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Archivio per la categoria ‘Cambiamenti Climatici’

Un professore di meteorologia tedesco si aspetta un raffreddamento importante nei prossimi decenni

16 febbraio 2013 27 commenti

Il Prof. Dr. Horst Malberg in un articolo pubblicato alcuni giorni fa sulla piattaforma dell’istituto europeo per il clima e l’energia (Eike) afferma che : “L’attuale protezione dai cambiamenti climatici è inefficace”

http://www.eike-klima-energie.eu/news-cache/abkuehlung-kommt-fakten-zum-klimawandel-seit-der-kleinen-eiszeit/

e ci avverte che ci dovremmo preparare seriamente al raffreddamento che si verificherà nella prima parte del 21°secolo.

Il professore di meteorologia Dott.Horst Malberg

 

Il Professor Malberg inizia il suo articolo, mostrando e discutendo i vari grafici dell’attività solare e le relazioni con le temperature sul compartimento europeo a partire dal 1671.

La figura 7 mostra i coefficienti di correlazione tra il rapporto temporale fra la variante attività solare (Fig. 3) e la simultanea temperatura europea, per i periodi climatici del secolo scorso. Per il riscaldamento nel 18°secolo dopo la piccola era glaciale, il coefficiente di correlazione calcolato è pari a 0,90 – 0,94.

 

Il Dott.Horst Malberg continua affermando :

Il sole si trova attualmente all’inizio di una fase di quiete della sua attività e probabilmente raggiungerà un valore medio di macchie prossimo a 50, durante il ciclo corrente, o anche inferiore. Dei valori limite, che lo posizionano, tra un periodo di caldo e uno di freddo. Analogamente alle condizioni climatiche che si sono registrate durante il minimo di Dalton di 200 anni fa, dobbiamo quindi aspettarci un raffreddamento del clima per i prossimi decenni.

Solo la “variabilità solare” deciderà la portata generale del raffreddamento previsto e quando la temperatura, inizierà, nuovamente e gradualmente ad aumentare. Quest’utima situazione dovrebbe avvenire nella seconda metà del 21° secolo, quando il sole si riporterà su una fase più attiva.

Sia il ciclo di De Vries di 200 anni che il ciclo di 80-90 anni di Gleissberg dell’attività solare ci proiettano verso  un calo imminente dell’attività solare, calo che avrà conseguenze sia per il clima globale che l’approvvigionamento alimentare.

Lo scienziato russo I. Abdussamatov dell’osservatorio russo Pulkovo vicino a San Pietroburgo (www.eike.eu) ha raggiunto la stessa conclusione. Sempre secondo i suoi risultati, il minimo solare – che corrisponde al picco di raffreddamento – dovrebbe essere raggiunto durante il ciclo di macchie solari, intorno all’anno 2055.

La CO2 non è in grado di mantenere lontano dall’europa, né dal globo, il prossimo raffreddamento. Al massimo, dice il dottore, aiuterà un po’ a mitigare la temperatura.

La temperatura globale non è aumentata negli ultimi 15 anni. Essa è rimasta ferma, e negli ultimi anni ha anche mostrato una tendenza verso il basso – nonostante gli aumenti massicci annuali delle emissioni di CO2. (Perché il pubblico non è stato informato di questo da parte dei media?) Per la motivazione politica, l’IPCC e dei suoi seguaci, è giunto il momento di abbandonare il dogma di una posizione dominante della CO2 sul clima  e di emarginare coloro che hanno una posizione scientifica sul clima differente. Solo perché si appartiene o si segue la linea mainstream non significa automaticamente che si ha una migliore conoscenza della scienza.

La stima di un riscaldamento globale di 4 ° C, con le conseguenze apocalittiche propagandate per il 2100 da parte delle emissioni di CO2, da parte dei modelli climatici (World Bank, PIK) è solo ed esclusivamente un “puro ipotizzando”. Per il semplice motivo che gli effetti solari e le interazioni associati sono sottostimati e gli effetti della CO2 sono esagerati, quindi, nessuna conclusione climatica realistica può essere prevista.

Le analisi precedenti sul clima consentono una sola conclusione da effettuare:

Comparando l’effetto solare sul clima, con tutti i suoi complessi meccanismi interattivi, non lineari (mare, nuvole, albedo, biosfera, i raggi cosmici, …), l’effetto antropico greenhouse/CO2 ha solo un significato secondario. Il tentativo di ricollegare eventi meteorologici singolari ad una influenza antropica, da parte dei media, non ha alcun valore. La storia dimostra che gli uragani, tempeste tropicali, cicloni, siccità e inondazioni si sono verificati e fuori nel corso dei secoli ha causa di costellazioni sinottiche. Tuttavia, a causa della crescita della popolazione a oltre 7 miliardi, sempre più persone e dei loro beni, sono colpiti da catastrofi naturali.

Invece di puntare su una attuale protezione del clima inefficace e sopravvalutata, tutti gli sforzi dovrebbero concentrarsi sulla tutela globale dell’ambiente: l’aria pulita, l’acqua pulita, un suolo incontaminato e un ecosistema intatto, tutti diritti fondamentali delle persone. Le misure per ridurre le emissioni di CO2 possono essere giustificate solo con le risorse limitate di combustibili fossili e l’inquinamento che proviene dai processi locali di combustione. La cosiddetta protezione del clima è, invece, la misura minore e meno efficace di tutte.

Non c’è mai stato un clima stabile nel corso della storia, e non ci sarà in futuro.

 

 Fonte : http://notrickszone.com/2013/02/13/german-meteorology-professor-expects-cooling-for-the-decades-ahead-climate-protection-is-ineffective/

 

Michele

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Il ciclo di 60 anni – 1°parte -

11 febbraio 2013 7 commenti

Fin da piccoli, ci è stato insegnato, che nell’arco di una rotazione intorno al Sole, le stagioni che ciclicamente vive il nostro pianeta sono quattro. L’Inverno, la primavera, l’estate e l’Autunno. Fin qui, nulla di nuovo, tutto viene dato per scontato. Se non, l’evidenza, che  il nostro pianeta,  negli ultimi anni,  sta attraversando dei violenti e veloci cambiamenti climatici. Cambiamenti, che stanno letteralmente, alterando, storpiando le quattro stagioni. Scopo di questo mio lavoro, strettamente scientifico, sarà quello di riportare una serie di recenti carte, che elaborate da numerosi ricercatori, sembrano evidenziare al loro interno, una comune ciclicità.

Ciclicità, che interesserebbe i principali tassi di cambiamento o variazioni, dei più noti indici climatici del  pianeta e che avrebbe una tipica ricorrenza di circa 60 anni.

Di seguito, in questa prima parte un veloce riepilogo delle principali referenze scientifiche che evidenziano tale ciclicità :

-          Ciclicità di 60 anni presente nell’AMO.

Knudsen et al (“Tracking the Atlantic Multidecadal Oscillation through the last 8,000 years”, Nature Communications, 2011 http://www.nature.com/ncomms/journal/v2/n2/full/ncomms1186.html

“……La natura e l’origine del AMO è incerta, e rimane sconosciuta se rappresenta un fattore persistente periodico nel sistema climatico, o semplicemente una funzione transitoria. Qui, si mostrano che distinte oscillazioni di circa 55 - 70 anni caratterizzano la variabilità del Nord Atlantico del sistema oceano-atmosfera, nel corso degli ultimi 8000 anni….”

-          Ciclicità di 60 anni presente nella PDO.

Recent High Frequency Variability in the PDO: Impacts on the California Current Ecosystem and Salmon” NOAA Fisheries, Northwest Fisheries Science Center, Seattle, WA & Newport, OR, USA Ed Casillas http://www.nwr.noaa.gov/Salmon-Hydropower/Columbia-Snake-Basin/upload/Briefings_3_08.ppt

“…..La figura seguente è stata ripresa da uno studio del NOAA, sull’impatto della variabilità PDO sull’ecosistema in California e mostra un ciclo di circa 60 anni della PDO e i corrispondenti regimi di temperatura dell’Oceano del nord Pacifico ……”

-          Ciclo di siccità di 60 anni negli Stati Uniti sud occidentali.

 “….La durata del ciclo è di circa 64 anni, con massimi (piovoso) intorno al 1918 e il 1982 e un minimo (secco) nel 1955….”

 

-          Ciclo di 60 anni nella lunghezza del giorno e nell’ indice di circolazione atmosferica

Climate Change and Long-Term Fluctuation of Commercial Catches, 2001

“……Analisi spettrali delle serie storiche di dT, ACI e della lunghezza del giorno (LOD) stimate da osservazioni dirette (in 110-150 anni) hanno dimostrato una chiara periodicità di 55-65 anni. Analisi spettrale delle serie storiche ricostruite dalle temperature superficiali dell’aria per gli ultimi 1500 anni suggeriscono una simile (55-60 anni) periodicità. Analisi delle serie storiche ricostruite lungo 1600 anni dalle sardine e acciughe in risalita in california hanno rivelato una normale fluttuazione di 50-70 anni. Analisi spettrale delle statistiche sulle catture delle principali specie commerciali per gli ultimi 50-100 anni ha anche mostrato fluttuazioni cicliche di circa 55 anni…..”

ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/005/y2787e/y2787e01.pdf

-          Variazioni cicliche di 60 anni del clima e dei principali stock commerciali nel mare di Barents

Cyclic changes of climate and major commercial stocks of the Barents Sea”, Marine Biology Research, Vol.5, 2009

“E’ stata eseguita un’attenta analisi spettrale, su 100 anni, sulle serie storiche della temperatura della superficie artica (Arctic dT), e sulla temperatura media di 200 m di colonna d’acqua lungo il meridiano di Kola e anomalie della superficie della temperatura globale (Global dT). E ‘dimostrato che gli indici climatici della regione artica sono sottoposti nel lungo termine a oscillazioni di 50-70-anni, simili alle fluttuazioni delle temperature globali dT e nell’artico, per l’ultimo periodo di 1500 anni e nelle ricostruite delle misure sperimentali degli ultimi 140 anni. Cambiamenti nella deposizione delle uova delle aringhe in primavera nell’atlantico e il commercio del meluzzo bianco nel nord-est artico mostrano delle fluttuazioni di 50-70 anni che sono in sincronia con le fluttuazioni di indici climatici.”

http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/17451000802512283

 

-          Ciclo di 60 anni della circolazione termolina THC

Climate change: Driven by the ocean – not humans. The Steamboat Institute Conference, Steamboat Springs, Colorado, August 29, 2009.

“….William Gray esperto di uragani e professore di Scienze dell’Atmosfera presso la Colorado State University ha pubblicato la figura seguente: http://www.appinsys.com/GlobalWarming/SixtyYearCycle_files/image012.jpg Figura che mostra un ciclo di 60 anni nella circolazione termoalina del Nord Atlantico …..”

 

-          Ciclo di 60 anni che emerge anche nei cicli ENSO

Interdecadal changes in eastern Pacific ITCZ variability and its influence on the Atlantic ITCZ

 

” L’analsi considera gli eventi Nino3AM nella regione Nino 3 ( indice di aprile-maggio ) e l’indice di precipitazione relativa CPI nel Brasile. La correlazione tra questi due (linea spessa) mostra un ciclo di 60 anni, così come il numero di eventi Nino al di sopra i 28 gradi in 21 anni (barre verticali)….”

http://www.appinsys.com/GlobalWarming/SixtyYearCycle_files/image013.jpg

http://shadow.eas.gatech.edu/~kcobb/seminar/chiang00.pdf

Qui mi fermo, non voglio appesantire ulteriormente il lavoro, riportando anche tutta quella serie di ricerche, sulle temperature locali o regionali nelle quali sembra emerge tale ciclicità.

Comunque, nella seconda parte, tornero a parlare della ciclicità di 60 anni, riportando  ulteriori carte scientifiche , di recente uscita. Chiariremo poi, una volta per tutte, la vera origine ( o causa ) di tale variabilità naturale.

Non CO2  o effetto serra, ma ….

Nella seconda parte però signori miei ….

:smile:

 

Michele

 

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Trovato il collegamento tra i freddi inverni europei e l’attivitá solare

6 dicembre 2012 19 commenti

Collegamento trovato tra freddi inverni europei e l'attività solare

I ricercatori hanno collegato la bassa attività solare ad un raffreddamento temporaneo dell’Europa centrale, studiando il congelamento del fiume Reno (CREDIT: Warburg, via Wikimedia Commons). Gli scienziati è da tanto tempo che  sospettato che  ciclo di 11 anni de Sole influenza il clima di alcune regioni della Terra. Eppure le registrazioni ufficiali delle temperature medie stagionali non risalgono indietro nel tempo quanto basta per confermare eventuali modelli. Ora, armato di una grande pazienza,  un team internazionale di ricercatori, dimostrano, che gli inverni insolitamente freddi in Europa centrale sono legati alla bassa attività solare, cioé quando i numeri di macchie solari sono al minimo. Il congelamento del fiume più grande della Germania, il Reno, è la chiave.

La nuova analisi ha rivelato una correlazione tra i periodi di scarsa attività del Sole e  alcuni periodi di raffreddamento su scala regionale in Europa centrale, lungo il Reno. “Il vantaggio di studiare il Reno è perché è una misura molto semplice”, ha detto Frank  Sirocko fautore dell´AGW (non é quindi uno “scettico climatico, anzi…)e autore di un articolo sullo studio e professore di Sedimentologia e Paleoclimatologia presso l’Istituto di Geoscienze di Johannes Gutenberg University di Mainz, Germania. “Il congelamento è speciale nel senso che è come un on-off. O c’è ghiaccio o non c’è il ghiaccio.” Dal  primi anni del 1900 fino alla metà del 20 ° secolo, gli uomini hanno utilizzato la via  fluviale del Reno per il trasporto di merci. E così le banchine lungo il fiume hanno registrazioni annuali  delle spese di spedizione quando il ghiaccio ha ostruito e ostacolato il corso d’acqua. Gli scienziati hanno usato questi facili e  accessibili  documenti, così come altri racconti storici, per determinare il numero di episodi di congelamento del Reno dal 1780. Sirocko ed i suoi colleghi hanno scoperto che tra il 1780 e il 1963, il Reno gelò in più punti diversi 14 volte. Le dimensioni del fiume significa che ci vuole molto freddo per farlo  gelare  e gli episodi di congelamento sono un ottimo indicatore   per gli inverni molto freddi della regione. La mappatura degli episodi di congelamento con l’attività solare nel ciclo di 11 anni – una variazione del  ciclo di forza magnetico variabile del Sole e quindi una variazione dell’uscita di radiazione totale – ha permesso a Sirocko ed ai suoi colleghi di determinare che dieci delle quattordici volte, in cui il fiume Reno si é congelato,  é avvenuto  durante gli anni , quando il ciclo del Sole era al minimo. Usando metodi statistici, gli scienziati hanno calcolato che c’è un 99% di probabilità che gli inverni estremamente freddi in Europa Centrale  e bassa attività solare sono intrinsecamente collegati. “Mettiamo a disposizione, per la prima volta, statisticamente una robusta evidenza che la successione di inverni freddi durante gli ultimi 230 anni in Europa centrale ha una causa comune “, ha detto Sirocko.

“Con la nuova ricerca, Sirocko e i suoi colleghi hanno aggiunto una nuova prova alla ricerca che collega la variabilità solare con il clima”, ha dichiarato Thomas Crowley, direttore  of the Scottish Alliance for Geoscience, Environment, and Society  che non è stato coinvolto con lo studio. “Vi è una certa sospensione del giudizio in questa ricerca,” ha detto Crowley , “e questo studio rafforza l’argomento sulla dipendenza climatica dalla irradianza solare.. Se si dispone di prove più statistiche a sostegno di questa spiegazione, si è più propensi a dire che questa dipendenza clima-sole è vera”.   Lo studio, condotto da ricercatori della Johannes Gutenberg e l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima a Zurigo, in Svizzera, è stato pubblicato il 25 agosto su Geophysical Research Letters, una rivista della American Geophysical Union. Quando le macchie solari sono in calo, il Sole emette meno radiazioni ultraviolette. Meno radiazioni significa meno riscaldamento dell’atmosfera terrestre, che accende un cambiamento nei modelli di circolazione dei due livelli più bassi dell’atmosfera, la troposfera e la stratosfera. Tali modifiche portano a fenomeni climatici, come la North Atlantic Oscillation, un modello di variazioni di pressione atmosferica che influenza i venti nel Nord Atlantico e il comportamento meteo nelle regioni e in Europa. “A causa di questo effetto indiretto, il ciclo solare non influisce sulle temperature medie, ma porta solo ad anomalie di temperatura regionali”, ha dichiarato Stephan Pfahl, un co-autore dello studio che ora è presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima a Zurigo . Gli autori mostrano che questo cambiamento di circolazione atmosferica porta al raffreddamento in alcune parti dell’Europa centrale, ma a riscaldamento in altri paesi europei, come l’Islanda. Quindi, le macchie solari non necessariamente raffreddano l’intero globo – il loro effetto di raffreddamento è più localizzato, ha detto Sirocko. Infatti, gli studi hanno suggerito che gli inverni estremamente freddi europei del 2010 e 2011 sono stati il ​​risultato della North Atlantic Oscillation, che Sirocko e il suo team ora collegano alla bassa attività solare in questo periodo. Nel 2010 e il 2011 gli inverni europei erano così freddi che hanno portato le temperature a minimi storici per il mese di novembre in alcuni paesi. Alcuni di coloro che contestano il verificarsi del cambiamento climatico antropogenico sostengono che tale periodo di due anni mostra che il clima della Terra non riceve alcun calore. Ma il clima è un sistema complesso, ha detto Sirocko. E a breve termine, il tuffo localizzato di temperature piú fredde hanno solo temporaneamente  mascherato gli effetti  di un mondo ib riscaldamento. Il clima non è governato da una variabile”, ha detto Sirocko (ció lo riporta alla sua fede sull AGW e ai finanziamenti che deve ricevere per continuare i suoi studi)  ”In realtà ci sono cinque o sei variabili. L´anidride carbonica è certamente uno, ma l’attività solare è anche uno. ” Inoltre, i ricercatori hanno anche fatto notare che, nonostante la prospettiva dell’Europa centrale a soffrire inverni più freddi ogni 11 anni o giù di lì, la temperatura media di quegli inverni è in aumento ed ció si é verificato negli ultimi tre decenni. Come  prova del riscaldamento globale, il fiume Reno non ha ghiacciato dal 1963. Sirocko ha detto che i risultati di tale riscaldamento sono in parte dovute al cambiamento climatico. Per stabilire una registrazione più completa della temperatura basse  del passato, i ricercatori stanno cercando  altre prove, come ad esempio,la diffusione della malattia e le abitudini migratorie. “La malattia può essere trasportata da insetti e ratti, ma nel corso di un anno di congelamento forte questo non è probabile”, ha detto Sirocko. ” Inoltre, i romani fecero del Reno una difesa contro i popoli germanici, ma non appena il fiume gelò la gente poteva muoversi liberamente attraverso di esso. Il congelamento del Reno è molto importante in tempi storici.” Non è stato, tuttavia, il Reno, che per primo ha fatto pensare a Sirocko  la connessione tra fiumi in congelamento e l’attività delle macchie solari. In realtà, si trattava di una gara di corsa di 125 miglia di pattinaggio che ha fatto oltre 20 anni fa, nei Paesi Bassi, che ha scatenato idea dello scienziato. “I pattinatori potevano  fare  questa gara solo ogni  10 o 11 anni, perché in quel momento  i fiumi congelano”, ha detto Sirocko. “Ho pensato tra me e me, ‘Ci deve essere una ragione per questo,’ e si scopre che ci sia.”

Come vedete anche i fautori dell´AGW possono fare delle ricerche utili sulle connessioni tra Sole e clima….

Nella ricerca pubblicata nel link qui sotto, potete vedere anche alcuni grafici esplicativi.

http://www.agu.org/pubs/crossref/2012/2012GL052412.shtml

Journal reference: Geophysical Research Letters search and more info website

Provided by American Geophysical Union

 

 

SAND-RIO

Le correnti atlantiche causano i cambiamenti climatici in Europa

7 novembre 2012 18 commenti

Gli allarmisti del cambiamento climatico indicano gli ultimi decenni del clima europeo per rafforzare la loro ipotesi che il riscaldamento globale ha preso il continente nella sua morsa. Un nuovo rapporto mostra che in questo  recente caldo non c’è niente di anormale o senza precedenti, nel corso del 1990 c’è stato semplicemente un ritorno alla situazione che si é avuta giá durante tra il 1931 e il 1960. La ragione del cambiamento sono le temperature oceaniche calde, che sono a loro volta guidate dalla variazione delle correnti oceaniche calde dai tropici. Il record strumentale mostra che, rispetto alla temperatura media del resto degli oceani del mondo, la temperatura del Nord Atlantico ha oscillato tra  fasi di insolitamente calde e insolitamente fresce, ciascuno della durata di diversi decenni. Registrazioni paleoclimatiche suggeriscono che simili variazioni  si estendono molto più indietro nel tempo. Il modello di variazione multidecadale osservato nel Nord Atlantico delle temperatura superficiale del mare (SST) è diventato noto come il Multidecadal Atlantic Oscillation (AMO).

Il cambiamento climatico avviene in cicli sia lunghi che corti. Il ciclo lungo più drammatico  che gli esseri umani hanno sperimentato nel tempo è l’alternanza del fenomeno Era Glaciale nei periodi glaciali e periodi interglaciali. Nel corso degli ultimi 800.000 anni o giù di lì, il mondo si gela per 100.000 anni e poi si scioglie improvvisamente per 15-25,000 anni. Tra i  cicli  brevi il piú conosciuto é l’alternanza del El Niño / La Niña  nell´Oceano Pacifico, che viene accusato per il maltempo o le secche in Nord America e un altro ciclo ben noto  é quello dei monsoni in Asia. Vi sono, tuttavia, molti cicli  intermedi che funzionano su scale sia di decenni che di centinaia di anni.

Tali cicli sono problematici per gli scienziati del clima perché è molto difficile capire la differenza tra uno ciclo naturale e un ciclo che subisce una influenza da parte dell’attivitá umana.  E ‘molto facile da osservare un aumento della temperatura che cresce e decresce in un periodo di mezzo secolo e di errore che per qualcosa causato dalle attività umane. Una nuova relazione su Nature  ” L’influenza dell’oceano atlantico nei cambiamenti del clima europeo nel 1990 , “di Rowan T. Sutton e Buwen Dong, dà uno sguardo a un tale ciclo di  lunghezza intermedia che è stato confuso da decenni dagli scienziati del clima in Europa. Ecco l’abstract:

Il clima europeo presenta una variabilità, su una vasta gamma di tempi. Comprendere la natura e i driver di questa variabilità è un passo essenziale per lo sviluppo di previsioni climatiche robuste e per la valutazione dei rischi. L’Oceano Atlantico è  un importante fattore di variabilità nel clima europeo su scale temporali decennali, ma l’importanza di questa influenza negli ultimi decenni è stata poco chiara, in parte a causa delle difficoltà nel separare l’influenza dell’Oceano Atlantico da altri contributi, ad esempio, da quello tropicale dell’oceano Pacifico e dalla stratosfera. Qui analizziamo quattro set di dati ottenuti da osservazioni, per dimostrare, che nel corso del 1990, c’è stato un cambiamento sostanziale nel clima europeo verso un modello caratterizzato da anomali estati umide nel nord Europa, e estati calde secche  in Europa meridionale, con spostamenti relativi in primavera e in autunno. Questi cambiamenti del clima hanno coinciso con un riscaldamento sostanziale del Nord Atlantico, verso una situazione che era stata vista l’ultima volta nel 1950. I modelli di cambiamento climatico europeo nel 1990 sono coerenti con le precedenti modifiche  attribuite all’influenza dell’Atlantico settentrionale e forniscono prove convincenti che l’Oceano Atlantico è stato il fattore chiave. I nostri risultati suggeriscono che il recente andamento delle anomalie nel clima europeo si manterrà sino a quando l’Oceano Atlantico settentrionale rimane anomalmente caldo.

La frase chiave è “visto l’ultima volta nel 1950“. Un attento esame dei dati storici rivela, che quanto è successo in Europa negli ultimi due decenni, è successo, più di mezzo secolo prima. Precisando che “anomalia”, significa semplicemente una variazione di qualche grado della linea di base scelta. I modelli delle anomalie delle temperature superficiale dell’aria (SAT)  in Europa per i due periodi caldi sono molto simili, come mostrato nella figura seguente :


Anomalie in Sat durante le fasi recenti caldi della AMO, relativi alla fase intervenire fresco.

In tutte e tre le stagioni, le anomalie calde si trovano, ma non vi è variazione stagionale. In primavera, significative anomalie calde sono limitate verso l’Europa occidentale, con le maggiori anomalie (> 0,8 ° C) in Europa occidentale continentale. In estate, le anomalie calde si estendono molto più ad est in Europa centrale e orientale e le maggiori anomalie (> 1,0 ° C) si trovano nelle regioni meridionali che si affacciano sul Mar Mediterraneo. In autunno, invece, le anomalie calde sono limitate al Nord Europa, e le maggiori anomalie (> 1,0 ° C) si trovano sulla Scandinavia.

La somiglianza tra i due periodi caldi possono essere viste anche nella evoluzione stagionale del Central England Temperature (CET). Questi risultati sono in linea con le correlazioni medie stagionali  tra l’AMO e CET, riportati in altri studi e suggeriscono che lo stato caldo del Nord Atlantico favorisce una primavera mite (soprattutto aprile), estate e autunno, in Inghilterra e in tutta Europa. Ci sono anche anomalie caratteristiche  nelle precipitazioni che accompagnano questo andamento ciclico, vedere la carta per i dettagli. 

” I nostri risultati migliorano in modo significativo il crescente corpo di evidenze che l’Oceano Atlantico è un fattore chiave della variabilità decennale nel clima in Europa e altre regioni. Essi inoltre suggeriscono che il recente andamento delle estati umide del nord Europa e delle estati calde e secche in Europa meridionale (e gli schemi relativi di caldo, asciutto nel nord-ovest Europeo, caldi autunni asciutti in Scandinavia, e autunni umidi in Europa sud-orientale)  dovrebbero continuare finché l’attuale fase calda dell´ AMO persiste. Tuttavia, non è chiaro per quanto tempo questo sarà. Questa incertezza riflette le lacune nella comprensione dei fattori che guidano l’AMO. “

È interessante notare che i risultati di questo nuovo studio sono in buon accordo con alcune  fotografie  vecchie di 80 anni. Fotografie provenienti dalla Groenlandia. Quelle foto hanno rivelato che questa non è la prima volta che c’è stato un periodo di ritiro dei ghiacciai in Groenlandia . 

A Heinkel hydroplane after returning from a surveying mission during Knud Rasmussen’s expedition to Greenland (ca 1933). Recently rediscovered aerial imagery from the past 80 years shows that the glaciers of southeast Greenland have responded vigorously on a decadal scale to both warming and cooling.

L´attuale scioglimento dei ghiacciai è un ulteriore per i credenti dell’apocalittico riscaldamento globale. Purtroppo per loro, i ghiacciai della Groenlandia stavano diminuendo  velocemente nel corso del 1930,  cosí come oggi.


L’AMO guida clima dell’Europa su una scala temporale multidecadale.

Il punto è…. se l’aumento delle temperature dal 1970 ad oggi può essere attribuito alla comparsa della fase calda di questo ciclo atlantico settentrionale. La causa immediata del ciclo è il rafforzamento e l’indebolimento della corrente meridionale (MOC), il tanto conclamato nastro trasportatore oceanico . Gli scienziati che studiano il MOC vi diranno che la forza del suo flusso presenta forti variazioni nel corso del tempo e non c’è ragione di aspettarsi che non cambi in futuro.

Quindi, se l’Europa è in fase di caldo per un lungo fenomeno ciclico decennale climatico, le temperature in Europa dovrebbero aver raggiunto il picco alla fine del 1990 e lí rimanere più o meno a lungo. Se, invece, il riscaldamento nel corso degli ultimi decenni è stato a causa di questo pauroso flagello della  CO 2, l’andamento della temperatura avrebbe dovuto essere sempre in aumento in rapporto con i livelli di gas serra che sono aumentati. Sì, qui sta il problema.

Vedete, i dati tranquillamente rilasciati dal Met Office del Regno Unito e che mostrano che a partire dall’inizio del 1997 fino ad agosto 2012, non vi é alcun aumento visibile nelle temperature globali. In altre parole, il calore del mondo si é fermato  quasi 16 anni fa. 

L’andamento è mostrato nella figura seguente.


Grafico che mostra 16 anni di variazione di temperatura.

Come riportato dal britannico Daily Mail , i nuovi dati, raccolti da oltre 3.000 punti di misura di terra e di mare, è stato rilasciato tranquillamente su internet, senza alcun clamore dei media. ” Ciò è in netto contrasto con la pubblicazione dei dati precedenti sei mesi prima, che è andato solo alla fine del 2010 – un anno molto caldo”, afferma l’articolo on-line. “Porre fine i dati significa, allora che è possibile mostrare una leggera tendenza al riscaldamento dal 1997, ma il 2011 e i primi otto mesi del 2012 sono stati molto più freschi, e quindi questa tendenza viene cancellata.” Questo per quanto riguarda l’oggettività scientifica del Met Office.

Il Daily Mail ha chiesto ad alcuni esperti del clima  il loro parere:

Alcuni scienziati del clima, come il professor Phil Jones, direttore della Climatic Research Unit presso l’Università di East Anglia, la scorsa settimana ha respinto il significato dellappiattimento delle anomalie delle temperatue, dicendo che 15 o 16 anni è un periodo troppo breve, per trarre conclusioni.

Altri non sono d’accordo. Il professor Judith Curry, che è il capo del prestigioso dipartimento di scienza del clima del Georgia Tech University, ha detto al Mail e al Sun che era chiaro che i modelli informatici utilizzati per prevedere il riscaldamento futuro erano ‘profondamente sbagliati’.

Anche Prof Jones ha ammesso che lui e i suoi colleghi non hanno capito l’impatto della ‘variabilità naturale’ – fattori quali cicli oceanici a lungo termine sulle temperatura e le variazioni nella produzione di energia del sole. Tuttavia, ha detto che era ancora convinto che il decennio in corso sarebbe finito molto più caldo rispetto ai due precedenti.

Divertente… quando abbiamo avuto un decennio di aumento delle temperature, la tendenza era “ovvia” e un segno sicuro di una imminente crisi globale. Ora  dicono che le  ipotesi scientifiche  del riscaldamento globale, del buon dottor Jones, sono veritiere nella loro valutazione dei dati climatici, ma possono slittare di qualche decennio. Il dottor Curry ribatte che i modelli al computer, che ci profetizzano tutto questo riscaldamento globale dell’IPCC sono come la storia dello stregone (Messo a fine articolo :smile: ) e che sono profondamente sbagliati. 

Forse i media finalmente metteranno la testa fuori dalla sabbia e vedranno la verità che il riscaldamento globale è una truffa perpetrata da un certo numero di “poveri” scienziati  al fine di promuovere il loro ego e assicurare il finanziamento pubblico delle loro inutili ricerche. Forse l’IPCC pubblicherà un giorno un rapporto  e dirà  ”abbiamo scherzato sulla fine del mondo finito al forno e sulla CO2″.

Ma questo naturalmente succederá quando i maiali voleranno.

La triste verità è che troppi  scienziati del clima  hanno continuato a registrare il sostegno al riscaldamento antropogenico globale come una crisi terribile. Troppi hanno messo in campo la loro reputazione, la carriera e il portafogli per poter fare una ritrattazione. La cosa migliore da fare per questi sapienti fuorviati  è rimanere in silenzio e arrivare tranquillamente alla pensione, ma ahimè, non lo faranno. Come Max Plank ha detto:

La verità trionfa quando muoiono  i suoi avversari . La scienza avanza un funerale alla volta.

SAND-RIO

http://theresilientearth.com/?q=content/atlantic-currents-cause-european-climate-change

Cosí come scritto sopra, vi dico come fanno le previsioni meteo quelli che lavorano anche per l’IPCC:

” Un giorno un pellerossa contadino preoccupato per l´imminente inverno, va dal suo stregone per chiedere come sará la prossima stagione. Lo stregone butta in aria le pietrine, fuma nel calumet un miscuglio poco conosciuto e non raccomandabile, fa una danza, batte il tamburo, va in trance, si gratta le parti basse e alla fine rivela al contadino che il prossimo inverno sará freddo e duro e che avrebbe dovuto raccogliere della legna in piú per affrontare i rigori del freddo. Il contadino se ne va e racconta a tutti quanto gli aveva detto lo stregone e cosí tutti quelli della tribú si affrettano ad andare nei boschi a raccogliere legna. Dopo qualche settimana peró lo stregone ha qualche dubbio e telefona all´ufficio meteo nazionale americano per sapere dagli scienziati cosa prevedono i loro modelli fatti con i potenti e costosissimi computer. Dall´altra parte del telefono lo avvertono che il prossimo inverno sará molto freddo e durissimo perché un loro osservatore ha visto che alcune tribú di pellerossa stavano raccogliendo un monte di legna per riscaldarsi e affrontare la stagione invernale “

Ciao a tutti…..

C’è stato riscaldamento globale o raffreddamento globale a Echuca (Australia) ? Post di Ian Bryce

3 novembre 2012 19 commenti

Premessa

Ian Bryce mi ha mandato un grafico sorprendente. Osservando i dati grezzi originali di Echuca Victoria, si nota un andamento drammatico verso il raffreddamento, di quasi mezzo grado dal 1900. E piuttosto che essere una anomalia isolata del sito, questa tendenza è ripetuta in due città distanti fra loro di circa 100 km .

La zona nell'entroterra nel Northern victoria (Australia)

La zona nell'entroterra nel Northern victoria (Australia)


Curiosamente questi cambiamenti si trovano anche nei picchi massimi di Echuca, che come evidenziato in altre località del  mondo, sembrano corrisponde al ciclo solare. Questo è un colpo di fortuna, o potrebbe essere reale ? Se questi dati sono veri, quali condizioni rendono il ciclo delle macchie solari così evidente in Echuca, dove le temperature massime apparentemente si trovano in sincronia con ogni secondo ciclo solare ?

Ian dice : ” …..Ho speso circa 37 anni della mia vita nella lavorazione dei pomodori a Goulburn Valley in Australia, e gli ultimi 25 anni o giù di lì, nella ricerca,crescita e trasformazione del pomodoro. Dal 1984, la nostra industria in Australia ha triplicato  le rendite di pomodori dalle nostre coltivazioni, il che è abbastanza straordinario. Mi chiedevo se le rendite sono in parte migliorate a causa delle temperature più calde oppure dalla maggiore anidride carbonica ….? “

La maggior parte dei nostri pomodori vengono coltivati ​​in un raggio di 100 chilometri da Echuca. Così ho deciso di guardare i dati di temperatura in quel luogo. E’ un luogo di alta qualità in base alla distinta base, e ha una lunga storia di temperatura. Ha anche una piccola popolazione (circa 10.000 persone ?!) e quindi non dovrebbe verificarsi il famoso effetto denominato ” Isola di calore urbana“in tale area.

Echuca è il Darling Murray River (in alto a sinistra) e Wangaratta Benalla sono sulle pianure ad ovest della catena montuosa Snowy.

Echuca è il Darling Murray River (in alto a sinistra) e Wangaratta Benalla sono sulle pianure ad ovest della catena montuosa Snowy.

 

Gli unici altri siti di alta qualità nella nostra zona sono a Benalla e a Wangaratta. Echuca è a circa 200 km dalla costa e a circa 100 km dalla costa di Great Dividing Range. Quindi ha un clima interno mediterraneo con estati calde e secche e inverni freddi e umidi. Si trova a 36 ° sud e 96 m sul livello del mare. A nord-ovest di Echuca ed è un luogo pianeggiante per centinaia di chilometri.

Di seguito è riportato un grafico delle temperature medie a Echuca, che è la media annuale delle temperature massime e minime. Sono stata molto sorpresa che le temperature erano diminuite e non aumentate, e che la crescita del pomodoro doveva essere quindi più lenta con le temperature più basse. Così, ovviamente, le rese sono aumentate a causa della varietà di pomodoro e le migliori tecniche agricole.

Jo Nova mi ha suggerito di contattare Frank Lansner ( Hidethedecline ), che ha intrapreso un lavoro molto interessante graficamente su tutte le temperature in tutto il mondo. In Australia ha suddiviso i dati in diversi siti climatici, tra cui il Sud-Est Australia. Il suo grafico per circa 52 siti è in basso. Ancora una volta troviamo che le temperature sono in netta diminuzione. Ciò è stato confermato anche da Ken Stewart ( kenskingdom ) in Australia. Ho quindi deciso di guardare le temperature massime e minime singolarmente del sito Echuca, per capire cosa stava succedendo veramente a loro. Sorprendentemente ho scoperto che le temperature minime sono diminuite (si veda i tre grafici), ma la linea di tendenza massima era piatta.

La cosa che mi ha incuriosito, circa le temperature massime (le alte vette), è che si verificano al culmine dei cicli solari dispari, e quattro altre volte, quando abbiamo avuto forti eventi di El Nino. E ‘interessante notare che questa tendenza si colloca anche quando noi avevamo il Super EL Nino nel 1998!  Ci si chiede quando i nostri scienziati del clima, che analizzano i grafici delle temperature globali medie su migliaia di stazioni in tutto il mondo, non si renderanno conto di questa cosa. Ho contattato la BOM , qualche tempo fa, su questo fenomeno, ma non ho avuto ancora una risposta. (Sorprendente?)  Io non sono un climatologo, ma un chimico industriale, e mi chiedevo se i blogger possono essere in grado di far luce su il perché i picchi di temperatura si verificano in ogni secondo ciclo solare, e in secondo luogo, perché le temperature minime stanno riducendo, ma le massime rimangono stabili.

Saluti, Ian H. Bryce

I grafici

La tendenza al calo in tutta questa regione è evidente nei tre grafici riportati di seguito :

Frank Lansner ci fornisce questo ulteriore grafico di 52 località vicine:

 Di seguito alcuni interessanti aggiornamenti

UPDATE # 1  Willis Eschenbach su WUWT dice: 25 Giugno 2012 alle 12:49

Wilis Eschenbach collaboratore di Leif Svalgaard ha delle obiezioni.

Ecco i dati Echuca in relazione ai picchi dei cicli solari, come misurato dai conteggi delle macchie solari.

 

Si nota un picco circa 2 anni dopo la massima attività solare, in 5 dei 6 cicli solari.

“….. Si notano subito un paio di cose. In primo luogo, fa confusione sul picco del ciclo undecennale. In secondo luogo, è molto vago sui tempi dei cicli. Si verificano durante gli anni di massimo, ma se guardiamo l’anno di picco effettivo di ogni ciclo, può accadere due anni prima del picco delle temperature, altre volte tre anni prima, o quattro anni prima, e alcuni non mostrano alcuna relazione con i picchi delle temperature…. Mi dispiace … ma questi sono i dati reali, delle macchie solari  vs  temperatura e non reggono ! …..”

Jo Nova risponde alla obiezione di Willis Eschenbach.

Ho postato una semplice “curiosità“, ci stiamo domandando tutti se questa relazione  è un colpo di fortuna o no ? Non bisogna trarre subito conclusioni importanti. Chiaramente questi grafici sono degni di discussione. Non ci sono grosse conclusioni immediate da trarre da un grafico. Invece questa analisi ha fatto proprio quello che speravo, ha generato una discussione interessante – in piccola parte o no, grazie anche a voi. E ‘chiaro dal grafico che la temperatura aumenta subito dopo il massimo solare in 5 su 6 casi, come se l’effetto del massimo solare potesse avere un ritardo di due anni. Negli anni intorno al 1901, 1916 e alla fine del 2000 di rompere lo schema, ma per 80 anni, dal 1920 al 2002 vediamo un ciclo forte che si adatta perfettamente ad ogni secondo ciclo solare ritardato di 2 anni. Ovviamente ci sono altri fattori che stanno interagendo in questa relazione anche il clima produce un certo rumore? (Devo dire che questo – sembra ovvio?) Vi è abbondanza di materiale per ulteriori indagini. Spero che qualcuno possa seguirla correttamente.

UPDATE # 2 David Archibald e il ciclo Hale  David Archibald dice il WUWT 25 giugno 2012 alle 03:43

Ogni generazione sta riscoprendo ciò che era stato fatto prima  !!

Echuca è un buon esempio del ciclo di Hale. Ci sono un sacco di riferimenti al ciclo di 22 anni nella pioggia, come ad esempio il seguente : http://ccb.colorado.edu/lanina/report/oh.html Prima del 1974, il ciclo di 2-3 anni era dominante nelle variazioni delle precipitazione. Tuttavia, questo ciclo diminuisce quando la transizione si è è passata ad un più lungo ciclo di 3-5 anni. È inoltre interessante notare che il ciclo di 22 anni diventa dominante quando il segnale di 2-3 anni diminuisce a causa dello spostamento del clima. http://www.geo.umass.edu/climate/theses/waple-thesis.pdf
Il ciclo di 22 anni di Hale è da molto tempo invocato come possibile causa del ritmo della siccità bi-decade a sud-ovest negli Stati Uniti, a Great Plains. E’ possibile che questo apparente ciclo di siccità potrebbe essere dovuto alla variabilità interna del sistema oceano-atmosfera, ma come Cook et al. (1997) hanno indicato, non sono facili da eliminare il sole (e anche la luna in questo caso) dalle ipotesi causali. Dai risultati di  Cook si evidenzia che almeno dal 1800, il ciclo lunare (18,6 anni) e il ciclo Hale interagiscono nel modulare il ciclo della siccità. http://www.springerlink.com/content/a2geaywxlu5dan8w/
I risultati investigativi della precipitazioni mensili e della siccità di Palmer  e i dati in tre degli stati del Midwest – Illinois, Indiana e Ohio – mostrano che due componenti periodiche. Una che varia  da 20 a 22 anni (ciclo di Hale) e un’altra componente con periodi tra i 16,9 e 13,5 anni.
Vedi anche il capitolo “The Twenty-Two-Year” ciclo di siccità negli Stati Uniti occidentali” in “Il ruolo del Sole nel cambiamento climatico” di Hoyt e Schatten, pagina 138.

UPDATE # 3 Correlazione con il ciclo di Hale, elaborata da MA Vukcevic, confronto fra le temperature Echuca con il ciclo magnetico di Hale. http://www.vukcevic.talktalk.net/Echuca.htm

 

Fonte :http://joannenova.com.au/2012/06/has-north-victoria-cooled-not-warmed-and-is-that-a-solar-cycle-signal-we-see/

 

Michele

Attenzione Ragazzi: la volete sapere la verità sullo scioglimento dei ghiacci artici?

22 ottobre 2012 12 commenti

Da domani saranno pubblicate in sequenza 3 parti di un super articolo scritto dal nostro Riccardo, aiutato da Andrea Zamboni (Zambo). Praticamente “NIA” ha deciso di dedicare un intera settimana alla “causa artica”.

In questa occasione verrà fatta luce sui veri motivi per cui i ghiacci dell’Artico si stanno sciogliendo in questo modo negli ultimi anni ed in particolare quindi nell’ultima tragica estate!

Non ho ancora letto i pezzi in quanto non sn ancora stati messi nelle bozze, ma gli autori mi confermano che si tratta di roba grossa…pensavate che i furbastri dell’ipcc potessero usare come loro cavallo di battaglia lo scioglimento dell’Artico? (tra l’altro poi dato che si parla di GW dovrebbero spiegarmi perchè l’Antartico invece gode di ottima salute).

Beh, NIA vi rassicura, i veri motivi stanno altrove, ed indovinate chi paradossalmente centra in tutto questo?

presto lo saprete, nn posso rilevare di più anche perchè io stesso nn sn ancora a conoscenza di nulla!

Ma Riccardo e Zambo mi assicurano che si tratta di una ricerca mai stata fatta prima, assolutamente inedita, cerchiamo quindi di divulgarla il più possibile appena usciranno i pezzi!

Stay tuned with NIA, Simon

Il cambiamento climatico e la governance globale

12 settembre 2012 43 commenti

Un raffreddamento globale, con inverni più gravi e cattiva distribuzione delle precipitazioni è atteso per i prossimi 20 anni invece del riscaldamento globale antropogenico  propagandato dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC).

Il riscaldamento globale è una supposizione senza fondamento scientifico. Le proiezioni climatiche, realizzate con modelli matematici, sono meri esercizi accademici, inutili come la pianificazione dello sviluppo globale.

Il suo pilastro fondamentale é che si sta intensificando l’effetto serra causate dalle attività umane che emettono biossido di carbonio (CO 2 ) e il metano (CH 4 ), attraverso la combustione di combustibili fossili e delle foreste tropicali, le attività agricole e di allevamento dei ruminanti.

Tuttavia, l’effetto serra non è mai stato dimostrato, non è nemmeno menzionato nei testi di fisica. Invece,  sono più di cento anni che  il fisico Robert W. Wood ha dimostrato che il suo concetto è falso. Le temperature sono giá state piú elevate con concentrazioni di CO2 minori di quelle attuali. Ad esempio, tra il 1925 e il 1946 l’Artico, in particolare, ebbe un aumento di 4° C con CO2  inferiore a 300 ppmv (parti per milione in volume). Oggi, la concentrazione è di 390 ppmv.

Dopo la seconda guerra mondiale, quando le emissioni sono aumentate in modo significativo, la temperatura globale è diminuita fino alla metà degli anni 1970.

Cioè, è ovvio che la CO2  non controlla il clima globale. Ridurre le emissioni, ad un costo enorme per la società, non avrà un impatto sul clima. Poiché oltre l’80% di matrice energetica globale dipende dai combustibili fossili, riducendo le emissioni significa ridurre la produzione di energia e condanneranno i paesi sottosviluppati alla povertà eterna, con  crescenti disuguaglianze sociali del pianeta.

La trama del Riscaldamento globale  non è nuova e ha seguito la stessa ricetta della presunta distruzione di ozono (O3) da clorofluorocarburi (CFC) tra il  1970 e 1980.

Si ipotizzó che le molecole di CFC, 5-7 volte più pesante dell’aria, possano salire  a più di 40 km di quota, dove si ha la formazione di O3  e dove ogni atomo di cloro rilasciato distrugge migliaia di molecole di O3 , riducendo la sua concentrazione e permettendo una maggiore entrata di radiazione ultravioletta sulla Terra, aumentando i casi di cancro della pelle ed eliminare migliaia di specie viventi.

Incontri con gli scienziati, compresi i paesi in via di sviluppo, sono stati fatti per dare un carattere pseudoscientifico al problema inesistente, fu creato il gruppo di esperti scientifici Ozono Tendenze nell’ambito del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente , ed è stato redatto il Protocollo di Montreal (1987), firmato dai paesi in via di sviluppo sotto la minaccia e il ricatto di sanzioni economiche. 

Nel 1995, gli autori delle equazioni chimiche che avrebbero distrutto il O3 hanno ricevuto il Premio Nobel per la Chimica. Tuttavia, nel 2007, gli scienziati della NASA Jet Propulsion Laboratory hanno dimostrato che le loro equazioni non si verificano nelle condizioni della stratosfera antartica e non sono la causa della distruizione dello strato di ozono. Non fidatevi mai dei professorini di chimica…..

Il presunto riscaldamento globale sta seguendo la stessa procedura, con incontri scientifici O pseudoscientifici), la creazione dell’IPCC, il protocollo di Kyoto e il Nobel (la pace?) all’IPCC e Al Gore.

Si tratta di due tentativi di definire la governance globale. Quale sarà il prossimo passo? La Piattaforma intergovernativa sulla politica di biodiversità e servizi scientifici?

 

SAND-RIO

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