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Indici meteo-climatici di Marzo-Aprile 2013 e prospettive meteo-climatiche primaverili

22 aprile 2013 29 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3, peraltro già riportato nel forum Meteo.

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Gli indici: i valori del mese precedente

Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi neutralità, MEI index): (-0,163) -0,171

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-0,43) –0,63

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation): (+0,147) +0,188

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-1,24) +2,85

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-8,66) -8,32

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente è in fase 5, in procinto di passare in fase 6, ma con intensità davvero ridotta, tanto da essere probabilmente poco significativo.

- L’ITCZ, nuovamente significativo per il nostro emisfero dall’inizio di Aprile, mostra un sopramedia nel settore centrale e un sottomedia nell’estremo settore orientale; per il resto risulta in media.

Commento indici

- l’ENSO ad aprile ha mostrato comportamenti differenziati da zona a zona dell’Oceano Pacifico:

  • in zona 1+2 (a ridosso delle coste sudamericane), attualmente appare in sviluppo un evento di Nina, finora non atteso nella sua intensità attuale
  • in zona 3, 3,4 3 4, invece, si osserva una lieve positività, in sostanza un debolissimo Nino, più evidente in zona 3.4 (peraltro la più estesa).

Le previsioni NOAA per i prossimi mesi mostrano una certa fatica a seguire le ultime rilevazioni dell’evento e continuano a mostrare una sostanziale tendenza al prolungamento della fase di neutralità. Tuttavia, l’esperienza suggerisce di attendere almeno la prossima rilevazione mensile prima di trarre conclusioni in tal senso, in quanto non si esclude una “ritaratura” delle previsioni stesse in seguito agli sviluppivcitati sopra.

- La PDO permane negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi
anni) ed oscilla, talvolta aumentando, talvolta diminuendo (come adesso, dopo qualche mese di incremento); sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore”; lo si è osservato nel caso dell’evento di Nino conclusosi “prematuramente” all’inizio dello scorso autunno. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) dopo un cambio di segno.

- La QBO30 è tornata in territorio positivo, per la prima volta da Luglio 2011. Le statistiche dal 1979 ad oggi indicano una permanenza in territorio positivo compresa tra gli 11 ed i 16 mesi, dunque un ritorno in territorio negativo compreso tra Febbraio e Luglio 2014.

- La QBO50, dopo il valore minimo di dicembre, sta lentamente risalendo verso la neutralità. Le statistiche, disponibili dal 1979
ad oggi, indicano che l’indice può permanere in fase negativa fino ad un massimo di 18 mesi. Attualmente la negatività dura da 14 mesi (Febbraio 2012), dunque al più il passaggio in fase positiva avverrà entro la prossima estate.

Come segnalato in precedenza, in base alle osservazioni ENSO NOAA, la prolungata neutralità sta volgendo in Nina nel settore oceanico orientale, mentre altrove permangono condizioni comprese tra neutralità e Nino molto debole. Le anomalie sottosuperficiali di temperatura possono fornire una prima valida indicazione di quanto probabilmente accadrà nel prossimo futuro.
La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif,

Rispetto ai mesi precedenti (Gennaio, Febbraio e Marzo), le persistenti anomalie negative nel comparto oceanico centro-orientale si sono estese verso ovest. In quello occidentale, le anomalie positive, tuttora presenti, si sono parzialmente ritratte verso ovest. In
sostanza, la rilevazione non chiarisce se nei prossimi mesi si avvierà un evento di uguale segno (Nino o Nina) in tutto il comparto oceanico. Anzi, essa testimonia di un perdurante equilibrio tra anomalie di segno opposto, che non sembra ancora risolversi a favore dell’una o dell’altra.

Si nota, inoltre, che le anomalie negative, così come quelle positive, presentano tuttora una ridotta tendenza all’emersione. Tale fenomeno trova riscontro nell’immagine successiva, quella relativa alle anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico.

Si osserva, infatti, da est ad ovest, una continua alternanza tra deboli anomalie negative e positive, tranne che nell’estremo settore orientale, a ridosso delle coste sudamericane, dove le anomalie negative sono più marcate.

http://www.ospo.noaa.gov/Products/ocean/sst/anomaly/index.html

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La primavera 2013

I prossimi giorni

I giorni attorno al ponte del 25 aprile, vedranno condizioni di tempo variabile: inizialmente instabile al Nord e variabile altrove, specie al Centro; poi interverrà un temporaneo miglioramento, cui seguirà un nuovo possibile peggioramento dopo la fine della settimana del 25. Le temperature, dopo una prima discesa, risaliranno anche di molto (una sorta di prefrontale piuttosto caldo e duraturo) e poi probabilmente scenderanno di nuovo. Insomma, un classico andamento di tipo primaverile. L’immagine seguente è relativa a metà giornata di giovedì 25, alla quota di 850 Hpa:

Nell’immagine, si nota bene l’alta pressione sull’Europa Centro-orientale e sull’Italia, propaggine di quella delle Azzorre e il primo accenno di temporanea rimonta calda sull’Italia, che vedrà ad occidente un successivo affondo ben più freddo nei giorni immediatamente seguenti.

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Possibile evoluzione successiva (maggio)

I possibili scenari di inizio maggio cominciano a delinearsi, sia pure con qualche margine di incertezza: i saliscendi di AO e NAO suggeriscono un’alternanza di fasi meteo tra loro differenti, se non opposte, pur nel contesto di una stagione in media pienamente primaverile. Dunque caldo africano, poi fresco atlantico, poi alta pressione sull’Europa, quindi possibile discesa artica ad occidente e caldo prefrontale più ad est e poi chissà cos’altro, magari di nuovo anticiclone africano.

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Ciò è confermato, almeno per ora, dall’esame della precedente mappa delle anomalie superficiali oceaniche: si nota che al momento non sono presenti anomalie fredde presso le coste africane occidentali, anche se non è escluso possano comparire nel prossimo futuro, in seguito a qualche affondo nord atlantico e/o per fenomeni sottosuperficiali non ancora ben noti. In sostanza, per ora non si vede la formazione di una “lacuna barica” al largo delle coste portoghesi, che in passato ha favorito tante volte intense e durature spinte calde africane verso il Mediterraneo e l’Italia. Tuttavia, la partenza sopramedia dell’ITCZ in qualche misura ha favorito la rimonta calda verso il Mediterraneo.

In sostanza, al momento possiamo ragionevolmente confidare in un decorso stagionale abbastanza normale, senza troppi eccessi, pur nella fisiologica alternanza tra fasi più calde e fasi più fresche. Ma non illudiamoci si tratti di una situazione già consolidata ed immutabile fino al termine della stagione.

 

FabioDue

Indici meteo-climatici di Febbraio 2013 e prospettive meteo-climatiche primaverili

29 marzo 2013 16 commenti

Introduzione

Dopo un’interruzione il mese scorso, dovuta ad impegni di lavoro di chi vi scrive, riprende la consueta rubrica meteo.

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3, peraltro già riportato nel forum
Meteo.

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Gli indici: i valori del mese

Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi Niño): (+0,042) -0,163

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-0,14) -0,43

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation): (+0,158) +0,147

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-6,07) -1,23

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-9,65) -8,66

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente è in fase 1, ma con intensità davvero ridotta, tanto da essere probabilmente poco significativo.

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Commento indici Febbraio

- l’ENSO a febbraio (ma anche a marzo) permane sostanzialmente in condizione di neutralità in tutto il comparto dell’Oceano
Pacifico equatoriale in cui si l’evento (di Nino o di Nina) si verifica. E’ in condizione di neutralità ormai da circa 6 mesi. Le previsioni NOAA attualmente indicano che la neutralità possa prolungarsi per almeno altri 6 mesi. Si tratta senz’altro di un fenomeno inconsueto, rispetto agli eventi di Nino e di Nina.
Tuttavia, dal 1950 ad oggi, si segnalano almeno quattro precedenti:

  • la neutralità del 2003-2004, durata complessivamente 16 mesi, è stato preceduta e seguita da due eventi di Nino deboli e brevi (PDO positiva);
  • la neutralità tra il 1980 ed il 1982, durata ben 22 mesi, preceduta da un Nino debole e breve e seguita da un altro evento di Nino, ma molto intenso (PDO in prevalenza positiva);
  • la neutralità tra il 1978 ed il 1979, durata 16 mesi, preceduta e seguita da due eventi di Nino deboli e brevi (PDO in prevalenza negativa);
  • la neutralità tra il 1959 ed il 1961, durata addirittura 30 mesi, preceduta da un Nino di discreta intensità e durata e seguita da una Nina debole (PDO in prevalenza negativa).

- La PDO permane negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi anni) ed oscilla, talvolta aumentando (come adesso), talvolta diminuendo (come adesso, dopo qualche mese di incremento); sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore”; lo si è osservato nel caso dell’evento di Nino conclusosi “prematuramente” all’inizio dello scorso autunno. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO:

http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo, ad ulteriore conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) a fronte di un suo cambio di segno.

- La QBO30 è in netta ripresa e presto tornerà in territorio positivo, forse già nel corso di marzo.

- La QBO50, dopo il valore minimo di dicembre, sta lentamente risalendo.

Come detto in precedenza, in base alle osservazioni ENSO NOAA, ormai da 6 mesi si è in condizione di neutralità, in tutto il comparto oceanico equatoriale. Le anomalie sottosuperficiali di temperatura possono fornire una prima valida indicazione di quanto probabilmente accadrà nel prossimo futuro. La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif ,

Rispetto ai mesi precedenti (dicembre, gennaio e febbraio), si nota una persistenza di anomalie negative di rilievo nel comparto
oceanico centro-orientale. Invece, in quello occidentale, le anomalie positive, tuttora presenti, si sono parzialmente ritratte verso ovest ed indebolite.
Occorre tuttavia attendere conferme nel corso del mese di aprile. Solo allora si capirà meglio se sia davvero l’inizio di un evento di Nina, oppure semplicemente una modesta variazione nell’ambito di un persistente equilibrio tra anomalie di segno diverso.

Si nota, inoltre, che le anomalie negative, così come quelle positive, presentano una minore propensione all’emersione. Tale fenomeno trova riscontro nell’immagine successiva, quella relativa alle anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico.

Si osserva, infatti, da est ad ovest, un’alternanza tra anomalie negative e positive, le prime presenti all’estremo est (zona 1+2) e ad ovest (zona 4), le altre soprattutto nel comparto centrale (zone 3 e 3.4).

http://www.ospo.noaa.gov/Products/ocean/sst/anomaly/index.html

 

 

 

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La primavera 2013

I prossimi giorni

I giorni che precedono la Pasqua e, in misura minore, quelli immediatamente seguenti, vedranno un tempo variabile, a tratti piovoso, con temperature inferiori alla media al Nord, più in linea altrove, con qualche sopramedia al Sud.

Tale situazione è ben riassunta dalla seguente previsione di temperatura ad 850Hpa (1400-1500 metri di quota), relativa a metà giornata di venerdì 29:

 

 

Si nota perfettamente la direttrice principale delle correnti, alle nostre latitudini, da ovest verso est, dal medio Atlantico verso
l’Europa Occidentale. Si osserva, a nord e ad est dell’Europa, il freddo, che presto si ritirerà verso nordest. Che cosa accadrà sull’Italia, a cavallo delle festività pasquali? Si assisterà ad un lieve aumento delle temperature, specie al Nord, ma in un quadro meteorologico, come si diceva, improntato ad una variabilità a tratti perturbata.

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Possibile evoluzione successiva (aprile)

AO in risalita verso la neutralità, così come la NAO, pur con una certa dispersione dei membri previsionali a lungo termine. Tale
configurazione, se confermata, sarebbe favorevole perlomeno ad una discesa fredda artica, una sorta di estremo “colpo di coda” dell’inverno ormai concluso, entro la fine della settimana dopo Pasqua. Naturalmente, si vedrà se e dove una tale discesa fredda potrà colpire.

 

 

E poi? Verso i 7 giorni, si osserva una tendenza del Vortice Polare (quello troposferico, a 500Hpa) a compattarsi parzialmente,
senza più l’anticiclone polare che ne agevola la frantumazione. Inoltre, si osserva come il Vortice Polare Stratosferico, tra fine marzo ed inizio aprile, secondo le previsioni resista e anzi si approfondisca lievemente, anziché indebolirsi vistosamente, come invece accade di solito in primavera.

Anche per questo, nel lungo termine, è ragionevole attendersi un primo periodo di tempo anticiclonico, mite e soleggiato su tutta
l’Italia. Si ritiene, tuttavia, che la perdurante neutralità dell’ENSO non deponga a favore di ondate di caldo rilevanti né durature.

In sostanza, al momento possiamo ragionevolmente confidare in un decorso stagionale fisiologico, normale, senza troppi eccessi,
almeno per quanto concerne il mese di aprile.

FabioDue

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Rubrica Sole Febbraio 2013

13 marzo 2013 12 commenti

Introduzione

Negli ultimi 3 mesi abbiamo assistito all’ennesimo “coup de théâtre” messo in scena dal nostro astro: dopo una serie regolare di saliscendi durata all’incirca un anno, il mese di Dicembre 2012 ha visto un crollo repentino dell’attività fino a portarsi ai livelli del Febbraio 2012 che, lo ricordiamo, ha di fatto dato il via all’attuale fase di discesa del ciclo 24. Il 2013 ci ha consegnato poi un Gennaio a due facce che, nonostante il discreto picco della prima parte del mese, non è riuscito a far risollevare più di tanto la tendenza “al ribasso” che questo ciclo sembra ormai aver preso. Fedele all’imprevedibilità, il Sole ha deciso di prendersi una ulteriore pausa anche nel mese di Febbraio che è stato caratterizzato da valori degli indici del tutto simili a quelli fatti registrare a Febbraio e Dicembre 2012, avvalorando ancora di più la tesi di un precoce decadimento di questo ciclo.

La logica vuole che, comunque, si mantenga ancora una certa prudenza al riguardo e a tal proposito le ultime “nuove” dalla Nasa danno ancora credito ad un probabile secondo picco che potrebbe verificarsi in futuro (periodo variabile tra 2013 e 2015) http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/01mar_twinpeaks/

In attesa di sviluppi ci limitiamo a constatare che, contrariamente a quanto palesato fino ad ora, stiamo comunque vivendo quella fase del ciclo che dovrebbe corrispondere al massimo o quantomeno essere in prossimità di quest’ultimo e che il livello generale di attività risulta quindi più simile ad una fase di minimo solare, come si nota anche nel grafico seguente.

 

Il grafico evidenzia pure che, nell’ultimo anno, il trend del solar flux è nullo, ovvero non è in media né aumentato né diminuito. Questo è un segnale chiaro della condizione di sostanziale massimo del ciclo.

In virtù di quanto sopra, è ovvio che anche l’indicatore per antonomasia dell’andamento dell’attività solare, l’SSN (fonte SIDC), si sia comportato di conseguenza, infatti, dopo il massimo registrato a Febbraio 2012 con 66,9, a Marzo scorso per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN si è interrotta ed invertita, continuando a calare sensibilmente nei mesi seguenti: in controtendenza rispetto al calo dei valori mensili degli ultimi mesi, dopo aver raggiunto a Luglio il valore di 57,7, per Agosto 2012 si è riscontrato un valore leggermente superiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 58,1, così come ampiamente pronosticato dagli Esperti.

Questo timido segnale di ripresa non deve trarre in inganno, in quanto il trend generale dell’attività rimane comunque improntato ad un sensibile calo. Se questa tendenza non si invertirà nuovamente e nettamente, il massimo relativo raggiunto nel mese di Febbraio 2012 sarà anche il massimo assoluto del ciclo, come ormai sospettiamo fortemente. Condizione affinché questo sia effettivamente il massimo assoluto è che l’attività solare non manifesti una ripresa duratura su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali e con le dovute cautele, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto.

Come accennato in precedenza, attualmente il sole sta attraversando una nuova e profonda fase di “riposo” e pertanto, in mancanza di nuove e consistenti impennate dell’attività andremo incontro alla conferma del declino del SSN. Anche se il trascorrere del tempo rende sempre più remota una possibile ripresa in grande stile dell’attività, la prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione (vedi articolo Nasa di cui sopra). L’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo sembrano comunque essere al momento la più probabile delle ipotesi.

Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta essere leggermente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo cade a Marzo 2012 anziché Febbraio. Anche per il “nostro” conteggio ad Agosto 2012 si è registrata una piccola crescita (da verificare i dati definitivi)  ma comunque la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Come più volte rimarcato, non bisogna sottovalutare la possibilità che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14 come evidenziato anche dagli esperti della Nasa) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi abbia  “ritrattato” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato questo Febbraio 2013:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Febbraio è stato caratterizzato da un livello di attività decisamente molto basso e piuttosto costante per tutta la durata del mese, con la formazione di poche macchie e valori di Solar Flux da minimo. Da notare che per la prima volta dopo diversi mesi sembra essersi interrotta la sequenza di oscillazioni regolari del Solar Flux : da verificare se nei prossimi mesi assisteremo ad una ripresa del “battito” o se invece tale fase sia da considerare conclusa.

In virtù di quanto sopra esposto, il valore medio mensile del solar flux (aggiustato), è rimasto su valori assolutamente non assimilabili a quelli che si dovrebbero verificare in normali condizioni in un massimo del ciclo, scendendo repentinamente dal 122,78 del mese scorso fino ad un modestissimo 101,90, lontano “anni luce” dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile. Parallelamente anche il sunspot number ha registrato un sensibile calo rispetto a gennaio, passando da 62,9 a 38,0 valore che, risulta essere, anche per questo indice, quasi la fotocopia di quello fatto registrare 12 mesi fa: tutto questo conferma ancora una volta l’ipotesi che il ciclo possa davvero essere giunto al suo massimo e che questa incapacità di sovvertire una tendenza abbastanza netta al ribasso degli indici e non riuscire a produrre più di quanto fatto vedere fino ad ora, di fatto possa decretare l’inizio del declino effettivo dello stesso. L’andamento dei prossimi mesi è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una (sempre più meno probabile) ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è ormai alle nostre spalle.

I valori del NIA’s di gennaio (33,5) e febbraio 2013 (19,9) sono provvisori e in attesa di validazione.

Un eventuale nuovo picco di attività, presumibilmente relativo al picco dell’emisfero sud che al momento sembra essere ancora “latitante” in questo ciclo 24, rimane comunque una ipotesi da non sottovalutare stante la recente previsione NASA e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008 . Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN, con l’attuale “rimbalzo” tecnico (ci si passi l’espressione colorita!) dato che già a partire dal prossimo mese questo indice è dato nuovamente in calo.

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Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 ha incontrato nella sua progressione, ormai giunta al suo massimo. Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

 

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti, ed ormai dubitiamo fortemente sia in grado di raggiungerla. Inoltre, si nota chiaramente una prima tendenza al declino, manifestatasi in questi ultimi mesi, dopo un trend costantemente improntato al rialzo almeno fino allo scorso autunno (mesi 44-45).

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 101,90 (contro 122,78 di Gennaio) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,5, (ore 22 del 24/02) e 113,5, (ore 22 del 19/02) valore assolutamente non in linea con un sole in condizioni di massimo. Nell’ultima decade (dal 19 al 28 compresi) la media è stata pari a 101,62 (valori delle ore 20), valore molto basso e totalmente sovrapponibile alla media mensile.

 

Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

 

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (16 febbraio) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +9, ovvero in lenta e progressiva crescita rispetto alla rilevazione di luglio (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto. Per l’Emisfero Sud il momento dell’inversione si sta avvicinando: infatti i valori degli ultimi 6/7 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa, da +30 a +16, anche se nella rubrica di Gennaio il valore riportato da questo emisfero era pari a +13. E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli,(attualmente è in corso una sorta di “allontanamento” da parte dell’emisfero sud rispetto alla possibile inversione) come si può osservare nei grafici proposti di seguito e dai valori “non filtrati” disponibili. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si completi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e, per un lungo periodo di tempo, in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata. Comunque la media dei due emisferi è ormai prossima alla neutralità (-3).

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, al momento sembrano indicare una prosecuzione della fase di stallo: le regioni attive sono sempre poche e tendono a formarsi quasi in maniera alternativa, una volta nell’Emisfero Nord, il mese seguente in quello Sud, vanificando ogni possibile (timido) tentativo di ripresa. Risulta sempre valida quindi la regola che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. Intanto ormai il 2013 è iniziato da due mesi: secondo le previsioni NASA il massimo del ciclo sarebbe in corso! E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche.

 

Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il Sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse. La parvenza di “normalità” dell’autunno 2011, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio 2012 ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, come quello di Novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. I mesi di Dicembre 2012 ed il Febbraio appena trascorso potrebbero (il condizionale è sempre d’obbligo!)  aver dato il “colpo di grazia” a questo ciclo. Valori degli indici di riferimento nuovamente così bassi lasciano intendere che il Sole non riesce a dare di più di quanto non sia riuscito a fare nel corso degli ultimi 4 anni e anche una eventuale (improbabile) e forte ripresa dell’attività potrebbe non essere sufficiente a far cambiare “piega” alle cose. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel periodo 2013/2015, come indicato nelle ultime previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da Luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra proseguire una fase di  maggiore spinta relativa proprio nell’emisfero Nord che, teoricamente, dovrebbe invece andare verso un fisiologico calo dopo il massimo raggiunto a settembre 2011 (SSN emisferico 41,29) mentre l’emisfero Sud, dopo aver apparentemente iniziato una decisa fase di crescita, al momento risulta essere in completo stand-by.

Si tratta quindi di una fase al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che ben difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno 2011. Gennaio 2013 avvalora ancora di più la nostra ipotesi. E’ più probabile un relativo picco di attività dell’emisfero Sud, magari coincidente con la prossima inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; nonostante l’aumento di attività dell’ultimo periodo, è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che, come detto, negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta”  sembra apparentemente entrato in una fase di stallo e la curva del SSN emisferico ha iniziato a scendere dopo il “picco” di aprile 2012 (SSN emisferico 30,09):

 

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 

Apuano 70 e FabioDue


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Rubrica Sole Dicembre 2012

8 febbraio 2013 11 commenti

Introduzione

Sono passati oltre 4 anni dal minimo del dicembre 2008; anche a detta degli Esperti stiamo attraversando quella fase del ciclo che dovrebbe corrispondere al massimo o quantomeno essere in prossimità di quest’ultimo ma in realtà il livello generale di attività del sole risulta essere, con l’esclusione di alcuni brevi periodi, molto molto basso, decisamente più simile ad una fase di minimo solare. Da circa un anno ormai, il Sole mostra un’attività non particolarmente intensa, contrassegnata dalla regolare alternanza di periodi moderatamente attivi e fasi di “stanca” con valori degli indici di riferimento da pieno minimo ed un solo picco di rilievo (ma comunque sempre molto relativo), all’inizio di Luglio, come si nota nel grafico seguente.

Questo, anche grazie al basso livello generale mostrato dal nostro astro anche nelle cosiddette fasi “attive”, ha fatto si che a marzo scorso per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN (fonte SIDC) si è interrotta ed invertita, continuando a calare sensibilmente nei mesi seguenti; infatti il SSN ha fatto segnare per Luglio 2012 un valore ulteriormente inferiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 57,7 contro il picco massimo di 66,9 registrato a Febbraio 2012. Se questa tendenza non si invertirà nuovamente e nettamente, il massimo relativo raggiunto nel mese di febbraio scorso diverrà un serio candidato al massimo assoluto di questo ciclo. Condizione affinché il massimo dello scorso Febbraio sia effettivamente il massimo assoluto è che l’attività solare non manifesti una ripresa duratura su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali e con le dovute cautele, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto.

E’ una possibilità reale: i quattro mesi caratterizzati da una più intensa attività fino ad ora ( Settembre – Dicembre 2011) sono somparsi dalla media mobile che determina il SSN (smoothed sunspot number), indicatore principale dello stato del ciclo. Nel momento in cui scriviamo il sole sembra attraversare una nuova fase di “riposo” dopo la fiammata (se così la si può definire) della prima metà del mese appena trascorso: si è trattato di un ennesimo “fuoco di paglia” e pertanto, in mancanza di nuove e consistenti impennate dell’attività andremmo incontro alla conferma del declino del SSN. Anche se il trascorrere del tempo rende sempre remota una possibile ripresa in grande stile dell’attività, la prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione: Hathaway, NASA & C. lo sanno forse meglio di chiunque altro… ;) . L’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo sembrano comunque essere la più probabile delle ipotesi.

Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta ancora lievemente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo risulterebbe essere Marzo 2012 anziché Febbraio. Bisogna comunque attendere l’uscita dei dati definitivi del NIA’s relativi all’ultimo semestre, attualmente caratterizzati da valori provvisori, per avere un quadro più preciso e fare quindi paragoni più attendibili.

Comunque anche per il “nostro” conteggio la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Non bisogna però sottovalutare la possibilità che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi cominci a “ritrattare” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato il primo mese di questo 2013:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Gennaio è tornato a far segnare un andamento “a due facce” ovvero si sono avute due distinte fasi, una di forte (almeno per quanto possibile per questo ciclo) attività, con il solar flux che ha raggiunto i valori di picco già realizzati nel secondo “massimo” dello scorso luglio e una di bassa attività, a partire dalla seconda metà del mese e che, al momento, non sembra voler lasciare subito il passo ad una nuova crescita dell’attività, come abitualmente accade da circa un anno a questa parte. Come accennato anche in precedenti “uscite” della rubrica, sembra essere sempre più evidente che l’attività solare è sempre più contrassegnata da oscillazioni regolari con valore del solar flux compreso tra 90/100 e 140/150: una sorta di “battito” che di fatto rispecchia la realtà di un sole “a due facce”, una più attiva ed una in completo stand-by.

Tale situazione potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere anche la diretta conseguenza di un sole con uno dei poli magnetici in fase di transizione, mentre l’altro “annaspa” per trovare l’energia necessaria per fare lo stesso…

In virtù di quanto sopra esposto, il valore medio mensile di solar flux (aggiustato), nonostante la forte spinta della prima metà del mese, è rimasto su valori assolutamente sovrapponibili alla media degli ultimi 12 mesi, risalendo dal 104,87 del mese scorso fino ad un comunque modesto a 122,78, sempre ben lontano dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile. Parallelamente il sunspot number ha registrato una sensibile crescita rispetto a Dicembre, passando da 40,8 a 62,9, valore che, anche in questo caso, risulta essere tipico di questa fase del ciclo solare: tutto questo conferma ancora una volta l’ipotesi che il ciclo possa davvero essere giunto al suo massimo e che questa incapacità di sovvertire una tendenza abbastanza netta al ribasso degli indici e non riuscire a produrre più di quanto fatto vedere fino ad ora, di fatto possa decretare l’inizio del declino effettivo dello stesso. L’andamento dei prossimi mesi, perlomeno fino a primavera inoltrata è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una (sempre più meno probabile) ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è, con tutta probabilità, ormai alle nostre spalle.

I valori del NIA’s di agosto (35,3) settembre (34,4), ottobre (30,5), novembre (36,6) dicembre 2012 (24,7)  e gennaio 2013 (33,5) sono provvisori e in attesa di validazione.

Non è da escludere che comunque possa verificarsi un eventuale nuovo picco di attività, probabilmente relativo al picco dell’emisfero sud che al momento sembra essere ancora “latitante” in questo ciclo 24, picco non improbabile stante la previsione NASA (massimo nella prima metà del 2013) e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008 . Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN.

 

Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 incontra nella sua progressione.

Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, si nota chiaramente la brusca frenata dopo il massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale, nonché il tentativo di “ripresa” e lo stallo degli ultimi mesi, con conseguente nuovo aumento della “distanza” con i cicli precedenti.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 122,78 (contro 104,87 di Dicembre) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,5, valore più da minimo (ore 22 del 29/01) e 169,5,  (ore 18 del 10/01. Nell’ultima decade (dal 20 al 31 compresi) la media è stata pari a 98,84(valori delle ore 20), valore molto basso che ha portato, nonostante la spinta iniziale, la media mensile ad essere in linea con quella media dell’ultimo periodo. Si osserva ancora quindi un’estrema variabilità di questo indice, dettata forse dall’avvenuta inversione magnetica dell’emisfero nord e che si manifesta con le oscillazioni regolari, con cadenza di circa 20/25 giorni, di cui abbiamo parlato in precedenza.

 

Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (ultimo grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (17 gennaio) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +7, ovvero in lenta e progressiva crescita rispetto alla rilevazione di luglio (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto. Per l’Emisfero Sud il momento dell’inversione si sta avvicinando: infatti i valori degli ultimi 5/6 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa (da +30 a +13). E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, come si può osservare nei grafici proposti di seguito e dai valori “non filtrati” disponibili. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si verifichi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata, tant’è che la media dei due emisferi, pur in progressiva netta diminuzione, rimane tuttora abbastanza distante dalla neutralità.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, sembrerebbero manifestare una possibile fase di stallo dell’attività solare nelle prossime settimane: le regioni attive sono decisamente poche in questa fase e tendono a formarsi più volentieri  nell’Emisfero Nord che nell’ultimo periodo è stato anche l’emisfero più attivo; nell’emisfero sud al momento l’attività è davvero scarsa ma, come sempre, i conti vanno fatti alla fine (in questo caso a fine mese :D ). Risulta sempre valida quindi la regola che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. Intanto abbiamo raggiunto l’inizio del 2013, quando secondo le previsioni NASA si avrebbe il massimo del ciclo! E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche.

 

Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse, la parvenza di “normalità” dello scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, come quello di novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. Il mese di Dicembre potrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo!) dare il “colpo di grazia” a questo ciclo: valori degli indici di riferimento nuovamente così bassi possono voler dire che il sole non riesce a dare di più di quanto non sia riuscito a fare nel corso degli ultimi 4 anni e anche una eventuale e forte ripresa dell’attività potrebbe non essere sufficiente a far cambiare “piega” alle cose.  Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel 2013, come indicato nelle previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra proseguire una fase di  maggiore spinta relativa proprio nell’emisfero Nord che, teoricamente, dovrebbe invece andare verso un fisiologico calo dopo il massimo raggiunto a settembre 2011 (SSN emisferico 41,29) mentre l’emisfero Sud, dopo aver apparentemente iniziato una decisa fase di crescita, al momento risulta essere in completo stand-by. Si tratta quindi di una fase al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso e l’andamento dell’ultimo mese di Gennaio avvalora ancora di più la nostra ipotesi. E’ più probabile magari un relativo picco di attività dell’emisfero sud, magari coincidente con la probabile prossima inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; nonostante l’aumento di attività dell’ultimo periodo, è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che, come detto,  negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta”  sembra apparentemente entrato in una fase di stallo…..e la curva del SSN emisferico ha iniziato a scendere dopo il “picco” di aprile 2012 (SSN emisferico 30,09).

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 

Apuano 70 e FabioDue

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Indici meteo-climatici di Dicembre 2012 e prospettive meteo-climatiche

21 gennaio 2013 29 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3,  peraltro già riportato nel forum Meteo.

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Gli indici: i valori del mese

Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi Niño): (+0,166) +0,037

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-0,59) -0,48

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation):   (+0,210) +0,176

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-18,95) -10,03

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-10,65) -11,70

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente è da poco entrato in fase 7 e presumibilmente entrerà in fase 8 entro la fine del mese. L’intensità è di un certo rilievo, dopo mesi di intensità davvero ridotta.

 

Commento indici Dicembre

- l’ENSO a dicembre (e ancora di più a gennaio) appare ormai orientato ad una Nina debole nel comparto oceanico centro-orientale 8zone 1+2, 3 e 3.4), mentre permane una condizione di neutralità nel comparto occidentale (zona 4).

- La PDO permane negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi anni) ed oscilla, talvolta aumentando (come adesso), talvolta diminuendo; sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore” nei confronti dell’evento di Nino conclusosi, probabilmente contribuendo in modo decisivo nel “sopprimere” tale evento. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo, ad ulteriore conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) a fronte di un suo cambio di segno.

- La QBO30 è in netta ripresa, pur restando ancora decisamente negativa.

- La QBO50, dopo una parziale risalita, ha raggiunto il nuovo minimo di questa fase negativa.

In base alle osservazioni ENSO NOAA, siamo ormai in presenza di un evento di Nina nella sua fase iniziale, almeno nella porzione centro-orientale dell’Oceano Pacifico equatoriale. Per ora si tratta di un evento debole, ma l’incertezza delle previsioni (testimoniata dall’elevata dispersione dei membri previsionali del NOAA già dopo qualche mese) non consente per ora di valutarne con precisione la “taglia”. Le anomalie sottosuperficiali di temperatura possono fornire una prima valida indicazione in tal senso. La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif ,

Nel corso dell’autunno si sono alternate e in sostanza bilanciate anomalie positive e negative, segno di una prolungata fase di transizione tra Nino e Nina. Ora però, le anomalie negative sottosuperficiali evidenti specie nelle ultime due immagini (dicembre e gennaio, anomalie fino a -4 gradi) cominciano ad emergere in superficie. Inizia così un pur debole (per ora) nuovo evento di Nina, appena 10 mesi dopo il termine dell’evento di Nina precedente. Ad ovest, invece, tra i 120 ed i 180 gradi di longitudine est, resistono tenacemente deboli anomalie positive.

L’emersione è ormai evidente anche nell’immagine successiva, quella relativa alle anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico.

Prevalgono ormai da mesi deboli anomalie positive, soprattutto nel comparto oceanico tropicale ed equatoriale centrale, tra Sudamerica ed Africa. Più a nord, si osserva una certa alternanza tra deboli anomalie di segno opposto. Le principali anomalie negative si ritrovano attorno alle  Isole Britanniche e nel Mediterraneo Occidentale.

http://www.osdpd.noaa.gov/data/sst/anomaly/2012/anomnight.1.17.2013.gif

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La seconda parte dell’inverno 2012/2013

 

I prossimi giorni

La settimana dal 20 al 27 gennaio sarà caratterizzata da un flusso atlantico o nord atlantico, dunque mediamente ondulato, freddino, con depressioni e perturbazioni che si succederanno, alternate da qualche breve pausa. Nulla di che in termini invernali, comunque si tratta di una condizione in grado di apportare buone precipitazioni in pianura e un buon apporto nevoso in montagna, al Nord a quote basse, altrove a quote medie.

Tale situazione è ben riassunta dalla seguente previsione di temperatura ad 850Hpa (1400-1500 metri di quota), relativa alle prime ore del mattino di giovedì 24, dunque a metà settimana:

Si nota perfettamente la direttrice principale delle correnti, da ovest-nordovest, dall’Atlantico settentrionale proprio verso l’Europa occidentale e anche l’Italia, nonché le isoterme, freddine ma non rigide per noi. Più a nord e ad est, staziona invece un nucleo di aria molto più fredda, che però non sembra volerci interessare, a causa della mancata elevazione dell’Anticiclone delle Azzorre (in basso a sinistra) lungo i meridiani.

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Evoluzione del Vortice Polare Stratosferico (VPS)

La prima parte dell’inverno europeo, come abbiamo visto, ci ha mostrato un’alternanza tra irruzioni fredde artiche, o artico-continentali, flussi miti perturbati atlantici e qualche anticiclone, anche a componente subtropicale e dunque con effetti mitigatori del clima invernale. Insomma, rispetto alle prospettive di partenza (Sole debole, niente Nino né Nina, QBO nettamente negativa) favorevoli ad un inverno “con i fiocchi”, per l’Europa e magari anche per l’Italia, a nord delle Alpi si è visto e si sta vedendo abbastanza, mentre a sud delle Alpi si è visto davvero poco. Perché? Una spiegazione risiede nel comportamento del Vortice Polare Stratosferico (VPS), piuttosto compatto rispetto alle attese e comunque con comportamenti diversi alle diverse quote stratosferiche (disaccoppiamento: split alle quote elevate, bilobazione alle quote inferiori): l’ormai noto stratwarming (o Major Midwinter Warming, MMW) avrebbe dovuto far “esplodere” il VPS, sostituendolo con un grande anticiclone polare, e mandandone a spasso i pezzi per l’Europa, l’Asia e il Nordamerica; in realtà, i suoi effetti non si sono propagati a tutte le quote della stratosfera e tantomeno alla troposfera. La ragione di ciò sarà spiegata in un articolo di approfondimento o nel forum Meteo di NIA. Limitiamoci per ora a questa constatazione.

Ora si prospetta una svolta netta, forse anche duratura, sebbene magari non proprio nei termini che ci si immaginerebbe.

Osserviamo la mappa seguente. Si tratta di un’analisi stratosferica GFS a 50Hpa (media stratosfera).

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Il VPS a 50Hpa, ad oggi, è marcatamente diviso in due lobi, si tratta quasi di uno split. Lo split è completo alle quote superiori (specie a 10 e 30Hpa), mentre è solo netta bilobazione alle quote inferiori (70 e 100Hpa).

Osserviamo poi una previsione a 5 giorni, ancora a 50Hpa:

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Il VPS è ancora diviso in due lobi, tuttavia la bilobazione è un po meno netta. Inoltre, si nota chiaramente una nuova spinta dell’anticiclone aleutinico, sulla sinistra dell’immagine.

Infine, la previsione a 10 giorni mostra quanto segue:

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La bilobazione è pressoché scomparsa, anche se il VPS è ancora piuttosto allungato, dunque non propriamente compatto. Inoltre, l’anticiclone aleutinico spinge con forza dall’Oceano Pacifico verso il Polo Nord, contribuendo alla sostanziale riunione dei due lobi del VPS, con il nucleo principale ancora posizionato tra Canada e Groenlandia.

Volendo utilizzare un’immagine intuitiva, la previsione suggerisce un “travaso” di gran parte del lobo siberiano nel lobo canadese.

Questo comportamento del VPS appare simile in entrambi i principali modelli di previsione stratosferica, GFS ed ECMWF e soprattutto a tutte le quote e contemporaneamente o quasi. Insomma, il succitato “disaccoppiamento” in questo caso non si verifica: come rispondendo ad un comando misterioso, il VPS riunisce in buona misura i suoi lobi all’unisono in un’unica struttura, disposta tra la Siberia ed il Canada nord orientale, passando per la Scandinavia, le Isole Britanniche e l’Atlantico settentrionale.

ECMWF, rispetto a GFS, non vede un “travaso” quasi completo di un lobo nell’altro, bensì un netto riavvicinamento tra i due lobi e dunque un ricompattamento dell’intera struttura, distesa tra Canada nord orientale, Atlantico settentrionale ed Europa nordorientale.

Beninteso, ciò non significa che il VPS non sia più disturbato e dunque suscettibile di nuove bilobazioni. Però indica che il MMW non ha portato e non porterà ai risultati attesi, cioè lo split a tutte le quote, anzi il VPS si ricompatterà parzialmente e dunque, all’inizio di febbraio, ci si ritroverà in una condizione di “punto e a capo”.

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Considerazioni finali

Nell’ipotesi che questa sia una previsione attendibile (conferma abbastanza quella del giorno precedente e quella di due giorni prima e vede nella sostanza concordi GFS ed ECMWF), si può ragionevolmente ipotizzare un proseguimento dell’inverno molto severo per la Siberia, per il Nord Europa (specie la Scandinavia, ma forse anche le Isole Britanniche), e almeno per parte del Canada e forse degli Stati Uniti orientali. Per il resto dell’Europa, invece, specie quella mediterranea, dunque compresa l’Italia, è ragionevole attendersi un tipo di tempo mediamente “da ovest”, con oscillazioni da nordovest più o meno marcate, dunque a tratti piovoso, ma comunque in prevalenza umido e mite e non eccessivamente freddo nemmeno in presenza di correnti da nordovest. Insomma, si tratterebbe di un tipo di tempo dal sapore più autunnale che invernale.

Ci sono possibilità che questa forma comunque allungata del VPS possa offrire spazio ad un avanzamento verso ovest dell’anticiclone siberiano? Ben poche, la spinta dell’anticiclone aleutinico è forte e tende a premere troppo verso l’Europa. Un VPS allungato, ma più centrato sull’Oceano Artico, avrebbe offerto maggiori possibilità ad un evento del genere. Anzi, la forza delle correnti occidentali potrebbe spingere l’Orso ancora più ad est, relegandolo alla Siberia orientale, sua patria di origine.

Chiaramente, per gli amanti del freddo e della neve si tratterebbe di una grossa delusione. Tuttavia, le carte stratosferiche sono fin troppo eloquenti e, a meno di dinamiche troposferiche (dunque ai piani bassi dell’atmosfera) ad ora non chiaramente visibili, le conseguenze sulla troposfera saranno con ogni probabilità quelle citate sopra.

Quanto potrà durare questa nuova configurazione del VPS? E’ davvero difficile dirlo. Si può osservare che alle quote stratosferiche più elevate (1 e 2 Hpa), il VPS, prima molto disturbato, probabilmente tornerà ad essere quasi circolare, cioè assolutamente compatto. A quelle quote, peraltro, la QBO risulta ormai ampiamente positiva e ciò non favorisce certo nuovi stratwarming. Ciò suonerebbe davvero come una campana a morto per l’inverno dalle nostre parti. Ma non affrettiamo le conclusioni.

Inoltre, in termini stagionali, i tempi cominciano a “stringere”: il calendario dice che siamo ormai vicini al culmine della stagione e non si vedono eventi che possano condurre ad alcun severo peggioramento di chiaro stampo invernale, alle latitudini mediterranee. Certo, manca ancora il mese di febbraio e forse anche buona parte di marzo, però le prospettive invernali al momento sono tutt’altro che incoraggianti.

Eventuali aggiornamenti saranno disponibili nei commenti al presente articolo, nel forum Meteo, oppure in un successivo articolo di approfondimento.

FabioDue

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Rubrica Sole Dicembre 2012

11 gennaio 2013 23 commenti

Introduzione

Sono passati 4 anni dal minimo del dicembre 2008; anche a detta degli Esperti stiamo attraversando quella fase del ciclo che dovrebbe corrispondere al massimo o quantomeno essere in prossimità di quest’ultimo ma in realtà il livello generale di attività del sole risulta essere, con l’esclusione di alcuni brevi periodi, molto molto basso, decisamente più simile ad una fase di minimo solare, in particolare per quanto riguarda la finestra dell’ultravioletto. Da circa un anno ormai, il Sole mostra un’attività non particolarmente intensa, contrassegnata dalla regolare alternanza di periodi moderatamente attivi e fasi di “stanca” con valori degli indici di riferimento da pieno minimo ed un solo picco di rilievo (ma comunque sempre molto relativo), all’inizio di Luglio, come si nota nel grafico seguente.

Questo, anche grazie al basso livello generale mostrato dal nostro astro anche nelle cosiddette fasi “attive”, ha fatto si che a marzo scorso per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN (fonte SIDC) si è interrotta ed invertita, continuando a calare sensibilmente nei mesi seguenti; infatti il SSN ha fatto segnare per Giugno 2012 un valore ulteriormente inferiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 58,9 contro il picco massimo di 66,9 registrato a Febbraio 2012. 58,9 coincide quasi perfettamente con il valore corrispondente ad Agosto 2011. Se questa tendenza non si invertirà nuovamente e nettamente, il massimo relativo raggiunto nel mese di febbraio scorso diverrà un serio candidato al massimo assoluto di questo ciclo. Condizione affinché il massimo dello scorso Febbraio sia effettivamente il massimo assoluto è che l’attività solare non manifesti una ripresa duratura su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali e con le dovute cautele, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto.

E’ una possibilità reale: i quattro mesi caratterizzati da una più intensa attività fino ad ora (Settembre-Dicembre 2011) sono ormai pressoché scomparsi dalla media mobile che determina il SSN (smoothed sunspot number), indicatore principale dello stato del ciclo. Nel momento in cui scriviamo il sole sembra attraversare una nuova fase di “spinta”: è da valutare la reale intensità e durata di quest’ultima in quanto se dovesse trattarsi di un “fuoco di paglia”, in mancanza di nuove e consistenti impennate dell’attività andremmo incontro alla conferma del declino del SSN. La prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione: Hathaway, NASA & C. lo sanno forse meglio di chiunque altro…. Ciò indicherebbe l’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo.

Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta ancora lievemente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo risulterebbe essere Marzo 2012 anziché Febbraio. Bisogna comunque attendere l’uscita dei dati definitivi del NIA’s relativi agli ultimi cinque mesi, attualmente caratterizzati da valori provvisori, per avere un quadro più preciso e fare quindi paragoni più attendibili.

Comunque anche per il “nostro” conteggio la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Non bisogna però sottovalutare la possibilità (pur sempre più ridotta) che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi cominci a “ritrattare” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato il mese di Dicembre:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Dicembre ha fatto segnare un andamento del tutto simile a quello degli ultimi due mesi ovvero si sono avute due distinte fasi di bassa attività ad inizio e fine mese mentre la fase centrale è stata caratterizzata da un nuovo e stavolta più che mai relativo, debole picco di attività; ad esempio il solar flux (aggiustato) non è riuscito a superare la soglia dei 120 che, più o meno, risulta essere la media abituale degli ultimi 7/8 mesi. Come accennato anche in precedenti “uscite” della rubrica, sembra essere sempre più evidente che l’attività solare è sempre più contrassegnata da oscillazioni regolari con valore del solar flux compreso tra 90/100 e 140/150: una sorta di “battito” che di fatto rispecchia la realtà di un sole “a due facce”, una più attiva ed una in completo stand-by.

Tale situazione potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere anche la diretta conseguenza di un sole con uno dei poli magnetici in fase di transizione, mentre l’altro “annaspa” per trovare l’energia necessaria per fare lo stesso…

In virtù di quanto sopra esposto, il valore medio mensile di solar flux (aggiustato) è fortemente calato (si potrebbe tranquillamente dire “crollato”) rispetto al mese scorso e si è posizionato a 104,87, sempre ben lontano dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile. Tale valore è pressoché identico a quello di Febbraio 2012, ma soprattutto a quello di Agosto 2011. Insomma, ad oggi, il Sole è tornato ai livelli di attività precedenti il massimo dell’autunno 2011. Parallelamente il sunspot number ha registrato una sensibile flessione rispetto ad Novembre, passando da 61,4 a 40,8, valore più basso del 2012 dopo il 33,1 di Febbraio e inferiore anche al 50 dell’Agosto 2011, avvalorando ancora di più l’ipotesi che il ciclo possa davvero essere giunto al suo massimo e che questo deciso calo dei valori significhi, di fatto, l’inizio del declino dello stesso. L’andamento dei prossimi mesi, perlomeno fino a primavera inoltrata è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è, con tutta probabilità, ormai alle nostre spalle.

I valori del NIA’s di agosto (35,3) settembre (34,4), ottobre (30,5), novembre (36,6) e dicembre 2012 (24,7) sono provvisori e in attesa di validazione.

Non è da escludere che comunque possa verificarsi un eventuale nuovo picco di attività, probabilmente relativo al picco dell’emisfero sud che al momento sembra essere ancora “latitante” in questo ciclo 24, picco non improbabile stante la previsione NASA (massimo nella prima metà del 2013) e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008 . Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN.

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Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 incontra nella sua progressione.

Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

L’andamento del solar flux negli ultimi mesi suggerisce che il trend di crescita si stia ormai invertendo e che il declino del ciclo sia ormai iniziato. Lo verificheremo presto.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, si nota chiaramente la brusca frenata dopo il massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale, nonché il tentativo di “ripresa” e lo stallo degli ultimi mesi, con conseguente nuovo aumento della “distanza” con i cicli precedenti.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 104,87 (contro 118,45 di Novembre) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,4, valore più da minimo (ore 22 del 5/12) e 118,5, valore assolutamente non consono ad un sole in fase di massimo, (ore 20 del 15/12). Nell’ultima decade (dal 21 al 30 compresi) la media è stata pari a 107,02 (valori delle ore 20), valore molto vicino alla media mensile ma che probabilmente già risente della “preparazione” dell’astro alla nuova fase di crescita di attività registrata negli ultimi giorni. Si osserva ancora quindi un’estrema variabilità di questo indice, dettata forse dall’avvenuta inversione magnetica dell’emisfero nord e che si manifesta con le oscillazioni regolari, con cadenza di circa 20/25 giorni, di cui abbiamo parlato in precedenza.

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Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (18 dicembre) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +5, ovvero in lenta e progressiva, ma chiara, crescita rispetto alla rilevazione di luglio (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto. Per l’Emisfero Sud il momento dell’inversione si sta avvicinando: infatti i valori degli ultimi 4/5 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa (da +30 a +13). E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, come si può osservare nei grafici proposti di seguito e dai valori “non filtrati” disponibili. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si verifichi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata. In ogni caso, la neutralità (media tra i due emisferi) appare vicina, forse ci si arriverà entro un paio di mesi.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, sembrerebbero mostrare una nuova stasi, dopo l’attuale ripresa, nelle prossime settimane: si nota un numero di regioni attive nuovamente ridotto, specie nell’Emisfero Sud, come si è già verificato molte volte durante questo ciclo. Ormai siamo all’inizio del 2013, quando secondo le previsioni NASA si raggiungerebbe il massimo del ciclo (a dire il vero ora il massimo è previsto nel corso della primavera). E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio (sempre più ridotto) per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo.

 

Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il Sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse, la parvenza di “normalità” dello scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio ed in particolare Febbraio 2012 hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio 2012, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, anche più di quello di Novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. Questo mese di Dicembre potrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo!) dare il “colpo di grazia” a questo ciclo: valori degli indici di riferimento nuovamente così bassi possono voler dire che il Sole non riesce a dare di più di quanto non sia riuscito a fare nel corso degli ultimi 4 anni e anche una eventuale (sempre meno probabile) e forte ripresa dell’attività potrebbe non essere sufficiente a far cambiare “piega” alle cose. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel 2013, come indicato nelle previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra essere in corso una fase di  maggiore spinta relativa proprio nell’emisfero Nord che, teoricamente, dovrebbe invece andare verso un fisiologico calo dopo il massimo raggiunto a settembre 2011 (SSN emisferico 41,29) mentre l’emisfero Sud, dopo aver apparentemente iniziato una decisa fase di crescita, al momento risulta essere in completo stand-by. Si tratta quindi di una fase al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. E’ più probabile magari un relativo picco di attività dell’emisfero sud, magari coincidente con la probabile prossima inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; nonostante l’aumento di attività dell’ultimo periodo, è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che, come detto, negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta”  sembra apparentemente entrato in una fase di stallo…..anzi sembra proprio che…

Ma di questo ne parleremo in un altro articolo….

 

 

 

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 

Apuano 70 e FabioDue

Indici meteo-climatici di Novembre 2012 e prospettive meteo-climatiche

28 dicembre 2012 42 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3,  peraltro già riportato nel forum Meteo.

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Gli indici: i valori del mese

Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente:

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi Niño): (+0,103) +0,166

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-0,79) -0,59

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation):   (+0,376) +0,210

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-24,51) -18.95

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-10,51) -10.65

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente si trova in fase 2 e potrebbe entrare presto in fase 3 e poi 4, ma con intensità talmente ridotta che il grafico di previsione risulta di difficile lettura.

 

Commento indici Novembre

- il Nino (ENSO) a novembre (e dicembre) oscilla tra neutralità e Nina debole ad est (zona 1+2 e zona 3) e attorno alla neutralità quasi perfertta ad ovest (zone 3.4 e 4).

- La PDO permane negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi anni) ed oscilla, talvolta aumentando (come adesso), talvolta diminuendo; sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore” nei confronti dell’evento di Nino in corso, probabilmente contribuendo in modo decisivo nel “sopprimere” l’evento di Nino ormai quasi certamente  conclusosi. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo, ad ulteriore conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) a fronte di un suo cambio di segno.

- La QBO30 è in netta ripresa, pur restando ancora decisamente negativa.

- La QBO50 ha molto probabilmente raggiunto il proprio minimo (-11,51) a Settembre, ora è un poco risalita, anche se non ancora in modo deciso.

In base alle osservazioni ENSO NOAA, siamo in presenza di una sostanziale neutralità lungo tutto l’Oceano Pacifico equatoriale: lievissime anomalie negative ad est e al centro, neutralità pressoché totale ad ovest. Le previsioni NOAA vedono al momento l’avvio di un debole evento di Nina, specie ad est e al centro dell’oceano, al termine dell’inverno. Il grado incertezza, tuttavia, è elevato, specie dal mese di Marzo in poi.

Le anomalie sottosuperficiali di temperatura, al momento, paiono confermare quanto sopra. La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif,

Nel corso dell’autunno si sono alternate e in sostanza bilanciate anomalie positive e negative, segno di una prolungata fase di transizione tra Nino e Nina, che perdura. Ora però, almeno ad est e al centro, si sta affermando una evidente anomalia negativa, probabile segnale di un prossimo (primaverile?) evento di Nina.

Per quanto riguarda, invece, le anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico, prevalgono ora deboli anomalie positive, soprattutto nel comparto oceanico tropicale ed equatoriale centrale, tra Sudamerica ed Africa. Più a nord, si osserva una certa alternanza tra deboli anomalie di segno opposto. Le principali anomalie negative si ritrovano attorno alle  Isole Britanniche e nel Mediterraneo Occidentale. Più ad ovest, l’anomalia negativa nel Golfo del Messico si è in buona parte dissolta, contemporaneamente alla scomparsa di parte delle corrispondenti anomalie negative nel Pacifico orientale.

http://www.osdpd.noaa.gov/data/sst/anomaly/2012/anomnight.12.27.2012.gif

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La prima parte dell’inverno 2012/2013

Come nei numeri precedenti di tale rubrica, si introducono ora alcune considerazioni di carattere generale circa il possibile decorso della stagione invernale ormai avviata. Per una disamina di dettaglio, si suggerisce di fare riferimento ai vari ed interessanti articoli di approfondimento che, in queste ultime settimane, stanno ben illustrando cause e possibili conseguenze dell’attuale scenario barico dell’Emisfero Nord, a tutte le quote di pressione.

Per quanto concerne le prospettive invernali, dopo qualche settimana di freddo intenso in buona parte dell’Europa e, in misura minore, anche nell’Italia Settentrionale, all’inizio della terza decade si è instaurata una circolazione cosiddetta “zonale”, ovvero in prevalenza da ovest verso est. La carta di previsione seguente lo testimonia con chiarezza (120 ore, 850Hpa).

Tale circolazione, anzi, in una prima fase attorno a Natale, ha portato aria calda subtropicale sull’Italia, quasi un anticipo di primavera. Ora il flusso atlantico sta avendo nuovamente il sopravvento, tra onde più fredde e rimonte più miti, sicuramente fino all’inizio del nuovo anno. Proprio verso il 2-3 Gennaio, un’ondulazione più intensa delle precedenti porterebbe (il condizionale è d’obbligo) nuovamente aria artica verso il Mediterraneo. Tale tendenza è confermata anche dalle previsioni stratosferiche a 6-7 giorni (specie quelle a 100Hpa).

Per un esame in termini più generali, si può fare riferimento all’assetto previsto del Vortice Polare Stratosferico a medio-lungo termine, come testimonia l’immagine seguente (previsione GFS a 10 giorni a 50Hpa, ovvero una quota stratosferica intermedia e anche per questo significativa):

Essa mostra un VPS nuovamente sottoposto all’azione della wave 1 (anticiclone aleutinico) e dunque proteso con un lobo verso il nordest del continente nordamericano, mentre un’ondulazione minore è rivolta verso l’occidente europeo. Tuttavia, il nocciolo del VPS staziona ancora tenacemente lungo le coste settentrionali della Siberia centro-orientale.

Dunque, è ragionevole attendersi una netta recrudescenza invernale, specie sul Canada e gli Stati Uniti orientali, nel corso della prima decade di gennaio.

In ogni caso, il VPS è sbilanciato verso la Siberia e ciò continuerà a favorire un raffreddamento del comparto Siberiano centrale e orientale. Inoltre, con l’incremento delle ondulazioni della circolazione zonale, dopo una prima fase di ritiro (attualmente in corso), è presumibile che l’Orso (l’anticiclone siberiano) torni ad espandersi verso ovest, dunque faccia capolino nuovamente in Russia nel corso della prima decade di gennaio.

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Prospettive meteo-climatiche – inverno

Come detto più volte, ma è utile ribadirlo, la combinazione tra QBO negativa, Nino debole divenuto ENSO neutrale e centrato ad ovest, bassa attività solare e comunque la sostanziale assenza di elementi di “disturbo” a tale configurazione, depone a favore di una stagione invernale movimentata, almeno per l’Europa centro-settentrionale e almeno in termini generali.

Si è già accennato al fatto che nei primi 20 giorni di Dicembre l’Europa, specie quella oltre le Alpi, ha vissuto condizioni meteo prettamente invernali, spesso molto fredde e nevose. Affinché tali condizioni si verifichino nuovamente, occorrono alcuni fattori concomitanti:

  • una perdurante debolezza del Vortice Polare Stratosferico, tale da sottoporlo a continui attacchi degli anticicloni delle Aleutine (Oceano Pacifico) e delle Azzorre (Oceano Atlantico), tale da condurre ad uno split, o almeno ad una netta bilocazione del suo nucleo;
  • ripetuti riscaldamenti stratosferici (stratwarming) nei pressi del nucleo del VPS, tali da consentire la formazione in loco di anticicloni stratosferici, tali da contribuire a quanto detto al punto 1;
  • in alternativa o insieme, un’azione netta di disturbo sul VPS da parte dell’anticiclone russo-siberiano, tale da “stirarlo” (ellitticizzazione) e da portarsi quindi verso l’Europa, investendola con il suo alito gelido.

Per quanto concerne la situazione attuale, la prima condizione tutto sommato è soddisfatta, come dimostrato nella prima metà del mese; si tratta di capire come si manifesterà nuovamente; riguardo il “se si manifesterà”, sussitono davvero pochi dubbi.

Per quanto riguarda la seconda, è ormai iniziato un netto riscaldamento stratosferico sopra l’Asia centrale, alla quota di 10Hpa (dunque piuttosto in alto), che provocherà la formazione di un anticiclone stratosferico, il quale sicuramente “premerà” sul VPS per farlo spostare e soprattutto ruotare in senso antiorario rispetto alla sua sede attuale. Tuttavia, almeno per il momento, il riscaldamento sembra propagarsi solo in parte alle quote inferiori. In ogni caso, l’entità del riscaldamento appare notevole, pari a parecchie decine di gradi, tale (se provocherà lo “sconquasso” barico atteso) da classificarlo come MMW (Major Midwinter Warming, ovvero grande riscaldamento stratosferico di metà inverno). Tutte le conseguenze di tale evento, per ora, non sono facilmente pronosticabili. Molto dipenderà dagli effetti sul VPS a tutte le quote.

Infine, la terza condizione. Al momento appare essere la meno prevedibile, in quanto legata a movimenti troposferici (dunque ai piani bassi della nostra atmosfera), più difficilmente prevedibili di quelli stratosferici. L’anticiclone russo-siberiano, come detto, si è ormai ritirato verso est, ma resterà molto potente e pronto a lanciarsi di nuovo alla conquista dell’Europa , come avvenne lo scorso inverno, alla fine di gennaio. E’ probabile si affacci nuovamente in Russia già entro la prima decade di gennaio.

Per riassumere, ad oggi le prospettive di quest’inverno, pur interessanti in termini generali, appaiono nebulose se si vuole scendere più in dettaglio, specie dalla fine dell’anno in poi. I principali modelli mostrano un probabile importante affondo freddo artico sull’Europa Centro-Occidentale subito dopo Capodanno. Per ora è una linea di tendenza (non meno di 6-7 giorni), dunque occorrono ancora 2-3 giorni prima di sciogliere definitivamente la prognosi.

Pertanto, per gli aggiornamenti si rimanda agli articoli di approfondimento che sicuramente saranno pubblicati nel caso vi fossero concrete novità di rilievo. Si raccomanda anche di seguire la pagina Meteo di NIA, ricca di commenti e riferimenti ai prossimi sviluppi, che poi spesso costituiscono la base dei suddetti approfondimenti.

FabioDue

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