Le macchie solari non sono un indicatore del ciclo solare

Un nuovo studio sui campioni delle carote di ghiaccio dimostra che il legame tra l’attività delle macchie solari e il ciclo solare del Sole non è così forte come si pensava. I ricercatori hanno scoperto che il ciclo solare undecennale del Sole continuava normalmente durante il minimo di Maunder tra il 1645 e il 1715, quando l’attività delle macchie solari era insolitamente bassa. Questo è stato anche un momento in cui l’Europa settentrionale ha sperimentato condizioni insolitamente fredde.

L'attività del ciclo solare non può essere prevista con il numero delle macchie solari
L'attività del ciclo solare non può essere prevista con il numero delle macchie solari

La scoperta, riportata nella Geophysical Research Letters

L’eliosferica modulazione dei raggi cosmici galattici nei grandi minimi solari : le variazioni passate e futuro, di M. J. Owens, I. Usoskin, M. Lockwood DOI: 10.1029/2012GL053151,

ci spiega “come” il Sole si avvicina al “SolarMax” (culmine del suo ciclo), quando i suoi poli magnetici al nord e al sud si invertono. I ricercatori hanno cercato le variazioni del ciclo solare, studiando le concentrazioni degli isotopi di berillio-10 nei campioni di carote di ghiaccio.

I vari isotopi pesanti, incluso il berillio-10, vengono prodotti quando i raggi cosmici, un mix ad alta energia di protoni, elettroni e nuclei atomici al di fuori del sistema solare, si scontrano con le molecole nell’atmosfera terrestre. L’aumento dell’intensità del vento solare quando il Sole si sposta verso il “Solar Max” (massimo solare), riduce la quantità di raggi cosmici che raggiungono la Terra.

– Scali temporali

Attraverso lo studio dei livelli di berillio-10 nelle carote di ghiaccio, gli scienziati possono determinare il livello di attività solare in un dato momento. Sulla base di due campioni indipendenti di carote di ghiaccio, Owens e i colleghi hanno ricostruito l’attività solare precedente al 1610, prima del minimo di Maunder. “Tra il 1650-1710 non si sono registrate macchie solari, anche se c’erano un sacco di astronomi professionisti in quel momento”. Dice lo studio dell’autore, il dottor Mathew Owens dell’Università di Reading nel Regno Unito.

Eppure, nonostante la mancanza di macchie solari, il campo magnetico del Sole era ancora in grado di sfornare oltre il suo naturale ciclo undecennale solare”. “Questo dimostra che le macchie solari sono un sintomo non una causa del ciclo solare”.

– Magnetica

Le macchie solari sono regioni più fredde sulla superficie del Sole causate dalle linee intrecciate del campo magnetico con le diverse parti del Sole che ruotano a velocità diverse. Senza l’incremento dei campi magnetici, si inibisce il ciclo convettivo, che causa una diminuzione del movimento di energia dall’interno del sole.

“Ciò si traduce in un calo della temperatura superficiale, che noi chiamiamo macchia solare”, afferma Owens.

E quando l’attività solare è più bassa durante il “SolarMax” (il massimo solare), le spire magnetiche sono più piccole.

“Non sono abbastanza grandi da generare quel raffreddamento necessario, per generare le macchie solari, abbiamo ancora lo stesso processo in corso, ma solo su una scala diversa.”

Owens dice, che questo lavoro, può essere alla base, per una comprensione dei cicli nel lungo termine.

“Quando analizziamo i precedenti campioni di carote del ghiaccio, questi ci mostrano profondi cicli di 110 anni”.

Ed aggiunge… che questo è evidente nel numero di macchie solari durante la corrente fase del “SolarMax”. Il massimo solare più basso dal 1900.

“E tempo per i teorici di rafforzare e integrare queste nuove osservazioni.”

 

FONTE:  http://www.abc.net.au/science/articles/2012/11/26/3638776.htm

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12 pensieri su “Le macchie solari non sono un indicatore del ciclo solare

  1. se vi ricordate fino a qualche mese fa facevo osservazioni proprio su questo, le macchie solari sono solo un riflesso di altre movimenti all’interno del sole, è lo principio del malato. vedi i sintomi e devi scoprire le cause.

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  2. scusate ma vorrei segnala un terremoto sul lago di iseo provincia di brescia magnitudo 3.2 non viene nemmeno considerato dai telegiornali ne dai meteo. profondità 2, 5 km

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  3. Proviamo ad alzare l’audience di questo interessante post, proposto dal nostro simone.

    Fino ad oggi credevamo che il rallentamento della dinamo solare avesse avuto inizio intorno al 1998/2000. Il grafico della pressione del vento solare dal 1971 al 2012 mostra un crollo intorno al 1990.. che cosa è successo durante quei due,tre anni ?

    Sembra uno switch….un flash istantantano su le grandi scali temporali astronomiche !

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  4. ciao!

    Sto leggiucchiando l’articolo e devo dire che mi pare un po’ più complesso di quello che il sito abc.net.au suggerisce (che si sofferma soprattutto su questa cosa delle macchie solari).

    Tra le varie cose interessanti che concludono è che il ciclo del sole continua anche nei minimi, _inversione magnetica compresa_. Se ricordo bene, qui alcuni supponevano che il sole potesse andare in “collasso” magnetico? Ma questa ipotesi su cosa era basata? Se qualcuno avesse un link….
    Inoltre, sempre durante i minimi la luminosità aumenta (le macchie sono zone a più bassa T) mentre gli UV (e le altre componenti ad alta energia, credo) diminuiscono.
    La cosa che mi lascia un po’ perplesso è che dicono che riescono a fittare i dati di 10Be con il loro sistema, ma sinceramente se quello è un buon fit io sono Paperinik. Se sapessi mettere uno screenshot vi linkerei l’immagine, ma non so come si fa… ^^”’

    ciao
    Kjai

      (Quote)  (Reply)

  5. Kjai :
    La cosa che mi lascia un po’ perplesso è che dicono che riescono a fittare i dati di 10Be con il loro sistema, ma sinceramente se quello è un buon fit io sono Paperinik. Se sapessi mettere uno screenshot vi linkerei l’immagine, ma non so come si fa… ^^”’

    ciao
    Kjai

    Inserisci il link dove si trova l’immagine, poi ci penso io a postarla sul blog.

      (Quote)  (Reply)

  6. il problema è che ho il pdf e ho fatto uno screenshot dal pdf… mmmh, aspetta che ora mi applico… proviamo…
    http://tinypic.com/view.php?pic=qnnpko&s=6

    Olè! 🙂
    Le linee bianche e gialle sono i valori di 10Be valutati in due siti diversi. La curva grigia è il parametro (heliospheric modulation potential) che loro usano come valore di riferimento.
    Ora che ho riletto meglio, loro chiariscono che le curve del 10Be sono in antifase con la curva grigia. Quindi va un po’ meglio, mi scuso ma non avevo avuto tempo di leggere bene bene… Non è che il fit sia meraviglioso ma almeno più o meno c’è 🙂

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  7. Ciao,
    solo poche note.

    Questo articolo sostanzialmente tende a specificar meglio l’esistenza del ciclo di Gleisseber.
    Il fatto che l’attività solare non sia mappata dalle macchie nei minimi profondi o profondissimi fu oggetto di varie note già in un lontano passato in virtù proprio dell’attività aurorale. Già oggi, a parità di flusso (questo si valido indicatore), si può notare la perdita di correlazione col numero di macchie rispetto ai cicli precedenti.

    Il Berillo è una brutta bestia, poiché la sua misura è davvero difficoltosa in quanto è sempre difficile distinguere l’accumulo determinato da fattori endogeni piuttosto che da fattori solamente esogeni. Tuttavia il legame con la variazioni dei raggi cosmici è comprovata. E a sua volta vi è più di un indizio sugli effetti che questi possono dare sul clima (confinamento ITCZ).

    il TSI è si figlio delle macchie, ma anche e soprattutto delle facole. Quest’ultime (se non ricordo male) hanno brillanza integrata doppia rispetto alle macchie e dunque il risultato netto del calo dell’attività solare è un calo ridotto del TSI. Questo è anche il motivo per cui anche nei minimi più profondi (mauder) il TSI cala ma non cala più di tanto, mentre cambiano radicalmente altre bande d’emissione (es. UV – 20 – 25% durante il maunder). Gli effetti sull’atmosfera sugli UV gli abbiamo letti in alcuni articoli proprio qui su NIA.

      (Quote)  (Reply)

  8. Zambo :

    Ciao,
    solo poche note.

    Questo articolo sostanzialmente tende a specificar meglio l’esistenza del ciclo di Gleisseber.
    Il fatto che l’attività solare non sia mappata dalle macchie nei minimi profondi o profondissimi fu oggetto di varie note già in un lontano passato in virtù proprio dell’attività aurorale. Già oggi, a parità di flusso (questo si valido indicatore), si può notare la perdita di correlazione col numero di macchie rispetto ai cicli precedenti.

    Il Berillo è una brutta bestia, poiché la sua misura è davvero difficoltosa in quanto è sempre difficile distinguere l’accumulo determinato da fattori endogeni piuttosto che da fattori solamente esogeni. Tuttavia il legame con la variazioni dei raggi cosmici è comprovata. E a sua volta vi è più di un indizio sugli effetti che questi possono dare sul clima (confinamento ITCZ).

    il TSI è si figlio delle macchie, ma anche e soprattutto delle facole. Quest’ultime (se non ricordo male) hanno brillanza integrata doppia rispetto alle macchie e dunque il risultato netto del calo dell’attività solare è un calo ridotto del TSI. Questo è anche il motivo per cui anche nei minimi più profondi (mauder) il TSI cala ma non cala più di tanto, mentre cambiano radicalmente altre bande d’emissione (es. UV – 20 – 25% durante il maunder). Gli effetti sull’atmosfera sugli UV gli abbiamo letti in alcuni articoli proprio qui su NIA.

    Bel commento andrea.

      (Quote)  (Reply)

  9. @ice2020
    Se il SIDC non rivede al ribasso (improbabile ma non impossibile dato che è gia successo un paio di volte ultimamente) il conteggio dell’SN mensile finiremo poco al di sopra del Febbraio 2012 mentre il dato del Solar Flux sara invece sicuramente inferiore…
    Non so… penso che, nonostante tutto, sia ancora prematuro sentenziare la fine di questo ciclo… però è anche vero che sta facendo di tutto per avvalorare tale ipotesi!
    Bruno

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