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Archivio per la categoria ‘Minimo di Dalton’

Finisce anche giugno, altro mese all’insegna della bassa attività solare!

1 luglio 2011 28 commenti

Il mese di giugno termina sulla falsa riga di maggio…ecco qui i dati:

SN Sidc: 37.0

SN Nia’s Count: 18.1 (con ben 5 giorni spotless!!!)

Media mensile Solar Flux: 98.83

Maggio invece chiuse così:

SN Sidc: 41.6

SN Nia’s Count: 22.3

Media mensile Solar Flux: 97.79

Questo il Grafico di Confronto tra i 2 conteggi


Insomma, dopo la fiammata di marzo ed aprile, negli utlimi 2 mesi il sole è tornato a sonnecchiare, e dato che siamo ormai a 2 anni e mezzo dal minimo di dicembre 2008, la cosa inizia ad essere davvero singolare, soprattutto se paragoniamo questo ciclo a quelli immediatamente precedenti, ma non solo in verità!

I giochi quindi si stanno facendo sempre più interessanti, e dovesse perdurare questa bassa attività solare anche nei mesi futuri, ci sarebbero sempre più probabilità che il massimo solare almeno per l’emisfero nord, sia stato proprio durante i mesi di marzo ed aprile 2011, cosa che non mi stupirebbe affatto visto anche il grafico seguente:

(per vederlo ingrandito: http://www.solen.info/solar/polarfields/polarfieldsfiltered.gif )

dove si vede chiaramente che il nord emisfero del Sole è prossimo all’inversione dei poli! (ricordo che l’inversione dei poli avviene proprio durante il massimo solare).

Quindi potremmo avere 2 massimi distinti in questo bizzarro ciclo solare 24, ovvero per l’emisfero settentrionale nei mesi di marzo-aprile e per quello meridionale entro i primi mesi del 2012, ed in conclusione questo ciclo sarebbe del tutto simile sia in lunghezza che come SN al ciclo che precedette il Minimo di Dalton!

Mentre potrebbe addirittura capitare che non accadda l’inversione dei poli, visto anche il ritardo dell’emisfero meridionale, ed allora sarebbe un Maunder like!

Intanto anche luglio è partito con un Sole bello e tranquillo, e vedendo lo Stereo behind, sembrerebbe che la calma sia destinata a durare anche nei prossimi giorni:

Stay tuned, Simon

Ciclo 24 a confronto con gli altri: minimo e primo anno e mezzo

11 febbraio 2011 77 commenti

Premessa 

Questo articolo costituisce il seguito di quello già pubblicato la scorsa estate (http://daltonsminima.altervista.org/?p=10943). A due anni (dicembre 2008) dal minimo solare compreso tra il ciclo 23 ed il 24 ed a 6 mesi dalle rilevazioni analizzate nell’articolo precedente, tento di fare il punto sulla progressione dell’attuale ciclo 24, per sottolinearne similitudini e peculiarità. 

Di seguito si confronta lo smoothed sunspot number (SSN, media mobile su più mesi del sunspot number) del ciclo 24 con quello di tutti cicli compresi tra il 1798 ed oggi, cioè dall’inizio del Minimo di Dalton fino ai giorni nostri. Il confronto viene effettuato per i primi 18 mesi del ciclo, quelli finora disponibili per il ciclo 24. 

Come già spiegato nell’articolo precedente, la scelta dello smoothed sunspot number, rispetto al sunspot number medio mensile, è dettata dalla necessità di evidenziare i trend di medio/lungo periodo, eliminando tutte le oscillazioni “nervose” di breve, grazie appunto all’effetto dell’operazione di media. 

Lo scopo dell’analisi è quello di esaminare la progressione del ciclo 24, due anni dopo il minimo, per evidenziare informazioni importanti circa le sue prospettive future. 

Si tratta di un po’ di più di un gioco con i numeri, ma senz’altro meno di un’analisi scientificamente completa e rigorosa. 

I grafici sono poi oggetto di analisi e, nell’ultimo paragrafo, si cerca di trarre qualche conclusione. I grafici presentano la medesima scala, per un più agevole confronto. 

I dati sul sunspot number sono tratti dall’archivio SIDC (www.sidc.be), ente ufficiale di misurazione dei sunspot number. 

 

I cicli

Come accennato, i cicli oggetto dell’esame sono i seguenti:

Non sono stati presi in considerazione i cicli da 1 a 4, sia perché non aggiungono granchè all’analisi (hanno tutti una progressione superiore a quella del ciclo 24) sia in quanto i dati, risalenti ad oltre 200 anni fa, sono per questo fortemente sottostimati.

 Il grafico seguente (fig. 1) rappresenta l’intensità dei massimi relativi al ciclo che segue il minimo.

Fig. 1  

Si può osservare come l’attuale previsione sul massimo del ciclo 24 (Fonte: NASA, David Hathaway), almeno negli ultimi 200 anni (e probabilmente anche negli ultimi 300) sia ormai superiore ai soli cicli 5 e 6, quelli del cosiddetto “Minimo di Dalton” (1798-1823). 

Inoltre, occorre tenere presente che: 

  • è opinione comune tra gli studiosi che il sunspot number risulti tanto più sottostimato quando più si procede a ritroso nel tempo, specie a partire dalla fine del XIX secolo; dunque è possibile che i massimi del Minimo di Dalton siano affetti da una imprecisione non trascurabile, tale da rendere la previsione del ciclo 24 ormai paragonabile ai valori registrati per i cicli 5 e 6;
  • lo stesso fisico solare David Hathaway, nel sito NASA dedicato ai cicli solari, precisa come le previsioni dell’andamento di un ciclo solare risultino abbastanza affidabili a partire da 3 anni dopo il minimo; pertanto, nel nostro caso, occorre attendere almeno la fine del 2011; è quindi ragionevole aspettarsi ancora qualche ritocco (al ribasso?) prima che la previsione si stabilizzi.

Di seguito, si cerca di analizzare il minimo appena trascorso ed il primo anno e mezzo dal minimo stesso, confrontandolo con i cicli compresi tra il 1798 (inizio del Minimo di Dalton, come accennato prima) ed oggi. Si procede a ritroso nel tempo, suddividendo i cicli in 

  • Grande Massimo (1933-2008),
  • Ciclo finale del Minimo di Damon ed i due cicli successivi (1902-1933),
  • Minimo di Damon (1855-1902) e due cicli precedenti (1833-1855),
  • Minimo di Dalton (1798-1823) e ciclo successivo (1823-1833).

Tale suddivisione, come si nota, non corrisponde del tutto a quella tradizionalmente individuata dalla ricerca sui cicli solari, per maggiore semplicità di analisi e migliore coerenza dell’andamento dei cicli esaminati, come si può evincere dai grafici seguenti. 

 

  

  

   

 

Analisi

 

Fig. 2

Esaminando il grafico precedente (fig.2), appare subito evidente come nessun ciclo, dal 17 in poi regga il confronto con il ciclo 24, almeno nel primo anno e mezzo di vita: tutti i sette cicli precedenti sono molto più intensi, sia in termini di approccio al minimo” (da 6 mesi prima), sia come valore minimo (dal doppio fino a 6-7 volte il SSN del dicembre 2008) che in “salita” (1 anno e mezzo dopo, quasi tutti i sunspot number superano ampiamento il valore di 30). Il solo ciclo 17 evidenzia una progressione analoga a quella del 24 pur restandone comunque al di sopra e pur distaccandosene maggiormente negli ultimi 4 mesi, segno forse di una progressione più rapida.

Inoltre, il grafico precedente (fig.1) relativo ai massimi mostra come questi siano ampiamente superiori alla previsione per il ciclo 24.

Si tratta, come noto, dei cicli compresi nel cosiddetto “Grande Massimo” dell’epoca moderna, cioè il periodo, grosso modo compreso tra gli anni ’30 ed i primi anni del XXI secolo, in cui i cicli sono risultati i più intensi da quando si calcola il sunspot number e, stando a recenti ricerche, i più intensi degli ultimi 8000 anni.

 

  

Fig. 3

Procedendo ancora a ritroso, (fig. 3), s’incontrano tre cicli, corrispondenti alla porzione finale del cosiddetto “Minimo di Damon” (1850-1913) ed ai due cicli immediatamente successivi. Essi furono caratterizzati da lunghi minimi (lo si nota dal fatto che il valore minimo del sunspot number si è mantenuto immutato per più di un mese) e da massimi non particolarmente intensi.

Confrontando i valori dei sunspot number, si nota come, nella fase di approccio al minimo ed in fase di minimo, i valori furono paragonabili a quelli della transizione 23-24. Poi, però, in fase di progressione “post minimo”, i nuovi cicli si discostano sempre di più dal 24. Dunque, in sintesi, la “discesa” è “morbida” almeno tanto quanto quella dell’ultima transizione di ciclo, ma la “ripartenza” avviene con più “brio”. Ciò risulta coerente con quanto riportato in fig.1, in cui si nota come i massimi raggiunti dai cicli 14, 15 e 16 siano superiori, anche se non di molto, al valore previsto per il ciclo 24.

 

 

Fig. 4

Scorrendo ancora più a ritroso la lista dei cicli (fig.4), s’incontrano quelli compresi tra l’8 ed il 13, corrispondenti al Minimo di Damon ed a due (8 e 9) cicli successivi al Minimo di Dalton.

Come si nota chiaramente dal grafico, la progressione “post minimo” risulta nettamente più “vivace” rispetto al ciclo 24 ed a partire da sunspot number minimi già superiori. Fa eccezione il ciclo 10, che progredisce e si distacca dal 24 più lentamente degli altri.

Occorre però ricordare che ormai ci si trova in pieno XIX secolo e, come accennato in precedenza, i valori di sunspot number sono probabilmente affetti da un’approssimazione per difetto non trascurabile, anche se difficile da stimare in modo puntuale.

Fig. 5

Il viaggio a ritroso attraverso i cicli solari si conclude con il ciclo immediatamente successivo (7) e con i due (5 e 6) corrispondenti al Minimo di Dalton (1798-1823). Essi sono caratterizzati da minimi lunghi e profondi e da una ripartenza molto lenta. Infatti, l’analisi del grafico evidenzia come la progressione verso il massimo appare, almeno fino a 18 mesi dopo il minimo, appaia nettamente più lenta rispetto a quella finora evidenziata dal ciclo 24 e caratterizzata pure da qualche temporaneo arretramento del sunspot number.

Ciò risulta coerente con quanto riportato nel grafico di Fig. 1, almeno per i due cicli del Minimo di Dalton (5 e 6), il cui massimo rilevato appare inferiore alla stima attuale relativa al ciclo 24.

Conclusioni

 In sintesi, si può osservare che, nei primi due anni dopo il minimo,

  • solo il ciclo 6 risulta essere sistematicamente più debole del ciclo 24, pur considerando una probabile rilevante sottostima dei dati di sunspot number risalenti a 200 anni fa ed oltre;
  • i cicli 5 e 7 risultano “a cavallo” del ciclo 24, e dunque possono essere considerati ad esso paragonabili, tenendo anche conto della suddetta sottostima;
  • anche cicli più recenti, come il 10 ed il 15, che inizialmente appaiono paragonabili al 24, poi se ne discostano progressivamente;
  • solo il ciclo 17 mostra una progressione nel complesso paragonabile a quella del ciclo 24, pur presentando costantemente valori di sunspot number superiori, compresi tra 2 e 6;
  • infine, sebbene ciò abbia ad oggi un valore ancora piuttosto relativo, come accennato nel commento alla Fig. 1, solo i due cicli del minimo di Dalton hanno uno “smoothed” sunspot number” (effettivo) massimo inferiore a quello (stimato) per il ciclo 24, ma ormai potrebbe essere considerato ad esso paragonabile, per la succitata sottostima.

In conclusione, questo ciclo, mese dopo mese, anno dopo anno, assomiglia sempre di più ad un ciclo estremamente debole, ormai paragonabile a quelli più deboli verificatisi negli ultimi 200 anni ed oltre. Tuttavia, in base a quanto affermato da Hathaway circa l’affidabilità delle previsioni, si ritiene che per una piena valutazione della natura di questo ciclo occorra attendere ancora un anno circa.

Dunque, come ci raccomanda la NASA “stay tuned for updates”, restiamo sintonizzati per i prossimi aggiornamenti, che potrebbero riservare ulteriori novità e porre nuove domande.

In un articolo successivo, procederò al confronto tra il sunspot number del SIDC e quello NIA, nonchè altri grafici interessanti di confronto tra sunspot number e solar flux.

Tra 6 mesi ci riaggiorniamo per eventuali conferme o correzioni di quanto finora emerso.

 A voi la parola, per osservazioni e, naturalmente, obiezioni e critiche!

 FabioDue

Un’occhiata al Sole…

23 gennaio 2011 13 commenti

Attualmente sono presenti 2 Regioni Attive, la 1147 e la 1149, entrambe nel nord emisfero.

La 1149 in questi giorni ha fatto alzare il Solar Flux fino a valori di 85, portando a ieri la media mensile ad 81.86.

Sempre dalla medesima sono partite varie solar flare, tra cui alcune anche di classe C.

Ciononostante l’Ap-index resta a valori molti bassi, come il vento solare.

In generale quindi, l’attività della nostra stella rimane ancora minima, anche se ogni tanto sembrano comparire dei segnali di accelerazione.

In tal contesto riteniamo anche possibile che il mese di gennaio possa finalmente battere il record medio mensile del flusso solare fermo al febbraio scorso (82.70), anche perchè il Behind non sembra proprio calmissimo:

Ma come sempre sarà solo il consueto nowcasting solare che ce lo dirà…sono proprio curioso di vedere come finirà gennaio e come si comporterà il sole nei prossimi mesi, perchè se dovesse perdurare tale situazione di “relativa quiete”, in molti che non l’hanno ancora fatto dovranno per forza ricorreggere i loro forecasts!

Chiudo dicendo che purtroppo le immagini del Soho Continum sono ferme all’11 gennaio e che quindi non è più stato possibile eseguire il nia’s count.

Ci auguriamo come sempre accaduto finora, che le immagini tornino disponibili al più presto, dandoci anche l’oppurtunità di attingere dall’apposito archivio i giorni mancanti in modo da aggiornare il nostro conteggio.

Stay tuned, Simon

Due anni dopo il minimo: che accade al nostro Sole?

17 gennaio 2011 41 commenti

Sono ormai trascorsi due anni (dicembre 2008) dal minimo solare che ha ufficialmente segnato la fine del ciclo 23 e l’inizio del ciclo 24.

Nella prima metà del 2009 abbiamo assistito ad una ripartenza lenta del Sole. Poi si è verificato un temporaneo stop estivo, culminato in un mese di agosto interamente “spotless”.

Un’accelerazione nell’autunno dello stesso anno, protrattasi fino a febbraio 2010, ci ha fatto pensare che il ciclo stesse progredendo in modo tutto sommato paragonabile a quelli immediatamente precedenti: le macchie si sono intensificate, in numero e dimensione, i giorni “spotless” mensili si sono diradati e, in qualche caso, addirittura azzerati.

Invece, da febbraio 2010, il Sole si è preso nuovamente una pausa: gli indici di attività (sunspot number, solar flux) sono diminuiti, le macchie si sono nuovamente diradate, sono comparsi di nuovo alcuni giorni spotless.

Insomma, la progressione del ciclo ha segnato il passo.

Dalla scorsa estate ad oggi, dopo una ripresa nel mese di luglio che sembrava promettere ancora una volta un “colpo di reni” dell’attività solare, non si sono registrati ulteriori progressi. Infatti, tuttora febbraio 2010 è il mese del massimo di questo ciclo. Si tratta di un massimo relativo? Oppure, addirittura, di un massimo assoluto?

Per sintetizzare e provare a chiarire quanto esposto sopra, di seguito si riporta un grafico di confronto relativo al solar flux (radiazione alla lunghezza d’onda di 10,7cm), noto per essere un buon indice dell’attività solare: in rosso viene riportato l’andamento del solar flux medio mensile, normalizzato rispetto alla distanza media Sole-Terra, dal minimo ad oggi (fonte NOAA). Le altre linee riportate (in violetto, blu, giallo, verde, marrone) rappresentano il solar flux medio mensile misurato nei primi due anni dei cicli compresi tra il 19 ed il 23 (1954-1956, 1964-1966, 1976-1978, 1986-1988, 1996-1998). Le misure di tale importante parametro sono disponibili a partire dal 1947, pertanto le ripartenze dei cicli anteriori al 19 non sono presenti nel grafico.

Dall’esame del grafico si nota che

  • per i primi 12 mesi circa dal minimo, il ciclo 24 presenta un comportamento abbastanza simile a quello dei cicli precedenti, sebbene appaia complessivamente un poco più debole;
  • verso il 12°-15° mese accade qualcosa, una sorta di “rottura” che lo differenzia dai cicli precedenti: il 19, 20, 21, 22, 23 accelerano la loro progressione, mentre il nostro ciclo 24 accenna a “partire” ma subito si “pianta”, regredisce, sembra riprendersi e poi si stabilizza attorno ai valori già raggiunti, comunque sotto il massimo di febbraio 2010, anche se di poco.

 

Che cosa significa? Che cosa dobbiamo attenderci per i prossimi mesi? E’ solo una pausa, che sarà poi seguita da una nuova fiammata verso l’alto, oppure assisteremo ad un andamento del tutto anomalo e sorprendente?

Di certo possiamo dire che tale anomalia è sempre più riconosciuta persino dalle pur prudenti previsioni NASA, a cura di David Hathaway: la stima del massimo previsto per il ciclo 24 è stata ulteriormente ridotta, da circa 64 a 59. Resta invece stabile la data prevista per il massimo, tuttora collocata a metà 2013. Per ulteriori dettagli in proposito, si veda il link http://solarscience.msfc.nasa.gov/predict.shtml.

 

Tale ulteriore riduzione, se la previsione sarà confermata, colloca attualmente il ciclo 24 al terzo posto tra i cicli più deboli degli ultimi 250 anni (cioè dal momento in cui i cicli sono sufficientemente ben identificati da distinguerli tramite un progressivo, giunto ora al numero 24). In particolare, al momento solo i due cicli 5 e 6 del Minimo di Dalton risultano più deboli, in quanto i sunspot number massimi sono risultati di poco inferiori a 50.

Non dimentichiamoci però di due importanti considerazioni:

  • il sunspot number risulta tanto più sottostimato quando più si procede a ritroso nel tempo, specie a partire dalla fine del XIX secolo; dunque è possibile che i sunspot number del Minimo di Dalton (1798-1823) siano affetti da una approssimazione per difetto non trascurabile, tale da rendere la previsione del ciclo 24 ormai paragonabile all’andamento dei cicli 5 e 6;
  • lo stesso David Hathaway, nel sito di cui si riporta sopra il link, precisa come le previsioni dell’andamento di un ciclo solare risultano abbastanza affidabili a partire da 3 anni dopo il minimo; pertanto, nel nostro caso, occorre attendere la fine del 2011; è quindi ragionevole attendersi ancora qualche ritocco (al ribasso?) prima che la previsione si stabilizzi.

 

In conclusione, questo ciclo, mese dopo mese, anno dopo anno, assomiglia sempre di più ad un ciclo estremamente debole, almeno paragonabile a quelli del Minimo di Dalton. Tuttavia, in base a quanto affermato da Hathaway, si ritiene che per una piena valutazione della natura di questo ciclo occorra attendere ancora un anno circa, per verificare

  • se il ciclo acceleri nella sua progressione, confermi l’attuale trend complessivo di crescita lenta, o addirittura mostri un evidente declino;
  • se, pertanto, eventualmente il suo comportamento induca la NASA e Hathaway a ridurre ulteriormente le stime e soprattutto di quanto.

 

Infine, prossimamente sarà pubblicato un articolo contenente un’analisi più puntuale, basata sul sunspot number, dove si cercherà anche di evidenziare le differenze rispetto ai conteggi alternativi a quello ufficiale del SIDC.

A voi la parola!

FabioDue

Come previsto, attività solare di nuovo in calo, il ciclo solare 24 non ce la fa!

23 ottobre 2010 46 commenti

Immagine Soho autoaggiornante

Nonostante la presenza di 3 regioni in comtemporanea, l’attività solare resta a valori molti bassi.

A sostenere ciò non può che essere come al solito il solar flux che con la giornata di ieri registrava una media mensile parziale di 80.04.

Si va quindi prospettando, se le cose dovessero perdurare in codesto modo per i rimanenti 9 giorni di ottobre, un calo di suddetto indice ri spetto i mesi precedenti e comunque un suo valore ancora molto lontano dall’aver raggiunto il traguardo  di 90!

Tutti gli altri cicli di cui è possibile avere la valutazione oggettiva del flusso solare, ovvero a partire dal 1947, a questo punto del ciclo avevano già abbondantemente superato la quota media mensile di 90 ed addirittura raggiunto quella di 100!

Tutto ciò a continua dimostrazione che nonostante i conteggi moderni alterino in modo evidente l’evoluzione del ciclo 24, in raltà esso si sta confermando sempre più un minimo solare di quelli tosti e che non smette più di stupire!

Ci si aspetta che l’attività solare cresca ancora naturalmente nel corso dei prossimi mesi, ma bisognerà evdere di quanto!

Il paragone col primo ciclo del minimo di Dalton sembra essere ormai scontato, se dai cicli successivi accadrà anche qualcosa di più profondo, non ci è dato saperlo. Non credo ormai più nell’ipotesi di un ciclo abortito, o meglio ci credo molto meno di un anno fa, ma ovviamente mai dire mai!

Una cosa incredibile è, dopo aver visto un calo negli ultimi mesi in coincidenza con l’incremento dell’attività solare, anche i raggi cosmici sono in fase di leggera ripresa o comunque restano stabili e non sembrano discendere a piede libero, segno che il vento solare continua ad essere a valori bassissimi:

http://www.persicetometeo.com/public/sole_monitoring.htm

Insomma, NIA ha sempre sostenuto fin dall’inizio l’importanza di questo minimo solare, quando ancora c’era qualcuno, anzi tanti se non la maggiorparte che affermavano che era tutto normale…ed è il motivo se volete principale che mi ha portato ad apire questo Blog…

Ultimamente non ha tirato della buon aria, ed ho ricevuto anche parecchie sollecitazioni da parte di molti lettori che non si ritrovano più con la linea editoriale di NIA…forse è perchè ora abbiamo aperto nuovi confini, e capisco che a volte tali confini sfocino in argomenti non proprio puramente scientifici.

Ma dire il vero, ogni volta che approvo un articolo, io ci credo…ogni pezzo, anche quello che può sembrare più “estremista” in realtà poggia su documentazioni scientifiche. Poi è chiaro, che se qualche commentatore scrive di teorie esoteriche o apocalitiche stile 2012, non è che io posso bannare il loro pensiero, anche perchè finora io personalmente non mi sto accorgendo di questo filone di New Age che starebbe imperversando nel Blog…qualora lo fosse veramente, partirebbero le censure, perchè voglio rassicurare tutti che NIA pur non avendo pretese scientifiche, non accetta e non ammette storie di apocallissi e 2012 styile…in questo ci tenevo ad essere chiaro una volta per tutte!

E speriamo che i disturbatori se ne stiano il più possibile lontano dal Blog, in tal senso, non avremo problemi ad attivare i filtri di cui disponiamo, in modo tale che solo chi è effettivamente iscritto al blog con caratteri provati, possa continuare a lasciare commenti.

Stay tuned, Simon

Precipitazioni, monsoni, temperature medie ed attività solare: tutto chiaramente collegato?

13 ottobre 2010 24 commenti

 Variazioni delle precipitazioni di Longxi, margine nordest dell’altipiano del Tibet dal 960 d.c. e relazione con l’attività solare

Premessa
Lo scopo di questa traduzione (il link all’articolo originale è riportato in fondo) è esclusivamente quello di facilitare la comprensione a chi preferisce leggerlo in italiano.
Le premesse e la trattazione paiono molto particolari, specie per noi europei, ma le conclusioni sono del tutto generali. Per questo, ci tengo a ringraziare l’utente Valerysun per aver segnalato questo articolo.

Sommario
Le variazioni delle precipitazioni dell’area di Longxi, margine nordest dell’altipiano del Tibet dal 960 d.c. sono state ricostruite da documenti storici cinesi. La ricostruzione mostra che dal 960 d.c. le precipitazioni a Longxi sono decresciute in modo fluttuante fino al minimo alla fine del 17° secolo e il 18° secolo (Minimo di Maunder: metà 17° secolo – inizio 18° secolo, ndr). Dopo questo periodo, le precipitazioni sono gradualmente cresciute. Tre brevi periodi piovosi a Longxi, nell’ultimo millennio, furono: dalla fine del 10° all’inizio dell’11°, dalla fine del 12° secolo all’inizio del 13° e la prima metà del 20° secolo.
Le variazioni di precipitazione a Longxi corrispondono bene alle variazioni di temperatura dell’Emisfero Nord e alla concentrazione atmosferica del Carbonio 14, l’emissione solare modellata, l’irradianza totale solare ricostruita, che mostra come l’attività solare possa essere il principale motore delle variazioni di precipitazione di Longxi su una scala da multi decadale a secolare, nell’ultimo millennio.
Variazioni sincrone delle precipitazioni a Longxi e della temperatura dell’Emisfero Nord possono essere ascritte allo stesso controllo esercitato dall’attività solare. L’attività solare controlla lo spostamento dell’estremità settentrionale del monsone estivo asiatico, influenzando l’intensità del monsone estivo, l’intensità del monsone invernale e la localizzazione delle “westerlies” (venti occidentali), così influenza ulteriormente le variazioni di precipitazione di Longxi.

1 Introduzione
L’area di Longxi si trova nel margine nordorientale dell’altopiano del Tibet, che è la zona di transizione con l’altopiano Loess.
Il clima è semiarido. Le registrazioni meteo mostrano che la precipitazione annua è variata notevolmente nel tempo. Ad esempio, nel corso del periodo 1937-2003 la precipitazione annua minore in Lanzhou è stata pari a 189mm (1980) e la massima pari a 547mm (1978). Nella contea di Longxi, invece, i valori sono stati pari rispettivamente a 362mm (1997) e 818mm (1967). In base a caratteristiche storiche e geografiche, si definisce quest’area come l’area di Lanzhou, l’area di Dingxi e le vicine contee di Wushan, Huining, Gangu, Qin’an, come mostrato in Fig. 1.

L’area di Longxi è un’importante origine della civiltà del Fiume Giallo superiore ed ha costituito la culla della famosa cultura Majiayao, la cultura Qiijia, la cultura Xindian e la cultura Siwa in epoca neolitica.
La ricerca climatica in quest’area è indispensabile per una buona comprensione della relazione esistente tra sviluppo della società umana e cambiamenti ambientali.
A causa della mancanza di materiali biologici e geologici, registrazioni climatiche ad elevata risoluzione in quest’area durante i precedenti 2000 anni o 1000 anni non sono ancora visibili. Comunque la Cina ha documenti storici in abbondanza, i quali contengono molte informazioni sui cambiamenti climatici.
Questo articolo ricostruisce le variazioni di precipitazione dell’area di Longxi dal 960d.c. basandosi su registrazioni storiche; inoltre discute della relazione tra le variazioni di precipitazione a Longxi e l’attività solare nell’ultimo millennio.
Esso mostra che l’attività solare può essere la causa principale che guida le variazioni di precipitazione nel margine nordorientale dell’altopiano del Tibet e la temperatura dell’Emisfero Nord su scala da multidecadale a secolare, nell’ultimo millennio.

2 Documenti storici: fonti e descrizione

2.1 Fonti
Le registrazioni climatiche storiche prima delle dinastie Ming e Qing provengono dalle cronache degli imperatori chiamati Benji e capitolo Wuxingzhi (capitolo dei Cinque Elementi) della cronaca ufficiale di ciascuna dinastia. Le origini delle registrazioni climatiche storiche durante le dinastie Ming e Qing sono numerose e includono la cronaca ufficiale delle due dinastie (Mig Shi e Qing Shi), Donghua Lu (registrazioni di Donghua), Donghua Xu Lu (Registrazioni estese di Donghua), Luzheng Xu Gao (Tracciati estesi di Luzheng) e ciascuna cronaca locale, chiamata Zhi. I documenti storici sul clima del passato della Repubblica Cinese provengono principalmente da documenti governativi della provincia di Gansu e “Rescue History of China” e da cronaca locale di ciascuna contea. Esistono registrazioni meteorologiche nell’ultimo periodo della Repubblica Cinese. Alcuni documenti utilizzati in questo articolo provengono anche dal Gansu Xin Tong Zhi (registrazioni di Gansu), compilato nel periodo dell’imperatore Guanxu (1875-1908) della dinastia Qing, ecc., così come dal Catalogo dei Distastri in Cina, ecc. e la raccolta di registrazioni meteo in Cina negli ultimi 3000 anni.
L’area di Longxi appartenne al potere Han centrale dopo l’imperatore del Nord Shenzong (1068-1085), dopo che il Nord Song (960-1127) fu deceduto, Jin (1115-1234) conquistò Longxi nel 1131. Nel 1234 i Mongoli conquistarono Jin. L’anno successivo il Generale Wang Shixian di Jin si arrese ai Mongoli; da allora l’area di Longxi fece parte della Mongolia e Yuan (1206-1368). All’epoca delle le dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911), l’area di Longxi fu parte della Cina.
Le registrazioni storiche documentali mostrano che la prima metà del Nord Song (960-1127) fu piovoso e divenne gradualmente asciutto durante l’ultima parte del Nord Song.
Tutti gli anni di siccità/inondazione a Longxi sono riportati in Tabella 1. Dalla Tabella 1 si può notare come durante il Nord Song le alluvioni si sono verificate principalmente negli anni 90 del 10° secolo (990-999) e le prime due decadi dell’11° secolo (1000-1019), mentre i periodi siccitosi si sono verificati principalmente negli anni 70-80 dell’11° secolo (1070-1089). Si è riscontrato che durante tale periodo ci fu una notevole siccità negli anni 1078-1082, che colpì buona parte della Cina nordoccidentale.
Le siccità durante il periodo Jin (1115-1234) si sono verificate principalmente nell’ultima parte del 12° secolo, mentre ci fu un breve periodo piovoso all’inizio del 13° secolo. Dopo di ciò, il clima divenne nuovamente arido durante tutto il periodo Mongolia e Yuan (1206-1368).

I periodi Ming (1368-1644) e Qing corrispondono grosso modo alla Piccola Era Glaciale dell’Europa (ufficialmente 1550-1850, ma con alcune avvisaglie già almeno nei 150 anni precedenti, ndr). Grazie ad una organizzazione sociale stabile ed all’epoca più recente, i documenti storici sono numerosi e perciò esistono registrazioni più dettagliate sul clima. In generale, il clima arido si è protratto per l’intera epoca Ming e Qing.
Durante la dinastia Ming il clima a Longxi fu estremamente arido, con due importanti periodi siccitosi: uno compreso tra il 1480 ed il 1530, l’altro durò anche più a lungo, dal 1580 fino alla fine della dinastia Ming (1644). La durata e l’intensità della siccità durante tali periodi colpì pesantemente la società dell’epoca (furono registrati numerosi casi di antropofagia) e la seconda fu probabilmente una causa importante della caduta della dinastia Ming.
Il clima fu arido anche durante l’epoca Qing: la Tabella 2 mostra che solo negli anni compresi tra il 1650 ed il 1660, il 1750 ed il 1760 e tra il 1880 ed il 1890 le condizioni mutarono. Ci furono due periodi molto siccitosi, uno tra il 1680 ed il 1740 e l’altro tra il 1820 ed il 1870. Il primo periodo non influì molto sulla società dell’epoca in quanto si verificò durante il famoso “Prosperità di Kangxi e Qianlong” ed i documenti storici mostrano anche che furono attuate adeguate contromisure (maggiore emissione di denaro, riduzione delle tasse).
Il secondo periodo siccitoso si verificò in un momento storico diverso: la prosperità della nazione diminuì dopo il “Prosperità di Kangxi e Qianlong”, inoltre pesò l’impatto di alcune guerre (guerre dell’oppio, 1840-1842 e 1856-1860, il movimento Taiping Tianguo, 1851-1864) e di ribellioni di contadini, le contromisure furono modeste, in molti posti vi furono morti per fame che riempirono le strade, casi di antropofagia e di bambini scambiati con cibo.
All’epoca della Repubblica Cinese (1912-1949), cominciano ad essere disponibili registrazioni strumentali.

 

 

3 Parametrizzazione delle registrazioni climatiche storiche

 
Le registrazioni climatiche storiche presentano date precise e informazione climatica chiara, ma sono solitamente descrizioni qualitative. Per confrontare le registrazioni climatiche con quelle di altre aree, occorre parametrizzarle. Fin dagli anni 70, i climatologi cinesi hanno collaborato all’estrazione di informazioni climatiche da oltre 2000 tipi di documenti storici relativi agli ultimi 500 anni. Allo scopo, sono stati utilizzati il metodo della classificazione a 5 livelli per stimare le serie di livelli di siccità/inondazioni nella stagione principale delle piogge su 120 siti che coprono l’intero paese, con pieno successo.
Poiché la ricostruzione climatica del presente articolo ha inizio dal 960d.c. e mancano registrazioni climatiche storiche risalenti a tempi antichi, si procede prima di tutto a classificare le registrazioni storiche in 5 livelli, anno dopo anno, come indice D/F (drought/flood, siccità/inondazione o piena) utilizzando il metodo tradizionale di classificazione.
La classificazione è principalmente realizzata in base al periodo temporale, l’area interessata e il grado di siccità o intensa precipitazione, in primavera, estate o autunno. Più in dettaglio: “wet”, pioggia intensa per un lungo periodo in una vasta area, “midly wet”, pioggia sostenuta in primavera o autunno senza che provochi disastri oppure pioggia intensa solo in un’area limitata, “big harvest year” o pioggia (asciutto) in primavera e asciutto (pioggia) in autunno; “midly dry”, siccità solo in un mese, che non provoca disastri, o siccità solo in un’area limitata, “Dry”, intensa siccità per molti mesi, due stagioni, o verificatasi in una vasta area. Considerando che la regione oggetto della ricerca è localizzata in una zona semiarida, si fanno pochi cambiamenti agli standard. Quando ci sono registrazioni come “Big harvest year” si considera relativamente piovoso in quegli anni rispetto ad anni normali. Poiché Longxi si trova nella Cina nordoccidentale e i documenti storici sono meno numerosi rispetto alla parte orientale e centrale del Paese, talvolta ci si riferisce a registrazioni climatiche storiche di regioni limitrofe. In tal caso, il livello D/F viene assegnato al grado più basso.
Quindi si introduce il metodo di Yan per definire il livello D/F medio. Considerando la zona semiarida, l’epoca ed il fatto che i dettagli delle registrazioni di siccità sono molte di più di quelle relative ad inondazioni, per quanto riguarda Longxi, si procede ad una revisione del metodo e si definisce l’indice D/F medio come di seguito:

Gi = [ 1 (a >= 0,7); 0 (0,4 < = a <= 0,6), -1 (a <= 0,3)]

In cui a = (Ni/N), Ni è l’epoca della grande siccità nell’intervallo i-esimo, N è la somma dei periodi di grande siccità e grande piovosità nello stesso intervallo. Inoltre, si definiscono due livelli aggiuntivi, Gi=0.5 (0.6 < a < 0.7) e Gi=−0.5 (0,3 < a < 0,4). Questi due livelli sono utilizzati per descrivere lo stato del D/F medio quando si verificano sia siccità che inondazione ma grandi siccità (grandi inondazioni) sono di più rispetto a grandi inondazioni (grandi siccità).
Considerando che la regione target è localizzata in una zona semiarida e che i documenti storici registrati sono concentrati in un’area ristretta, quando non si sono verificate grandi siccità o grandi inondazioni, per cui N=0, Gi principalmente rimane con registrazioni di siccità o di inondazioni minori. Si pone inoltre Gi=1 (-1) quando ci sono registrazioni solo di siccità o inondazioni minori, dunque nessun grande evento, e il numero di volte delle siccità o inondazioni minori supera la metà degli anni dell’intervallo. Se il numero fosse minore della metà degli anni, si pone Gi=0,5 (-0,5). Se ci fosse sia registrazioni di siccità che di inondazioni minori, quando le siccità superano le inondazioni si definisce Gi=0,5, altrimenti Gì=-0,5. In tal modo, il grande disastro ed il disastro minore vengono considerati entrambi. In questo articolo, si definisce l’intervallo come pari a 10 anni.
Le registrazioni di precipitazione (da stazioni meteo, ndr) hanno avuto inizio dal 1937. Per collegarle alle serie di precipitazioni ricostruite tramite documenti storici, prima di tutto si gradua la precipitazione annua tramite il metodo dei 5 livelli, poi si calcola il livello D/F medio relativo ai 10 anni di intervallo. Quando ci sono sia registrazioni meteorologiche (precipitazioni) che climatiche, si utilizzano principalmente quelle meteorologiche. Il risultato della parametrizzazione è mostrato in Fig. 2.

4 Test di affidabilità

4.1 Origine dei documenti climatici storici
I documenti storici utilizzati per questo articolo provengono principalmente da due fonti: storie delle dinastie compilate dal governo e cronache locali scritte da scribi incaricati dal governo. Si ritiene che, sebbene le storie ufficiali possano contenere alcuni falsi per ragioni politiche, le registrazioni relative al clima siano affidabili. Poiché la Cina è un paese agricolo, l’agricoltura fu considerata come una delle cose più importanti in ogni dinastia e molta attenzione fu data al disastro climatico, specialmente quando il paese era stabile e fiorente.
Per prevenire possibili racconti falsi di disastri naturali, alcune dinastie come la Qing hanno definito diversi sistemi al tempo stesso e report climatici per verifiche incrociate.
Anche le registrazioni climatiche provenienti da cronache locali sono affidabili, poiché provengono principalmente da archivi locali. Inoltre, molte delle cronache locali citate in questo articolo furono scritte in tempi recenti compresi tra il 1522 e il 1619 ed il 1662 ed il 1722. Questi libri registrano gli importanti cambiamenti climatici verificatisi nell’area.
Inoltre, alcuni grandi disastri appaiono in diversi documenti storici. Così, le registrazioni climatiche storiche utilizzate in questo articolo sono ritenute affidabili.

4.2 Siti riferiti al clima storico
Molte parti della Cina sono interessate dal monsone asiatico e le precipitazioni sono principalmente concentrate nel periodo Maggio–Ottobre, perciò si utilizza la correlazione della precipitazione annua del periodo Maggio-Ottobre di Lanzhou, Longxi, Zhangxian, Lintao, Tianshui, Pingliang e Longnan dal 1945 al 2004 (la registrazione di precipitazioni in Zhangxian è compresa tra il 1967 ed il 2004) per testare la razionalità di siti riferiti al clima storico. Si definisce come standard la precipitazione annua in Maggio-Ottobre dal 1945 al 2004 nella contea di Longxi. L’analisi di correlazione mostra che la precipitazione da Maggio ad Ottobre degli altri sei siti è correlata in modo significativo con quella di Longxi, al livello 0.01. Tutto ciò mostra che la selezione di siti riferiti al clima storico è ragionevole.

4.3 Risultato della parametrizzazione
Il metodo tradizionale della classificazione a 5 livelli è ormai collaudato nell’ambito della ricerca climatica storica ed ha ottenuto molti successi. Qui si testa il metodo del livello D/F mediato su 10 anni. Si uniscono le registrazioni di livelli D/F annui degli ultimi 500 anni a Lanzhou, utilizzando il metodo del livello D/F medio per ottenere serie D/F mediate su 10 anni. Dalla comparazione di Fig. 3 si può vedere come il metodo D/F medio può effettivamente riflettere le serie di D/F primari.
Intanto, dalla comparazione delle serie D/F medie ricostruite di Longxi e Lanzhou, si riscontra che sono ben correlate l’un l’altra negli ultimi 500 anni (Fig.4).

 

5 Discussione

5.1 Comparazione tra le variazioni di precipitazione a Longxi dal 960d.c. e altre registrazioni
Comparando le variazioni di precipitazione di Longxi dal 960d.c. con le variazioni di precipitazione dell’area di Dulan, nordest dell’altopiano del Tibet, ricostruite dagli anelli di accrescimento degli alberi, si trova che le variazioni in bassa frequenza di queste due serie sono tra loro ben correlate. Ciò indica che la precipitazione nel margine nordest dell’altopiano del Tibet è variata in modo sincrono su scala da pluridecennale a secolare e le variazioni di precipitazione di queste due aree sono probabilmente regolate dal medesimo fattore. Al tempo stesso, si paragona la precipitazione dell’area di Longxi con la temperatura dell’Emisfero Nord nel corso dell’ultimo millennio. Si trova che sia l’andamento che i picchi principali corrispondono bene tra loro nelle due serie: elevate precipitazioni a Longxi corrispondono ad elevate temperature nell’Emisfero Nord e viceversa (Fig. 5).

Ciò suggerisce che le variazioni di precipitazione del margine nordest dell’altopiano del Tibet siano strettamente correlate con le variazioni di temperatura dell’Emisfero nord su scala da multi decennale a secolare. Risultati simili emergono dalla ricerca degli anelli di accrescimento degli alberi di Dulan.

5.2 La causa principale delle variazioni di precipitazione a Longxi nell’ultimo millennio
L’area di Longxi è situata nella parte orientale della Cina nordoccidentale e al margine settentrionale del monsone asiatico estivo. La precipitazione laggiù è influenzata dal monsone estivo indiano, dal monsone estivo dell’Asia orientale, dal monsone invernale dell’Asia orientale e dalle correnti occidentali (westerlies). Tang ha studiato l’estremità settentrionale del monsone asiatico estivo nella Cina nordoccidentale, per mezzo di dati meteorologici compresi tra il 1951 ed il 2000. Ha riscontrato che le precipitazioni della porzione orientale della Cina nordoccidentale e la localizzazione dell’estremità settentrionale del monsone asiatico estivo sono correlate positivamente con l’indice del monsone indiano estivo e l’indice del monsone estivo dell’Asia orientale: quando il monsone estivo indiano ed il monsone estivo dell’Asia orientale sono più intensi, il margine settentrionale si trova più a nord e la precipitazione della porzione orientale della Cina nordoccidentale si incrementa; all’opposto, quando i due monsoni sono meno intensi, il margine settentrionale si trova più a sud e la suddetta precipitazione diminuisce.
Esistono molte registrazioni ad elevata risoluzione, sia oceaniche che continentali, le quali mostrano che l’attività solare guida il monsone estivo asiatico olocenico su scale temporali comprese tra svariati decenni e il secolo.
Paragonando le variazioni di precipitazione di Longxi con l’attività solare risultante dalla concentrazione del carbonio 14, l’ouput solare modellizzato, la TSI (total solar irradiance) ricostruita, si trova che esiste una buona correlazione tra le variazioni di precipitazione e l’attività solare, su scale da multi decennali a secolari, nel corso dell’ultimo millennio (Fig.6).
La Fig. 6 mostra che nel corso dell’ultimo millennio vi sono stati cinque minimi di attività solare, noti come Oort (1010-1050), Wolf (1280-1340), Spoerer (1420-1530), Maunder (1645-1715) e Dalton (1795-1820). Ciascun minimo corrisponde ad un periodo arido nell’area di Longxi e i periodi di attività solare intensa corrispondono a periodi piovosi nell’area di Longxi. La buona corrispondenza mostra che la variazione di precipitazioni a Longxi, su scala da multi decennale a secolare, può essere controllata dall’attività solare.


 

5.3 Precipitazione di Longxi, temperatura dell’Emisfero Nord e attività solare
Molti studi mostrano che l’attività solare è il “motore” principale che guida i cambiamenti climatici regionali nell’Olocene. Le variazioni sincrone della precipitazione di Longxi e di temperatura dell’Emisfero Nord, su scale da multi decennali a secolari, possono essere attribuite al medesimo controllo esercitato dall’attività solare. L’attività solare può cambiare la TSI terrestre, che influenza direttamente la temperatura superficiale. Inoltre, la variabilità può essere sensibilmente amplificata dai cambiamenti della radiazione ultravioletta e della copertura nuvolosa. Perciò, una variabilità solare di piccola entità può condurre a variazioni apprezzabili della temperatura superficiale.
Il meccanismo tramite il quale l’attività solare influenza la precipitazione probabilmente è il seguente: poiché le capacità termiche di oceani e terraferma sono differenti, quando l’attività solare si intensifica, le temperature sulla terraferma aumentano rapidamente, l’esistenza dell’altopiano del Tibet esalta ulteriormente tali differenze tra il continente asiatico e l’oceano circostante; quindi il monsone estivo asiatico si rafforza, il monsone invernale dell’Asia orientale si indebolisce, il margine settentrionale del monsone estivo asiatico si sposta verso nord e così la precipitazione a Longxi cresce. Nel frattempo, l’incremento di attività solare forza le correnti occidentali (westerlies) a muoversi verso nord, per cui il monsone estivo asiatico si muove verso nord, nell’entroterra nordoccidentale, e porta la pioggia laggiù. All’opposto, quando l’attività solare si indebolisce, la temperatura della terraferma si riduce rapidamente, il monsone invernale si intensifica, il monsone estivo si indebolisce, il margine settentrionale del monsone estivo asiatico si sposta verso sud e contemporaneamente le correnti occidentali si muovono verso sud, causando una diminuzione di precipitazioni a Longxi.

 

Conclusioni
In generale, dal 960 d.c., il clima di Longxi ha fluttuato rimanendo secco fino al minimo di precipitazioni, verificatosi nel periodo compreso tra la fine del 17° secolo ed il 18° secolo. Dopo questo periodo, le precipitazioni sono gradualmente cresciute fluttuando. Ci sono stati solo tre brevi periodi piovosi: dalla fine del 10° secolo all’inizio dell’11°, dalla fine del 12° secolo all’inizio del 13° e la prima metà del 20° secolo.
Le variazioni di precipitazione del margine nordorientale dell’altipiano del Tibet e l’altipiano nordorientale del Tibet sono consistenti nell’ultimo millennio e sono ben correlate con le variazioni di temperatura media nell’Emisfero Nord su scala da multi decadale a secolare.
Inoltre, una buona coerenza tra le variazioni di precipitazione di Longxi e le variazioni di Carbonio 14 atmosferico, l’output solare modellato, l’irradianza solare totale ricostruita, mostra che l’attività solare può costituire il motore principale delle variazioni di precipitazione dell’area di Longxi su una scala da multi decadale a secolare, nell’ultimo millennio.
Le variazioni sincrone di precipitazioni a Longxi e temperatura dell’Emisfero Nord possono essere attribuite al medesimo controllo esercitato dall’attività solare. L’attività solare controlla il movimento da sud a nord del margine settentrionale del monsone estivo asiatico (in pratica l’equivalente sull’Asia dell’ITCZ, ndr), influenzando l’intensità del monsone estivo, l’intensità del monsone invernale in Asia orientale e la localizzazione delle correnti occidentali, così influenza ulteriormente le variazioni di precipitazione di Longxi.

L’articolo originale si trova in: www.clim-past-discuss.net/3/1037/2007/cpd-3-1037-2007.pdf

FabioDue

NOWCASTING SOLARE

26 settembre 2010 32 commenti

In questo mese di settembre abbiamo avuto la maggiorparte dei giorni con la presenza di 2 regioni attive contemporaneamente, cosa che non accadeva dal mese di febbraio…anche se mancano ancora 5 giorni alla fine del mese, è possibile già stilare un primo bilancio:

Settembre per il Sidc finirà sopra a marzo (15.4) e luglio (16.1), e molto probabilmente anche a febbraio (18.8), mentre ce la giocheremo fino all’ultimo con agosto (19.6):

http://daltonsminima.altervista.org/?page_id=3523

Per il Nia’s invece, finirà sopra gennaio (10.3), marzo (10.5) ed agosto ( 10.2), mentre febbraio rimane irragiungibile (13.6):

http://daltonsminima.altervista.org/?page_id=8780

I conteggi del Nia’s sono quindi concordi con i valori medi mensili del solar flux, nel definire febbraio il mese fin qui più attivo da quando è ripartito il ciclo solare numero 24.

La media mensile al 25/9 si attesta ad 81.00, il mese se la giocherà fino all’ultimo con agosto (81.13), mentre appaiono lontani marzo (82,18), luglio (82.18) e ovviamente febbraio (82.70). Confido nel fatto che tra 2-3 giorni con la scomparsa dell’AR 1108, il flusso solare possa scendere di qualcosa, o al massimo restare sempre sugli 82-83.

E’ inutile che io ripeta che i dati del Sidc ogni mese che passa diventano sempre più discordanti con quelli del passato, ed assolutamente improponibili per chi come noi ha intenzione di seguire il ciclo 24 con armi alla pari a quelle usate per definire i super minimi stile Dalton e Maunder.

Il Nia’s count parla chiaro, ed è suffragato dalla rilevazione del flusso solare, non schiavo della soggettività dell’osservatore: insieme questi 2 mezzi identificano febbraio 2010 come il mese sinora più attivo del ciclo 24!

Concludo informandovi che la prossima settimana sarà pubblicato un articolo del nostro Pablito (che già ringrazio pubblicameente per l’immenso lavoro di traduzione che ha fatto) sull’ultimo lavoro di L&P che in sostanza confermano la validità della loro teoria, e giusto per rimanere in tema, non mancano di tirare una frecciatina ai conteggi pompati del Noaa ( ed aggiungo io, non hanno poi visto quelli di Locarno e Catania).

Stay tuned, Simon

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