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Archivio per luglio 2011

Il Prof. Bardi ed i Diversamente Encefalizzati…

19 luglio 2011 84 commenti

Non è la prima volta che “l’Illustrissimo Professore“ suole definire chi non la pensa come il pensiero dominante dell’AGW con epitoti a dir poco coloriti…

Le ultime perle di saggezza sono racchiuse in questo suo ultimo illuminante articolo:

http://ugobardi.blogspot.com/2011/07/unaltra-tegola-che-ci-casca-sulla-testa.html

Riporto testuale:

L’effetto cumulativo del riscaldamento è chiarissimo dalla perdita di ghiaccio in Groenlandia. La tendenza è chiara anche per le temperature atmosferiche, ma negli ultimi 10 anni, circa, l’aumento è stato meno rapido. Questo andamento è stato interpretato da parte di vari diversamente esperti di clima come “prova” che il riscaldamento globale non esiste. Adesso, un recente studio spiega le ragioni del rallentamento e ci fa vedere come siamo in guai ancora peggiori di come potevamo pensare di essere.

Ed ancora:

“Ormai, le tegole climatiche sulla testa ci arrivano tutti i giorni o quasi: dall’esplosione del numero delle meduse nei mari (che hanno anche bloccato delle centrali nucleari) agli eventi meteorologici estremi: incendi, alluvioni, tempeste di sabbia e varie.

L’ultima tegola che ci casca sulla testa è quella riportata in un lavoro recente  pubblicato sul PNAS che descrive come le emissioni di particolato di zolfo generate dalla combustione del carbone in Cina, abbiano parzialmente schermto la radiazione solare e quindi rallentato la crescita delle temperature terrestri negli ultimi 10 anni o giù di li.

Ora, lo so che ci sono persone diversamente encefalizzate, là fuori, che hanno preso questa cosa come una conferma che “il riscaldamento globale si è fermato” e quindi come occasione di gioire. Ahimè, cari diversamente dotati di tessuto neuronale, rendetevi conto che non è decisamente il caso di gioire. Questo studio conferma in pieno tutto quello che sappiamo del riscaldamento globale e ci dice che l’effetto del CO2 come gas serra potrebbe essere anche più forte di quanto non si pensi.”

A primo acchito vi devo confidare che mi è pure scappato un sorriso, ammetto che l’ironia sarcastica del Bardi può essere contagiosa…poi ripensandoci bene, mi sono sentito basito…

Ho pensato all’ Università, a quanti studenti paghino fior fiori di tasse per poter prendere uno straccio di laurea che il più delle volte non consente loro di lavorare…ho pensato alla mia Magnifica Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Medicina e Chirurgia, e a quanti altri Professori Bardi ci sarnno sparsi un pò ovunque…a quanti figli dei Baroni che appena laureati entrano in specialità scavalcando chi lo merita più di loro!

Poi ho pensato alla storia della scienza, e a quanti scienziati sono stati eticchettati come eretici semplicemente perchè la pensavano diversamente dal dogma ufficiale.

E mi sono ricordato che molte delle grandi scoperte che l’uomo ha fatto nel corso della sua storia sono state possibili proprio grazie a questi eretici!

Quanti geni sono stati bistrattati dai cosidetti portatori di verità assoluta?

Ciechi, avidi, incollati alle proprie cattedre, mentre il mondo andava avanti, loro sapevano solo distruggere chi osava contraddire la loro unica fede!

Siamo proprio messi male se siamo costretti pure a pagare delle tasse (salate) per mandare i nostri figli a studiare in queste Università, dove un docente si permette di definire come diversamente encefalizzati chi semplicemente si permette di non credere, di porsi delle domande, di ricercare altre cause.

Arrivati a questo punto, io NON CI STO!

Io dico no alle lobby della compravendita delle quote di CO2, io dico no al Climate Gate (anzi me ne vergogno assai!), io dico no a questi professori che in nome di un dogma fideistico si permottono di insultare ed infamare altri scienziati…io dico no al Narcisistico pensiero di sentirsi i fautori della Verità assoluta, nascosti dietro una Cattedra che il più delle volte manco si meritano!

Carissimo Prof Bardi, un consiglio (e qui prendo spunto da un nostro utente):

la prossima volta che scrive un articolo, si sciacqui la bocca, proprio Lei che dovrebbe essere d’esempio, anzi caro Professore, si compri un bel Aspiratore, per eliminare tutta questa CO2 che evidentemente non fa molto bene al suo cervello diversamente dotato…

Simon

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La Rubrica di NIA: La Doppia Faccia della Demagogia

18 luglio 2011 27 commenti

Negli ultimi tempi sempre più gente è passata dal credere cecamente alla scienza climatica mondiale ad una posizione più critica nei confronti di qualcosa che ancora oggi non conosciamo quasi per niente.

Avvenimenti come il Climategate o come gli innumerevoli errori trovati nei report dell’IPCC (comprensivi anche di alterazioni di dati e misure rispetto alle ricerche realmente eseguite), possiamo citare poi il triste fallimento del convegno di Copenaghen (chiuso tra l’altro sotto temperature siberiane).

Non scrivo questo articolo però per citare queste cose, ne abbiamo già discusso a lungo e tante altre informazioni si trovano in siti come il nostro, voglio parlare di chi si è preso la colpa di tutto questo.

Eh si, perché i “papi” dell’AGW hanno dato la colpa di questa diminuzione di consenso (ma badate nessuno nega l’esistenza del problema, ma sono la causa e la sua reale entità che fanno discutere) verso il catastrofismo climatico causato dall’uomo ai Media, perché secondo loro non hanno saputo schierarsi nel modo giusto verso la loro tesi, anzi spesso opzionando per l’altra.

Ora, il pezzo che seguirà è una libera interpretazione di una parte di un articolo che è stato pubblicato sul sito Climalteranti, potete trovare l’articolo originale a questo link: http://www.climalteranti.it/2011/07/08/psicologia-e-cambiamenti-climatici/

NB: Questo articolo non è una critica al sito in questione ne alle persone fisiche che gestiscono e scrivono in quel blog e tantomeno non è una critica verso chi fa ricerche sul campo climatico.

Si cerca invece di far notare come un certo atteggiamento, molto simile alla demagogia politica, possa essere un’arma a doppio taglio, e che pari pari può essere rigirata ed usata contro.

Qualsiasi altra interpretazione dell’articolo è una mera forzatura ed è a mio parare a solo scopo polemico, cosa che noi invece vogliamo evitare apertamente

Chi si occupa della scienza del clima a volte si stupisce delle difficoltà che si incontrano nel far capire la realtà del problema, e la sua vera gravità: nonostante le complessità e le incertezze presenti, alcuni dati di base, alcune tendenze sono però indiscutibili (aumento dei gas climalteranti in atmosfera, aumento delle temperature, riduzione dei ghiacci, ecc ecc) anche se ancora mancano prove della mano antropica in tutto questo.

Come  sanno i lettori di questo blog, oggi molto più che in passato ci sono voci che cercano di capire la reale connessione e  quantificare concretamente questi problemi, ricostruendo un clima che è sempre cambiato, la cui colpa può essere data al sole o che stiamo andando vero l’era glaciale.

Sorge quindi spontanea la domanda: Come Mai? Come mai ancora oggi è diffusa la convinzione che questa dei cambiamenti climatici sia un problema catastrofico ed irrisolvibile messo in giro da scienziati infingardi o avidi di fondi di ricerca?

Parte della responsabilità potrebbe essere del mondo scientifico, che non ha saputo comunicare adeguatamente all’esterno, far capire i dati e le elaborazioni che portano a ritenere il riscaldamento del pianeta come un fenomeno quasi completamente naturale e “molto probabile” la responsabilità del sole in tutto questo. Troppo spesso gli studiosi dimenticano che “i dati non parlano da soli”.

Altri “perché” si potrebbero trovare dall’azione delle lobby della disinformazione; ma mentre in altri contesti, per esempio negli Stati Uniti, le pressioni delle lobby dell’industria ecologista e ambientalista sono pesanti e documentate (http://daltonsminima.altervista.org/?p=1528), nel territorio italiano i conflitti di interesse sembrano essere stati un fattore poco rilevante. Hanno contato di più l’esibizionismo, il narcisismo, la ricerca di visibilità che può arrivare dal sparare catastrofiche previsioni per i prossimi anni.

Il problema climatico per altri è stato uno dei fronti di una battaglia ideologica, volta a difendere a tutti i costi l’attuale concezione dello sviluppo e della produzione, o una visione religiosa dell’uomo e della natura.

Il motivo della popolarità di queste posizioni va cercato anche nel loro essere comode visto che ancora adesso gran parte dell’informazione è controllata da chi crede nell’AGW. Non voler riconoscere la situazione climatica come naturale è legato al non riconoscere la insignificanza che siamo noi rispetto al nostro pianeta o rispetto al sole, un’insensatezza di cui si avvertono i segnali, e che coinvolge un livello profondo della nostra vita, in quanto si tratta di ridefinire le nostre aspettative.

Per rispondere al Come mai, è necessario quindi indagare anche il campo della psicologia. Parte del credo AGW può essere ricondotto a quanto viene studiato in ambito psicanalitico e in sociologia, in cui questa megalomania o questo ego smisurato che fa credere alle persone di avere in mano il destino di tutti  indica un meccanismo di difesa inconscio utilizzato dagli esseri umani per poter affrontare colpe, ansie e altre inquietudini. E il futuro che ci prospetta un clima che non possiamo controllare o modificare a nostro piacimento è per molti versi inaccettabile e fonte di ansia.

Chiedo a tutti i nostro lettori di scrivere commenti che rispettino il volere dell’articolo, mi raccomando, la parte in grassetto deve essere rispettata.

Siamo persone civili e non voglio neanche la minima critica nei confronti del sito da cui ho preso parte di questo articolo (l’ultima cosa che vogliamo è passare per quelli che attaccano siti concorrenti)

FABIO

L’ESTATE 2011 SI PRENDE LE FERIE O VA IN PENSIONE?

15 luglio 2011 127 commenti

Un saluto a voi, popolo di NIA. Ho deciso di scrivere quest’articolo a sole due settimane di distanza dal precedente (“CHE LUGLIO CI ASPETTA?”), per rendervi partecipi di una situazione che si va delineando davvero interessante. Se vi ricordate in quell’occasione ci eravamo lasciati sottolineando la possibilità che l’estate mostrasse dei segni di stanchezza già dalla seconda metà del mese in corso a causa di un prematuro arretramento della zona di convergenza intertropicale (ITCZ). Si era detto, infatti, che l’estate 2011 potesse raggiungere il suo apice proprio tra la seconda metà del mese di giugno e la prima metà del mese di luglio. Ebbene le cose sono andate come credevo e ad oggi ci sono ottime possibilità che tali situazioni si verifichino realmente. Ma andiamo con ordine e procediamo cercando di capire il perché di queste mie affermazioni.
Di seguito vi riporto due immagini: la prima mostra la disposizione delle anomalie delle SST che si registrava in data 19 giugno, mentre la seconda è relativa alla situazione attuale delle stesse.

19 giugno 2011:

12 luglio 2011:

Il motivo del possibile arretramento prematuro dell’ITCZ risiede nella rapida variazione delle anomalie delle SSTA lungo le coste occidentali del continente africano. Nello specifico, dalle presenti immagini si può facilmente constatare come l’anomalia positiva nell’atlantico nord tropicale (cerchio arancione), si sia fortemente ridimensionata nell’arco di soli 20 giorni e a breve sarà sostituita da un’anomalia negativa. Viceversa l’anomalia negativa nell’atlantico sud tropicale (cerchio giallo) è andata ridimensionando e sta per essere rimpiazzata da un’anomalia positiva.
Ebbene, è risaputo che la posizione dell’ITCZ e’ dovuta anche al gradiente di temperatura tra le acque dell’ atlantico nord tropicale (TNA) e quelle dell’atlantico sud tropicale (STA) nella zona Golfo del di Guinea. Infatti, se si palesa tale gradiente, associato all’ENSO-, si viene a creare un incremento degli alisei di Nord est che indeboliscono il monsone africano che si spinge dal mare (golfo di Guinea) verso il continente africano e causano così un arretramento dell’ITCZ.

Fig. 1

Fig. 2

Nelle figure 1 e 2 è riportato il meccanismo che, nell’estete boreale, comporta l’innalzamento della zona di convergenza intertropicale (ITCZ). I venti riportati nella porzione superiore di figura 1 (quelli che si oppongono all’elevazione dell’ITCZ), denominati “Harmattan”, sono venti secchi e polverosi che soffiano da nord-est a sud-ovest, ovvero dal Sahara al Golfo di Guinea. In pratica non sarebbero altro che i “corrispondenti” degli Alisei di nord-est sull’entroterra sub-sahariano che, passando sul deserto, si riscaldano e raccolgono fini particelle di polvere da terra, trasportandole fino alle coste dell’Africa occidentale e sul golfo di Guinea, dove arrivano come venti caldi, polverosi e molto secchi. Questo tipo di vento viene anche denominato “Dottore” dalle popolazioni locali per via del refrigerio che porta per l’abbassamento dei tassi dell’umidità relativa. Ed infatti al finire della stagione estiva (fine settembre), il monsone africano arretra e viene sostituito da questi venti secchi che al contrario, in questo periodo, acquisiscono forza. Proprio il monsone africano infatti, essendo un vento molto umido che spira da Sud o Sud-ovest, porta piogge e forti temporali lungo le coste dell’Africa occidentale e tende a rinvigorire la circolazione meridiana di Hadley, con conseguente rafforzamento dell’anticiclone del nord Atlantico e blocco del flusso occidentale verso il Mediterraneo.
Una maggiore penetrazione del monsone nel continente africano produce infatti uno spostamento verso nord dell’anticiclone Libico che arriva a invadere il Mediterraneo occidentale portando subsidenza e condizioni di stabilità. In particolare i venti monsonici (rappresentati sia in figura 1 che in figura 2), sono venti semi/permanenti che spirano da sud-ovest lungo la fascia sub-equatoriale e che corrispondono all’Aliseo di sud-est deviato verso destra dalla profonda bassa pressione equatoriale (depressione termica equatoriale) dell’Africa centrale. Durante l’inverno boreale questi venti divengono molto più deboli e riacquisiscono la classica configurazione ad “Aliseo di sud-est”, mentre durante l’estate boreale sono i principali artefici dell’innalzamento dell’ITCZ, soprattutto nella sua porzione centro-occidentale 8come ben si capisce dalla figura 2).
Come detto in precedenza, l’istaurarsi di un gradiente nelle SSTA fra TNA e TSA (chiamato AMM), tale per cui un anomalo gradiente fra SSTA- a nord e SSTA+ a sud dell’equatore, indurrebbe un rafforzamento degli Alisei di nord-est (Harmattan ) con conseguente shift della posizione latitudinale dell’ITCZ verso sud. Questo fenomeno, che come detto coinvolge soprattutto la porzione centro-occidentale del continente africano, trova conferme anche nel mutamento delle anomalie delle SST nella porzione di oceano che costeggia le coste occidentali africane e che è subito sopra alle acque dell’ atlantico nord tropicale (cerchio grigio). In questa zona, l’anomalia negativa che imperversa da mesi, verrà a brevissimo sostituita da un’anomalia positiva, sintomo dello stazionamento dell’anticiclone tropicale sul Sahel occidentale (Mauritania-Mali) e dunque dell’abbassamento dell’ITCZ occidentale. Quest’ultimo è un fattore chiave se si pensa che l’intensità del monsone west-africano viene misurata anche attraverso l’indice “Sahel Rainfall Anomalies” (SR), che rappresenta appunto le anomalie pluvio sul Sahel occidentale fra luglio e settembre. Una situazione opposta si andrà ad instaurare nell’emisfero australe, dove, al riscaldamento delle acque dell’atlantico sud tropicale, corrisponderà un raffreddamento di quelle immediatamente più a sud (cerchio nero). Di seguito vi riporto le carte GFS world de cui si evince questo radicale cambiamento in sede africana:

13 luglio 2011:

18 luglio 2011:

Dalle carte a 850 hpa si può constatare agevolmente la formazione di un esteso anticiclone tropicale tra la porzione occidentale del deserto del shael e la fascia di atlantico che lo costeggia. Come già più volte spiegato, lo stazionamento di un anticiclone oceanico sub-tropicale in quella zona diviene fondamentale in quanto questo risulta efficace nel contrastare la risalita della linea perturbata (ITCZ) nella sua porzione occidentale. Inoltre dalle suddette immagini si può anche denotare un discreto abbassamento dell’ITCZ anche nei settori centro-orientali dell’africa nonché un decisa traslazione verso sud dell’intera “struttura equatoriale-tropicale” nell’emisfero australe. Ciò è segno della capacità del “famoso” gradiente AMM di traslare l’intera struttura a sud.
Ci tengo a fare un’ultima considerazione a proposito dell’estesa anomalia negativa in riferimento alle SST nella zona equatoriale del golfo di Guinea (nel precedente articolo cerchio nero), in quanto circa i suoi effetti ci sono pareri discordanti. Dalla stragrande maggioranza dei forum meteo (anzi direi da tutti) emerge infatti che, la suddetta anomalia può essere associata ad una monsone west-africano più intenso della norma. Ciò viene spiegato facendo riferimento al meccanismo che innesca i monsoni estivi: poiché la terra si raffredda e si riscalda molto più velocemente dell’acqua, durante il periodo estivo i continenti (in questo caso l’Africa boreale) si riscaldano molto di più rispetto agli oceani circostanti e ciò determina lo sviluppo di aree di bassa pressione (per via dell’innalzamento dell’aria più calda al suolo) verso le quali convergono i venti umidi da sud- sudovest provenienti dal mare (nel nostro caso golfo di Guinea). Questi venti sono appunto i monsoni e sono portatori di piogge abbondanti.
Ora quello che sostengono i più è che, con le acque più fredde nel golfo di Guinea, si approfondisce il gradiente termico tra terra e mare, causando così un rafforzamento del monsone. Io invece sostengo il contrario. Infatti detto gradiente è talmente elevato (nell’entroterra africano si raggiungono temperature al suolo impensabili) che non può risentire della variazione di un solo grado delle acque del golfo di Guinea. Al contrario la variazione di temperatura delle acque del golfo stesso, anche se piccole, possono modificare sostanzialmente il tasso di umidità che dal mare si spinge nell’entroterra. Maggiore sarà il tasso di umidità e maggiore sarà la violenza dei cicloni tropicali che caratterizzano il monsone. Non è un caso che le estati europee più calde degli anni 2000 (2003 in primis) causate da una posizione eccessivamente elevata dell’ITCZ, sono state accompagnate da forti anomalie positive nel Golfo di Guinea.
Concludo ribadendo che il processo sin qui descritto può essere sicuramente associato alla rapida variazione delle SSTA in Nino 3 e in Nino 1+2 (cerchio bianco). Come si può constatare dai grafici delle SSTA infatti, le anomalie positive in quelle zone si sono letteralmente sfaldate nel giro di 20 giorni, e stanno per essere sostituite da anomalie negative. E’ risaputo infatti che il ciclo ENSO è strettamente correlato all’intensità del monsone west-africano ed in particolar modo che la NINA tende ad inibire la risalita della linea perturbata (ITCZ) verso nord. Ciò trova conferme ad esempio nel fatto che negli anni 70 si ebbero le più devastanti siccità del Sahel, le quali furono la causa di più di un milione di morti in quelle aree.
Tornando alla previsione vera e propria, l’innesco di tale meccanismo, che potrebbe risultare anche irreversibile (visto che le proiezioni danno un veloce passaggio in condizioni di ENSO-), potrà produrre un arretramento dell’ITCZ già nella seconda fase di luglio. Inoltre, lo stazionamento delle forti anomalie negative nell’atlantico ad ovest della Grano Bretagna e nord Francia (vedi articolo precedente), saranno come un potente motore in grado di pompare in continuazione depressioni che, nel movimento zonale da ovest verso est, potranno penetrare a più riprese nel mediterraneo. Questo andamento, che è stato completamente inibito nella prima fase di luglio alle basse latitudini italiche a causa di un’ITCZ troppo elevato, potrà divenire il tema dominante nel prosieguo della stagione estiva. Pertanto si potrà assistere ad una traslazione meridionale dell’intero sistema, con l’Italia investita a più riprese dal flusso zonale, ed un’hp africano relegato nella sua “dimora libica”. Insomma signori, potremmo avere a che fare con la seconda metà dell’estate più fresca e piovosa degli anni 2000.

Riccardo

Due anni e mezzo dal minimo: colpo di reni del Sole, e poi?

14 luglio 2011 47 commenti

Questo articolo riprende ed aggiorna quello analogo, pubblicato circa sei mesi fa, che trovate a questo link http://daltonsminima.altervista.org/?p=13193

Sono ormai trascorsi due anni e mezzo (dicembre 2008) dal minimo solare che ha ufficialmente segnato la fine del ciclo 23 e l’inizio del ciclo 24.

Nella prima metà del 2009 abbiamo assistito ad una ripartenza lenta del Sole. Poi si è verificato un temporaneo stop estivo, culminato in un mese di agosto interamente “spotless”.

Un’accelerazione nell’autunno dello stesso anno, protrattasi fino a febbraio 2010, ci ha fatto pensare che il ciclo stesse progredendo in modo tutto sommato paragonabile a quelli immediatamente precedenti: le macchie si sono intensificate, in numero e dimensione, i giorni “spotless” mensili si sono diradati e, in qualche caso, addirittura azzerati.

Invece, da febbraio 2010 fino ai primi di febbraio 2011, il Sole si è preso nuovamente una pausa: gli indici di attività (sunspot number, solar flux) sono diminuiti, le macchie si sono nuovamente diradate, sono comparsi di nuovo alcuni giorni spotless. Insomma, la progressione del ciclo ha segnato il passo, fino alla seconda decade di febbraio di quest’anno, quando si è verificata una brusca accelerazione: solar flux di slancio oltre quota 100, due massimi di intensità rispettabile (115 ed oltre 150), quindi un periodo di attività oltre quota 100, protrattosi fino alla prima decade di maggio. In realtà, fin dalla metà di aprile si registra un trend nel complesso declinante, pur con alcuni sussulti (115 all’inizio di giugno).

Dunque, il testimone di mese di massimo del ciclo è passato da febbraio 2010 a marzo 2011. Come sei mesi fa, ci chiediamo: si tratta di un massimo relativo? Oppure, addirittura, di un massimo assoluto?.

Come sei mesi fa, riporto il grafico aggiornato di confronto relativo al solar flux (radiazione alla lunghezza d’onda di 10,7cm), noto per essere un buon indice dell’attività solare: in rosso viene riportato l’andamento del solar flux medio mensile, normalizzato rispetto alla distanza media Sole-Terra, dal minimo ad oggi (fonte NOAA). Le altre linee riportate (in violetto, blu, giallo, verde, marrone) rappresentano il solar flux medio mensile misurato nei primi due anni e mezzo dei cicli compresi tra il 19 ed il 23 (minimi nel 1954, 1964, 1976, 1986, 1996). Le misure di tale importante parametro sono disponibili a partire dal 1947, pertanto le ripartenze dei cicli anteriori al 19 non sono presenti nel grafico.

Dall’esame del grafico si nota che

  • per i primi 12 mesi circa dal minimo, il ciclo 24 presenta un comportamento abbastanza simile a quello dei cicli precedenti, sebbene appaia complessivamente un poco più debole;
  • verso il 12°-15° mese accade qualcosa, una sorta di “rottura” che lo differenzia dai cicli precedenti: il 19, 20, 21, 22, 23 accelerano la loro progressione, mentre il nostro ciclo 24 accenna a “partire” ma subito si “pianta”, regredisce, sembra riprendersi e poi si stabilizza attorno ai valori già raggiunti, comunque sotto il massimo di febbraio 2010, anche se di poco;
  • anche al 26°-29° mese sembra accadere qualcosa di analogo a quanto verificatosi nel 12°-15° mese. Attendiamo comunque conferma nel prossimo semestre; in generale, si noti l’andamento decisamente più “nervoso” dei cicli 19-23, rispetto a quello relativamente più lineare e “pigro” del ciclo 24;
  • nonostante l’evidente progressione dal 26° mese, il ciclo non è comunque riuscito a mantenere il “ritmo” di quelli immediatamente precedenti, perdendo ulteriormente terreno (sia pure di poco) anche rispetto a quelli meno “vivaci”, come il ciclo 23.

Che l’accelerazione appena avvenuta e seguita subito da una brusca frenata sia la replica, solo più intensa, di quella verificatasi un anno fa? Se così fosse, dovremmo attenderci un anno o quasi di stabilità del solar flux sotto quota cento, prima di una nuova impennata. Dunque un ciclo “ciclico” nella sua progressione? Lo vedremo…..si noti comunque il trend di crescita del solar flux, nettamente inferiore a quello dei cicli precedenti, dai quali si sta progressivamente distaccando. A tale proposito, qualora il solar flux si mantenesse attorno ai valori attuali, o addirittura calasse ancora un poco, la distanza tra il ciclo 24 e quelli precedenti aumenterebbe ulteriormente, in quanto tutti i cicli 19-23, tra i 30 ed i 36 mesi hanno segnato (chi più, chi meno) ulteriori progressi.

Di certo possiamo dire che, qualora nei prossimi mesi si confermasse la stabilità (o addirittura un ulteriore declino) del solar flux sui valori attuali, le previsioni NASA, a cura di David Hathaway, non potrebbero che riconoscerla ed essere quindi ritoccate al ribasso, dopo un netto rialzo negli ultimi mesi: la stima del massimo (smoothed sunspot number) previsto per il ciclo 24 è attualmente pari a 70, in netta crescita dal valore di 58 previsto a febbraio. La data prevista per il massimo, invece, rimane ormai da tempo collocata a metà 2013. Per ulteriori dettagli in proposito, si veda il link http://solarscience.msfc.nasa.gov/predict.shtml.

Non mi stanco mai di ricordare, comunque, come lo stesso David Hathaway, nel sito di cui si riporta sopra il link, precisa come le previsioni dell’andamento di un ciclo solare risultano abbastanza affidabili a partire da 3 anni dopo il minimo; pertanto, nel nostro caso, occorre attendere almeno la fine del 2011; è quindi ragionevole aspettarsi ancora qualche ritocco (al ribasso o al rialzo?) prima che la previsione si stabilizzi.

 

In conclusione, questo ciclo, mese dopo mese, anno dopo anno, si conferma come un ciclo decisamente debole, molto di più di quelli immediatamente precedenti. Tuttavia, in base a quanto affermato da Hathaway, si ritiene che per una piena valutazione della natura di questo ciclo occorra attendere ancora l’inizio del 2012, per verificare

  • se eventualmente il suo comportamento induca la NASA e Hathaway a modificare ulteriormente le stime, di quanto e se in direzione di un incremento o un decremento;
  • se il ciclo acceleri nella sua progressione, confermi l’attuale trend complessivo di crescita lenta, o addirittura mostri un evidente declino.

Dedico infine un cenno alla questione della data prevista del massimo: metà 2013, il che vuol dire 4 anni e mezzo circa dopo il minimo. Rispetto agli ultimi 20 cicli, dal minimo di Dalton ad oggi, si tratta di un valore assolutamente normale. E’ possibile una distanza temporale inferiore, anche di soli 3 anni (cicli 8, 18, 22), tuttavia i cicli deboli (SSN massimo inferiore a 100) mostrano una distanza pari ad almeno 4 anni. Ed entrambi i cicli del Minimo di Dalton (1798-1823) impiegarono ben 6 anni per raggiungere il loro massimo.

A voi la parola!

FabioDue

 

 

Come le dinamiche elettromagnetiche del nostro sistema solare interagiscono con il campo magnetico terrestre

12 luglio 2011 17 commenti

- Due preliminari analisi che confermano la stretta correlazione -

In quest’ultimi due anni si è scritto e sentito molto parlare delle presunte variazioni alla configurazione o assetto elettromagnetico del nostro pianeta. Partiamo quindi col riportare alcune ricerche ed analisi scientifiche, riconosciute dalle organizzazioni ufficiali che ricostruiscono le passate posizioni dei poli magnetici del nostro pianeta e che fanno da apri pista a delle importanti correlazioni elettromagnetiche solari che a conclusione dell’articolo esporrò.

Iniziamo quindi a parlare dello spostamento dei poli magnetici.

http://www.ngdc.noaa.gov/geomag/GeomagneticPoles.shtml

Specifichiamo che l’ultima misurazione ufficiale dei due poli risale al 2007 e che le ‘attuali posizioni e le precedenti vengono calcolate utilizzando due modelli, il GUFM (ricavato dall’analisi di vari documenti storici dal 1590 al 1980) e l’IGRF dal 1981 al 2010. L’attuale modello utilizzato il WMM posiziona il polo nord magnetico a 84,97 ° N e 132,35 ° Ovest mentre il polo sud magnetico a 64,42 ° S e 137,34 °. Quindi, attraverso una semplice ricostruzione grafica, utilizzando le banche dati disponibili ai seguenti indirizzi web :

Polo Nord, http://www.ngdc.noaa.gov/geomag/data/poles/NP.xy

Polo Sud, http://www.ngdc.noaa.gov/geomag/data/poles/SP.xy

è possibile visualizzare lo spostamento dei poli negli ultimi quattro secoli. Una prima analisi veloce, della immagine sotto riportata, evidenzia subito un rapido spostamento di posizione che sta coinvolgendo il polo nord magnetico. Dinamica che non sembra emergere analizzando il polo sud. Riporto una mia analisi grafica del polo nord magnetico, che evidenzia l’eccezionale spostamento che si sta verificando in questi anni.

Spostamento longitudine “Polo nord magnetico” a partire dal 1590

http://wdc.kugi.kyoto-u.ac.jp/poles/polesexp.html

I recenti calcoli a fine 2010 indicano che il polo nord magnetico si sta spostando verso nord-ovest con una cadenza pari circa a 55km. annui.

http://news.nationalgeographic.com/news/2009/12/091224-north-pole-magnetic-russia-earth-core.html

Viceversa, in questa news del National Geographic si riferisce che lo spostamento ad inizio secolo era di soli circa 15km. annui.

Passiamo invece ad osservare, in questa animazione costruita dal centro di studi del geomagnetismo di Kyoto, come l’intensità totale del campo magnetico terrestre, dal 1600 ad oggi, stia progressivamente diminuendo!

http://wdc.kugi.kyoto-u.ac.jp/igrf/anime/index.html


Ipotizzare un deciso indebolimento e/o un delicato assetto elettromagnetico del nostro pianeta, in questo periodo storico, non è un ipotesi a mio parere da scartare, infatti , nel dicembre del 2008 la Nasa pubblica un’interessante ricerca, nella quale si è scopre attraverso la missione spaziale “Themis”, che la nostra magnetosfera non è cosi solida e compatta come lo si pensasse. Le sonde infatti hanno rilevato dei veri e propri “buchi” di una dimensione di ben 10 volte superiore a quello che si pensasse.

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/16dec_giantbreach/


Potrei proseguire la trattazione riportando ulteriori articoli e/o ricerche,non avvalorate o avvalorate dalla comunità scientifica , come l’anomalia magnetica nel sud atlantico che continuano a parlarci di particolari configurazioni elettromagnetiche sul nostro pianeta.

http://it.wikipedia.org/wiki/Anomalia_del_Sud_Atlantico

In sintesi, resta comunque l’interrogativo principale. Qual è “l’origine” o “causa” di queste particolari dinamiche ?

E siamo proprio sicuri, che usare il termine “causa” sia quello più appropriato ? A conclusione articolo riporterò un mio personale punto di vista. Proseguendo nella trattazione, prima d’esporre le due recenti ricerche elaborate dai due ottimi ricercatori di confine, che sono Rog Tallbloke e Mischa Vukcevic riportiamo alcune definizioni di base riprese da wikipedia sul campo magnetico terrestre:

http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_geomagnetico

Il campo geomagnetico è un fenomeno naturale presente sul pianeta Terra. Esso è assimilabile al campo generato da un dipolo elettrico con poli non coincidenti con quelli geografici e non statici, e con asse inclinato di 11,3° rispetto all’asse di rotazione terrestre. Le ipotesi sulle origini di questo campo sono numerose, ma oggi le teorie sono orientate verso un modello analogo a quello di una dinamo ad autoeccitazione.

….

……..

Il campo magnetico terrestre è soggetto a continue variazioni direzionali e di intensità di origine interna o esterna. Le variazioni a lungo periodo (5-10 anni), dette “variazioni secolari”, sono dovute a cambiamenti nelle sorgenti profonde e sono riconosciute dai dati degli osservatori magnetici e dei record archeologici e geologici (paleomagnetismo).
Le variazioni a breve periodo (da pochi minuti fino a 5 anni) sono di origine esterna.
Una terza categoria è quella delle variazioni a periodo molto lungo, legate al ciclo solare di 11 anni.
Le “variazioni secolari” sono a loro volta divise in un contributo dovuto al campo dipolare ed uno al campo non dipolare (probabilmente correnti elettriche al passaggio nucleo-mantello come evidenziato dalle indagini di tomografia magnetica).

Si parla quindi di tre categorie di variazione magnetica, di natura esterna ed interna da valutare in relazione alla durata o il periodo. Ed il Sole, il centro di massa del sistema solare, argomenti dei quali parliamo quotidianamente che ruolo e quale percentuale ricoprono in queste variazioni ? Procediamo quindi nel esporre le due analisi grafiche sviluppate dai i due ottimi ricercatori citati in precedenza.

North magnetic pole position shifts di Rog Tallbloke http://tallbloke.wordpress.com/2009/12/11/north-pole-position-shifts/

Nel grafico sotto riportato , realizzato dal ricercatore inglese Rog Tallbloke si evidenzia una stretta relazione fra il tasso di cambiamento della declinazione del polo nord magnetico osservato Lerwick, Eskdalemuir e Greenwich-Abinger-Hartland in Gran Bretagna ( curve di spessore fine ),

http://www.geomag.bgs.ac.uk/education/earthmag.html

la lunghezza del giorno sulla Terra “LOD” “lenght of the day” in millisecondi (curva di colore celeste) e lo spostamento del centro di massa del sistema solare (curva di colore verde).

Nello specifico, la curva verde rappresenta la distanza fra il centro di massa e il piano equatoriale solare, si considera il solo spostamento in verticale (asse “z”). La traccia sopra riportata è stata realizzata utilizzando la risorsa disponibile in rete al seguente indirizzo : http://ssd.jpl.nasa.gov/horizons.cgi JPL’s HORIZONS system

I dati sono stati mediati ogni 24 anni per ridurre l’oscillazione d’ampiezza causata dall’interazione orbitale fra Giove e Saturno. Aggiungo un’ulteriore analisi grafica, nella quale è stata introdotta un’ulteriore curva di colore rosso che rappresenta la variazione della temperatura globale “HADcruV3” http://www.cru.uea.ac.uk/cru/data/temperature/


Sarebbe interessante, sviluppare, ampliare, questa ricerca andando a ritroso nel tempo, verificando se in contemporanea a questi veri e propri salti o incrementi repentini della curva verde si registrano in fase con i minimi solari, maunder, sporer o wolf.

Riportiamo adesso traduzione del lavoro effettuato da Mischa Vukcevic.

SOLAR-EARTH magnetic link di Mischa Vuckevic http://www.vukcevic.talktalk.net/SSN-dBz.htm

Il ricercatore di nazionalità serba sostiene che da più tempo esiste un collegamento fra l’attività magnetica solare e il campo magnetico terrestre. Nell’analisi grafica sotto riportata mischa presenta un primo lavoro verso la dimostrazione definitiva di questa correlazione. Si osservi, come la variazione del “Bz” ,curva di colore rosso, segue fedelmente (tranne in rari casi) l’attività solare (il SSN, sunspot number), curva di colore celeste. Di particolare interesse è il “flop” geomagnetico che dal 1970 si sta registrando nella baia di Hudson che coincide proprio con il cambio di direzione visibile nei grafici di Tallbloke. Questa correlazione presenta tuttavia un ritardo di 34anni nei confronti dell’attività solare, non ancora spiegabile.

Viceversa, nel immagine sotto riportata, la variazione del polo magnetico in Siberia risponde con una correlazione positiva e senza nessun ritardo alla variazione dell’attività solare.

Ecco un’interessante opinione, espressa dal Dr.Leif Svalgaard in merito a questa spledida elaborazione grafica realizzata da Vuckevic : http://wattsupwiththat.com/2011/06/08/huge-auroral-display-tonight-and-tomorrow/#comment-678155

So there is a solar cycle variation of the external current that is comparable to the secular variation. “

Fermiamoci qui. Credo che di aver riportato sufficienti ricerche ed analisi scientifiche per poter esporre delle mie personali e preliminari conclusioni. Primo, l’assetto elettromagnetico solare interagisce costantemente con l’assetto EM terrestre. Secondo, questa rapida riconfigurazione magnetica terrestre sembra che stia accelerando le sue dinamiche proprio in quest’ultimo decennio, in contemporanea al passato ciclo solare SC23 e nell’attuale ed anomalo SC24.

Non vorrei essere ripetitivo e ossessivo, ma se da più mesi, me ne esco affermando che tutto è INTERCONNESSO su più livelli, con la logica dinamica temporale di ogni fenomeno terrestre o solare osservato. Spesso sul blog ci esponiamo ricostruendo una dinamica climatica e/o solare con termini di CAUSA ed EFFETTO. Ma pensateci bene, è veramente corretto, dopo aver riscoperto in questi anni una moltitudine di relazioni astronomiche fra cielo e terra, attribuire a questi fenomeni naturali una CAUSA ? Mi domando e la causa stessa da cosa è generata, abbiamo una nuova causa ? Parliamo ultimamente di pioggie straordinarie causate da distubi al vortice polare causati dal minimo solari causati da una particolare configurazione planetaria e cicli astronomici …e allora dove si trova il bandolo della matassa ?

Forse qui…

Io per quel che ho compreso delle dinamiche che ci circondano, boccerei in toto questa visione, frutto di una mentalità, società moderna nel quale il giudicare o il dare una colpa e di quotidiano pensare. Definirei viceversa quel che sta “la fuori” come un CONTINUO ed ARMONIOSO scambio di energie che può partire da un’ elettrone, per finire in una galassia.

Mia personale e sentita conclusione .

E’ forse arrivato il momento, nel prossimo articolo, di parlare di Geometria sacra, frattali, numeri irrazionali e altro…

Michele

Categorie:Misteri del Sole Tag:

Cosa fa il GW nel luogo più arido della terra? semplice, fa nevicare!

11 luglio 2011 17 commenti

Parliamo della grandissima irruzione antartica che il Sud-America ha subito in questi ultimi giorni e lo facciamo portando una notizia che difficilmente leggerete da altre parti o sentirete in televisione.

Infatti, il Deserto dell’Atacama, conosciuto come il luogo più arido della terra ha visto probabilmente il fenomeno precipitativo più intenso degli ultimi 500 anni e lo ha visto sotto forma di neve.

Questo luogo è considerato dagli scienziati della NASA come il luogo sulla terra più simile alla possibile conformazione di Marte

Questa è un’immagine satellitare che mostra il deserto dell’Atacama

qui trovate il link della notizia, citata anche su WUWT

http://www.ndtv.com/article/world/32-inches-of-snowfall-over-driest-place-on-earth-117463

http://www.ndtv.com/video/player/news/heavy-snow-at-worlds-driest-place/204524

http://wattsupwiththat.com/2011/07/07/driest-place-on-earth-atacama-desert-in-chile-buried-under-feet-of-snow/

http://it.video.yahoo.com/notizie-1300256/meteo-24684580/neve-nel-deserto-di-atacama-25880191.html#crsl=%252Fnotizie-1300256%252Fmeteo-24684580%252Fneve-nel-deserto-di-atacama-25880191.html

Il Deserto dell’Atacama nei punti più aridi ha una media precipitativa annua di 1mm (regione di Antofagasta), questa media è calcolata su anni recenti, perchè pare che studi geologici abbiamo confermato che dal 1570 al 1971 in molte zone del deserto non sia caduta neanche una goccia di pioggia.

Questo è dovuto alla particolare conformazione del territorio che chiude il deserto in una sorta di accerchiamento, impedendo molto spesso all’umidità di poter entrare, solo le zone costiere ricevono in parte l’umidità del mare, m anche le zone più piovose faticano a raggiungere i 50mm di media annua come precipitazione.

Inoltre alle spalle del deserto c’è la cordigliera delle Ande con picchi fino a 6800m e nessuna di queste montagne presenta dei ghiacciai, questo dimostra come le precipitazioni siano una rarità in questa zona.

http://en.wikipedia.org/wiki/Atacama_Desert

L’articolo dice che era da 20 anni che non nevicava in quella zona, zona evidentemente più favorita rispetto al resto del deserto, e che gli accumuli registrati raggiungono gli 80cm in alcune zone.

Inoltre l’articolo cita una temperatura di -8.5°C registrata a Santiago che se confermata sarebbe il record Assoluto della capitale Cilena (infatti il record del 1976 è di -6.8°C, la temperatura però non sono riuscito a confermarla)

Ma non è solo il Sud America ad aver visto una potente irruzione Antartica, anche in Nuova Zelanda e in Australia si sta vivendo una fase molto fredda.

http://www.abc.net.au/news/stories/2011/06/30/3257573.htm

http://www.weatherzone.com.au/news/perth-facing-its-longest-cold-spell-in-25-years/17971

http://www.acohotselles.info/climate/current/month/nt/summary.shtml

Questa l’anomalia delle temperature minime in Australia nello scorso Giugno, su media 61-90

FABIO

Nowcasting Solare

10 luglio 2011 16 commenti

Davvvero esigue le macchie presenti nel sole in questi giorni, come il livello di attività solare in generale (X-ray, solar wind e K-index)…solar flux sempre sotto a 90!

In questi primi 10 giorni di luglio, il nostro sole è tornato a dormire sogni profondi con la media mensile del solar flux ferma ad 88.77!

Da quando disponiamo dei dati del flusso solare (1947), una cosa del genere non era mai successa!

Riporto qui il Giorgio penssiero, davvero interessante (peccato che non abbia mai voluto finora scrivere un articolo!):

“Fino a quando i livelli di attivita’ solare mensili non scenderanno al di sotto di quelli dei corrispondenti mesi del 2010 per almeno 3 mesi consecutivi,non possiamo essere certi che il max sia gia’ passato.Per ora siamo sempre sopra al 2010 anche se l’attivita’ e’ bassa.In particolare saranno da monitorare i mesi di settembre ottobre e novembre 2011 che sono quelli attinenti all’allineamento terra-giove e confrontarli con quelli di agosto settembre e ottobre 2010.Se nel 2011 saranno piu’ bassi il max probabilmente e’ passato.Se piu’ alti probabilmente ci sara’ un solar max del ciclo 24 ad aprile 2012,quando terra e giove saranno in opposizione.”

Eh si, le influenze planetarie sembrerebbero davvero fare il loro sporco lavoro…

Buona domenica, Simon

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