscillation.pdf

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  2. @Riccardo
    Veramente io non ho tratto conclusioni, mi sono limitato a riportare quelle degli autori di entrambi gli articoli. Non hanno considerato la variabile ENSO, se ho tradotto bene (non la vedo), oppure forse hanno fatto confronti “ceteris paribus” (cioè a parità di eventi ENSO).
    In ogni caso, non mi pare se ne siano occupati esplicitamente.

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  3. Mi sto riferendo a questa frase Fabio:
    “Il meccanismo tramite il quale l’attività solare influenza la precipitazione probabilmente è il seguente: poiché le capacità termiche di oceani e terraferma sono differenti, quando l’attività solare si intensifica, le temperature sulla terraferma aumentano rapidamente, l’esistenza dell’altopiano del Tibet esalta ulteriormente tali differenze tra il continente asiatico e l’oceano circostante; quindi il monsone estivo asiatico si rafforza, il monsone invernale dell’Asia orientale si indebolisce, il margine settentrionale del monsone estivo asiatico si sposta verso nord e così la precipitazione a Longxi cresce. Nel frattempo, l’incremento di attività solare forza le correnti occidentali (westerlies) a muoversi verso nord, per cui il monsone estivo asiatico si muove verso nord, nell’entroterra nordoccidentale, e porta la pioggia laggiù. All’opposto, quando l’attività solare si indebolisce, la temperatura della terraferma si riduce rapidamente, il monsone invernale si intensifica, il monsone estivo si indebolisce, il margine settentrionale del monsone estivo asiatico si sposta verso sud e contemporaneamente le correnti occidentali si muovono verso sud, causando una diminuzione di precipitazioni a Longxi”.

    E’ una deduzione che non ha alcun fondamento….l’attività solare influenza si il monsone indiano (ed in generale il clima nelle regioni troicali), ma non in questo modo….ripeto, il tuo articolo è molto ben fatto e potrebbe essere utilizzato per dimostrare l’influenza dell’attività solare sulla DISTRIBUZIONE dei climi sulla terra, ma le tue conclusioni finali sono errate…..

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  4. Riccardo :Non penso che quella conclusione sia tratta dal pezzo cinese……

    FabioDue :@Riccardo l’articolo non è mio, ho tradotto uno studio di climatologi cinesi.In ogni caso penso sia utile discuterne ed eventualmente confutare le tesi degli studiosi cinesi.

    Sei libero di non crederci, nessuno ti obbliga, ci mancherebbe :-) la cosa mi fa sorridere, ma pazienza……peraltro basta leggere l’originale in inglese per scoprire che non ho interpretato il senso dell’articolo, al più ho cambiato qualche parola per scrivere la traduzione in un italiano accettabile.

    In merito a quella affermazione, in sostanza gli studiosi cinesi non spiegano se ritengono che l’effetto dell’attività solare sia diretto (nel qual caso sarei d’accordo con te, la spiegazione sarebbe un tantino “rozza”) o mediato da qualcosa, ad esempio l’ENSO. Anche nel secondo caso, però, se è vero che c’è una corrispondenza tra i livelli di attività solare ed il comportamento del monsone, continua a non tornarmi il fatto che tu dicessi che la bassa attività solare favorisce forti eventi di Nino anzichè di Nina.

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  5. Se me lo dici tu ci credo, evidentemente questi cinesi sono molto bravi nel raccogliere i dati ma un pò meno nelle conoscenze dei meccanismi atmosferici….
    la spiegazione è molto semplice Fabio e risiede nella circolazione di hadley e di walker….ora spiegarti queste cose in poche parole non è semplice, magari scriverò un articolo per farvi conoscere bene questi meccanismi (potrei farlo con l’arrivo della bella stagione)…..
    comunque brevemente, quando l’attività convettiva sul pacifico equatoriale è sostenuta (Nino) si creano moti ascendenti proprio sul pacifico equatoriale e dei moti discendenti sulla fascia monsonica (che principalmente va dai 7° ai 15°, quindi l’India centro meridionale)….in questo frangente si ha ovviamente la sopprssione dei monsoni asiatici compreso quello indiano)….al contrario, il rafforzamento della circ. di walker associata ai fenomeni di Nina, determina la soppressione totale della convenzione sul pacifico equatoriale, dove, al contrario di prima, si generano forti moti discendenti (hp)….al contempo per richiudere la “cella” si formano moti ascendenti sulla fascia monsonica con esaltazione della convenzione in questa fascia ed in questo caso i monsoni asiatici (nonchè quello australiano) risultano molto attivi….la conseguenza più diretta è un ITCZ molto più alto in queste aree….

    il ciclo ENSO genera dei sconquassi enormi nella zona tropicale (ad esempio durante el nino si hanno inondazioni nei deserti più aridi del mondo del cile e del perù sempre per la soppressione della circ. di walker)….quindi ricostruire la storia del ciclo ENSO è molto semplice disponendo delle registrazioni pluviometriche in queste zone chiave dell’equatore)….
    quella da te fornità è una delle centinaia di prove che testimoniano che durante la PEG (fino al 1830) erano molto più frequenti eventi di Nino che di Nina)….a fianco a queste ci sono altre ricerche scientifiche che si basano sull’analisi delle sezioni degli alberi e dei coralli….titti i risultati portano all’unisono alla stessa conclusione, senza alcun margine d’errore….
    al contempo il ciclo ENSO è fondamentale per le dinamiche dell’inverno boreale….avendo tu seguito le dinamiche dell’inverno in essere, sai bene quanto sia importante avere una stratosfera calda e “lenta” per avere freddo e pioggia dalle nostre parti….e in questo il ciclo ENSO è uno dei fattori principali (in sieme alla QBO, che anch’essa agevola la convenzione sul pacifico equatoriale)…..se ora ci iniziamo a divertire in questo inverno dovuto solo a questo:
    http://www.lamma.rete.toscana.it/models/winter/gfs_nam_web_1.png
    (nota cosa sta accadendo all’estrema destra)….questa è la perfetta dimostrazione di come, le dinamiche stratosferiche siano cruciali per le sorti dei nostri inverni, a prescindere dai fenomeni di forti stratwarming…e per avere una stratosfera benevola è necessario che sia attiva la convenzione equatoriale (SOI in crollo negli ultimi tempi e MJO che è entrata finalmente in area favorevole)….
    spero che tu seguirai con attenzione le prossime parti del mio articolo, in quanto in esse verranno spiegati questi concetti…..
    intanto se vuoi avere una prima infarinatura sulle dinamiche tropicali ti consiglio di rileggere con attenzione la parte V:
    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=un%20nuovo%20modello%20climatico%20peg%20parte%20v&source=web&cd=1&ved=0CCYQFjAA&url=http%3A%2F%2Fdaltonsminima.altervista.org%2F%3Fp%3D18000&ei=xoMeT9e_KOWm4gTci9GcDw&usg=AFQjCNFRsRsmX7I5fWVb8aBTgORdZVNE5g

    ormai sei diventato un mio punto fisso….quando sarò riuscito a farti capire queste cose faremo una festa…..

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  6. @Riccardo
    Grazie per la spiegazione, ora la leggo attentamente.
    Quando sarai riuscito a farmi capire quelle cose, vorrà dire che finalmente sarai un bravo divulgatore scientifico, prima no.

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  7. Di certo la “colpa” è sempre di chi spiega….
    da parte di chi ascolta però c’è bisogno di un paio di cose:
    1) un cervello adeguato in grado di apprendere;
    2) una discreta apertura mentale e soprattutto la disponibilità ad accettare anche quello che non fà propriamente comodo ai propri “desideri”….in altre parole colui che fà ricerca deve essere totalmente disinteressato nei confronti dei risultati, altrimenti capirà sempre ciò che vuol capire….

    per quanto riguarda il primo punto non c’è alcun problema visto che sei un ragazzo intelligente….il secondo invece…….

    FabioDue :
    @Riccardo
    Grazie per la spiegazione, ora la leggo attentamente.
    Quando sarai riuscito a farmi capire quelle cose, vorrà dire che finalmente sarai un bravo divulgatore scientifico, prima no.

      (Quote)  (Reply)

  8. Una parte di “colpa” è quasi sempre di chi spiega, cioè di chi scrive, fermo restando che una “colpa” di base risiede nella complessità dei temi di climatologia e meteorologia, davvero non facili da rendere comprensibili ai più, specie quando occorre spiegare il perchè di certi fenomeni.
    E te lo dice uno che qui scrive da un po e che scrive tanto da molti anni per ragioni di lavoro.

    Grazie per il ragazzo :-) …..magari….sarà per quello che ho la testa dura 😉

    La questione a mio avviso è un’altra, Riccardo: per comprendere a fondo i meccanismi che regolano il clima terrestre, gli scambi termici, la reazione alle variazioni di attività solare, non basta leggere per capire al volo. Occorre anche una buona preparazione di base in fisica dell’atmosfera, che in parte mi manca e in parte me la sono dimenticata (il tempo passa……).
    Parlo per me, ma credo sia un problema comune a molti forumisti. E questo limita la comprensione, mia e di molti altri immagino, di certi articoli molto “tecnici” (pur assolutamente validi) ad un livello più “superficiale”.
    Diciamo che posso ripassare un po di elementi di base sui siti NOAA dedicati all’ENSO e poi ci sarà occasione di riparlarne……

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  9. @ Fabio Due
    Esatto, serve un proprio bagaglio culturale….ed è esattamente quanto ho fatto io, prima ho studiato a fondo e poi ho tratto le conclusioni….
    purtroppo il “male” di internet consiste che tutti possono dire la loro e quindi girano miliardi di cazzate allucinanti….per fare ordine in questo mare di merda e per capire ciò che è buono e ciò che è cattivo bisogna studiare e costruirsi una propria capacità critica….un esempio:
    circa un annetto fa, se ti ricordi, nacque una disputa tra me e l’utente Giovanni Micalizzi perchè lui aveva riportato con tanto di soddisfazione ed allegria un pezzo di un tale che sosteneva che il clima si stava raffreddando perchè le temperature stratosferiche polari vanno progressivamente diminuendo….come avrai sicuramente imparato (anche sulla scorta di questo sciagurato inverno) la situazione è esattamente opposta (infatti le temp. stratosferiche sono calate bruscamente dagli anni 80 fino al 2000, ovvero gli anni d’oro del GW)….questo per dire che, se non ci si fà un minimo di cultura personale, si può abboccare al primo coglione di turno….e questo vale in ogni ambito della vita…….

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  10. Come ti dicevo prima, il segreto di buon ricercatore, accanto allo studio e alla preparazione, è il totale disinteresse verso i risultati…..la scienza non può essere di partito, non può ragionare con faziosità….
    se dai calcoli viene 100, quel 100 non si può trsformare in 1000 solo perchè si vuole che venga 1000…questo è la colpa dei faziosi pro-agw…
    d’altro canto, anche su NIA molte volte si pecca di questo errore…..

    P.S.
    sono sempre molto piacevoli le discussioni con te…..

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