Il caso delle macchie scomparse (4°parte)

Svariate testimonianze dimostrano che, tra il 1645 e il 1715, l’attività solare subì un drastico rallentamento: probabilmente quello non fu un episodio isolato

– Articolo ripreso dalla rivista “Le scienze” n°109 del Settembre 1977 su segnalazione del nostro Zambo-

La prima parte è disponibile al seguente link : http://daltonsminima.altervista.org/?p=22855

La seconda parte è disponibile al seguente link : http://daltonsminima.altervista.org/?p=22892

La terza parte è disponibile al seguente link : http://daltonsminima.altervista.org/?p=24552

 

A questo punto del mio lavoro di detective la natura del caso era ovviamente cambiata completamente. Ben pochi dubbi potevano sussistere: Maunder e le antiche compilazioni erano nel giusto. Un ultimo potente indizio restava a disposizione negli anelli annuali di crescita di vecchi alberi.

L’isotopo radioattivo carbonio 14 è prodotto nell’alta atmosfera terrestre dall’azione dei raggi cosmici galattici. Il flusso di quei raggi cosmici è però modulato dall’attività solare, che modifica la struttura del campo magnetico esteso del Sole. Quando il Sole è molto attivo, il suo campo magnetico esteso fa da schermo alla Terra contro parte dei raggi cosmici galattici, cosi che un numero minore di essi può interagire con l’alta atmosfera e solo una quantità più ridotta di carbonio 14 può essere sintetizzata.

Quando il Sole è meno attivo, il suo campo magnetico esteso si indebolisce; la Terra riceve allora una dose più elevata di raggi cosmici e il contenuto di carbonio 14 nell’atmosfera cresce. E vero che la produzione di carbonio 14 non dipende solo dall’attività solare. Ciò nonostante, se potessimo disporre di informazioni precise sulla quantità di carbonio 14 che fu presente nell’atmosfera in passato, avremmo contemporaneamente una indicaziane dell’attività del Sole nei tempi passati. Gli alberi ci forniscono proprio quelle informazioni, già organizzate in suddivisioni annuali mediante gli anelli di accrescimento. Il carboniò 14 sintetizzato nell’alta atmosfera finisce negli alberi con l’assorbimento di anidride carbonica nella fotosintesi. Il rapporto tra l’abbondanza di carbonio 14 e quella dell’isotopo comune del carbonio nell’anidride carbonica all`atto di formazione di ogni anello può essere determinate analizzando il legno che forma l’anello. Questa analisi viene effettuata accuratamente da molti anni in appositi laboratori in cui si studiano gli anelli degli alberi, saprattutto perchè le informaziani sull’abbandanza del carbonio 14 nel passato sono indispensabili per una precisa datazione, mediante carbonio 14, in archeologia e in altre discipline. Numerosi specialisti in quel campo hanno posto in rilievo la potenziale importanza dei dati del carbonio 14 come un metodo per valutare l’attività del Sole nel passato….

Già nel 1958 lo studioso olandese Hessel DeVries richiamò l’attenzione su una evidente anomalia nell’abbandanza del carbonio 14 negli anelli degli alberi della seconda metà del XVII secolo e della prima parte del XVIII. In quegli anni l’abbondanza dei carbonio 14 crebbe rapidamente, proprio come se il Sole fosse stato stranamente inattivo per tutto quel tempo. L’effetto di DeVries è stato confermato dai dati relativi agli anelli degli alberi in tutto il mondo. La sua connessione con una concomitante anomalia nel comportamento del Sole non fu compresa in tutta la sua importanza, soprattutto perchè la storia dell’attivita solare era molto poco nota. Ora sembra cosa certa che la cospicua variazione, che DeVries trovò nella registrazione del carbonio 14, conferma chiaramente l’esistenza del minimo di Maunder. La verifica storica del minimo di Maunder ha così permesso stimolanti progressi nella riscoperta della storia del Sole. Analizzando gli anelli di Pinus aristata, il più vecchio essere vivente sulla Terra, si è potuto estendere la conoscenza dell’abbondanza del carbonio 14 almeno fine al 5000 avanti Cristo. L’aspetto principale nella lunga registrazione del carbonio 14 è costituito da una lenta modulazione dell’abbondanza di quell’isotopo con un periodo apparente di circa 10 000 anni. Tale modulazione è prodotta da variazioni nell’intensità del campo magnetico terrestre, che, come quello solare, fa da schermo contro i raggi cosmici galattici. Numerose altre variazioni a più breve termine sono pure presenti nei dati del carbonio 14. Avevo cosi trovato che la più recente di queste escursioni a più breve termine era associata a un’anomalia solare che sembrava ben confermata da prove storiche dirette e indirette. Sebbene altri prima di me avessero avanzato la possibilita dell’associazione tra fenomeni solari e abbondanza di carbonio 14, per la prima volta io sapevo esattamente quale genere di cambiamento sul Sole aveva prodotto una variazione di entità nota nella registrazione temporale della abbondanza del carbonio 14. Potevamo così calibrare la registraziane del carbonio 14 in termini di variazioni dell’attività solare. Usando il minimo di Maunder come chiave, potevamo decifrare la storia del Sole, rimasta nascosta per cosi tanto tempo, non solo risalendo fino ai tempi di Luigi XIV o di Galileo, ma fino all’inizio dell’ètà del bronzo, circa 7000 anni fa. Come talvolta accade nel lavoro di detective, la soluzione di un caso ne aveva fatto aprire un altro di più grandi proporzioni e forse più importante.

Almeno 12 variazioni, evidenti quanto il minimo di Maunder, compaiono nei dati del carbonio 14 negli ultimi 5000 anni. La durata di ciascuna di queste variazioni è compresa tra 50 anni e qualche centinaio di anni. Alcune indicano periodi di forte calo dell’attività solare, come per il minimo di Maunder. Una di queste è il minimo di Sporer, che durò dal 1400 al 1510, durante il quale furono registrate poche aurore boreali e poche macchie solari furono viste a occhio nudo, e in cui non si hanno testimonianze di una corona dotata di struttura da parte di quanti osservarono eclissi totali di Sole.

Il numero di aurore boreali osservate tra il 1550 e il 1750 (picchi di colore) mostra che tale fenomeno quasi scomparve durante il minimo di Maunder. Questo numero aumentò invece di venti volte proprio all’inizio del XVIII secolo, cioè quando sembra sia cominciato il ciclo moderno delle macchie solari (regione in grigio). I momenti in cui si videro aurore boreali in maggior numero corrispondono pressappoco alle registrazioni in Oriente di macchie solari viste a occhio nudo (punti).

Altre escursioni di grande entità indicano, al contrario, periodi di attività solare particolarmente intensa, forse anche più intensa di quella che abbiamo conosciuto nei tempi moderni. Una di queste escursioni, che io chiamo il massimo medievale, ebbe luogo tra il 1100 e il 1300 circa.

Un’altra, penso, è quella in cui viviamo ora, caratterizzata dall’aumento dell’attività solare che segui il minimo di Maunder e che potrebbe forse aver raggiunto il suo picco col più alto massimo di macchie solari mai registrato: quello del 1959. Solo durante questo massimo moderno troviamo resoconti della corona e della sua struttura e dall’alto numero di aurore boreali.

Rimane incertezza nell’interpretazione dell’attività solare odierna facendo uso dei dati del carbonio 14 a causa dell’effetto Suess: una significativa diluizione dell’abbondanza del carbonio 14 negli anelli degli alberi formatisi a partire dalla fine del XIX secolo. Questo fenomeno è stato attribuito all’introduzione nell’atmosfera di grandi quantità di carbonio, con basso contenuto di carbonio 14, causato dall’aumento su scala mondiale della combustione di combustibili fossili nel secolo scorso. Pare che l’effetto Suess abbia nascosto cio che si può apprendere dai cambiamenti del carbonio 14 indotti naturalmente nell’era moderna, impedendoci di usare lo stato odierna dell’attività solare per calibrare i cambiamenti nell’abbondanza di carbonio 14 avvenuti in passato.

– Fine quarta parte –

Michele

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11 pensieri su “Il caso delle macchie scomparse (4°parte)

  1. molto interessante questo articolo!

    tramite il C14 presente negli anelli degli alberi è stato possibile non solo confermare il minimo di maunder, ma anche la costruzione dell’attività solare fino al 7000 a.c.!

    tutto torna…, massimo medievale, minimo di sporer, minimo di maunder, massimo moderno!

    e a tutti corrisponde un cambiamento climatico o verso il caldo o verso il freddo…quello verso al caldo imputabile al massimo moderno, sta per finire…stiamo entrando nel minimo di Eddy (anzi ci siamo già dentro), tempo al tempo e le temp globali diminuiranno gradualmente, altrochè effetto serra di origine antropica!

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  2. Sul Sole è collassato un filamento solare.
    L’evento deve essere stato di notevole portata. Protoni in netta ascesa, la prima proiezione evidenzia che l’onda è in rotta verso di noi.

    sep30_2013_stream.gif

    Proton.gif

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  3. OT: il solar wind elevato potrebbe avere conseguenze effettive sulla terra … e questo lo sappiamo,,,,

    mentre il solar wind bassissimo ?? non potrebbe anch’esso avere delle conseguenze sulla terra ?
    c’e’ un record di solar wind minimo ?
    grazie

      (Quote)  (Reply)

  4. piero:
    OT: il solar wind elevato potrebbe avere conseguenze effettive sulla terra … e questo lo sappiamo,,,,

    mentre il solar wind bassissimo ?? non potrebbe anch’esso avere delle conseguenze sulla terra?
    c’e’ un record di solar wind minimo ?
    grazie

    certo che le ha…. oggi solar wind sotto i 300 Km/s

      (Quote)  (Reply)

  5. piero:
    mentre il solar wind bassissimo ?? non potrebbe anch’esso avere delle conseguenze sulla terra?
    c’e’ un record di solar wind minimo ?
    grazie

    Era il 2011 piero e mi divertivo a realizzare questi giochetti di grafica.
    testimonianza di uno stretto legame fra la genesi dei fenomeni sismici e i giorni con il vento solare estremamente basso.

    http://img820.imageshack.us/img820/8296/0102set2011solarwindver.jpg

    IL gruppo LTPA Observer Project nel suo continuo monitoraggio dei bolidi e meteoriti ha evidenziato uno stretto legame fra l’occorenza di tali fenomenologie, i terremoti di M>6 e i giorni con il solar wind sotto i 300km/s.

    Per il record non ho informazioni, le banche dati sono alla portata di tutti.
    Una bella ricerca ci starebbe proprio bene.

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  6. la rotazione della stella più è veloce più riesce ad irradiare verso lo spazio esterno quantità sempre maggiori tipi di radiazioni, e direzionare nel tempo particolari tipi di radiazioni… se la velocità aumenta ancora collassa… possiamo andare ancora avanti sino ai buchi neri…. la gravità intesa ”brillantemente”.. ha delle falle non indifferenti se ci spostiamo fuori dalla Terra… è oscurata da molti fenomeni spaziali ed astronomici. Da prendere a livello planetario a questo punto, pianeta per pianeta, perché l’esplorazione lunare e marziana sono prossime, i discorsi sono infiniti… 🙂

    l’espansione sicuramente è di due tipi apparente ed effettiva altro non mi sento di dire, apparente è nella cromosfera; può essere effettiva se al di sotto.. nei moti convettivi del nostro sole.. Sol pulsa già.. non è riuscito a vincere la ”gravità” diventando più grande.. ma è meglio per noi cosi siam qui a scrivere.. =)

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  7. grazie a tutti delle risposte …

    michele continuo a studiare, anche quella e’ una giusta strada ,

    la domanda sulla velocita’ solare era ovvia ieri visti i 243 raggiunti …va be staremo a vedere ,,, dalton murder non inversione stallo .. campo magnetico solare in diminuzione come anche terrestre ,, qualcosa cambiera’ nei prossimi anni … l’unica cosa che posso fare dal mio piccolo e’ osservare il collasso magnatico della societa’ che dice il contrario 🙂 tempo al tempo …. e come dice l’acqua alla pietra … timb ngia’ vla’ ma lu buc ti a fa’ … tradotto tempo ci vorra’ ma il buco ti faro’ … aneddoto del nonno …

      (Quote)  (Reply)

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