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Indici meteo-climatici di Ottobre 2012 e prospettive meteo-climatiche

27 novembre 2012 21 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3,  peraltro già riportato nel forum Meteo.

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Gli indici: i valori del mese

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi Niño): (+0,271) +0,103

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-2,21) -0,79

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation):   (+0,487) +0,376

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-26,61) -24.51

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-11,42) -10.51

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente si trova in fase 5 e potrebbe entrare presto in fase 6 e poi 7, ma con intensità talmente ridotta che il grafico di previsione risulta di difficile lettura.

 

Commento indici Ottobre

- il Nino (ENSO) a ottobre (ed a novembre) oscilla debolmente tra neutralità e Nino debole ad est (zona 1+2 e zona 3) e Nino debole ancora presente ad ovest (zone 3.4 e 4).

- La PDO permane nettamente negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi anni) ed oscilla, talvolta aumentando, talvolta diminuendo; sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore” nei confronti dell’evento di Nino in corso, probabilmente contribuendo in modo decisivo nel “sopprimere” l’evento di Nino attualmente ancora assai faticosamente in corso. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo, ad ulteriore conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) a fronte di un suo cambio di segno.

- La QBO30 appare aver superato, ed è in graduale ripresa, pur restando ancora vicina ai propri minimi storici.

- La QBO50 potrebbe aver raggiunto il proprio minimo (-11,51) a Settembre, ad Ottobre si è ripresa lievemente.

In base alle osservazioni ENSO NOAA è presente una al limite tra Nino debole e neutralità nel comparto est, come detto. Le previsioni NOAA vedono al momento un ulteriore indebolimento dell’ENSO nel corso dell’inverno, fino a debole Nina nel comparto 3.4 e neutralità negli altri. Occorre però sottolineare la presenza di un certo grado di incertezza delle previsioni, anche di quelle dei prossimi 2-3 mesi. Non è pertanto esclusa qualche piccola “sorpresa”, ad esempio una sostanziale conferma della situazione attuale, oppure l’instaurarsi di una neutralità, in attesa di poter rilevare una tendenza chiara.

Per quanto riguarda le anomalie sottosuperficiali di temperatura, il grafico al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif,

Dalla scorsa estate ad oggi si è verificato evidente indebolimento delle anomalie positive in tutto il comparto oceanico. Tuttavia queste non sono tuttora state completamente sostituite da anomalie negative, ma anzi, tra ottobre e novembre, la situazione sembra essersi assestata attorno ad un equilibrio, pur incerto, tra le diverse anomalie: nel comparto est resiste pur indebolita un’anomalia negativa, mentre nel comparto centro-ovest permane una vasta e debole anomalia positiva, sebbene insidiata in profondità da una nuova anomalia negativa.

Per quanto riguarda, invece, le anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico, prevalgono tuttora anomalie positive solo nel comparto oceanico tropicale ed equatoriale centrale, tra Sudamerica ed Africa. Più a nord, l’anomalia negativa presente fin dalla scorsa estate si è estesa e collegata con un’anomalia nei pressi delle Isole Britanniche. Inoltre, all’inizio di novembre si è formata una vasta anomalia negativa tra Atlantico, Florida e Golfo del Messico. A tale proposito, esaminando il comportamento delle anomalie oceaniche negli ultimi 10 anni, si nota che quella negativa nel Golfo del Messico si sviluppa contemporaneamente ad una corrispondente anomalia negativa, alla medesima latitudine, in Oceano Pacifico. Più di recente, il passaggio della PDO in fase negativa, con una maggiore presenza di anomalie negative nell’Oceano Pacifico orientale, sembra essere correlato ad una maggiore insorgenza di tale anomalia negativa atlantica nel Golfo del Messico.

http://www.osdpd.noaa.gov/data/sst/anomaly/2012/anomnight.11.26.2012.gif

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Il passaggio di stagione: dall’autunno all’inverno 2012/2013

Come nei numeri precedenti di tale rubrica, si introducono ora alcune considerazioni di carattere generale circa il possibile decorso dell’ormai imminente stagione invernale. Per una disamina di dettaglio, si suggerisce di fare riferimento ai vari ed interessanti articoli di approfondimento che, in queste ultime settimane, stanno ben illustrando cause e possibili conseguenze dell’attuale scenario barico dell’Emisfero Nord, a tutte le quote di pressione.

La stagione autunnale appare ormai in fase conclusiva, sia secondo il calendario (come noto, l’inverno meteorologico inizia il 1 Dicembre), sia in base all’assetto barico, che promette di assumere presto connotati più invernali, almeno sull’Europa Centro-Settentrionale. L’autunno è stato caratterizzato essenzialmente da lunghi periodi anticiclonici, interrotti con una certa frequenza da bruschi ingressi perturbati atlantici o mediterranei, con precipitazioni localmente anche assai abbondanti e non di rado, purtroppo, caratterizzate da eventi alluvionali, come la cronaca ci ha ricordato.

Per quanto concerne le prospettive invernali, è sempre più probabile che tra pochi giorni si concretizzi il primo affondo freddo di stampo chiaramente invernale nel comparto europeo, come la carta seguente ad 850Hpa, a 72 ore, ben testimonia.

Ad una prima occhiata, risulta subito evidente come la prima ondata di freddo invernale provenga dal comparto russo-siberiano (angolo in altro a destra dell’immagine), dunque da nord-est, anziché dall’Artico, come invece accade solitamente in questo periodo. Un altro elemento evidente è la grande depressione, centrata proprio tra Italia e Mediterraneo, che funge da polo attrattore dell’aria fredda, spingendola verso sud e verso ovest. Per consentire tutto ciò, è essenziale la collaborazione dell’Anticiclone delle Azzorre, in basso a sinistra, che accenna a spingersi verso nord-est. Così facendo, l’anticiclone probabilmente (anche se non è certo) chiuderà la “porta atlantica” (in alto a sinistra) aprendo invece quella russo-siberiana. L’attuale incertezza previsionale non consente ancora di esprimersi con ragionevole precisione circa l’evoluzione futura di tale configurazione. Per un esame in termini generali, si può fare riferimento all’assetto previsto del Vortice Polare Stratosferico nei prossimi giorni, come testimonia l’immagine seguente (previsione GFS a 5 giorni a 100Hpa, ovvero la quota stratosferica più prossima alla troposfera):

Essa mostra il culmine della ellitticizzazione e bilobazione del Vortice Polare Stratosferico (attorno al 1 dicembre). Invece, già verso il 3 dicembre sembra esserci un inizio di ricompattamento del VPS.

Si nota che i due lobi del VPS interessano direttamente il Nordamerica e la Siberia (anzi, vi si trasferiscono letteralmente, traslocando dal Polo) e non l’Europa, coinvolta solo da una porzione decisamente minore (lo si vede sotto forma di una certa rimonta anticiclonica in Atlantico, cui corrisponde un affondo depressionario in Europa, specie verso la Spagna ed il Mediterraneo Occidentale). Ciò lascia pensare che l’Europa potrà essere coinvolta solo parzialmente da irruzioni fredde e soprattutto nella sua porzione Centro-Settentrionale. Ma anche, nel frattempo, che il gelo siberiano e dell’artico canadese sono destinati ad intensificarsi notevolmente, per eventuali “utilizzi” futuri.

aaaaaaaaaaa

Prospettive meteo-climatiche – inverno

Come detto più volte, ma è utile ribadirlo, la combinazione tra QBO negativa, Nino debole e centrato ad ovest, bassa attività solare e comunque la sostanziale assenza di elementi di “disturbo” a tale configurazione, depone a favore di una svolta invernale di non breve durata, almeno per l’Europa centro-settentrionale.

Per quanto riguarda la nostra Penisola, esprimere una valutazione è più complesso, in quanto entrano in gioco almeno un paio di altri fattori:

  • la tenuta dei blocchi anticiclonici atlantici alle latitudini mediterranee, che non è scontata a priori e può impedire, se il blocco non regge, che il grosso dell’aria fredda si riversi nel Mediterraneo;
  • la geografia (l’Italia è lunga e stretta e percorsa da catene montuose e dunque gli effetti possono essere molto diversi da regione a regione) e l’orografia, ovvero la barriera costituita dalla catena alpina all’ingresso dell’aria fredda e dunque la direttrice di ingresso delle correnti fredde, che dipende dalla configurazione barica; qualora queste entrassero massicciamente dalla Valle del Rodano (Marsiglia, come potrebbe accadere tra alcuni giorni) provocherebbero un’ondata di maltempo invernale su buona parte del Centro-Nord; se invece entrassero dalla Porta della Bora (Trieste), porterebbero freddo e neve solo lungo l’Adriatico e forse al Sud.

Come già ribadito più volte nelle discussioni dei giorni passati e negli articoli di approfondimento meteo, per un decorso “invernale” dell’inverno ormai alle porte, è meglio se il Vortice Polare, dopo l’imminente split, si ricompatterà a tutte le quote, o almeno non andrà oltre qualche futura bilobazione. Ciò è quanto suggeriscono già oggi le previsioni a lungo termine, almeno quelle stratosferiche. E questo ricorda quanto in effetti accadde a novembre e dicembre 1984, quando ci fu uno split importante tra fine novembre ed inizio dicembre, seguito da un ricompattamento. Il resto, cioè il forte stratwarming di fine dicembre ed il conseguente gelido gennaio 1985, è cronaca nota a tutti. Peraltro, anche allora l’attività solare era debole, prossima al minimo, la QBO nettamente negativa (raggiunse il minimo tra settembre ed ottobre, proprio come ora) e si era in presenza di una Nina molto debole, prossima alla neutralità, una situazione specularmente simile (anche se non identica) a quella attuale di Nino tra debole e neutralità. A titolo di cronaca, nel 1984 la prima ondata di freddo in Italia si verificò solo a ridosso di Natale. Fu soltanto il prologo a quello che sarebbe accaduto all’inizio di Gennaio.

Naturalmente, quanto sopra non comporta che assisteremo necessariamente ad una ripetizione dell’inverno 1984-1985. C’è qualche differenza (Nino debole o assente e west based, anziché Nina debole) e comunque i moti in troposfera possono riservare qualche variante non secondaria. Certo, l’impianto generale che si profila assomiglia a quello del 1984-1985. Anzi, si può dire che l’assenza di una Nina, che favorirebbe un ricompattamento del Vortice Polare, può rendere questa stagione persino più promettente. Manterrà le promesse per l’Europa? Probabile. E per l’Italia? Possibile, ma al momento non si riesce davvero a dire di più.

Non resta dunque che attendere i prossimi sviluppi delle dinamiche meteo troposferiche, ma senza perdere mai di vista ciò che accade in stratosfera. E’ da lì che con tutta probabilità giungeranno le notizie più significative per il proseguimento di questo inverno ormai agli esordi.

FabioDue

Indici meteo-climatici del mese di Giugno e prospettive per i mesi successivi

26 luglio 2012 28 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3, peraltro già riportato nel forum Meteo.

Gli indici: i valori del mese

- ENSO (El Niño Southern Oscillation: Niña): +0,903 (indice MEI)

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): -0,87

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation): 0,340

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): -25,90

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): -4,25

- MJO (Madden-Julian Oscillation): non più riportata per il semestre caldo, in quanto di dubbia interpretazione. A tale proposito, si rimanda a specifici articoli di approfondimento, di cui uno già pubblicato.

Commento indici Giugno

- La Nina (ENSO) a giugno prosegue nella sua crescita in zona 3.4, sia pure più graduale dopo il balzo di maggio, mentre in zona 1+2 giugno sembra aver segnato il massimo dell’evento, seguito da un indebolimento.

- La PDO permane negativa, oscillando un po verso l’alto ed un po verso il basso; a tale proposito sarà interessante verificare il suo ruolo “moderatore” nei confronti dell’evento di Nino in corso. Di seguito è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma e si rafforza in territorio positivo, ad ulteriore conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Di seguito è riportato il grafico storico dell’AMO: http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Anch’essa risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) a fronte di un suo cambio di segno.

- La QBO30 è in ulteriore netto calo e fa segnare il nuovo minimo di questa fase negativa, avvicinandosi ai minimi storici.

- La QBO50 è anch’essa calata nettamente e fa segnare il nuovo minimo di questa fase, anche se non ancora vicino ai suoi minimi storici (ben al di sotto di -10).

In base alle osservazioni ENSO NOAA è ormai presente un Nino moderato nel comparto est, come detto, mentre in quello ovest si sta affermando un Nino debole. Che presumibilmente presto diverrà moderato. Rispetto a Maggio, si è ridotta la discrepanza tra i due modelli di previsione NOAA: ora prevedono entrambi un Nino moderato (anomalie attorno a +1 in zona 3.4). Il NOAA aveva previsto di dismettere il modello “storico” CFS entro la scorsa primavera, ma per ora ha deciso di prolungarne l’utilizzo almeno fino ad ottobre. La ragione, presumibilmente risiede nella recente netta discrepanza con il nuovo CFSv2. Per quanto riguarda le anomalie sottosuperficiali di temperatura, il grafico al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif , da aprile a luglio le anomalie negative si sono indebolite fino a scomparire, mentre le anomalie  positive permangono, sebbene indebolite ad ovest ma rafforzate ad est. Infine, riguardo la progressione di questo evento di Nino, occorrerà verificare il  ruolo della PDO, come detto tornata nettamente negativa, che solitamente tende  ad esaltare le fasi dello stesso segno (Nina) ma a moderare quelle di segno opposto (Nino, in questo caso).

Per quanto riguarda, invece, le anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico, attualmente al largo delle coste spagnole e marocchine vi sono prevalenti anomalie positive. Tuttavia, la presenza di un’anomalia negativa in pieno oceano, sia pure ridotta rispetto alle scorse settimane, in posizione non molto distante da quella occupata nel 2003 costituisce tuttora un’ipoteca sul proseguimento della stagione secondo il suo normale decorso. E’ infatti un fattore che favorisce affondi depressionari atlantici, i quali favoriscono a loro volta risposte calde sul Mediterraneo. In ogni caso, la situazione si sta gradualmente evolvendo, in quanto nelle ultime settimane le anomalie negative si sono sensibilmente contratte.

Ad integrazione del comportamento delle anomalie oceaniche di temperatura, si segnala il decorso prima (Maggio) del tutto normale dell’ITCZ http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/fews/ITCZ/itcz.jpg, che ha visto una netta risalita sopra la media storica. Ciò, unito al comportamento delle anomalie oceaniche in Atlantico, per il momento rende ancora possibili fiammate africane, sebbene non in modo così netto rispetto a qualche settimana addietro.

Infine, il Sole ha tentato una ripartenza ad aprile e nella prima metà di maggio, reiterata all’inizio di giugno, poi  completamente abortita, quindi reiterata a luglio fino a raggiungere un secondo massimo, grazie all’attività dell’emisfero meridionale. Infine una nuova fase di relativa quiete si è di recente verificata. C’è da chiedersi se e come questi ripetuti “stop and go” abbiano effetti sul clima anche a breve termine (settimane, mesi).

Nota sulla QBO e considerazioni sull’autunno-inverno 2012

In abbinamento alla debolezza del ciclo solare, si segnala il comportamento della QBO a 50mb, riprendendo un tema già accennato in discussioni precedenti. Anche se ora ci troviamo in piena estate, si ricorda che l’accoppiata QBO / ciclo solare ha storicamente segnato il carattere delle stagioni invernali, grazie a studi ben riportati in un articolo presente nell’archivio di NIA: QBO negativa e ciclo solare debole (es. nei pressi del minimo), oppure QBO positiva e ciclo solare forte (es. nei pressi del massimo) hanno storicamente favorito inverni freddi. Attualmente la QBO, come detto, è negativa e, in base alla sua serie storica, non raggiungerà il suo valore minimo presumibilmente prima di agosto; inoltre, storicamente, ha impiegato di solito 4-5 mesi prima di tornare in territorio positivo. Dunque, è possibile che resti negativa fino a dicembre-gennaio: ciò, unito al ciclo solare decisamente sottotono, potrebbe rendere quantomeno interessante l’ultima parte dell’autunno e le prime settimane dell’inverno. Data la distanza temporale, questa non si può nemmeno considerare una prospettiva meteo di lungo periodo, quanto piuttosto una constatazione di carattere storico/statistico. Ma la correlazione assai elevata tra ben precise combinazioni QBO/ciclo solare ed il carattere degli inverni corrispondenti, la rende comunque degna di nota.

Prospettive meteo-climatiche – estate

Il passaggio da Nina a Nino ha contribuito inizialmente (prima parte di giugno) a reiterare l’influenza delle perturbazioni atlantiche sull’Europa Occidentale e sull’Italia. A metà giugno, però, lo scenario è cambiato: masse d’aria africana, decisamente calde, si sono fatte strada sul Mediterraneo, verso la Spagna ed anche verso l’Italia, specie al Centro-Sud. Si è trattato della prima vera avvezione africana, che ha segnato un ingresso in grande stile dell’estate tipica degli ultimi 10-15 anni, quando l’anticiclone africano ha spesso sostituito quello delle Azzorre. Poi, poco dopo metà luglio, si è verificato il primo break fresco e perturbato.

Le indicazioni di massima dei principali modelli per le prossime settimane disegnano un quadro altalenante: avvezioni calde africane, intervallate da “rinfrescate” atlantiche, talvolta incisive fino al Sud, talvolta limitate al Nord Italia. In sostanza, fino a quando l’anomalia negativa in Atlantico permarrà, pur circoscritta, la svolta verso un’estate “classica”, o addirittura verso il suo declino, resterà incompiuta.

FabioDue

Il Fuoco di Fine Estate (Seconda Parte)+CONGEDO

31 agosto 2011 51 commenti

Come anticipato ieri mattina fra i commenti, inserisco alcune righe aggiuntive per delineare meglio l’evoluzione futura, in riferimento alle prime 2 decadi del prossimo mese di settembre.
Preciso che il presente articolo è stato da me scritto in data mercoledì 24 agosto. Nelle battute finali del precedente pezzo avevo parlato della possibilità di un drastico calo del fronte di convergenza intertropicale (ITCZ) centro-occidentale causato dall’affermarsi di anomalie negative nell’atlantico nord-tropicale (cerchio nero nell’articolo), la cui formazione è agevolata dal rapido raffreddamento del pacifico orientale (NINA EST). Si era inoltre osservato come, la permanenza di una falla barica ad ovest delle coste settentrionali dell’Africa, potesse mantenere condizioni estive sull’Italia a causa del richiamo di venti miti sciroccali sul mediterraneo. In ultimo, per una fase successiva (4-5 settembre in poi), si era parlato di un cambio della circolazione favorito dal riassorbimento della suddetta falla e dal contemporaneo crollo dell’indice ITCZ. L’unica perplessità sorgeva sulla posizione dell’anticiclone oceanico (hp delle azzorre), elemento fondamentale per le sorti del clima dell’Europa occidentale.
Proprio su questo punto volevo incentrare la presente discussione.
Negli ultimissimi tempi si è verificato un netto cambiamento delle anomalie termiche oceaniche proprio nel vicino atlantico. Infatti, se da una parte si è andata notevolmente riducendo l’anomalia negativa lungo le coste dell’Africa settentrionale responsabile in gran parte della permanenza dell’orribile falla afro-iberica (cerchio bianco), dall’altra la porzione centro settentrionale dell’oceano si è surriscaldata moltissimo portando alla formazione di estese anomalie positive. Se tale processo avanzerà senza eccessivi intoppi si dovrebbe concretizzare un netto cambiamento della circolazione atmosferica, con l’europa occidentale che verrebbe spazzata a più riprese da un tenace flusso zonale oceanico, grazie alla facilità dell’hp dell’azzorre di sostare in pieno atlantico (elemento questo favorito dalla presenza della sopracitata anomalia positiva).
A tal proposito vi invito a fare estrema attenzione alle carte che sto per mostrarvi:

Situazione attuale SSTA:

Previsione GFS per mercoledì 7 settembre:

Si denota chiaramente come l’hp delle azzorre riesca a piazzarsi con buona facilità nelle zone centro-settentrionali dell’atlantico proprio in corrispondenza dell’anomalia positiva (cerchio nero nella nuova carta), imprimendo così una discreta curvatura al flusso perturbato atlantico (freccia viola). Quest’ultimo, incoraggiato anche da un ITCZ occidentale in calo e dunque non più in grado di “stoppare” lo stesso flusso atlantico, potrebbe raggiungere con facilità i lidi occidentali del vecchio continente, Italia inclusa (ovviamente verrà enormemente avvantaggiato il nord Italia).
Si tratta inoltre di una configurazione molto tenace, e che potrebbe tenerci compagnia per un bel pò, soprattutto se si pensa che il VP possa restare a lungo discretamente compatto (grazie anche ala rapida formazione della NINA) . Pertanto, quello che emerge dall’analisi delle carte SSTA e dall’analisi di alcuni indici (ENSO in primis), è un avvio della stagione autunnale regolare e nella norma (mi verrebbe da dire vecchio stampo). Infatti non dovremmo registrare situazioni estreme caratterizzate da sortite artiche premature o eccessive ingerenze dell’hp africano, bensì un regolare e progressivo abbassamento del flusso zonale sull’Europa, con le prime perturbazioni atlantiche che potranno finalmente farci visita. Questo almeno fino alla metà del prossimo mese. Per le fasi successive, se ci sarà occasione, ci ritroveremo a discuterne in questa sede.

CONGEDO

Un saluto a voi popolo di NIA. Vi scrivo semplicemente per salutarvi visto che ho deciso di non scrivere più articoli di questo tipo su NIA e dunque di non trartassarvi più con previsioni meteorologiche. E’ possibile che leggerete qualche altro mio articolo in cui verranno spiegate nel dettaglio ed in modo “scientifico” le modalità con cui l’attività solare influenza il clima terrestre ed in particolare modo come i minimi solari portano il gelo in Europa. Ad dir la verità ho perso molta motivazione, ma probabilmente porterò a termine quest’ultimo lavoro per il semplice motivo che nella vita sono abituato a mantenere le promesse e a raggiungere gli obiettivi prefissati. Mi sarebbe piaciuto tenervi compagnia nella stagione invernale perchè in inverno ancor più che nella stagione estiva ci sono meccanismi complessi ed affascinanti da spiegare. Ma per la contentezza di molti non mi sento più in armonia con alcune situazioni che si sono a poco a poco radicate sul nostro amato blog. Ringrazio tutti ed in particolar modo Simon che mi ha dato la possibilità di pubblicare i miei primi articoli. A quest’ultimo voglio dire di continuare così perchè si è inventato qualcosa di molto bello oltre che fargli i complimenti per tutta la dedizione e l’impegno che mette in questo progetto. Ritengo che nessun’altro farebbe l’enorme lavoro necessario per tirare avanti la baracca solo per pura passione. E saluto affettuosamente tutti quelli che avuto la pazienza di leggere i miei articoli, siete un gruppo fantastico. NIA è popolata da moltissime belle persone, oneste intelligenti ed educate, il cui unico obiettivo è quello di imparare qualcosa nell’ambito di argomenti “oscuri” ed affascinanti come il sole ed il clima terrestre.
Mi congedo lasciandovi con un ultima previsione: dopo esservi goduti un settembre ed autunno in generale molto dinamico e perturbato (ma non freddo), agli amanti del gelo e della neve dico di tener d’occhio la seconda parte dell’inverno (10 gennaio in poi). Ciao ragazzi.

Riccardo

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Quando la storia potrebbe sfiorare il presente… Inverno 2010/11

9 dicembre 2010 37 commenti

Quello che ci apprestiamo a vivere sarà probabilmente un inverno dai connotati eccezionali per una parte d’Europa che sarà bersaglio di continue ondate fredde e nevose. Questa zona potrebbe trovare collocazione subito a nord est del nostro paese.

Gli indici principali a modulare le configurazioni della stagione appena iniziata saranno: la nina strong, la QBO passata da negativa a positiva durante l’autunno, il 2° minimo glaciale artico estivo più basso di sempre (che tende a forzare una AO-), il tripolo atlantico ancora ben attivo, l’elevata snowcover sul comparto europeo e infine, ma non meno importante la bassa attività solare che ci trasciniamo dietro da ormai 4 inverni. Curioso notare come a partire dal 2006/07, inizio del periodo di profonda quiete, gli inverni si siano a via a via raffreddati e le configurazioni siano diventate gradualmente sempre più sorprendenti.

Ma tornando a questo inverno, una delle principali differenze che caratterizzerà  questa stagione, a differenza di quella passata, sarà la maggiore ondulazione del getto e quindi diversamente dello scorso anno assisteremo a blocchi atlantici spesso grossi e potenti come raramente si è visto negli ultimi tempi. Le prime colate tenderanno ad avere una strada abbastanza occidentale, ma successivamente potremmo assistere ad una orientalizzazione delle stesse le quali si alterneranno sia di origine artico marittima che artico continentale. La snowcover europea contribuirà a mantenerle e a trasformarle in calamite per ulteriori ondate aventi all’incirca lo stesso target delle precedenti. Per maggior chiarezza direi di andare a vedere l’evoluzione possibile mese per mese…

Dicembre 2010:

Nei prossimi giorni il vortice polare subirà un relativo ricompattamento (AO sempre negativa) che sarà però subito bloccato da una rimonta atlantica in contemporanea ad una aleutinica. Nel frattempo un nucleo artico marittimo si isolerà sull’est Europa assumendo carattere continentale grazie alla presenza di neve al suolo che attiverà il fenomeno dell’inversione. Questo nucleo verrà spinto sottoforma di goccia fredda retrograda sul nord Italia o, al massimo, leggermente a nord delle alpi.  La dinamica sarà simile a quella del 13 Dicembre 2001 o a quella del 6 Febbraio 1991 ma con termiche un po’ più alte. Subito dopo le due alte pressioni in viaggio per l’artico creeranno un ponte che collegherà l’atlantico al pacifico portando forse l’AO a valori di fondo scala… Dell’attuale scala (sotto i -6). La parte atlantica del blocco potrebbe essere veramente sontuosa e permetterà, forse aiutata dalla MJO in fase 5, a mantenere la NAO su una negatività non troppo forte. Ecco quindi che il lobo siberiano derivato dallo split del VP si dirigerà in Europa spostando a via a via l’aria fredda più a ovest. Il centro Europa sarà la zona più colpita. Noi forse saremo un po’ troppo a sud, ma l’evento rischia di entrare, lo dico piano piano, nella storia. E questo sarebbe solo l’inizio dell’inverno. Le terza decade potrebbe vedere, dopo l’occidentalizzazione del freddo, una leggera  e relativa ripresa del VP con spinta alto zonale e HP che si sposterà verso la Scandinavia (MJO in fase 6/7?) con nuovi scenari interessanti poco dopo Natale. Nella cartina sotto ho provato a disegnare la disposizione delle di geopotenziale anche se senza una vera e propria scala, solo per illustrare la configurazione “media” che ci potrebbe interessare.

Gennaio 2011:

Il blocco che stazionerebbe su nord Europa si sposterebbe, sotto una nuova spinta antizonale moderata (AO– forse con contributi stratosferici), verso ovest posizionandosi in zona islandese. Nel frattempo la nina strong inizierà a pressare con tentativo di passaggio in AO+, che molto probabilmente non riuscirà. Questo permetterà, dopo una incursione fredda sull’Europa, una ripresa leggera del VP in zona canadese, sufficiente a spingere l’HP verso nord est. Ecco che il gelo sull’Europa retrogredirà e l’HP tenderà a spanciare sul centro del continente. Avremo quindi una seconda parte del mese più anticiclonica e calma, con instabilità confinata alle regioni esposte alle correnti di origine balcanica. La snowcover a quel punto sarebbe elevatissima sull’intera Europa e le temperature si porterebbero a valori molto bassi grazie all’inversione.

Febbraio 2011:

A questo punto l’inverno avrebbe già raggiunto livelli veramente buoni e comincerebbe a calmarsi. Infatti sotto la pressione della nina strong gli HP dominerebbero la nostra zona con sempre più netta ripresa del VP canadese, ma… La fortissima differenza presente tra le temperature dell’atlantico e il gelo Euro-siberiano farebbe si che i flussi di calori spinti dal canadese abbiano una traiettoria molto settentrionale passante all’incirca per l’UK.  E partirebbe un altro periodo in AO/NAO-.

Concluso, vorrei però dire una cosa: questa previsione è la più “ottimistica” per i freddofili, non per questo però la meno probabile, infatti ho deciso di buttarmi proprio perché ad ora tutto lascia presagire che stiamo per andare incontro ad un inverno che potrebbe rimanere insieme ai grandi (56/85/91) o ai grandissimi (29/63). La caratteristica maggiore potrebbe essere quella di riuscire ad accontentare quasi tutta la penisola. Sotto tutto questo potrebbe giocare un ruolo fondamentale la bassa attività solare che ormai sta stravolgendo tutta la normalità tele connettiva che si aveva fino a pochi anni fa. Ormai l’AO riesce a sfondare valori eccezionali con tranquillità, mentre spesso il -4 era quasi utopistico anche dopo un MMW. Per finire il discorso sull’inverno mi aspetto un gran numero di episodi, ma non una persistenza fredda, ovvero: le anomalie negative saranno alternate a brevi fasi di passaggio in positività.

Volendo aprire una parentesi sul lungo termine: non è da escludere, guardando AO e NAO che il 2008 sia stato l’inizio di un nuovo ciclo climatico come già accaduto negli anni 80, solo che questa volta si punta e si punterà verso il basso.

Viste le grandissime potenzialità dell’inverno ci aggiorneremo presto con un altro articolo, a split troposferico compiuto (sempre che avvenga :lol: ), analizzando le possibili influenze che si avranno a inizio 2011.

A coloro che già non lo fanno consiglio di partecipare alla sezione “Meteo” dove si commenteranno aggiornamenti, cambiamenti e riflessioni in attesa di nuovi segnali importanti.

MIKI 03

Categorie:meteo, Meteorologia Tag:

Grandi potenzialità: inverno gelido alle porte?

11 ottobre 2010 34 commenti

Dopo un incredibile inverno dominato da un’antizonalità esasperata e continue ondate di gelo siberiane sull’Europa, ci avviamo già all’inverno successivo, che non ha niente da perdere per dare di più del precedente in Italia. Decretare già da ora una previsione è difficile, troppo per dare certezze, ma una tendenza è già stata in buona parte delineata. Cominciamo quindi con questo lungo articolo che analizzerà tutto quello a cui potremmo andare incontro con il venturo inverno.

1)       ENSO: La super nina 2010/11

Proprio quest’anno, dopo un nino moderato-forte west based, ci avviamo verso la nina che potrebbe risultare la più intensa di sempre. Eppure, fino allo scorso anno, c’era la certezza che ad un nino west non potesse seguire un evento ENSO- di forte intensità, ma qualcosa ha cambiato le regole del gioco.

Le ultime proiezioni NCEP vedono i valori in caduta libera tra ottobre e novembre fino ad un impressionante -2.7 in zona 3. Infatti sembra che questa nina abbia intenzione di partire east based e di rimanerlo fino a fine inverno quando avverrebbe uno spostamento verso ovest e un nuovo calo nelle zone 1 e 2 che farebbe presagire una lunga vita a questo evento di enso-.

Ma qual è la differenza tra una nina east e una nina west?

Analizziamo velocemente le anomalie di geopotenziale sull’Europa nei due casi:

Nina EAST (ho aumentato i valori della scala, altrimenti veniva fuori un fondo scala esagerato):

Come potete ben vedere si tratta di un’anomalia di -50/-60m di geopotenziale su un TRIMESTRE!!

Nina WEST:

Poco da commentare: zonalità a manetta.

2)       Bassa attività solare e QBO

Tra gli indici che recentemente stanno influenzando notevolmente gli inverni si trovano la bassa attività solare e la QBO. Direi che sulla prima c’è poco da dire, il sole è in quiete da ormai 4 anni, anche se vuole essere a tutti i costi fatto sembrare più attivo di quanto realmente è.

Per quanto riguarda la QBO, invece direi di capire come funziona. Allora, la QBO è il valore che indica l’intensità dei venti stratosferici a latitudini equatoriali. Ma come può allora influire sul VP? In caso di QBO- i venti si spostano da est verso ovest e arrivano a latitudini prossime ai 30°N. Li vanno a scontrarsi con i venti stratosferici di direzione opposta, e in questo scontro si formano delle ondulazioni che si amplificano a via a via verso il polo. Ecco che si creano le situazioni buone per le incursioni fredde alle medie latitudini. Quest’anno, avremo QBO negativa? La risposta è doppia: sì e no. Infatti alle alte quote (30hPa) è già partita la fase di QBO+, mentre alle basse quote (50hPa) la QBO è ancora negativa. Si potrebbe dire che nel prossimo inverno avremo quindi un aiuto molto scarso da parte di questo indice, ma da non sottovalutare comunque.

Spesso la bassa attività solare viene messa in correlazione alla QBO-. Il motivo è semplice. Tutte e due agiscono sulla stratosfera più o meno allo stesso modo.

3)       Stratosfera, Jet Stream e anticiclone termico russo-siberiano.

Come appena accennato a modellare l’andamento termico della stratosfera sono la QBO e l’attività solare. Ora che sappiamo come agisce la QBO, non ci resta che vedere ciò che succede in stratosfera nei periodi di bassa attività solare.

Questa mappa rappresenta la differenze tra il massimo del ciclo 23 e il minimo del ciclo 24 a 30hPa di altitudine:

Risulta lampante il riscaldamento del polo nord, con una maggiore tendenza quindi ad eventi di stratwarming. A raffreddarsi sono invece l’equatore, il polo sud e la SIBERIA. Proprio le aree continentali mostrano un raffreddamento autunnale più rapido nei periodi di bassa attività solare con conseguente maggiore probabilità di formazione di anticicloni termici.  Nel caso della Siberia si parla del famoso “Orso”.  Proprio in questo periodo quelle zone si raffreddano molto velocemente e danno via a quello che è il processo di formazione dell’alta pressione termica: l’aria fredda inizia ad accumularsi e a comprimersi nei bassi strati e, se il processo non viene fermato, allora nel giro di un mese comincerà a farsi notare l’anticiclone termico. Proprio lui aiuterà la corrente a getto a rallentare, già indebolita dalle SSTA atlantiche di cui parleremo tra poco.

4)       Le SSTA atlantiche

La prima cosa che generalmente si associa alla nina strong è il tripolo positivo, ovvero freddo sul nord atlantico, caldo sul centro e di nuovo fredde sulle zone subtropicali. Questo porta una tipica situazione da NAO++ e AO++. Insomma il peggio del peggio.

Ma quest’anno partiamo avvantaggiati. Le forti anomalie positive sul nord atlantico, già a partire dal corrente mese, forzeranno la presenza di anticicloni sulle zone con SSTA positive, che faticheranno quindi a raffreddarsi. C’è quindi la concreta possibilità che il tripolo atlantico resista addirittura fino alla fine dell’inverno! Proprio questa disposizione delle SSTA farà faticare la Jet stream rallentandola notevolmente. Vedere quindi il VP girare a mille sarà cosa ardua. Altro fattore ad influenzare la NAO è l’attività geomagnetica. Più precisamente la correlazione è tra l’AP index e la NAO. Solitamente nei periodi in cui l’AP index rimane sotto i 10 di media mensile, la NAO risulta molto bassa.

5)       Prime conclusioni

A questo punto viene abbastanza spontaneo chiedersi:

“Ma se tutto è così perfetto, perché non abbiamo la certezza che avremo un super inverno?”

In mezzo a questo “paradiso” teleconnettivo, si trovano alcune insidie rifugiate in stratosfera, tipiche degli anni di nina strong e QBO+. Si tratta dei Canadian Warming e dei potenti Stratcooling tardo autunnali. Queste due cose messe insieme sarebbero in grado di portare un non inverno da catalogare insieme al 2006/07 se non oltre. Basti ricordare per esempio il 1989.

C’è però qualcosa che potrebbe inibire queste preoccupazioni, infatti la combinazione minimo solare, QBO positiva e nina strong, potrebbe creare un decopuling notevole tra la stratosfera e la troposfera. Ecco che potremmo affermare che, come lo scorso anno, quest’inverno a dominare sarà la TROPOSFERA, mentre la stratosfera si troverà impotente davanti ai grandi movimenti che ci attendono.

Concludo dicendo quindi che mi aspetto ad ora un inverno molto freddo, con un alternarsi di periodi gelidi, anche molto importanti, intervallati da fasi anticicloniche fredde, ovvero con centro dell’HP sul centro nord europeo e afflussi freddi/anticiclonici da est. Anche le ondate di aria artico-marittima non mancheranno e, anzi, saranno forse maggiori di quelle avute lo scorso inverno.  Presterei attenzione al periodo compreso tra metà gennaio e fine febbraio circa, quando si potrebbe avere una ripresa dell’AO. Ma come spiegato, ad ora è complicatissimo dare anche solo una tendenza, figuriamoci scendere poi nei particolari… Tutto dipenderà da cosa accadrà in stratosfera e troposfera a novembre/inizio dicembre. Quindi per le previsioni invernali, direi che ne riparleremo a dicembre. Adesso ci aspettano solo degli aggiornamenti strada facendo.

MIKI 03

Categorie:meteo, Meteorologia, NINA Tag:

Perché si segnala falsamente un riscaldamento quando il mondo ha iniziato un periodo di raffreddamento?

25 agosto 2010 35 commenti

Infine finalmente una persona del meteo ha menzionato la parola “blocco” quando si parla del caldo e degli incendi a Mosca.  E ‘un evento naturale come i cambiamenti globali dalla tendenza al riscaldamento degli anni 1990 a un trend di raffreddamento a partire dal 2000. La distorsione della realtà delle temperature a livello mondiale continua dando credito al riscaldamento, mentre il Nord America occidentale, la maggior parte dell’Eurasia e vaste aree dell’emisfero meridionale sono sotto le temperature normali. E ‘stata la più fredda estate  a nord del 80 ° parallelo di latitudine Nord  e la velocità di fusione del ghiaccio marino continua a diminuire.

Recentemente il governo peruviano ha dichiarato lo stato di emergenza perché  centinaia di persone sono morte per le temperature più fredde registratasi  in 50 anni. Cinquanta anni fa ci fu un trend di raffreddamento e le  temperature globali erano diminuite dal 1940 al 1980.  Durante questo  periodo di raffreddamento, la CO2 da attività umana é aumentata per  la maggior parte del tempo. Hanno cercato di risolvere il problema inserendo nei loro modellini delle variabili  fino a quando i risultati sono stati pari a quello che volevano che fosse  accaduto.  Questo non ha nulla a che fare con la realtà, ma permette loro di rivendicare che i loro modelli di lavoro riescono forse a ricreare le condizioni del passato. Cosí dovendo cercare sempre una causa umana per qualunque cambiamento climatico,  per spiegare il raffreddamento tra il  1940-1980 hanno aggiunto, nei loro modelli, i solfati.  Il problema è che con  le aggiunte costanti  di solfato la temperatura globale ha cominciato a salire anziché a scendere. I solfati sono dei raffreddanti nella atmosfera e i solfati si stanno continuando ad immettere in atmosfera ma anziché continuare a diminuire la temperatura come previsto dai loro modellini questa ha cominciato a salire. La mancata inclusione di meccanismi naturali è complicato dalla mancanza di conoscenza o comprensione del tempo e del clima dei meccanismi mediamente più coinvolti nella politica della scienza del clima. I piloti in volo con i bombardieri durante la seconda guerra mondiale sopra le isole del Pacifico, furono sorpresi di trovare forti venti ad alte quote.  Avevano scoperto la corrente a getto, un fiume enorme di vento che fa parte della circolazione noto come il vortice circumpolare. La figura sotto mostra la corrente a getto in tre dimensioni per cui é visibile  il suo rapporto con il fronte polare che separa l’aria calda e fredda. Una delle caratteristiche principali della circolazione atmosferica  fredda è il modello di vento forte in entrambi gli emisferi noto come il vortice circumpolare.  È  creato dalla differenza di temperatura in tutto il fronte polare che separa aria fredda polare e calda aria tropicale.

La figura in basso è un’altra rappresentazione del vortice che mostrano i diversi modelli di onde di pressione su una mappa. Nel 1946, Carl Gustav Rossby ha  individuate le onde più importanti nel vortice ora chiamato Rossby Wave. Esse interagiscono con le principali catene montuose come le Montagne Rocciose e le Ande.

La causa più probabile della sequenza Wave è la sinuosità o il tipo di onda sinusoidale che si sviluppa quando c’è un flusso attraverso un mezzo uniforme. Per esempio, essi si verificano nella Corrente del Golfo  mentre attraversa l’Atlantico nella parte nord. In questo caso la corrente marina é come un  fiume ed é più veloce dell` aria del Vortice che scorre sopra nell’atmosfera. Ci sono due modelli: uno Zonale con qualche onda a bassa ampiezza e l´altro Meridionale con onde di ampiezza elevata. Il numero delle  onde  varia di piú nella parte del flusso Meridionale dove l’ampiezza determina l´estensione a  nord a sud dell’onda. Questo è il modello che crea il meteo.

Il numero e la struttura delle onde è importante per determinare il tipo di condizioni meteorologiche nelle medie latitudini (35 ° a 65 °). L’aria fredda è più densa dell’aria calda, il che significa che determina ciò che accade a queste latitudini. L’aria fredda avanza spingendo l’aria calda fuori  e l´aria calda si muove con i ritiri di aria fredda. Il flusso zonale prevede meno variabilitá del tempo, ci sono meno venti di nord e sud, e in genere sono più prevedibili i venti dominanti e quindi le previsioni meteo.  Il  flusso Meridionale ha molto  più variabilitá del tempo, i venti da nord e da sud sono generalmente meno prevedibili e tutto il sistema meteo é di piú difficile previsione.  Sembra che il modello cambia quando il mondo si sta raffreddando. Sappiamo che le  Rossby Waves si spostano  da ovest verso est in genere ad una velocità relativamente costante. Come mostrano i risultati  in una qualsiasi stazione a queste latitudini, in genere  il cambiamento del clima  é associato con l´avere aria tiepida o fredda per circa ogni 4-6 settimane. Sappiamo che quando le onde hanno una  grande ampiezza di blocco si verifica che le condizioni meteorologiche anziché della durata di 4-6 settimane possono avere una durata doppia per 8-12 settimane. La gente diventa molto “nervosa” quando le condizioni  come la siccità, pioggia, caldo o freddo  persistono per molto tempo.  Questo è stato il modello per tutto il 2010.  Questi sistemi di blocco  sono chiamati Omega Blocks perché sembra che formino il disegno Ω della lettera greca omega sulla mappa meteo.

Vedere  il modello delle regioni calde e fredde nella Figura, che era la situazione in tutta l’Eurasia dal 20-27 luglio, con la figura della mappa in basso a destra nella seconda figura (1978). Si vede che c´é  un modello estremo Meridionale, ma la maggior parte della superficie appare  “fresca”. Il modello di blocco ha provocato che aria più calda e persistentea sia rimasta per piú tempo  nel Nord America orientale, in Europa occidentale e poi ultimamente in Europa centrale e  Russia. Questo modello di blocco è fondamentale per l’affermazione costante che DOBBIAMO avere un  caldo record nel 2010. La figura sotto mostra la distribuzione delle stazioni meteorologiche utilizzate per stabilire la media della temperatura globale. La concentrazione di stazioni nelle medie latitudini dell’emisfero settentrionale è del 69% del totale. Le stazioni che vengono scelte sottolineano la distorsione. Per esempio, utilizzare una stazione meteo in una  isola di calore urbana in una cittá del NEPAL compromette tutta la misurazione delle temperature in quel paese. Sovrapporre un modello Meridionale di onde di Rossby in modo che le zone calde comprendano le aree  dell´America nord orientale e dell’ Europa occidentale fa evidenziare  la distorsione della temperatura media globale.

Siccome l’aria fredda spinge verso l’equatore quando viene a contatto con l’aria caldo umida tropicale questo attiva il maltempo e anche temporali, trombe d’aria e pioggia molto pesante. Il modello comincia  a cambiare se si cambia  il modello Wave. Noi continueremo a sentir parlare di estremi climatici  come prova del riscaldamento.  In realtà esistono anche le prove di raffreddamento globale  e tutti li abbiamo cominciato a vedere da qualche anno,   ma noi sosteniamo che il tutto ha una  causalità naturale e non andiamo dietro alla causa umana.  Quando si affronteranno i fatti e non le fantasie di certi pseudoscienziati climatologi?

L´ossessione per trovare cause umane nei cambiamenti climatici,  significa ignorare ciò che sappiamo circa i meccanismi naturali e l´influenza del Sole sul clima terrestre.

SAND-RIO

Gli autunni di nina in Europa (parte 1- nina debole)

16 agosto 2010 40 commenti

In questo articolo non parleremo della situazione che ci interesserà nei prossimi mesi, ma cominceremo ad addentrarci nell’argomento “nina” analizzando quello che accade in Europa nei periodi di nina debole.

Andiamo di mese in mese…

Settembre:

 

La media è alquanto chiara: un forte anticiclone scandinavo e frequenti infiltrazioni fredde in area mediterranea con conseguente inizio ben spinto dell’autunno.

 

Ottobre:


 

Nel mese di ottobre si presentano, al contrario, indici AO e NAO notevolmente positivi con conseguente forte depressione d’Islanda e HP ben distesi sull’Europa.

 

Novembre:


Si presenta come un mese perfetto per i pluviofili soprattutto del nord Italia, infatti vi è una grande tendenza ad affondi artico marittimi verso la penisola iberica che interessano talvolta anche l’Italia.

 

Dicembre:


 

Dicembre, primo mese invernale, inizia la classica influenza della nina debole che permette inverni caratterizzati da AO e NAO -, come infatti potrete notare c’è una certa somiglianza con le anomalie di questo inverno, mentre sono praticamente l’opposto delle anomalie del mese di ottobre in anni di nina debole.

 

A conti fatti gli autunni di nina debole risultano generalmente in media termica e più piovosi del normale su tutta la nostra penisola.

Aprendo una piccola parentesi sugli inverni successivi… ecco le anomalie di geopotenziale nel periodo dicembre, gennaio, febbraio:


 

Inverno caratterizzato da AO e NAO sostanzialmente negative con frequenti ondate fredde di matrice continentale e infiltrazioni basso atlantiche.

Dopo questa parte sugli autunni di nina debole, ci sarà la seconda che parlerà della situazione attuale, ovvero gli eventi di nina moderata/forte.

MIKI03

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