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Archivio per la categoria ‘Global Warming e IPCC’

La Rubrica di NIA: un anno di ghiacci marini

4 febbraio 2013 15 commenti

Preciso prima di iniziare l’articolo che i mancati resoconti mensili dei ghiacci sono stati causati dai miei impegni che mi hanno impedito completamente di seguire anche queste cose.

Mi scuso se nessuno mi ha sostituito, ma anche gli altri avevano molte difficoltà a seguire gli articoli.

 

Quindi faccio un articolo riassuntivo per quanto riguarda l’anno solare 2012 per i ghiacci marini, sia Artici che Antartici.

Prima di tutto inserisco una lista mese per mese della graduatoria che il valore totale (somma dei ghiacci Artici e Antartici) ha assunto dal 1979, anno di inizio delle rilevazioni

 

La posizione è indicata dal 1° posto di minore estensione fino al 34° posto di massima estensione

Gennaio: 14°

Febbraio: 11°

Marzo: 10°

Aprile: 29°

Maggio: 14°

Giugno: 5°

Luglio: 3°

Agosto: 1°

Settembre: 1°

Ottobre: 3°

Novembre: 3°

Dicembre: 4°

 

Come si può facilmente intuire la causa del drastico calo di estensione è stata provocata dalla crisi artica dell’estate 2012 nel quale è stato toccato un nuovo minimo assoluto, allo stesso tempo nulla ha potuto il nuovo massimo assoluto dei ghiacci Antartici, in quanto si tratta di un fenomeno con una anomalia decisamente diversa.

Da sottolineare anche il valore di Aprile, il 5° più esteso dal 1979, praticamente nel periodo dell’anno dove l’Antartico si trova al suo minimo e l’Artico al suo massimo (sarebbe Marzo, ma Aprile è comunque un mese che presenta queste caratteristiche), diametralmente opposto rispetto ad Agosto e Settembre ci sia stata una situazione di valore di estensione così diversa come graduatoria.

Questo è segno di una maggiore variabilità annuale presentata da parte dei ghiacci marini di entrambi i poli.

 

Ora un po’ di grafici.

Ho preso i singoli valori mensili e ne ho calcolato la media annuale per entrambi i poli.

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Queste sono le anomalie annuali dei ghiacci Artici (su media 1981-2010)

 

Per via della crisi estiva il 2012 risulta essere l’anno peggiore per l’Artico da inizio serie, a fronte di una media di 11.8milioni di kmq ne abbiamo avuti solo 10.6

Per quanto riguarda il valore minimo annuale (Settembre) si tratta chiaramente del meno esteso da inizio serie con un trend che incredibilmente, se dovesse rimanere tale porterebbe all’incirca per il 2065 alla possibilità di assenza di ghiaccio nell’artico durante il minimo estivo.

Per ora i catastrofisti gioiscono, ma tanto da gioire lo sanno solo loro dove stia.

Il massimo annuale (Marzo) si è comportato molto meglio (come scritto è aumentata la variabilità annuale) arrivando a toccare l’estensione più alta dal 2003 ed il 10° massimo meno esteso.

In tempi di crisi è un valore niente male.

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Passiamo ora alle anomalie Antartiche

 

 

risulta essere il 3° anno più esteso, con un valore pressoché identico rispetto al 2010 e di poco più basso a quello del 2008, siamo in situazione di anomalia positiva a fronte di una media di 12.0milioni di kmq il valore del 2012 si attesta intorno a 12.4milioni

il minimo annuale (Febbraio) è stato decisamente positivo, è stato infatti il 4° più esteso della serie, ben +0.6milioni di kmq che a fronte di una media di Febbraio di 4.4 è un discreto valore

Per quanto  riguarda il massimo annuale (Settembre) è già stato scritto che si è trattato del valore più elevato mai misurato dai satelliti.

Inutile dire che sia massimo che minimo annuale presentano trend crescenti.

L’Antartide continua ad andare contro-corrente e sino ad ora si è andato avanti dando cmq la colpa al riscaldamento globale, la stessa causa individuata anche per l’aumentato valore di estensione che raggiungono le nevi durante la stagione invernale boreale.

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Prendo adesso gli ultimi due grafici che riguardano i ghiacci totali, ovvero la somma dei 2 poli

 

Il primo grafico riguarda i valori assoluti

 

 

Mentre quest’altro le anomalie su media 1981-2010

 

 

Si è trattato del 4° anno “peggiore” dal 1979 ma se i dati vengono mostrati con una scala, seppur piccola, ma in grado di contenere al suo interno tutta la possibile variabilità annuale, ecco che questo calo così importante mostrato dalle anomalie risulta avere ordini di grandezza decisamente piccoli.

Infatti una anomalia di 0.8milioni di kmq a fronte di una media di 23.8 rappresenta circa il 3.4%

 

FBO

La vera spiegazione “scientifica” per l´aumento della CO2 A Muana Loa

5 aprile 2012 51 commenti
Dal 1955  lavora a Mauna Loa alle Hawaii il laboratorio di monitoraggio climatico e diagnostico, in cui vengono effettuate le misurazioni delle concentrazioni di anidride carbonica (CO2). Credo che molti dei nostri lettori qui hanno incontrato il grafico sottostante, dove sono mostrati tali misure di CO2 in ppm (parti per milione). 
Come si può notare dal 1955 ad oggi, anno 2012, vi é in effetti un aumento delle concentrazioni di CO2 misurate dalla stazione laboratorio di Mauna Loa, circa il  39% . Tuttavia, questa stazione di misura è nel parco nazionale dei vulcani delle Hawaii, dove ci sono i vulcani Mauna Loa, Kilauea e Hualalai. Il Mauna Loa è il più grande vulcano attivo del pianeta.L’eruzione del Kilauea è iniziata nel 1983 e da allora ha continuato la sua attività ed è considerato il vulcano più attivo in tutto il mondo. La mappa qui sotto illustra la posizione dei vulcani delle Hawaii.
Durante la loro attivitá i vulcani  emettono nell´ atmosfera grandi quantità di biossido di carbonio, molto più che le semplici attività umane, che costituiscono solo il 6% delle emissioni totali, almeno cosí dicono. Poiché la stazione di misurazione del biossido di carbonio è sul lato dei vulcani, uno essendo il più attivo e attualmente in eruzione, sarebbe logico pensare che  l’aumento di CO2 é associato a queste attività vulcaniche e non alle attività  umane. 
è come se si volesse misurare anidride solforosa sull´ETNA o a Pozzuoli (vicino alle solfatare)  e poi questo dato viene preso come base per tutto il mondo gridando che l´anidride solforosa sta contaminando tutta l´atmosfera del pianeta.
Un altro fattore che viene spesso ignorato quando si parla di riscaldamento globale, ma era la vera ragione della creazione delle stazioni di misurazione di CO2 a Mauna Loa, è l’influenza degli oceani nella concentrazione di questo gas nell’atmosfera. La vera ragione per l’installazione della stazione era solo per studiare la questione, ma fu presto utilizzato,  abbracciato ed adorato dagli “scienziati” dell´ IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Siccome il Pacifico é  il più grande oceano della Terra, era giusto istallarlo su  un’isola delle Hawaii. La spiegazione dell’influenza del mare è la temperatura dell’oceano. Quando l’acqua è più calda, la capacità di mantenere solubile la CO2 diminuisce  e il gas viene rilasciato nell’atmosfera. L’opposto succede quando l´oceano é  freddo. Questo fa parte della legge di Henry.

Nella tabella qui sotto, abbiamo i valori del PDO (Pacific Decadal Oscillation), che secondo il meteorologo Eugenio Hackbart, è un modello della temperatura della superficie del mare nel Pacifico con tempistiche medie da 20 a 30 anni. Nota nel grafico, che tra il 1977 e il 1998, la DOP è stata positiva, indicando che l’Oceano Pacifico è stato più caldo rispetto alla media durante questo periodo. Come abbiamo visto, l´ oceano piú caldo ha ridotto la sua capacità di mantenere solubile la CO2, con un conseguente aumento del gas nell’atmosfera, come mostra realmente il grafico di Mauna Loa.

La funzione di questo post era quello di fare quattro osservazioni:
1: Non è possibile misurare la CO2 a livello mondiale con i dati di una sola stazione. 
2: L’aumento della CO2 trovato nella stazione di Mauna Loa è dovuta sia ad un aumento dell’attività vulcanica (principalmente dal vulcano Kilauea) sia per l´aumento della temperatura media dell’Oceano Pacifico tra il 1977 e il 1998, come dimostrano i valori della DOP. 
3: E ‘ridicolo associare l’aumento della CO2 alle attività umane prendendo in considerazione la sola stazione di Muana Loa.
4: L’aumento della CO2  è dovuto all´aumento della temperatura (degli oceani) e non il contrario.
SAND-RIO

Se il clima surriscalda gli animi

6 marzo 2012 10 commenti

Articolo scritto da Fabio Pontiggia e pubblicato sul Corriere del Ticino: http://www.cdt.ch/commenti-cdt/editoriale/58949/se-il-clima-surriscalda-gli-animi.html

I cambiamenti climatici sul nostro pianeta stanno uccidendo la capacità di dibattere e di confrontarsi con civiltà, tolleranza e razionalità. Nemmeno in casa nostra si va molto per il sottile. Ne abbiamo avuto conferma dalle reazioni suscitate con la pubblicazione di due articoli di Michele Fazioli nella rubrica «Fogli al vento» (Brrr, che caldo che fa! il 6 febbraio e Il freddo? Colpa del caldo! il 13 febbraio). Come si permette un giornalista che non è uno scienziato di mettere in discussione la teoria dominante secondo cui i cambiamenti climatici e l’asserito «surriscaldamento» del pianeta sono causati principalmente dall’uomo e dalle sue attività? Non sia mai. E subito scatta la scomunica infamante: è un «negazionista». Con il sottinteso che in quanto «negazionista» (come coloro che negano l’Olocausto) questo individuo non ha il diritto di esprimere le sue opinioni, perché in ambito climatico la verità sarebbe una sola, non contestabile, data una volta per tutte, convalidata da tutti gli scienziati che si occupano di clima.
Non è così che una democrazia moderna deve affrontare i problemi e discutere le possibili soluzioni. E non è così che la scienza, libera da ogni dogma, progredisce in una società aperta. Fosse quello il metodo, Copernico e Galileo oggi verrebbero accusati di negazionismo e mandati al rogo. Ha scritto provocatoriamente Karl Raimund Popper: «Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere». È vero che il razionalismo critico di Popper è stato oggetto, a sua volta, di critiche e contestazioni, ma che la conoscenza umana progredisca per congetture e confutazioni e che la falsificabilità sia un valido criterio per distinguere la scienza dalla non scienza, restano asserzioni fondamentali che aiutano ad orientarsi in un mondo in cui tutto viene relativizzato e posto sullo stesso piano di validità e plausibilità.
I cambiamenti climatici sono causati dall’uomo o hanno altre origini? Una buona parte degli scienziati sostiene la teoria antropocentrica dei cambiamenti climatici. Ma questa non è l’unica teoria oggi sostenuta né tantomeno l’unica teoria possibile. Non è, in alcun caso, la Verità, definitiva e immutabile. Ci sono fior di scienziati (climatologi, meteorologi, eccetera) che non concordano con tale teoria e contestano la validità e l’attendibilità dei modelli matematici in base ai quali vengono calcolate e previste le temperature del nostro pianeta sul lunghissimo termine.
Il «consenso unanime» degli scienziati è un’invenzione di chi non vuol nemmeno entrare nel merito del confronto su basi scientifiche e preferisce restare sul piano dei dogmi, negando addirittura il fatto stesso che vi siano scienziati che la pensano diversamente, sebbene più di trentamila esponenti del mondo accademico e riceratori di tutti il mondo abbiano ad esempio sottoscritto e continuino a sottoscrivere l’Oregon Petition, lanciata nel 1999 contro la teoria antropocentrica del riscaldamento climatico e contro il Procollo di Kyoto, e sebbene vi siano altre iniziative analoghe (Dichiarazione di Heidelberg, Dichiarazione di Lipsia, Manhattan Declaration) pure sottoscritte da autorevoli ricercatori. Questi uomini di scienza meritano lo stesso rispetto che è dovuto a chi reputa che siano l’uomo e le sue attività a determinare i cambiamenti odierni nel clima terrestre.
In ambito scientifico non ci sono né negazionisti né talebani del clima: ci sono invece persone competenti e preparate che, sulla base delle osservazioni sperimentali, delle ricostruzioni dell’evoluzione passata e dei modelli proiettati sul futuro, giungono a conclusioni (provvisorie e confutabili) divergenti, a volte opposte. Chi parla di negazionismo si colloca nel campo del fanatismo, cioè dell’adesione incondizionata ad una teoria, scambiata per verità assoluta e brandita come un dogma contro gli infedeli. Il fanatismo non ammette obiezioni, non concede diritto di cittadinanza ad altre teorie, opinioni, convinzioni. È intollerante in modo assoluto, ossia non solo con chi la pensa diversamente, ma anche con chi esprime dubbi, sospende il giudizio, osa essere così umile da riconoscere di non avere granitiche certezze e ha il coraggio di esercitare liberamente il suo spirito critico.
Il confronto sul clima è un bel banco di prova non solo per la comunità scientifica, ma anche per la nostra società. Bisogna riscoprire e coltivare nuovamente il piacere di mettere a confronto civilmente e razionalmente le idee, di dibattere non a colpi di scomuniche, non con le invettive, gli insulti o la denigrazione, ma con il rispetto verso chi ci sta di fronte e dice di non essere d’accordo con noi. È facile essere tolleranti con i consenzienti: son capaci tutti. La tolleranza autentica la si misura tuttavia sull’atteggiamento che abbiamo verso chi dissente. Costui non è un nemico da annientare, ma un interlocutore da ascoltare.

L’evidenze solari bocciano l’ennesimo protocollo fuorviante dell’IPCC -3°parte-

14 dicembre 2011 18 commenti

Concludiamo la trattazione riportando ulteriori ricerche scientifiche che dimostrano a chiare lettere il legame continuo fra le dinamiche solari-planetarie e il clima terrestre.

La prima parte e la seconda parte sono rispettivamente reperibili ai seguenti indirizzi web:

http://daltonsminima.altervista.org/?p=17408

http://daltonsminima.altervista.org/?p=17410

Studi empirici d’irraggiamento solare e clima a specifiche aree geografiche

La figura seguente mostra l’irraggiamento solare dal 1980 (Dalla Figura 2.16 nel rapporto IPCC 4AR su base scientifica).

Irraggiamento solare dal 1980 al 2005 da IPCC AR4 Figura 2.16

La trama successiva ,a sinistra, riporta la temperatura a Hilo (la stazione più vicina a Mauna Loa) a partire dal 1970, così come la trama a destra, la combinazione dell’irradiazione solare (ritardata di 3 anni) con la CO2 da Mauna Loa.  Come si può vedere,   la radiazione solare fornisce una correlazione con la temperatura molto meglio di quanto non faccia la CO2.

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra: Temperatura a Hilo (NOAA GHCN dati)

A destra: La  temperatura (blu) In combinazione con irraggiamento solare (verde / magenta) e CO2 a Mauna Loa (nero)

Oregon, Stati Uniti – Temperatura

Uno studio dell’irraggiamento solare in tre località dell’Oregon (” Trends diretto irraggiamento solare normale in Oregon dal 1979-2003″,  Laura Riihimaki e Frank Vignola,  Dipartimento di Fisica dell’Università di Oregon [ http://solardat.uoregon.edu/ Download / Documenti / DirectNormalTrends.pdf ] fornisce dei dati che mostrano una forte correlazione tra la temperatura e l’irraggiamento solare.  La figura seguente è ripresa dallo studio.

Irraggiamento solare per tre sedi in Oregon

Utilizzando i grafici della temperatura ripresi dal database della NASA GISS e sovrapponendoli ai dati dell’irraggiamento sopra riportati,  si nota nella figura seguente una forte correlazione tra l’irraggiamento solare e la temperatura ( i dettagli sono disponibili all’indirizzo www.appinsys.com / GlobalWarming / solar_oregon.htm ) .

Irraggiamento solare sovrapposto alle temperature per alcune località dell’Oregon.

Funafuti, Tuvalu – livello del mare

L’agenzia australiana per la valorizzazione internazionale ha istituito varie stazioni a livello del mare su varie isole dell’Oceania,  i dati partono dal 1993. [ http://www.bom.gov.au/ntc/IDO60033/IDO60033.2006.pdf ] Nell’ambito del monitoraggio del livello del mare,  ma anche per misurare la temperatura del mare. La figura che segue è ripresa dalla stazione di Funafuti Tuvalu e mostra le temperature del mare medie, minime e massime.

La figura successiva WM 2003, combina i dati dell’irraggiamento solare satellitare dal grafico IPCC (mostrato in precedenza)  ritardati di 3 anni con i dati a livello del mare sopra indicati.

Temperature del Regno Unito

L’Ufficio Meteorologico britannico ha pubblicato una sintesi degli andamenti climatici nel Regno Unito nel 2006 [ http://www.metoffice.gov.uk/climate/uk/about/UK_climate_trends.pdf ], in essi  si afferma:  ” In inverno ed in autunno il contributo solare è aumentato in misura molto significativa per il nord, centro e sud-est dell’Inghilterra a partire dal 1929 ”… La maggior parte dell’aumento ha avuto luogo dopo la fine del 1960. ” Le figure che seguono mostrano le temperature levigate annuali e le ore di sole per distretto.

La figura seguente mostra i dati della temperatura,  più due delle sole linee della precedente figura, dal 1960 al 2004.  Le due curve di confronto sono per ” Sud Est  & Centro Sud in Inghilterra ” ed ” Est  & Nord Est  Inghilterra “. La maggior parte delle curve della temperatura mostrano  una corrispondenza quasi esatta con il sole.  Le temperature medie regionali mostrano una migliore correlazione con il sole che con la CO2.

 

Mt. Rainier, Washington, USA – Temperatura

Mt Rainier è la montagna più alta nel nord-ovest del Pacifico degli Stati Uniti.  La stazione Longmire è la più vicina stazione storica dell’US Climate Network.  La figura seguente confronta la temperatura media annuale a Longmire con l’irraggiamento solare delle Nazioni Unite FAO (Vedi la figura mostrata in precedenza in basso a destra).  La correlazione con l’irraggiamento solare è chiara.

Le figure seguenti mostrano i dati della temperatura combinata con i dati dell’irraggiamento solare [a destra].  Mentre la CO2 atmosferica è in continuo aumento in tutto questo periodo,  la correlazione tra irraggiamento solare e la temperatura è più forte.

Effetto solari sui flussi di corrente

Numerosi studi empirici hanno mostrato una forte correlazione tra il ciclo solare e i flussi dei fiumi. Alcuni esempi sono riportati qui sotto.

Lago Vittoria, in Africa

Un recente documento redatto in Sud Africa, da un professore del Dipartimento di Ingegneria Civile e dei biosistemi dell’Università di Pretoria, (” I collegamenti tra l’attività solare, e prevedibilità del clima e delle risorse idriche “ da WJR Alexander, F Bailey, DB Bredenkamp , Van der Merwe e N Willemse dell’Istituto sudafricano di Ingegneria Civile, vol. 49 n. 2, giugno 2007)  fornisce la prova del rapporto tra attività solare e gli eventi idrologici [ http://nzclimatescience.net/images/PDFs / alexander2707.pdf ].  La figura che segue è ripresa dal loro articolo e mostra la correlazione tra il numero delle macchie solari e il livello del lago Vittoria,  in Africa.  Questo legame tra il ciclo delle macchie solari e il clima è stato confermato da un nuovo studio che mostra che i cicli delle macchie solari possono essere utilizzati per prevedere successive forti piogge,  inondazioni ed epidemie in Africa orientale. [ http://www.nsf.gov/news/news_summ.jsp?cntn_id=109789 ].

Correlazione tra il numero delle macchie solari e il livello del lago di Lago Vittoria, in Africa

Mississippi, Stati Uniti

Uno studio condotto da Charles A. Perry (Water Resources Division, US Geological Survey, Lawrence, Kansas, USA) ” Irraggiamento solare – Variazioni e Precipitazioni regionali negli Stati Uniti occidentali “ [ http://ks.water.usgs.gov/Kansas/ waterdata / clima / homepage.ijc.html ] fornisce le correlazioni tra il sole e gli effetti climatici localizzati, come le precipitazioni e il flusso del fiume.  Le figure che seguono mostrano gli effetti sulle precipitazioni nello stato di Washington e Oregon ( figura superiore) e il flusso delle correnti del fiume Mississippi a St. Louis, Missouri,  con variazioni di irradiazione solare ritardati di 5 anni (figura inferiore). Queste correlazioni forniscono ulteriori prove di una forte influenza d’ingresso solare sul clima.

Fiume Paraná,  Sud America

Uno studio delle correlazione tra il flusso di corrente del fiume Paranà e il numero di macchie solari è stato pubblicato nel 2008, ” Forzatura solare sul flusso delle correnti del Sud America River “, di Pablo JD Mauas, Eduardo Flamenco, Andrea P. Buccino,  Instituto de astronomica e Fısica del Espacio, Buenos Aires, Argentina, Physical Review Letters 101, 2008 [ http://www.iafe.uba.ar/httpdocs/reprint_parana.pdf ].  Essi hanno analizzato i dati di flusso della corrente misurato in una stazione di misura nella città di Corrientes, 900 km a nord della foce del Parana.  E ‘stato misurato continuamente dal 1904, su base giornaliera.  La loro conclusione è la seguente : ” … sulla scala temporale multi decade,  abbiamo trovato una forte correlazione con l’attività solare,  come espresso dal numero di macchie solari  e quindi probabilmente con l’irraggiamento solare. La figura che segue,  ripresa dalla loro carta,  mostra il trend della serie temporali per il flusso del Parana (linea continua) e il numero delle macchie solari (linea tratteggiata fine)  e la ricostruzione dell’irraggiamento (linea tratteggiata grande).

Australia

Una ricerca pubblicata nel 2006 da Robert Baker, Professore Associato presso l’Università del New England, in Australia: “I cicli solari una chiave di previsione sulla siccità ” [http://www.une.edu.au/news/archives/000535.html] dichiara:  ” Il ciclo più noto delle macchie solari è il ciclo di 11 anni, che comprende alternati periodi metà-anni, cinque-anni di alta e bassa attività delle macchie solari. Una volta ogni 11 anni, c’è un’improvvisa inversione della polarità del campo magnetico del Sole, in modo che ci sia un ciclo completo magnetico (il ciclo di Hale) ogni 22 anni. Il modello del Dr.Baker, che incorpora tutti questi fattori,  indica che l’Australia sud-orientale, in gran parte attualmente colpita dalla siccità – potrebbe essere colpita da un periodo di precipitazioni ancora più basso.  Ciò è causato da una coincidenza imminente di alcuni dei cicli solari.  Il minimo delle macchie solari nel ciclo di 11 anni dell’agosto di quest’anno coincide con quella fase del ciclo di Hale in cui le linee del campo magnetico emergono dal polo sud del Sole.  Il dottor Baker ha detto: documenti storici hanno dimostrato che questa coincidenza era associata ad una ridotta attività delle macchie solari nei minimi  e una più grave siccità in Australia orientale.

 

Fonte : http://www.appinsys.com/globalwarming/gw_part6_solarevidence.htm

 

Michele

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La grande farsa del riscaldamento globale

12 dicembre 2011 35 commenti

Non voglio scrivere un articolo, perchè sarebbe inutile, ma solo mostrare a tutti gli affezionati lettori di questo fortunato blog, un grafico.

Un semplicissimo grafico che mostra la temperatura globale degli ultimi 15 anni e l´aumento nell´atmosfera della famigerata e “velenosa” CO2.

Qualcuno potrebbe spiegarmi come mai negli ultimi 15 anni, malgrado la CO2 sia aumenata, non é aumentata di pari passo la temperatura globale, e anzi addirittura negli ultimi anni, questa sia diminuita?????

Qualche professorino universitario potrebbe dare una spiegazione, o é troppo assorto nel contare i soldini che riceve da pseudo ricerche climatiche inutili?

Qui il grafico:

 

Senza parole, ma la farse della preSUPPOSTA temperatura in aumento dipendente dall´aumento della CO2 é proprio una farsa buona per i gonzi, gli adepti della chiesa dell`AGW e gli affaristi del riscaldamento globale.

SAND-RIO

L’evidenze solari bocciano l’ennesimo protocollo fuorviante dell’IPCC -2°parte-

8 dicembre 2011 6 commenti

Continuiamo la trattazione riportando ulteriori ricerche scientifiche che dimostrano a chiare lettere il legame continuo fra le dinamiche solari-planetarie e il clima terrestre.

La prima parte è reperibile al seguente indirizzo web: http://daltonsminima.altervista.org/?p=17408

Partiamo con uno studio condotto da SK Solanki e M. Fligge dell’ Istituto di Astronomia, ETH-Zentrum, CH-8092 Z ° Urich, Svizzera – “Una ricostruzione del totale irraggiamento solare dal 1700” (Geophysical Research Letters, Vol. 26, NO.. 16 PAGINE 2465-2468, 15 Agosto, 1999).  Il grafico di correlazione è mostrato nella figura seguente.

La curva solida, la lunghezza del ciclo solare; La sottile curva tratteggiata evidenzia il numero delle macchie solari; La curva in grassetto: le anomalia della temperatura nell’emisfero nord.

Adesso passiamo ad uno studio condotto da Claus Frohlich e Judith magra (World Radiation Center, Svizzera e EO Hulburt Centro per la ricerca spaziale, Naval Research Laboratory, Washington, DC), ” Uscita radiativa solare e la sua variabilità :  Evidenze e Meccanismi “ (Astronomia e Astrofisica Review) [ http : / / rivernet.ncsu.edu/courselocker/PaleoClimate/FrohlichLeanSolIrdOverview1.pdf ]

La figura è stata riportata qui sotto (a sinistra).  Nella figura di destra è stato sovrapposto il trend delle temperature dell’IPCC. La rappresentazione evidenzia una forte correlazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 a) Irraggiamento solare totale                             b) Temperature sovrapposte

 

Raggi Cosmici

Uno studio realizzato dal direttore del Centro per le ricerche delle relazioni Sole-Clima  presso il Danish Space Research Institute (DSRI) [ http://www.canada.com/nationalpost/news/story.html?id=d2113c58-030a-4390- a12c-30f45d75dfa5 & p = 1 ] esamina l’influenza del campo magnetico del sole, sui raggi cosmici e la formazione delle nuvole.  In questo studio si è  trovato che il sole e le stelle potrebbe spiegare la maggior parte,  se non tutto,  il riscaldamento di questo secolo.

Ed i risultati di laboratorio lo dimostrerebbero.  Lo studio del Dr. Svensmark è partito nel oramai lontano 1996,  quando lui e un suo collega hanno presentato i risultati ad una conferenza scientifica,  indicando che i cambiamenti nel campo magnetico del sole,  a prescindere dai gas serra,  potrebbero essere correlati al recente aumento delle temperature globali …. Svensmark e il suo collega erano arrivati alla loro teoria previo esame dei dati che hanno mostrato una correlazione sorprendentemente forte,  tra i raggi cosmici e le nubi a bassa quota.

La copertura nuvolosa  della Terra è aumentata quando l’intensità dei raggi cosmici è cresciuta e diminuita quando l’intensità è diminuita.  Il Dott. Svensmark non ha mai contestato l’esistenza di gas serra e l’effetto serra.  Al contrario,  egli ritiene che la comprensione del ruolo del Sole è necessaria per imparare la storia completa  e quindi determinare il ruolo dell’uomo.  Non solo nessun modello climatico oggi ha considerato gli effetti delle particelle cosmiche,  ma anche le nuvole,  afferma il Dott.Svensmark  sono troppo poco conosciute per essere incorporate in ogni modello climatico serio “.

La figura seguente viene da uno studio pubblicato nel 2010 (Lockwood et al, ” Sono gli inverni freddi in Europa, associati ad una bassa attività solare ? “) [ http://iopscience.iop.org/1748-9326/5/2/024001/ fulltext ]e mostra che il Solar flux [ aperture del  flusso magnetico solare ] è altamente “anticorrelato” con flussi dei raggi cosmici, viceversa,  si correla molto bene (con un ritardo di 1 anno) con l’irraggiamento solare totale (TSI). Queste correlazioni sono al centro di un rapporto tra la TSI e la modulazione degli isotopi cosmogenici solari, che vengono convenzionalmente assunti negli studi paleoclimatici.  Oltre ad avere avuto bassi valori di Sf  & TSI, il minimo solare in corso ha visto un massimo senza precedenti nei raggi cosmici rilevati alle alte latitudini.”

Mentre alcuni scienziati del clima negano il collegamento fra i raggi cosmici e le nuvole, uno studio condotto presso l’Università Statale di New York dice : ” Il vento solare … devia i raggi cosmici quando il sole diventa più attivo e la teoria riferisce che un minor numero di raggi cosmici, raggiunge la terra,  costituendo un minor numero di nubi.

I dati degli ultimi 20 anni danno credito a questa cosa : Infatti come il sole è diventato più attivo, la copertura nuvolosa alla bassa quota è diminuita “.

Le figure seguenti confrontano i raggi cosmici (curva rossa) e la scarsa copertura nuvolosa dell’atmosfera globale (curva blu)

 

 

 

 

 

 

 

La figura seguente aggiunge la trama ribaltata dell’irradiazione solare (curva rossa) per i dati sopra  riportati, questa nuova analisi mostra una correlazione con l’irraggiamento solare. [http://folk.uio.no/jegill/papers/kkk_asr_2004.pdf ]

 

L’ONU fornisce periodicamente una valutazione della riduzione dell’ozono a livello mondiale. L’ultimo rapporto:  WMO / UNEP: ” Valutazione scientifica della riduzione dell’ozono 2006 “,  rilasciato da parte del comitato di valutazione scientifica del Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, [ http://www.wmo.ch/pages/prog/arep / gaw/reports/ozone_2006/pdf/exec_sum_18aug.pdf ] afferma :  ” in alcune stazioni alle medie latitudini nell’emisfero settentrionale,  l’irraggiamento UV superficiale ha continuato ad aumentare,  a tassi di pochi punti percentuali per ogni decennio.  Gli incrementi osservati e il loro significato valore dipende, dal luogo, la lunghezze d’onda  e il periodo delle misurazioni. Questi aumenti non possono essere giustificati solo dalla flessione dell’ozono e potrebbe essere attribuiti a una tendenza decrescente degli aerosol e dell’inquinamento atmosferico a partire dall’inizio degli anni novanta e in parte dalla diminuzione della nuvolosità,  come rilevato dai satelliti “.

La figura che segue elaborata da  Usoskin & Kovaltsov: ” Raggi cosmici e clima della Terra : possibile connessione “, CR Geoscience 340 (2008) [ ~ http://cc.oulu.fi/ usoskin/personal/usoskin_CR_2008.pdf ]  confronta la bassa copertura nuvolosa e l’intensità dei raggi cosmici (CRI) : ” Un legame tra le nuvole basse e i raggi cosmici appare statisticamente significativo sulla scala temporale annuale dal 1984 in limitate aree geografiche,  la più grande è nel Nord Atlantico, Europa e Sud Atlantico “.

La figura seguente mostra la correlazione tra il ciclo delle macchie solari, i raggi cosmici galattici, e la nuvolosità globale [ http://www.tcsdaily.com/article.aspx?id=010405M ].  L’aumento dell’attività solare devia i raggi cosmici dalla terra. ” Quando i raggi cosmici vengono deviati fuori dalla Terra,  ci sono poche nuvole,  questo permette alle radiazioni secondarie, un po ‘più di penetrare verso la superficie.  Così non abbiamo più il problema causato dalla variabilità solare, che varia solo del 0,1%,  attraverso un ciclo delle macchie solari,  la variazione della copertura nuvolosità globale ha un ruolo molto più significativo nel cambiamento che il solo contributo dovuto alla sola energia solare.  C’è ora una spiegazione valida per chiarire la grande correlazione che è stata osservata tra le registrazioni solari e le registrazioni della temperatura.  La correlazione diventa ancora migliore attraverso i cicli solari su una scala più lunga.  Per esempio,  l’intensità dei raggi cosmici varia circa il 15 per cento, attraverso il ciclo delle macchie solari.  Viceversa, su una lunghezza d’onda più lunga,  su scala decennale,  scala Gleissberg, o centenaria,  scala di Seuss, oppure su scala millenaria, e su scala dei cicli Bond l’intensità dei raggi cosmici varia fino ad un massimo di quattro volte tanto,  provocando significativi cambiamenti del clima. ”

Correlazione tra l’irraggiamento solare e i raggi cosmici con copertura nuvolosa bassa.

La figura seguente mostra la variazione globale del flusso dei raggi cosmici (GCR) su quattro deleghe indipendenti (a sinistra) e mostra la diminuzione del GCR per tutto il 1900. [ http://meteo.lcd.lu/globalwarming/Gray/Influence_of_Solar_Changes_HCTN_62.pdf]

La figura di destra mette a confronto gli stessi dati con il flusso magnetico solare mostrato in precedenza, figura che mostra una correlazione tra il flusso magnetico solare e il flusso dei raggi cosmici.  Le cifre sopra e sotto indicano una forte correlazione tra il flusso magnetico solare,  il flusso dei raggi cosmici  e le temperature globali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michele

 

 

L’evidenze solari bocciano l’ennesimo protocollo fuorviante dell’IPCC -1°parte-

29 novembre 2011 43 commenti

Mi giunge notizia che la loggia dell’IPCC sta continuando a propagandare il vangelo apocrifo del “riscaldamento  globale perenne”. Quale migliore occasione quindi, per tutti quei gruppi d’informazione “main street“, che auto-copiandosi informazioni da un sito all’altro, non fanno altro che perpetrare, continuare, propagandare  il rituale pagano, sulle eccessive  emissioni di anidride carbonica.

Eccovi una fra le tante notizie in merito, ripresa dalla rete, che testimonia “ il verbo dell’ IPCC” :

http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/ipcc-+disastri+naturali+sempre+piu-+intensi-54945

La maggior parte di questi eventi, sottolinea il rapporto, non costituisce una semplice aberrazione climatica ma è strettamente legata agli effetti del riscaldamento globale causato dalle attività antropiche, così come predetto dai principali modelli matematici sviluppati dai ricercatori: innalzamento delle temperature atmosferiche e alla superficie degli oceani, così come del tasso di umidità nell’aria, tutti fattori favorevoli a eventi meteorologici estremi.

Secondo l’IPCC: Il rapporto definisce “praticamente certo” (con una probabilità superiore al 99%) un aumento della frequenza e dell’intensità di tali fenomeni su scala globale nel corso del XXI secolo e “assai probabile” (oltre il 90%) che durata, frequenza o intensità delle ondate di calore aumentino nella maggior parte delle regioni, con i picchi di temperatura “probabilmente” (oltre il 66% di probabilità) superiori di oltre 3 gradi alle medie del XX secolo entro il 2050 e di 5 gradi entro il 2100.

Quale migliore occasione quindi per riportare, nuovamente, dopo una moltitudini di ricerche già pubblicate dal nostro Sandr-Rio , dalla mia persona e da molti  altri utenti di questo blog, una serie di ricerche scientifiche  che realizzate da enti, ricercatori, scienziati e altre organizzazioni “no profit”, dimostrano, come l’intero assetto climatico terrestre sia modellato dalle  continue e sincroniche dinamiche astronomiche, planetario-solari.

Iniziamo parlando di uno studio condotto da scienziati dell’Osservatorio di Armagh (Irlanda) dal titolo ” L’influenza del riscaldamento del Sole è sottovalutata “,in questa ricerca si scrive che il Sole è stato il principale regista nel riscaldamento globale negli ultimi due secoli. [ http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/1045327.stm ] ” I ricercatori sottolineano che la temperatura media ad Armagh http://it.wikipedia.org/wiki/Armagh  sembra essere correlata  alla lunghezza del ciclo  dell’ attività solare.  Questo ciclo ha una media di 11 anni di durata, ma può variare di pochi anni in entrambi i casi. “Abbiamo scoperto  che diventa più fresco quando il ciclo del Sole è più lungo e che Armagh è più caldo quando il ciclo è più breve, ” ha detto il dottor Butler.  In generale,  più i raggi cosmici raggiungono la Terra, più nubi basse abbiamo. Tuttavia, una maggiore attività solare comporta una riduzione del flusso dei raggi cosmici e una riduzione delle nubi basse. Le nubi basse raffreddano la Terra riflettendo la radiazione solare più indietro nello spazio, quindi un calo della quantità di nubi basse contribuisce al riscaldamento globale.  Una nuvola alta fa il contrario e tende a scaldare la Terra riflettendo più radiazioni infrarosse di nuovo a terra. ” La figura che segue evidenzia lo studio.

Durata del ciclo solare e le temperature a Armagh

La figura seguente mette a confronto le temperature medie annuali degli Stati Uniti con la lunghezza del ciclo solare. [ http://www.uoguelph.ca/ ~ rmckitri / ricerca / intellicast.essay.pdf ]

Lunghezza del ciclo solare e temperatura media degli Stati Uniti

La figura seguente viene da uno studio del 2004 ” Attività insolite del Sole negli ultimi decenni rispetto al precedenti 11 mila anni”, SK Solanki, IG Usoskin, B. Kromer, M. Schüssler, e J. Beer, (Max-Planck-Institut für Sonnensystemforschung  Germania, Osservatorio Geofisico Sodankylä, Finlandia, Heidelberger Akademie der Wissenschaften, Germania,) – (Nature, vol. 431, n. 7012, pp 1084-1087, 28 Ottobre 2004) [ http://www.ncdc.noaa.gov/paleo/pubs/solanki2004/solanki2004.html ] in cui gli autori affermano che ” il livello dell’attività solare nel corso degli ultimi 70 anni è eccezionale  e il periodo precedente dell’attività altrettanto elevato si è verificato più di 8.000 anni fa.  Troviamo quindi che nel corso degli ultimi 11400 anni il Sole  ha evidenziato un livello d’attività magnetica così elevato solo il 10% del suo tempo  e quasi tutti i precedenti,  ad alta attività,  sono stati dei periodi più brevi rispetto a l’episodio attuale.

SSN per la ricostruzione del passato 11.000 anni (blu) con i recenti Misurazioni macchie SSN (rosso)

Uno studio del 2005 sugli effetti della radiazione solare sulle temperature artiche (Presto, WH, “Irraggiamento solare variabile come agente plausibile delle variazioni multidecadali nell’artico a livello di record di temperature superficiali dell’aria, del passato -130 anni-”  Geophysical Research Letters, vol. 32, 2005 [ http://www.agu.org/pubs/crossref/2005/2005GL023429.shtml ] ha dimostrato che esiste una correlazione molto forte tra temperatura e l’irraggiamento solare che con la CO2, come mostrato nella figura seguente.

Correlazione delle temperature artiche con l’irradianze solare (a sinistra) e CO2 (a destra)


 

 

 

 

 

 

 

La figura che segue è stata ripresa da uno studio recente intitolato : “  Il riscaldamento della superficie del ciclo solare, come rivelato dalla proiezione composita differenzale media” (Charles D. Camp e Ka Tung Kit, Dipartimento di Matematica Applicata, Università di Washington, Geophysical Research Letters, vol. 34, 2007) [ http://www.amath.washington.edu/~cdcamp/Pub/Camp_Tung_GRL_2007b.pdf ] questa ricerca mostra una forte correlazione tra l’irraggiamento solare e la temperatura.  Gli autori affermano:  “la correlazione osservata fra la temperatura superficiale spazialmente filtrata con il ciclo di 11 anni solare è statisticamente significativa e il livello di confidenza è del 99,8%”.  In basso, la figura a destra,  mette a confronto le misure globali di CO2 (al centro) ed a sinistra. La figura, illustra la relativa mancanza di correlazione tra CO2 e temperatura.

 

 

 

 

Anche se il ciclo delle macchie solari è di circa 11 anni,  varia ed è stato generalmente sempre più breve nel corso  dell’ultimo secolo. La  figura seguente mostra le variazioni della temperatura dell’aria sulla terra nell’emisfero nord (linea continua) che sono in forma strettamente legate ai cambiamenti nella durata del ciclo delle macchie solari (linea tratteggiata).  Brevi cicli di macchie solari sono associati a temperature maggiori ed a una più intensa attività solare. Questo suggerisce che l’attività solare è almeno in parte responsabile dell’aumento della temperatura globale nel corso dell’ultimo secolo “(Prof. Kenneth R. Lang, Tufts University [ http://ase.tufts.edu/cosmos/view_picture.asp?id=116 ])

TAVOLA DI CONCORDANZA C di variazione di temperatura per la durata del ciclo delle macchie solari

Il fatto che la correlazione della temperatura con il sole è migliore che con la CO2 indica le carenze dei modelli in essere in grado di spiegare l’influenza solare.  Brevi cicli delle macchie solari generano alti valori massimi,  mentre i lunghi cicli,  sono caratterizzati da deboli attività delle macchie solari. Friis-Christensen e Lassen hanno dimostrato che la stretta correlazione risale al 16 ° secolo [Lassen, K. & Friis-Christensen, E.: " La  variabilità della lunghezza del ciclo solare nel corso degli ultimi cinque secoli e l'associazione apparente con clima terrestre" , Giornale di Fisica dell'Atmosfera e terrestre, 57 (1995)].

La pagina web del NOAA chiamato “La connessione Sole-Clima“  fornisce la seguente figura (sotto). [ http://www.research.noaa.gov/spotlite/archive/spot_sunclimate.html ] Uno studio condotto da G. Tsiropoula (Osservatorio nazionale di Atene, Istituto per le Applicazioni Spaziali e Telerilevamento, Atene, Grecia) – ” La firma della  variabilità dell’attività solare nei parametri meteorologici “(Journal of Atmospheric e Solar-Terrestrial Physics 65 (2003) 469 – 482) [ ~ http://zeus.nascom.nasa.gov/ bfleck / jastp_publ.pdf ] fornisce un’ulteriore correlazioni regionale tra il sole e SST come mostrato nella figura in basso a destra.  Egli fa l’affermazione ” i processi fisici e / o meccanismi di collegamento per questa associazione non sono ancora chiare … simulazioni GCM attuali non attribuiscono un ruolo speciale alle variazioni d’ingresso solari sui cambiamenti climatici del 20 ° secolo”.  Entrambe queste fonti di riferimento “Reid 1999″, “Reid, GC, 1999 si riferiscono a ‘Variabilità solare e le sue implicazioni per l’ambiente umano’. (. Journal of Atmospheric e Solar Terrestrial Physics 61, 3-14) ” L’andamento della temperatura media globale della superficie del mare e il numero delle macchie solari sono stati quindi riportate di seguito  (Reid, 1999).  Sia il numero delle macchie solari che la lunghezza del ciclo solare sono degli indicatori della quantità di energia solare che la Terra riceve.

La somiglianza di queste curve è la prova che il sole ha influenzato il clima degli ultimi 150 anni

Michele

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