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Archivio per dicembre 2010

NIA VI AUGURA UN BUON 2011!!!!!!!

31 dicembre 2010 35 commenti

Nella speranza di continuare ad offrirvi il miglior servizio possibile sul sole e quant’altro, NIA augura a tuti voi un fortunato 2011!

E speriamo tanto che, sulla scia degli ultimi inverni, la seconda decade del terzo millennio ci regali sempre più emozioni…BIANCHE!

Simon e lo Staff NIA

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L’Ecobufala e il Congresso di Cancun…

30 dicembre 2010 16 commenti

Molti esultano, ma sulla lotta ai gas serra il summit vara un’intesa col trucco. I climatologi: la temperatura globale calerà naturalmente

Cancun - Onanismo sfrenato, quello dei convenuti a Cancun. Parole forse meno colorite, sicuramente meno volgari, ma che rendono lo stesso concetto sono quelle dell’inviata del Corriere della Sera, Alessandra Arachi, che domenica scorsa ha avuto il coraggio scrivere: «l’assemblea dei Paesi del mondo ha applaudito sé stessa». Parole uniche in un intero foglio di esaltazioni evocate sin dalla prima pagina dal quotidiano milanese, che trionfalmente titolava: «Clima, accordo a sorpresa a Cancun».

 Non meno trionfale il titolo che Repubblica ha riservato al suo corrispondente, il solito Cianciullo, senza però riservargli, stavolta, gli onori del richiamo in prima pagina. D’altra parte, ci vuole una spessa coltre di bronzo per concedere quegli onori a uno che scrive, come Cianciullo ha scritto, probabilmente senza arrossire, che «i cinesi hanno la leadership nell’energia pulita». I cinesi? È da almeno cinque anni che installano una centrale a carbone ogni 10 giorni (sì, avete letto bene: una ogni 10 giorni), mentre la loro generazione elettrica è coperta per lo 0,7% dall’eolico e per lo 0,01% dal solare, e avrebbero, i cinesi, la leadership nell’energia pulita? Una frase che avrei potuto scrivere io perché so che quella dal carbone, se prodotta dai nostri impianti, è energia pulita; ma che non scrivo perché non sono sicuro che gli impianti cinesi siano dello stesso tipo che usiamo noi.
Cianciullo ha definito Cancun «un successo degli ambientalisti». Contento lui. L’accordo, informa il giornalista di Repubblica: 1) sollecita la «riduzione delle emissioni del 25-40% entro il 2020»; 2) all’uopo istituisce un fondo, gestito dalla Banca mondiale, di 10 miliardi di dollari l’anno per 3 anni, ma col proposito di farli diventare 100 l’anno fino al 2020; 3) sottoscrive la necessità di mantenere gli aumenti di temperatura (testualmente) «entro i 2 gradi, meglio se entro gli 1,5 gradi per la fine del secolo».

Capisco che 30 miliardi di farebbero gioire chiunque (figuriamoci i banchieri); che se poi diventano 100 miliardi l’anno reclamano un bel brindisi (i banchieri, poi, sarebbero ansiosi di brindare, anche alla nostra salute, per quel che costa loro). Ma ciò che non capisco è il visibilio degli ambientalisti. Se a Cancun avessero approvato e reso operativo ciò che non hanno approvato, e cioè non 10 ma 100 miliardi l’anno da oggi al 2020, sarebbero 1.000 miliardi. Che, se impegnati tutti nel nucleare, consentirebbero di installare 300 reattori e produrre di 300 GW (gigawatt), che rappresentano una riduzione delle emissioni del 6%. Con 1.000 miliardi di dollari si possono invece installare 1.000 GW eolici, che però producono 200 GW elettrici (il vento non soffia sempre), che rappresentano una riduzione delle emissioni del 4%. Oppure, sempre con 1.000 miliardi di dollari, si possono installare 200 GW fotovoltaici, che però producono 20 GW elettrici (il sole non brilla sempre), che rappresentano una riduzione delle emissioni pari allo 0.4%. Qualunque cosa si faccia, siamo ben lontani dal minimo del 25% sottoscritto a Cancun dai fessi del mondo. Dei quali la palma, e col botto, va al ministro all’ambiente indiano, definito «carismatico» da un Cianciullo che in estasi ce ne riporta il commento: «ci sono occasioni in cui lo spirito del luogo deve prevalere sulla procedura». Boh? Io insisto: i ministri dell’ambiente vanno aboliti.

Ma tanto fessi, forse, non sono stati, quelli di Cancun: aver spostato l’obbiettivo ufficiale dall’entità della riduzione delle emissioni all’entità della riduzione delle temperature è stato un colpo da veri maestri. Se le temperature del globo diminuiranno (come la climatologia migliore, per quanto giovane e imperfetta, prevede), questi signori potranno brindare al successo e accreditare quelle diminuzioni alle loro 16 inutili riunioni. Se le temperature non dovessero diminuire, potranno invece sostenere che «bisogna fare di più»: vorranno non 1.000, ma 10.000 miliardi. Delle due una: o la crisi non esiste, o costoro ne sono la causa.
La migliore caratterizzazione del cancan di Cancun l’ha data, ancora una volta, ma forse inconsapevolmente, la brava inviata del Corsera, ove nell’articolo che ho citato scrive: «il fiore all’occhiello degli accordi messicani è stata la volontà di riconfermare il protocollo di Kyoto». Dovete sapere che questo protocollo, sottoscritto nel 1997 ed entrato in vigore nel 2003, prevede la riduzione delle emissioni del 5% rispetto ai valori del 1997; senonché, oggi quelle emissioni sono invece aumentate, del 5% nella «virtuosa Europa» e del 20% a livello mondiale, rispetto a quelle del 1997. Se questo è stato il fiore all’occhiello di Cancun, immaginatevi il resto. Comunque, gli sfaccendati di Cancun si sono dati il loro 17mo appuntamento, l’anno venturo, in Sudafrica: mettiamoci comodi, ma occhio al nostro portafogli.

Di Franco Battagllia

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/interni/dal_vertice_onu_arriva_pacco_che_illude_ambientalisti/13-12-2010/articolo-id=493181-page=0-comments=1

La PEG Partì dalle Isole Britanniche

28 dicembre 2010 102 commenti

— QUASI UFFICIALE —

Per L’Inghilterra è il 2° Dicembre più freddo dal 1659, dietro solo al Dicembre 1879

— Il Dr Vuckcevic sul suo sito ha appena Aggiornato il Dato a 2 giorni dalla chiusura del mese —> http://www.vukcevic.talktalk.net/CET2.htm

Il periodo molto freddo che l’Europa ha vissuto tra il 1300 e il 1850 è chiamato Piccola Era Glaciale, con il tempo si è scoperto che questo periodo freddo era prima incominciato nelle Isole Britanniche per poi trasferirsi anche al resto del continente, anche quindi verso il mediterraneo.

E quindi?

Nell’inverno 2008/09 le Isole britanniche tornarono ad avere nevicate intense come non accadevano da anni, a Londra Nevicò nell’Ottobre 2008 ed era da 70 anni almeno che non lo faceva, Gennaio fu molto freddo e ai primi di Febbraio molte zone furono colpite da un’intensissima nevicata, con accumuli dai 20 ai 30cm, ed era la più copiosa dal 1991.

Infine poi nell’Aprile 2009 Londra vide nuovamente la neve, proprio nel giorno di Pasqua, chissà da quanto non accadeva.

Lo scorso inverno poi, come tutti ben ricordano, è stato molto freddo, ma ancor di più lo è stato in Nord Europa e in Gran Bretagna, con Nevicate diffusissime in Dicembre e Gennaio, addirittura il satellite riuscì a mostrare interamente innevato il suolo Britannico, cosa che a memoria il satellite non era mai riuscito a catturare.

Caddero alcuni record di freddo e l’inverno fu il 4° più freddo dal Dopoguerra.

Ed eccoci allora a questo di Inverno, il 2010/11, il 3° di fila freddo nelle Isole Britanniche, e facciamo il punto della situazione da fine Novembre fino ad Oggi con tutti i dati disponibili.

Vi ricordo intanto che il fenomeno osservato l’anno scorso con la Gran Bretagna totalmente innevata è stata già ripetuta altre 3 volte in questo scorcio di Inverno, comprendendo però anche l’Irlanda, rimasta a secco nello scorso inverno.

Partiamo da Fine Novembre con la situazione in Scozia:

La temperatura più bassa è stata registrata ad Altnaharra in Scozia la scorsa notte con -21,1°C.
Comunque non è un record visto che Braemar con -23.3°C del 14 Novembre 1919, nelle Highlands scozzesi,
continua a detenere sia il record scozzese che dell’intero Regno Unito per il mese di Novembre.
Altre minime interessanti in Scozia:
Aviemore -16,2°C, Loch Glascarnoch -14,5°C, Tulloch Bridge -13,0°C, Lossiemouth -12,1°C, Strathallan -11,7°C

Si Registrano però ben 2 record nazionali di Freddo per Novembre

Irlanda del Nord: a Loch Fea -9.5°C (precedente -9.0°C il 28 Novembre del 1978)

Galles: a Llysdinam -18.0°C (precedente -11,7°C a Welshpool, il 9 novembre 1921)

Oltre a questi record ovviamente si registrano una valanga di altri record Territoriali o Locali.

Inizia Dicembre e cadono a valanga altri record, ecco i più freddi

-17.9 °C LEEMING (precedente -15.0 °C del 7/01/1970)
-17.3 °C LINTON ON OUSE (precedente -14.2 °C del 14/02/1991)
-17.5 °C CHURCH FENTON (precedente -15.2 °C del 14/02/1991)
-10.4 °C INVERBERVIE (precedente -8.1 °C del 29/12/1995)
-12.8 °C SPADEADAM  (precedente -12.7 °C del 4/03/2001)
-12.6 °C DISHFORTH AIRFIELD (precedente -10.0 °C del 21/12/1963)
-11.7 °C YEOVILTON (precedente -10.0 °C del 29/12/1964)

E cade anche il Record Nazionale Irlandese

La stazione meteorologica sul Mount Juliet all’interno del campo di golf e vicino a Thomastown Co Kilkenny ha fatto registrare una minima nella notte del 3 dicembre di -16.4°C
distruggendo il precedente record nazionale di freddo per il mensile che apparteneva a Carlow con -14.6°C del 31 dicembre 1961.

Il Mese di Dicembre intanto va avanti e macina record su record anche in tantissime altre stazioni europee, la Francia è la più colpita ma tutta l’Europa centrale vive un periodo di gelo, in Inghilterra continua il freddo sotto-media ma i record sono già stati battuti, difficile fare meglio, e invece………….

Cade anche il Record Dicembrino dell’Irlanda del Nord

Castlederg ha fatto registrare il Nuovo Record di Minima Dicembrina per l’intero territorio Nord Irlandese con -18.0°C

Il precedente record apparteneva a Katesbridge (County Down) con -16.1°C nel 28 December 2000.
Da rilevare che Castlederg ha anche stabilito il Nuovo Record di Massima Più Bassa per l’Irlanda del Nord con -11°C, battendo i -9,0° di C. Hall, Londonderry del 27 dicembre 1995.

Anche la capitale nord irlandese si mette in evidenza con record assoluto nella giornata di ieri: Belfast Aeroporto -14.9°C

Ecco la Neve presente al Suolo in Gran Bretagna al 21 Dicembre

Se il 20 Dicembre l’Irlanda del Nord batteva il suo record Nazionale il 22 Dicembre questo sarebbe stato di nuovo Ribattuto

Rabbiosa risposta di Castlederg, nella Contea di Tyrone, stanotte ha riscritto la storia registrando il Nuovo Record di Minima Assoluto passando dai -18° di lunedì 20 dicembre ai -18.6°C

Il precedente record di Castleberg, prima di questa feroce ondata di freddo 2010, era -17.4°C stabiliti nel lontano Gennaio 1886.

E se il freddo Inglese non stupisce più lo facciamo arrivare in posti dove non se lo sarebbero mai sognato:

Il freddo anglosassone si impadronisce anche della, forse, più mite località irlandese ovvero dell’isola di Valentia, situata a sudoccidentale della Repubblica d’Irlanda, nella Contea di Kerry, di fronte al Nord Atlantico..

Le media del mese di dicembre sono di 5°C per le minime e 10° per le massime
ma nell’ultima settimana l’isola è stata coinvolta, come il resto del paese, dalla forte ondata di gelo sfociando, mercoledì 22 dicembre,
in un ***Nuovo Record di Minima Assoluto***con -7.7°C, registrato presso lo storico Osservatorio di Valentia (NB: Assoluto vuol dire, non solo di Dicembre, ma anche di qualsiasi altro mese dell’Anno)
Il precedente record di minima assoluto era del gennaio 1969.

Impressionanti le anomalie giornaliere registrate negli ultimi 30 giorni:

Tutte le Informazioni sono state prese da questa pagina: http://forum.meteonetwork.it/meteorologia/130072-i-record-meteorologici-in-reale.html

Ricordo infine che Questo Dicembre 2010 nelle Isole Britanniche sta per chiudersi come il Mese più freddo in assoluto dal Gennaio 1963 ( l’inverno 62/63 è stato il 3°  INVERNO PIU’ FREDDO DAL 1659!!!!!!! )

Mentre Dicembre probabilmente chiuderà come il più freddo dal 1879

Queste le Anomalie di Temperatura:

21 Novembre – 30 Novembre

01 Dicembre – 10 Dicembre

11 Dicembre – 20 Dicembre

21 Dicembre – 25 Dicembre

FABIO

BUON NATALE A TUTTI!!!!!!!

24 dicembre 2010 46 commenti

Auguro un sereno e felice Natale a tutti gli utenti NIA, con un particolare pensiero e ringraziamento a tutti i collaboratori che stanno contribuendo con i loro articoli a rendere il Blog sempre più seguito e competitivo nell’ambito dei siti meteo-climatici Italiani e non solo!

Ancora mille Auguri a TUTTI!

Simon e lo staff Nia

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Encefalogramma piatto…

23 dicembre 2010 49 commenti

Solar flux a 75, media mensile già sotto un’altra volta a quella di febbraio!

Con oggi 7° giorno spotless di fila per il nia’s count, 6° per il Noaa, mentre per il Sidc come al solito non lo sapremo con precisione fino al primo di gennaio!

Non ci sono più parole per descrivere questo ciclo solare che è giunto a 2 anni esatti dal minimo del 2008!

Alla faccia di chi diceva e che continua ancora a dire che è tutto normale…

Stay tuned, Simon

L´industria dell´apocalisse climatica

22 dicembre 2010 22 commenti

Durante le ultime decadi gli allarmisti del clima hanno cercato di terrorizzarci con storie orribili di catastrofi imminenti: l´apocalisse climatica che sta arrivando!

A causa del Riscaldamento Globale (Riscaldamento Globale si scrive con lettere maiuscole perché é la norma principale della Bibbia Climatica) terre fertili agricole diventeranno aride e sterili, mentre aree del deserto avranno esperienze di piogge torrenziali e inondazioni incontrollabili. Le foreste  tropicali seccheranno nel caldo che piú caldo non si puó e il ghiaccio dei poli si scioglierá come un gelato infornato. Le zone costiere e le isole coralline spariranno inondate dal mare sempre piú alto, le grandi cittá del mondo cercheranno di proteggersi dietro enormi pareti e dighe per evitare le inondazioni. La furia della Natura porterá miliardi di rifugiati a migrare verso terre meno arruginite, inseguiti da malattie conosciute e sconosciute, peste, colera e guerre. A caua dell´arroganza umana la nostra civiltá entrerá in collasso, come é accaduto tante volte nel passato. O FORSE NO….Una rivoluzione silenziosa tra antropologie e archeologi ha distrutto il DOGMA SCIENTIFICO su quanto riguarda come crollarono le antiche civilizzazioni, con alcune lezioni per coloro che attualmente pregano ardentemente nella nuova chiesa evangelica dell´AGW affinché sorga l´ultima purificatrice e apocalittica CATASTROFE CLIMATICA.

Le storie delle antiche civiltá sono state anche  uno dei temi favoriti da scienziati e cineasti di Hollywood. Nulla é piú tragico della storia di una grande civiltá che, per ignoranza o orgoglio, abusó del mondo naturale attorno a loro fino a che un  disastro ambientale li porta alla loro  autodistruzione. La lista di queste civiltá é lunga: lantico impero egiziano, l´impero accadiano in Mesopotamia, i Maya, gli Anasazi, Angkor Wat, e anche la leggendaria Atlantide.

Film epici e molte carriere accademiche si basarono nel romanticizzare l´ascensione e la caduta inevitabile delle antiche civilizzazioni. Roma cadde e Atlandide affondó sotto le onde di film catastrofistici, e la nostra moderna civiltá raccoglie grandi guadagni iniziando dalla distruzione in massa.


 Le rovine di  Angkor Wat,i n Cambogia.

Poul Holm, uno storico del  Trinity College Dublin, ha descritto questa ossessione sulle cadute delle civilizzazioni che influenza le religioni, le Universitá e Hollywood, come una industria dell´Apocalisse. In un interessante articolo del 12 Novembre sulla rivista Science , Andrew Lawler descrive il lavoro di Holm e altri studiosi che rigettano questa Industria dell´Apocalisse, per lo meno nel campo scientifico. Negli articoli, “Collapse? What Collapse? Societal Change Revisited,” comincia la sua discussione sul collasso della Societá con una riunione di archeologi nel Regno Unito:

Un gruppo eclettico di specialisti che si riunirono recentemente nella Universitá di Cambridge, allega che il vero collasso sociale e in realtá molto raro.  Loro dicono che i nuovi dati dimostrano che gli esempi classici di massiccio collasso, come la disintegrazione dell´Antico Impero egiziano, la fine del periodo classico dei Maia e la sparizione delle societá pre-colombiane del Sudest degli Stati Uniti, non furono né repentini né disastrosi per tutti i segmenti delle sue  popolazioni.

Gli archeologi stanno collocando una nuova enfasi nella riduzione e trasformazione anziché della mancanza bruta e collasso. Secondo Lawler, questo rappresenta una specie di rezione contro una recente onda di rivendicazioni secondo cui i disastri ambientali, naturalie creati dall´uomo, sono i veri colpati dietro dei molti antichi collassi sociali. L´archeologo Harvey Weiss dell´Universitá di yale, per esempio, in un articolo pubblicato su Science nel 1993, ha indicato una siccitá regionale come la ragione che causó il collasso dell´Impero Accadiano della Mesopotamia.

Il geografo Jared Diamond della UCLA, che ha fatto una carriera con le cronache del fracasso delle antiche societá, nel suo libro Collapse: How Societies Choose to Fail or Succeed. del 2005 cita vari esempi delle cattive decisioni prese in ecosistemi fragili che portarono al disastro,

Diamond ha pubblicato vari libri che coprono differenti periodi e differenti popoli. Mentre i suoi discepoli non hanno dubbi e i suoi libri sono abbastanza chiarificatori, ci sono quelli che discordano con il suo costante tema che la deviazione ecologica porta al collasso.  In  Guns, Germs, and Steel, forse la sua opera piú popolare, Diamond argomenta contro le tradizionali spiegazioni storiche sul fracasso delle societá passate e si concentra sul fattore ecologico. Tra le societá che furono esaminate ci sono i nordici della Groenlandia, i Maia, gli Anasazi, il popolo indigeno di Rapa Nui (Isola di Pasqua), il Giappone, Haiti, la Repubblica Dominicana e infine il moderno Montana. La descrizione di Diamond sulla scomparsa degli abitanti dell´Isola di Pasqua e particolarmente spaventosa.

Tra le civiltá scomparse, una delle piú misteriose è quella della societá dell´Isola di Pasqua che é la piú isolata del mondo, lontana dalle terre abitabili. Con una area di appena 64 Km2, si trova nell´Oceano Pacifico a piú di 2000 km a ovest dell´America del Sud e 1400 Km dall´isola piú vicina abitabile (Pitcairn). Ha un clima ameno sub tropicale ed é un vero paradiso con un fertile suolo vulcanico, una vera e propria mimiatura, isolata dai problemi del mondo.

Gli esploratori polinesiani incontrarono l´isola circa nel 400 D.C. e lá fiorí con un picco attorno al 1200 D.C.  Ma subito dopo la societá dell´Isola di Pasqua entró in una spirale discendente da cui non si recuperó mai piú. Durante alcuni secoli, il popolo dell´Isola di Pasqua liquidò le sue foreste, portò le piante e gli animali all´estinzione, e vide la sua societá complessa scendere nel caos e nel cannibalismo. Loro lasciarono le gigantesche statue di pietra, enigmaticamente sparse nel paesaggio desolante di quell´isola desolata che una volta fu prospera.

Ma l´Isola di Pasqua puó essere una eccezione dal contesto delle civiltá collassate, perché é un piccolo punto di terra isolato con riserve limitate e nessuna via di figa in tempi difficili. Di fatto, molti degli esempi indicati come precauzione contro l´eccesso di allarmi  ecologici sono cosí. I Vichinghi della groenlandia e dell´America del Nord furono certamente isolati e fuori di qualsiasi aiuto delle loro terre natali. Altri, come i Maia e Hohokom, non essendo chiusi in territori geograficamente isolati, possono essersi semplicemente trasferiti verso terre e pascoli piú verdi.  ” I collassi sono forse piú apparenti che reali” afferma l´archeologo Colin Renfrew di Cambridge.

La fine del periodo piú classico, intorno al 900 A.D. é stato per molto tempo un poster del collasso. “Grandi cittá nelle montagne del nord furono abbandonate, le monumentali architetture finirono” scrive Lawler, “Línvasione straniera, le epidemie, la rivolta sociale e il collasso del commercio sono stai identificati come fattori chiave”.


Rovine Maia invase dalla foresta.

Ma un archeologo,  Elizabeth Graham, dellaa Universitá College London, concordacon le spiegazioni tradizionali sul declino Maia. Graham, che lavora nelle basse terre del Belize, dice che “Non esiste una risposta” nella occupazione delle aree dei Maya che lei ha scavato lungo la costa. Oltretutto lei é convinta che piú aree abitazionali esistettero durante e dopo la fine del periodo classico. Nei siti archeologi che ha scavato non ci sono segni di crisi alla fine del periodo classico. Di nuovo come ha scritto da Lawler:

Gli scheletri non mostrano nessuno stress alimentare, le popolazioni sembrano essere numericamente costanti, i terrazzamenti e le dighe continuano ad essere mantenute, e la ceramica sofisticata continua ad essere fabbricata. La siccitá del clima non sembra aver provocato alcuna rottura sociale. “Queste nuove conclusioni sono incredibilmente importanti” dice Norman Yoffee, un archeologo della Universitá del Michigan. Queste nuove rilevazioni e studi sfidano molte delle idee catastrofistiche di Diamond.

I Maya non sono le uniche popolazioni di cui la scomparsa viene adesso rivista in base a nuovi é piú approfonditi studi. I popoli Hohokam occupavano una vasta area dell´attuale Arizona vicino alla frontiera col Messico. Loro furono immaginati originalmente come un popolo che aveva migrato verso il nord uscendo dal Messico nel periodo del 300 A.C. circa. Loro costruirono vasti sistemi di irrigazione con estesi canali e villaggi con tribune per il gioco della palla, piazze, e monti piattaforma. Era una societá complessa che durá fino al 1450D.C. circ. Intanto la popolazione sparí, i canali furono dimenticati, e anche le aree periferiche furono abbandonate. L´abbandono sembró totale.


Gli Hohokam canali complessi e villaggi.

La spigazione tradizionale sul collasso di Hohokam é che inondazioni improvvise distrussero i canali e in piú apportarono una salinizzazione delle terre agricole e una sovrapopolazione. Altri vedono le malattie che gli europei portarono con le invasioni del 1500 come il colpevole finale per la scomparsa di queste antiche civiltá. Ma l´archeologo Randall McGuire della Universitá di Binghamton a Neu York, difende l´idea che i dati non confermano nessuna di queste teorie. Come scritto nell´articolo su Science:

“lui (McGuire) dice che la mancanza della permanenza dopo il 1450 ha reso insostenibile l´idea della malattia e che non c´é nessuna evidenza per la distruzione dei canali. Basandosi su dati del Centro Archeologico del deserto di Tucson (Arizona) lui immagina la scomparsa degli Hohokam con il cambiamento piú ampio che avvenne in tutto il Sudest verso il 1250 e il 1450 D.C. quando la popolazione diminuí di un 75%. Questo non é un evento catastrofico, ma un processo lento, di 150 anni o anche piú. E certamente gli Hohokam non erano coscienti che si trattava di un “collasso”.

 


L´ Europa riuscí a sopravvivere alla fame, alla peste e alla guerra senza entrare in collasso.

Lá rticolo di Science enumera una serie di altri esempi sui disputati collassi. ” la raritá di un collasso dovuto alla resistenza delle popolazioni ai cambiamenti ambientali o alle malattie é considerevole” dice lo storiografo di Cambridge, Jonh Hatcher, che studia la Peste Nera. Tanto nell´ Europa medioevale che l´Asia furono devastate da questa piaga. Molti paesi perdettero 1/3 della sua popolazione, ma gli ordini sociali non furono abbattuti.  Jonh Baines dell´Universitá di Oxford, dice che la transizione piú graduale é piú o meno un consenso nei nostri giorni. Vi sono molte lezioni da apprendere con questa interpretazione evolutiva del passato.

Primo, gli esseri umani sono molto piú resistenti di quanto si pensava. In veritá l´adattabilitá é indiscitibile nell´Homo Sapiens. Gli esseri umani si sparpagliarono in tutti i posti del mondo proprio perché é adattabile. La nostra specie ha sofferto con la peste, la fame, le guerre, con le catastrofi naturali e anche con i cambiamenti climatici, come abbiamo visto anche in precedenti articoli pubblicati qui su NIA. Intanto ancora siamo qui e sempre piú numerosi. Secondo, il clima non cambia tanto rapidamente che non possiamo costruire dighe e trasferirci verso l´interno. La pioggia e l´uso della terra possono cambiare da una regione all´altra, ma non tanto rapidamente che le altre aree non possno essere trasformate in terre agricole. Intanto se il clima cambia rapidamente potremo addattarci anche noi piú rapidamente, oppure dobbiamo lasciare il nostro posto nel mondo ai nostri successori evolutivi.

Infine osserviamo quello che é cambiato nel consenso nel campo dell´archeologia. è cambiato perché migliori informazioni sono diventate disponibili, la scienza é migliorata e le vecchie risposte si sono dimostrate imprecise se non addirittura sbagliate. In veritá, poiché la scienza sta costantemente cercando nuove teorie e raffinando le antiche, la visione di un consenso in un determinato momento é GARANTITO che tra qualche tempo sará provato che é errata.  Ricordatevi di questo quando qualche giornalista o scienziato o qualche accademico pedante di qualche Universitá che anche noi di NIA conosciamo, tenterá usare l´argomento “CONSENSO” per dire che tutte le storie di orrore in relazione al riscaldamento globale antropogenico sono VERE e la scienza é CONFERMATA!

La scienza mai é finita e il consenso é un argomento per gli idioti fatta per chi é intellettualemnte pregiudicato o inferiore. RIVENDICAZIONI DI UN IMMINENTE APOCALISSE CLIMATICA NON HANNO NESSUNA BASE NELLA SCIENZA O NELLA STORIA. Queste esistono solo per impaurire i disinformati in conformitá, in una soggezione politica, di quelli che vorrebbero rifare il mondo secondo i loro propri desideri egoisti. È l´ora di collocare una volta per tutte il clima fuori dall´industria dell´apocalisse, degli affari puliti o sporchi, dai finanziamenti per ricerche inutili, fuori dal mondo di quei professori universitari che si sentono chissá che solo perché sono arrivati (chissá come?) a insegnare qualcosa senza neanche capire cosa dicono o che non si informano, quei professorini che hanno invidia dei veri scienziati che umilmente dicono: queste sono le conclusioni dei miei studi ma voglio ricevere dai miei colleghi critiche piuttosto che consensi.

Non credete che esiste una industria dell´apocalisse climatica anche per le piccole cose?  Il pacco sopra: “Guardate l´effetto del Riscaldamento Globale! Comprate questo prodotto e con una buona bevanda potrete vedere come la massa terrestre e le coste scompaiono davanti ai vostri occhi con un aumento di 100 metri del livello dei mari!!!”

Insomma, una buona apocalisse non deve essere perduta e allora approfittiamone…. vendiamo qualsiasi cosa col marchio AGW.

Fonte: http://theresilientearth.com/?q=content/climate-apocalypse-industry

SAND-RIO

L’ EFFETTO-SERRA NON ESISTE NEPPURE SU VENERE!

21 dicembre 2010 107 commenti

L’amico e collega Alberto (IlikeCO2) scriveva qui giustamente qualche tempo fa che è difficile per molte persone liberarsi dagli schemi mentali più radicati, anche se vengono fornite tutte le prove scientifiche dell’erroneità di tali convinzioni, e sulla base di calcoli precisi, leggi fisiche e matematiche.

E infatti l’idea che l’atmosfera sia una serra, o una “coperta” i cui gas sarebbero in grado di “intrappolare” le radiazioni infrarosse ed accrescere le temperature, per quanto smentita da varie leggi fisiche, da precisi esperimenti (come quello di Wood del 1909), e da molti studi autorevoli al riguardo (Siddons, Nahle, Schreuder, Gehrlich, Tscheuschner, Miskolczi, Thieme, Claes Johnson, ‘O Sullivan, etc.) sembra tuttora affascinare – nel suo rozzo semplicismo –”climatologi” (peraltro piuttosto privi di cognizioni matematiche e fisiche adeguate) e molte persone che si limitano a citare pezzi di articoli e diagrammi trovati nei vari blog, senza neppure capirne l’erroneità (come l’improponibile diagramma di Kiehl e Trenberth, che anche la NASA ha messo in cantina da diversi anni).

Ma il pezzo forte di questi sostenitori della teoria dell’effetto-serra, è senz’altro rappresentato dalla proposizione dell’esempio del pianeta Venere.

Una delle affermazioni più comuni nei blog, ed anche in moltissimi testi ed articoli, è quella secondo cui Venere, la cui atmosfera è al 96.5% composta da CO2, e la cui temperatura alla superficie raggiunge i 464° C (737°K) sarebbe proprio la dimostrazione indiscutibile ed assoluta sia dell’esistenza dell’effetto serra, che della capacità della CO2 di intrappolare le radiazioni solari, innalzando le temperature.

Non solo, ma un’altra delle affermazioni più diffuse – tra i serristi più convinti – è proprio la lugubre profezia del destino rovente che ci attenderebbe, qualora la CO2 prodotta dall’uomo aumentasse ancora.

Peccato che molti di questi personaggi dimentichino in primo luogo che la CO2 presente sulla Terra è solo lo 0.04% di tutti i gas atmosferici, cioè poco più di 4/10000simi di quella presente su Venere, e che peraltro vi furono epoche preistoriche anche sulla Terra in la CO2 nell’atmosfera era oltre 20 volte maggiore di quella attuale, senza che vi fosse alcun danno per le specie animali.

Chiusa parentesi.

Ma il problema è un altro.

Venere – per quanto diverso dalla Terra – è davvero la dimostrazione dell’esistenza di un ipotetico effetto serra?

Le temperature roventi su Venere sono davvero causate dalla spaventosa concentrazione di CO2 nell’atmosfera?

In realtà si può facilmente dimostrare che le cose non stanno affatto così, e solo chi non sa nulla delle condizioni fisiche di Venere, e non possiede adeguate cognizioni matematiche e fisiche, poi se ne esce ripetendo meccanicamente il solito refrain sulla CO2 e sull’effetto serra.

Ma vediamo rapidamente i dati precisi che riguardano Venere (tratti dal sito della NASA, e dalle rilevazioni delle varie sonde spaziali, quindi sperimentalmente documentati e inattaccabili).

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/factsheet/venusfact.html

La prima cosa che colpisce, chi analizza le condizioni di Venere, è il fatto che le temperature del pianeta sono UNIFORMI, sia l’emisfero irradiato dal Sole, che quello in oscurità, hanno le medesime temperature, ovvero circa 460°-465° C.

Questo dovrebbe immediatamente fare riflettere chiunque sia in buona fede, e voglia comprendere la realtà dei fatti senza pregiudizi.

Ora, se fosse l’atmosfera e la CO2 di Venere ad “intrappolare” le radiazioni solari e a causare un enorme effetto serra, allora non si spiega come mai anche la parte oscura non irradiata dal Sole ha LA STESSA temperatura della parte illuminata.

Dove non arrivano radiazioni solari, ovviamente non vi può essere innalzamento di temperature, ma anzi si dovrebbe rilevare un freddo notevole.

E dove non arrivano radiazioni infrarosse, ovviamente queste non possono nemmeno venire “intrappolate”, non si può intrappolare ciò che non esiste.

Eppure su Venere abbiamo ovunque le medesime temperature, sia dove c’è Sole che dove c’è ombra!

Inoltre, su Venere i venti soffiano a velocità ridottissime, inferiori ad 1 m./sec., quindi è escluso ovviamente che vi possa essere un effetto convettivo, di “rimescolamento” e trasporto di calore da parte dell’atmosfera, anche perchè là il giorno dura 2802 ore, la rotazione è lentissima, e il giorno venusiano è pari ad oltre 116 giorni terrestri.

E ancora, la densità estrema dell’atmosfera di Venere, che raggiunge i 67/70 kg./m^3 (la Nasa dà circa 65 kg/m^3 sul suo sito, ma altri fonti danno una densità un po’ più alta), impedisce ai raggi solari di raggiungere la superficie, su Venere c’è buio anche nell’emisfero irradiato dal Sole, alla superficie avete solo una sorta di sauna a 464°C e con un buio quasi assoluto

E allora, quale può essere la causa delle enormi temperature di Venere?

Semplicemente le enormi pressioni che l’atmosfera raggiunge alla superficie, pari a ben 92 atmosfere (mentre la Terra ha solo 1 atmosfera di pressione al livello del mare).

Infatti, utilizzando l’equazione generale dei gas: PV = nRT, che è la legge universale dei gas perfetti, valida per i gas al di sotto di temperature e pressioni troppo elevate (come possono essere quelle stellari, dove l’equazione non è applicabile), e usando i parametri di Venere, abbiamo:

P (pressione) = 92 atmosfere

V (volume) = 1 m^3 (1000 dm^3, oppure 1000 L)

n (numero di mole): che è dato dal rapporto tra la massa reale del gas (che in questo caso è pari a 67.000 grammi/m^3) e la massa molecolare della CO2, che è pari a 44, quindi il numero di mole/m^3 su Venere è 1522.7

R (costante universale dei gas) = 0.082

In base a questi parametri, ed effettuando una semplice operazione di moltiplicazione e divisione:

92 * 1000/1522.7 * 0.082

abbiamo 92000/124.8 e il risultato è 737 gradi Kelvin, cioè appunto 464° C, che è la temperatura uniforme che si trova sulla superficie di Venere!

Ma ciò dimostra matematicamente che le temperature tanto elevate di Venere non sono per nulla dovute né ai raggi solari (sulla superficie i raggi solari non arrivano per nulla, perché l’atmosfera è troppo densa e non li lascia passare, così come i raggi solari non arrivano in fondo al mare, dove è buio e freddo), né ad un fantasioso effetto serra!

Sono le pressioni gigantesche che l’atmosfera di Venere raggiunge alla superficie a causare le temperature superiori a 460° C che le sonde spaziali hanno evidenziato, e cambierebbe ben poco se al posto della CO2 ci fosse l’aria terrestre (che ha massa molecolare di 28.9 anziché 44). Se comprimete un gas come l’aria fino a 92 atmosfere (anziché solo 1 come abbiamo sulla Terra, avreste comunque temperature superiori a 300°C.

Quindi, chi cita Venere come esempio perfetto di “effetto-serra”, non ha la minima idea di cosa parla, e parla ripetendo luoghi comuni e senza sapere usare la propria testa, poiché i 464°C di Venere sono al 100% causati dalla pressione di 92 atmosfere che esiste là, le radiazioni solari e il fantomatico “effetto-serra” non c’entrano proprio nulla.

Roberto Frigerio

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