Il ‘Grande smog’di Londra: svelato il mistero della nebbia killer del ’52

Una forte nebbia coprì per cinque giorni il cielo di Londra nel 1952, causando migliaia di morti. Dopo circa 60 anni, uno studio su Pnas tenta di spiegare le cause di questo misterioso fenomeno

SONO ormai pochi quelli che se la posso ricordare: quella fitta e densa nebbia che nel 1952 oscurò per cinque lunghi giorni il cielo di Londra, causando gravi problemi respiratori e uccidendo migliaia di persone. Per più di sessant’anni nessuno scienziato era riuscito a spiegare la natura e l’origine di questo incredibile fenomeno che gli esperti hanno definito il ”Grande smog”, ma oggi il mistero sembra essere stato finalmente risolto.

Dopo decenni di ricerche, un team internazionale di scienziati è riuscito a scoprire una specifica reazione chimica che potrebbe aver causato il peggior evento di inquinamento atmosferico nella storia europea, evidenziando come caratteristiche simili siano presenti oggi in Cina e in altri luoghi. Il loro studio è stato pubblicato di recente sui Proceedings of the National Academy of Sciences.

Ma torniamo un attimo indietro nel tempo. Esattamente al 5 dicembre del 1952, quando una fitta coltre di nebbia calava sulla città di Londra nell’iniziale indifferenza dei londinesi, abituati a nebbioni e muri di smog che potevano durare anche per settimane. Nei giorni successivi, però, le condizioni peggiorarono rapidamente: la visibilità si ridusse a pochi metri in molte parti della città costringendo le autorità a chiudere scuole, teatri e cinema, e spingendo la cittadinanza a rinchiudersi in casa. E quando la nebbia finalmente si alzò, alle sue spalle lasciava almeno 4mila morti, tra cui molti bambini e anziani, e più di 150mila ricoverati in ospedale.

Secondo studi recenti, però, il conteggio iniziale dei decessi oggi va rivisto al rialzo, con più di 12mila morti di tutte le età, a cui vanno aggiunti oltre 100mila malati. E sebbene sia ormai noto che le cause di molte di queste morti siano da ricercarsi nei livelli altissimi di inquinamento raggiunti nei giorni precedenti al Grande smog, i processi chimici esatti che hanno portato a questo mix micidiale di nebbia e inquinamento non erano mai stati pienamente compresi fino ad adesso.

Tornando ad oggi, grazie a esperimenti di laboratorio e misurazioni atmosferiche in Cina, il team di esperti è riuscito a dimostrare che il solfato, il principale agente chimico delle piogge acide, è probabilmente il fattore che ha contributo alla formazione del Grande smog del ’52. La produzione del mix letale sarebbe dovuta alla presenza di altre due sostanze chimiche nelle giuste proporzioni: acido solforico e anidride solforosa, un gas inquinante derivante dalla combustione del carbone. Interagendo in particolari condizioni queste possono contribuire a formare il solfato, che a sua volta costituisce un importante componente del cosiddetto particolato, l’insieme delle sostanze inquinanti organiche e inorganiche sospese nell’aria, in grado di penetrare i tessuti polmonari, causando quindi gravi danni alle vie respiratorie.

Sul piano strettamente tecnico, lo studio ha indagato alcuni processi chimici che possono aver prodotto la grande quantità di particolato presente nel Grande smog del ’52, scoprendo che il tassello mancante, fino ad oggi, era un’ulteriore sostanza: il biossido d’azoto, un co-prodotto della combustione molto presente all’epoca nell’atmosfera di Londra, che avrebbe facilitato la reazione chimica che ha prodotto il solfato.

Un altro aspetto fondamentale nel Grande smog sarebbe stata la presenza di nebbia naturale, che avrebbe fornito l’ambiente perfetto per le reazioni chimiche che hanno prodotto l’acido solforico, e una volta evaporata, avrebbe poi lasciato nanometriche particelle acide che hanno ricoperto la città.

”Il fenomeno catastrofico del ’52 è stato causato principalmente dalla presenza di aria ristagnante e un’elevatissima concentrazione di particolato, dovuto alle emissioni di combustibili fossili”, spiega Nicola Pirrone, Direttore dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (Iia). ”Parliamo di livelli elevatissimi, molto lontani, per fortuna, da quelli che si registrano ad esempio in Italia, nonostante anche da noi la qualità dell’aria è comunque fuori norma, a causa per esempio del riscaldamento domestico e delle automobili. Anche oggi comunque, in paesi come la Cina si verificano eventi di inquinamento atmosferico simili al Grande smog. Per esempio a Pechino, dove si raggiunge in alcuni periodi dell’anno punti critici in cui la densità delle polveri sottili aumenta drasticamente, raggiungendo livelli di particolato che si aggirano intorno ai 300/400 microgrammi per metro cubo”.

Anche lo studio appena pubblicato su Pnas evidenzia, infatti, che una composizione chimica simile a quella del Grande Smog si può trovare anche in Cina, dove, non a caso, si trovano ben 16 delle 20 città più inquinate del mondo. Lo studio dimostra infatti che nel paese asiatico sono in atto fenomeni chimici simili, ma non identici, a quelli che hanno prodotto il Grande smog, che meritano quindi maggiori studi per verificarne la reale pericolosità.

”Una migliore comprensione della chimica dell’aria è la chiave per lo sviluppo di interventi normativi efficaci in questo Paese”, spiega Zhang. ”Risolvendo il mistero della nebbia killer di Londra, crediamo che anche per la Cina abbiamo dato alcune idee di come migliorare la qualità dell’aria. La riduzione delle emissioni di ossidi di azoto e ammoniaca è probabilmente molto efficace nel distruggere il processo letale di formazione del solfato”.

Fonte : http://www.repubblica.it/ambiente/2016/11/24/news/il_grande_smog_di_londra_svelate_le_cause_della_nebbia_killer_del_52-152718087/?ref=fbpa

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