La Neve a Roma

Articolo scritto da Fabio Spina e pubblicato su labussolaquotidiana.it http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-neve-a-roma-4403.htm

“La neve per Roma è un fenomeno straordinario, che desta nell’animo degli abitanti un senso di speciale allegrezza, nei bambini soprattutto, che ‘ab antiquo’ si dispensano dalla scuola. Non usi a vedere la campagna ammantata della candida veste propria dei climi settentrionali, piacciono i pittoreschi effetti, e i baloccamenti infantili d’innalzamento di fantocci e di piramidi fantastiche nelle vie della città”. Questa frase non è stata pronunciata dal sindaco Alemanno riguardo la nevicata a Roma del 3 febbraio, si tratta invece di una nota del 1887 del sacerdote scienziato padre Giuseppe Lais (1845-1921), noto gesuita discepolo allievo di padre Angelo Secchi che si occupò, con successo, di meteorologia e astrologia.

Il testo dell’allora Ufficio Centrale di Ecologia Agraria dal titolo “La neve a Roma dal 1741 al 1990” inizia con la seguente osservazione: “La posizione di Roma, ubicata nell’Agro Romano, a poca distanza dal mare ad Ovest, e lontano dall’Appennino verso Est, fa sì che la città risenta particolarmente del clima mediterraneo, in cui le precipitazioni nevose assumono un carattere di eccezionalità. Il verificarsi di una nevicata a Roma, infatti, non è un evento molto frequente, ma neanche così raro come alcuni credono”.

 

Se negli ultimi secoli la neve a Roma non è stato un evento raro come alcuni credono, cosa accadeva due/tre millenni fa?  All’incirca dal 900 a.C al 300 a.C il clima europeo mutò verso una fase fredda, un periodo caratterizzato da maltempo, inondazioni e due forti avanzate glaciali. All’epoca il livello del mar Mediterraneo  doveva essere circa un metro più basso dell’attuale, ragione per cui attualmente i resti dei porti o di allevamenti di pesci greci e romani sono oggetto dello studio dell’archeologia sottomarina. L’Italia andò coprendosi di foreste, mentre le coste si estesero a causa dell’abbassamento del mare ed al consistente apporto di sedimenti portato dai fiumi (a seguito delle intense precipitazioni ed anche perché all’epoca non c’erano le dighe).

 

Il primo congelamento del Tevere di cui si abbia notizia è nel 400-399 a.C.;  fu un inverno talmente rigido che a Roma caddero 2,10 metri di neve; riportiamo quanto scritto da Dionigi di Alicarnasso:“A Roma  vi fu una precipitazione nevosa molto abbondante, e dove la neve cadde in minor  quantità non fu inferiore ai sette piedi. Vi furono alcune vittime, e specialmente la perdita di greggi, mandrie, bestie da soma, alcune per assideramento, altre per impossibilità di nutrirsi. Gli alberi da frutto che non poterono reggere la troppa  neve furono spezzati dal vento o ebbero i germogli avvizziti e non diedero frutto per molti anni. Molte case crollarono e alcune furono travolte, specialmente quelle in pietra durante i cicli gelo-disgelo delle nevi. Non abbiamo nessun’altra notizia storica di calamità di questa portata, né prima né dopo, sino ai giorni d’oggi, a questa latitudine […]Questa fu la prima ed unica volta in cui le condizioni atmosferiche di questa regione ebbero un tale scarto dal livello termico tipico di questo clima.”(in Storia di Roma Antica, XII, frammenti,8,1-3).

 

Anche Tito Livio descrisse quell’inverno:”Quell’anno fu eccezionale per l’inverno rigido e le nevicate fino al punto da rendere impraticabili le strade e il Tevere non navigabile[…] L’inverno fu severo sia per l’instabilità della situazione meteorologica che improvvisamente alternava le condizioni climatiche, sia perché per qualche altro motivo una grave pestilenza colpì tutti gli animali. Non trovando né la causa né vedendo il limite di questo flagello inarrestabile, su parere del Senato si consultarono i libri Sibillini.”(in Storie, V,13,1-2 e 4-5).

 

Nel 275 a.C. a Roma cadde tanta neve per quaranta giorni tale da ostruire le strade di Roma e portare il Tevere al congelamento, lo scrive Sant’ Agostino (354-430): ”Quell’inverno fu memorabile perché incredibilmente rigido al punto che a causa delle nevi, le quali rimasero a una preoccupante altezza per quaranta giorni anche nel Foro, perfino il Tevere gelò. Se si fosse avuto ai nostri tempi, costoro ne avrebbero dette tante e tanto grosse. Allo stesso modo una straordinaria epidemia, finché infierì, ne fece morire molti. Ed essendosi prolungata con maggiore virulenza nell’anno successivo malgrado la presenza di Esculapio, si consultarono i libri sibillini” (in La Città di Dio, libro terzo, 17.3; nel testo sono molte le calamità descritte).

 

All’incirca dal 300 a.C a circa il 400 d.C il clima fu caratterizzato da un riscaldamento, spesso a Roma si soffriva il caldo estivo. La causa però più che per il “riscaldamento globale” secondo alcuni era per come la città era stata ricostruita dopo l’incendio del 64 d.C.: ”Secondo qualcuno però, il vecchio tracciato era più salubre in quanto le strade strette e le case alte non lasciavano penetrare altrettanto la vampa del sole: mentre ora quegli spazi larghi, non protetti da un po’ d’ombra, si arroventavano e il caldo era ben più opprimente” (Tacito, Annali, XV, 42-43).

 

Oltre a divenire le temperature più miti, mediamente le precipitazioni diminuirono; da quanto scrive lo studioso latino Giunio Moderato Columella le piante rilevarono questo cambiamento: ”Molti studiosi degni di fede hanno espresso l’opinione che il tempo e il clima sono mutati[…] di ciò era convinto anche l’autorevole scrittore di cose agrarie Saserna, il quale afferma che le condizioni del clima erano di molto mutate, per cui certe regioni che in precedenza non potevano consentire la crescita di alcune specie di vite e di olivo a causa dei loro rigidi inverni, nel suo tempo erano diventate ricche di pingui oliveti e vigneti, dato che il clima freddo dei tempi passati si era fatto più tiepido e mite” (in De Re Rustica, libro I, 1.2-5).

 

Columella  inoltre descrisse come i suoi contemporanei si lamentassero del tempo:”Sento spesso i cittadini più illustri che si lamentano ora della sterilità dei campi, ora della variabilità del clima, da lungo tempo ormai sfavorevole all’agricoltura.”(in De Re Rustica, Praefatio, 1). Lo spostamento verso nord, osservato da Columella per l’olivo e la vite, fu rilevato per il faggio da Plinio (in Storia Naturale, XVI, 15 v.36) e Teofrasto (in Delle piante, 3,10): quel tipo di albero un tempo si manteneva alla latitudine di Roma e con il trascorrere degli anni si era spostato in Italia settentrionale.

 

Il 12 febbraio 2010 è stata l’ultima volta in cui il Colosseo è stato imbiancato dalla neve, il Sindaco allora commentò: «Ce la siamo cavata». Speriamo che stavolta, nonostante la corsa per eseguire gli impegni già previsti per la giornata, si riesca a trovare la volontà per concederci una pausa per apprezzare ciò che probabilmente accadrà intorno a noi, la bellezza del Creato. Speriamo che la neve a Roma desti nell’animo degli abitanti “un senso di speciale allegrezza” proprio come accadeva nel 1887, che più di qualche famiglia si meravigli di ciò che accade e non solo dei disagi.

PS: I singoli eventi meteorologici non hanno alcuna capacità di descrivere e/o provare come è il clima, l’andamento climatico riportato nell’articolo è una sintesi di studi scientifici di climatologia storica.

 

NB: faccio notare che l’articolo risale al 4 Febbraio e che Roma ha visto nevicare successivamente in una seconda occasione (10 e 11 Febbraio attraverso 2 distinte fasi) e 2 nevicate in 2 circostanza così distanti temporalmente ma all’interno dello stesso periodo freddo sono capitate solo nel 1956

 

http://www.meteo-net.it/articoli/storiconeve.aspx

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19 pensieri su “La Neve a Roma

  1. Incredibili le descrizioni degli storici antichi. Se vere (so che Tito Livio qualche volta esagerava con i numeri, quando descriveva ad esempio battaglie dell’esercito romano contro altre popolazioni) sono davvero incredibili.

    Però era incredibile anche un metro e mezzo di neve sulla pianura romagnola, o tre metri di neve a Urbino. Eppure……

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  2. Nel mio paese natale c’è …

    http://www.isbrigatodapeccioli.it/chiesa_serre.htm

    La chiesa ebbe in un periodo non ben precisato anche la dedicazione alla Madonna della neve, antico culto nato a Roma nel IV secolo a seguito di un miracolo consistente in una nevicata avvenuta il 5 Agosto del 358, nel luogo dove venne poi costruita la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Anche alla Chiesa delle Serre, una leggenda popolare indica una nevicata fuori stagione avvenuta all’inizio di agosto.

    🙂

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  3. Cerchiamo di prendere queste notizie per quello che sono e cioè racconti amplificati e favolistici di avvenimenti reali ma avvenuti secoli prima, gli storici citati infatti sono vissuti, Tito Livio e Dionigi d’Alicarnasso 300 anni dopo e addirittura Agostino 600 anni dopo gli avvenimenti ricordati! Basti pensare che appena un secolo dopo il 1709 il gelo della laguna di Venezia per alcuni scrittori era già diventato il gelo dell’intero Adriatico!

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  4. Veramente fra il 700 e il 900 solo in 4 inverni su 200 non nevico’ a Roma, basta guardare le osservazioni del Collegio Romano con oltre 400 nevicate, alcune gia a inizio novembre e altre (anche di 30cm) anche a aprile inoltrato. Varie nevicate si sono verificate anche a maggio. Quello di questo mese e’ nulla in cofronto a cio’ che succedeva nella PEG e la temperatura a Roma centro non e’ neanche scesa sotto i -2.2C. Una tristezza confrontato ai -6C del 1956 e i valori anche sotto gli -8C (dati del Collegio) nell 800.
    Il Tevere gelato 2 mesi si e verificato due volte anche fra il 100 e il 300DC con quasi 3 metri di neve.

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  5. La laguna di Venezia e il Po gelarono in molte altre occasioni, nel dicembre 1788 fu molto molto peggio che nel 1929 o 1830 o compagnia bella, con 45cm di neve sul porto di Napoli, la neve a Bologna che fuse solo a fine maggio e valori fino a -36C nelle pianure tedesche e -34C in Inghilterra . Parigi con oltre 1 metro di neve quando ora solo 1 volta in 45 anni ha superato i 15cm. E’ davvero tristissimo gioire per un evento che fino al secolo scorso sarebbe stato insignificante.

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  6. racconti affascinanti…basti pensare anche le varie chiese che abbiamo in giro in zone di alta collina dedicate in nome della “Madonna della neve” dove si festeggiano a volte varie tradizioni nel periodo di piena estate e precisamente ad agosto……appunto facendo riferimento alla neve che cadeva a volte sulle prealpi o sull’appennino a bassissima quota per il periodo!

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  7. I nonni raccontano che negli anni 30-40 la neve cominciava a cadere per S.Caterina (la neve sulla finestrina) e si scioglieva a Marzo ( dal piede scalzo).
    Si pattinava nei fossi e durante le grandi nevicate ci si univa agli altri contadini che “davano la neve” su di un attrezzo chiamato “poiana” trainato da buoi. Era baracca perchè tipicamente ci si portava dietro un fiasco di vino e nel campo non c’era da lavorare.
    Altri tempi… SIG

    Ciao
    Fano

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  8. daniele :Cerchiamo di prendere queste notizie per quello che sono e cioè racconti amplificati e favolistici di avvenimenti reali ma avvenuti secoli prima, gli storici citati infatti sono vissuti, Tito Livio e Dionigi d’Alicarnasso 300 anni dopo e addirittura Agostino 600 anni dopo gli avvenimenti ricordati! Basti pensare che appena un secolo dopo il 1709 il gelo della laguna di Venezia per alcuni scrittori era già diventato il gelo dell’intero Adriatico!

    Vero, occorre prudenza, specie quando le notizie riportate dalle fonti non sono verificabili in qualche modo.
    Tuttavia, nel 1709, non gelò l’intero Adriatico, però furono osservati blocchi di ghiaccio galleggianti in mare aperto fino a chilometri dalla riva, nell’Adriatico Settentrionale.

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  9. Teniamo però anche conto che la nostra civilità e le nostre tecnologie sono piuttosto vulnerabili ad eventi estremi (per gli ultimi 30-50 anni) come quello dello scorso febbraio.
    Per questo non gioirei più di tanto.
    Anzi, visto quello che ci dicono ormai molti fisici solari riguardo la bassa attività del Sole che si prospetta nei prossimi decenni, io temo che questo sia l’inizio di un lungo periodo più freddo e più nevoso, che può portare un sacco di problemi a noi e ai nostri discendenti:
    crescenti difficoltà con le colture agricole delle regioni più settentrionali del nostro Emisfero, maggiori consumi di energia in inverno, crescenti difficoltà di spostamento in inverno, almeno via terra.

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  10. Marco :

    Veramente fra il 700 e il 900 solo in 4 inverni su 200 non nevico’ a Roma, basta guardare le osservazioni del Collegio Romano con oltre 400 nevicate, alcune gia a inizio novembre e altre (anche di 30cm) anche a aprile inoltrato. Varie nevicate si sono verificate anche a maggio. Quello di questo mese e’ nulla in cofronto a cio’ che succedeva nella PEG e la temperatura a Roma centro non e’ neanche scesa sotto i -2.2C. Una tristezza confrontato ai -6C del 1956 e i valori anche sotto gli -8C (dati del Collegio) nell 800.
    Il Tevere gelato 2 mesi si e verificato due volte anche fra il 100 e il 300DC con quasi 3 metri di neve.

    Roma Urbe ha battuto il suo record di Freddo con -9°C (battendo il 56)

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  11. daniele :

    Cerchiamo di prendere queste notizie per quello che sono e cioè racconti amplificati e favolistici di avvenimenti reali ma avvenuti secoli prima, gli storici citati infatti sono vissuti, Tito Livio e Dionigi d’Alicarnasso 300 anni dopo e addirittura Agostino 600 anni dopo gli avvenimenti ricordati! Basti pensare che appena un secolo dopo il 1709 il gelo della laguna di Venezia per alcuni scrittori era già diventato il gelo dell’intero Adriatico!

    infatti sono racconti e come tutti i racconti spesso si tende ed estremizzare il ricordo.
    come i famosi inverni passati dove la neve iniziava a cadere in Novembre e rimaneva fino a Maggio.
    se si va a vedere i dati dal 1900 in avanti non c’è stato un singolo inverno in Italia che abbia visto neve al suolo oltre marzo (in pianura ovviamente).

    il 1709 poi è sempre raccontato come il più freddo di tutti e così è per la stazione di Berlino che ha dati risalenti al periodo ma se andiamo a vedere la CET e De Bilt il Gennaio 1709 non solo non è tra i più freddi ma è anche molto lontano dall’esserlo.

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  12. daniele :Scusa ma mi sapresti dire dove hai trovato questa notizia sui ghiacci in Adriatico? Grazie@FabioDue

    Ricordo di aver letto un articolo (forse su Meteogiornale) che citava le cronache di fine ‘600 ed inizio ‘700, indicando come inverni “top” quello del 1683-1684 e quello del 1708-1709. In un dei due (mi pare il secondo) si citava la presenza di ghiaccio in Adriatico settentrionale e il gelo più o meno completo dell’acqua all’interno dei porti di Livorno e Genova.
    Ricordo anche che l’articolo accennava ad un metro e mezzo di neve (complessivo credo) in Pianura Padana, dove la neve pare durò per tutto il trimestre invernale.

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  13. l’attività di eruzione del Sole (flares energetici, espulsioni di massa coronale, le protuberanze eruttive), che colpisce pesantemente il vento solare, così come i contributi più morbide del vento solare di buchi coronali hanno un effetto molto più forte di irradianza totale
    http://translate.google.com.pe/translate?sl=en&tl=it&js=n&prev=_t&hl=es&ie=UTF-8&layout=2&eotf=1&u=http%3A%2F%2Fwww.schulphysik.de%2Fklima%2Flandscheidt%2Ficeage.htm

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  14. si grazie.
    oggi non riesco a farci niente, vedo domani.
    ricordati però di mettere anche quelle di febbraio subito, che così se sono libero rientriamo in pari

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  15. Veramente tutto molto interessante…..complimenti all’autore.
    L’unico mio problema e’ con quei nomi di autori classici latini di cui per esempio Livio che già nella traduzione italiana si capisce che avesse le idee un po’ contorte.
    Sono stati il mio incubo per anni anche molti dopo aver terminato il liceo.
    Certo non avevano da fare quasi un cazz…beati loro.
    Personalmente e con ciò mi trovo come al solito isolatissimo, ritengo che oggi a Torino per esempio ci sia veramente troppa poca luce per essere al 6 di marzo alle 8.16….sembrano le 6 di mattina di una “vecchia” giornata invernale. Non riesco proprio a capire come possa fare ancora un po’ caldo come nei giorni precedenti, ma si vede che le cosiddette scie chimiche fanno da effetto serra impedendo a quei pochi raggi solari di rimbalzare via. Peccato che prima o poi i soldi finiranno anche per fare scie e ogniuno penserà alle proprie scie personali ed alle proprie puttane finche’ non finiranno anche quelle.
    Positive thinking

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