OCTOBER PATTERN INDEX (OPI): UN NUOVO INDICE ALTAMENTE PREDITTIVO PER LA STAGIONE INVERNALE

Attualmente lo strumento più impiegato nell’ambito delle previsioni stagionali è basato sul funzionamento dei modelli climatici globali (GCM). Questi, nei loro processi di calcolo, considerano prevalentemente la variabilità del ciclo ENSO. Tuttavia per le regioni lontane dai tropici (con particolare riferimento agli USA nord-orientali ed all’Europa), l’affidabilità del predictor ENSO risulta incerta e dunque ancora limitata. In virtù della scarsa prevedibilità del clima extratropicale attraverso il segnale ENSO, sono state considerate altre strade per migliorare le capacità predittive dei GCM  (previsioni stagionali) in riferimento alle latitudini extratropicali.

A tal proposito nell’ambito della stagione invernale boreale, l’Oscillazione Artica (AO) costituisce il pattern più importante in quanto in grado di influenzare direttamente l’andamento climatico in molte zone, anche distanti migliaia di chilometri dalla sede artica, e che costituiscono i centri principali di popolazione del mondo occidentale (Europa e Nord America). Ad esempio, in riferimento all’Europa centro-occidentale, l’AO mostra una correlazione elevatissima con le anomalie geopotenziali calcolate sul trimestre invernale (circa 0,86). Per quanto sin qui detto, una previsione dell’AO invernale costituisce la modalità più affidabile per avere un informazione attendibile  circa l’andamento dell’inverno su dette zone con diversi mesi di anticipo. Nella presente ricerca presentiamo un nuovo indice altamente correlato con l’AO invernale e dunque utilizzabile nella previsione della stagione invernale alle medie latitudini boreali….

L’idea di sviluppare il nuovo indice nasce dall’attenta osservazione dell’indice ad oggi più predittivo per la stagione invernale, ovvero l’indice SAI sviluppato da Cohen nel 2011.In particolare Cohen in quest’ultima ricerca ha evidenziato che, ad essere correlato con l’AO invernale, non è il livello di innevamento che viene raggiunto al termine del mese di ottobre sul settore euroasiatico, bensì il tasso d’incremento della copertura nevosa al di sotto del 60° parallelo sul settore stesso. In altre parole, a parità di estensione finale della copertura nevosa ottobrina, si possono avere dei risvolti anche molto diversi a seconda della “tempistica” d’innevamentoe a seconda della distribuzione spaziale dell’innevamento stesso (principalmente se sopra o sotto il 60° parallelo). Tutti questi fattori implicano necessariamente che il fattore causale (ovvero il fattore in grado di determinare la variabilità interannuale dell’AO) non è la copertura nevosa euroasiatica, bensì lo schema circolatorio dominante che si manifesta nel mese di ottobre e che è la causa dell’innevamento stesso (e dunque della sua qualità in termini sia di velocità di avanzamento che di posizionamento).E di fatti a questo proposito è stato possibile verificare, già in fase preliminare, una notevole corrispondenza tra il pattern circolatorio dominante che si instaura nel mese di ottobre e quello che riscontra mediamente nel trimestre invernale successivo (vedi la ricerca in allegato e scaricabile gratuitamente).  Lo studio pertanto è stato indirizzato nella formulazione di un indice numerico in grado di sintetizzare il pattern circolatorio di ottobre. Questo è stato poi validato verificando il tasso di correlazione con l’AO invernale medio, relativo al successivo trimestre invernale, in considerazione di un campione di anni molto esteso (intervallo 1976-2012). In virtù del suo significato, il nuovo indice è stato battezzato con il nome di “October Pattern Index” (OPI).

Per le spiegazioni in merito alla formulazione teorica e numerica dell’indice e per la presentazione del modello di calcolo implementato sul software “Telemappa Next Generation”, si rimanda nuovamente alla ricerca.

I risultati della correlazione riscontrata sono mostrati nella seguente figura (Fig. 1):

Fig.1

Fig. 1. Andamento storico dell’October Pattern Index (OPI in bordò) e dell’Oscillazione Artica nel trimestre invernale Dicembre-Febbraio (DJF AO in nero), per il campione di anni 1976-2012. Il coefficiente di correlazione r  per le due serie è pari a 0,91.

Da questa si vede come il tasso di correlazione tra l’OPI, calcolato ad ottobre, e l’AO medio relativo al trimestre invernale successivo, risulta eccezionalmente elevata e pari a 0,91. Addirittura “effettuando uno zoom” sugli ultimi anni (dal 2000 in poi) si può osservare come, avendo avuto prima questo strumento, sarebbe stato sempre possibile prevedere con estrema esattezza l’andamento dell’AO pattern invernale con ben 4 mesi di anticipo (vedi Fig. 2):

Fig. 2

Fig. 2. Andamento storico dell’October Pattern Index (OPI in bordò) e dell’Oscillazione Artica nel trimestre invernale Dicembre-Febbraio (DJF AO in nero), per il campione di anni 2000-2012. Il coefficiente di correlazione r  per le due serie è pari a 0,97

Come detto in precedenza, la capacità di prevedere l’AO invernale è considerato il progresso più importante nella realizzazione di previsioni stagionali invernali. L’Oscillazione Artica (AO), infatti, rappresenta lo stato della circolazione atmosferica sopra l’Artico e pertanto costituisce il modo dominante di variabilità invernale per le regioni extratropicali boreali. Inoltre, i risvolti indotti dal segnale dell’Oscillazione Artica, risultano maggiormente tangibili in riferimento proprio all’Europa e agli Stati Uniti orientali. Pertanto, una corrispondenza così elevata (quasi perfetta) tra l’andamento dell’Oscillazione Artica (AO) e l’indice OPI (che viene calcolato con 4 mesi di anticipo), si traduce in un ulteriore miglioramento delle capacità previsionali a livello stagionale per le regioni boreali extratropicali, con particolare riferimento all’Europa e agli Stati Uniti orientali.  Proprio in merito all’Europa centro-occidentale è stato possibile validare,addirittura in via numerica, la capacità predittiva dell’OPI, facendo riferimento al parametro relativo all’anomalia geopotenziale media calcolata sul trimestre invernale, in riferimento allo stesso campione di anni compreso nell’ intervallo 1976-2012. I risultati di quest’ultima analisi mostrano l’esistenza di una correlazione decisamente elevata e pari all’83% (correlazioni fortemente significative si rilevano perfino in riferimento ai singoli stati l’Europa centro-occidentale, passando dal valore massimo riscontrato per la Francia, r = 0,82,  e a quello minimo relativo alla Spagna nord-orientale, r = 0,70).

Inoltre l’OPI,  poichè costituisce una sintesi numerica del pattern ottobrino dominante (che come detto mostra un affinità notevole con gli schemi circolatori principali della successiva stagione invernale), è in grado di fornire, a differenza della maggior parte degli indici predittivi, anche delle informazioni in merito alla tipologia dello schema circolatorio emisferico principale, consentendo di effettuare delle considerazioni anche sulla “qualità” delle eventuali “azioni meridiane” del Vortice Polare invernale.

In definitiva, il nostro lavoro costituisce un ulteriore importante progresso proprio in termini di capacità previsionali della stagione invernale, in quanto presentiamo un nuovo indice dalle migliori capacità predittive. L’OPI (“October Pattern Index”) è  infatti  in grado di spiegare, con quattro mesi di anticipo, oltre il 90% della variabilità dell’oscillazione artica invernale (winter-AO) e ,dunque, si propone come l’indice più predittivo in assoluto, soprattutto in riferimento all’Europa e Agli Stati Uniti Orientali, paesi per i quali i risvolti indotti dal segnale dell’Oscillazione Artica sono maggiormente tangibili e per i quali, anche i GCM più sofisticati, mostrano, su scala temporale stagionale, livelli di affidabilità praticamente irrisori.

 

Ricerca condotta e redatta da:

Ingegnere Riccardo Valente

Ingegnere Alessandro Pizzuti

Astrofisico Andrea Zamboni

 

Membri del Center Study of Climate and Teleconnections (CSCT) del Centro Meteo Toscana (CMT)

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28 pensieri su “OCTOBER PATTERN INDEX (OPI): UN NUOVO INDICE ALTAMENTE PREDITTIVO PER LA STAGIONE INVERNALE

  1. Prima di tutto bentornato a Riccardo 🙂 , non mi era chiaro perché si fosse assentato.

    Molto interessante.
    Attendo con molta curiosità la prossima stagione invernale per verificare se i pattern circolatori di ottobre si riprodurranno, almeno in misura prevalente.

      (Quote)  (Reply)

  2. Zambo,

    ti posso dire questo
    state esagerando
    il modello è vostro ed è vostra la scelta di come costruirlo e sta a voi verificare se ci sono incongruenze
    io posso dirvi dove cercarle perchè studio proprio questo, ovvero dove andare a guardare per capire se si è sbagliato qualcosa.

    io non devo fare nessun modello alternativo perchè non funziona così

    ho letto la ricerca, ma la ricerca non dice nulla sul processo di costruzione del modello, non dice il nesso fisico che avete ipotizzato
    non dice il procedimento attraverso il quale avete definito, scelto e costruito le 2 variabili inserite
    non dice come e perchè avete creato questi 2 score attraverso una sintesi di più variabili

    per cui non sono assolutamente in grado di capire cosa possa esserci di sbagliato, posso dirti dove e come controllare, ma faccio supposizioni per capire se il modello può essere migliorato.

    inoltre una stima può avere differenti tipi di errori, molti di questi sono causati da procedure di costruzione, ma altri possono essere casuali.
    il più imporante è sicuramente l’errore di campionamento, ma è solo un esempio
    per cui io non dico e sostengo nulla e per tanto non devo fare nulla

    ma anche se fosse, metti che realmente avessi trovato un passaggio errato (ma nel pdf i passaggi non ci sono) non sono mica io che devo rifare il modello.
    non cadete anche voi in queste inutili polemica da inversione dell’onere della prova
    siete voi che avete proposto questo modello, ma non avete la ben che minima idea della capacità previsiva su un campione indipendente da quello usato per stimarlo
    e dovete essere voi a farlo.

    per quanto riguarda le altre cose.
    si ne abbiamo parlato, ma dal mio punto di vista è sbagliato non farlo.

    per quanto riguarda la relazione ok, che fosse una semplice somma magari me la sono persa io (e me ne scuso), però mi fa ancora più pensare che il 2° score che avete calcolato sia correlato con il primo
    e che probabilmente basta solo quest’ultimo per spiegare il tutto, il che per voi sarebbe abbastanza facile da verificare
    basta far girare il modello con una sola covariata (anzi, magari con 3 scorporando il 1° score)
    il riscio di collinearità secondo me c’è

      (Quote)  (Reply)

  3. Buon giorno ragazzi

    [color=red][b]Come accennato ieri, inizieremo a partire da oggi un percorso insieme finalizzato ad analizzare i principali anni passati alla luce della nuova scoperta e dunque del nuovo indice. Vi posso garantire che, al termine di questo percorso, potrete capire molte cose e migliorare notevolmente la vostra capacità critica e di tracciare una linea di tendenza per l’inverno.[/b][/color]
    Per ogni anno che analizziamo, facciamo finta che non sia ancora avvenuto, e vediamo se riusciamo a comprendere qualcosa in più rispetto a quanto si sarebbe potuto fare senza questi nuovi strumenti. Poi andremo a verificare se effettivamente si può ritenere di aver fatto un certo passo in avanti con le capacità previsionali stagionali. Inoltre tenete in considerazione che per ogni anno prenderemo in considerazione gli stessi identici fattori di quelli che si prenderanno per il futuro (quindi tra reanalisi e forecast non cambia un bel nulla); questi fattori sono:

    1) le 31 carte meteociel di ottobre sulla base delle quali ricavare l’OPI (per il passato queste si scaricano dagli archivi NCEP, per il futuro sono quelle che mano mano si attestano con il passare dei giorni).

    2) le carte emisferiche rappresentanti la media e le anomalie di geopotenziale , ovvero quelle che si prendono, o meglio che si prendevano, nella pagina monthly composites NOAA; forutnatamente quelle di ottobre ce le ho salvate sul pc, mentre per il riscontro invernale dovremo usare le meteociel giornaliere (purtroppo non è la stessa cosa, ma la simmetreia è telmente forte che possono anche andar bene).

    alla fine di questo percorso, sulla base di quello che avremo appreso e del valore che assumerà l’OPI, proveremo a tracciare TUTTI INSIEME una linea di tendenza per il prossimo inverno. Di seguito partiamo subito con la stagione 2011-2012.

    Riccardo

      (Quote)  (Reply)

  4. eccoci quà ragazzi…..come detto il primo appuntamento della nostra piccola rubrica (vedi commento di stamattina) riguarderà la stagione 2011-2012 ed più in generale l’argomento relativo al famigerato orso siberiano…..

    STAGIONE 2011-2012

    L’inverno 2011-2012 viene annoverato come l’inverno dell’orso russo siberiano, a causa di quella intrusione di aria gelida proveniente da est nei primi 10-15 giorni di febbraio 2012. Quando si verificano queste rare circostanze, è credenza popolare comune attribuire la causa ad un anticiclone termico russo-siberiano che, principalmente in virtù di un anomalo raffreddamento-forte innevamento dei territori ad est dell’Europa, tende ad “espandersi” e a raggiungere il mite continente europeo. Bene propviamo a vedere se questa cosa può essere veritiere o se invece, sulla base di tutt’altri fattori, un episodio di questo tipo si sarebbe in qualche modo potuto segnalare con diversi mesi di anticipo.

    Anzi tutto concedetemi una breve digressione. Un anticiclone termico, come molti sanno, è una figura statica. Ciò vuol dire che questa figura non potrà mai intreferire dirattamente con l’occidende. Infatti ogno volta che si sente parlare di venti dalle steppe siberiane (il famoso burian, e quì non intendiamo ovviamente il nostro grande Mario che saluto), [b]si tratta sempre di un lobo del vortice polare che, per una particolare configurazione del VP stesso (a livello emisferico), riesce ad avvicinarsi/raggiungere l’Europa procedendo in via retrograda e dunque attraversando i territori dell’est [/b] (in altre parole è sempre una figura dinamica). La stesa identica cosa è accaduta a fine gennaio/inizio febbraio 2012, ed in quel caso la retrogressione fu davvero mostruosa.
    Assodato che si tratta sempre di una dinamica connessa solo ed esclusivamente ai movimenti del VP, la domanda è la seguente:

    [b]come fa l’innevamento siberiano, e dunque l’alta termica ad esso connessa, a PLASMARE IN VIA DIRETTA il VP invernale, ovvero un un vortice che si estende fino alla quota di 1 hPa su mezzo emsifro..??[/b] [b]e questa domanda diviene ancora più senza risposta se si pensa che, soprattutto per tutti gli inverni in cui il VP si presenta discretamente disturbato, il valore raggiunto riusulta praticamente sempre coincidente.[/b]
    a quest’ultimi proposito, tanto per fare un esempio (il primo che capita), ecco lo snow cover di gennaio 2012 in raffronto a quelle del 2013:

    m3el.png

    v7sq.png

    l’unica cosa cosa che si nota è che le due coperture sono pressappoco coincidenti (ad eccetto il fatto che nel gennaio 2013 l’estensione è ben più protesa verso ovest ovvero verso l’Europa), o perlomeno non c’è nulla di diverso che può giustificare il fatto che nel a fine gennaio 2012 l’orso si è spinto sino in Europa mentre nel 2013 non è arrivato nemmeno uno scoiattolo…..

    a questo punto la pdomanda sorge spontanea: ma queste “piccole” perplessità di dettaglio se la sono mai posta tutti quelli che da anni ci tirano dietro sempre queste stesse storie romanzate dal sapore romantico….??

    questa inconruenza, apparentemente inspiegabile (in base a quello che ci è stato sempre detto), si spiega semplicemente con il fatto che si tratta di tutt’altra dinamica…..

    ecco la dimanica spettacolare che coinvolse, A TUTTE LE QUOTE, il VP in cuei giorni:

    mu55.png

    notate le due onde planetarie in una configurazione strabiliante (davvero commovente). La fase immediatamente successiva, vide una rotazione del vortice (traslazione della wave 1 sulla zona Alaska-ovest Canada) con formazione di un omega attorno a quella maestosa wave 2, fattore che innesco la retrogressione di un grosso lobo del VP proprio a partire dalla lontana siberia.

    fatta questa introduzione, vediamo quale sarebbe stata, ad oggi, la nostra analisi al termine di ottobre sulla base del nostro nuovo approccio, facedo proprio finta che oggi siamo al 31 ottobre 2011:

    anzi tutto il valore dell’OPI: esso chiude con un valore pari a +0,72, che rappresenta un valore discretamente elevato. Valori superiori a +0.5/+0.6 implicano una preponderanza di AO + sul trimestre invernale, con probabile superamento della soglia NAM, o comunque con il l’avvento di un deciso raffreddamento a partire dagli altri strati (evento condizionante ESE cold) principalmente a cavallo tra fine novembre ed inizio dicembre (ci sono tuttavia casi che mostrano variazioni rispetto a questa tempistica). Ciò in termini di risvolti si traduce in un inverno prettamente mite e zonale nella sua fase centrale (metà dicembre-metà/fine gennaio). In questi frangenti, quindi, le uniche possibilità di avere un vortice disturbato (o meglio plasmato) dall’azione stazionaria d’onda planetaria, si hanno prevalentemente nella parte conclusiva dell’inverno (fine gennaio/febbario ) e a limite nella primissima fase (prima metà di dicembre, quando ancora il condizionamento da NAM+ non si è “propagato” alle quote inferiori).
    Per ciò che concerne la tipologia delle “eventuali” sortite polari, come detto, si fà appunto riferimento al fatto che: “esiste una stretta corrispondenza tra il pattern medio ottobrino ed il modello circolatorio caratterizzante i singoli episodi più cruciali che si verificano nel corso dell’inverno successivo [b](ovvero in riferimento agli episodi “chiave” in cui si registra la massima attività d’onda planetaria per lo specifico inverno).[/b] (abbiamo detto poco sopra che questi episodi, in cui si sfrutta la similitudine, per quest’anno (2011-2012) potranno caratterizzare solo l’ultima parte dell’inverno o al più (in via attenuata) la primissima fase di dicembre).

    A questo scopo adoperiamo le carte NOAA. Di seguito la carta delle anomalie di fine mese:

    d2xh.png

    Da questa si desume uno schema particolarissimo, che vede il vortice fortemente inclinato (linea verde), un onda pacifica per nulla intrusiva sul polo ed al contrario un onda atlantica in una configurazione molto anomala in quanto distesa e molto ficcante lungo una direttrice fortemente inclinata con conseguente separazione di lobi del vortice a partire da est ed in movimento retrogrado verso l’Europa. Inoltre è da osservare quella pesante anomalia positiva proprio sulla siberia centrale, sintomo di un processo di innevamento debole e lento (soprattutto alle latitudini più basse, overo sotto il 60°) parallelo. La conseguenza è un SAI su livelli bassi, ennesima testimonianza di un vortice polare invernale prevalentemente compatto.

    In definitiva le conclusioni per il prossimo inverno (2011-2012):
    – possibile superamento della soglia NAM o comunque deciso raffreddamento (evento condizionante stile ESE cold) con AO medio decisamente positivo (oscillante intorno a 0.7 quindi con estrema probabilità compreso nel range +0.5/+0.9). Di conseguenza si prevede un inverno dominato, soprattutto nella fase più centrale (metà dicembre-fìne gennaio), da un regime prettamente zonale;
    – probabili sortite artiche nella primissima fase della stagione e soprattutto nell’ultima parte (febbraio). Visto il pattern di ottobre, tali sortite dovrebbero avere una matrice fortemente continentale (e dunque a carattere gelido), in virtù di un impianto che favorisce decise, [b]nonchè basse [/b], retrogressioni di lobi del VP direttamente dal comparto russo/siberiano.

    Ora, poichè non siamo a fine ottobre 2011 bensì siamo nel 2013 vediamo poi come è stato l’inverno:

    valore finale dell’AO medio 0.66, con superamento della soglia NAM nella prima fase e deciso evento ESE cold in grado di condizionare l’inverno nella sua fase più centrale. A causa di una partenza precoce di tale raffreddamento, non si è verificato alcun evento di rilievo nella prima fase di dicembre. A quest’ultimo proposito, quando si ha a che fare con questi eventi ESE cold (ovvero con inverni da AO decisamente +), l’eventualità di un evento freddo nei primissimi giorni dell’inverno (prima della chiusura delle saracinesche a causa del condizionamento da NAM++), dipende appunto dall’esatto inizio della fase di raffreddamento stratosferico. L’esatta fase di inizio della fase di forte rafeddamento (di cui grazie all’OPI se ne sa già l’esistenza) si comincia a percepire verso metà novembre.

    Gli episodi invernali, connessi ad un rallentamento del getto, si sono avuti solo nell’ultima parte dell’inverno, ovvero dopo l’esaurimento completo della fase condizionante NAM++. L’episodio focale, ovvero l’eisodio in cui si riscontra la massima attività d’oda planetaria, è proprio quello a cavallo tra fine gennaio/inizio febbraio. In questo frangente si è appunto assistito ad uno schema barico favorevolissimo a retrogressioni ripetute dal lontanissimo est, e con direttrice molto bassa. Questa la carta del 31 gennaio (prurtroppo non ho la possibilità di elaborare la carta media relativa all’intera fase, quindi prendo quella centrale):

    [center] ttv6.png[/center]
    [b]qualsiasi commento relativo alle fortissime similitudini/simmetrie con la carta di ottobre, risulterebbe sicuramente vano e superfluo.[/b]

    nel prossimo appuntamento della nostra rubrica analizzeremo gli episodi di MMW split….anche in questo caso vedremo come, questo affascinantissimo fenomeno (spesso poco produttivo nella fase diretta), in molti casi risulta facilmente prevedibile (da chiunque) già ad ottobre.

    a presto ragazzi

    Riccardo, Alessandro e Zambo

      (Quote)  (Reply)

  5. FBO,

    Come tu faccia a dire che la relazione non spiega il modello per me è incomprensibile.
    Tuttavia il vero problema è che sto benedetto pdf non posso discuterlo per i motivi dichiarati qualche post fa. Pertanto mi vedo costretto non poter controbattere a dovere.

    E mi dispiace davvero, poiché sarebbe ben chiaro a tutti che la tua è una presa di posizione inconsistente e in tal senso non potresti comodamente girare la frittata a proposito dell’onere della prova.
    Ma sul tuo modo di procedere rimangono le testimonianze degli altri articoli da me scritti o a cui ho partecipato pubblicati qui su NIA. Basta andare a leggere i post.
    Spero che sta faccenda della rivista si risolva presto, così da poter tornare sull’argomento e chiudere con te la partita.

      (Quote)  (Reply)

  6. tranquillo
    ho già capito la questione

    ma se non accetterete mai il parere di qualcun’altro non andrete da nessuna parte
    e non c’è nessuna partita da giocare, mettitelo in testa che quello che ti ho scritto l’ho fatto per darti una mano a migliorare il tuo lavoro

    se non me ne fregava nulla non ti scrivevo neanche.
    quindi ti prego di non rispondermi più, a meno che tu non sia realmente interessato a migliorare il modello

      (Quote)  (Reply)

  7. @Riccardo

    1_ Semplificando ( anche troppo ): se ad Ottobre si presentano prevalentemente pattern barici che aiutano la formazione di depressioni mediterranee come quella passata poco fa, è probabile che il fenomeno si ripeta verso la fine di Gennaio in poi, magari con lo scontro tra correnti fredde ESE e correnti miti e umide atlantiche.

    2_ Se il NAM fosse negativo ( forse assieme al AO- ), le tempistiche sarebbero anticipate a Dicembre/Gennaio ?

    Grazie di tutto.
    Fano

      (Quote)  (Reply)

  8. Cosa rende più negativa rispetto ad un’altra caratterizzata da più positività, una serie mensile di misurazioni di NAO? Vedo questo se guardo il 2012 complessivamente e lo confronto con il 1987 o 1997? ma non come è stata interpretata dall’IPCC..

    Attualmente manca una componente subtropicale… le previsioni potrebbero aver visto freddo, poi errate o cosa non lo voglio sapere, poi mal interpretate diciamo cosi, essersi tramutate per come la vedo io, in singhiozzi tropicali ; alterazioni di temperatura imprevedibili, fuori parametro, anomalie continente/oceano. relative ad una ridistribuzione delle SST, teleconnessioni quindi, su scala globale.

    A prima vista noto questo riprendendo i grafici. dopo l’ultimo commento..
    non sono convinto sulla neve siberiana, o meglio.. avendo inizialmente considerato un fase con ruolo dinamico, dell’omonimo anticiclone e poi confrontando le differenze di pressione sul comparto europeo orientale/baltico…

    L’attuale situazione inganna, è un graduale abbassamento del vortice polare sull’Europa dal Mare del Nord.. gli effetti stratosferici sempre più vistosi verso fine mese.. fisiologici per come vedo il clima.
    Cosa muoverà un’eventuale terzo ingresso artico continentale (orientale) a cavallo tra ottobre/novembre 2013..?

    è una serie e come tale va interpretata, visto che, anche in meteo su scala globale, la ridistribuzione anticiclonica sta cambiando, fase prematura di NINO? o ripetendo schemi circolatori della prima metà dello scorso secolo..

    Il lavoro di questi ragazzi merita, incastra perfettamente con quel che forse ho intuito.. era ora!

      (Quote)  (Reply)

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