Una potenziale relazione fra il Clima i Terremoti e la ciclicità solare a nord ovest degli Appennini – 2° parte –

 Presentato alla conferenza di Kanyakumari  EDPD 2011

 21-25 Settembre 2011

 Valentino STRASER

 94, Località Casarola – 43040 Terenzo PR, Italy

 [email protected]

La prima parte di questa ricerca è disponibile al seguente indirizzo:  http://daltonsminima.altervista.org/?p=19228

FRANOSITÀ

Le frane storiche, nell’area di studio, si riattivano con periodi più o meno lunghi di quiescenza. I dissesti a grande scala, in provincia di Parma, sono almeno una decina. (FIGURA n° 6). E, a titolo di esempio si riporta il caso della frana di Corniglio, lunga più di 3 km e larga oltre 1100 metri.

Principali parametri morfometrici della frana:

Altezza della cima 1160m; 550 piedi; Dislivello: 600m; Pendenza media in area svuotamento: 23 °; Pendenza media della zona di accumulo: 8 °; Lunghezza: 3150m; Larghezza: 600.

Figura 6. Grandi frane storiche vicino a Parma. Corniglio (1), Signatico (2), Rovere (3), Valmozzola (4), Borgotaro (5), Tosca (6), Monte Cervellino (7), Pessola (8), Monte Gallo (9), Casaselvatica (10).

 

Di seguito, invece, sono riportati gli anni di riattivazione di alcuni fra i principali dissesti storici, dal XVI secolo a oggi: 1547, 1612, 1740, 1836, 1879, 1896, 1902, 1906, 1945, 1957, 1960, 1978, 1994, 2000, 2010. Le frane si sono riattivate periodicamente, da due a sette alla volta, e mai in modo consecutivo, rispettando, cioè, intervalli di tempo più o meni lunghi di quiescenza. Se si confrontano gli anni delle riattivazioni delle frane con la ciclicità solare  nell’ultimo secolo, si può notare, una certa sincronicità fra i periodi di massimo e di minimo solare.  Analogamente, anche i terremoti di massima energia, rapportati all’area di indagine, seguono intervalli di tempo ricorrenti e non si manifestano, perciò, con la stessa frequenza, di anno in anno. Sia la franosità che la sismicità, quindi,  potrebbero avere una causa comune.

Si può ipotizzare, ad esempio, che i flares che si producono nei periodi di massimo solare possano interagire con il campo magnetico terrestre, causare una variazione del momento angolare (inerzia?) della Terra che a sua volta può trasferire energia in particolari zone sottoposte a stress tettonico, fare avvenire terremoti o, più superficialmente, in zone suscettibili al dissesto idrogeologico, all’attivazione di frane. Tuttavia, questo meccanismo non è sempre rispettato. Infatti, sia le eruzioni solari che le tempeste magnetiche non sembrano avere un effetto immediato sulla Terra.

Ci sono alcuni dati che lo confermano, come il caso della tempesta magnetica del 5 e 6 agosto 2011 e il flares del 9 marzo 2011 che ha preceduto, di due giorni, il violento sisma giapponese.

La tempesta magnetica del 5 e 6 agosto è stata registrata da varie stazioni di rilevamento dislocate sulla terra, evidenziata nei grafici da evidenti anomalie, fra loro correlabili temporalmente. www.usgs.gov/earthquakes/

Il 5 e il 6 agosto (Tabella n°2) , però, nonostante la tempesta magnetica, la sismicità sulla Terra invece di aumentare è sembrata attenuarsi, come si evidenzia dal numero di terremoti di magnitudo superiore a 5 avvenuti in quei giorni: 3 terremoti il 5 agosto e 4 il 6 agosto (Tabella n°3).

Tabella 2. Elenco di M5 + terremoti su scala mondiale il 5 e il 6 agosto 2011 (www.usgs.gov/earthquakes).

 

E, anche i giorni che hanno preceduto e seguito la tempesta magnetica, la sismicità globale sulla Terra non sembra averne risentito, come si evidenzia dai 2 terremoti avvenuti il 4 agosto e i 5 il 7 agosto 2011(www.usgs.gov/earthquakes).

Tabella 3. Elenco di M5 + terremoti su scala mondiale il 4 e il 7 agosto 2011 (www.usgs.gov/earthquakes).

Anche il flares del 9 marzo 2011 (www.space.com), non pare strettamente collegato al forte sisma giapponese. Infatti, la situazione di stress nella futura zona epicentrale è stata rilevata due settimane prima da Shou (2011), con una foto scattata da satellite che indica la geoeruzione in prossimità della zona epicentrale e dalla comparsa di Vapour clouds.

Se fosse dipeso dal flares, i segnali premonitori del violento sisma non si sarebbero manifestati, già diversi giorni prima del suo accadimento. L’eruzione solare, invece, potrebbe aver agito da trigger per il terremoto. Il flares, quindi, potrebbe aver aggiunto energia a sufficienza per fare innescare in anticipo il terremoto che, comunque, sarebbe avvenuto.

Quindi, viste queste incoerenze, ci si può chiedere, quali altri fenomeni possono essere associati alla ciclicità solare, che non risentano direttamente del flusso delle particelle elementari provenienti dallo spazio.

A questo riguardo si può considerare l’interazione fra corpi celesti e la variazione del Centro di massa del Sistema Solare. Per la maggior parte del tempo il centro di massa (CM), infatti, si trova fuori dal corpo del sole. Ampie oscillazioni con distanze superiori ai 2.2 raggi solari fra i due centri (del sole e delle masse del sistema solare) sono seguite da strette orbite che possono dare origine, talvolta, a incontri ravvicinati dei due centri. (Figura n° 7). La variazione del centro di massa del sole potrebbe, in un contesto di equilibrio globale, condizionare anche i movimenti della Terra.

La possibilità che il momento Angolare del Sole possa condizionare i movimenti della Terra, è un’ipotesi conosciuta da tempo (Bendandi, 1931; Landsheidt 1998, 1999). Perturbazioni solari e la ciclicità delle macchie, a sua volta, secondo Bendandi, sono dovute alla combinata azione ciclica delle posizioni assunte dal pianeti Giove, Venere e la Terra nella loro orbita intorno al sole. Giove è il corpo celeste che più perturba il sole, con una massa 300 volte maggiore di quella del Terra. Venendo al secondo posto è Venere, la cui massa è inferiore a quella della Terra, ma maggiore la cui vicinanza al Sole crea grandi perturbazioni. L’azione di questi due pianeti è seguita da quelle di Mercurio e la Terra, la cui influenza e tutt’altro che trascurabile e secondaria, nella creazione di maree solari, come si può vedere nei calcoli Bendandi, basata sulla massa del rispettivo corpo celeste del Sistema Solare (Tabella n°4).

 

 Tabella 4. Coefficienti di marea dei pianeti, come calcolati da Raffaele Bendandi (1931).

 

Giove e Venere, secondo i calcoli di Bendandi, hanno i coefficienti di marea planetaria più alti rispetto agli altri corpi celesti, e il loro effetto combinato esercita una maggiore influenza sull’attività solare.

“Le durate medie delle rivoluzioni sinodiche di Venere di 583,92 giorni e di Giove di 389,98 giorni, si perviene ad una media del ciclo undecennale uguale ad anni 11,070 ”.

 Dal rapporto numerico esistente fra le diverse rivoluzioni dei tre corpi, Venere, Terra, Giove, scaturiscono le differenti intensità dei vari massimi sia undecennali che di più lungo periodo come quelli più esatti di 77,442 e 885 anni”.

Le cicliche posizioni dei due pianeti e le forze esercitate sul Sole, determinerebbero, secondo Bendandi (1931), il ciclo delle macchie solari.  Un secondo elemento di discussione è costituito dalla variazione del Momento orbitale del Sole. Secondo Landscheidt, infatti, il contributo al momento angolare orbitale del sole rispetto al suo momento angolare totale non è trascurabile e può raggiungere il 25% del momento di rotazione. Il momento orbitale angolare varia da 0.1 1047 a 4.3 1047 g cm2 sec-1, che rappresenta un aumento o una diminuzione maggiore di 40 volte (Landscheidt 1988).

Figura 7. Variazione al centro del sistema solare di massa (www.landscheidt.info).La figura mostra la discrepanza tra il baricentro (o centro di massa) del Sistema Solare, e il Centro del Sole di Massa, causata dalla disposizione dei pianeti del Sistema Solare.

Fra i maggiori candidati che possono determinare queste variazioni, Landscheidt aveva considerato l’influenza dei due maggiori pianeti sul Sole, Giove e Saturno e la loro influenza quando si trovano in congiunzione, oppure in opposizione.

Di Giove, Sharp nel 2009 (www.landscheidt.wordpress.com) ne ha calcolato il Momento Angolare rispetto alle posizioni di Saturno (congiunzione in afelio e in perielio; semi-congiunzione, quadratura e opposizione). Il risultato è sorprendente. L’andamento del grafico, infatti, ricalca per andamento e durata, la ciclicità media delle macchie solari. I minimi corrispondono sempre a una quadratura fra Giove e Saturno, mentre i massimi a congiunzioni e opposizioni fra i due massimi pianeti del Sistema solare. (Figura n°8).

Anche la variazione del momento Angolare del sole è ciclica, con intervalli fra i valori massimi e minimi di circa 80 anni, che esprime il valore medio del ciclo di Wolf-Gleissberg, che mette in relazione i cambiamenti climatici in dipendenza dell’andamento di questo ciclo. Ci sono, infatti, forti indicazioni nella relazione fra minimi e massimi nel ciclo di Wolf-Glessiberg e periodi freddi e caldi nel clima (www.landscheidt.info) .

 

 ATTIVITA ‘VULCANICA

Riguardo alla trasmissione di energia e gli stress del Sole sulla Terra, messi in relazione con il ciclo delle macchie solari, si può citare lo studio di Richard B. Stothers (1989). Stothers, invece, ha preso in considerazione i dati storici delle grandi eruzioni vulcaniche tra il 1500 e il 1980. Con un’accurata analisi retrospettiva, molto dettagliata, dei dati storici ha scoperto due periodicità statisticamente significative nell’andamento delle eruzioni vulcaniche, correlabili rispettivamente sia al ciclo solare di 11 anni, sia al ciclo solare più lungo di 80 anni di Wolf-Gleissberg. In queste periodicità di particolare attività vulcanica ha osservato che vi era una notevole corrispondenza tra aumento dell’attività vulcanica e minimi solari, mentre vi era una cospicua riduzione dell’attività vulcanica durante i massimi solari. I modelli storici sono stati confermati andando a cercare gli acidi presenti nell’aria, prodotti durante le eruzioni vulcaniche, e rimasti intrappolati nelle precipitazioni nevose, poi trasformatesi in ghiacci in Groenlandia. (Figura n° 9).

Figura 8. Momento angolare di Giove 1901 – 2040 (www.landscheidt.info).

 

 Figure 9. Sunspots Vs. Greenland acidity from 1640 to 1960 (Stothers, 1989).

 

 A parere dell’autore di questo studio i flares solari presenti nei massimi solari possono cambiare i modelli di circolazione atmosferica, influenzando anche i movimenti di rotazione terrestre. Questa scossa nella dinamica dei movimenti della crosta terrestre, secondo Stothers, è in grado di provocare dei micro terremoti che limitano il vulcanismo perché diminuiscono la pressione sulle faglie.

 

 Conclusioni

Le dinamiche della Terra risultano fortemente influenzate dall’attività solare e dalle configurazioni dei maggiori pianeti gassosi del Sistema Solare. L’area di indagine del presente studio ha mostrato che esistono corrispondenze fra la ciclicità solare, la circolazione atmosferica, l’accadimento dei terremoti e la riattivazione periodica di imponenti movimenti gravitativi. L’analisi dei dati, analizzati negli ultimi due secoli, ha permesso di pervenire alle seguenti conclusioni.

Conclusione 1

La ciclicità solare mostra relazioni con l’intensità delle precipitazioni, la riattivazione delle frane storiche e l’accadimento di forti terremoti, riferiti, naturalmente, all’area di studio.  L’interpretazione del meccanismo potrebbe essere la seguente: la circolazione atmosferica, che causa il tempo meteorologico e i processi di evaporazione, è condizionata dall’energia solare. La variazione di evaporazione induce le precipitazioni che, a loro volta, fanno riattivare i movimenti franosi.

Flusso solare > Circolazione atmosferica > Evaporazione > Precipitazione > Riattivazione della storica instabilità

Conclusione 2

La comparsa ciclica delle macchie solari è sincrona con il momento Angolare di Giove. Le posizioni ritmiche dei grandi pianeti gassosi, inoltre, possono influenzare l’assetto del geoide e incidere sia sulla ciclicità sismica che sull’evoluzione tettonica della Terra.

 Cicli solari > Deformazione del geoide> Ciclica sismicità globale> Tettonica evoluzione

Infine, solo attraverso studi interdisciplinari si potrà pervenire alla soluzione di questo interessante problema, che potrà fornire in futuro importanti indicazioni sul clima, la ciclicità sismica e i tempi di riattivazione di imponenti dissesti gravitativi, per mitigare indiscutibili ripercussioni sull’attività umana.

 

Ringraziamenti: Esprimo sincera gratitudine al Prof.Leo Maslov per i commenti costruttivi e l’Azienda AB GLOBAL per aver sponsorizzato questa ricerca.

 

Riferimenti citati :

Aligfraco, G. (editor), 2008. L‟acqua che sarà –Costruzione del Piano di tutela delle acque, Provincia di Parma, Assessorato Ambiente e Tutela del territorio. Pitagora Editrice Bologna, p. 236.

Bendandi, R., 1931. Un Principio fondamentale dell’Universo. Osservatorio Bendandi – Faenza, Società Tipografica Editrice in Bagnacavallo, v. 1, p. 322.

Choi, D. and Maslov, L. 2010. Earthquakes and Solar Activity Cycles. New Concepts in Global Tectonics Newsletter, no. 57, pp. 84-97.

Gousheva, M.N., Georgieva, K.Y., Kirov, B.B. and Atanasov, D., 2003. On the relation between solar activity and seismicity. RAST: Proceedings of the International Conference on Recent. Advances in Space Technologies, held November 20-22, 2003, Istanbul, Turkey.

Landscheidt, T., 1988. Solar rotation, impulses of the torque in the Sun’s motion, and climatic variation. Clim.Change, v. 12, p. 265-295.

Landscheidt, T., 1990. Relationship between rainfall in the northern hemisphere and impulses of the torque in the Sun’s motion. In: K. H. Schatten and A. Arking, eds.: Climate impact of solar variability. Greenbelt, NASA, p. 259-266.

Landscheidt, T., 1999. Extrema in sunspot cycle linked to Sun’s motion. Solar Physics, v. 189, p. 413-424. Petrucci, F., Careggio, M. and Conti, A., 1996. Dinamica dei versanti e della pianura della Provincia di Parma. Ateneo Parmense, Acta Nauralia, v. 32, p. 1-39.

Shou, Z., 2011. A precursory geoeruption before the disastrous Japanese earthquake. New Concepts in Global Tectonics Newsletter, no. 58, p. 78.

Stager, J., Cryves, D.B., Cumming, F., Meeker, L.D. and Beer, J., 2005. Solar variability and the levels of Lake Victoria, East Africa, during the last millennium. Jour. Paleolimnol., v. 33, p. 243– 251.

Stager, J.C, Ruzmaikin, A., Conway, D., Verburg, P. and Mason, P.J., 2007. Sunspots, El Nino, and the levels of Lake Victoria, East Africa. Jour. Geophys., v. 112, D15106, doi:10.1029/2006JD008362.

Stothers, R., 1989. Volcanic Eruptions and Solar Activity. Jour. Geophysical Research, v. 94, no. B12, p. 17,371-17,381.

 

Fine seconda parte

Michele

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3 pensieri su “Una potenziale relazione fra il Clima i Terremoti e la ciclicità solare a nord ovest degli Appennini – 2° parte –

  1. Grazie valentino per avere condiviso con noi questo tuo primo lavoro.
    In riferimento alla citazione del movimento del centro di massa…
    Gioie è dolori di tutto l’assetto del sistema solare.
    ….
    …..
    ……

    Mi è arrivata questa ricerca (pagata 20Euro…axxx….) che sto leggendo ed è molto interessante.

    Jakubcová and Pick, 1987 I. Jakubcová and M. Pick, Correlation between solar motion, earthquakes and other geophysical phenomena.

    Che però non potrò pubblicare, salvo passarvi questa immagine ripresa da questo testo :
    http://books.google.it/books?id=O1Y0dpN6MIoC&printsec=frontcover&hl=it

    Notate quella gobba in prossimità del 2000. La funzione “v” indica un’accelerazione dello spostamento del centro di massa del sistema solare. Indice di un periodo geologico tormentato a cavallo del 2000, come ad inizio del 1900.

      (Quote)  (Reply)

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