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Archivio per febbraio 2011

Non c’è miglior sensore che quello all’interno di un corpo vivente – seconda parte -

28 febbraio 2011 10 commenti

 

Adesso passiamo per un’ attimo al regno dell’essere umano, dopo aver riportato nella prima parte alcuni recenti storie, che vedevano alcuni mammiferi (come i delfini o le balene) fra i più sensibili e quali protagonisti di bizzarri quanto misteriosi comportamenti.

http://daltonsminima.altervista.org/?p=13636

La domanda da porsi è, esistono persone dotate di una particolare sensibilità in grado di avvertire con qualche giorno/ora d’anticipo questi tremendi sconvolgimenti naturali ? La risposta sembrerebbe di si. Infatti, sempre in riferimento al terremoto verificatosi in Cile, il 19 marzo pesco dalla rete quest’interessante notizia al limite del paranormale che se letta da una persona priva delle giuste conoscenze di base in merito a queste fenomenologie può sembrare incredibile; ma messa in relazione, alle precedenti storie e alla straordinaria sensibilità che certi bambini possono avere….

http://www.meteoweb.it/cgi/intranet.pl?_tit=Non%20solo%20gli%20animali:%20anche%20i%20bambini%20prevengono%20le%20catastrofi&_cgifunction=form&_layout=sezioni&keyval=sezioni.sezioni_id%3d5497

Nella notte del 27, poco prima che la terra cominciasse a tramare, Esteban Idalsoaga, figlio del direttore del parco zoologico di Buin, nei pressi di Santiago, aveva finito di nutrire i suoi cani. Subito gli animali intorno cominciarono a dare segnali di grande nervosismo: le oche si rifugiavano sotto gli alberi e i cani emettevano suoni strani, i lupi ululavano disperati. Poi un lungo silenzio prima del sisma. Alla stessa ora, nell’Oceano Pacifico, a 670 km dalle coste, i 600 abitanti dell’isola di Robinson Crusoè dormivano profondamente. Una bambina di 12 anni, Martina, udì una scossa che la inquietò. Avvisò suo padre, carabiniere dell’isola, che però non si era accorto di nulla. Egli tuttavia, telefonò a Valparaiso, dove il nonno gli confermò l’avvenuto cataclisma. Martina non perse tempo e diede l’allarme suonando il gong. Tutti gli abitanti fuggirono in alto verso la collina. Era in arrivo lo tsunami, che avrebbe fatto 15 morti. La ragazzina riuscì a salvare centinaia di vite. Sesto senso? Intuito? Fatto sta che in diverse occasioni i giovanissimi sono riusciti a mettersi in salvo e ad avvisare le altre persone.

Terremoto M7.1 del 14 aprile 2010 Tibet, provincia occidentale del Qinghai.

Sesto senso, coincidenza fortuita ? Sentite questa :

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=140086

Più di 800 studenti di una scuola media sono scampati al terremoto del Qinghai grazie ad un presentimento del vicepreside. Quella che sembra una novella cinese è in realtà un fatto di cronaca che ha trasformato un insegnante in un eroe. Il sisma che ha colpito la provincia cinese al confine con il Tibet è stato preceduto da una lieve scossa che ha svegliato il professor Yuanli Duode.“Sono stato pervaso da una strana sensazione di inquietudine, un cattivo presentimento che non riuscivo a decifrare”, ha raccontato. Una sensazione che lo ha spinto a scendere dal letto per svegliare gli studenti e portarli fuori dagli edifici.

E dopo aver parlato di pesci, mammiferi passiamo adesso ad un piccolo animale che vive fra i due mondi, sia nell’acqua che sulla terra ferma.

Il Rospo !

Questa notizia interessa il nostro paese ed in particolare l’Aquila. Come non ricordare il drammatico terremoto del 6 aprile 2009.

http://www.meteoweb.it/cgi/intranet.pl?_tit=I%20rospi%20prevedono%20i%20terremoti&_cgifunction=form&_layout=news&keyval=news.news_id%3D18677

I rospi prevedono i terremoti

I rospi comuni (Bufo bufo) sono in grado di prevedere eventi sismici rilevanti e di adattare di conseguenza il loro comportamento: è il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici e pubblicato dalla rivista scientifica Journal of Zoology. I ricercatori stavano studiando in situ un gruppo di anfibi a una settantina di chilometri dall’Aquila, nel periodo immediatamente precedente al sisma del 6 aprile del 2009: cinque giorni prima del terremoto il numero di rospi presenti nella zona dell’accoppiamento si è ridotto del 96%, un comportamento considerato “altamente non abituale”. Una volta iniziata la stagione della riproduzione, spiegano gli scienziati, i rospi rimangono infatti attivi in gran numero fino a che questa non è terminata: ma tre giorni prima del sisma il numero di accoppiamenti si è ridotto a zero. Gli anfibi hanno fatto ritorno solo al plenilunio successivo, ma in numero ridotto. I ricercatori ignorano quale tipo di segnale ambientale possa essere stato percepito così tanti giorni prima del sisma, ma sottolineano che la diminuzione delle attività dei rospi è coincisa con delle “perturbazioni pre-sismiche nella ionosfera”, possibilmente legate a delle fughe di radon dalla crosta terrestre o all’effetto di onde gravitazionali.

Restiamo in Italia ma spostiamoci sia nello spazio che nel tempo. Siamo a Pompei & Ercolano nel 79d.c. E una sconvolgente eruzione seguita da una vero e proprio diluvio di cenere ed un fiume di fango seppelliscono le due città.

http://www.vesuvioweb.com/new/IMG/pdf/TERREMOTO_ANIMALI.pdf

Ecco cosa riporta Aniello Langella nel suo scritto :

Le città, inoltre erano popolate da molti altri animali domestici quali gatti, cani. Sicuramente galline, conigli e capre affollavano i cortili non solo delle case rurali. Nelle ville rustiche poi si devono ancora considerare gli animali importanti utili all’alimentazione umana. La mucca, il maiale. Nella Villa Regina di Boscoreale fu rinvenuto un maiale che non riuscì a scappare in quanto rinchiuso nel suo recinto. Nella Villa di Poppea a Oplonti poco prima della catastrofe, vagava tra un corridoio ed un giardino interno una mucca, allucinata dai rumori assordanti, soffocata dalle polveri, attese la sua fine adagiandosi sul pavimento mosaicato di un cubicolo. Ma tutti gli altri animali dove erano scappati? Qualcuno, forse, nella speranza di portarli in salvo li aveva liberati per le strade e la campagna? ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

continua……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….Gli animali fuggirono da Pompei e Ercolano già qualche ora prima della catastrofe. Non ne abbiamo sicuramente le prove ma è ragionevole pensarci. Dove erano andati a finire gli allevamenti di pecore e capre? Dove le mucche che erano la base della catena alimentare sia diretta nel senso di produzione di prodotti caseari che nel fornire carni fresche? Dove avevano trovato rifugio gli abitanti di quelle grandi porcilaie prossime alle ville rustiche? A Pompei il cave canem era solo un mosaico e gli altri cani avevano lasciato la città già il giorno prima forse. E così a guardia della città non era restato nessuno. Solo un cane, costretto dalla catena visse la sua angoscia fino all’ultimo soffocato dal fumo e dilaniato dalle nubi ardenti. Restò lì contorto nell’ultimo spasmodico saluto ad una città che stava cedendo alla sua notte più buia.

Adesso abbandoniamo la terra ma per spostarci sottoterra !

I lombrichi


http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_agosto_18/terremoti_allarme_dai_lombrichi_739102f8-6d4f-11dd-b80d-00144f02aabc.shtml

I lombrichi sono in grado di avvertire i terremoti con molti giorni di anticipo. Ne è certo il geologo colombiano Juan Manuel Gonzalez Castano che a Pereira, dove risiede, coordina il progetto denominato ‘Quando le rocce suonano, i lombrichi si muovonò. Lo studioso ha spiegato al quotidiano El Tiempo di Bogotà che il comportamento degli anellidi da lui osservati, della specie «Amynthas corticis», rivela «con molti giorni di anticipo» l’arrivo di terremoti di magnitudo superiore al grado 4 della scala aperta Richter.

Differenti studi scientifici avevano già provato come gli animali (gatti, cani, pesci, tartarughe, cavalli, mucche e topi) avvertano i sismi prima degli umani, ma la novità introdotta da Gonzalez è che i lombrichi, battono ampiamente la concorrenza, percependo il terremoto con «ben 25 giorni di anticipo».

Ricorderete il tremendo tsunami del dicembre del 2004 nell’oceano indiano.

Altra incredibile notizia :

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2004/12_Dicembre/29/animali.shtml

Le guardie forestali dello Sri Lanka sono stupite: il peggior tsunami della storia ha ucciso oltre 70 mila persone lungo le coste delle isole dell’oceano Indiano, ma non riescono a trovare alcun animale morto. Le onde giganti sono penetrate per oltre tre chilometri all’interno dello Yala National Park, la più grande riserva dello Sri Lanka, la casa di centinaia di elefanti, coccodrilli, orsi, bisonti e scimpanzé, con la maggior concentrazione di leopardi in Asia.
«È un fatto strano che delle centinaia di elefanti e di leopardi ospitati nel Parco non sia stato trovato nemmeno un esemplare morto», ha detto H.D. Ratnayake, vice direttore del Wildlife Department. «Nessun elefante è morto, nessuna lepre o coniglio», ha aggiunto.
«Penso che gli animali possano sentire i disastri. Hanno un sesto senso. Sanno quando le cose accadono».

Di storie a dir poco incredibile se ne trovano a decine sulla rete, potrei continuare a scrivere pagine e pagine di esperienze/racconti con protagonisti animali…bambini o persone particolarmente sensibili ma il “succo” della questione non cambierebbe !

Nella ricerca che ho condotto ho trovato anche un certo prof. Roberto Santacroce dell’università di Pisa che ha perfino elaborato una tabella nella quale vengono descritti i comportamenti anomali mostrati dagli animali prima di un terremoto.

Rileggendo la sintesi del testo di Ikeya Motoji intitolata “Earhquakes and animals” redatta da Massimo Silvestri troviamo che anche nel regno vegetale si registrano delle stranezze prima di un terremoto.

Ikeya riporta diverse testimonianze e riferimenti documentali di anomale fioriture di piante e alberi in periodi antecedenti il terremoto. Sono riferiti mutamenti nel colore dei fiori, anomale fioriture invernali e rifioriture di alberi di albicocche, di peschi e di peri. La mimosa, pianta estremamente sensibile, prima di un sisma la si è osservata chiudere gli stami e ripiegarli.

In conclusione, non vorrei essere polemico, ma quante volte noi esseri umani principali registi delle dinamiche materiali di questo pianeta ci affacciamo al regno animale con termini ….

“Ehhi…guarda quella bestia…” con atteggiamenti spregevoli ed egoistici.

Istinto primordiale animale oppure straordinaria sensibilità verso il creato ? C’è una sottile differenza nei termini e nel modo di osservare e valutare ciò che ci sta intorno cari miei.

C’è da meditarci sopra gente, comunque in conclusione ad ognuno di voi il vostro personale giudizio e valutazione….

Nel prossimo capitolo affronteremo invece il capitolo delle luci sismiche – EQL – .

Michele


Categorie:Terremoti e Vulcani Tag:

Aggiornamento NIA’s Sunspot Number: Il satellite di riferimento è l’SDO

25 febbraio 2011 32 commenti

Ripartiamo con il nostro conteggio con il nuovo aggiornamento che ci permette di utilizzare il nuovo satellite che la NASA ha messo a disposizione per sostituire il SOHO.

Il conteggio ovviamente avrà come pagina principale sempre la stessa: http://daltonsminima.altervista.org/?page_id=8780

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Cosa comporta questo aggiornamento?

Prima di tutti vi rimando all’articolo di presentazione del conteggio inizialmente basato sul SOHO

http://daltonsminima.wordpress.com/2010/05/25/nia-ci-riprova-ecco-il-1%C2%B0-conteggio-alternativo-al%C2%A0sidc/

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In pillole la situazione attuale:

  • Il sistema di verifica di macchie è del tutto identico al precedente ed è stato assestato sulla diversa colorazione dell’SDO ed al suo diverso contrasto, sono quindi stati modificati i parametri che prima permettevano alla macchia si essere contata. In questo frangente ovviamente ci sono i problemi più complessi, perché potrebbe succedere che i parametri che adesso stiamo utilizzando non siano del tutto performanti come prima nel giusto compromesso tra grandezza e visibilità della macchia, non è detto che tali parametri possano essere soggetti a modifiche le quali si ripercuoterebbero anche nei conteggi precedenti che sarebbero da rifare. Per ora andiamo avanti così, con i parametri da me scelti come migliori
  • Per quanto riguarda la rilevazione ovviamente adesso useremo le immagini SDO che ci permetteranno tra l’altro di avere valori di SN molto vicini alle ore 12UTC che ci siamo prefissati di mantenere come standard di orario di rilevazione
  • La correzione del numero di wolf è sempre 0.6 che ricordo essere quello usato dal centro principale del SIDC, quello di locarno
  • I conteggi eseguiti sul SOHO quando l’SDO era già presente non saranno ne rifatti ne aggiornati, resteranno definitivi così come erano stati calcolati al tempo
  • Siccome ci siamo prefissati anche l’impegno di risalire all’SN a ritroso fino al Dicembre 2008 (mese di inizio del ciclo 24) tali conteggi verranno ovviamente fatti con il vecchio programma e il SOHO come satellite

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Ripropongo infine la guida per leggere i PDF:

SN: indica il numero di wolf così come viene calcolato attraverso la sua formula

SN Corr. : indica il numero di wolf dopo aver subito la correzione con il fattore K per poterlo confrontare con l’RI del SIDC

Ora Rilev. : indica l’orario dell’immagine SOHO su cui si basa il conteggio

Mens. : indica i 2 valori mensili di SN

(per problemi o chiarimenti è consigliabile scrivere direttamente nella pagina che mettiamo a disposizione)

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Informazioni Generali:

Il NIA’s SN subisce una prima rilevazione di tipo giornaliero da parte del nostro amministratore Simon, tale conteggio ha validità totale fino a fine mese, quando il nostro conteggio subisce una revisione, definitiva, da parte del titolare del conteggio ( Fabio-Nintendo ), tale revisione viene pubblicata quindi a mese concluso in forma completa sotto forma di file PDF, assumendo validità “ufficiale” in maniera continuativa.

Ovviamente adesso con Febbraio andremo un po’ a rilento, per mettere a posto le ultime cose, ma i dati giornalieri verranno aggiornati il prima possibile, così come il riassunto mensile, che potrebbe tardare qualche giorno.

FABIO

Non c’è miglior sensore che quello all’interno di un corpo vivente – prima parte-

24 febbraio 2011 32 commenti

E’ arrivato il momento di mettere un’ attimo da parte grafici, report, indici per parlare di tutti quei fenomeni all’interno del regno animale che fanno da precursore o sono in stretta relazione agli eventi sismici. In questi anni di monitoraggio dell’attività sismica terrestre, la mia attenzione è più volte caduta, ricapitolando alcune strane notizie che ho trovato in rete, su questa stretta correlazione. Bisogna premettere che già nelle storie dei nostri avi o nonni si afferma che molte delle specie animali che ci circondano sono delle vere e proprie sentinelle di tutti quei repentini o violenti fenomeni naturali, dai terremoti ai cambiamenti meteo. Infatti molti di voi conosceranno tanti aforismi o detti popolari dove sono racchiuse molte di queste conoscenze. Ma quanti di noi saprebbero oggi interpretare i giusti segnali precursori che il mondo animale ci mostra ? Questa trattazione non vuole aprire un’inutile polemica su il perchè o il come la civiltà d’oggi si sia allontanata dal semplice e naturale contatto con essa. Troppo semplice dire : “Viviamo in un mondo in corsa !” oppure “Abbiamo da fare questo o quell’altro !”. Pensiamoci bene cosa potrebbe succedere ad una società che dovesse dimenticare per sempre questi segnali che madre nature ci manda. Siamo veramente sicuri che il nostro “deux – macchina” meccanico elettronico che ci circonda tutti i giorni con automobili,Pc, telefonini o altro sia una sicurezza di stabilità ed armonia con la natura che ci circonda e con il nostro essere ? In sintesi dopo questa precisa e doverosa premessa mi sembra fondamentale parlare di alcune di queste fenomenologie che in questi due anni ho notato e che a mio modesto parere non fanno che avvalorare quello che da più mesi vi sto ripetendo fino all’ossessione, ossia che tutto è collegato.

Che si chiami elettromagnetismo per uno scienziato oppure forza vitale per una persona che poggia la sua vita sulla spiritualità ! Detto questo, iniziamo.

Lasciando da parte “i volatili” che di recente hanno riempito le cronache locali e non di strane e alquanto anomali morie di gruppo desidererei aprire questa trattazione parlando di quegli stupendi e sensibili animali che sono le Balene.

Molti non si ricorderanno,che il 3 settembre 2010 abbiamo avuto un forte terremoto a circa 30 km. da Christchurch in Nuova Zelanda. http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo490017.shtml

E fin qui nulla di strano visto i molteplici sismi di magnitudo superiore alle 7 che hanno tempestato il globo nel 2010.

Niente da riportare in sincro a questo violento sisma in una preliminare analisi, fino a quando però non pesco dalla rete questa notizia :

http://www.meteoweb.it/cgi/intranet.pl?_tit=Nuova%20Zelanda,%2074%20balene%20spiaggiate&_cgifunction=form&_layout=news&keyval=news.news_id%3D27898

Wellington (Nuova Zelanda), 22 set. – Una gruppo di 25 balene pilota ha trovato la morte sulle coste della Nuova Zelanda. E’ il secondo gruppo di cetacei che va a spiaggiarsi in due mesi, dopo le 63 trovate a Kaitaia. Le balene trovate questa volta sulla spiaggia della Spirits Bay, 320 chilometri da Auckland, sono in tutto 74. Ambientalisti e scienziati stanno cercando di salvare la vita alle altre 49, ma il maltempo rende difficile riportarle in mare. La ragione per cui le balene si arenano non e’ chiara: potrebbero essere le acque poco profonde, che determinano un disturbo nei loro sonar, oppure succede che un membro malato si ponga allamtesta del gruppo e gli altri lo seguano.

Molti attribuiscono la perdita d’orientamento delle balene ai Sonar o ad altre apparecchiature elettroniche in dotazione alle forze navali civili e/o militari che solcano i mari. C’è chi parla perfino di veri e propri rituali pre-morte che questi giganteschi mammiferi andrebbero a compiere prima di morire. Tutte ipotesi degne di studio ed analisi.

Adesso aprite la pagina web sotto riportata e lanciate l’animazione a partire dal 3 settembre 2010. Un vero e proprio bombardamento sismico in quelle settimane. Logico supporre, a mio parere, che le povere balene abbiano perso l’orientamento nelle settimane a seguire l’evento sismico.

Osservate la vicinanza fra le due località.

http://www.christchurchquakemap.co.nz


Non siamo ancora nella categoria dei fenomeni premonitori , appuntiamoci da una parte questo caso e procediamo avanti nelle ricerche.

Andiamo adesso in California, per la precisione nella splendida San Fransisco. Nella vostra visita in questa splendida città non può mancare la visita al porto Turistico, letteralmente invaso dai Leoni marini.

Se qualcuno di voi si fosse recato nel porto nel dicembre del 2009 non avrebbe trovato lo spettacolo sopra mostrato.

http://www.physorg.com/news181370042.html

San Francisco’s famous sea lions have vanished

SAN FRANCISCO – Last month, marine scientists counted more than 1,500 sea lions on fabled Pier 39, a record number that delighted tourists and baffled experts. Why so many? Why were they sticking around? But now, almost all of the sea lions are gone, leaving the experts guessing where they went — and why.
“Most likely, they left chasing a food source,” said Jeff Boehm, executive director of the Marine Mammal Center in Sausalito, which runs an information center and gift shop at Pier 39. “It’s probably what kept them here in the first place.”

Ma perchè avranno lasciato casa ? In cerca di cibo ? Oppure ….

http://www.mediterraneonline.it/2010/01/10/violenta-scossa-di-terremoto-al-largo-della-california/

TERREMOTI: USA; SCOSSA MAGNITUDO 6.5 A LARGO CALIFORNIA – LOS ANGELES (USA), 10 gennaio 2010

http://www.corriere.it/esteri/10_aprile_05/terremoto-messico-california_ab85b770-4080-11df-84ba-00144f02aabe.shtmlTerremoto al confine tra Messico e Usa Due morti e un centinaio di feriti: di magnitudo 7,2, è la scossa più forte registrata nella zona dal 1969 a oggi

Movimentato questo inizio 2010 in California sia sottoterra che in mare. Come non collegare questa notizia, al tremendo sisma di M8.8 del 27 febbraio 2010 in Cile. La sollecitazione alla cintura di fuoco registrata nei primi mesi del 2010 può essere messa in relazione anche con quest’ultima news.

Notizia del 4 marzo 2010 :

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/japan/7365076/Oarfish-omen-spells-earthquake-disaster-for-Japan.html

Ci spostiamo in Giappone e troviamo invece questo piccolo pesciolino chiamato “Oarfish” che può crescere fino a 5 metri di lunghezza e che normalmente vive a 1000metri di profondità. Nel link sopra riportato si parla di vari esemplari pescati in varie prefetture.

Secondo la tradizione Giapponese quando questo pesce viene pescato o ritrovato sulle spiagge e segno che a breve si verificherà un forte terremoto. Secondo, Hiroshi Tajihi, vice direttore del centro sismico di Kobe ,queste sono solo vecchie superstizioni e non vi è alcuna evidenza scientifica fra avvistamenti e terremoti.

A conclusione di questa prima analisi riporto questa ottima parte ripresa del testo di Ikeya Motoji intitolato “Earhquakes and animals” redatto da Massimo Silvestri nel quale si evidenzia l’estrema sensibilità delle specie viventi che popolano fiumi,laghi,mari o oceani

http://www.itacomm.net/ph/2008_Silvestri.pdf

Nei giorni antecedenti l’evento, moltissimi pesci del laghetto di Nishinomiya rimasero immobili in superficie orientati lungo l’asse Est-Ovest. Altri pesci nella baia di Kobe persero la loro istintiva paura per l’uomo e nuotarono i superficie facendosi catturare facilmente dai pescatori. Durante questo anomalo aumento di pescosità vennero catturati diversi esemplari di Regalecus specie ittica che abitualmente dimora nelle acque più profonde del mare e noti presso la tradizione locale col sopranome di “pesce del terremoto”, in quanto la loro cattura avviene sempre nei giorni che precedono un sisma. I pescigatto (altro animale che tradizionalmente si considera legato ai terremoti) notoriamente tranquilli, iniziarono a saltare violentemente fuori dall’acqua dai loro acquari, agitandosi vistosamente, due o tre giorni prima della fatidica data. I delfini dell’acquario di Suma (in zona epicentrale) mostrarono forti segni di nervosismo il giorno antecedente il sisma, spingendosi addirittura a saltare sulla terra ferma per non rimanere in acqua.

Aggiornamento del 22-02-2011

Certe volte il destino gioca dei brutti scherzi, in precedenza avevo scritto : “appuntiamoci da una parte questo caso” in merito al sisma registrato a Christchurch in Nuova Zelanda il 03-09-2010, che il 21 febbraio leggo questa notizia :

http://www.agi.it/estero/notizie/201102211721-ipp-rt10211-nuova_zelanda_morte_107_balene_pilota_spiaggiate_a_stewart_island

(AGI) – Wellington, 21 feb. – Piu’ di 100 balene pilota sono morte spiaggiate sull’isola di Stewart, a sud-ovest dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda. Lo ha riferito un responsabile della Protezione ambientale locale, precisando che i cetacei morti sono 107. Le balene erano state scoperte da alcuni passanti. Piu’ della meta’ era gia’ morta mentre 48 sono morte per l’impossibilita’ farle riprendere il mare. “Un’operazione – ha spiegato il portavoce – che avrebbe impiegato 10-12 ore: troppe, il caldo e il sole le avrebbero uccise prima” .

Passano 24h. che una tremenda scossa colpisce nuovamente Christchurch in Nuova Zelanda.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/02/22/visualizza_new.html_1584825903.html

Sisma Nuova Zelanda, oltre 65 morti Scossa in superficie di magnitudo 6.3, edifici rasi al suolo e 150 persone sotto le macerie.

Una nuova coincidenza …manifestazioni solari – variazioni del campo magnetico – disorientamento degli animali – terremoti ?

Nella seconda parte parleremo di altri anomali comportamenti registrati nel regno degli animali (presenti e passati) prima di un violento sisma o eruzione vulcanica, esseri umani inclusi.

Michele


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La Terra a Palla di Neve: Il presente è la chiave del passato!

22 febbraio 2011 30 commenti

Si tratta di uno dei grandi principi della geologia: le regole del mondo non si sono modificate con il tempo, e ciò che lo fa funzionare oggi, lo faceva anche milioni, miliardi di anni fa. Pertanto, dal passato della Terra possiamo ricavare le ragioni per alcuni fenomeni che avvengono nel presente, e forse anche trovare alcuni indizi per interpretare il futuro.
Ad esempio, uno degli indizi che hanno portato all’idea di una passata glaciazione, capace di estendersi dal Galles al polo nord, fu la presenza di enormi massi, dalla composizione del tutto diversa da quella del terreno, trovati a centinaia, se non migliaia, di chilometri di distanza dai più vicini depositi di roccia-madre.

Fig 1: Queste rocce, a volte di dimensioni enormi, furono chiamate “massi erratici”. La foto ne presenta uno, ritrovato in Italia qualche tempo fa, nella regione di Pianezza. Il masso fu poi utilizzato come materiale da costruzione.

Il mistero dei massi erratici fu risolto nel 1821 da Ignaz Venetz, un ingegnere svizzero, che ebbe l’intuizione di considerare i massi come resti di antiche morene, ovvero delle lingue di detriti trasportate dai ghiacciai; una volta che il ghiacciaio era scomparso, alcuni dei massi più grossi erano rimasti a testimonianza della sua presenza.
L’ipotesi sconvolse il mondo scientifico: l’idea di una tale estensione dei ghiacci appariva ridicola. Ma, con il tempo, e con altre prove rinvenute, si giunse alla conclusione che, in vari periodi negli ultimi milioni di anni, i ghiacci erano assai più estesi di adesso, toccando il loro ultimo massimo attorno a 18.000 anni fa.

Fig 2: In queste due immagini, una comparazione tra la Terra durante l’ultimo massimo glaciale e quella attuale. Colpisce non soltanto l’enorme estensione dei ghiacci nell’emisfero boreale, ma anche il basso livello del mare: enormi quantità d’acqua erano infatti trattenute nelle calotte. Dopo che esse si furono sciolte, lasciarono dietro di sé dei laghi stretti e lunghi, come quello di Como, in Italia, o i Grandi Laghi in America del Nord.

Qualche decennio più tardi, quando ormai la teoria delle glaciazioni era pienamente accettata, il mondo scientifico si ritrovò a vivere uno sconcerto ancora maggiore, quando in certe regioni dell’Africa centrale furono scoperti dei massi erratici. Con il tempo, altre strutture geologiche, come striature glaciali, o rocce di composizione glaciale, furono rinvenute a basse latitudini.
Queste anomalie furono considerate come derivanti da altri fattori, non imputabili ad un raffreddamento; la principale obiezione era che la fascia contenuta tra i tropici, ricevendo la maggior parte del calore del Sole, non poteva congelare. In effetti, anche durante l’ultima glaciazione, essi erano rimasti caldi.
Venne allora avanzata un’altra ipotesi: un’antichissima estensione dei ghiacci (i depositi imputati risalivano ad un’epoca tra i 700 ed il 600 milioni di anni fa) poteva aver raggiunto un livello tale da riflettere proprio la luce solare che avrebbe dovuto riscaldare i tropici, eliminando così il muro di calore che impediva loro di stringere tutta la Terra?
Ancora oggi, infatti, il ghiaccio riflette tra il 30% ed il 40% della luce ricevuta dal Sole (la neve fresca arriva al 90%, ed è per questo motivo che spesso in montagna si è accecati dal riverbero), ed i deserti ne riflettono tra il 25% ed il 30%; al contrario, la foresta ne restituisce al massimo il 15%, e l’acqua marina non arriva oltre l’8%. Questo fenomeno viene chiamato albedo, e significa che un mondo con molto ghiaccio, o ricoperto da deserti, riflette una maggior parte della radiazione solare di un mondo caldo ed umido.

Fig 3: L’albedo nella Terra attuale. Da notare che le zone glaciali, come la Siberia, il Canada, la Groenlandia, riflettano fino al 40% della radiazione solare; anche il deserto e le grandi catene montuose sono caratterizzate da un’albedo assai alta. Per contro, le regioni pluviali, come l’Africa centrale o l’Amazzonia, sono soggette ad un’albedo molto bassa.

Qual’era, allora, la situazione del mondo 700 milioni di anni fa?
Le prove geologiche del periodo hanno portato ad una configurazione che ha rafforzato le prove di una glaciazione globale; all’epoca, infatti, tutte le terre erano riunite insieme, formando un supercontinente simile a quello che avrebbe dominato l’epoca dei dinosauri, la Pangea.
Ma a differenza della Pangea, che vedeva un ecosistema completo, il supercontinente di 700 milioni di anni fa, Rodinia, sarebbe stato un deserto arso e senza vita: lo strato di ozono che protegge la superficie della Terra dai raggi solari, infatti, non era ancora completo. Le piante non esistevano, e non sarebbero comparse per ancora 180 milioni di anni. In mancanza di fotosintesi, tutta la vita si svolgeva in acqua, al riparo dalle radiazioni, dove peraltro non andava oltre cianobatteri o alghe verdi.
La Rodinia, continente desertico, avrebbe dunque avuto un’albedo molto più alta di quella della Terra attuale, riflettendo una parte assai maggiore della luce solare.
Ma più importante dell’albedo, sarebbe stata la sua posizione.
Il supercontinente si estendeva con una lama larga e piatta, partendo dal polo Sud fino alle latitudini dell’Islanda; l’ampia regione polare garantiva una base geologica per l’accumulo di ghiacci (la glaciazioni degli ultimi milioni di anni, infatti, hanno avuto una delle loro cause nella posizione dell’Antartide, che permette di avere un nucleo da cui protendere i ghiacci durante i periodi più freddi), ma, ancora di più, la larga “falce” di terre emerse in posizione tropicale avrebbe avuto un duplice effetto di raffreddamento.

Fig 4: Ricostruzione della Rodinia verso la fine della sua storia, circa 600 milioni di anni fa. Si nota bene la forma quasi ad “uncino” delle terre emerse, assieme alla vasta regione polare.

Per cominciare, essa avrebbe garantito un’albedo alta nelle regioni tropicali, dove la radiazione del Sole era più forte: se infatti si ha un’albedo elevata in regioni polari, gli effetti sono scarsi, in quanto l’energia ricevuta è minore. Ma in posizione tropicale, l’effetto sarebbe stato molto più accentuato. Inoltre, la posizione dei continenti li avrebbe fatti essere soggetti ad una maggiore erosione, cosa che avrebbe portato una quantità maggiore di rocce silicee a reagire con l’ossigeno nell’atmosfera e nell’acqua, intrappolando al loro interno una grande quantità di anidride carbonica e riducendo dunque il calore intrappolato dall’atmosfera.
La conseguenza maggiore, tuttavia, sarebbe stata la mancanza di una circolazione oceanica capace, come quella attuale, di trasportare con efficacia l’acqua più calda fino alle alte latitudini: di conseguenza, le regioni polari avrebbero visto climi estremi, con temperature molto al di sotto di quelle attuali.
Di solito, i meccanismi che tendono a portare la natura verso climi estremi ricevono delle retroazioni, così da condurre la Terra verso un optimum climatico, ma 700 milioni di anni fa tutti questi fattori (assieme ad altri come un Sole più giovane e quindi meno attivo, o sufficiente ossigeno nell’atmosfera da neutralizzare il metano presente in essa) puntavano in un’unica direzione.
Tra i 725 ed i 625 milioni di anni fa, dunque, in almeno due occasioni le regioni polari della Rodinia si raffreddarono, complice forse anche un mutamento nella circolazione oceanica; la maggiore quantità di ghiaccio portò l’albedo a crescere, riducendo la luce assorbita e portando le temperature a scendere ancora. Le calotte polari si espansero ed assorbirono acqua dal mare, portando nuova terra in superficie ed aumentando ulteriormente l’albedo.
Quando le calotte polari raggiunsero una latitudine di circa 34° (pressappoco l’altezza cui oggi si trova la Sicilia, od il Texas in America, quindi assai prima delle posizioni dei tropici), l’albedo divenne superiore alla luce assorbita: le calotte polari non trovarono più alcuna resistenza e si estesero ad un ritmo sempre più rapido, fino ad inglobare tutta la Terra sotto uno strato spesso un chilometro e mezzo.

Fig 5: Ecco come si presentava, forse, la Terra 700 milioni di anni fa, al tempo di una glaciazione globale. Non è chiaro se, almeno in alcuni periodi, una sottile cintura di acqua liquida si sia estesa lungo l’Equatore. Ma anche se così fosse stato, il resto della Terra avrebbe visto delle temperature medie di 40 gradi sotto zero, con una media di -110°, forse anche -120° attorno al polo sud. Per fare un riscontro, le temperature medie della parte più interna dell’Antartide, la zona più fredda di tutta la Terra attuale, sono di circa -57°.

Per la vita fu un disastro.
Quasi la totalità delle forme viventi fu spazzata via dal ghiaccio imperante; sopravvissero soltanto, in profondità nel mare, alcune forme di batteri ed alghe molto semplici attorno ai camini vulcanici, dove la presenza di nutrienti chimici, e l’adattamento alla mancanza di luce solare, concessero all’evoluzione di non ripartire da zero.
Con la Terra completamente ricoperta da ghiaccio, stretta in un circolo vizioso di abbassamento delle temperature, senza zone calde o temperate da cui le calotte potessero cominciare a ritirarsi, la glaciazione globale sembrava eterna.

Fig 6: Europa, una delle lune di Giove. La sua superficie è completamente ricoperta dal ghiaccio, che nasconde, forse, un oceano di acqua liquida. Detriti portati dagli asteroidi ed alta presenza di minerali nel ghiaccio mostrano le zone più scure. Forse era questo l’aspetto della Terra settecento milioni di anni fa.

Cosa ha permesso alla Terra di uscirne?
Negli anni, l’obiezione più forte contro l’ipotesi di una “Terra a palla di neve” (Snowball Earth) è stata che essa doveva presentare un circolo vizioso insanabile: l’albedo troppo alta non avrebbe mai consentito alla Terra di sciogliersi. Com’era possibile che solo cento milioni di anni più tardi, fosse avvenuta la più grande esplosione di vita nella storia della Terra, nel Cambriano?
La risposta venne dalla considerazione delle condizioni climatiche a quel tempo. La Terra si presentava come un enorme deserto, con pochissime precipitazioni in quanto l’acqua libera era in quantità davvero esigua; inoltre, la glaciazione globale avvenne verso la fine della vita della Rodinia, quando il supercontinente stava cominciando a spaccarsi. L’azione di deriva dei continenti portò ad un’intensa attività vulcanica lungo le faglie tettoniche (i punti in cui le placche si toccano, simili alle cuciture su un pallone da calcio), ed essa portò alla produzione di enormi quantità di anidride carbonica.
Nella Terra attuale, la produzione vulcanica viene trattenuta dalle reazioni delle rocce con l’ossigeno dell’atmosfera (che non potevano avvenire sotto chilometri di ghiaccio) ma soprattutto dalla pioggia, che ne conserva enormi quantità nel terreno e nel mare. In un mondo senza pioggia e con un’intensa attività vulcanica, la produzione di anidride carbonica non dovette ricevere alcun freno; e, in pochi milioni di anni, essa passò al 13% del totale, aumentando di circa 350 volte.
Una simile quantità di anidride carbonica dovette riuscire, all’incirca 625 milioni di anni fa, a creare un effetto serra tanto potente da contrastare l’azione dell’albedo, e da far ritirare in fretta le calotte polari, scoprendo di nuovo il mare e le terre.
La presenza di suolo e di acqua liquida avrebbe poi consentito all’anidride carbonica di tornare a dissociarsi e a diminuire, riportando la situazione ad uno stato ottimale.

Fig 7: L’anidride carbonica avrebbe condotto ad un rapido surriscaldamento della Terra, portando a temperature opposte a quelle precedenti, fino a +50° di media globale. Con la rapida scomparsa delle calotte polari, l’anidride carbonica si disciolse rapidamente nel mare e nel terreno, consentendo alle temperature di ritornare a valori meno estremi. Questa spiegazione, tuttavia, non tiene conto delle caratteristiche tipiche dell’anidride carbonica.

Questo almeno secondo le idee ufficiali sugli effetti dell’anidride carbonica nell’atmosfera: ovvero (basandosi su dati, poi considerati falsi, di carotaggi in Groenlandia effettuati negli anni ’80) un aumento lineare del calore atmosferico in base all’aumento della CO2; tale relazione, in realtà, non esiste. L’anidride carbonica ha una correlazione logaritmica con l’assorbimento del calore, ovvero l’aumento della quantità comincia presto ad esaurire il suo effetto, per vederselo poi ridurre a zero. Quindi, un’atmosfera composta al 13% di anidride carbonica non avrebbe avuto alcun effetto sullo scioglimento della palla di neve; mi sembra assai più plausibile una spiegazione legata alla deriva dei continenti: 650 milioni di anni fa, come già detto, la Rodinia era verso la fine della sua storia, e non è inverosimile che un mutamento delle posizioni dei continenti, con il loro allontanarsi dalle regioni polari, ed una rinnovata circolazione oceanica, abbiano riportato la situazione climatica ad uno stato meno estremo.
Soltanto in seguito, con la riapertura dei bacini marini ed il ritorno dell’erosione superficiale, a contatto con l’aria, l’anidride carbonica deve essere diminuita; senza, peraltro, che l’effetto avesse qualche correlazione con le temperature. Recenti carotaggi e studi di climatologia hanno dimostrato, infatti, che la correlazione tra l’aumento di anidride carbonica e crescita delle temperature, vada invertita: sarebbe proprio la maggiore temperatura a spingere i grandi “serbatoi” di anidride carbonica (come il terreno, il permafrost, ma soprattutto il mare) a liberarne grandi quantità, di solito con un ritardo di circa 800 anni rispetto alla crescita delle temperature.

Qualunque sia la spiegazione reale, ancora oggi il dibattito continua; ma la scoperta di nuovi depositi in Canada ha ulteriormente rafforzato la teoria.
Molto di recente, infine, alcuni studiosi hanno azzardato un’idea affascinante: l’imponente erosione che seguì al rapido scioglimento, dovuto sia al ritiro dei ghiacci, sia al clima alterato, sia al grande dilavamento dei fiumi, potrebbe avere disciolto nell’acqua marina enormi quantità di nutrienti (in particolare fosforo). Una simile manna avrebbe poi condotto gli organismi sopravvissuti alla catastrofe a replicarsi come mai prima; ma le poche specie di partenza (in quanto una situazione come quella della Terra a palla di neve ed il suo successivo scioglimento devono aver premiato gli organismi più semplici e facilmente adattabili), sottoposte ad un enorme sovrappopolamento, avrebbe poi condotto l’evoluzione a superare il costo riproduttivo di formare organismi pluricellulari, facendo così compiere alla vita sulla Terra quel balzo incredibile che avrebbe portato la biosfera a diventare quella che è oggi.

Fig 8: Forse l’Esplosione Cambriana, quel diffondersi di nuove specie che avvenne tra i 530 e i 490 milioni di anni fa, fu causata dall’enorme disponibilità di nutrienti dovuto all’erosione del terreno dopo la glaciazione globale. Se così fosse, il mistero delle cause dell’Esplosione Cambriana troverebbe finalmente una soluzione.

Il fenomeno della “Terra a palla di neve”, avrebbe dunque portato nuova vita dopo una lunga stagione di freddo mortifero (non per nulla il periodo che vide la Terra a palla di neve è stato nominato da qualche anno “Criogeniano”).
L’analisi delle cause della glaciazione globale porta ad un’ultima domanda: può accadere ancora? Può il passato essere la chiave del presente?
Ci sono buone probabilità che i due episodi del Criogeniano non siano stati gli unici della storia della Terra: alcune decine di milioni di anni prima, altre glaciazioni hanno forse raggiunto i tropici (anche se mancano le prove che siano riuscite ad inglobare tutta la Terra).
Un episodio molto più lungo è certamente avvenuto nel Sideriano, tra i 2500 ed il 2300 milioni di anni fa (quindi nei primordi della vita della Terra, quando persino i continenti erano giovani e molto meno estesi): un’enorme proliferazione di batteri portò ad una grande ossigenazione dell’atmosfera, e quindi a dissociare le enormi quantità di metano (il metano ha una capacità di trattenere il calore pari a circa 20 volte quella dell’anidride carbonica, e in questo caso la correlazione può aver avuto un senso; ma mi sembra più plausibile addurre cause relative allo spostamento dei continenti) allora presenti in CO2 ed acqua. A quell’epoca la Terra era riscaldata da un Sole molto più debole, e dunque la diluizione del metano può aver portato ad una glaciazione estesa a tutta la Terra, che sarebbe durata almeno 200 milioni di anni: la Glaciazione Huroniana.

Fig 9: La Glaciazione Huroniana fu la madre di tutte le glaciazioni, stringendo la Terra in una morsa di gelo per un periodo due volte più lungo di tutti gli episodi del Criogeniano messi insieme. Il Sole molto più debole deve avere portato a temperature ancora inferiori, ma la grande attività vulcanica lo spostamento dei continenti sarebbero comunque riusciti a decretarne la fine.

Abbiamo visto come, oltre all’albedo, anche la posizione dei continenti giochi un ruolo fondamentale nella temperatura media del pianeta; essa condiziona le correnti oceaniche, che possono portare in poco tempo ad un riscaldamento o ad un raffreddamento dell’atmosfera.
Negli ultimi anni, c’è stato il sospetto che proprio una di queste correnti sia in pericolo. Se ciò avvenisse, quali sarebbero le conseguenze? Potrebbe ciò condurre ad un episodio glaciale come quelli di 20.000 anni fa? O la situazione sarebbe ancora più grave, e porterebbe ad una nuova Terra a palla di neve?

 By Shaggley

(Articolo pubblicato anche su: http://survivalrule.wordpress.com/)

STRETTI LEGAMI TRA CLIMA-VULCANISMO-MAGNETISMO II PARTE

21 febbraio 2011 15 commenti


E’ così assurdo credere che se il 20% del vulcanismo terrestre si trova sui continenti,e l’altro 80% si trova sul fondo di mari e oceani questi possano condizionare le temperature delle acque di qualche grado sufficiente per influenzare il clima e le tempeste tropicali ed extratropicali?
In realtà è estremamente stolto credere il contrario,vale a dire che solo i venti atmosferici e l’irradiamento solare siano in grado di condizionare le temperature delle acque.

Durante l’eruzione sottomarina del 19 marzo 2009,alle isole Tonga,una parte cicostante dell’Oceano Pacifico fu riscaldata in un’area pari o superiore a quella dell’Islanda.
Ma facciamo un riassunto di solo alcuni vulcani sottomarini che sono stati scoperti negli ultimi anni
-Nel 1993 un gruppo di geofisici marini a bordo del Melville scoprì 1.133 vulcani mai rilevati a quasi 1000 km dall’isola di Pasqua ,che si trova a 3.600 km a est del Cile.
Detti vulcani erano particolarmente grandi e alcuni di essi arrivavano ad un altezza di 2500 metri sul fondale marino.
Per gli scienziati quella scoperta fu uno shock per il fatto che anzichè trovarne solo una decina,come si aspettavano,ne trovarno ben più di 1000.
In poche parole era una delle più grandi concentrazioni di vulcani attivi al mondo.
I nuovi vulcani erano stati scoperti in un area di intensa attività vulcanica nella quale il basalto sgorga in enormi quantità sulla superficie marina con pennacchi d’acqua che superano i 400 C°.
Questa immissione di roccia fusa nell’oceano alza sufficientemente le temperature marine da influenzare le correnti oceaniche e generare El Nino,questa è la conclusione del geofisico Daniel A. Walker dell’Università delle Hawaii.
Nel 1995 le nuove ricerche in parte sponsorizzate dal NOAA hanno rilevato che il vulcanismo sottomarino è una delle forze più potenti e meno conosciute al mondo,che causano un aumento della temperatura dei mari pari a 3000 grandi reattori nucleari.
Oltre ai vulcani sottomarini scoperti al largo dell’isola di Pasqua,ne sono stati scoperti altri molto più a nord.
-Uno di questi in piena attività venne rilevato nel giugno del 1993 a circa 400 km a largo di Astoria,nell’Oregon.
Classificato come vulcano coassiale,si trova in una frattura nel fondale lunga 6 km a una profondità DI 2.600 m,nello stretto di Juan de Fuca.
In un susseguirsi di fenomeni sismici da un cratere fuoriesce lava rovente,dall’altro acqua ad elevata temperatura.
-Nel 1996 ne venne scoperto un altro al largo di Newport,nell Oregon.
Un’enorme fenditura nel fondale lunga una decina di chilometri,il doppio della sua più vicina più a nord.
Attualmente gli scienziati della NASA stimano che il numero del vulcani sottomarini tra quelli scoperti e non,possa essere almeno un milione.
Almeno 75.000 di essi si eleva per 800 metri dal fondale e molti migliaia di essi sono attivi.
Delle enormi caldaie che riscaldano costantemente le temperature degli oceani.
-Sismi ed eruzioni. «I grandi terremoti della Sicilia orientale hanno origini vulcaniche. Il magma risale lungo la scarpata Ibleo-Maltese».
Un vulcano sommerso la cui estensione supera di tre volte quella dell’Etna; un vulcano il cui sistema di alimentazione è completamente autonomo rispetto a quello dell’Etna, da cui dista però solo pochi chilometri: a scoprirlo dopo quattro anni di accurati studi condotti nel tratto di mare compreso fra Riposto e Acicastello, è stato un gruppo di ricercatori della facoltà di Scienze geologiche dell’Università di Catania, guidato dal prof. Giuseppe Fatane, docente di Fisica terrestre, e composto da Ivan Agostino, Santo La Delfa e Riccardo Leonardi. Pubblicati di recente sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Elsevier”, i risultati dello studio riservano di sicuro ulteriori clamorosi sviluppi, a cominciare dalla dimostrazione della teoria secondo cui i grandi terremoti che nel corso dei secoli hanno colpito la fascia ionica della Sicilia sono strettamente correlati all’attività vulcanica del gigante etneo. E non solo. Ma andiamo con ordine. «Le dimensioni dell’edificio vulcanico sommerso sono davvero imponenti – spiega il prof. Patane -. L’abbiamo sempre avuto lì, sotto il naso, ma nessuno si è mai accorto della sua esistenza. La struttura, in grande, richiama alla mente le linee dell’Etna, con un enorme sprofondamento sul versante orientale che partendo da 500 metri sotto il livello del mare scende giù fino al piano abissale dove si raggiungono i 2500 metri di profondità. Il diametro massimo della Valle del Bove è di 7 chilometri; quello della caldera sommersa è di 20 chilometri: cioè, tré volte più grande».
-Una spedizione scientifica australiana nel Pacifico meridionale ha scoperto una catena di migliaia di vulcani sottomarini. Alcuni sono alti piu’ di 1000 metri e possono rappresentare una fonte ricchissima di metalli pregiati.I vulcani vanno da piccoli coni ad un colosso soprannominato Dugong, largo 50 km alla base e alto 1500 metri, e molto sono attivi.
-15/04/2008 Un gigantesco vulcano sottomarino è stato scoperto a sud est dell’Islanda. Si trova al largo della penisola Reykjanes e sembra che sia grande come la penisola stessa. La scoperta è stata realizzata dal vulcanologo islandese Armann Haskudsson dell’Università dell’Islanda. Stando ai primi accertamenti il vulcano potrebbe esplodere in un qualsiasi momento.
Ma perché l’eruzione potrebbe avvenire anche in tempi molto vicini? Spiega il vulcanologo: “Perché dalle prime ricerche eseguite possiamo affermare che il vulcano è attivo e poiché da secoli o forse millenni non ha prodotto eruzioni c’è da aspettarsi che ne arrivi una abbastanza vicina a noi nel tempo.
Il vulcano si trova a circa 1.500 metri di profondità e quindi le lave della sua eruzione non dovrebbero interessare l’Islanda. “Tuttavia – prosegue Haskudsson – terremoti di una certa intensità potrebbero interessare la penisola islandese prima che il vulcano entri in attività”. Le dimensioni sono così enormi che la sua bocca a forma di caldera ha un diametro di circa 10 chilometri.
-E’ stato chiamato Empedocle come il famoso filosofo-scienziato greco nato in Sicilia intorno all’anno 490 a.C. Si tratta di un grande vulcano sottomarino che è stato di recente scoperto nei fondali davanti a Sciacca in Sicilia. Il vulcano sommerso che è ancora attivo e si trova a circa 30 chilometri dalla costa ed è di dimensioni simili a quelle dell’Etna.
-Il Nafanua è sorto nel giro di quattro anni e cresce di 20 centimetri al giorno
Nei pressi delle isole Samoa sta formandosi un vulcano sottomarino attivo all’interno di un altro cratere più grande.
Un gruppo di scienziati guidato da ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography dell?Università di California di San Diego ha scoperto un vulcano sottomarino attivo nei pressi dell’arcipelago delle isole Samoa. Durante una crociera di ricerca per studiare l’hot spot samoano, gli scienziati hanno individuato un vulcano che sta crescendo nel cratere superiore di un altro vulcano sottomarino più grande, il Vailulu’u.
-Un vulcano sottomarino attivo è stato scoperto al largo della costa dell’ Antartico. E’ alto poco meno di 500 metri: la base si trova sulla piattaforma continentale a 700 metri di profondità, mentre la cima arriva a circa 275 metri sotto il livello del mare.
Taluni esempi sono riportati per dare un minimo quadro di quanti realmente ce ne siano la sotto.
Ma se osserviamo bene anche la posizione degli Hotspots con i luoghi in cui generalmente hanno origine gli uragani o i cicloni o i tifoni,dipende dal luogo e dall’oceano ma sono comunque gli stessi generi di tempeste tropicali.
“Paese che vai,tradizioni che trovi”.

Per esempio le aree in cui hanno origine molti uragani atlantici,coincide guardacaso con 3 hotspot che probabilmente riscaldando le acque con condizioni atmsferiche favorevoli sono in grado di indurre un’apporto nel riscaldamento dell’oceano in quella data area inducendo così alla formazione di tali tempeste tropicali.
Il ciclone Yasi,che di recente aveva raggiunto categoria 5 e colpito l’Australia ebbe origine proprio in corrispondenza con l’Hotspots delle Carolina Island’s.

Pare che oltre alle condizioni atmosferich e latitudinali,il vulcanismo sottomarino,le dorsali oceaniche e gli Hotspot abbiano molta più influenza di quanto molti sostenitori del Riscaldamento Globale e scettici debbano ammettere.
La terza e ultima parte sarà leggermente più lunga in quanto tratterò le luci sismiche,le origini esterne dei terremoti,i cambiamenti del campo magnetico terrestre e ciò che connette anche queste tipologie di fenomeni con le mie PERSONALI conclusioni tutto ciò e alcuni possibili eventi futuri.

Fonti:

http://www.travelblog.it/post/7439/hunga-haapa-eruzione-sottomarina-alle-isole-tonga

http://expianetadidio.blogspot.com/2009/12/el-nino-e-il-nuovo-minimo-di-maunder.html

http://delphine-angua.blogspot.com/2011/02/yasi-update.html

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Il Sole si sta svegliando per davvero?

19 febbraio 2011 50 commenti

Siamo tempestati di solar flare, quasi tutte di classe C ed alcune di classe M…e proprio ora che la 1158 nel sud emisfero si era calmata ed è in procinto di girare la parte visibile del sole, nel nord emisfero sono cresciute altre 2 Ar:

Solar flux che nella giornata di ieri raggiunge quota 122, quindi in cresicta rispetto i già alti valori dei giorni scorsi!

Media mensile che così sale a 92.11, in pochi giorni il sole straccia il record del febbraio scorso!

Forse il momento è arrivato, è probabile che d’ora in poi la media mensile si attesterà stabilmente sui 90-100… o forse dopo sta impennata, tornerà gradualmente tutto come prima o quasi?

Siamo ad un bivio di fondamentale importanza per il ciclo 24, che comunque è e rimarrà un ciclo debole, ma d’ora in avanti si deciderà  veramente di che pasta è fatto…

Stay tuned, Simon

GW NASA (GISS) – Gennaio 2011

18 febbraio 2011 8 commenti

La Premessa da fare quando si guardano questi dati è ovviamente sull’affidabilità.

Su NIA abbiamo molto spesso parlato proprio della serie storica GISS, che di tutte non è certo la migliore come affidabilità e come trend presenta valori diversi anche dalla serie storica del NOAA.

Con una breve ricerca sul sito di NIA (meglio se quello vecchio su wordpress) troverete sicuramente tanti articoli dove parliamo dell’affidabilità di queste serie storiche.

Cosa offre allora la NASA in più degli altri? Offre la possibilità di generare mappe che mostrano le anomalie rilevate negli oceani e dalle stazioni terrestri di superficie potendo cambiare il periodo di riferimento di tali anomalie.

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Affronteremo allora il problema GW guardando come base di riferimento il decennio appena passato (il 2001-10) che secondo tali rilevazioni è il più caldo dal 1850.

Così facendo abbiamo un confronto su periodi da noi vissuti recentemente, diminuiscono anche i problemi di rilevazioni con strumentazione inadeguata, eliminiamo il periodo precedente al 1990 (quando le stazioni di rilevamento erano più del doppio di adesso) così da avere sempre le stesse stazioni come base ed infine abbiamo la certezza che il dato calcolato come media è stato realmente rilevato dalla stazione e non derivato attraverso processi statistici.

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Come leggere le Mappe:

La mappa riguardante le stazioni di rilevamento terrestri ha la particolarità che considera tali stazioni come influenti nel raggio di 250km da esse, cioè, l’anomalia registrata in una stazione viene considerata come riguardante una porzione di territorio che ha distanza dalla stazione fino a 250km, cioè circa 60’000kmq di area interessata (noterete infatti dei quadratini isolati in mezzo a zone senza dati, tali quadratini rappresentano una singola stazione di rilevamento)

Nella mappa saranno anche presenti zone senza dati, colorate di grigio.

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Anomalia Terre Emerse

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Anomalia Oceani

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Anomalia Terre Emerse + Oceani

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FABIO

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