La desertificazione che fa aumentare gli spazi verdi

Siccità, climatologo: Italia sempre più verso clima africano
Gianmaria Sannino (Enea): “Rischio concreto di desertificazione”

Roma, 1 feb. (askanews) – La siccità che sta caratterizzando questo inverno italiano “è decisamente anomala e va purtroppo nella direzione proiettata dai nostri modelli”, che indicano come “l’Italia stia andando verso un clima africano”, con “sempre maggiore frequenza dell’anticiclone africano a scapito di quello delle Azzorre” e concrete possibilità di “desertificazione”. Insomma, temperature miti e siccità invernali “sono gli effetti di cambiamenti climatici già in atto e che dobbiamo fronteggiare”, come d’altronde è stato anche ‘certificato’ dalla Cop 21, la conferenza mondiale sul clima di Parigi del dicembre scorso. E’ quanto ha spiegato in un’intervista telefonica ad askanews Gianmaria Sannino, responsabile di Modellistica climatica e impatti dell’Enea.

……

L’Europa è più verde ora, che 100 anni fa

—– Occhio a l’animazione sotto riportata —–

Animazione dei cambiamenti del territorio europeo per ogni decennio
 
Il concetto di Hilda :

Lo storica valutazione delle dinamiche della terra, il progetto (HILDA), è un nuovo prodotto utilizzato per la ricostruzione storica della copertura del suolo terrestre e visione del suo cambiamento. HILDA è una combinazione di più flussi di dati armonizzati e coerenti, ripresi dal centro storico di informazioni di copertura del suolo.
I prodotti utilizzati sono : il telerilevamento, gli inventari nazionali, le fotografie aeree, le statistiche di copertura del suolo, le vecchie enciclopedie e le mappe storiche di copertura del suolo.

Utilizzando le potenzialità dei dati armonizzati, il vantaggio di HILDA è quello di offrire un modello migliorato per comprendere le qualità e le tendenze del cambiamento del terreno per l’intero periodo, come abbiamo più fonti di dati misurati disponibili su cui contare.
I flussi di dati spaziali forniscono anche informazioni dettagliate su dove sono occorsi  i cambiamenti della terra. Infine, i flussi di dati spaziali forniscono anche informazioni dettagliate su i processi di conversione e copertura del suolo e dove quest’ultimi si sono verificati (ad esempio, nel passaggio da foreste a terre coltivabili).

Il nostro modello è stato realizzato con metodi più accurati per quantificare i cambiamenti terrestri, in considerazione anche delle variazioni lorde anzichè delle variazioni nette.
HILDA in conclusione, offre una completa visione su vari paesi e fornisce mappe per ogni decennio.
Fonti : 
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5 pensieri su “La desertificazione che fa aumentare gli spazi verdi

  1. Occorre considerare che l’utilizzo del legname destinato alle costruzioni e ai manufatti, alla produzione di energia e del calore ecc. è andato drasticamente diminuendo dai primi anni del 900 a causa della scoperta del petrolio, l’invenzione del cemento armato, della plastica, lo sfruttamento del gas naturale, del carbon fossile ecc. ecc.

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  2. ab2010,

    Si ottima osservazione.
    Resta cmq il fatto che in epoca recente, in pieno utilizzo di combustivi fossili, il verde è rimasto pressochè costante o con leggeri aumenti e limitate flessioni (locali) se osserviamo bene. Spagna, GB , Germania o paesi baltici in aumento

    Tic-Toc 1980-2000 (clicca su l’immagine)

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  3. I deserti sono figli del freddo e della scelleratezza umana, altro che riscaldamento globale! Ne sono un esempio i deserti fossili (con dune seppellite sotto foreste impenetrabili) sparsi in mezzo mondo e risalenti all’ultima era glaciale (Venezuela, Brasile, Cina, Myanmar, ecc.). Lo stesso Sahara, durante l’optimum climatico post-glaciale, era una savana, ben alberata!
    I deserti moderni li creiamo noi, ma per il super-sfruttamento del suolo, la pastorizia scellerata, il peso demografico e l’espansione antropico-urbana.
    Nel Corno d’Africa in poco più di 50 anni sono passati da 40 milioni a oltre 150 milioni di abitanti, e tutti con lo stesso stile di vita: pastorizia, incendi e agricoltura di sussistenza, per non parlare poi dello sfruttamento del suolo per scopi urbanistici, militari, da estrazione di materie prime e quant’altro!
    A 4000m sull’altopiano delle Ande ho visto con i miei occhi resti di insediamenti umani risalenti a poche migliaia di anni fa, dove ora c’è solo un’arida e sconfinata petraia, molto più simile al deserto freddo di Marte. Eppure alternati a depositi petrosi, ci sono suoli ben strutturati, segno di vegetazione ben presente e forse anche arborea. Cos’è successo!? Fa più caldo oggi rispetto ad allora!?
    C’è siccità in Italia!? E dove!? Desertificazione!? Ma se coltiviamo mais e riso e facciamo più vino della Francia! Ma che li paghiamo a fare certi soggetti! Ma forse servono ai contadini, pardon agli imprenditori agricoli, per far tornare i bilanci; oppure a qualcuno che vuol riempire l’Italia, di dighe, laghi e sponde artificiali, visto che non sanno più che farsene del cemento!

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  4. Michele,

    credo che dagli anni 80 occorra anche considerare la nascita e la progressiva diffusione dell’ambientalismo che ha portato all’istituzione di aree naturali protette, alle leggi sulla limitazione del consumo di suolo, forse allo sfruttamento ponderato (gestito) dei boschi ecc.

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  5. ninco nanco,
    Non condivido il commento di ninconanco .
    E’ un miscuglio di retorica, storia e antropologia privo di un filo logico, l’opposto di un’analisi scientifica.
    Il commento di Michele e’ esemplare.

    d4S

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