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SPE – Solari protoni eventi energetici dal 1600 ad oggi, alcuni dati e osservazioni su cui discutere

22 maggio 2013 11 commenti

La passata settimana le 4 (inaspettate :smile: ) fiammate  di Cat. X generate dalla regione AR 1748 e le ripetute dichiarazioni della Nasa ( scopiazzate dalle varie testate gionalistiche online ), circa la probabilità di forti tempeste solari nel corrente mese di maggio, hanno istantaneamente rianimato l’audience su questa piattaforma. Inaspettate non tanto ….. e capirete presto il perchè….

Il dibattito e gli interrogativi, sorti fra i vari utenti qui su Nia, riguardavano in particolare, le grandi esplosioni solari. Di seguito, riporto alcuni degli interrogativi emersi :

Quanti eventi SPE si sono registrati nel recente o lontano passato ? E’ più probabile che un evento SPE si registri in un minimo solare oppure in un massimo ? E’ possibile identificare un collegamento fra tali manifestazioni e le configurazioni planetarie del momento ?

Ho deciso quindi di fare una veloce indagine, ricerca, nel tentativo di trovare delle riposte o spunti di riflessione agli interrogativi sopra riportati.

Ad esempio, se partiamo analizzando la configurazione planetaria, che ha preceduto la grande tempesta solare (evento Carrington), del 1 Settembre 1859, scopriamo che una settimana prima, un preciso alllineamento planetario ( sulla direttrice del Sole ) era presente. L’allineamento Terra-Venere-Marte-Saturno.

Allineamento Terra-Venere-Marte-Saturno del 22 Agosto 1859

 

Una coincidenza ? In seguito torneremo su l’ipotesi planetaria.

Mettiamo quindi, un attimo da parte, questa preliminare osservazione, per passare invece su una nota di stampo più didattico, riportando una parte del testo, ripreso dalla carta di Cliver & Svaalgard del 2005.

Sezione di nostro interesse, perchè che ci fornisce la ricostruzione degli eventi solari protonici dal 1560 al 1950. Citazione :

 “…..McCracken et al. (2001a, b) hanno utilizzato la composizione dei nitrati nelle carote di ghiaccio per ottenere un elenco dei grandi energetici protonici eventi solari (SEP), eventi che si sono verificano fra il 1561-1950, hanno esteso l’elenco per l’anno 1994, utilizzando i dati ionosferici e satellitari. La figura 3 adattata da McCracken et al. (2001a), mostra i tempi di insorgenza di tutti > 30 MeV eventi protonici con fluenze superiori a 10^9 pr cm^-2 tra il 1855-2000 (aggiornamento al 2000 sulla base di M. Shea, comunicazione personale, 2004). Un elenco dei nove maggiori eventi con fluenza >30MeV, durante questo intervallo, è riportato nella tabella II, dove si può vedere che l’evento 1859 è di un fattore di 1,7 (possibilmente un fattore di 3,4, McCracken et al. (2001b)) più grande del secondo classificato evento. E ‘importante notare che gli eventi elencati nel 1960 e nel 1972 ha coinvolto più eventi eruttivi (Svestka e

 

 Simon, 1975; Coffey, 1973.  McCracken et al, 2001a . La grande tempesta geomagnetica iniziò il 2 settembre 1859 (evento Carrington) è stata preceduta da una forte tempesta il 28 agosto (Stewart, 1861, Loomis, 1859; Cliver, 2004)….”

 

Figura 3.  I tempi di occorrenza di tutti gli eventi protonici > 30MeV con fluenze superiori a 10^9 pr cm^-2 tra il 1855-2000 (adattato da McCracken et al, 2001a e da M. Shea, comunicazione personale, 2004). Anteriormente al 1950 i valori sono basati sulla composizione dei nitrati nelle carote di ghiaccio e i valori successivi si basano su misure ionosferiche e sulle dirette osservazioni satellitari.

 

Figura 10. Tempi di occorrenza per gli eventi SEP > 30 MeV con fluenze superiori a 10^9 pr cm^-2 sono mostrati nel pannello inferiore. Il modello del numero annuo macchie solari è mostrato nel pannello superiore (McCracken et al., 2001b).

- Osservazioni -

La figura n°10, ad una prima e veloce analisi, ci dice che il periodo 1960-2000, periodo di grande attività solare è stato costellato da una scarsa presenza di eventi SPE, viceversa, il periodo  1890-1910 (Sc 13-14), periodo di bassa attività solare è stato prodigo di eventi SPE, sia in intensità che in numero.

Attenzione però, i minimi solari dalton e maunder (si osservi la figura n°3) non sembrano rispettare la regola : Minor attività solare e/o irregolare, maggior numero di eventi SPE. I dati restano comunque molto fumosi e dispersi e lasciano, a mio modesto parere, diversa interpretazione, specie sulla scala presente nella figura 3.

A questo punto dell’analisi, possiamo gettare delle preliminari conclusioni ?

Credo che a questo punto dell’analisi l’unico ed inequivocabile parametro di valutazione del rischio di un prossimo evento SPE, non sia l’attività solare presente nel periodo, ma l’eccezionale allineamento planetario che fa da vero e proprio detonatore o innesco di queste fenomenologie rare e straordinarie per la loro portata energetica rilasciata.

Infatti a mio parere, la risposta non la si trova esclusivamente nel singolo caso documentato del 1859, ma andando a ritroso indietro nel tempo.

Infatti se attiviamo la nostra time-machine ( i simulatori planetari ) e ci lanciamo nel 775 DC, troviamo che recentemente Usoskin, rifiuta il grande evento cosmico proposto da Miyake ( leggi il riassunto riportato di seguito ) et al. (2012, Nature, 486, 240, M12), attribuendo viceversa, l’origine dell’anomalia registrata negli alberi, al più grande evento solare, su una scala temporale multi-millenaria.

 Secondo una sorprendente nuova ricerca portata avanti dagli astronomi Valeri Hambaryan e Ralph Neuhauser, una vicina esplosione di raggi gamma potrebbe aver causato un’intenso lampo di radiazioni ad altissima energia che ha colpito la Terra nell’VIII secolo dopo cristo. I due scienziati, dell’Istituto di Astrofisica dell’Università di Jena in Germania, hanno pubblicato i loro risultati nel giornale “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”.

Nel 2012, Fusa Miyake annuncio di aver rilevato altissimi livelli degli isotopi Carbonio-14 e Berillio-10 negli anelli degli alberi che si sono formati nel 775 CE, suggerendo che un lampo di radiazione potrebbe aver colpito la Terra tra il 774 ed il 775. C-14 e Be-10 sono isotopi che si formano quando la radiazione proveniente dallo spazio collide con atomi di azoto, che decadono in forme più pesanti di carbonio e berillio. Le prime ricerche avevano escluso la possibilità di una supernova vicina dato che non fu registrato nulla nelle osservazioni del tempo e non ci sono segni di eventuali resti di supernove.

Il prof. Miyake ha anche considerato la possibilità di un brillamento solare incredibilmente intenso ma non sono possibili brillamenti tali da causare un eccesso nel Carbonio-14 come quello osservato. Grandi brillamenti sono accompagnati anche da espulsioni di massa coronale, che portano alla formazione di spettacolari aurore, e qualcosa di così intenso avrebbe portato alla formazione di aurore eccezionali ovunque, di cui ne sarebbe rimasta memoria.

Infatti, l’ulteriore prova,  a favore dell’ipotesi di Usoskin, l’ho trovata proprio nella straordinaria configurazione planetaria che si è verificata nel 769. Si tratta però del 769, quindi alcuni anni prima del 774-775 !?!? Ricordo però, che le ricostruzioni degli isotopi presentano sempre un certo errore o delta (variazioni) nelle misurazioni (vedi i grafici ufficiali prelavati dalla carta ed inseriti nell’immagine sotto riportata – la linea di colore rosso, indica l’origine dell’evento SPE del 774- ).

Osservate la straordinario allineamento, il numero dei pianeti coinvolti, nella linea dei pianeti e l’angolo molto stretto ( analisi con Solex ) che si è registrato.

A questo punto dell’indagine, non mi sembra quindi così errato ipotizzare un collegamento fra la straordinaria configurazione planetaria e il grande evento solare ipotizzato dallo stesso Usoskin. Alla luce anche d quanto abbiamo in questi anni compreso con le relazioni geologico-astronomiche. Si veda anche l’opera di raffaele bendandi.

Di sicuro c’è, che aver riscontrato, che in due grandi eventi solari, sono presenti particolari e rari allineamenti particolari, non significa certo che ogni evento SPE del prossimo futuro sarà preceduto da un particolare e raro allineamento planetarie, ma che maggiore è la probabilità che si verifichi un qualcosa di particolare e raro sulla nostra stella, in special modo nei decenni di attività solare non armoniosa o regola, vedi i minimi solari.

In conclusione, anche se breve questo post, io credo, che possa getta interessanti dati e osservazioni da poter sottoporre alla vostra valutazione e da approfondire nel dibattito. Quindi, un preliminare punto di partenza e di indagine, su cui potrebbe iniziare una seria ricerca e studio, per risalire una volta per tutte alle vere origini (gli input), di queste fenomenologie tanto discusse in questi anni.

Tanto discusse,  perchè forse figlie di un contesto più cinematografico hollywoodiano, che scientifico, ahimee…

:wink:

Vi saluto, lascio a voi ulteriori osservazioni e considerazioni in merito.

 

 

Fonti :

http://www.leif.org/research/1859%20Storm%20-%20Extreme%20Space%20Weather.pdf

http://www.leif.org/research/Gleissberg-McCracken.pdf

http://tallbloke.files.wordpress.com/2013/03/usoskin2013a.pdf

http://www.link2universe.net/2013-01-24/unesplosione-di-raggi-gamma-ha-colpito-la-terra-nel-medioevo/

 

 

Michele

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Passato, presente e futuro degli effetti mareali planetari su questo ciclo solare, alcune osservazioni.

11 maggio 2013 12 commenti

Prendo spunto da uno scambio di battute (messaggi) lasciati da john carter e il nostro bruno (apuano 70) nel precedente articolo per approfondire la discussione… riportando alcune mie osservazioni.

john carter :

Sarebbe interessante capire quali sono le cause che hanno reso questo ciclo così modesto.
Per chi segue le teorie delle influenze planetarie la posizione sigiziale dei due giganti gassosi dopo il minimo del 2009 avrebbe impedito lo sviluppo di un ciclo almeno normale.

Mic.: Tutto ciò che è la fuori e gli gira intorno, dai pianeti su cicli brevi decennali, secolari  o esterno al sistema solare su cicli millenari e oltre …. risuona con la nostra stella.
Ricordiamo questa immagine lasciata dal grande ALE nel 2010…. il passato disturbo di Urano del 10 Luglio 2010 …. che ripercussioni avrà su questo minimo solare ?
Non c’è solo la gravitazione… c’è anche l’elettromagnetismo nella grande mescolanza di forze interne al sistema solare.
:wink:

john carter :

Gli effetti mareali di giove, venere e terra saranno massimi ai primi di gennaio del 2014 mentre fra pochi giorni assisteremo ad un’importante allineamento che forse stà già manifestando i suoi effetti con un rialzo degli indici solari.
L’ipotesi del secondo picco per effetto delle influenze planetarie e della possibile “spinta meridionale” a mio avviso non è così remota così come quella di un ciclo sempre più somigliante al SC14.

+

apuano70 :

Attività in aumento! (almeno per adesso)… forse si cominciano a vedere i risultati delle influenze planetarie già anticipateci dal Michele e, qualche commento sopra, da John Carter…
Bruno

 

Mic.: Condivido, semplicemente non ci piove ! E questo è sotto gli occhi di tutti in quest’ultimi venti giorni circa.

Manifestazioni solari con flare di cat.M, CME e Solar flux in leggera ripresa.

Infatti poche settimane abbiamo registrato un primo allineamento planetario, l’impulso mareale di Saturno-Terra-Sole-Marte (Prima immagine), a seguire questione di giorni e si verificherà l’allineamento …..Giove-Venere-Sole… (Seconda immagine)

john carter :

Gli effetti mareali di giove, venere e terra saranno massimi ai primi di gennaio del 2014 mentre fra pochi giorni assisteremo ad un’importante allineamento che forse stà già manifestando i suoi effetti con un rialzo degli indici solari.
L’ipotesi del secondo picco per effetto delle influenze planetarie e della possibile “spinta meridionale” a mio avviso non è così remota….

Mic: Quoto ! In più….aggiungo e la cometa Ison dove la mettiamo ? Grande esperienza e studio sarà questo fine 2013, inzio 2014 !
Ho già fatto scorta di poc-corn.

:smile:

Allineamento Giove-Terra-Venere-Sole e passaggio della cometa Ison

Una piccola provocazione…

Oggi Nicola scafetta, prima Raffaele Bendandi ed ancor prima ? A questo punto degli studi, è da fuori di testa affermare che non era così pazzo o visionario, il mago di corte o lo sciamano del villaggio,  quando scrutava le stelle e i pianeti, per consigliare il principe o il capo dell’esercito in quale anno o stagione andare in guerra ? Se il clima, l’agricoltura, le carestie e l’alterazioni della psiche umana sono legate al Sole e alle sue manifestazioni… e da pazzi affermare quanto scritto in precedenza ? Forse dico io, al mago di corte (astrologia), nel suo tempo, è mancata solamente una buona rivista scientifica (main street) da l’alto impact factor….Ecco dove si trova il suo fallimento.

:smile:

 

Buon fine settimana,

Michele

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Un notevole scoperta: Tutti i periodi del sistema solare si adattano alle serie di Fibonacci e la sezione aurea

2 maggio 2013 9 commenti

Molte altre persone hanno notato i rapporti Phi del sistema solare in passato, a partire da Keplero, e ci sono diversi siti web che trattano questo argomento interessante. Ma fino ad ora, per quanto ne so, nessuno è stato in grado di trovare un unico schema semplice che collega tutti i pianeti e il Sole in un sistema tutto armonico descritto dalla serie di base di Fibonacci. Un paio di settimane fa, mentre ero in vacanza, ho avuto un paio di lunghe ‘sessioni’ di brainstorming con Tim Cullen, che ha deciso di arrotolarsi le maniche e tenere la calcolatrice calda per testare le mie idee. Quello che ho scoperto è presentato qui di seguito nello stile di un semplice ‘carta’.

 

 

Le relazioni tra le serie di Fibonacci e le orbite del Sistema Solare. Roger Tattersall – February 13 2013

 


Astratto

L’equazione lineare ricorrente: an = an-1 + an-2 con le condizioni di partenza: a1 = a2 = 1 genera la serie di Fibonacci familiare: 1,1,2,3,5,8,13 … Questo documento utilizza i primi 20 termini della sequenza per dimostrare una stretta corrispondenza tra la serie di Fibonacci e le relazioni dinamiche tra tutti i pianeti, e due pianeti nani del Sistema Solare. L’errore medio di tutti i 28 punti di dati è dimostrato essere sotto il 2,75%. L’implicazione scientifica del risultato è qui discussa.

 

Introduzione

Da quando è stato notato che si verificano cinque congiunzioni sinodiche come la Terra orbita intorno al Sole otto volte mentre Venere orbita intorno al Sole tredici volte, molti tentativi sono stati fatti per collegare la serie di Fibonacci e il convergente rapporto della sezione a 1.618:1 alla struttura del sistema solare. La maggior parte di questi tentativi si sono concentrati sulle distanze radiali o semiassi maggiori delle orbite del pianeta, nello stile della Legge di Bode, e sono naufragati nel sistema solare interno.

Il presente documento adotta un approccio differente, al fine di studiare contemporaneamente le relazioni dinamiche tra le coppie di pianeti, come le frequenze delle loro congiunzioni sinodiche oltre alle loro orbite individuali.

Un’analisi statica dei semiassi maggiori è inadeguata per comprendere un sistema dinamico solare nello stesso modo in cui un volano, staticamente bilanciato, non può rivelare l’equilibrio di forze che causano vibrazioni quando è ruotato ad alta velocità.

 

Metodo

 

Il numero più alto nella serie utilizzata (6765) è stato assegnato come il numero di orbite fatte da Mercurio intorno al Sole, il pianeta più interno. Successivamente, viene calcolato il numero di orbite da parte degli altri pianeti e pianeti nani durante lo stesso periodo di ~ tempo, ossia 6765*0.2408 = circa 1.630 anni. Tempo necessario a completare le 6.765 orbite. Inoltre, il numero di congiunzioni sinodiche tra coppie adiacenti di pianeti effettuate nello stesso periodo è calcolato utilizzando il metodo derivato da Nicolaus Copernicus:

Periodo = 1 / ((1/orbita veloce) – (1/orbita lenta))

 

Inoltre, i periodi armonici associati con lo studio fatto della densità spettrale di potenza (PSD) del numero di macchie solari dal contributo su talkshop di “Bart” e utilizzato nella successiva pubblicazione sul rapporto di Giove e di Saturno con il ciclo solare e confermati indipendentemente da Nicola Scafetta 2012A sono incluse. I risultati vengono poi confrontati con i valori discendenti della serie di Fibonacci e le deviazioni dalla serie calcolata. Juno è selezionato come rappresentante della fascia degli asteroidi in quanto si trova vicino al centro del nucleo principale ad una distanza di 2,67 UA. Con la terza legge di Keplero questo oggetto ha un periodo orbitale di: P = (SQR) 2,673 = 4.36yr.

 

Risultati

I risultati sono riportati nella tabella 1. ‘Vulcano’ Il pianeta ipoteticamente scomparso è indicato al fine di dimostrare le interessanti relazioni che phi avrebbe avuto data la sua orbita di 2,67 anni.

 

 

Discussione

Si tratta di un risultato sorprendente. Non esiste un meccanismo fisico attualmente accettato che può spiegare il legame chiaro e forte tra la sequenza di Fibonacci, il movimento dinamico del sistema solare, i fenomeni ciclici terrestri e i circa 60 anni e 205 anni livelli dell’attività solare. Il rapporto sottostante è Phi, noto come sezione aurea o rapporto aureo. Questo rapporto si manifesta altrove in natura. In biologia vegetale, Phi è ben noto e compare nella spaziatura delle foglie, nei gambi e nell’involucro dei semi. Il gambo della foglia ottimizza la distanza, per l’esposizione alla luce solare e l’involucro dei semi lo massimizza. In Geologia, le relazioni Phi sono evidenti nelle strutture atomiche, quasi cristalline e nelle strutture chimiche.

Lo spazio non ha una struttura cristallina. Tuttavia, ci sono campi gravitazionali e campi elettromagnetici che lo permeano. Che tipo di interazione di questi campi con la materia, potrebbe portare a una situazione in cui, circa 4,5 miliardi di anni dopo la formazione del sistema solare, tali rapporti stretti di Phi, si trovano a collegare ogni pianeta e due pianeti nani del sistema solare? Evidentemente, perturbazioni periodiche armoniche e altri tra i pianeti e le coppie di pianeti hanno contribuito a plasmare il sistema, e continuano a mantenere le loro relazioni interne.

La deviazione media della serie di Fibonacci per le orbite degli otto pianeti più due pianeti nani è 2.75%. Questo regge bene il confronto con la legge di Bode, che presenta una deviazione media del 15%. I cicli dell’attività solare sono rappresentati con l’inclusione dei risultati dell’analisi della densità di potenza spettrale (PSD), che trova picchi di attività delle macchie solari (SSN) a 19,86 e 23,72 anni, generando armoniche a 10.8 e 122 anni. Ciò suggerisce che vi è un legame tra il movimento dei pianeti ed i livelli di attività solare.

Poiché la gravità del Sole diminuisce, in una legge dell’inverso del quadrato, tra i pianeti gioviani le perturbazioni interesseranno le loro orbite in maniera più forte rispetto ai pianeti interni. Di conseguenza, i pianeti gioviani, ad eccezione Saturno, mostrano una deviazione più grande dalla serie di Fibonacci che i tre pianeti più interni.

Viene suggerito da Miles Mathis che l’equazione gravitazionale interna di Newton: F = GM1M2/r2 e l’equazione di carica simile di Coulomb: F = kq1q2/r2 siano un campo unificato, piuttosto che due forze distinte descritte dalle due equazioni.

Mathis dimostra che con un minimo di postulati, completamente meccanici, “la piscina di palline fisiche” può essere sviluppata, compresa. Oltre a fornire un’accelerazione di gravità portando corpi estesi insieme, la piscina del sistema solare, contiene anche una forza repulsiva elettromagnetica che, se pur debole, nella nostra esperienza quotidiana, può diventare significativa a livello dei corpi celesti quando sono in prossimità. È importante sottolineare, che l’accelerazione gravitazionale e la scala di forza repulsiva agiscono in modo diverso, come cambia la distanza a causa delle diverse proprietà dei corpi.

Questo potrebbe spiegare perché le orbite vuote praticabili, siano prive di detriti. Il mutare delle orbite planetarie per creare l’ordine più efficiente nel corso del tempo ha attraversato e stravolto il sistema solare liberandolo da detriti. L’eccezione è la fascia degli asteroidi tra Marte e Giove. Alcuni dati suggeriscono che la sua formazione può essere recente (3.2Ma).

Inoltre, Mathis nel suo “fondamento del campo E/M”, che pervade lo spazio a densità variabile (dipende dalla vicinanza dei corpi che emettono), fornisce un quadro con il quale i rapporti delle forze esercitate dagli organi operano. Mathis suggerisce che, piuttosto che tentare di capire Phi isolandolo, possiamo apprezzare il modo in cui le due quantità che formano il rapporto possono funzionare meccanicamente, con la comprensione del modo in cui essi sono relativi al campo ambiente in cui operano. Questa non è una proposta di “etere universale”, ma per uno spazio interplanetario che contiene una densità variabile di campi .. etc…

Conclusioni

La conclusione logica è che il feedback è presente attraverso perturbazioni tra i pianeti e il sole, che organizza i pianeti in un ordine che minimizza il lavoro svolto, aumenta la stabilità e massimizza l’entropia. Questo richiama alla mente la Constructal law, affermata da Bejan nel 1996 come segue:

” Per un insieme finito di sistemi di dimensioni, per persistere nel tempo (vivere), esso deve evolvere in modo tale che esso fornisca un accesso più facile alle correnti che scorrono imposte attraverso di esso.”

Un vero e proprio sistema che contiene retroazioni cibernetiche. Le relazioni Phi dimostrate qui sono la prova che il sistema solare è veramente un sistema, nel senso pieno della parola.

 

Riferimenti :

http://jwilson.coe.uga.edu/emat6680/parveen/fib_nature.htm

http://goldenratiomyth.weebly.com/phi-in-chemistry-and-physics.html

http://tallbloke.wordpress.com/2011/07/31/bart-modeling-the-historical-sunspot-record-from-planetary-periods/

http://milesmathis.com/uft2.html

http://milesmathis.com/phi.html

Bejan, Adrian (1997). “Advanced Engineering Thermodynamics,” (2nd ed.). New York: Wiley.

http://en.wikipedia.org/wiki/Constructal_theory

Scafetta, Nicola (2012a) “Multi-scale harmonic model for solar and climate cyclical variation throughout the Holocene based on Jupiter–Saturn tidal frequencies plus the 11-year solar dynamo cycle”  JASTP

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La risposta di Nicola Scafetta, a chi minimizza gli effetti planetari, su la genesi del ciclo solare.

25 aprile 2013 12 commenti

Premessa sulla natura del metodo scientifico

Che posizione deve assumere la scienza ufficiale del tempo, se ripetutivamente, in natura, osserviamo un fenomeno che viola, infrange, le leggi della fisica conosciute di quel tempo ?

ll metodo scientifico è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia. Nel dibattito epistemologico si assiste in proposito alla contrapposizione tra i sostenitori del metodo induttivo e quelli del metodo deduttivo.

Mentre ero alla manifestazione EGU 2013, a Vienna, nicola scafetta mia aveva trasmesso una interessante mail a titolo : “Paper rebutting a criticism of the planetary theory of solar variation has been published”.

Ero completamente assorbito dalla manifestazione austriaca e quindi non avevo tempo e risorse energetiche per approfondire questo nuovo capitolo delle vicende planetario-solari.

Inoltre, rientrato in Italia, il lavoro e altre complicanza di natura familiare mi avevano tenuto lontano dalla questione. Quindi, solamente adesso, riacquisita la giusta tranquillità e energia mentale, sono riuscito ad approfondire l’argomento.

Procediamo con ordine e facciamo un piccolo salto indietro, era il 20 Marzo 2012 e sulla rivista Journal of atmospheric and solar-terrestrial veniva pubblicata la seguente carta :

“L’influenza delle attrazioni planetarie sul tachocline solare”

http://www.cdejager.com/wp-content/uploads/2008/09/2012-planetary-attractions1.pdf

Carta redatta da Dirk K. Callebaut , Cornelis de Jager e Silvia Duha, che nelle formulazioni e espressioni matematiche interno ad esse , si minimizza gli effetti planetari sulla genesi del ciclo solare. Riporto di seguito, il riassunto e alcune interessanti considerazioni riprese dal documento :

Presentiamo alcune analisi fisiche, dell’ipotesi, che la trasmissione della variabilità solare, mostrate nelle varie attività strato solari fotosferiche interne ed esterne, potrebbe essere dovuta all’attrazione newtoniana dei pianeti. Calcoliamo le forze planetarie esercitate sulla tachocline e quindi comprendiamo non solo le forze immediate, ma prendiamo anche in considerazione le azioni planetarie e della dinamo durante un certo tempo, per l’integrazione. Nel tentativo di migliorare le precedenti ricerche su questo argomento abbiamo riconsiderato le velocità convettive interne, ed esaminato molti altri effetti, in particolare quelli causati dal galleggiamento magnetico e dalla forza di Coriolis. La conclusione principale, è che nella sua essenza: l’influenze planetarie sono troppo piccole per una piccola modulazione del ciclo solare. Noi non escludiamo però la possibilità che l’azione combinata nel lungo termine dei pianeti può indurre un piccolo movimento interno al sole. Movimento che potrebbe avere un effetto indiretto sulla dinamo solare dopo un lungo periodo di tempo.

..

Abbiamo calcolato le varie accelerazioni vicino o nella tachocline area, rispetto a quelle dovute all’attrazione dal pianeti. Abbiamo trovato che le prime sono più grandi di quest’ultime, di circa quattro ordini di grandezza. Inoltre, la durata delle varie cause può cambiare un pò il rapporto tra i loro effetti, ma sono ancora molto piccole rispetto alle accelerazioni che si verificano presso la tacholine. Quindi, l’influenze planetarie devono essere escluse come possibile causa di variabilità solare. In particolare, abbiamo migliorato il calcolo interno alla carta e quest’ultimo mi ha dato una stima alternativa. Se l’accelerazione di marea di Giove sono importanti per il ciclo solare, come per le accelerazioni di marea di Mercurio, Venere e la Terra, allora, l’evoluzione temporale delle macchie solari sarebbe quindi totalmente diversa e la differenza tra il massimo solare e il suo minimo sarebbe molto meno pronunciata. Tenendo conto della durata dell’accelerazione

..

gli effetti planetari sono troppo piccoli di diversi ordini di grandezza per essere una causa principale del ciclo solare (che possono essere al massimo una piccola modulazione), non riescono a dare una spiegazione del cambiamento della polarità nel ciclo solare. Inoltre, i periodi di rivoluzione dei pianeti (in particolare Giove) non sembrano compatibili con il ciclo solare su tempi lunghi.

In effetti, una spiegazione planetaria del ciclo solare è quasi impossibile.

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La replica di Nicola Scafetta non tarda ad arrivare, è l’otto Marzo 2013 :

http://people.duke.edu/~ns2002/pdf/ATP_3797.pdf

Commento su “L’influenza delle attrazioni planetarie sul tachocline solare”

Nella loro carta originale, Callebaut, Duhau e Jage, basano la loro intera argomentazione sulla pretesa che non ci sono evidenze empiriche che suggeriscono un legame tra movimento planetario e le dinamiche solari. Da qui hanno concluso che la teoria planetaria di variazione dell’attività solare dovrebbe essere esclusa perché, secondo i loro calcoli le maree planetarie sono troppo piccole.

Come dimostrato nel nostro articolo appena pubblicato la domanda empirica su cui si basa il loro argomento è sbagliato, perché ci sono numerose evidenze empiriche che suggeriscono un legame tra movimento planetario e le dinamiche solari tra cui il fatto che i modelli prodotti da Venere, la Terra e le maree di Giove producono un ciclo armonico 11,07 a periodo di un anno, che è la lunghezza media del ciclo delle macchie solari, inoltre il ciclo delle macchie solari è costituito da tre frequenze di cui due del periodo di Giove e l’altro il periodo di Giove e Saturno e numerosi altri cicli solari modulanti (Gleissberg , Suess, ~ 1000 cicli all’anno, etc) possono essere riprodotti da armoniche planetarie, come numerosi autori hanno dimostrato, me compreso.

Essi hanno anche erroneamente commentato l’articolo di Humlum et al. sostenendo che contraddiceva i miei risultati. Humlum, Solheim e Stordahl sono stati informati da me e sono d’accordo con me che la loro carta è stata seriamente mal interpretata e questo è il motivo per cui il co-autore ha pubblicato il commento.

Di fronte alle evidenze empiriche l’argomentazione di Callebaut, Duhau e de Jager crolla, ed i loro calcoli teorici basati sulla fisica classica (mentre il sole non è un sistema di fisica classica) diventano non conclusivi.

La nostra carta discute inoltre di come la scienza di frontiera (in cui non tutto è già compreso) deve essere correttamente interpretata ed è un breve ricordo del caso di Wegener viene aggiunto.

http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Wegener

Nel 1911 Wegener venne a conoscenza delle nuove teorie che stavano emergendo dallo studio dei fossili, in particolare quella di un antico collegamento fra Brasile e Africa, e quella di Roberto Mantovani che ipotizzava una deriva dei continenti per dilatazione del pianeta. L’anno successivo Wegener annunciò la teoria della deriva dei continenti in una conferenza della Società Geologica di Francoforte sul Meno dal titolo La formazione dei continenti e la geofisica, a cui seguì una seconda conferenza dal titolo Gli spostamenti orizzontali dei continenti, tenuta presso la Società per il Progresso delle Scienze naturali di Magdeburgo.

La teoria della deriva dei continenti tuttavia non fu accettata dalla comunità scientifica nel corso della vita di Wegener, perché non riusciva a spiegare né come si muovessero i continenti, né il perché. Le sue teorie cercavano la causa di questi movimenti in forze esogene, come la rotazione terrestre e l’attrazione gravitazionale, tuttavia proprio per queste teorie di bassa scientificità ed efficacia non trovò una grande approvazione nel mondo scientifico. Solo alla metà del Novecento, grazie alle esplorazioni dei fondali oceanici, si trovarono le spiegazioni che mancavano, che vennero individuate nelle dorsali medio-oceaniche.

P.S. : Nella nuova carta Nicola incolla una nuova analisi che ci rileva nuovamente il ciclo di 60 anni.

La figura mostra le registrazioni (GISP2) usate da Humlum et al. (2011) dal 1350 (rosso), la valutazione dello spettro di potenza ( inserito nel grafico) e il ciclo astronomico di 60 anni proposti da Scafetta (2010) (blu). Nonostante la bassa risoluzione delle registrazioni del nucleo di ghiaccio della groenlandia (GISP2), che si deteriora andando indietro nel tempo, nel corso del periodo analizzato, le registrazioni  mostrano chiaramente un importante modulazione ciclica di 60 – 61 anni , che è in fase con il ciclo astronomico armonico di 60 anni di Scafetta.

Conclusione

L’osservazione del fenomeno ci mostra un fatto, una dinamica riscontrata già nel passato (evidenza empirica). Le leggi della fisica attuale non confermano il fenomeno osservato. Il fenomeno osservato in natura, non deve quindi essere accettato dalla comunità scientifica, nel momento storico osservato, perchè la formula o legge newtoniana ( o altra .. del periodo) non lo contempla.

 

Michele

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La traiettoria elicodale del sistema solare e il doppio vortice di Tim Cullen

25 marzo 2013 4 commenti

In un precedente articolo avevo riportato le osservazioni di Piccardi in riferimento ai sistemi fluttuanti e la concezione del “tempo”, intesa come coordinata. Articolo disponibile al seguente indirizzo web :

 http://daltonsminima.altervista.org/?p=24572

In relazione a tali esperimenti egli considerò che il tempo non poteva essere considerato isotropo in ogni direzione dello spazio, né omogeneo per ogni istante successivo, pertanto questo doveva considerarsi una reale coordinata.

 

Piccardi nei suoi studi e sperimentazioni ci propone inoltre, di osservare i pianeti e il Sole come un’unica unità. Il tempo per definizione è astronomia, rotazione dei pianeti. Accogliamo quindi il suggerimento di Piccardi e iniziamo ad osservare i pianeti ed il loro moto in una nuova direzione o visione.

Sappiamo che il sole si muove, insieme a tutti gli organismi che sono legati ad essa, verso la costellazione di Ercole. Il suo moto è uniforme e rettilineo, la sua velocità (costante per noi): 19-20 Km / sec. Sappiamo anche che la Terra gira intorno al Sole ad una velocità approssimativa media di 30 km / sec. Dalla combinazione di questi due moti, uno rettilineo uniforme, gli altri circolari e uniforme in linea generale, il risultato è una traiettoria elicoidale. Questo è il movimento elicoidale della Terra nella galassia, di cui le stelle vicine. - - Piccardi - -

Tim Cullen geniale personaggio, ci propone di passare dal punto di vista 2D ad una visione 3D, osservando il movimento dei pianeti del sistema solare da l’asse “Z”.

Movimento spiraliforme o eliocadali dei pianeti mentre attraversano il sistema solare

Questa immagine mostra le orbite, nodi e la posizioni dei pianeti interni al perielio / afelio . Visto dal polo nord dell’eclittica. I pianeti si muovono in senso antiorario. Al momento della primavera, la terra è in fondo alla figura.

La parte blu di un’orbita è a nord del piano dell’eclittica, il sud parte rosa. I punti verdi inidicano la posizione dei pianeti al perielio. I punti rossi al afelio. Ciò significa che il perielio si verifica sempre nell’emisfero Nord [o del Sud a seconda del pianeta] e viceversa per l’afelio … ma le immagini di Wikipedia sono in 2D, così ho deciso di guardare l’asse “z” in dettaglio usando questi due schemi in excel … riportando nell’afelio e perielio negli emisferi nord e del sud del caso … e per ottenere una visione di come i pianeti occupano lo “spazio”[mentre orbitano attorno al Sole] ho rispecchiato i valori a sinistra e a destra del sole. Così il diagramma ci fornisce una sezione trasversale 2D delle orbite planetarie e rivela la doppia natura vortice del sistema solare … da qui il mio interesse in via di sviluppo in analisi 3D.

Struttura a doppio vortice che si evidenzia al perielio e afelio dei pianeti , osservando dall’asse “z”.

Quindi la mia ipotesi è che un vortice doppio guida sia il sole e i pianeti. Se il sole è al centro di questa struttura a doppio vortice, allora questo potrebbe spiegare le differenze nei tassi di rotazione (alle varie latitudini) e la pulsazione osservati nel sole.

Il pianeta Terra sembra essere situato in un incrocio molto interessante delle linee afelio e perielio in questa struttura a doppio vortice. Questo potrebbe spiegare perché la Terra ha due centri principali magnetici negli emisferi nord e del sud … forse il principale campo magnetico della Terra è esternamente guidato.

La struttura a doppio vortice è una struttura complessa, varia e dalla difficile comprensione e osservazione. Recentemente su Venere, la sonda Venus express ha rilevato questa particolare struttura nel polo sud.

http://www.newscientist.com/article/dn9380-venuss-double-vortex-raises-new-mystery.html

“Sappiamo ancora molto poco dei meccanismi attraverso i quali sono collegati la super-rotazione e i vortici polari”, ha affermato Håkan Svedhem, scienziato del progetto della missione.”

Una nuova ed affascinante e difficile visione del sistema solare sta per nascere.

Fonti :

http://tallbloke.wordpress.com/2012/04/08/theodor-landscheidt-sun-earth-man-and-the-kepler-ratios/comment-page-1/#comment-22648

http://tallbloke.wordpress.com/2012/04/08/theodor-landscheidt-sun-earth-man-and-the-kepler-ratios/comment-page-1/#comment-22659

Michele

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Il geniale punto di vista di Giorgio Piccardi (1895-1972)

11 marzo 2013 10 commenti
Apparecchi Piccardi che mostra il moto elicoidale della Terra intorno al Sole, e la variabile accelerazione e rallentamento della velocità della Terra nel corso dell'anno (Piccardi 1962)

Apparecchi Piccardi che mostra il moto elicoidale della Terra intorno al Sole, e la variabile accelerazione e rallentamento della velocità della Terra nel corso dell'anno (Piccardi 1962)

Il concetto di tempo è un problema di grande rilievo per i fondamenti della chimica moderna, poiché questo si pone in relazione alla irreversibilità dei processi chimici ed anche ai processi “negentropici” di trasformazione molecolare nei sistemi aperti a scambi di energia e di materia.

Giorgio Piccardi, direttore dell’Istituto di Chimica fisica dal 1947 al 1965 e successivamente del Centro Universitario dei Fenomeni Fluttuanti, impostò le sue ricerche sulla base della considerazione che il tempo, trattato generalmente come una misura, fosse da considerare come una reale “coordinata”, cioè come un parametro intrinseco alla dinamica dei processi naturali. Considerando il tempo come una coordinata, Piccardi portò avanti il suo lavoro scientifico al di fuori dei canoni tradizionali propri della chimica classica. Egli soleva dire durante le sue lezioni che la termodinamica mette in evidenza l’impotenza dell’uomo nel realizzare una macchina capace di moto perpetuo, proprio perché i processi spontanei sono sempre irreversibili; infatti in natura un processo che va in una certa direzione, non andrà mai spontaneamente nel verso opposto.

Per fissare in un contesto storico le ricerche innovative di Piccardi, che egli stesso definiva di tipo “sperimentale-galileiano”, ricordiamo un passo di Galileo dal “Dialogo sui massimi sistemi”: “…su una nave, muoventesi con quanta voglia velocità, purché il moto sia uniforme e non fluttuante in qua ed in là, voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di quelli potrete comprendere se la nave cammina oppure sta ferma”.

I “sistemi fluttuanti” indicati da Piccardi nei suoi studi sulla dinamica dei processi evolutivi, sono sistemi non-inerziali perché non liberi da forze o influssi esterni ed essendo aperti a scambi di energia e/o materia, risentono delle variabili spaziali di tipo terrestre, solare e cosmico. Tra i sistemi sensibili ai parametri esterni fluttuanti, Piccardi considerò la dinamica di trasformazione di varie reazioni chimiche in soluzione acquosa e mise in evidenza alcuni interessanti fenomeni che riguardano l’<<attivazione>> dell’acqua sotto l’influenza di campi elettromagnetici ad onde lunghe. In relazione a tali esperimenti egli considerò che il tempo non poteva essere considerato isotropo in ogni direzione dello spazio, né omogeneo per ogni istante successivo, pertanto questo doveva considerarsi una reale coordinata.

Giorgio Piccardi, per rendere evidente che i suoi studi non potevano essere collocati nel quadro della logica scientifica tradizionale, sottolineò come la constatazione che il tempo è una coordinata, infirrni il dogma fondamentale della scienza tradizionale, secondo il quale gli esperimenti sono validi solo se riproducibili. Infatti egli osservò che se non è possibile, come nel caso dei fenomeni fluttuanti, controllare tutte le condizioni con cui un esperimento è condotto, è necessario tener conto della coordinata tempo proprio perché le variabili spaziali cambiano nel corso di esso. Piccardi sosteneva che anche nel caso di esperimenti che non siano ripetibili nei risultati in ogni momento scelto a piacere, questi meritano di essere oggetto di indagine scientifica; quanto sopra significa che il criterio di riproducibilità, come verifica di validità scientifica, ammette delle eccezioni. In altre parole la riproducibilità degli esperimenti non può essere quindi considerata in ogni caso una discriminante assoluta tra il vero ed il falso nella scienza.

Giorgio Piccardi comprese che nella logica scientifica tradizionale, applicata a fenomeni non-fluttuanti, ci si riferisce di norma a esperimenti rappresentabili in termini di equazioni lineari, mentre nel caso dei fenomeni fluttuanti la linearità si perde, in quanto, non essendo ipotizzabile una corrispondenza nella successione temporale dei rapporti tra causa ed effetto, i parametri che influenzano l’esperimento non seguono un ordine sequenziale; infatti un’azione trascurabile ad un determinato istante può diventare una causa determinante in un istante successivo e definire un risultato che in questo modo non può essere lo stesso in qualunque altro istante di tempo. Quanto sopra diviene più evidente quando si studiano fenomeni che implicano l’azione di basse frequenze e quindi energie molto piccole e che non rispondono ad effetti immediati di causa-effetto; queste azioni vengono generalmente considerate come insignificanti, perché arbitrariamente si suppone che determinino trascurabili perturbazioni del sistema. Ma osservava Piccardi, chi compie esperimenti, scevro da ogni pregiudizio, guarda alla spiegazione scientifica dei processi naturali e non si accontenta della misura delle quantità immediatamente misurabili, allora si rende conto che lavora in un mondo di fenomeni molto “imperfetti”, riguardo al fatto di considerare una successione di immaginari istanti di tempo tutti perpetuamente uguali.

L’idea del tempo come successione di istanti equivalenti è invero il dogma di base della scienza meccanicistica e tale concetto è praticamente indiscusso fino ad oggi; ma la natura non si comporta secondo questi canoni. Tutti sanno, diceva a noi studenti, che un seme va piantato nel terreno in certe stagioni e con la luna, ad esempio, calante se si vuole far crescere bene la pianta, perché questa non germoglia e non cresce in un tempo qualsiasi scelto a caso.

Lo sviluppo creativo della scienza, asseriva Piccardi, dovrà essere il frutto di esperimenti significativi e non semplicemente di quelli riproducibili nel tempo. La scienza tradizionale infatti, tentando di fissare le condizioni di riproducibilità degli esperimenti, fa riferimento solo a particolari variabili che sono controllabili in laboratorio. Così la termodinamica prende in considerazione pressione, volume e temperatura di un sistema e definisce delle funzioni che, allo stato di equilibrio, possono essere determinate tramite tali variabili; agendo in tal modo tuttavia, essa esclude il fattore tempo, proprio perché gli equilibri sono definibili in condizioni atemporali. A causa di ciò la termodinamica non può dare alcuna indicazione ad esempio sulla velocità di trasformazione dei sistemi. Fissando inoltre le classiche variabili di riferimento la termodinamica è costretta ad escludere le influenze “attive” interne ed esterne al sistema. Così ad esempio i fenomeni fluttuanti, che dipendono dalle condizioni fisiche dello spazio che ci circonda, ed i fenomeni catalitici interni al sistema escono dalla portata dei suoi studi; dice Giorgio Piccardi: “…Non possiamo però impedire le attività magnetiche delle macchie solari, che influenzano l’intensità della radiazione solare, che a sua volta influenza i fenomeni biologici ed anche molti fenomeni chimici, così come non possiamo fissare le variazioni del potenziale elettrico atmosferico che si accompagna ai temporali, né le variazioni del campo magnetico terrestre e tanti altri fenomeni naturali a carattere fluttuante, che in vari modi agiscono sulla natura e sulla vita del nostro pianeta”.

Quale relazione hanno tali fenomeni, che genericamente indichiamo come “spaziali”, con le attività di ricerca in laboratorio e più in generale con l’evoluzione della natura e della vita? Quali sono i fenomeni biologici particolarmente sensibili alle variabili spaziali? E quali sono le reazioni chimiche?

Piccardi in un suo scritto ricorda come il suo interesse fu rivolto a tali domande: “I chimici si lamentano sovente della non buona riproducibilità di alcune loro operazioni, pur avendo osservato tutte le modalità consuete, così accusano la giornata di essere cattiva o sfortunata” ed in un altro passo rammenta: “Fin dal 1939 mi ero accorto dell’esistenza di una relazione complessa tra eventi ambientali e fenomeni chimico fisici”. Racconta inoltre di aver acquistato a Londra uno “Storm-Glass”, detto anche impropriamente “Barometro Chimico” perché veniva usato come indicatore di buono o cattivo tempo; lo “Storm-Glass” è costituito da un tubo di vetro chiuso alla fiamma, lungo 20cm e con diametro di circa 2cm, contenente una soluzione idroalcolica di varie sostanze: cloruro ammonico, nitrato di potassio e canfora, con un eccesso di canfora che costituisce un corpo di fondo. Né la pressione, né l’umidità atmosferiche possono influenzare il sistema, soltanto la temperatura può far cristallizzare più o meno la canfora; tuttavia anche a temperatura quasi costante (entro due gradi) si notano lo stesso variazioni imponentissime, a volte crescono dal fondo bellissime arborescenze cristalline, a volte si formano delle stelline nella parte superiore del tubo, altre volte i cristalli si risciolgono.

Piccardi trovò diversi sistemi chimici sensibili alle condizioni ambientali e che rispondevano ad esempio alle variazioni stagionali; tra i più semplici individuò la precipitazione dell’ossicloruro di bismuto allo stato colloidale, ottenuta versando in acqua una soluzione acida di tricloruro di bismuto. Questa reazione fu impiegata per i suoi test chimici, atti a studiare i fenomeni ambientali fluttuanti.

La scienza generalmente si disinteressa delle correlazioni tra fenomeni ambientali ed esperimenti di laboratorio, in quanto il metodo scientifico tradizionale tende a definire un dominio cognitivo nel quale, tramite il controllo sperimentale di alcune variabili, sia possibile garantire la riproducibilità dei fenomeni posti nelle stesse condizioni, indipendentemente dal tempo nel quale vengono effettuati.

La termodinamica asserisce che solo lo stato di equilibrio può essere descritto tramite funzioni di stato. Altresì lontano dalle condizioni di equilibrio sappiamo che la funzione entropia varia sempre; questo è vero sia per un sistema isolato, dove l’entropia cresce fino al raggiungimento dell’equilibrio, sia per un sistema aperto a scambi di energia e/o materia, dove lontano dall’equilibrio, il valore dell’entropia può crescere o diminuire. La termodinamica classica considera solo sistemi isolati e processi reversibili rispetto al tempo, il che in pratica significa riferire i propri modelli ideali a processi infinitamente lenti; quindi questa è costretta a dimenticare ogni studio relativo alla storia evolutiva dei sistemi fisici che agiscono in condizioni lontane dall’equilibrio. In tal modo, sottolinea Piccardi, la storia evolutiva delle reazioni chimiche, durante il periodo di transizione tra vari stadi, non assume alcuna importanza scientifica.

Diversamente dai fenomeni presi in considerazione dalla termodinamica classica, i fenomeni fluttuanti sono naturalmente irreversibili a causa degli effetti “spaziali”. Infatti è necessario considerare che la irreversibilità delle trasformazioni fisiche o chimiche può essere dovuta a fattori interni oppure esterni. Del primo tipo sono ad esempio l’attrito e la dispersione e degradazione dell’energia di un sistema, ma anche la reazione che si genera in opposizione agli spostamenti dell’equilibrio, quando si perturba un sistema in equilibrio stazionario (Principio di Le Chatelier).

I fenomeni fluttuanti implicano una irreversibilità del secondo tipo, poiché sono causati da fattori esterni ambientali e cosmici, che evidentemente non possono essere controllati in laboratorio e che non possono essere resi reversibili per mezzo del lavoro; ai fenomeni fluttuanti quindi non sono applicabili i criteri della termodinamica classica.

Piccardi pensò che per lo studio dei fenomeni fluttuanti era necessaria una metodologia di ricerca nuova ed anche differenti criteri di verificabilità scientifica. Egli dice: “Nel caso dei fenomeni fluttuanti, non potendo fissare le condizioni in cui si svolge un fenomeno, non possono considerarsi valide solo quelle esperienze che danno risultati costanti quando vengono effettuate nelle stesse condizioni. I fenomeni fluttuanti infatti non sono riproducibili a piacimento” e prosegue: “Il non poter riprodurre le condizioni in cui si svolge una esperienza ci pone il problema di registrare l’istante ed il periodo di tempo in cui l’esperimento si è svolto. Un’ora non è identica ad un’altra ora proprio perché i fenomeni sono fluttuanti. La data e l’ora caratterizzano una situazione fisica che cambia nel corso del tempo. Il tempo in chimica, biologia e fisica e forse in psicologia e sociologia non è soltanto una durata, ma una coordinata”.

Secondo Piccardi il metodo capace di rendere indipendente l’osservazione dal particolare individuo a cui capita di farla, in modo da avere una verifica oggettiva, cioè non legata ad un certo osservatore, può essere ottenuto mediante un adatto sistema di indagine scientifica che egli iniziò ad applicare nei suoi studi, quello detto dei “test chimici”. Nei test chimici si utilizza il metodo del confronto comparativo differenziale di sistemi in evoluzione che si trovino nelle stesse condizioni rispetto alle variabili classiche, temperatura, pressione ed umidità, ed indicando il tempo, data, ora e minuto, in modo che possano essere studiati statisticamente i fenomeni osservati, al fine di analizzare l’eventuale periodicità dell’andamento.

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Giorgio Piccardi si domandò spesso quale fosse la portata dei fenomeni fluttuanti, Si rammaricava del fatto che “una grande massa di ricercatori fisici, chimici e biologi non si poneva questa domanda” e scriveva: “…eppure dal punto di vista generale non si può ignorare l’esistenza di condizioni fisiche ambientali importanti, che non si possono né fissare in laboratorio, né dominare nella vita”. Per essere capaci di inoltrarsi in campi poco esplorati dalla scienza egli fece presente, in alcune relazioni generali, che il problema non è soltanto di ordine scientifico, ma soprattutto di educazione scientifica; infatti ritenne che lo spirito di ricerca del nuovo doveva essere stimolato in un insegnamento della scienza che chiarendone i limiti, permetta sempre agli studenti di essere in condizioni di intendere ciò che non gli è stato, né poteva ancora essergli insegnato.

NOTA BIBLIOGRAFICA: Tutta la documentazione sulle ricerche di Giorgio Piccardi è reperibile presso la Biblioteca di Chimica dell’Università di Firenze.

* * * * *
Il precedente saggio è stato pubblicato per la prima volta in Atti del V Convegno Nazionale di Storia e Fondamenti della Chimica, Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, Roma, 1994. http://www.filosofia.unibo.it/gnfsc/Perugia.htm .

N.d.R. – Le ricerche di Giorgio Piccardi, e soprattutto la “filosofia della scienza” che le ispiravano, sono state per quel che ci risulta generalmente trascurate dagli “epistemologi”, con un’importante notevole eccezione. P.K. Feyerabend cita infatti lo scienziato italiano nel suo La scienza in una società libera (1978; I ed. it. Feltrinelli, Milano, 1981): “L’attività solare influisce sulla vita, come del resto si sa già da molto tempo. Quel che sorprende è la natura delicata di questa influenza. Variazioni nel potenziale elettrico degli alberi dipendono non solo dall’attività media del Sole ma anche da singole protuberanze e perciò di nuovo dalla posizione dei pianeti. Piccardi, in una serie di ricerche estese su un periodo di più di trent’anni, ha trovato variazioni nella frequenza di reazioni chimiche standardizzate che non potevano essere spiegate né dalla meteorologia né da condizioni di laboratorio. Egli e altri ricercatori sono inclini a credere che <<i fenomeni osservati siano connessi primariamente a mutamenti nella struttura dell’acqua usata negli esperimenti>>” (p. 143).

Fonte : http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep6/ep6-picc.htm

 

 

 

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C’è una planetaria influenza sull’attività solare ?

13 gennaio 2013 10 commenti

di

J. A Abreu (1,2) , J. Beer (2), A. Ferriz-Mas (3,4), K. G. McCracken (5), and F. Steinhilber (2)

- (1) ETH Zurigo, Instituto di geofisica, CH-8092 Zurich, Svizzera. e-mail: jose.abreu@erdw.ethz.ch
- (2) Eawag, Istituto federale delle scienze aquatiche e tecnologiche, Postfach 611, CH-8600 Dubendorf, Svizzera.
- (3) Dipartimento di Fisica applicata, Università di Vigo, Spagna.
- (4) Instituto di Astrofisica di Andalucia (IAA/CSIC), Granada, Spagna.
- (5) Università del Maryland, USA.

 

Ricevuto il 17 Maggio 2011 – Accettato il 17 Maggio 2011

Introduzione

Il numero delle macchie solari garantisce la massima registrazione ‘diretta’ dell’attività o energia solare, ma è limitata agli ultimi 400 anni (dopo l’invenzione del telescopio). Fortunatamente, l’attività solare può essere ricostruita dai radionuclidi cosmogenici, ampliando così la storia dell’attività solare per molte migliaia di anni (Solanki et al. 2004; Vonmoos et al. 2006). Entrando nell’atmosfera terrestre, i raggi cosmici galattici, producono  radionuclidi cosmogenici, come il 10Be e 14C. Il campo magnetico solare nell’eliosfera, modula i raggi cosmici, e quindi, il tasso di produzione di questi radionuclidi. Il parametro che meglio rappresenta il ruolo del campo magnetico solare nel deviare i raggi cosmici è la modulazione solare potenziale, che può essere derivato dal 10Be o dai tassi di produzione 14C. La Fig.n°1a mostra le registrazioni (Steinhilber et al. 2012) che coprono il passato, fino a 9400 anni. Queste registrazioni rivelano interessanti caratteristiche: (1) L’esistenza di molti grandi minimi; vale a dire, periodi di prolungata ( circa 100 anni) bassa attività solare simile al minimo di Maunder. (2) L’analisi spettrale identifica un numero di periodicità distinti (Stuiver & Braziunas 1993), di  88 anni (Gleissberg), 104 anni, 150 anni, 208 anni (de Vries), 506 anni, 1000 anni (Eddy), e 2200 anni (Hallstatt) (Fig. 1b e 5a). La stabilità dei periodi di queste linee spettrali è considerevole, ma le loro ampiezze è variabile. Per esempio, l’ampiezza del ciclo di 208 anni è maggiore durante i periodi in cui grandi minimi sono più frequenti (confrontare i pannelli A e B nella fig. 1). La periodicità rimane forte per un massimo di un millennio: quindi scompare quasi prima di riapparire di nuovo con la stessa periodicità (vedi le linee tratteggiate orizzontali in fig. 1b). Queste osservazioni mostrano che il meccanismo responsabile della generazione del campo magnetico solare campo (chiamato dinamo solare) opera su una varietà di tempi caratteristici. L’esistenza di questi cicli, che è noto da circa 30 anni (Sonett 1984) rappresenta ancora una grande sfida per qualsiasi modello della dinamo. I modelli attuali della dinamo, presuppongono che il Sole è un sistema isolato e tali modelli non sono in grado di spiegare queste osservazioni. Noi adottiamo un punto di vista differente per quanto riguarda i pianeti e la dinamo solare come due debolmente accoppiati sistemi non lineari. In questo lavoro suggeriamo che questo accoppiamento non è trascurabile e dimostra che questa ipotesi è in grado di spiegare gli osservati cicli dell’attività solare nel lungo termine.

 

Riassunto

  • Contesto

Comprendere l’attività magnetica del Sole è importante per il suo impatto sull’ambiente della Terra. Osservazioni dirette delle macchie solari dal 1610 rivelano un ciclo irregolare dell’attività solare con un periodo medio di circa 11 anni, modulato su tempi più lunghi. Deleghe dell’attività solare, come 14C e 10Be mostrano cicli sempre più lunghi con periodicità ben definiti e che variano in ampiezza. Nell’attuale modello dell’ attività solare si suppone che l’origine e la modulazione della sua attività solare si trovi al suo interno; tuttavia, le correlazioni tra diretti indici di attività solare e le configurazioni planetarie sono stati segnalati in molte occasioni. Dato che nessun meccanismo fisico di successo è stato suggerito per spiegare queste correlazioni, il possibile legame tra il movimento planetario e l’attività solare è stata in gran parte ignorato.

  • Obiettivi

Mentre considerazioni energetiche mostrano chiaramente che i pianeti non possono essere la causa diretta della attività solare, rimane aperta la questione se i pianeti possono perturbare il funzionamento della dinamo solare. In questo lavoro noi usiamo la ricostruzione di 9400 anni dell’attività solare derivati dai radionuclidi cosmogenici per verificare questa ipotesi.

  • Metodi.

Abbiamo sviluppato un semplice modello fisico per descrivere le temporali dipendenze della coppia esercitata dai pianeti sulla non sferica tachocline e abbiamo confrontato lo spettro corrispondente con quello delle registrazioni ricostruite dell’attività solare.

 

 Fig. 2: Struttura interna del Sole, coppia planetaria e solare tachocline. (a) La struttura interna del Sole: il nucleo, la zona radiativa, e la zona di convezione. Lo strato di superamento (linea nera tratteggiata) che rappresenta la transizione tra la zona radiativa e la zona convettiva. (b) Rappresentazione bidimensionale della tachocline (grigio) modellato come ellissoide e lo strato overshoot (nero linea tratteggiata). (c) Il tachocline (modellata come un ellissoide) strato di superamento. Si noti l’inclinazione del asse di rotazione solare rispetto all’eclittica e la non sferica simmetria del tachocline e l’inclinazione dell’asse di rotazione solare guidato dalle coppie. (d) Modello del tachocline utilizzato per i calcoli assumendo densità uniforme tra i due gusci ellissoidali con semiassi maggiori a, b, c, d, e, f. Z è la direzione parallela all’asse di rotazione solare .

 

 Fig. B.1: Rappresentazione schematica dell’accelerazione di marea esercitata da un pianeta di massa m in un punto x all’interno del sole. O rappresenta il centro di massa del sistema solare. Ob rappresenta il centro di massa solare. xb è la posizione istantanea del centro solare di massa rispetto al centro di massa del sistema solare. Il vettore r rappresenta il distanza istantanea tra il pianeta e il centro di massa solare. [Ui] è la base del riferimento della struttura equatoriale J2000 (spiegato nel testo). Le linee tratteggiate blu rappresentano i confini del tachocline solare, che si presume essere ellissoidi.

  • Risultati

 Noi abbiamo trovato un ottimo accordo tra i cicli nel lungo termine delle rappresentanze dell’attività solare e le periodicità delle coppie planetarie, ed inoltre,  alcune periodicità restano in  fase oltre i 9.400 anni.

Fig. A.1: Spettro dei quattro marcatori o registrazioni  inerenti il periodo 300BP – 9400BP. (a) 10Be dal nucleo GRIP di ghiaccio in Groenlandia (Vonmoos et al. 2006). (b) tasso di produzione del 14C derivato dal 14C INTCAL09 registrazione (Reimer et al. 2009). (c) registrazioni sulla base di 10Be da GRIP (Groenlandia) e Maud Land (Antartide) e la produzione di 14C (Steinhilber et al 2012.), (d) coppia calcolata sulla base delle posizioni planetarie.

 

Fig. 1: Proprietà dell’attività solare ricostruita dai radionuclidi cosmogenici. (a) L’attività solare negli ultimi 9 400 anni, come specificato dalla solare potenziale modulazione determinata con i cosmogenici  radionuclidi 10Be e 14C (Steinhilber et al. 2012). (b) corrispondente analisi delle attività solare che mostra l’evoluzione temporale delle ampiezze delle varie periodicità. Le linee orizzontali tratteggiate illustrano le distinte periodicità di 88 anni, 104, 150, 208 anni e 506 anni. Le aree rosse indicano l’alta potenza e le aree blu la bassa potenza. I contorni neri mostrano le regioni di significatività del 5% (cioè il livello di confidenza del 95%).

  • Conclusioni

Sulla base di queste osservazioni abbiamo avanzato l’idea che nel lungo termine l’attività solare magnetica è modulata dalle dinamiche planetarie.

Se la nostra ipotesi è corretta ha importanti implicazioni per la fisica solare e sul solare-terrestre collegamento.

L’intero testo della carta è reperibile al seguente link :

http://www.aanda.org/articles/aa/pdf/forth/aa19997-12.pdf

 

Michele

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