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Archivio per la categoria ‘Minimo Solare’

Rubrica Sole Marzo 2013

17 aprile 2013 9 commenti

Introduzione e riepilogo
Durante la sua progressione verso il massimo solare, il ciclo 24 ha da subito manifestato un’intensità notevolmente inferiore a quella che gli esperti avevano pronosticato http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/21dec_cycle24/ . Ma gli ultimi 15 mesi, dopo il picco dell’autunno 2011, hanno di fatto sancito l’impossibilità che questo ciclo possa prendere un diverso andamento rispetto a quello fatto vedere fino a questo momento. In definitiva il Sole è entrato in una fase di “stallo”: pur con naturali oscillazioni in alto ed in basso dei vari indici di attività, nel periodo in questione il solar flux (il miglior indicatore dell’attività solare finora noto) non ha mostrato in media alcun trend particolare, né crescente né decrescente. Ciò, a nostro modesto avviso, significa che il Sole è attualmente in fase di massimo. Pertanto, salvo qualche temporaneo picco, ben difficilmente ci potrà mostrare molto più di quello cui abbiamo assistito finora durante il ciclo 24.

Inoltre, negli ultimi mesi, si è persino osservato un calo di attività: nell’ultimo scorcio del 2012 e nei primi tre mesi del 2013, il solar flux ha mostrato una tendenza al ribasso; inoltre lo smoothed sunspot number è calato sostanzialmente rispetto al massimo raggiunto.

Se i bassi valori degli indici di riferimento saranno o meno confermati nei prossimi mesi, lo vedremo, di certo, senza una prossima forte ripresa di attività, come la NASA lascia intendere http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/01mar_twinpeaks/ quando si riferisce ad un doppio massimo, il ciclo 24 sarebbe condannato ad un lento ma inesorabile tramonto.

Naturalmente manteniamo una certa prudenza: il Sole ci ha da anni abituato a continue sorprese, a repentini “cambi di marcia”, tanto da sorprendere persino chi, alla NASA, lo studia da decenni. Certo, ogni mese che trascorre senza evidenti segnali di ripresa, riduce le possibilità che il ciclo attuale possa offrire ulteriori massimi degni di nota e soprattutto in grado di superare il pur modesto massimo raggiunto a Novembre 2011.

In attesa di sviluppi ci limitiamo a constatare che il livello attuale di attività assomiglia poco a quello di un massimo solare, come quelli dei cicli immediatamente precedenti: il solar flux non ha mai raggiunto quota 200, che fu ampiamente superata più volte dai cicli precedenti. Anche il sunspot number risulta decisamente inferiore e analogo a quello dei cicli di fine Ottocento-inizio Novecento.
Il grafico seguente evidenzia la citata assenza di trend del solar flux e i valori complessivamente “depressi” di questo massimo in tono minore.

 

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Il sunspot number
Come già accennato in precedenza, dopo il massimo registrato a Febbraio 2012 con 66,9, nel successivo mese di Marzo, per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN (Smoothed Sunspot Number, media mobile su 13 mesi; fonte SIDC) si è interrotta ed invertita, continuando a calare sensibilmente nei mesi seguenti. Dopo un temporaneo assestamento (57,7, per Luglio e 58,1 per Agosto 2012) l’andamento di tale indice ha ripreso, se pur in modo impercettibile al momento, la sua tendenza al ribasso: in effetti, se si considera l’arrotondamento al 2° decimale, abbiamo un 58,16 ad Agosto contro i 58,10 fatti segnare a Settembre 2012 e le previsioni, dato il basso livello del sunspot number degli ultimi mesi, suggeriscono che il calo possa continuare.
Al momento possiamo dire che il massimo relativo raggiunto nel mese di Febbraio 2012 sarà anche il massimo assoluto del ciclo. Come già detto, non possiamo escludere che l’attività solare manifesti una consistente e duratura ripresa su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto con certezza.
Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta essere leggermente difforme rispetto a quelli ufficiali del sunspot number SIDC, in quanto il mese del massimo relativo cade a Marzo 2012 anziché Febbraio. Per il “nostro” conteggio ad Agosto ed in maniera insignificante a Settembre 2012 si è registrata una piccola crescita (i dati definitivi sono da verificare) ma che comunquea sembrerebbe essere terminata. Inoltre, la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Come già detto e ripetuto, il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti. Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.
Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.
Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato questo Marzo 2013:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.
In dettaglio, Marzo è stato caratterizzato da un livello di attività superiore a quello del mese precedente. Il sunspot number ha registrato un sensibile aumento calo rispetto a gennaio, passando da 38,0 a 57,9 anche se va rimarcato che il valore indicativo provvisorio di questo indice, fino all’uscita del Bollettino Ufficiale SIDC, risultava essere leggermente inferiore (valore intorno al 52) e che tutto sommato può dare l’idea di essere quindi un tantino sovrastimato rispetto al reale livello di attività fatto registrare dal nostro astro. La relativa staticità, pur con gli “alti e bassi” dovuti alle oscillazioni mensili, dei valori degl’indici di attività solare conferma ancora una volta la convinzione che il ciclo sia giunto al suo massimo e che questa incapacità di sovvertire una tendenza abbastanza netta al ribasso degli indici e non riuscire a produrre più di quanto fatto vedere fino ad ora, di fatto possa decretare l’inizio del declino effettivo dello stesso. L’andamento dei prossimi mesi è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una (sempre meno probabile) ripresa più decisa dell’attività.

I valori del NIA’s di gennaio (33,5), febbraio (19,9) e marzo 2013 (23,8) sono provvisori e in attesa di validazione.
Un eventuale nuovo picco di attività, presumibilmente relativo al picco dell’emisfero sud che al momento sembra essere ancora “latitante” in questo ciclo 24, rimane comunque una ipotesi da non sottovalutare stante la recente previsione NASA e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008 . Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN, con l’attuale “rimbalzo” tecnico (ci si passi l’espressione colorita!) ed il sostanziale stallo dell’indice in oggetto.

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Solar flux
Il Solar Flux a Marzo è stato contraddistinto da valori tendenzialmente stabili intorno alla media mensile, con un più netto calo nella seconda decade e successiva “ripartenza” intorno alla fine del mese. Dopo molti mesi sembrava essersi interrotta la sequenza di oscillazioni regolari del Solar Flux: al momento l’attuale fase di “spinta” sembra essere più convinta rispetto a quelle di Gennaio e Febbraio tanto da determinare anche visivamente una oscillazione più sensibile tra la fase “attiva” e quella “passiva” della rotazione solare: la situazione rimane ancora da monitorare e verificare nei prossimi mesi.

In virtù di quanto sopra esposto, il valore medio mensile del solar flux (aggiustato), è rimasto su valori assolutamente non assimilabili a quelli che si dovrebbero verificare in normali condizioni in un massimo del ciclo, mantenendosi su un modesto 110,22 dopo aver raggiunto nel mese scorso un 101,90, lontano “anni luce” dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile.
Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 ha incontrato nella sua progressione, ormai giunta al suo massimo. Dal grafico seguente risulta ancor più evidente la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti. E’ un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe” e, come accennato in precedenza, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Ormai dubitiamo fortemente sia in grado di raggiungerla. Inoltre, si nota chiaramente una prima tendenza al declino, manifestatasi in questi ultimi mesi, dopo un trend costantemente improntato al rialzo almeno fino allo scorso autunno (mesi 44-45).
Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 110,22 (contro 101,90 di Febbraio) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,0, (ore 20 del 26/03) e 127,9, (ore 17 del 16/03) valori assolutamente non in linea con un sole in condizioni di massimo. Nell’ultima decade (dal 20 al 31 compresi) la media è stata pari a 100,43 (valori delle ore 20), valore molto basso imputabile alla fase di minor attività mensile ed all’inizio di una nuova fase di relativa spinta attualmente in corso.

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Altri diagrammi: butterfly e inversione magnetica
Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).
Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (18 marzo) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +12, ovvero in progressiva crescita rispetto alla rilevazione di giugno 2012 (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto ormai da tempo e la nuova polarità si sta progressivamente rafforzando. Per quanto riguarda l’Emisfero Sud, fino a qualche mese fa sembrava che il momento dell’inversione fosse imminente. Invece, nonostante i valori degli ultimi 7/9 mesi siano scesi da +34 a +19, le oscillazioni magnetiche di breve periodo (si vedano i dati “non filtrati”, nelle prime colonne a sinistra, dal link precedente) indicano che l’inversione avverrà più tardi di quanto si immaginava. La sequenza dei valori (filtrati) fatti segnare dall’emisfero Sud e registrati mensilmente proprio con le uscite della presente Rubrica, lascia pochi dubbi al riguardo: +13 per Gennaio, +16 per Febbraio e +19 per Marzo.

E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si completi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e, per un lungo periodo di tempo, in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata. In virtù di quanto sopra esposto, come ovvia conseguenza anche la media dei due emisferi, benché prossima alla neutralità, ha fatto registrare un passo indietro rispetto ai valori in precedenza riportati per Febbraio (poi corretti), da -3 a -4.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png,

andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png,

andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, dopo la molto relativa fase “attiva” attualmente in corso, momento sembrano indicare una prosecuzione della fase di stallo: le regioni attive sono davvero poche e tendono a formarsi quasi in maniera alternativa, una volta nell’Emisfero Nord, il mese seguente in quello Sud, vanificando ogni possibile (timido) tentativo di ripresa. Risulta sempre valida quindi la regola che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. Intanto ormai il 2013 è iniziato da tre mesi: secondo le previsioni NASA il massimo del ciclo sarebbe in corso! E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio per ulteriori picchi di attività, prima dell’inevitabile declino del ciclo verso il prossimo minimo. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche.

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Sunspot number per emisfero e conclusioni
Questo ciclo 24 è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati.

Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il Sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse.

La parvenza di “normalità” dell’autunno 2011, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio 2012 ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il più recente massimo di Luglio 2012, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, come quello di Novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. I mesi di Dicembre 2012 ed il Febbraio appena trascorso potrebber aver dato il “colpo di grazia” a questo ciclo.

I valori degli indici di riferimento nuovamente così bassi lasciano intendere che il Sole non riesce a dare di più di quanto non sia riuscito a fare nel corso degli ultimi 4 anni e anche una eventuale forte ripresa dell’attività potrebbe non essere sufficiente a far cambiare “piega” alle cose. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel periodo 2013/2015, come indicato nelle ultime previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da Luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto.

Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra proseguire una fase di maggiore spinta relativa proprio nell’emisfero Nord che, teoricamente, dovrebbe invece andare verso un fisiologico calo dopo il massimo raggiunto a settembre 2011 (SSN emisferico 41,29) mentre l’emisfero Sud, dopo aver apparentemente iniziato una decisa fase di crescita, al momento risulta essere in completo stand-by.

Si tratta quindi di una fase al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? La sensazione è che ben difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. Febbraio 2013 avvalora ancora di più la nostra ipotesi. Resta comunque probabile un relativo “picco” di attività dell’emisfero Sud, magari coincidente con la prossima inversione magnetica.
Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; nonostante l’aumento di attività dell’ultimo periodo, è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che, come detto, negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta” sembra apparentemente entrato in una fase di stallo e la curva del SSN emisferico ha iniziato a scendere dopo il “picco” di aprile 2012 (SSN emisferico 30,09): .

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

Apuano 70 e FabioDue

Rubrica Sole Ottobre 2012

17 novembre 2012 18 commenti

Introduzione

Ormai da oltre 6 mesi il Sole mostra un’attività non particolarmente intensa, contrassegnata dalla regolare alternanza di periodi moderatamente attivi e fasi di “stanca” con valori degli indici di riferimento da pieno minimo ed un solo picco di rilievo (ma comunque sempre molto relativo), all’inizio di Luglio, come si nota nel grafico seguente.

 

 

 

Da due mesi, però, il Ciclo 24 sembra davvero essere giunto ad una svolta: per la prima volta dal minimo la progressione del SSN (fonte SIDC) ha fatto segnare per Marzo 2012 un valore inferiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 66,8 contro 66,9 ed anche il mese di Aprile 2012, come ampiamente pronosticato, ha avvalorato tale tendenza facendo registrare un valore di 64,6 in netto calo rispetto al precedente. Se questa tendenza dovesse essere confermata nei mesi a venire, il massimo relativo raggiunto nel mese di febbraio scorso diverrebbe un serio candidato al massimo assoluto di questo ciclo.

E’ una possibilità reale, in quanto i quattro mesi di più intensa attività fino ad ora (Settembre-Dicembre 2011) scompariranno progressivamente dalla media mobile che determina il SSN (smoothed sunspot number), indicatore principale dello stato del ciclo. L’attuale andamento solare non lascia presagire nuove imminenti impennate dell’attività e questo comporterebbe la conferma del declino del SSN. La prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione: Hataway, NASA & C. lo sanno forse meglio di chiunque altro….. Ciò indicherebbe l’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo.

Per onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta ancora lievemente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo risulterebbe essere Marzo 2012 anziché Febbraio. Bisogna comunque attendere l’uscita dei dati definitivi del NIA’s relativi agli ultimi quattro mesi, attualmente caratterizzati da valori provvisori, per avere un quadro più preciso e fare quindi paragoni più attendibili.

Comunque anche per il “nostro” conteggio la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Non bisogna però sottovalutare la possibilità che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi cominci a “ritrattare” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato il mese di ottobre:

 

 

 

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, ottobre ha avuto un andamento simile ad un “negativo”, inteso in termini fotografici, del mese precedente ovvero si sono avute due distinte fasi “calanti” ad inizio e fine mese mentre la fase centrale è stata caratterizzata da un nuovo, relativo, picco di attività. Come accennato anche in precedenti “uscite” della rubrica, sembra essere sempre più evidente che l’attività solare è sempre più contrassegnata da oscillazioni regolari con valore del solar flux compreso tra 90/100 e 140/150: una sorta di “battito” che di fatto rispecchia la realtà di un sole “a due facce”, una più attiva ed una in completo stand-by.

Tale situazione potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere anche la diretta conseguenza di un sole con uno dei poli magnetici in fase di transizione, mentre l’altro “annaspa” per trovare l’energia necessaria per fare lo stesso…

Il valore medio mensile di solar flux (aggiustato), in relazione a questa “stasi dinamica” che registriamo ormai da circa 6/7 mesi, è leggermente calato rispetto al mese scorso e si è posizionato a 122,2, sempre ben lontano dal 142 di luglio e dal 150 di novembre, finora massimo mensile. Il sunspot number ha registrato invece un ulteriore sensibile calo rispetto ad Settembre, attestandosi a 53,3 dall’originario 61,5. Negli ultimi 12 mesi solo Febbraio 2012 ha fatto registrare un valore più basso: 33,1. L’andamento dei prossimi mesi, perlomeno fino a primavera inoltrata è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è, con tutta probabilità, ormai alle nostre spalle.

 

 

I valori del NIA’s di luglio (37,3), agosto (35,3) settembre (34,4), e ottobre 2012 (30,5) sono provvisori e in attesa di validazione.

L’andamento di tali curve naturalmente esclude un eventuale secondo massimo del ciclo 24, non improbabile stante la previsione NASA (massimo nella prima metà del 2013) e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008. Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN.

 

 

Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 incontra nella sua progressione.

Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

 

 

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco giornaliera) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, si nota chiaramente la brusca frenata dopo il massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale, nonché il tentativo di “ripresa” e lo stallo degli ultimi mesi.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 122,22 (contro 124,70 di agosto) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 97,9 valore non certo da massimo (ore 20 del 7/10) e 153,9 (ore 20 del 22/10). Nell’ultima decade (dal 22 al 31 compresi) la media è stata pari a 122,46 (valori delle ore 20), perfettamente sovrapponibile alla media mensile. Si osserva quindi un’estrema variabilità di questo indice, dettata forse dall’avvenuta inversione magnetica dell’emisfero nord e che si manifesta con le oscillazioni regolari, con cadenza di circa 20/25 giorni, di cui abbiamo parlato in premessa.

 

Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente:

 

 

http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (ultimo grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (19 ottobre) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +1, ovvero inalterato rispetto alla rilevazione di 30 giorni prima. Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord sembrerebbe essere avvenuto, sebbene a fatica. Per l’Emisfero Sud, invece, il percorso sembra essere ancora lungo, infatti i valori degli ultimi 2/3 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa, ma tuttora la distanza dalla “neutralità rimane sempre cospicua (+24). E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, come si può osservare nei grafici proposti di seguito. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione.  In definitiva, risulta essere comunque poco probabile un’inversione in tempi relativamente brevi anche per questo emisfero. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata, tant’è che la media dei due emisferi, pur in progressiva diminuzione, rimane tuttora abbastanza distante dalla neutralità.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, segnalano un nuovo possibile stallo dell’attività solare nelle prossime settimane: si nota una certa scarsità di regioni attive, in entrambi gli emisferi. Risulta sempre valida quindi la regola che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. Perlomeno occorre attendere l’inizio del 2013, quando secondo le previsioni NASA si raggiungerebbe il massimo del ciclo. E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche.

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Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse, la parvenza di “normalità” dello scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, come quello di novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Agosto  e Settembre sono stati mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del primo lieve calo del SSN, confermato e rafforzato dall’ulteriore calo di attività di Ottobre. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel 2013, come indicato nelle previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra essere in corso una fase di  riequilibrio tra i due emisferi solari, dopo qualche mese di “spinta” più decisa da parte dell’emisfero Sud. Si tratta però di un riequilibrio al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. E’ più probabile magari un relativo picco di attività dell’emisfero sud, magari coincidente con la probabile “prossima” inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, sebbene negli ultimi mesi abbia drasticamente ridotto la sua “spinta”, è ancora in fase di crescita…..

 

 

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

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Apuano 70 e FabioDue

UN NUOVO MODELLO CLIMATICO ALLA BASE DELLA PEG: PARTE III

20 settembre 2012 22 commenti

Un saluto a voi, popolo di NIA.
Insieme agli amministratori del blog abbiamo deciso di ripubblicare le parti più salienti di questo mio lungo articolo, in attesa dell’uscita delle ultime inedite. Infatti, visto il tempo che è passato dall’ultima pubblicazione e vista la complessità dell’articolo, è stato deciso di comune accordo che sarebbe stato meglio riproporre almeno le parti più significative. Questo per consentirvi di ricordare i concetti appresi e di riprendere il filo logico. Le varie parti verranno pubblicate con una cadenza media di una a settimana.
Inoltre vi comunico già da ora che, ultimata la pubblicazione di tutte le parti di questo pezzo, ne uscirà a ruota uno nuovo in cui verranno ulteriormente approfonditi i meccanismi con cui la bassa attività solare influenza l’andamento delle stagioni invernali (e non solo). In quest’occasione verranno anche trattate alcune tematiche molto sentite (es: differenza tra Nino est-Nino ovest) e si prenderà spunto per fare delle riflessioni in merito al prossimo inverno.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura.

Al fine della precedente parte ci eravamo lasciati con un interrogativo. Nello specifico ci eravamo chiesti quali situazioni e quali fenomeni possono favorire particolari configurazioni bariche, associate allo sviluppo di singolari onde di Rossby (stazionarie e retrograde) ed in grado di apportare ondate di freddo e di gelo sul continente europeo. A tale quesito cercheremo di rispondere in questa Parte dell’articolo. In generale cercheremo di capire quali sono i fenomeni che portano ad un consistente aumento della frequenza di eventi meteo “estremi” sul nostro vecchio continente.
Ritorniamo momentaneamente sul discorso delle onde di Rossby. Avevamo visto come le ondate di freddo e di gelo sull’Europa occidentale risultano strettamente legate allo sviluppo di particolari onde planetarie: onde stazionarie ed onde retrograde. Entrambi le onde sono onde straordinariamente lunghe nonché ampie, dove per ampiezza si intende lo sviluppo dell’onda in senso meridiano. Al riguardo è bene inoltre ricordare che quelle planetarie sono onde inerziali trasversali, ossia riferite al volume e non alla sola superficie della massa d’aria. Pertanto, nella fase di sviluppo le onde di Rossby non si propagano solo nel piano (ovvero longitudinalmente ed in senso meridiano), bensì anche in altezza. Pertanto le onde ampie e lunghe risulteranno molto sviluppate anche in altezza.
Tuttavia, alle medio-alte latitudini l’altezza della troposfera è abbastanza limititata (intorno ai 9 km). Pertanto, un onda di Rossby che tende a svilupparsi ampiamente in senso meridiano, alle alte latitudini troverà in altezza un “tappo” che tende a limitare il suo sviluppo verso l’alto e dunque il suo sviluppo in generale. Questo tappo è rappresentato proprio dalla tropopausa, che come detto alle alte latitudini è situata molto in basso. Oltre la tropopausa è situato il Vortice Polare Stratosferico (VPS), che caratterizzato nella stagione invernale da intensi venti occidentali. Maggiore è l’intensità (velocità) di tali venti e più grande risulterà la resistenza offerta dal “tappo” della tropopausa.
Quindi affinchè vada in porto la propagazione dell’onda, è necessario che tali venti stratosferici non risultino essere eccessivamente forti. Infatti, le onde non si propagano in presenza di elevate velocità zonali che procedendo con la quota divengano superiori ad un valore definito Velocità critica di Rossby. Oltre tale valore si ha il wave Breaking, ovvero l’ondulazione diviene evanescente. Infatti se le velocità zonali stratosferiche sulle zone polari sono troppo elevate, l’onda non riesce più a propagarsi verso l’alto ed al tempo stesso non riesce ad assumere elevate ampiezze e lunghezze divenendo in breve tempo evanescente. In altri termini, solo in presenza di venti zonali stratosferici abbastanza deboli si verificano, in genere, le condizioni ideali per la formazione di onde lunghe ed ampie e dunque di onde stazionarie e retrograde.

Le figure sopra riportate rappresentano i vettori dell’Ep-flux (Elliassen and Palm flux), che misurano il trasporto di “energia” che avviene dalla troposfera alla stratosfera, sia in termini dinamici (momento) che termodinamici (calore). L’EP-flux può essere visto come una misura della capacità dell’onda planetaria di propagarsi verso l’alto (e dunque di propagarsi in generale). Se i vettori (freccie) sono divergenti al limite della tropopausa, vorrà dire che siamo in condizioni di flusso zonale stratosferico tirato e che l’onda planetaria non riesce a propagarsi (ultimi 2 pannelli). Al contrario, vettori verticali convergenti oltre le quote stratosferiche, indicano che la propagazione dell’onda è “andata in porto” (primi pannelli).
La dinamica sin qui descritta è anche quella alla base dello sviluppo dei fenomeni di stratwarming.
Non ritengo questa la sede appropriata per approfondire nel dettaglio le dinamiche legate alla formazione e all’espansione degli stratwarming. Diciamo solo che detti fenomeni si originano a partire dall’espansione verso l’alto delle onde platenarie più energetiche. Quando l’onda raggiunge la stratosfera si “infrange” rallentando il VPS e “depositando” in esso una circolazione easterly. Dove l’ondulazione viene assorbita, infatti, si ha trasferimento di moto e l’onda può essere dissipata. Da ciò scaturisce la produzione di calore (attraverso l’attrito) ed il trasporto di quantità di moto. Quest’ultimo fattore fa sì che nel VPS, le normali correnti zonali, vengano sostituite dagli esterlies (circolazione da est verso ovest). L’effetto degli stratwarming è dunque di rallentare prima e di distruggere poi il Vortice Polare Stratosferico (inversione di circolazione da westerly ad esterly). Ci sono ovviamente diversi tipi di stratwarming. Diciamo solo che i più potenti ed efficaci sono in grado di distruggere completamente il VPS, con inversione dei venti da occidentali ad orientali fino a latitudini prossime ai 60° N, oltre che provocare intensi e repentini riscaldamenti stratosferici (anche 60° C in pochi giorni). Tali tipi di warming portano alla rottura ed allo split del vortice ciclonico stratosferico, che viene momentaneamente rimpiazzato da un anticiclone. Nella maggior parte dei casi inoltri, tali potenti warming stratosferici, sono in grado di istaurare una circolazione inversa a quella del Vortice Polare, non solo nella stratosfera, ma anche in tutta la troposfera sottostante, in quanto le particolari dinamiche innescatesi in stratosfera vengono trasferite alla sottostante troposfera. Infatti, alcuni giorni dopo, la cella anticiclonica stratosferica originata dall’intenso warming, si può ritrovare con simili caratteristiche a livelli troposferici polari, portando anche il vortice polare troposferico (VPT) ad essere letteralmente distrutto. In tali situazioni estreme dunque, l’anticiclone propaga la propria circolazione oraria (esterly) dalla stratosfera alla bassa troposfera nell’arco di 5-10 giorni, fino a sostituire, sulla verticale del polo, il VP a tutte le quote e quindi invertendo il verso della circolazione atmosferica polare (da ciclonica con venti dai quadranti occidentali, ad anticiclonica con venti dai quadranti orientali). Siccome il VP in condizioni normali ha in genere una forma ellittica (perché compresso tra l’anticiclone freddo canadese e l’anticiclone freddo siberiano), nella nuova situazione viene invece a trovarsi schiacciato tra il nuovo anticiclone polare e l’anticiclone freddo periferico siberiano, cosicchè viene spezzato in due lobi e costretto a riposizionarsi ai bordi del circolo (split del Vortice Polare). Anche l’anticiclone polare tende a sua volta a dividersi in due distinti centri, sempre interni al circolo polare: uno in genere su Alaska/Siberia orientale ed un altro su Nord Scandinavia/Russia. In definitiva la configurazione finale indotta da un violento SW è in genere quella formata da due possenti anticicloni caldi a tutte le quote sul polo e due altrettanto profondi centri depressionari colmi di aria gelida a tutte le quote, posti in genere uno sul nord-est del Canada e un altro sulla Siberia.


La figura evidenzia la configurazione di un potente Stratwarming: due anticicloni a tutte le quote sul polo e due centri ciclonici freddi, posti in genere+ uno sul nord-est del Canada e un altro sulla Siberia.

Detti split del VPT causano a loro volta il blocco delle correnti occidentali. Infatti con l’innesco della rotazione oraria anticiclonica anche nei piani più bassi, tutta la circolazione polare vedrà invertito il suo senso di rotazione (da Est verso Ovest), provocando un moto retrogrado dei lobi del VPT precedentemente formati. Nell’ambito europeo, una simile situazione può attivare un moto retrogrado del lobo freddo asiatico, che progressivamente comincia a muoversi verso la Russia europea ed il Baltico, lambendo e talvolta investendo con gelide correnti l’Europa occidentale. Tali situazioni danno luogo a periodi di freddo intenso ed estremo sull’Europa occidentale (Italia inclusa) della durata di molti giorni.
Tali eventi estremi, denominati dalla comunità scientifica ESEs (Extreme Stratospheric Events), si verificano in media una volta ogni 5-10 anni. Come vedremo tuttavia, la bassa attività solare è in grado di aumentare non di poco la loro frequenza.
È ovvio che non tutte le invasioni fredde in Europa sono collegate ai fenomeni di Stratwarming. Tuttavia la loro presenza aumenta di molto le probabilità che le gelide correnti artiche e siberiane si spingano sin sulle zone più occidentali d’Europa. A tal proposito è bene ricordare che gli eventi di gelo più eclatanti che hanno coinvolto l’Europa nell’epoca moderna sono stati quasi tutti dovuti a fenomeni di Stratwarming. Ad esempio alla fine del dicembre 1984 fu registrato sul polo nord, a 42 km di altezza, un riscaldamento di circa 70 °C in appena 5 giorni. Tra gli ultimi giorni del dicembre 1962 ed i primi giorni del gennaio 1963, sempre a 42km sopra il Polo Nord, la temperatura era salita di oltre 60°C in pochi giorni. Oltre che gli eventi leggendari del 63 e dell’85, fenomeni di stratwarming causarono altri eventi storici sul vecchio continente, come ad esempio marzo 1987, febbraio 1991 ecc..


La figura mostra la situazione meteo sull’intero emisfero nord svariar iati giorni dopo il violento stratwarming del dicembre 1984.

Alla luce di quanto sin qui analizzato mi preme sottolineare un fattore che ritengo cruciale per le dinamiche meteorologiche degli inverni europei: anche se non tutti gli eventi di gelo in Europa sono correlate ad eventi di Stratwarming, il Vortice Polare Stratosferico (VPS) gioca sempre un ruolo fondamentale. In altri termini, le vicende della stratosfera polare, anche in assenza di fenomeni eclatanti, hanno sempre una valenza cruciale nelle dinamiche meteo invernali. Infatti come si è detto prima, in presenza di elevate velocità zonali stratosferiche, le onde di Rossby non si propagano eccessivamente e non riescono ad acquisire quelle grandi ampiezze tipiche delle onde stazionarie e retrograde.
Detto in termini poco tecnici, il VPS riflette le sue caratteristiche nell’ambito dell’intero Vortice Polare (dunque a quote inferiori a quelle stratosferiche). Se il VPS è estremamente compatto e caratterizzato dunque da venti ciclonici occidentali molto forti, l’intera struttura del VP risulterà molto compatta e poco propensa alle oscillazioni meridiane (e viceversa).
Una situazione di questo tipo è quella che ci ha penalizzato nel cuore dell’inverno appena trascorso (da metà gennaio in avanti). Infatti, a fronte di un VPS eccezionalmente “veloce” e compatto, anche il VP alle quote troposferiche si è mostrato molto solido (AO sempre nettamente positivo). Chi, come me, ha seguito le vicende meteorologiche da vicino, ricorderà che da quel periodo in avanti il VP è risultato inattaccabile da ogni azione meridiana anticiclonica. Questo semplicemente perché le velocità zonali stratosferiche erano elevatissime ed ogni tentativo di approfondimento delle onde planetarie si dissolveva come neve al sole. In altre parole, in virtù di un VPS estremamente solido e “veloce”, ogni ondulazione meridiana diveniva evanescente in quanto non c’erano le condizioni necessarie per la formazione di onde lunghe ed ampie a carattere stazionario, le uniche in grado di bloccare la circolazione occidentale per più giorni e consentire le discese gelide. Ricorderete sicuramente come i modelli più volte erano propensi nel prevedere colate molto fredde che poi venivano regolarmente ridimensionate se non annullate completamente, a fronte di un hp oceanico eccessivamente invadente. Infatti, in quelle condizioni, riuscivano a formarsi solo onde corte e scarsamente ampie, che sono anche le più veloci. Ecco che in brevissimo tempo veniva ripristinata la consueta circolazione zonale e le correnti fredde riuscivano a mala pena a sfiorare il nostro paese.
Ora, quello che sta emergendo da innumerevoli studi scientifici condotti negli ultimi anni, è che la bassa attività solare sia in grado di apportare sostanziali modifiche al VPS, che ricordiamo essere il vortice atmosferico per eccellenza. Il passo che faremo ora sarà quello di capire come il sole (o meglio il numero di macchie solari) possa influenzare l’andamento del Vortice Polare Stratosferico.
Tra gli studi più significativi condotti in questo campo voglio ricordare quelli realizzati da Baldwin and Dunkerton della “Northwest Research Associates”, dalla Professoressa Karin Labitzke della “FU Berlin University” e dai Professori Salby e Callaghan dell’ “University of Colorado, USA”. Nelle loro ricerche i sopracitati ricercatori (non solo loro) hanno messo in evidenza coma l’attività solare sia in grado di alterare la composizione dell’aria e le modalità di circolazione atmosferica nell’ambito del VPS (con riferimento soprattutto a quello boreale). Nello specifico l’attività solare ha importanti ripercussioni su una particolare circolazione stratosferica chiamata Brewer Dobson Circulation (BDC).
La BDC, così chiamata per i suoi scopritori Brewer e Dobson, è una lenta circolazione emisferica agente a quote stratosferiche e disposta lungo i meridiani. Tale circolazione è responsabile del movimento di particelle d’aria dalle regioni equatoriali sino alle regioni polari ed maggiormente attiva nell’emisfero nord. In particolare detta circolazione è caratterizzata da moti ascendenti nelle regioni equatoriali e da moti discendenti nelle zone extratropicali (soprattutto polari). La BDC è molto importante perché influenza enormemente la chimica dell’atmosfera grazie al trasporto verticale e meridionale delle specie chimiche, tra cui l’ozono. Infatti la parte sommitale della stratosfera tropicale è la principale sorgente dell’ozono stratosferico, a causa dell’abbondanza di fotoni ad alta energia (per il maggior irradiamento solare) necessari per la fotolisi dell’ossigeno (reazione che porta alla formazione dell’ozono stratosferico). Al contrario, durante l’inverno per mancanza totale di radiazione solare, la stratosfera polare dovrebbe essere completamente priva di questo gas. In realtà, grazie alla BDC, aria ricca di ozono viene portata dalle regioni tropicali a quelle polari durante la stagione autunno-invernale (come detto polo nord in primis). La BDC fornisce così un motore fotochimico aumentando la concentrazione complessiva di ozono nella stratosfera polare durante l’inverno.
La seguente figura ritrae lo schema di funzionamento della Brewer Dobson Circulation (freccia tratteggiata). Si noti la differenza di altitudine tra troposfera tropicale e troposfera polare. Come si vedrà più avanti (prossima Parte), tale differenza di quota dipende molto dall’attività solare e gioca un ruolo fondamentale per le sorti del VPS .

Come detto la BDC non altera solo la composizione chimica della stratosfera polare, ma agisce anche da un punto di vista dinamico, alterando la temperatura e l’andamento circolatorio del VPS stesso. Per farvi capire questo fenomeno permettetemi di spiegarvi in grandi linee il funzionamento di questo affascinante tipo di circolazione.
La tropopausa è la più fredda regione della stratosfera e della troposfera equatoriale. Questo perché l’aria in ascesa all’equatore raffredda adiabaticamente a causa dell’espansione e ciò spinge le temperature della parte bassa della stratosfera equatoriale b\en al di sotto della temperatura di equilibrio locale. Non a caso, proprio l’osservato andamento medio zonale della temperatura, portò Brewer alla conclusione che l’aria stratosferica extratropicale doveva essere passata attraverso lo strato della tropopausa equatoriale. Solo questo fattore poteva spiegare infatti il basso tenore di vapore osservato nella miscela d’aria nella stratosfera equatoriale (solo nello strato della tropopausa equatoriale può avvenire il fenomeno della deidratazione attraverso il processo di “freeze dryng”). Ora, l’aria proveniente dalla stratosfera equatoriale e discendente sulle regioni polari è sottoposta al processo inverso di compressione adiabatica che la porta a riscaldarsi. Tale processo fa salire le temperature all’interno del VPS di alcune decine di gradi sopra la temperatura di equilibrio radiativo locale.
Inoltre, la maggiore quantità di ozono contribuisce non poco al riscaldamento della stratosfera polare nella seconda parte dell’inverno. Infatti, all’arrivo della prima radiazione solare sul polo, l’ozono presente assorbe la maggior parte della radiazione solare ultravioletta e la restituisce sotto forma di calore. Pertanto un elevata concentrazione di ozono può essere ritenuta un ulteriore causa di riscaldamento stratosferico e dunque di rottura dell’equilibrio radiativo locale.
In ultimo, la BDC è in grado di rimuovere le sostanze immesse in stratosfera dall’attività umana in grado di distruggere l’ozono (in base a quanto vedremo in seguito è questo di un fattore di notevole importanza).

Tornando al nostro discorso, l’attività di ricerca condotta negli ultimi anni da innumerevoli centri scientifici universitari, ha messo in evidenza come la bassa attività solare sia in grado di accelerare e rafforzare la Brewer Dobson Circulation. Per quanto si è visto, un rafforzamento della BDC implica un riscaldamento ed un indebolimento del VPS, rendendolo molto più vulnerabile all’azione forzante troposferica associata allo sviluppo delle onde di Rossby. Ciò rende l’intera struttura del VP più debole ed aumenta in maniera eclatante la probabilità che si sviluppino a latitudini medio-alte onde estremamente lunghe ed ampie (stazionarie e retrograde). Una situazione di questo tipo situazione porta inoltre il VPS ad essere molto più soggetto a fenomeni di stratwarming.
Purtroppo la correlazione sopra descritta non è così semplice e lineare. Infatti la bassa attività solare diviene estremamente efficace nel modulare la BDC e quindi le caratteristiche del vortice atmosferico qual’ è il Vortice Polare, solo in presenza di alcune condizioni esterne. Detta in altri termini, la capacità del sole di modulare l’intensità del VP e dunque le caratteristiche del clima alle medio-basse latitudini boreali, dipende fortemente da due fenomeni: la Quasi Biennal Oscillation ed il ciclo ENSO.
Nella successiva Parte IV tenteremo di approfondire questo discorso.

Riccardo

Il Sole ha cambiato il suo carattere di David Archibald ( note di Leif Svalgaard & Antony Watts )

24 luglio 2012 14 commenti

Tutti i parametri solari sono molto deboli, e nessuno è più debole dell’indice Ap .

La Figura 1 riportata di seguito, mostra l’indice Ap a partire dal 1932, con una proiezione alla fine del ciclo solare 24 nel 2026. L’indice Ap non è aumentato molto, al di sopra del precedente piano dell’attività, nella seconda metà del 20 ° secolo. Oramai, siamo a meno di un anno dal massimo solare, previso per il 2013 e l’indice Ap, è oggi stimato scendere ulteriormente nel prossimo decennio.

Figura 1  Indice Ap 1932 – 2026

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- Update n°1 -

In questa trama realizzata da Leif Svalgaard si evidenzia il valore estremamente basso registrato dall’indice Ap nel dicembre del 2008. Un tale valore non lo si era mai registrato dal 1844 !

 

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- Update n°2 -

Antony Watts scrive :

“….Ciò che è più interessante del grafico dalla media del Geomagnetic Planetary Index Ap è quello che è successo intorno all’ottobre 2005. Si noti il ​​forte calo dell’indice magnetico e il suo mantenimento su bassi livelli. Questo assomiglia molto ad una “funzione a gradino”. Funzione che vedo spesso nei grafici delle temperature superficiali GISS, quando una stazione viene trasferita in un ambiente di misurazione più fresco. Nel caso specifico dell’attività solare, sembra che questo indichi, che qualcosa si sia improvvisamente “spento”, nei meccanismi interni della dinamo solare. Si noti che nei mesi precedenti, l’indice magnetico viaggiava su una maggiore attività, poi è semplicemente caduto ed è rimasto in gran parte pianeggiante.

Ed inoltre…..

“….Il Dr. Sam Outcalt: Professore Emerito di Fisica, presso l’Università del Michigan mi ha mandato due giorni fa questo grafico. Grafico nel quale mi mostra la sua applicazione di ricalcolo Hurst elaborata ulla base dei dati dell’indice Ap. Utilizzando tale metodo, ha individuato in modo indipendente una “funzione gradino a spegnere…”  Il professore dichiarava, nel febbraio 2008:

“…..La transizione al regime principale è il massimo dell’integrale e corrisponde alla data 2.005,71, ottobre 2005…” La stessa data che ho identificato !

“….Chiaramente il sole è entrato in un blocco magnetico e da allora, deve ancora uscire.Viviamo in tempi interessanti….”

 

Dalla Figura 2, ricaviamo che i picchi, verso il basso del solar flux F10.7 e il conteggio delle macchie solari SN sono quasi a livelli minimi assoluti. Il livello di d’attività solare nel suo complesso è solo un poco superiore a quella in un minimo solare.

 

Figura 2 : TSI, Solar flux F10.7 e SSN dal 2008

La Figura 3, evidenzia una sporgenza,  che il numero di neutroni, alla fine del ciclo solare 24 nel 2026, dovrebbe assumere nel prossimo minimo e che sarà simile a quella registrata nel passaggio tra i cicli 23 e 24. I precedenti periodi freddi sono stati associati a picchi significativi di Be10 e C14. E’ probabile che il numero di neutroni sarà ancora più alto, nel passaggio fra l’attuale ciclo SC24 e il ciclo solare SC25.

Figura 3: Conteggio neutroni a Oulo dal 1964-2026 (e proiezione dal 2013)

I dati della copertura nuvolosa, elaborati in quest’analisi, ci sono stati forniti dal professor Ole Humlum. Esiste una relazione significativa tra la bassa copertura nuvolosa globale e la temperatura globale. Supponendo che la relazione sia lineare e che rimanga lineare a percentuali più elevate di copertura delle nuvole, la Figura 4, cerca di ricavare  la percentuale di copertura nuvolosa necessaria per ottenere il calo di temperatura di 0,9 ° C previsto dalla Solheim, Stordahl e Humlum nel loro articolo intitolato ” Il lungo ciclo delle macchie solari SC23 prevede una significativa diminuzione della temperatura nel ciclo di 24 ” disponibile al seguente indirizzo: http://arxiv.org/pdf/1202.1954v1.pdf

Figura 4: Temperatura UAH mensile in relazione alla bassa copertura nuvolosa globale

La Figura 4 suggerisce che il risultato previsto sarà associato ad un significativo aumento di nuvolosità.

 

Figura 5: Il basso livello della copertura nuvolosa in relazione con il conteggio dei neutroni a Oulu

Questo grafico, suggerisce che vi è una scarsa correlazione tra il numero di neutroni e la copertura nuvolosa. Il conteggio dei neutroni più elevati può essere una coincidenza o un fattore causale con il clima più freddo. Forse gli EUV, l’indice Ap e altri fattori sono più significativi nei cambiamenti climatici. Inoltre, sul nostro pianeta, caratterizzato da un clima bistabile (alternanza periodi di glaciazione/inter-glaciazione), può essere, che le fasi di sopravvivenza del manto nevoso, durante l’estate, nell’emisfero nord siano molto importanti.

Fonti :

http://wattsupwiththat.com/2012/07/02/the-sun-has-changed-its-character/

http://wattsupwiththat.com/2012/07/04/another-regime-change-indication-this-time-in-solar-data/


 

Michele

 

 

 

 

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Rubrica Sole Marzo 2012

12 aprile 2012 57 commenti

Introduzione

Ci siamo lasciati lo scorso mese di febbraio con un Sole in condizioni imbarazzanti, se riferite a quelle che dovrebbero essere invece “normali” nella fase di approccio al massimo del ciclo solare: in questo mese di marzo il nostro astro ha dato vita ad una delle macchie solari più interessanti ed attive (la 1429, ben 130.000km di lunghezza) che, praticamente da sola, è riuscita a decretare un timido tentativo di ripresa. Anche l’emisfero sud ha comunque avuto un sussulto (se così possiamo definirlo) di attività, contribuendo a far lievitare, forse anche in modo spropositato l’SN’ mensile del SIDC fino ad un 64,2 (Marzo 2011 ha chiuso con lo stesso valore di solar flux ma con un SN sensibilmente inferiore: 55,8). Da monitorare con attenzione l’andamento dei prossimi mesi in quanto le curve delle medie smoothed (sia SIDC che NIA’s) sembrerebbero essere arrivate, almeno per il momento, al culmine della fase di crescita e pronte quindi ad iniziare la discesa verso un nuovo minimo:

NB: il valore del NIA’s di marzo 2012 (21,9) è in attesa di conferma.

 

Solar flux

Il grafico seguente testimonia la frenata in modo inequivocabile e, nonostante il tentativo di ripartenza di questo mese, è evidente l’aumento della distanza con i cicli precedenti.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico dal ciclo 19 che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, negli ultimi mesi si osserva chiaramente la brusca frenata rispetto ad un massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stata pari a 114,53 (Marzo 2011 aveva fatto registrare un 114,48) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 97,6 (ore 20 del 16/03) e 212,5 (ore 17 del 13/03) anche se questo valore è probabilmente “figlio” di una CME che ha bruscamente innalzato il flusso, dato che il valore immediatamente inferiore risulta essere ben distante: 146,9 (ore 20 del 10/03). Nell’ultima decade (dal 20 al 31 compresi) la media è stata pari a 104,33 (valori delle ore 20) in linea con la media del passato mese di Febbraio, a dimostrazione del fatto che continua il periodo di estrema debolezza.

 

Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 è inferiore a quelli immediatamente precedenti, sia come numerosità che come estensione delle macchie. Attualmente appare paragonabile a cicli come il 12, o addirittura lievemente inferiore.

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest , si osserva come ultimamente ci sia stato il tentativo più deciso di inversione di polarità da parte dell’emisfero nord, con valori che si sono portati in campo positivo, mentre per l’emisfero sud il percorso sembra essere ancora lungo.

Infine, le immagini “Stereo Behind” attualmente indicano come il lato nascosto del Sole ci sia un poco di “movimento” in più rispetto ai mesi precedenti, specie nell’emisfero meridionale, anche se questo non significa con assoluta certezza che vedremo davvero un sole più in forma nei mesi a venire; è proprio la “salute cagionevole” di questo ciclo l’elemento di incertezza che rende appassionante questa fase. Comunque, il grado di attività  raggiunto lo scorso autunno rimane ancora molto lontano.

 

Conclusioni

Questo ciclo aveva fornito una parvenza di “normalità” lo scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo. Gennaio ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo, di questo ciclo 24. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che il massimo raggiunto a novembre possa addirittura essere quello del ciclo, oppure uno dei due massimi che spesso si sono verificati nei cicli precedenti, tipicamente a distanza di 18-24 mesi. Al momento la crescita di attività di Marzo non sembra tale da poter sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi, si potrebbe riaprire il discorso. Vedremo se e come Aprile e Maggio daranno davvero il via al rilancio dell’attività solare.

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

Apuano70 e FabioDue

Intervista: Il cambiamento climatico è causato dal moto inerziale solare (SIM)

7 novembre 2011 55 commenti


 

 

Intervista a Ivanka Charvátova Ing, CSc. presso l’Istituto Geofisico dell’accademia ceca delle Scienze (Praga).

La storia di una scoperta scientifica, politicamente scorretta.

Profilo :

Nata il 3-12-1941 a Jilemnice, Cecoslovacchia

Educazione: CVUT, Facoltà di Ingegneria Civile, oggetto: Astronomia e geofisica, dottorato: CSC. 1991

Attuale posizione: Istituto Geofisico dell’Accademia ceca delle scienze dal 1963

(link Istituto http://www.ig.cas.cz/cz/struktura/oddeleni/geoelektrika/pracovnici-oddeleni/)

(Traduzione dall’intervista ceca originale pubblicata nel maggio 2011 presso Osel.cz)

http://www.osel.cz/index.php?clanek=5708

Il tuo campo di studio presso l’Istituto Geofisico è studiare il moto inerziale solare (SIM). Ci puoi spiegare di che cosa si tratta?

Si tratta di un movimento del Sole attorno al baricentro (centro di gravità) del nostro sistema solare. Questo movimento è dovuto alla diversa posizione dei pianeti, in particolare dei giganti gassosi.

Già sir Isaac Newton nel suo Principia (1687) intuitivamente arrivava alla seguente conclusione:

“… dal momento che il centro di gravità (centro di massa del sistema solare) è continuamente a riposo, il Sole, secondo le posizioni diverse dei pianeti, deve continuamente spostarsi ogni giorno, ma non potrà mai allontanarsi molto da centro.”

Questo effetto non è trascurabile. Il Sole si sposta su un’area delle dimensioni di 4,3 raggi solari, cioè 3106 km o 0,02 UA. Come una coincidenza, la velocità media solare è di circa 50 km/h. Proprio come la velocità di un’automobile in un centro di guida. Il primo studio (SIM) è stato scritto P. S. Jose nell’anno 1965.

Voi siete un’autrice molto avanti in questo campo di studio. Di che cosa si tratta?

Per prima cosa ho studiato la periodicità SIM nel 1987 e sono venuta a rilevare la geometria di questo movimento. Ho scoperto che il moto solare può essere classificato in due tipi elementari. Movimento lungo, una traiettoria simile al trifoglio, governata da un movimento di Giove & Saturno ordinato. E un altro tipo di movimento che è caotico. Questo ci ha dato una base precisa e omogenea, su cui è stato possibile studiare le variabilità solari-terrestri e climatiche. Ogni 179 anni si torna ad un percorso regolare a trifoglio. E’ importante notare che i periodi di moto caotico coincidono nel lungo termine ai minimi d’attività solare, come il minimo di Wolf (1270-1350), minimo di Sporer (~ 1430-1520), il minimo di Maunder (~ 1620-1710) e il minimo di Dalton (~ 1790-1840). Durante i periodi trifoglio i fenomeni solari-terrestri sono stabili – i cicli delle macchie solari sono lunghi 10 anni, l’attività vulcanica è ferma e nel mezzo al periodo a trifoglio c’è una temperatura massima qui sulla Terra.

Più tardi ho scoperto anche un lungo ciclo di 2402 anni nel movimento solare. Dopo la scadenza di questo periodo il Sole entra sempre in un segmento, ciclo, nel quale per quasi 370 anni si muove continuamente lungo una traiettoria a trifoglio. Questo è quando le condizioni naturali sono stabili,e quando c’è un lungo periodo di massimo termico. L’ultima simmetria del trifoglio c’è stata intorno al 25 dC. Gli scienziati della NASA hanno chiamato questo ciclo di 2402 anni come “Ciclo Charvátova”. Il movimento prospettico solare può essere calcolato in anticipo (meccanica celeste), e questo ci ha dato nuova capacità solare predittiva. Finora le nostre previsioni sfruttano l’osservazione che la stessa traiettoria del moto solare tende a generare fenomeni simili. Io sono stata l’unica in tutto il mondo che ha ottenuto una previsione corretta del ciclo SC23 delle macchie solari.

Il meccanismo fisico tuttavia non è ancora noto.

 

                       Wolf                              Spörer                           Maunder                  Dalton             

Fig. 1 La traiettoria del centro del Sole divisa in due tipi di movimento di base: traiettoria a trifoglio secondo JS (Giove-Satturno) ordinamento (in alto) e disordinato (caotico) (in basso). Il Sole torna a una traiettoria trifoglio, che dura sempre per 50 anni, una volta ogni 179 anni. I segmenti caotici corrispondono a lunghi periodi di minimi attività solare (vedi sopra). I cerchi di colore giallo scuro nelle immagini in alto rappresentano il sole.

Che cosa l’ha portata a studiare il movimento solare?

Nel 1980 il direttore del nostro istituto accademico è stato Václav Bucha. In alcune conferenze all’estero Mr. Bucha ha incontrato il famoso geologo e climatologo americano Rhodes W. Fairbridge, che ha studiato il moto solare con JH Shirley nei JPL (Jet Propulsion Laboratory) della NASA, a Pasadena. Mr. Bucha ha fiutato l’importanza dell’argomento, così abbiamo deciso insieme di condurre delle ricerche in merito.

Il mondo che notizie ha della sua scoperta?

Anche prima della mia grande scoperta, il prof Rhodes W. Fairbridge mi ha contattato dopo che io ho pubblicato un articolo sulla periodicità SIM a Parigi. Questo lavoro era stato pubblicato con il mio precedente nome, Jakubcová. Fairbrige e J.H. Shirley avevano pubblicato un articolo di Fisica solare nello stesso tempo . Fairbridge in quel periodo mi scrisse una lettera molto amichevole e di lode nei miei confronti. A quel tempo, in Cecoslovacchia, c’era una dittatura comunista, per cui qualsiasi messaggio proveniente da l’ovest capitalista veniva ispezionato e censurato. Sicuramente ci si può immaginare quante storie fossero riportate in quella lettera. Non solo la busta riportava la scritta NASA, ma in cima c’era il nome del professore Fairbridge, che sapevo era stato qui a Praga nel 1968, durante la Primavera di Praga, ad una conferenza Geologia. E ricordava di aver visto i carri armati degli occupanti invadere la Cecoslovacchia. Fairbridge e J.H. Shirley erano così eccitati dal mio lavoro sul trifoglio che quando hanno curato l’Enciclopedia delle Scienze Planetarie nei primi anni del 1990 mi hanno invitato a scrivere l’articolo principale sul “moto solare” nell’enciclopedia. Sono stata l’unica autrice,di tutto il blocco orientale nell’enciclopedia. E io ero la più citata.

Vi siete mai incontrati di persona?

No, non ci siamo mai incontrati. Ma abbiamo mantenuto una corrispondenza molto vivace. Aveva l’abitudine di inviarmi gli articoli che non erano disponibili nel mio paese. Mi ha anche invitato a scrivere un’ articolo pubblicato in occasione dei suoi 80 anni (Journal of Coastal Research.)

Un altro ricercatore ben noto e che ha studiato il movimento solare è Theodor Landscheidt. Vi conoscete?

No e credo che non sia più vivo. Siamo d’accordo che nella prima metà del 21° secolo l’attività solare potrebbe essere inferiore e che la temperatura potrebbero scendere. Ma lui non mi ha citato ed io ho citato solo uno dei suoi studi. A quanto pare ci sono molti scienziati che spiegano il cambiamento climatico con altri fattori, non solo da CO2. Tuttavia, nella Repubblica Ceca, dove io vivo, quasi tutti sanno che c’è solo uno scettico sul clima. Il vostro presidente Václav Klaus. Oh mio dio, preferirei non commentare questo. Ho solo sfogliato il suo libro “Sly the sky dragon” in libreria. Ci sono molti scettici sui cambiamenti climatici nel mondo, che hanno le loro organizzazioni, in particolare presso le università americane o canadesi. Molti professori di loro mi hanno contattato. Ad esempio il Prof. O. Manuel, l’ex capo ricercatore del progetto Apollo. Hanno anche pubblicato un libro “Slying the sky dragon”, dove documentano gli scandali della ricerca sui cambiamenti climatici e quindi anche le incertezze nelle misure di temperatura degli ultimi 40 anni.

Il protocollo Onu sul clima (IPCC), che è così aspramente criticato dal presidente Klaus, ha avuto un sacco di scandali ultimamente. Avete sentito parlare Climategate?

Naturalmente. Il direttore del CRU (Climatic Research Unit) P.D. Jones ha dovuto dimettersi.

Che cosa dicono nel quarto rapporto di valutazione dell’IPCC (AR4 2007) sul moto solare?

Niente di niente. Sono allergici al SIM. Le loro ricerche non prendono in considerazione la totalità dei fenomeni solari-terrestri (solare, geomagnetico, attività vulcanica, ecc) e prendono in considerazione solo le temperature dal 1860. Tuttavia, in Europa abbiamo un certo numero di dati sulla temperatura strumentale risalente alla metà del 18 ° secolo. I gesuiti iniziarono le misurazioni. Con il mio collega abbiamo elaborato questi dati e abbiamo dimostrato la loro relazione con il movimento solare ed io ho pubblicato un’ articolo nella rivista “Climatic Change” alla Stanford University. A metà del 18° secolo la temperatura era così alta come lo è stata nel 1940 (eravamo nel bel mezzo di un trifoglio). Ma c’erano industrie che inquinavano l’atmosfera ? No! Non tengono in considerazione le ricostruzioni climatiche (temperature, dati proxy) derivati da anelli degli alberi 18O o gli isotopi 10Be nelle carote di ghiaccio, ecc.., anche se sono già disponibili nei profondi periodi nel passato e sono di buona qualità almeno per il periodo dell’Olocene.

Ma come fanno a spiegare perché ogni 180 anni vi è un lungo periodo temperatura massima? Come spiegano il massimo significativo di temperatura intorno al 1000 dC, quando è stata coinvolta anche la Groenlandia ? Come spiegano nel lungo termine i minimi?

 Non lo fanno. Fingono non è successo.

 Spiegare i cambiamenti climatici dovuti ad altri fattori, non solo dai gas serra, è quasi un eresia ai nostri tempi. Eri a conoscenza di questo quando scopristi il tuo trifoglio ?

Nel 1987 quando ho capito che ci sono trifogli nel moto solare (nota: ci sono simboli a trifoglio anche nelle cattedrali gotiche), ho avuto un brivido. Ho capito subito, che è collegato con quasi tutto e che nessuno avrebbe fatto il lavoro che adesso io faccio e che inoltre avrei dovuto affrontare inimicizie incredibile. Alzai le mani al cielo e quasi piangendo ho detto: “Perché proprio io !?” Oltre a questo, erano esattamente 300 anni dopo che Sir Isaac Newton, nei suoi Principia, aveva formulato le sue conclusioni intuitive sul moto solare.

Voi venite da una famiglia cristiana. Avete affrontato persecuzione sotto il regime comunista?

Il mio cognome da nubile è Kryšpínová. Il fratello di mio nonno era un famoso costruttore di locomotive a vapore ed era diventato direttore della società CKD. Purtroppo, abbiamo vissuto nella stessa casa come una famiglia di potenti burocrati comunisti. La madre di Vasil Mohorita è stata una influente segretaria del Partito comunista a Praga 7. Quando stavo finendo la scuola elementare, Vasil mi gridò che una parente del direttore della CKD non si sarebbe mai permessa di studiare in qualsiasi scuola secondaria ! I tempi sono cambiati, oggi mio zio Vojta è nei libri di testo della Facoltà Trasporti della Università Tecnica di Praga (CVUT) come costruttore di fama mondiale. Ha anche una via dedicata a lui, ha i suoi francobolli, ecc…

Come hai fatto a risolverlo?

Mio zio Vojta consigliò ai miei genitori di mandarmi dagli altri nonni a Jilemnice, ai piedi dei Monti dei Giganti. Mio nonno era un incisore che ha stampato vestiti/panni, quasi di classe dei lavoratori, così pensavamo che questo potesse essere accettabile per i comunisti. Ha funzionato e quindi ho avuto anche l’appoggio dal preside del liceo in anticipo. E’ stata una bella scuola. Aveva grandi maestri, tra cui alcuni scienziati che sono stati espulsi dalle università per motivi politici. Questa scuola è stata fondata già nel 1909 quando il mio paese era parte dell’Impero austriaco ed era una delle poche scuole secondarie in cui le lezioni si tenevano in lingua ceca. Molti artisti cechi hanno studiato lì come il cantautore Jiří Šlitr, attore Stanislav Zindulka, il fotografo Zdenko Fejfar o il direttore Karel Palous. E ‘incredibile, che ora qualche pazzo vuole chiudere questa grande scuola. Solo Hitler era così insolente per farlo. Ci sono state proteste e manifestazioni fino ad ora, ma invano.

Eppure il regime comunista permetteva di studiare in una università.

Sono andata al CVUT (Università Tecnica Ceca), la Facoltà di Ingegneria Civile, dal momento che mio padre era un ingegnere civile. I comunisti non censuravano i settori tecnici così tanto. Non mi piacevano molto le prime classi, costruzioni di strade, lavori da geometra etc…., ma nei gradi più elevati ci si poteva specializzare, in matematica superiore, (basi) computer, cartografia e altri. Ho scelto quindi l’astronomia. Nella costruzione del vecchio collegio tecnico a Karlovo Square, il magnifico Prof. Emil Buchar presiedeva ‘”l’istituto per l’astronomia e la geofisica elementare”. Ha sempre scelto solo un paio di studenti. Io ero la prima donna in mezzo a loro. Questo autunno è il 110° anniversario della sua nascita.

Se adesso lavori presso l’Istituto Geofisico dell’Accademia ceca delle scienze. Come sei arrivata qui?

La fine dei miei studi era vicina, quando improvvisamente un giorno, a tarda notte, il telefono squillò. Il Prof Buchar mi chiamò dicendomi che il giorno dopo sarei dovuta andare all’istituto geofisico alle 9 del mattino per un colloquio. Mi informò che mi aveva già registrato. Così sono andata lì, superai il colloquio. E da allora lavoro qui.

Non ti dispiace che dopo 20 anni il SIM non sono ancora nei libri di testo delle scuole, che i cambiamenti climatici sono ancora spiegati solo con la CO2, come se il clima fosse influenzato da altri fattori ?

Pubblicare il mio (il nostro) articolo è sempre stato un brutto sogno. Alcuni editor hanno respinto il nostro articolo senza revisione, dicendo che i loro lettori non ne sarebbero certamente interessati. Un altro editor mi ha detto che non avrebbe permesso di pubblicare il SIM nella loro rivista ! Ho anche ricevuto una “peer review” consistente in una sola frase: “Tutti gli articoli su moto solare dovrebbe essere vietati”. Nonostante tutte queste inimicizie, siamo riusciti ad avere articoli su SIM e le relazioni solari-terrestri su alcune riviste di fama mondiale. Riviste con un’ alto fattore di impatto (ad esempio New Astronomy, Harvard University, IF 2.2), Indagini in Geofisica (IF 3.1) e Cambiamento Climatico (Stanford University, SE 4.)

Ed i miei risultati sono all’interno di prestigiosi libri di testo di università americane – “Fundamentals of Phisics”.

Che accoglienza ha ricevuto la vostra ricerca sul moto solare, tra gli scienziati nel vostro paese?

I più illuminati, e sono molti, lo supportano e mi aiutano molto. Gli altri utilizzano questo argomento per il tiro al bersaglio. Mi è dispiaciuto sentire Dr. Grygar, astronomo ceco e membro della filiale ceca della CSI, confronta il SIM con l’astrologia. Mi chiedo quando si stancherà di farlo. E i nostri climatologi? Io rappresento il nostro istituto nel programma nazionale Ceco sul clima. Queste persone “ricercano” solo effetto serra vs temperature. Io li chiamo i “riscaldatori”. A volte mi sento come un guerriera solitaria che combatte contro tutti. Negano l’esistenza dell’influenza solare sul clima per non parlare dell’influenza di tutto il sistema solare. La maggior parte di loro si rifiutano di parlare con me, la maggior parte di loro addirittura non mi saluta, quando ci incontreremo. Anche adesso, quando molti giornali del mondo pubblicano articoli circa l’influenza del Sole sul clima. Probabilmente questo richiede più tempo. Molte scoperte hanno dovuto attendere, alcune molto lunghe. Non voglio sprecare il mio tempo a combattere contro i mulini a vento. Dio deciderà quando arriverà il momento.

E per quanto riguarda i media ceca? Qual è il loro atteggiamento nei confronti del movimento solare? C’è stato qualche documentari in TV su questo?

Circa due anni fa, alcune persone dal canale televisivo CT2 sono venute da me e abbiamo girato un’intervista mezz’ora per qualche periodico settimanale TV. Ero scettica. Volete veramente trasmettere? Certo, è già nella Guida TV. E poi, circa 2 ore prima dell’inizio della trasmissione, una persona potente li ha chiamati e ha vietato la trasmissione.

Il mio unico mezzo di comunicazione “presentazione” è stato quando sono stata invitata ad un concorso televisivo d’intrattenimento sul canale TV PRIMA (Il programma “Guess who i am”). E ‘stato divertente e ho colto l’occasione per sgattaiolare una breve descrizione del ciclo trifoglio e parlare del moto solare.

Ma il vostro lavoro è conosciuto e citato all’estero.

Lo è. Sono molto citata in entrambe le Americhe,ed in Canada. Sono citata dai tedeschi, italiani, australiani, scandinavi e recentemente, anche dai cinesi. Sono citata anche in altri campi di studio, per esempio nelle riviste di fisica Nucleare, Neutron repulsion Journal … Nel 2009 come organo del congresso della rete europea “Geophysical Union”, c’era un grande giuria sul Sole e clima. Io sono stata invitata a parlare lì ed inoltre sono stata invitata a parlare alla riunione dell’Unione Geofisica Americana in Brasile nel 2010.

Ho sentito che sei citata anche dagli scienziati che studiano gli esopianeti? Come vi relazionate ?

Sì, io sono citata dai tedeschi e dagli astronomi presso l’Università di Heidelberg. Ho suggerito che ci potremmo aspettare dei movimento baricentrici nelle stelle, che manifestano irraggiamento variabile. Il che significa che queste stelle hanno pianeti probabilmente. Ho scritto questo per il CTS (Centro di studi teorici) nell’anno 1995, quando non si conoscevano ancora gli esopianeti. Adesso ne conosciamo ben 400 di loro.

 

Fig.2 No, questi non sono disegni di gioielli. Si tratta di quattro esempi di percorso baricentrico di stelle con pianeti extrasolari (da Perryman e Schulze-Hartung, Astronomy & Astrophysics 525, A65, 2011).

 

C’è qualche messaggio che si desidera inviare ai lettori?

Quando si lotta per una buona causa, non bisogna mai mollare.

Vengo da una famiglia di appassionati seguaci delle tradizioni scout. Mio padre era uno dei membri fondatori del gruppo 5 di Scout d’acqua nel mio paese. Come un boy scout ha avuto l’onore di accogliere il nostro primo presidente, il fondatore della prima Repubblica Cecoslovacca indipendente, quando T.G. Masaryk stava ritornando dall’esilio. Grazie alla sua grande elasticità mio padre è riuscito a fare molte cose a dispetto dei comunisti. Ho quindi anche un esempio personale. Per conservarsi sani durante l’era comunista, ho tradotto in privato la grande poeta russo Anna Achmatova. Le mie traduzioni è stata possibile pubblicarla solo dopo la fine del regime comunista, nel 100 ° anniversario della sua nascita (Modrý Vecer, ODEON, 1990, tradotto da Ivanka Jakubcová). La signora Anna ha avuto una vita difficile. Nell’epoca stalinista è stata perseguitata e non ha potuto pubblicare le sue poesie per decenni, suo figlio è stato imprigionato nel Gulag per quasi 20 anni. Ma guarda ora la sua poesia viene letta in tutto il mondo.

 

Intervistata da:

Mons. Vítězslav Kremlík, il fondatore del sito www.klimaskeptik.cz Clima Ceca Skeptic

Mi scuso per la non perfetta traduzione dell’intervista e ringrazio l’utente Fabiodue per l’aiuto nella traduzione di alcuni passi. Spero tuttavia di avervi trasmesso, nell’insieme, il Charvátova-pensiero. Una ricercatrice che nell’istante nel quale acquisisce, prende coscienza di questa straordinaria scoperta, se ne esce a metà intervista con un…

“Ho capito subito, che è collegato con quasi tutto !”

Lista di pubblicazioni di Ivanka Charvatova :

Bucha, V., Jakubcová, I. and Pick, M. 1985 Resonance frequencies in the Sun’s motion, Studia Geophys. et Geod., 29, 107-111.

Jakubcová, I. and Pick, M., 1986a The planetary system and solar-terrestrial phenomena, Studia Geophys. et Geod., 30, 224-235.

Jakubcová, I. and Pick, M., 1986b Is there any relation between the Sun´s motion and global seismic activity? Studia Geophys. et Geod., 30, 148-152.

Jakubcová, I. and Pick, M.: 1987 Correlation between solar motion, earthquakes and other geophysical phenomena, Annales Geophysicae, B, 135-142.

Charvátová-Jakubcová, I., Křivský, L. and Střeštík, J., 1988 The periodicity of aurorae in the years 1001-1900, Studia Geophys. et Geod., 32, 70-77.

Charvátová, I., 1988 The solar motion and the variability of solar activity, Adv. Space Res., 8, 7, 147-150.

Charvátová, I. 1989 On the relation between solar motion and the long term variability of solar activity, Studia Geophys. et Geod. 33, 230-241.

Charvátová, I., 1990a The relations between solar motion and solar variability, Bull. Astr. Inst. Czech., 41, 56-59.

Charvátová, I., 1990b On the relation between solar motion and solar activity in the years 1730-1780 and 1910-60, Bull. Astr. Inst. Czech., 41, 200-204.

Charvátová, I., 1995a Solar-terrestrial and climatic variability during the last several millennia in relation to solar inertial motion, J. Coastal Res., 17, 343-354.

Charvátová, I., 1995b Solar-terrestrial variability in relation to solar inertial motion, Center for Theoretical Study, CTS-95-04, March 1995.

Charvátová, I., 1995c Solar-terrestrial variability in relation to solar inertial motion, Center for Theoretical Study, CTS-95-08, 2nd Edition, November 1995.

Charvátová, I., 1997a Solar-terrestrial and climatic phenomena in relation to solar inertial motion, Surveys in Geophys., 18, 131-146.

Charvátová, I., 1997b Solar motion (main article), in: Encyclopedia of Planetary Sciences, (Eds. J.H. Shirley and R.W. Fairbridge), Chapman & Hall, New York, 748-751.

Charvátová, I., 2006 Solar motion (main article), in: Encyclopedia of Planetary Sciences, (Eds. J.H. Shirley and R.W. Fairbridge), Springer, Berlin, 748-751.

Charvátová, I., 2000 Can origin of the 2400-year cycle of solar activity be caused by solar inertial motion?, Annales Geophysicae, 18, 399-405.

Charvátová, I., 2000 The cycle of 2402 years in solar motion and its response in proxy records, Geolines, 11, 12-14.

Charvátová, I., 2007 The prominent 1.6-year periodicity in solar motion due to the inner planets, Annales Geophysicae, 25, 1-6.

Charvátová, I., 2009 Long-trm predictive assessments of solar and geomagnetic activities made on the basis of the close similarity between the solar inertial motions in the intervals 1840-1905 and 1980-2045, New Astronomy 14, 25-30, doi: 10.1016/j.newast.2008.04.005.

Charvátová, I. and Střeštík, J., 1991 Solar variability as a manifestation of the Sun’s motion, J. Atmos.Terr. Phys., 53, 1019-1025.

Charvátová, I. and Střeštík, J., 1995 Long-term changes of the surface air temperature in relation to solar inertial motion, Climatic Change, 29, 333-352.

Charvátová, I. and Střeštík, J., 2004 Periodicities between 6 and 16 years in surface air temperature in possible relation to solar inertial motion, J. Atmos. Solar-Terr. Phys., 66, 219-227

Charvátová, I. and Střeštík, J., 2007 Relations between the solar inertial motion, solar activity and geomagnetic index aa since the year 1844, Adv. Space Res., 40, 7, 1026-1031, doi: 10.1016/j.asr.2007.05.086.

Paluš, M., Kurths, J., Schwarz, U., Novotná, D. and Charvátová, I., 2000 Is the solar activity cycle synchronized with the solar inertial motion?, Int. J. Bifurcation and Chaos, 10, 2519-2526.

Paluš, M., Kurths, J., Schwarz, U., Seehafer, N., Novotná, D. and Charvátová, I., 2007 The solar activity cycle is weakly synchronized with the solar inertial motion, Physics Letters A, 365, 421-428, doi: 10.1016/j.physleta.2007.01.039.

Charvátová, I., Klokočník, J., Kolmaš, J. and Kostelecký, J., 2011 Chinese tombs oriented by a compass: evidence from paleomagnetic changes versus the age of tombs, Studia Geophys. et Geod. 55, 159-174.

 

Fonte:

http://www.klimaskeptik.cz/news/interview-with-dr-ivanka-charvatova-csc-from-gfu/

Michele

 

 

 

 

 

L’esperimento Cloud al Cern ha dato buoni risultati…

7 settembre 2011 35 commenti

CERN: Come si formano le nuvole? La risposta ha importanti implicazioni per la nostra comprensione sui cambiamenti climatici, perché le nuvole possono riflettere le radiazioni del Sole verso spazio, riducendo così la quantità di calore che raggiunge la Terra.

E’ proprio un importante esperimento chiamato Cosmics Leaving Outdoor Droplets e condotto al CERN che ci dà delle importanti risposte riguardo la formazione delle nuvole associate ai raggi cosmici dello spazio.

Secondo le stime attuali, circa la metà di tutte le goccioline di nubi iniziano con aerosol. Acido solforico e tracce di vapori di ammoniaca sono utilizzati in tutti i modelli atmosferici denominati CLOUD per la genesi delle nubi, ma il meccanismo e la velocità con cui queste costituiscono gruppi con le molecole d’acqua sono rimaste poco conosciute.

L’esperimento CLOUD simula condizioni atmosferiche all’interno di una camera e usa l’  acceleratore CERN Proton Synchrotron per fornire una fonte artificiale e regolabile della radiazione cosmica. I risultati confermano che a pochi chilometri in atmosfera, il vapore acqueo e l’ acido solforico possono rapidamente formare dei gruppi, e che i raggi cosmici aumentano il tasso di formazione fino a 10 volte o più.

Tuttavia, nello strato più basso dell’atmosfera, a circa un chilometro dalla superficie terrestre, i risultati dell’esperimento CLOUD dimostrano che i vapori aggiuntivi come l’ammoniaca sono necessari per generare gli aerosol.

Secondo Jasper Kirkby, il portavoce dell’esperimento CLOUD , i risultati del gruppo, che sono stati anche pubblicati sulla rivista Nature, mostrano che queste tracce di vapori, che sono indispensabili per la formazione di aerosol, sono in grado di spiegare solo una piccola frazione della produzione degli aerosol atmosferici.

“E ‘stata una grande sorpresa scoprire che la formazione di aerosol nella bassa atmosfera non è dovuto solo all’acido solforico, all’acqua e all’ammoniaca”, ha detto Kirkby. “Ora è di vitale importanza scoprire quali altri vapori sono coinvolti, siano essi in gran parte naturali o di origine umana, e come essi influenzano le nuvole. Questo sarà il nostro prossimo lavoro. ”

Fonte: http://blogs.physicstoday.org/newspicks/2011/08/cern-clears-the-sky-on-cloud-f.html?track=tweet

Simon

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