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Archivio per la categoria ‘glogal warming’

L´industria dell´apocalisse climatica

22 dicembre 2010 22 commenti

Durante le ultime decadi gli allarmisti del clima hanno cercato di terrorizzarci con storie orribili di catastrofi imminenti: l´apocalisse climatica che sta arrivando!

A causa del Riscaldamento Globale (Riscaldamento Globale si scrive con lettere maiuscole perché é la norma principale della Bibbia Climatica) terre fertili agricole diventeranno aride e sterili, mentre aree del deserto avranno esperienze di piogge torrenziali e inondazioni incontrollabili. Le foreste  tropicali seccheranno nel caldo che piú caldo non si puó e il ghiaccio dei poli si scioglierá come un gelato infornato. Le zone costiere e le isole coralline spariranno inondate dal mare sempre piú alto, le grandi cittá del mondo cercheranno di proteggersi dietro enormi pareti e dighe per evitare le inondazioni. La furia della Natura porterá miliardi di rifugiati a migrare verso terre meno arruginite, inseguiti da malattie conosciute e sconosciute, peste, colera e guerre. A caua dell´arroganza umana la nostra civiltá entrerá in collasso, come é accaduto tante volte nel passato. O FORSE NO….Una rivoluzione silenziosa tra antropologie e archeologi ha distrutto il DOGMA SCIENTIFICO su quanto riguarda come crollarono le antiche civilizzazioni, con alcune lezioni per coloro che attualmente pregano ardentemente nella nuova chiesa evangelica dell´AGW affinché sorga l´ultima purificatrice e apocalittica CATASTROFE CLIMATICA.

Le storie delle antiche civiltá sono state anche  uno dei temi favoriti da scienziati e cineasti di Hollywood. Nulla é piú tragico della storia di una grande civiltá che, per ignoranza o orgoglio, abusó del mondo naturale attorno a loro fino a che un  disastro ambientale li porta alla loro  autodistruzione. La lista di queste civiltá é lunga: lantico impero egiziano, l´impero accadiano in Mesopotamia, i Maya, gli Anasazi, Angkor Wat, e anche la leggendaria Atlantide.

Film epici e molte carriere accademiche si basarono nel romanticizzare l´ascensione e la caduta inevitabile delle antiche civilizzazioni. Roma cadde e Atlandide affondó sotto le onde di film catastrofistici, e la nostra moderna civiltá raccoglie grandi guadagni iniziando dalla distruzione in massa.


 Le rovine di  Angkor Wat,i n Cambogia.

Poul Holm, uno storico del  Trinity College Dublin, ha descritto questa ossessione sulle cadute delle civilizzazioni che influenza le religioni, le Universitá e Hollywood, come una industria dell´Apocalisse. In un interessante articolo del 12 Novembre sulla rivista Science , Andrew Lawler descrive il lavoro di Holm e altri studiosi che rigettano questa Industria dell´Apocalisse, per lo meno nel campo scientifico. Negli articoli, “Collapse? What Collapse? Societal Change Revisited,” comincia la sua discussione sul collasso della Societá con una riunione di archeologi nel Regno Unito:

Un gruppo eclettico di specialisti che si riunirono recentemente nella Universitá di Cambridge, allega che il vero collasso sociale e in realtá molto raro.  Loro dicono che i nuovi dati dimostrano che gli esempi classici di massiccio collasso, come la disintegrazione dell´Antico Impero egiziano, la fine del periodo classico dei Maia e la sparizione delle societá pre-colombiane del Sudest degli Stati Uniti, non furono né repentini né disastrosi per tutti i segmenti delle sue  popolazioni.

Gli archeologi stanno collocando una nuova enfasi nella riduzione e trasformazione anziché della mancanza bruta e collasso. Secondo Lawler, questo rappresenta una specie di rezione contro una recente onda di rivendicazioni secondo cui i disastri ambientali, naturalie creati dall´uomo, sono i veri colpati dietro dei molti antichi collassi sociali. L´archeologo Harvey Weiss dell´Universitá di yale, per esempio, in un articolo pubblicato su Science nel 1993, ha indicato una siccitá regionale come la ragione che causó il collasso dell´Impero Accadiano della Mesopotamia.

Il geografo Jared Diamond della UCLA, che ha fatto una carriera con le cronache del fracasso delle antiche societá, nel suo libro Collapse: How Societies Choose to Fail or Succeed. del 2005 cita vari esempi delle cattive decisioni prese in ecosistemi fragili che portarono al disastro,

Diamond ha pubblicato vari libri che coprono differenti periodi e differenti popoli. Mentre i suoi discepoli non hanno dubbi e i suoi libri sono abbastanza chiarificatori, ci sono quelli che discordano con il suo costante tema che la deviazione ecologica porta al collasso.  In  Guns, Germs, and Steel, forse la sua opera piú popolare, Diamond argomenta contro le tradizionali spiegazioni storiche sul fracasso delle societá passate e si concentra sul fattore ecologico. Tra le societá che furono esaminate ci sono i nordici della Groenlandia, i Maia, gli Anasazi, il popolo indigeno di Rapa Nui (Isola di Pasqua), il Giappone, Haiti, la Repubblica Dominicana e infine il moderno Montana. La descrizione di Diamond sulla scomparsa degli abitanti dell´Isola di Pasqua e particolarmente spaventosa.

Tra le civiltá scomparse, una delle piú misteriose è quella della societá dell´Isola di Pasqua che é la piú isolata del mondo, lontana dalle terre abitabili. Con una area di appena 64 Km2, si trova nell´Oceano Pacifico a piú di 2000 km a ovest dell´America del Sud e 1400 Km dall´isola piú vicina abitabile (Pitcairn). Ha un clima ameno sub tropicale ed é un vero paradiso con un fertile suolo vulcanico, una vera e propria mimiatura, isolata dai problemi del mondo.

Gli esploratori polinesiani incontrarono l´isola circa nel 400 D.C. e lá fiorí con un picco attorno al 1200 D.C.  Ma subito dopo la societá dell´Isola di Pasqua entró in una spirale discendente da cui non si recuperó mai piú. Durante alcuni secoli, il popolo dell´Isola di Pasqua liquidò le sue foreste, portò le piante e gli animali all´estinzione, e vide la sua societá complessa scendere nel caos e nel cannibalismo. Loro lasciarono le gigantesche statue di pietra, enigmaticamente sparse nel paesaggio desolante di quell´isola desolata che una volta fu prospera.

Ma l´Isola di Pasqua puó essere una eccezione dal contesto delle civiltá collassate, perché é un piccolo punto di terra isolato con riserve limitate e nessuna via di figa in tempi difficili. Di fatto, molti degli esempi indicati come precauzione contro l´eccesso di allarmi  ecologici sono cosí. I Vichinghi della groenlandia e dell´America del Nord furono certamente isolati e fuori di qualsiasi aiuto delle loro terre natali. Altri, come i Maia e Hohokom, non essendo chiusi in territori geograficamente isolati, possono essersi semplicemente trasferiti verso terre e pascoli piú verdi.  ” I collassi sono forse piú apparenti che reali” afferma l´archeologo Colin Renfrew di Cambridge.

La fine del periodo piú classico, intorno al 900 A.D. é stato per molto tempo un poster del collasso. “Grandi cittá nelle montagne del nord furono abbandonate, le monumentali architetture finirono” scrive Lawler, “Línvasione straniera, le epidemie, la rivolta sociale e il collasso del commercio sono stai identificati come fattori chiave”.


Rovine Maia invase dalla foresta.

Ma un archeologo,  Elizabeth Graham, dellaa Universitá College London, concordacon le spiegazioni tradizionali sul declino Maia. Graham, che lavora nelle basse terre del Belize, dice che “Non esiste una risposta” nella occupazione delle aree dei Maya che lei ha scavato lungo la costa. Oltretutto lei é convinta che piú aree abitazionali esistettero durante e dopo la fine del periodo classico. Nei siti archeologi che ha scavato non ci sono segni di crisi alla fine del periodo classico. Di nuovo come ha scritto da Lawler:

Gli scheletri non mostrano nessuno stress alimentare, le popolazioni sembrano essere numericamente costanti, i terrazzamenti e le dighe continuano ad essere mantenute, e la ceramica sofisticata continua ad essere fabbricata. La siccitá del clima non sembra aver provocato alcuna rottura sociale. “Queste nuove conclusioni sono incredibilmente importanti” dice Norman Yoffee, un archeologo della Universitá del Michigan. Queste nuove rilevazioni e studi sfidano molte delle idee catastrofistiche di Diamond.

I Maya non sono le uniche popolazioni di cui la scomparsa viene adesso rivista in base a nuovi é piú approfonditi studi. I popoli Hohokam occupavano una vasta area dell´attuale Arizona vicino alla frontiera col Messico. Loro furono immaginati originalmente come un popolo che aveva migrato verso il nord uscendo dal Messico nel periodo del 300 A.C. circa. Loro costruirono vasti sistemi di irrigazione con estesi canali e villaggi con tribune per il gioco della palla, piazze, e monti piattaforma. Era una societá complessa che durá fino al 1450D.C. circ. Intanto la popolazione sparí, i canali furono dimenticati, e anche le aree periferiche furono abbandonate. L´abbandono sembró totale.


Gli Hohokam canali complessi e villaggi.

La spigazione tradizionale sul collasso di Hohokam é che inondazioni improvvise distrussero i canali e in piú apportarono una salinizzazione delle terre agricole e una sovrapopolazione. Altri vedono le malattie che gli europei portarono con le invasioni del 1500 come il colpevole finale per la scomparsa di queste antiche civiltá. Ma l´archeologo Randall McGuire della Universitá di Binghamton a Neu York, difende l´idea che i dati non confermano nessuna di queste teorie. Come scritto nell´articolo su Science:

“lui (McGuire) dice che la mancanza della permanenza dopo il 1450 ha reso insostenibile l´idea della malattia e che non c´é nessuna evidenza per la distruzione dei canali. Basandosi su dati del Centro Archeologico del deserto di Tucson (Arizona) lui immagina la scomparsa degli Hohokam con il cambiamento piú ampio che avvenne in tutto il Sudest verso il 1250 e il 1450 D.C. quando la popolazione diminuí di un 75%. Questo non é un evento catastrofico, ma un processo lento, di 150 anni o anche piú. E certamente gli Hohokam non erano coscienti che si trattava di un “collasso”.

 


L´ Europa riuscí a sopravvivere alla fame, alla peste e alla guerra senza entrare in collasso.

Lá rticolo di Science enumera una serie di altri esempi sui disputati collassi. ” la raritá di un collasso dovuto alla resistenza delle popolazioni ai cambiamenti ambientali o alle malattie é considerevole” dice lo storiografo di Cambridge, Jonh Hatcher, che studia la Peste Nera. Tanto nell´ Europa medioevale che l´Asia furono devastate da questa piaga. Molti paesi perdettero 1/3 della sua popolazione, ma gli ordini sociali non furono abbattuti.  Jonh Baines dell´Universitá di Oxford, dice che la transizione piú graduale é piú o meno un consenso nei nostri giorni. Vi sono molte lezioni da apprendere con questa interpretazione evolutiva del passato.

Primo, gli esseri umani sono molto piú resistenti di quanto si pensava. In veritá l´adattabilitá é indiscitibile nell´Homo Sapiens. Gli esseri umani si sparpagliarono in tutti i posti del mondo proprio perché é adattabile. La nostra specie ha sofferto con la peste, la fame, le guerre, con le catastrofi naturali e anche con i cambiamenti climatici, come abbiamo visto anche in precedenti articoli pubblicati qui su NIA. Intanto ancora siamo qui e sempre piú numerosi. Secondo, il clima non cambia tanto rapidamente che non possiamo costruire dighe e trasferirci verso l´interno. La pioggia e l´uso della terra possono cambiare da una regione all´altra, ma non tanto rapidamente che le altre aree non possno essere trasformate in terre agricole. Intanto se il clima cambia rapidamente potremo addattarci anche noi piú rapidamente, oppure dobbiamo lasciare il nostro posto nel mondo ai nostri successori evolutivi.

Infine osserviamo quello che é cambiato nel consenso nel campo dell´archeologia. è cambiato perché migliori informazioni sono diventate disponibili, la scienza é migliorata e le vecchie risposte si sono dimostrate imprecise se non addirittura sbagliate. In veritá, poiché la scienza sta costantemente cercando nuove teorie e raffinando le antiche, la visione di un consenso in un determinato momento é GARANTITO che tra qualche tempo sará provato che é errata.  Ricordatevi di questo quando qualche giornalista o scienziato o qualche accademico pedante di qualche Universitá che anche noi di NIA conosciamo, tenterá usare l´argomento “CONSENSO” per dire che tutte le storie di orrore in relazione al riscaldamento globale antropogenico sono VERE e la scienza é CONFERMATA!

La scienza mai é finita e il consenso é un argomento per gli idioti fatta per chi é intellettualemnte pregiudicato o inferiore. RIVENDICAZIONI DI UN IMMINENTE APOCALISSE CLIMATICA NON HANNO NESSUNA BASE NELLA SCIENZA O NELLA STORIA. Queste esistono solo per impaurire i disinformati in conformitá, in una soggezione politica, di quelli che vorrebbero rifare il mondo secondo i loro propri desideri egoisti. È l´ora di collocare una volta per tutte il clima fuori dall´industria dell´apocalisse, degli affari puliti o sporchi, dai finanziamenti per ricerche inutili, fuori dal mondo di quei professori universitari che si sentono chissá che solo perché sono arrivati (chissá come?) a insegnare qualcosa senza neanche capire cosa dicono o che non si informano, quei professorini che hanno invidia dei veri scienziati che umilmente dicono: queste sono le conclusioni dei miei studi ma voglio ricevere dai miei colleghi critiche piuttosto che consensi.

Non credete che esiste una industria dell´apocalisse climatica anche per le piccole cose?  Il pacco sopra: “Guardate l´effetto del Riscaldamento Globale! Comprate questo prodotto e con una buona bevanda potrete vedere come la massa terrestre e le coste scompaiono davanti ai vostri occhi con un aumento di 100 metri del livello dei mari!!!”

Insomma, una buona apocalisse non deve essere perduta e allora approfittiamone…. vendiamo qualsiasi cosa col marchio AGW.

Fonte: http://theresilientearth.com/?q=content/climate-apocalypse-industry

SAND-RIO

IL GW é simile a tantissimi falsi allarmi precedenti.

17 settembre 2010 48 commenti

Se esaminiamo l´allarmismo diffuso sul GW antropico e cerchiamo altre situazioni simili all´attuale, ne troviamo a decine.
Troviamo almeno 26 falsi allarmi in cui sono invischiati scienziati, politici e mezzi di comunicazione.
In ognuno questi falsi allarmi sono stati presentati come scientifici, anche se nessuno si basava su metodi scientifici.
Ogni previsione si é rivelata essere completamente falsa cosí come falsi sono stati gli effetti catastrofici previsti che o non si sono assolutamente verificati o si sono verificati con effetti assolutamente trascurabili.
Ma le politiche di conteneminto di questi presunti effetti disastrosi sono rimasti in vigore per molto tempo, anche quando poi si é visto che non era successo nulla.
L´attuale allarme sul Riscaldamento Globale é solo l´ultimo esempio di questo catastrofismo sociale, che con i precedenti ha in comune l´allarmismo non scientifico su qualcosa che sta accadendo e le previsioni di una catastrofe prossima e incombente come una spada di Damocle.
Anche questo allarmismo sul Riscaldamento Globale presto si sbiadirá, come giá sta succedendo, ma non prima che siano prese delle decisioni politiche ed economiche basate su previsioni non scientifiche.

Allora ecco un elenco significativo delle previsioni catastrofistiche e di allarmi falsi che si sono succeduti negli ultimi tempi. Sicuramente ne mancano tantissimi che anche Voi potete aiutare a ricordare:

1 Crescita della popolazione: fame mondiale(Malthus) 1798
2 Timber minaccia economica: carestia 1865
3 riproduzione incontrollata e degenerazione (eugenetica) 1883
4 Il piombo nella benzina: danni al cervello e a tutti gli organi 1928
5 L’erosione del suolo minaccia la produzione agricola 1934
6 Amianto e tutte i possibili tipi di tumori e malattie polmonari 1939
7 Effetti degenerativi del fluoro nell’acqua potabile sulla salute 1945
8 DDT e il cancro 1962
9 Crescita della popolazione e la fame (Ehrlich) 1968
10 raffreddamento globale, dal 1970 al 1975
11 aerei di linea supersonici, il buco dell’ozono, e tumori della pelle, ecc 1970
12 fumo di tabacco ambientale sugli effetti sulla salute 1971
13 Crescita della popolazione e la fame (Prati) 1972
14 La produzione industriale e le piogge acide 1974
15 Avvelenamento da pesticidi organofosfati 1976
16 impianti elettrici e sviluppo del cancro, ecc 1979
17 CFC, il buco dell’ozono, e tumori della pelle, ecc 1985
18 L`isteria per il formaggio 1985
19 Il radon nelle case e cancro ai polmoni 1985
20 salmonella nelle uova 1988
21 tossine ambientali e cancro al seno 1990
22 morbo della mucca pazza (BSE) 1996
23 diossina nel pollame belga 1999
24 Mercurio nei pesci, effetti sullo sviluppo del sistema nervoso 2004
25 Mercurio nelle vaccinazioni infantili e autismo 2005
26 torri per cellulari e il cancro, ecc 2008

Dopo il Riscaldamento globale quale sará il prossimo falso allarme dagli effetti disastrosi? A Voi la fantasia non manca e potete sbizzarrirvi….
Si prega evitare il 21-12-2012……

SAND-RIO

Energia domani 3; Un’idea controcorrente: Un tentativo di previsione delle fonti di energie del futuro

10 giugno 2010 46 commenti

La risposta alla domanda “quale sarà l’energia nel futura” richiede l’applicazione dei criteri di selezione a alle forme di produzione, trasporto e stoccaggio di energia.
I criteri:
· Disponibilità
C’è da distinguere:
Disponibilità di materie prime a costi ragionevoli.
Disponibilità dell’energia elettrica in corrispondenza al consumo. L’energia elettrica va divisa in energia di base, costante e energia variabile.
· Ecologia
Il concetto di ecologia oggi si concentra sulla riduzione o l’eliminazione dell’emissione di anidride carbonica. Le previsioni di evoluzione climatica basate su questo concetto sono sbagliate. Eppure questo concetto condiziona gli sviluppi per l’energia futura.

Il concetto dell’ecologia invece dovrebbe garantire a tutti gli uomini che vivono adesso o in futura la vivibilità del pianeta. Con questo concetto l’energia nel futuro segue vie diverse da quelle attuali.

L’ecologia include concetti di sicurezza contro incidenti e attacchi.

L’ecologia va imposta per legge, altrimenti…..
· Economicità
L’economicità va valutata senza le falsificazioni del mercato come il costo dei diritti di emissione dell’anidride carbonica e senza sovvenzioni.
Energia non concorrenziale non troverà acquirenti.

Petrolio
Disponibilità: La disponibilità della risorsa petrolio finirà. Tra circa 50 anni. Nei prossimi decenni occorre prepararsi a sostituirlo.
L’energia prodotta con derivati del petrolio:
Con motori diesel: Disponibilità istantanea, perfetta.
Con turbine a gas, la produzione si adegua al fabbisogno nel giro di minuti
In stazioni termoelettriche con turbine a vapore: Adeguamento nel giro di ore
Come carburante di automobili e aerei: L’unica che è disponibile e dà autonomia.
Ecologia Oggi gli idrocarburi derivati dal petrolio sono sotto accusa per un notevole contributo all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera. I modelli che considerano l’attuale concentrazione troppo alta hanno portato a previsioni sbagliate. La riduzione delle emissioni di anidride carbonica imposta dal protocollo di Kyoto è inutile.
Il vero inquinamento da petrolio era causato dal contenuto di zolfo. Sorgente di anidride solforosa e di seguito di acido solforico nell’aria. Causa di piogge acide con conseguente morte di alberi. Problema risolto. Dal gasolio lo zolfo viene rimosso. E’ rimasto il problema della propulsione navale. Il carburante usato contiene il 3,5% di zolfo. Il futuro è anche per questi utilizzatori un idrocarburo senza zolfo. Questione di leggi.
L’attuale concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera va bene. La ricerca deve stabilire il limite. Un aumento porterebbe a vantaggi per le piante e per l’agricoltura.
Quando e se sarà troppa, occorre catturare l’anidride carbonica e riciclarla in impianti di fotosintesi che creano in maniera più o meno diretta nuovi idrocarburi, che restano il mezzo ideale per lo stoccaggio e il trasporto di energia.
Idrocarburi resteranno il carburante per le automobili. Quelle elettriche hanno un’autonomia insufficiente.
Nelle automobili sarà più difficile catturare l’anidride carbonica, ma forse non impossibile. Occorre mirare su automobili che ne producano di meno. 60 kW di potenza sono più che buoni. L’energia delle frenate va ricuperata. L’automobile è un mezzo di trasporto, non un giocattolo. Non dev’essere inutilmente grande o potente.
Per gli aerei il recupero dell’anidride carbonica risulta impossibile. Forse occorre limitare il traffico aereo. Durante l’eruzione del vulcano in Islanda si è visto che molti viaggi possono essere sostituiti da videoconferenze.
Economicità L’energia su base del petrolio è economica. Sopporta una tassazione elevatissima.
Carbone
Disponibilità: Si stima che le riserve di carbone durino, all’intensità di utilizzo attuale, più di mille anni. In altre parole: per il futuro prossimo c’è. Se finisce tra 1000 anni, questo non presenta un criterio per limitare l’utilizzo attuale.
Ecologia I depositi di carbone si sono formati tramite la fotosintesi nel giro di diecine o centinaia di milioni di anni dall’anidride carbonica nell’atmosfera. Se riportiamo questa quantità di anidride carbonica nell’atmosfera tramite la combustione delle riserve di carbonio, è meglio che conosciamo prima i meccanismi di eliminazione tramite fotosintesi e tramite solubilizzazione nel mare. E’ meglio che conosciamo in maniera attendibile l’effetto serra causato dall’anidride carbonica. Ed è meglio che conosciamo il valore ottimale della concentrazione nell’atmosfera.
Alla lunga forse il carbonio non va consumato in mille anni, ma sostituito da idrocarburi ottenuti con la fotosintesi dall’energia solare. Sarebbe una sostituzione di un’energia fossile con un’energia rinnovabile, senza però modificare i metodi di trasformazione in energia elettrica o altro.
Economicità Il carbone è economico. La concorrenzialità però è artificialmente modificata per il costo dei diritti di emissione di anidride carbonica.
Gas naturale
Disponibilità :Se si include il metano da idrato di metano dal fondo del mare, la disponibilità c’è per migliaia di anni.
Comodamente sfruttabile in tutti i metodi termici. Sfruttabile per la generazione di idrogeno che può produrre energia elettrica a rendimento altissimo.
Ecologia Produce anidride carbonica, ma meno del carbone e degli idrocarburi.
Quando l’anidride carbonica nell’atmosfera raggiungerà il limite ammissibile, si dovrà raccogliere l’anidride carbonica e usarla per la fotosintesi.
Economicità E’ un mezzo molto economica per il trasporto e la trasformazione dell’energia. Dato che è un gas, ci sono limiti di stoccaggio. Il costo attuale è dovuto più a speculazioni e tassazione che a costo di estrazione e trasporto.
Energia idroelettrica
Disponibilità Si adegua in maniera istantanea alle necessità di utilizzo. Quantitativamente lo sfruttamento è alla saturazione. Possibilità di aumento scarse.
Ecologia Non produce nessun tipo di inquinamento
Pericolosità: Qualcuno sostiene che sarebbe più pericolosa dell’energia nucleare. Ma questo fa parte della metodologia della lobby nucleare.
Le dighe si prestano a attacchi terroristici. Le conseguenze però non sarebbero mondiali e a lungo termine come sarebbero le conseguenza di attacchi terroristici a centrali nucleari.
Economicità Costa poco, ma non ce n’è abbastanza.
Biogas
Disponibilità Attualmente disponibile in quantità modeste. Idoneo per riscaldamento e per produzione di energia elettrica con turbine a gas con un adeguamento al consumo nel giro di ore
Può sfruttare risorse quantitativamente enormi come i rifiuti, la paglia, le foglie cadute degli alberi.
Ecologia Usa sostanze che altrimenti producono anidride carbonica per decomposizione. Non è inquinante e neutra per l’anidride carbonica.
Economicità Probabilmente concorrenziale anche senza sovvenzioni. Siamo in fase di avviamento con sovvenzioni.
Nucleare
Disponibilità Le centrali attuali sono basate sulla fissione dell’uranio 235. L’uranio con costi di estrazione ragionevoli finisce tra circa 60 anni.
Con reattori convertitori veloci si può arrivare a sfruttare la maggior parte dell’uranio 238, trasformandolo in plutonio. L’uranio 238 fa il 99,3% dell’uranio naturale. La disponibilità diventerebbe effettivamente illimitata. I reattori convertitori veloci in passato sono stati giudicati troppo pericolosi. Il Giappone ha fermato un prototipo di convertitore veloce 15 anni fa ma l’ha rimesso in funzione in maggio 2010.
Le centrali nucleari sulla base di fissione possono variare la potenza solo lentamente, dallo 1% al 3% al minuto e non devono scendere sotto il 30 % della potenza massima. Variazioni più veloci sono pericolose. Questi reattori sono idonei solo per l’energia di base, costante. Tradizionalmente la potenza di centrali nucleari non veniva variata affatto. Sviluppi recenti mirano a una variabilità più veloce.
La Francia ha troppa energia nucleare. La conseguenza è che svende l’energia elettrica quando la produzione supera il fabbisogno.
Reattori nucleari si possono costruire sulla base di torio 232, che viene trasformato in uranio 233. Il torio 232 sulla terra c’è circa quattro volte di più rispetto all’uranio. L’utilizzo sarebbe quasi totale. La disponibilità effettivamente infinita.
La fissione degl isotopi dell’idrogeno deuterio e trizio viene sviluppata da 50 anni. Finora nessun impianto ha prodotto più del 40% dell’energia necessaria per farlo funzionare. E’ meglio non contare sulla disponibilità.
Se funzionasse la disponibilità sarebbe infinita.
La fusione fredda non funziona.
Ecologia Le scorie altamente radioattive prodotte dai reattori nucleari attualmente, secondo la quantità di energia elettrica prodotta, sono 196 000 tonnellate. Calcolate con un “burn up” di 40 GWD/t (Giga Watt Day per tonnellata di Uranio metallico).
Le scorie possono essere usate da terroristi per la produzione di bombe sporche (esplosivo tradizionale che viene usato per disperdere le sostanze radioattive).
La quantità di scorie esistente può rendere la terra non più abitabile.
Dobbiamo essere sicuri che per circa 100 000 anni queste scorie non vadano in mano a malintenzionati.
Abbiamo il problema di stoccaggio delle scorie. (da una tesi di dottorato dell’università di Padova, di Marco Calviani, 2009). Fino a 1000 anni è prevedibile la tenuta di soluzioni ingegneristiche. Per dopo occorrono siti geologicamente sicuri. Il problema non è stato risolto.
Per almeno 100 000 anni dobbiamo essere sicuri che le scorie non vengano affondate nel mare. Il sospetto è che sia già successo.
I reattori di quarta generazione dovrebbero “trasmutare” le scorie a vita lunga cioè gli transuranici nettuno, plutonio, americio e curio in scorie con radioattività tipo beta, a vita molto più breve e ridurre il tempo di stoccaggio sicuro a solo qualche migliaio di anni. Ma è ancora incerto se i reattori di quarta generazione sono fattibili.
Reattori al torio producono scorie transuraniche in quantità estremamente minore. Il problema dello stoccaggio delle scorie sarebbe molto più modesto. Basta metterle via per qualche millennio. (e’ più facile scrivere una garanzia per mille anni che una garanzia per tre anni)
La sicurezza delle centrali nucleari è una questione di credibilità.
Negli anni sessanta i massimi esperti hanno sviluppato teorie della sicurezza dei reattori nucleari. Il risultato era che il primo incidente serio poteva succedere al più presto tra diecimila anni. I trent’anni successivi hanno dimostrato che queste teorie erano perfettamente sbagliate.
Gli “esperti” sono quelli che trovano quello che gli viene detto di trovare. Altrimenti vengono sostituiti.
I reattori di seconda generazione erano “assolutamente sicuri”. Eppure i livelli di sicurezza dei reattori di terza generazione è “ulteriormente aumentato”.
Reattori del tipo convertitori veloci, in passato fermati o proibiti per eccesso di pericolosità tornano in vita. Il mondo è diventato meno sensibile.
Economicità Reattori nucleari producono energia elettrica al prezzo più basso di tutti. Premesso che il problema di stoccaggio delle scorie non sia considerato e premesso che i danni causati da incidenti non siano coperti da assicurazioni.
Per il problema delle assicurazioni c’è un’uscita: Per i danni “stocastici”, cioè soprattutto i tumori, che nascono in tempi anche remoti dagli incidenti non è dimostrabile il nesso causale con incidenti nucleari nei singoli casi. Con questo criterio risulta che l’incidente di Cernobil ha causato 50 morti, nessun ferito, nessun ammalato (Franco Battaglia su “il giornale”, aprile 2010). Assicurare i danni diretti è possibile.
Eolico
Disponibilità Disponibile solo quando c’è vento. Occorrerebbe un sistema di stoccaggio dell’energia elettrica, ma non c’è. Anche per questo servirebbe un sistema di stoccaggio sulla base di idrogeno.
Il vento nel mare del nord è quasi affidabile, 8 metri al secondo. Nel mediterraneo è meglio non contarci. Con una velocità media di 4 metri al secondo non si produce un gran che di energia.
Ecologia Non produce nessun tipo di inquinamento. Quelli sulla terra ferma sembra che uccidono un numero elevato di uccelli, che non sanno scansare oggetti così veloci. Sotto contestazione da ambientalisti.
Economicità La concorrenzialità senza sovvenzioni e senza la penalizzazione delle emissioni di anidride carbonica per i concorrenti è da dimostrare. Gli impianti finora installati hanno problemi di resistenza alla fatica e di durata.
Il dimensionamento non è quello per le condizioni d’esercizio, ma quello di sopravivenza al vento più forte.
Solare con pannelli fotovoltaici
Disponibilità Anche questo avrebbe bisogno di un sistema di stoccaggio di energia elettrica su base di idrogeno.
Ecologia Senza problemi
Economicità Senza sovvenzioni e senza penalizzazione delle emissioni di anidride carbonica per i concorrenti da dimostrarsi.
Potrebbe essere usata per l’autonomia energetica di strutture piccole, tipo villette o quartieri. Occorre risolvere il problema dello stoccaggio di energia con idrogeno. Ci sarebbe un notevole risparmio di infrastrutture per la distribuzione dell’energia elettrica.
Solare termico:
Disponibilità In confronto con il fabbisogno umano di energia l’energia solare è disponibile in quantità infinita. Come aree i deserti del mondo potrebbero essere usate senza alcun problema. Lo stoccaggio dell’energia viene risolto con sali fusi. Funziona, ma è poco efficace. 1 Megajoule per chilogrammo.
Ecologia Senza problemi
Economicità Da dimostrare. L’organizzazione “Desertec” ci sta provando. Il problema è che è nato dalla convinzione che le emissioni di anidride carbonica siano comunque dannose. L’economicità basata sul costo dei diritti di emissione di anidride carbonica potrebbe essere incerta nel futuro.
Solare con fotosintesi:
Disponibilità Quella dell’energia solare. Sarà la sostituzione del petrolio. Ci sono 50 anni di tempo per creare le strutture necessarie.
Come superfici utilizzabili ci sono i deserti del mondo
Ecologia Permette di riciclare l’anidride carbonica, trasformandola da scarto indesiderato in materia prima importante.
Economicità Gli impianti saranno semplici.
In confronto con altri metodi di sfruttamento dell’energia solare risolve in maniera economica il problema di stoccaggio e trasporto dell’energia sulla base di idrocarburi o simili.
Con idrocarburi da fotosintesi automobili e aerei avranno un autonomia ragionevole anche dopo la fine del petrolio.
Idrogeno
L’idrogeno non è una fonte di energia primaria, ma è un mezzo efficace di trasporto e stoccaggio di energia. Può essere prodotto da energia solare tramite l’elettrolisi dell’acqua, o da reforming del metano, o con centrali nucleari, o da carbone. Può essere usato per la produzione di energia elettrica con “fuel cell”. Rendimento: intorno al 90%. Può essere usato in turbine a gas o motori a scoppio.
Una pipeline progettata per metano, se viene usata per idrogeno porta quattro volte più energia. L’idrogeno ha una contenuto energetico specifico superiore e una viscosità più bassa.

Elmar Pfletschinger

Questa è la lista degli scienziati solari e non che hanno predetto un Grand Minima e un Global Cooling

25 novembre 2009 15 commenti

Questo articolo era già pronto in bozze da tempo, di certo oggi come oggi dopo lo scandalo Climate Gate, speriamo che alla voce di tanti studiosi che venivano offuscati dal sistema pro-AGW, venga dato lo spazio e l’attenzione che si meritano!

1. Dr. Habibullo I. Abdussamatov: Russian Academy of Scientists. Head of space research at the Pulkova Observatory, St. Petersburg.

Comment: RIA Novosti, August 25, 2006: “Khabibullo Abdusamatov e i suoi colleghi hanno affermato che un periodo di forte raffreddamento simile a quello della Piccola Era Glaciale potrebbe partire dal 2010-2015 e toccare il suo picco nel 2055-2060 a causa di un profondissimo minimo solare del tutto simile al Maunder.”

2. David Archibald. Summa Development Limited. (Australia).

From his paper: Archibald, D.C., (2006), Solar Cycles 24 and 25 and predicted climate response, Energy and Environment, Vol.17, No.1.

“Basato sul fatto che sia il ciclo 24 che il 25 avranno un picco di 50 SSN , c’è da aspettarsi un declino della temp globale di 1.5°C intorno al 2020.”

3. Dr. O.G.Badalyan, and Dr.V.N. Obridko, Institute of Terrestrial Magnestism. Russia, Dr.J.Sykora. Astronomical Institute of the Slovak Academy of Sciences, Slovak Republic.

From their paper: Balalyan, O.G., V.N. Obridko, and J. Sykora, (2000), Brightness of the coronal green line and prediction for activity cycles 23 and 24, Solar Physics, 199: pp.421-435.

Comment from paper: “Un lento aumento dell’attività del ciclo 23 ci permette di affermare che il prossimo ciclo 24 avrà un picco SSN pari a 50 equivalente al Minimo di Dalton.”

4. Dr. B. P. Bonev, Dr. Kaloyan M. Penev, Dr. Stefano Sello.

From their paper: Bonev, B.P., et. al., (2004), Long term solar variability and the solar cycle in the 21st century, The Astrophysical Journal, Vol. 605, pp.L81-L84.

“Siamo arrivati alla conclusione che la presente epoca di riscaldamento globale è al termine a causa dell’inizio di un lungo periodo di bassissima attività solare”

5. John L. Casey, Director, Space and Science Research Center. Orlando, Florida

From the center’s research report: Casey, John L. (2008), The existence of ‘relational cycles’ of solar activity on a multi-decadal to centennial scale, as significant models of climate change on earth. SSRC Research Report 1-2008 – The RC Theory, www.spaceandscience.net.

“Come risultato della nostra teoria, si può predire che il prossimo minimo solare potrebbe partire entro i prossimi 3-14 anni e durare per 2-3 cicli solari. Abbiamo stimato che ci sarà un calo della temperatura globale di 1-1.5°C se non maggiore,almeno come accadde durante il minimo di Dalton.

6. Dr. Peter Harris. Engineer, retired, Queensland, Australia.

Dalla sua analisi dei cicli glaciali e interglaciali egli ha concluso che c’è la probabilità del 94% di un imminente Global Cooling e dell’inizio di una nuova era glaciale.

7. Victor Manuel Velasco Herrera. Researcher at the National Autonomous University of Mexico.

Questo il suo commento rilasciato ad agosto 2008: “… in 2 anni o poco più inizierà un periodo di global cooling che sfocerà in una piccola era glaciale che durerà per 60-80 anni”

8. Dr’s. Y.T.Hong, H.B. Jiang, T.S. Liu, L.P.Zhou, J.Beer, H.D. Li, X.T.Leng, B.Hong, and X.G. Qin.

From their paper: Response of climate to solar forcing recorded in 6,000-year (isotope) O18 time-series of Chinese peat cellulose. The Holocene 10.1 (2000) pp. 1-7.

Mostrando la loro ricerca sulle misurazioni dell’ isotopo O18 che era più elevato durante i periodi più freddi del clima terrestre hanno concluso che: ” Se il trend dell’O18 dopo il 1950 continua così…il prossimo massimo dell’O18 ce lo aspettiamo tra il 2000 ed il 2050 con conseguente diminuzione della temp globale”

9. Dr. Boris Komitov, Bulgarian Academy of Sciences, Institute of

Astronomy, and Dr. Vladimir Kaftan: Central Research Institute of Geodesy, Moscow.

From their paper: Komitov, B., and V. Kaftan, (2004), The sunspot activity in the last two millennia on the basis of indirect and instrumented indexes: time series models and their extrapolations for the 21st century, paper presented at the International Astronomical Union Symposium No. 223.

Commento alla loro ricerca: “Dalle nostre estrapolazioni per il 21° secolo, ne viene fuori che un minimo solare supercentenario avverrà entro le prossime decadi. Esso sarà simile al minimo di Dalton, ma probabilmente più lungo…”

10. Dr. Theodor Landscheidt (1927- 2004), Schroeter Institiute for Research in Cycles of Solar Activity, Canada)

Questo il suo commento dopo lunghi anni di ricerca sull’attività solare: ” Contrariamente a quanto affermato dall’IPCC riguardo l’inquinamento antropico come causa del riscaldamento globale, io affermo invece che ci sarà un lungo periodo i global cooling chetoccherà la sua fase massima intorno al 2030..”

11. Dr. Ernest Njau: University of Dar es Salaam, Tanzania.

From his paper: Njau, E., (2005), Expected halt in current global warming trend?, Renewable Energy, Vol.30, Issue 5, pp.743-752.

Commento dal suo lavoro: “…la media della temp globale ha toccato il suo picco nel 2005, dopo del quale noi ci aspettiamo un netto trend di decrescita…”

12. Dr. Tim Patterson: Dept. of Earth Sciences, Carleton Univ., Can.

Da un articoloal Calgary Times: May 18, 2007: ” Entro il 2020 il ciclo 25 sarà il più debole dopo la piccola era glaciale…”

13.Dr’s. Ken K. Schatten and W.K.Tobiska.

From their paper presented at the 34th Solar Physics Division meeting of the American Astronomical Society, June 2003:

“Il risultato sorprendente delle nostre predizioni sui cicli solari è un rapido declino dell’attività solare, a partire dal cclo numero 24. Se questo trend continuasse noi potremmo rivivere un altro Minimo stile Maunder…”

14. Dr. Oleg Sorokhtin. Merited Scientist of Russia and Fellow of the Russian Academy of Natural Sciences and researcher at the Oceanology Institute.

Dai suoi ultimi articoli riguardanti i cambiamenti climatici egli ha affermato: ” Gli astrofisici conoscono 2 cicli solari, di 11 e 200 anni…la Terra ha passato il suo picco del periodo più caldo e presto una nuova fase fredda sopraggiungerà, a partire dal 2012. Il vero freddo arriverà intorno al 2041 quando l’attività solare avrà raggiunto la sua più bassa fase e durerà per almeno 50-60 anni…”

15. Dr’s. Ian Wilson, Bob Carter, and I.A. Waite.

From their paper: Does a Spin-Orbit Coupling Between the Sun and the Jovian Planets Govern the Solar Cycle? Publications of the Astronomical Society of Australia 25(2) 85-93 June 2008).

“Riteniamo che il livello di attività solare diminuirà significativament nella prossima decade e rimarrà bassa per circa 20-30 anni. Tutte le volte che il sole ha avuto scarsa attività prolungata ne passato, le temperature sono scese mediamente di 1-2°C”

16. Dr’s. Lin Zhen-Shan and Sun Xian. Nanjing Normal University, China

From their paper in Meteorology and Atmospheric Physics, 95,115-121: Multi-scale analysis of global temperature changes and trend of a drop in temperature in the next 20 years.

“…Noi crediamo che i cambiamenti climatici globali entreranno in una fase di raffreddameto globale nei prossimi 20 anni…”

Questi sono solo stralci del pensiero di alcuni scienziati che ritengono il sole o i cambimaenti naturali intrinseci del pianeta i principali artefici dei cambiamenti climatici e che prevedono una controtendenza delle temperature globali dai prossimi anni in poi. Solo il tempo ci dirà chi avrà ragione, o l’IPCC o i cosidetti “negazionisti”.

Dispiace solo vedere che tra questi scienziati non sia presente il Grande Timo Niroma… Riposa in pace Timo…

Fonte: http://www.spaceandscience.net/sitebuildercontent/sitebuilderfiles/researcherswhopredictsolarhibernationorclimatechangetocoldera9-22-08.doc

Simon

L`impatto sul clima del minimo di Maunder

25 ottobre 2009 27 commenti

Questo é un articolo del dicembre 2001 basato su una ricerca di alcuni importanti scienziati dell´Ist. Goddard della NASA per capire quale impatto ha una grande e lunga fase di minimo solare sul clima terrestre.

Un nuovo modello climatico computerizzato della NASA rafforza la vecchia teoria che la bassa attività solare potrebbe avere cambiato la circolazione atmosferica nell’emisfero Nord dal 1400 al 1700 e ha innescato una “Little Ice Age” in diverse regioni tra cui il Nord America e in Europa. Il cambiamento della energia del sole (dimmer) è uno dei maggiori fattori che influenzano il cambiamento climatico durante questo periodo, ma da allora sono state sostituite dai gas a effetto serra a causa della rivoluzione industriale. (giustamente quello che valeva per allora non vale piú oggi…)

"Lo sport su un fiume ghiacciato" (detail)

Immagine 2

Lo sport su un fiume ghiacciato” (detail)
Aert van der Neer
Courtesy:

Durante la piccola era glaciale, l’accesso alla Groenlandia era in gran parte tagliata fuori dal ghiaccio dal 1410 al 1720. Allo stesso tempo, i canali in Olanda congelavano, l´avanzata dei ghiacciai nelle Alpi, e l´aumento del ghiaccio nel mare circondó l´Islanda nel 1695.

"Winter Scene con Frozen Canal" (detail)

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“Winter Scene with Frozen Canal”
by Aert van der Neer
Fine Arts Museums di San Francisco,

Drew Shindell dell´Istituto Goddard per lo studio dello Spazio d

ella NASA e altri ricercatori hanno usato un modello al computer per ricostruire il clima e le condizioni atmosferiche come erano durante la Piccola Età Glaciale.

Hanno stabilito che un dimmer del sole ha ridotto i venti occidentali del modello e il raffreddamento dei continenti durante la stagione invernale. Il modello di Shindell mostra grandi cambiamenti climatici regionali, a differenza di altri modelli climatici che mostrano variazioni di temperatura relativamente piccoli su scala globale e a livello mondiale. Altri modelli non hanno valutato i cambiamenti regionali.

Il Sole Cyclical

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Il ciclo delle macchie solari tra min e max.

Durante la parte più fredda della Little Ice Age, 1645-1715, si crede che ci sia stata una diminuzione della produzione totale di energia dal Sole, come indicato dalla poca o nessuna attività delle macchie solari durante questo periodo.Conosciuto come il minimo di Maunder, gli astronomi del tempo osservarono solo circa 50 macchie solari in media annui per un periodo di 30 anni
Il Sole mostra normalmente segni di variabilità, come il suo ciclo delle macchie solari di undici anni. Entro tale tempo, si va da un minimo ad un periodo di attività massimo e ció era ed é anche oggi rappresentato da un picco di attivitá di macchie solari e flare.

Le macchie solari di Galileo

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Le macchie solari di Galileo

A partire dal 1611, Galileo Galilei ha fatto disegni delle macchie solari che comparivano nel sole e si era in quel momento durante il minimo di Maunder.

Il record di attività delle macchie solari durante il minimo di Maunder, come confermano altri astronomi dopo Galileo fu di circa 70 sunspot l´anno.

Durante tali periodi di bassa attività solare, si verifica la diminuizione dei livelli di radiazione solare e ultravioletta, e questi possono influenzare notevolmente la formazione di ozono nella stratosfera.

” Shindell dice. “I cambiamenti che ci sono stati nel modello di ozono sono la chiave per avere la risposta migliore per i cambiamenti nell’atmosfera superiore e quindi nel clima della superficie”. (nel 2001 ancora non avevano scoperto il ruolo del CO2 come gas serra e si parlava soprattutto dell´ozono e del buco dell´ozono… oggi un poco caduti nel dimenticatoio, le cause del GW cambiano con i tempi)

macchie solari image

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Perché macchie solari?

Tra la metà del 1600 e primi anni del 1700 le temperature della superficie terrestre nell’emisfero settentrionale sembrano essere stati i valori più bassi dello scorso millennio. Le temperature invernali europee durante tale periodo di tempo sono stati inferiori alla media di 1 — 1,5 gradi Celsius. Questo raffreddamento è evidente attraverso le letture di temperature derivanti dagli anelli degli alberi e dalle carote di ghiaccio, e nei record storici di temperatura, come raccolti dalla Universitá del Massachusetts, Amherst e l’Università della Virginia.

Cambiamenti climatici di oggi

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Cambiamenti climatici oggi

Shindell ha notato che gli effetti di questo periodo di dimmer Sole si sono concentrati più a livello regionale che a livello globale.Dice Shindell: “ Le variazioni di temperatura medie globali sono piccoli, circa ,0.3-0.4C, ma le variazioni di temperatura regionali sono abbastanza grandi.” Shindell ha detto che il suo modello di simulazione del clima mostra le variazioni di temperatura che si verificano soprattutto a causa di un cambiamento nella Arctic Oscillation / North Atlantic Oscillation (AO / NAO).

Questa oscillazione è fondamentalmente una emisferica scala altalenante della pressione atmosferica e temperatura tra le medie latitudini e l’Artico, che modula la forza dei venti occidentali jet stream. Questi venti sono ridotti come l’AO / NAO e si spostano in risposta ad un cambiamento della forza della energia del sole. Poichè gli oceani sono relativamente caldi durante l’inverno a causa della loro grande capacità termica, la riduzione del flusso crea temperature piú fredde sulle terre, riducendo il trasporto di aria calda dal Pacifico verso l´America, e dell’aria calda verso l’Europa atlantica. Durante questo spostamento, le temperature invernali si raffreddano fino 1-2C.

La ricerca intitolata “Solar forcing of regional climate change during the Maunder Minimum,”, autori Drew Shindell, Gavin Schmidt, e David Rind, del Goddard Institute for Space Studies dalla NASAe co-autore Michael Mann e Anne Waple, dalle Università della Virginia e il Massachusetts, rispettivamente, apparve nel 7 dicembre 2001 sulla rivista Science.

Shindell dice. “Il periodo di bassa attività solare nel Medioevo ha portato a cambiamenti atmosferici che sembrano aver portato alla piccola era glaciale. Tuttavia, dobbiamo tenere a mente che le variazioni della produzione solare hanno avuto un impatto molto minore sul clima ultimi anni della Terra dovute alle azioni umane. Il più grande catalizzatore per il cambiamento climatico oggi sono gas a effetto serra”, ha aggiunto.

Quello che valeva tra 1400/1700 durante il minimo di Maunder oggi NON si puó piú verificare… perché? Chi lo dice?

Il sole ha cominciato una fase di minima attivitá con tutti gli indici bassissimi e malgrado i conteggi delle macchie solari (gli unici che possono essre paragonati da Galileo a oggi) a dir poco esagerati degli enti preposti, ritengo che se questa fase di minimo si prolungherá per abbastanza tempo, le influenze sul clima terrestre saranno inevitabili. È giá successo in passato e puó succedere ancora. Aspettiamo con fiducia.

SAND-RIO

Tutto il Sistema Solare si sta riscaldando, non solo la Terra

5 agosto 2009 40 commenti

Come già il titolo accenna l’intero Sistema Solare si sta riscaldando, il fenomeno non è quindi prerogativa della sola Terra, chi più chi meno anche gli altri copri celesti che ruotano attorno al Sole stanno seguendo lo stesso andamento. Analizzando ciò che i telescopi e i satelliti riescono ad analizzare si è potuto verificare che la Terra paradossalmente è il corpo celeste che sta subendo un riscaldamento di minore entità, tutto grazie alla nostra preziosissima atmosfera che ci protegge, ma da cosa? Da cosa quindi? La risposta a questo punto viene immediata, la forzante riscaldatrice deve per forza essere qualcosa di esterno ai pianeti, anche se c’è da dire che qualcuno vuole far passare tutto questo come qualcosa di interno per ogni pianeta ed il fatto che tutti si stia riscaldando una mera coincidenza. La forzante esterna non può che essere quindi il Sole, la stella guarda caso negli ultimi 100 anni ha aumentato la sua attività come mai negli ultimi 1000 anni aveva fatto e gli ultimi 3 cicli sappiamo essere stati quelli più intensi, come minimi quasi inesistenti e massimi molto alti e soprattutto cicli di breve durata.

Andiamo quindi a vedere, dove i dati ce lo permettono, quali pianeti si stanno riscaldando e soprattutto come.

Marte: nel corso degli ultimi 20 anni il pianeta rosso ha subito un riscaldamento stimato intorno a +0.6°C, il valore non è certamente corretto ma se si pensa che la terra negli ultimi 100 ne ha presi +0.7°C e negli ultimi 20 circa +0.2°C la differenza è notevole.

Inoltre su Marte negli ultimi anni le calotte polari, formate da anidride carbonica congelata, si sono sciolte di molto, cosa che già nella prima metà degli anni 90 era successa.

Giove: sul gigante gassoso non c’è molto da dire, colpisce però in maniera incredibile il fatto che il suo riscaldamento sia stato stimato di circa 10°C negli ultimi 20 anni. È notizia poi abbastanza breve quella della formazione di ulteriori “Macchie Rosse” ovvero di quei cicloni che gironzolano sulla sua superficie.

Saturno: il pianeta con gli anelli non fa parlare di se, ma è stato fotografato in prossimità del “polo sud” del pianeta un imponente ciclone con un diametro di circa 8mila chilometri, tutto questo perché in prossimità del “polo” c’è stato un riscaldamento repentino negli ultimi anni di circa 2°C.

Tritone: è il satellite di Nettuno più grande e sulla sua superficie il riscaldamento è stato stimato in circa 2°C in 15 anni, un valore altissimo e se negli altri pianeti molti scienziati hanno cercato di eliminare la componente Sole in questo riscaldamento su Tritone questo è impossibile, perché il riscaldamento è spiegabile solamente dal fatto che l’azoto che compone la superficie evapora e crea una debolissima atmosfera che come la terra mantiene le temperature più alte.

Infine tocca a Plutone, ormai declassato a pianeta nano dove anche li la temperatura è salita di 2°C in 15 anni, ma la cosa incredibile è che Plutone in quel periodo si allontanava sempre di più dal sole, per via della sua orbita particolarmente eccentrica, e il riscaldamento è spiegabile solo da una maggiore quantità di calore ricevuta dal sole nonostante le enormi distanze.

La terra non è quindi l’unica, altri pianeti stanno subendo un destino peggiore, e non avendo l’atmosfera che gli protegge il riscaldamento è molto più intenso.

Un’altra prova a sostegno della tesi che tutto gira intorno al Sole, anche se mi sembra incredibile come nel 2009 ci sia ancora gente che si ostini a considerarlo come una costante che non interferisce sugli altri pianeti.

Fonti:

http://meteolive.leonardo.it/meteo-notizia.php?id=20042

http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16132

http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=24279

http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/clima-spazio/clima-spazio/clima-spazio.html

FABIO

GW Giugno 2009 – Dati Satellitari

20 luglio 2009 8 commenti

D’ora in poi su NIA seguiremo solo gli aggiornamenti satellitari, abbiamo già affrontato il tema sulla validità delle rilevazioni strumentali del NOAA e della NASA ( che usa le stesse stazioni della prima ).

Dopo i dati fatti uscire per questo mese ho deciso che non ne vale la pena di farsi prendere in giro così, quindi seguiremo solo i rilevamenti satellitari della bassa troposfera, che calcolano la temperatura media dell’aria da 0 a 3000m di altezza.

Dati RSS

Giugno chiude con una anomalia ( rispetto alla media 79-98 ) di +0.075, rispetto a Maggio che chiuse a +0.090 abbiamo avuto quindi una discesa della temperatura.

Siamo a metà del 2009 e l’anomalia media si attesta a +0.188, nel 2008 ( media mesi 1-6 ) era +0.007°C e nel 2007 era +0.373.

Ecco il grafico completo:

Fonte: http://img187.imageshack.us/img187/7594/msu20rss20globalmonthly.gif

Dati UAH

Giugno chiude a +0.001°C rispetto alla media 79-98, quindi con una anomalia azzerata ed in calo rispetto a Maggio che chiuse a +0.045°C

La prima metà del 2009 si conclude quindi con una anomalia media di +0.166, mentre il 2008 era a -0.037 e il 2007 a +0.349.

Ecco il grafico completo:

Fonte: http://img148.imageshack.us/img148/5705/msu20uah20globalmonthly.gif

FABIO

La nota di Simon: andatevi a vedere i dati Noaa e Giss di giugno e se proprio vi scappano, fatevi 2 sane risate, oppure fate finta di niente…

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