La risposta di Nicola Scafetta, a chi minimizza gli effetti planetari, su la genesi del ciclo solare.

Premessa sulla natura del metodo scientifico

Che posizione deve assumere la scienza ufficiale del tempo, se ripetutivamente, in natura, osserviamo un fenomeno che viola, infrange, le leggi della fisica conosciute di quel tempo ?

ll metodo scientifico è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia. Nel dibattito epistemologico si assiste in proposito alla contrapposizione tra i sostenitori del metodo induttivo e quelli del metodo deduttivo.

Mentre ero alla manifestazione EGU 2013, a Vienna, nicola scafetta mia aveva trasmesso una interessante mail a titolo : “Paper rebutting a criticism of the planetary theory of solar variation has been published”.

Ero completamente assorbito dalla manifestazione austriaca e quindi non avevo tempo e risorse energetiche per approfondire questo nuovo capitolo delle vicende planetario-solari.

Inoltre, rientrato in Italia, il lavoro e altre complicanza di natura familiare mi avevano tenuto lontano dalla questione. Quindi, solamente adesso, riacquisita la giusta tranquillità e energia mentale, sono riuscito ad approfondire l’argomento.

Procediamo con ordine e facciamo un piccolo salto indietro, era il 20 Marzo 2012 e sulla rivista Journal of atmospheric and solar-terrestrial veniva pubblicata la seguente carta :

“L’influenza delle attrazioni planetarie sul tachocline solare”

http://www.cdejager.com/wp-content/uploads/2008/09/2012-planetary-attractions1.pdf

Carta redatta da Dirk K. Callebaut , Cornelis de Jager e Silvia Duha, che nelle formulazioni e espressioni matematiche interno ad esse , si minimizza gli effetti planetari sulla genesi del ciclo solare. Riporto di seguito, il riassunto e alcune interessanti considerazioni riprese dal documento :

Presentiamo alcune analisi fisiche, dell’ipotesi, che la trasmissione della variabilità solare, mostrate nelle varie attività strato solari fotosferiche interne ed esterne, potrebbe essere dovuta all’attrazione newtoniana dei pianeti. Calcoliamo le forze planetarie esercitate sulla tachocline e quindi comprendiamo non solo le forze immediate, ma prendiamo anche in considerazione le azioni planetarie e della dinamo durante un certo tempo, per l’integrazione. Nel tentativo di migliorare le precedenti ricerche su questo argomento abbiamo riconsiderato le velocità convettive interne, ed esaminato molti altri effetti, in particolare quelli causati dal galleggiamento magnetico e dalla forza di Coriolis. La conclusione principale, è che nella sua essenza: l’influenze planetarie sono troppo piccole per una piccola modulazione del ciclo solare. Noi non escludiamo però la possibilità che l’azione combinata nel lungo termine dei pianeti può indurre un piccolo movimento interno al sole. Movimento che potrebbe avere un effetto indiretto sulla dinamo solare dopo un lungo periodo di tempo.

..

Abbiamo calcolato le varie accelerazioni vicino o nella tachocline area, rispetto a quelle dovute all’attrazione dal pianeti. Abbiamo trovato che le prime sono più grandi di quest’ultime, di circa quattro ordini di grandezza. Inoltre, la durata delle varie cause può cambiare un pò il rapporto tra i loro effetti, ma sono ancora molto piccole rispetto alle accelerazioni che si verificano presso la tacholine. Quindi, l’influenze planetarie devono essere escluse come possibile causa di variabilità solare. In particolare, abbiamo migliorato il calcolo interno alla carta e quest’ultimo mi ha dato una stima alternativa. Se l’accelerazione di marea di Giove sono importanti per il ciclo solare, come per le accelerazioni di marea di Mercurio, Venere e la Terra, allora, l’evoluzione temporale delle macchie solari sarebbe quindi totalmente diversa e la differenza tra il massimo solare e il suo minimo sarebbe molto meno pronunciata. Tenendo conto della durata dell’accelerazione

..

gli effetti planetari sono troppo piccoli di diversi ordini di grandezza per essere una causa principale del ciclo solare (che possono essere al massimo una piccola modulazione), non riescono a dare una spiegazione del cambiamento della polarità nel ciclo solare. Inoltre, i periodi di rivoluzione dei pianeti (in particolare Giove) non sembrano compatibili con il ciclo solare su tempi lunghi.

In effetti, una spiegazione planetaria del ciclo solare è quasi impossibile.

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La replica di Nicola Scafetta non tarda ad arrivare, è l’otto Marzo 2013 :

http://people.duke.edu/~ns2002/pdf/ATP_3797.pdf

Commento su “L’influenza delle attrazioni planetarie sul tachocline solare”

Nella loro carta originale, Callebaut, Duhau e Jage, basano la loro intera argomentazione sulla pretesa che non ci sono evidenze empiriche che suggeriscono un legame tra movimento planetario e le dinamiche solari. Da qui hanno concluso che la teoria planetaria di variazione dell’attività solare dovrebbe essere esclusa perché, secondo i loro calcoli le maree planetarie sono troppo piccole.

Come dimostrato nel nostro articolo appena pubblicato la domanda empirica su cui si basa il loro argomento è sbagliato, perché ci sono numerose evidenze empiriche che suggeriscono un legame tra movimento planetario e le dinamiche solari tra cui il fatto che i modelli prodotti da Venere, la Terra e le maree di Giove producono un ciclo armonico 11,07 a periodo di un anno, che è la lunghezza media del ciclo delle macchie solari, inoltre il ciclo delle macchie solari è costituito da tre frequenze di cui due del periodo di Giove e l’altro il periodo di Giove e Saturno e numerosi altri cicli solari modulanti (Gleissberg , Suess, ~ 1000 cicli all’anno, etc) possono essere riprodotti da armoniche planetarie, come numerosi autori hanno dimostrato, me compreso.

Essi hanno anche erroneamente commentato l’articolo di Humlum et al. sostenendo che contraddiceva i miei risultati. Humlum, Solheim e Stordahl sono stati informati da me e sono d’accordo con me che la loro carta è stata seriamente mal interpretata e questo è il motivo per cui il co-autore ha pubblicato il commento.

Di fronte alle evidenze empiriche l’argomentazione di Callebaut, Duhau e de Jager crolla, ed i loro calcoli teorici basati sulla fisica classica (mentre il sole non è un sistema di fisica classica) diventano non conclusivi.

La nostra carta discute inoltre di come la scienza di frontiera (in cui non tutto è già compreso) deve essere correttamente interpretata ed è un breve ricordo del caso di Wegener viene aggiunto.

http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Wegener

Nel 1911 Wegener venne a conoscenza delle nuove teorie che stavano emergendo dallo studio dei fossili, in particolare quella di un antico collegamento fra Brasile e Africa, e quella di Roberto Mantovani che ipotizzava una deriva dei continenti per dilatazione del pianeta. L’anno successivo Wegener annunciò la teoria della deriva dei continenti in una conferenza della Società Geologica di Francoforte sul Meno dal titolo La formazione dei continenti e la geofisica, a cui seguì una seconda conferenza dal titolo Gli spostamenti orizzontali dei continenti, tenuta presso la Società per il Progresso delle Scienze naturali di Magdeburgo.

La teoria della deriva dei continenti tuttavia non fu accettata dalla comunità scientifica nel corso della vita di Wegener, perché non riusciva a spiegare né come si muovessero i continenti, né il perché. Le sue teorie cercavano la causa di questi movimenti in forze esogene, come la rotazione terrestre e l’attrazione gravitazionale, tuttavia proprio per queste teorie di bassa scientificità ed efficacia non trovò una grande approvazione nel mondo scientifico. Solo alla metà del Novecento, grazie alle esplorazioni dei fondali oceanici, si trovarono le spiegazioni che mancavano, che vennero individuate nelle dorsali medio-oceaniche.

P.S. : Nella nuova carta Nicola incolla una nuova analisi che ci rileva nuovamente il ciclo di 60 anni.

La figura mostra le registrazioni (GISP2) usate da Humlum et al. (2011) dal 1350 (rosso), la valutazione dello spettro di potenza ( inserito nel grafico) e il ciclo astronomico di 60 anni proposti da Scafetta (2010) (blu). Nonostante la bassa risoluzione delle registrazioni del nucleo di ghiaccio della groenlandia (GISP2), che si deteriora andando indietro nel tempo, nel corso del periodo analizzato, le registrazioni  mostrano chiaramente un importante modulazione ciclica di 60 – 61 anni , che è in fase con il ciclo astronomico armonico di 60 anni di Scafetta.

Conclusione

L’osservazione del fenomeno ci mostra un fatto, una dinamica riscontrata già nel passato (evidenza empirica). Le leggi della fisica attuale non confermano il fenomeno osservato. Il fenomeno osservato in natura, non deve quindi essere accettato dalla comunità scientifica, nel momento storico osservato, perchè la formula o legge newtoniana ( o altra .. del periodo) non lo contempla.

 

Michele

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12 pensieri su “La risposta di Nicola Scafetta, a chi minimizza gli effetti planetari, su la genesi del ciclo solare.

  1. Michele, grazie tante.

    Quando dici “Nel dibattito epistemologico si assiste in proposito alla contrapposizione tra i sostenitori del metodo induttivo e quelli del metodo deduttivo.”

    Questo e’ importante. E’ importante sottolineare che nella ricerca scientifica dove tutto non e’ ancora chiaro la “scoperta” deve necessariamente partire dalle osservazioni fisiche.

    Sfortunatamente molte persone, anche scienziati, non lo capiscono e credono che solo se le ossevazioni sono comprovate da una complete teoria analitica allora possono essere credute. Lo stesso problema esiste in climatologia dove gli evidenti cicli naturali osservati nei dati sono rinnegati da alcuni che lavorano con le simulazioni al computer semplicemente perche’ le simulazioni non li riproducono!

    Tale approccio, che essenzialmente mette le teorie presenti al di sopra delle osservazioni, e’ essenzialmente un travisamento del metodo scientifico ed un grave errore filosofico.

      (Quote)  (Reply)

  2. Nicola Scafetta :

    Sfortunatamente molte persone, anche scienziati, non lo capiscono e credono che solo se le ossevazioni sono comprovate da una complete teoria analitica allora possono essere credute. Lo stesso problema esiste in climatologia dove gli evidenti cicli naturali osservati nei dati sono rinnegati da alcuni che lavorano con le simulazioni al computer semplicemente perche’ le simulazioni non li riproducono!

    Idem nicola, per il mio settore di ricerca, ossia, lo studio delle dinamiche elettromagnetiche e gravitazionali interne al nostro sistema solare in relazione agli eventi geologici.
    Infatti, in molteplici occasioni, si contesta detta relazione proprio perchè tale non contempla la teoria analitica o statistica, mentre viceversa l’osservazione del fenomeno conferma il collegamento.

    Vedi ad esempio la seguente carta :
    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/grl.50211/abstract

    We measure the statistical significance of the difference between the earthquake-number distributions below and above the median of the solar-terrestrial averages by χ2 and Student’s t tests. Across a range of earthquake magnitude thresholds, we find no consistent and statistically significant distributional differences.

    I signori Jeffrey J. Love e Jeremy N. Thomas prima analizzano analiticamente, statisticamente e separtamente alcuni indicatori del solare-terrestre collegamento con la geologia terrestre e poi affermano che siccome con nessuno di essi emerge una relazione statisticamente significativa, l’ipotesi che l’interazione solare-terrestre può innescare terremoti deve essere considerato con notevole scetticismo.
    Affermazione fuorvinate.

    Mi domando, ma questi due signori non capiscono che le variabili in gioco sono molteplici, che interagiscono fra di loro e che la formulazione matematica è complessa ?
    Come puoi affermare che la relazione non è statisticamente significativa se analizzi, ad esempio, separatamente solo il numero delle macchie solari in relazione ai terremoti M7+ !!
    I sunspots number non è una unità fondamentale in fisica.
    Discorso diverso per l’IMF valutato in nanoTesla.
    E poi…sono così sicuri di conoscere tempistica con la quale le due variabili, magnetiche e gravitazionali agiscono sulla geologia terrestre ?
    Non si pongono questa domanda ?

    Ho la leggera sensazione che ricerche di queste tipo, vengono scritte solo ed esclusivamenete per screditare il fenomeno non per comprenderlo.
    https://profile.usgs.gov/jlove/
    Organizzazione governatica !? USGS !?
    Ma questa è una questione differente ed è al di fuori degli aspetti scientifici ed meglio lasciar perdere.

      (Quote)  (Reply)

  3. Non crediate che il mio precedente intervento sia così fuori tema.
    L’impostazione della carta di Callebaut non è poi così lontana da quella di Love.
    Quello che Nicola Scafetta sta portando avanti e che prende anche spunto dal lavoro/opera di bendandi è un qualcosa che se ufficializzato farà la storia dell’umanità.
    Qunado verrà riconosciuta questa relazione non solo si potranno prevedere i futuri cicli solari, i cicli climatici ….ma anche i geologici e gli alti e bassi umani(economici e culturali).
    Comprendete bene che i risvolti socio-economici sono leggermente pesanti…

    Oggi siamo un pò a secco si scoperte scientifiche rivoluzionarie per la società.

    Stiamo entrando in un’epoca sempre più digitale. Un’epoca dove il cercare nel piccolo,
    sempre più piccolo fa audience e dove una delle più grandi scoperte è stata quella
    della particella di Dio, il bosone di Higgs.
    Che altissimi i risvolti socio-economici stiamo attraversando con il bosone …
    🙂

    Ahimmee, la nota dolente del grande lavoro che sta portando avanti Nicola è proprio la grandezza della scoperta o ri-scoperta.
    Non ci possiamo nascondere …certe scoperte scientifiche devono attendere…
    (Citazione di Ivanka Charvatova)

      (Quote)  (Reply)

  4. Vedi, Michele, nella ricerca scientifica uno puo’ dimostrare due cose.

    1) che un certo legame fisico esiste
    2) che un cero legame fisico non esiste

    Fare una delle due cose non e’ facile.

    Allora, quello che molti fanno e’ scrivere articoli reclamando “false” scoperte.

    Tuttavia, se uno scrive di avere fatto una scoperta che e’ evidentemente falsa perche’ ad esempio basata su conti sbagliati, questo lo si puo’ verificare subito attaverso una ripetizione dei conti. Quindi le persone cercano di fare i conti corretti anche se qualche volta I conti sono sbagliati.

    Allora e’ meglio reclamare false scoperte in un modo diciamo “negativo”. Essenzialmente si reclama di avere confutato una teoria avanzata da altri scienziati. La strategia consiste nel creare un argomento basato sullo “straw man argument”.

    Essenziamente si banalizza la teoria che si vuole confutare reclamando che essa consiste in uno specifico mechanismo. Poi si fanno dei conti corretti che dimostrano che quel meccanismo non spiega la teoria. Infine si conclude, e qui sta l’errore, che la teoria deve essere sbagliata.

    In realta’, gli autori di tale ricerca non hanno dimostrato che la teoria e’ sbagliata ma che il loro modo di fare I conti non e’ appropriato per dimostrare la teoria. Quindi, in realta’ non hanno fatto nessuna scoperta sconvolgente perche’ di modi non appropriati di fare I conti partendo da insufficienti premesse fisiche ce ne sono infiniti. anchese di per se I conti possono essere corretti.

    Tuttavia anche se I conti sono formalmente corretti, sono inconcludenti perche’ le premesse su cui sono basati sono insufficienti. Questo e’ esattamente quello che hanno fatto Dirk K. Callebaut , Cornelis de Jager e Silvia Duha.

    Il problema e’ che non tutti sono attrezzati nel riconoscere “straw man arguments” nei lavori scientifici perche’ per farlo uno deve conoscere I dettagli. E quindi questi articoli sono pubblicati e rappresntano solo un noioso disturbo che semplicemente rallenta il progresso scientifico cercando di spostare l’attenzione scientifica verso certe teorie piuttosto che verso altre.

    Quindi uno deve cercare di rispondere denunciando e mostrando lo “straw man argument”, che e’ quello che ho fatto nel mio articolo.

    Su un altro argomento ti ho mandato il mio nuovo articolo sui livelli del mare?

      (Quote)  (Reply)

  5. Disamina che non posso che condividere
    Hai spiegato perfettamente quello che io probabilmente non sono riuscito a trasmettere perfettamente nel mio primo messaggio di risposta in questo post.
    Il nocciolo della questione era proprio quello che scrivi in queste righe…

    Nicola Scafetta :

    Essenziamente si banalizza la teoria che si vuole confutare reclamando che essa consiste in uno specifico mechanismo. Poi si fanno dei conti corretti che dimostrano che quel meccanismo non spiega la teoria. Infine si conclude, e qui sta l’errore, che la teoria deve essere sbagliata.

    Ho ricevuto la mail, realizzerò un post specifico.

      (Quote)  (Reply)

  6. Il problema attuale è che con una generazione di persone che vivono in una realta informativa VIRTUALE
    l’esperimento le misure (concrete ) non esistono piu … per loro il Normale è il Modello Virtuale e quando questo Resetta son guai.

    Le misure i Fatti registrati sono la REALTA … le Teorie i Modelli tutti … sono un tentativo di descrizione della Realta … un tentativo , se falliscono i modelli o le teorie si cambiano .
    I fatti misurati , Osservati rimangono.

      (Quote)  (Reply)

  7. Nicola Scafetta :

    Vedi, Michele, nella ricerca scientifica uno puo’ dimostrare due cose.

    1) che un certo legame fisico esiste
    2) che un cero legame fisico non esiste

    Fare una delle due cose non e’ facile.

    Allora, quello che molti fanno e’ scrivere articoli reclamando “false” scoperte.

    Tuttavia, se uno scrive di avere fatto una scoperta che e’ evidentemente falsa perche’ ad esempio basata su conti sbagliati, questo lo si puo’ verificare subito attaverso una ripetizione dei conti. Quindi le persone cercano di fare i conti corretti anche se qualche volta I conti sono sbagliati.

    Allora e’ meglio reclamare false scoperte in un modo diciamo “negativo”. Essenzialmente si reclama di avere confutato una teoria avanzata da altri scienziati. La strategia consiste nel creare un argomento basato sullo “straw man argument”.

    Essenziamente si banalizza la teoria che si vuole confutare reclamando che essa consiste in uno specifico mechanismo. Poi si fanno dei conti corretti che dimostrano che quel meccanismo non spiega la teoria. Infine si conclude, e qui sta l’errore, che la teoria deve essere sbagliata.

    In realta’, gli autori di tale ricerca non hanno dimostrato che la teoria e’ sbagliata ma che il loro modo di fare I conti non e’ appropriato per dimostrare la teoria. Quindi, in realta’ non hanno fatto nessuna scoperta sconvolgente perche’ di modi non appropriati di fare I conti partendo da insufficienti premesse fisiche ce ne sono infiniti. anchese di per se I conti possono essere corretti.

    Tuttavia anche se I conti sono formalmente corretti, sono inconcludenti perche’ le premesse su cui sono basati sono insufficienti. Questo e’ esattamente quello che hanno fatto Dirk K. Callebaut , Cornelis de Jager e Silvia Duha.

    Il problema e’ che non tutti sono attrezzati nel riconoscere “straw man arguments” nei lavori scientifici perche’ per farlo uno deve conoscere I dettagli. E quindi questi articoli sono pubblicati e rappresntano solo un noioso disturbo che semplicemente rallenta il progresso scientifico cercando di spostare l’attenzione scientifica verso certe teorie piuttosto che verso altre.

    Quindi uno deve cercare di rispondere denunciando e mostrando lo “straw man argument”, che e’ quello che ho fatto nel mio articolo.

    Su un altro argomento ti ho mandato il mio nuovo articolo sui livelli del mare?

    Gent.mo Prof.Scafetta,
    se è vero come è vero che la matematica non è un’opinione e che quindi i conti devono esser fatti sempre correttamente, sia da parte di chi formula una teoria, sia da parte di chi questa teoria vuole confutare, Le chiedo: davvero è così “facile” sbagliare l’interpretazione o se preferisce, il senso di un lavoro scientifico, nella fattispecie il suo, o piuttosto è probabile che si tratti di un “tiro al bersaglio” specificamente messo a punto per sminuire la portata di uno specifico lavoro? Questo tenendo in debita considerazione che non stiamo parlando di semplici sprovveduti “amatori” come il sottoscritto e molti frequentatori di questo Blog ma bensì di persone che dovrebbero, e sottolineo dovrebbero, fare della ricerca scientifica “seria” il loro pane quotidiano. Il dubbio c’è!
    Bruno

      (Quote)  (Reply)

  8. Gentile Nicola e Michele,
    i modelli matematici sono la chiave d’interpretazione (di comprensione) fisica dei fenomi.
    L’osservazione della fenomenologia può di certo stimolare e suggerire la genesi del meccaismo sottostante i medesimi, ma sinché questi non vengono formalizzati attraverso una modellistica, non si può di certo asserire d’aver risposto a ciò che madre natura presenta.

    Il fatto delle “risonanze orbitali” e dei cicli solari è interessante, ma da li a dar corpo all’idea che siano proprio questi a dar vita alla periodica attività solare ne passa.
    Secondo la sua idea Nicola (e mi perdoni l’estremizzazione seppur concettualmente piuttosto consistente), il Sole sarebbe in balia dei pianeti.
    Una massa enorme, elettricamente e magneticamente attiva, ma sostanzialmente inerte su se stessa.

    Se alziamo lo sguardo oltre i confini del nostro orticello e guardiamo le stelle, oggi è noto che fenomeni associati a situazioni di “macchie stellari” sono conosciute su altre stelle.
    Tutte stelle multiple o con pianeti giganti ruotanti attorno ad esse ?

    Beh non proprio. Di certo la certezza non c’è in assoluto, ma alcune di queste si presume essere singole. La più rappresentativa e certa in tal senso (anche se qualche anno fa si era supposta una compagnia lontana qualche anno luce, ma poi mai confermata) è Betelgeuse. Fenomeni di questa natura ( macchie stellari) qui sono praticamente una certezza e stiamo per l’appunto parlando di una stella singola (per quanto in stato evolutivo molto differente dal Sole).

    Dunque, almeno stando alle evidenze, la fisica interna della stella ha un peso e soprattutto genera situazioni superficiali assimilabili a macchie solari.
    Questo suggerisce prudenza nel cercare di saltare le tappe della modellistica, per non prendere fischi per fiaschi. Può darsi che i suoi colleghi sbagliano e lei abbia perfettamente ragione, ma forse un filo di prudenza in più, visto anche cosa si osserva in altre situazione, forse non è così irragionevole.

      (Quote)  (Reply)

  9. vede, caro Zambo

    il problema con il suo ragionamento e’ che non e’ vero che una “modellistica” riguardo I fenomeni di cui Michele e io stiamo discutendo non esiste. Esiste ed ha gia’ prodotto interessanti risultati.

    Forse dovrebbe leggere qualche lavoro che ho pubblicato. Dia una occhiata alla mia web-page.

    E’ tuttavia corretto affermare che la ricerca di cui parliamo non e’ completa e definitiva, ma ci sono questioni aperte. Ma questo e’ vero per tutte le ricerche scientifiche in atto. Infatti, il fatto stesso che ci sia una “ricerca scientifica” implica che non tutti I problemi sono gia risolti. Le teoria planetaria e’ complementare.

    In ogni caso, non e’ corretto interpretare la teoria planetaria come antagonista della fisica dei processi interni al sole.

      (Quote)  (Reply)

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