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Archivio per agosto 2011

Il Fuoco di Fine Estate (Seconda Parte)+CONGEDO

31 agosto 2011 51 commenti

Come anticipato ieri mattina fra i commenti, inserisco alcune righe aggiuntive per delineare meglio l’evoluzione futura, in riferimento alle prime 2 decadi del prossimo mese di settembre.
Preciso che il presente articolo è stato da me scritto in data mercoledì 24 agosto. Nelle battute finali del precedente pezzo avevo parlato della possibilità di un drastico calo del fronte di convergenza intertropicale (ITCZ) centro-occidentale causato dall’affermarsi di anomalie negative nell’atlantico nord-tropicale (cerchio nero nell’articolo), la cui formazione è agevolata dal rapido raffreddamento del pacifico orientale (NINA EST). Si era inoltre osservato come, la permanenza di una falla barica ad ovest delle coste settentrionali dell’Africa, potesse mantenere condizioni estive sull’Italia a causa del richiamo di venti miti sciroccali sul mediterraneo. In ultimo, per una fase successiva (4-5 settembre in poi), si era parlato di un cambio della circolazione favorito dal riassorbimento della suddetta falla e dal contemporaneo crollo dell’indice ITCZ. L’unica perplessità sorgeva sulla posizione dell’anticiclone oceanico (hp delle azzorre), elemento fondamentale per le sorti del clima dell’Europa occidentale.
Proprio su questo punto volevo incentrare la presente discussione.
Negli ultimissimi tempi si è verificato un netto cambiamento delle anomalie termiche oceaniche proprio nel vicino atlantico. Infatti, se da una parte si è andata notevolmente riducendo l’anomalia negativa lungo le coste dell’Africa settentrionale responsabile in gran parte della permanenza dell’orribile falla afro-iberica (cerchio bianco), dall’altra la porzione centro settentrionale dell’oceano si è surriscaldata moltissimo portando alla formazione di estese anomalie positive. Se tale processo avanzerà senza eccessivi intoppi si dovrebbe concretizzare un netto cambiamento della circolazione atmosferica, con l’europa occidentale che verrebbe spazzata a più riprese da un tenace flusso zonale oceanico, grazie alla facilità dell’hp dell’azzorre di sostare in pieno atlantico (elemento questo favorito dalla presenza della sopracitata anomalia positiva).
A tal proposito vi invito a fare estrema attenzione alle carte che sto per mostrarvi:

Situazione attuale SSTA:

Previsione GFS per mercoledì 7 settembre:

Si denota chiaramente come l’hp delle azzorre riesca a piazzarsi con buona facilità nelle zone centro-settentrionali dell’atlantico proprio in corrispondenza dell’anomalia positiva (cerchio nero nella nuova carta), imprimendo così una discreta curvatura al flusso perturbato atlantico (freccia viola). Quest’ultimo, incoraggiato anche da un ITCZ occidentale in calo e dunque non più in grado di “stoppare” lo stesso flusso atlantico, potrebbe raggiungere con facilità i lidi occidentali del vecchio continente, Italia inclusa (ovviamente verrà enormemente avvantaggiato il nord Italia).
Si tratta inoltre di una configurazione molto tenace, e che potrebbe tenerci compagnia per un bel pò, soprattutto se si pensa che il VP possa restare a lungo discretamente compatto (grazie anche ala rapida formazione della NINA) . Pertanto, quello che emerge dall’analisi delle carte SSTA e dall’analisi di alcuni indici (ENSO in primis), è un avvio della stagione autunnale regolare e nella norma (mi verrebbe da dire vecchio stampo). Infatti non dovremmo registrare situazioni estreme caratterizzate da sortite artiche premature o eccessive ingerenze dell’hp africano, bensì un regolare e progressivo abbassamento del flusso zonale sull’Europa, con le prime perturbazioni atlantiche che potranno finalmente farci visita. Questo almeno fino alla metà del prossimo mese. Per le fasi successive, se ci sarà occasione, ci ritroveremo a discuterne in questa sede.

CONGEDO

Un saluto a voi popolo di NIA. Vi scrivo semplicemente per salutarvi visto che ho deciso di non scrivere più articoli di questo tipo su NIA e dunque di non trartassarvi più con previsioni meteorologiche. E’ possibile che leggerete qualche altro mio articolo in cui verranno spiegate nel dettaglio ed in modo “scientifico” le modalità con cui l’attività solare influenza il clima terrestre ed in particolare modo come i minimi solari portano il gelo in Europa. Ad dir la verità ho perso molta motivazione, ma probabilmente porterò a termine quest’ultimo lavoro per il semplice motivo che nella vita sono abituato a mantenere le promesse e a raggiungere gli obiettivi prefissati. Mi sarebbe piaciuto tenervi compagnia nella stagione invernale perchè in inverno ancor più che nella stagione estiva ci sono meccanismi complessi ed affascinanti da spiegare. Ma per la contentezza di molti non mi sento più in armonia con alcune situazioni che si sono a poco a poco radicate sul nostro amato blog. Ringrazio tutti ed in particolar modo Simon che mi ha dato la possibilità di pubblicare i miei primi articoli. A quest’ultimo voglio dire di continuare così perchè si è inventato qualcosa di molto bello oltre che fargli i complimenti per tutta la dedizione e l’impegno che mette in questo progetto. Ritengo che nessun’altro farebbe l’enorme lavoro necessario per tirare avanti la baracca solo per pura passione. E saluto affettuosamente tutti quelli che avuto la pazienza di leggere i miei articoli, siete un gruppo fantastico. NIA è popolata da moltissime belle persone, oneste intelligenti ed educate, il cui unico obiettivo è quello di imparare qualcosa nell’ambito di argomenti “oscuri” ed affascinanti come il sole ed il clima terrestre.
Mi congedo lasciandovi con un ultima previsione: dopo esservi goduti un settembre ed autunno in generale molto dinamico e perturbato (ma non freddo), agli amanti del gelo e della neve dico di tener d’occhio la seconda parte dell’inverno (10 gennaio in poi). Ciao ragazzi.

Riccardo

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IL FUOCO DI FINE ESTATE (Prima Parte)

29 agosto 2011 35 commenti

Un saluto a voi, popolo di NIA. Come avrete potuto constatare sulla vostra povera pelle, la mia previsione di fine luglio, si è rivelata completamente errata. Ovviamente si è trattato per me di un dispiacere, non tanto per aver sbagliato la previsione, quanto per la mia e per le vostre condizioni psicofisiche naturalmente turbate da questo feroce caldo africano che si è impossessato dell’intero Mediterraneo. Questo terribile fenomeno naturale ha contribuito poi ad aumentare l’instabilità mentale di coloro che deviati a livello psicofisico lo sono già di partenza, portando questi poveretti a sfogare tutte le loro repressioni e le loro turbe mentali nell’articolo pubblicato qui su NIA. E si perché questi poveri squilibrati, anziché rivolgersi agli appositi servizi sociali, hanno scelto giustamente di intervenire nel precedente post incolpando la mia persona del caldo atroce che in questi giorno hanno dovuto sopportare. In fin dei conti non gli si può dare neanche torto perché, facendo il gioco della proporzione aritmetica, se il Reading in quest’estate non ha mai beccato una previsione oltre i quattro giorni, il “meteorologo” Riccardo non può toppare una previsione dal lag temporale di un mese. Alla fine li ringrazio perché mi hanno strappato qualche risata, anche se non è poi giusto ridere di quelli che stanno peggio di noi.
Fatta la mia solita introduzione, procediamo cercando di capire realmente cosa è andato storto nei giorni scorsi. Premetto da subito che, tornando indietro nel tempo sulla base dei dati e delle carte allora a disposizione, arriverei alla medesima previsione. E si perchè tutti gli indizi portavano ad un agosto non eccessivamente caldo e dal finale maggiormente movimentato e fresco. Tutti quelli che hanno una minima conoscenza della materia, hanno sfornato una previsione simile, che voleva l’estate in chiusura in anticipo rispetto alla normalità. Qualcosa però è andato storto, e a mio avviso anche in maniera inspiegabile. Vediamo cosa.
Premetto che avrei potuto scrivere questo articolo qualche giorno fa, ma aspettavo delle conferme che potevo avere solo con l’uscita del bollettino NOAA riguardo all’andamento dell’ITCZ nella seconda decade di agosto. A dir la verità ero certo che le carte avrebbero decretato un incremento dell’indice nella porzione centro-occidentale dell’africa ed un profilo basso nella sua parte orientale, ma aspettavo detta conferma perché purtroppo il coraggio non è il mio forte:

Dalla carta si può intravedere il deciso impennamento che ha appunto subito il fronte di convergenza intertropicale nella sua porzione occidentale, a discapito di quella orientale. E proprio su questo fatto risiedono le mie perplessità, perché tutto mi sarei aspettato fuorchè un simile andamento. Vi faccio capire anche il perchè.
L’andamento dell’ITCZ è strettamente correlato allo stato di forma dei due monsoni maggiori, quello west-africano e quello indiano. Nello specifico, la porzione centro-occidentale dell’ITCZ dipende dall’andamento del monsone africano, mentre quella orientale è legata maggiormente alla forza del monsone indiano (anche se per ovvie ragioni geografiche dipende in parte anche dal monsone africano). È poi scientificamente provato che entrambi i monsoni risentono enormemente delle anomalie termiche che si registrano nel pacifico equatoriale (ENSO). Nel dettaglio, in condizioni di NINO (in partcolar modo nelle zone orientali di Nino 3 e Nino 1+2), il monsone africano acquisisce vigore con conseguente shift verso l’alto dell’ITCZ occidentale, mentre il monsone indiano tende a ridimensionarsi con conseguente abbassamento dell’ITCZ orientale. Viceversa, se prevalgono condizioni di NINA, il monsone africano si indebolisce, mentre quello indiano si rafforza.
Ebbene nelle settimane precedenti si è registrata una decisa crescita del monsone africano ed una parallela decrescita del cugino indiano NONOSTANTE le anomalie positive in Nino est si siano decisamente ridimensionate. In altre parole è accaduto l’esatto contrario di quello che ci si aspettava.

Andamento monsone indiano:

Andamento ITCZ orientale:

Andamento ITCZ occidentale:

Da queste immagini si può facilmente constatare come, subito dopo la metà di agosto, il monsone indiano si sia praticamente arenato. Inoltre si può osservare come, alle frenate del monsone indiano, sia sempre seguito un “indebolimento” dell’ITCZ orientale (cerchi rosa). In entrambi i casi tale fenomeno è stato leggermente anticipato da un impennamento dell’ITCZ occidentale (cerchi blu), segno inequivocabile dell’intensificazione del monsone west-africano. Notare che in entrambi i casi in cui si sono incastrate queste situazioni, in Europa si sono verificate le due ondate di calore della stagione estiva 2011. Tuttavia, mentre nel caso precedente di inizio luglio la causa era lampante (aumento delle SSTA positive in NINO est verificatasi nella seconda metà di giugno), in questo caso è difficile rintracciarla, in quanto l’indebolimento del NINO est lasciava presagire tutt’altra situazione. In altre parole, mentre la prima ondata di calore era facilmente prevedibile (vedi primo articolo sull’estate 2011), la seconda non era per niente inquadrabile.

Quadro termico fine luglio:

Quadro termico attuale:

Da queste due belle immagini, invece, può essere facilmente percepito il cambiamento radicale ed “imprevisto” che si è verificato nel mese di agosto. Infatti, se attualmente l’Europa centro occidentale bolle nella fornace Africana (segno di un’ITCZ fortemente elevato nella sua parte occidentale), la Russia ed il continente asiatico in generale stanno vivendo una fase estremamente fresca, beneficiando dell’ “arresto” del monsone indiano. Viceversa a fine luglio, causa un monsone indiano in forma smagliante e quello africano in panne, erano la Russia e parte dell’Asia a sudare.
In concomitanza di questi fattori se ne sono poi verificati anche altri:

Situazione SSTA metà agosto:

La grossa anomalia negativa presente in prossimità del Regno Unito e che ha contribuito ad avere un luglio così fresco sull’Europa occidentale (cerchio arancione), si è andata ridimensionando fortemente nel mese in corso. Al contrario, l’anomalia negativa presente al largo dell’Africa nord-occidentale (cerchio bianco) non è stata minimamente scalfita. Quest’ultima, in concomitanza di un VP inspiegabilmente debole (o meglio inesistente), ha contribuito ad avere prevalentemente condizioni di NAO -. In altre parole, la falla iberico marocchina ha avuto modo di creare enormi disagi a noi italici (disagi che sarebbero comunque stati in gran parte evitati nel caso in cui il monsone africano fosse rimasto bello quieto) . Infine si può notare come le anomalie positive nell’atlantico nord tropicale (cerchio nero), non si siano affatto ridimensionate nonostante il rapido sfaldamento del “NINO est”. Ciò, insieme alla presenza di acque più fresce nell’atlantico sud tropicale, ha fatto si che si istaurasse un gradiente positivo tra le SSTA in NTA (cerchio nero) e quelle in STA (ho dimenticato il cerchio) favorendo la forte risalita dell’ITCZ nella sua porzione centro-occidentale.
Alla fine di tutto questo minestrone, ribadisco come il veloce passaggio in condizioni di NINA anche nelle zone orientali del pacifico, lasciava presagire un finale della stagione estiva completamente diverso. Ad eccezione dei pagliacci travestiti da sciamani che, pur non capendo un bel niente di meteorologia e dei meccanismi atmosferici e che, pur non avendo azzeccato una briciola di previsione per l’intero 2011, ora vanno dicendo che tale situazione era facilmente prevedibile (nonostante fossero in precedenza d’accordo con la previsione di un finale fresco), tutti quelli che hanno almeno un minimo di senno in materia avevano previsto un finale di stagione completamente diverso.
Per ciò che concerne l’evoluzione futura, nei prossimi giorni ci attende un’attenuazione del caldo africano. Gli scenari, almeno a livello equatoriale-tropicale, sono destinati a mutare rapidamente. Infatti, alla nuova ripresa del monsone indiano (come testimonia il diagramma precedente) corrisponderà un indebolimento del monsone west africano. Quest’ultimo infatti, a causa della stagione estiva oramai agli sgoccioli ed ancor più dal rapido raffreddamento del pacifico orientale, potrebbe essere duramente bastonato dalla rapida e consistente intensificazione degli alisei di nord-est a cui seguirà la formazione di importanti anomalie negative nell’atlantico nord tropicale (NTA). Si potrebbe dunque assistere ad un vero e proprio collasso dell’ITCZ occidentale. Inizialmente potremmo non beneficiare appieno di tale situazione favorevole per via della persistenza della falla barica a sud-oves del Portogallo. Tuttavia, proprio la futura ritirata dell’hp africano nonostante la presenza di detta falla barica atlantica, sarà la testimonianza perfetta del forte arretramento dell’ITCZ. In seguito, il riassorbimento della falla atlantica (ammesso che avvenga), in concomitanza del rapido arretramento del monsone africano, potrebbe spalancare le porte alla stagione fresca. Risulta da chiarire tuttavia la posizione dell’hp delle azzorre, che dipenderà molto dalla latitudine assunta dal flusso zonale in pieno atlantico.
Tuttavia, onde evitare la pubblica gogna, o peggio ancora l’esecuzione al rogo, preferisco non spingermi troppo a lungo e lasciarvi così il beneficio del dubbio.

Riccardo

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Habemus Maximum?

28 agosto 2011 15 commenti

Finalmente è apparsa nell’emisfero settentrionle una AR molto prossima all’equatore, anzi secondo questa immagine sembrerebbe proprio essere a suo ridosso:

Fonte: http://sdowww.lmsal.com/sdomedia/ssw/media/ssw/ssw_client/data/ssw_service_110827_113637_94600/www/ssw_cutout_171_context_full.gif

Per dovere di cronaca il Noaa la localizza a 7° nord:

1275    N07E05

Fonte: http://www.solarham.com/summary.txt

Si mettessero d’accordo una buona volta, non solo su che SN dare alle macchie ma anche sulla loro precisa longitudine e latititudine…resta cmq il fatto che la regione in questione si trova davvero molto vicina alla linea equatoriale, testimoniando ancora una volta di come l’emisfero nord sia molto più avanti come decorso rispetto a quello sud, che ha presentato sinora anche un minor numero di AR.

Agosto sta terminando, e posso già dire finora che i 2 mesi di massima attività di questo ciclo 24, ovvero marzo ed aprile, sono ben lontani sia sotto forma del SN mensile che della media mensile del flusso solare, ma sarò più preciso il 1° di settembre!

Stay tuned, Simon

Ancora 12800BP – 12900BP … non solo CME ma anche impatto extraterrestre — seconda parte –

26 agosto 2011 25 commenti

Le prove dalle registrazioni geologiche


C’eravamo lasciati nella prima parte con lo strato di sedimenti rinvenuto a Lommel in Belgio.

http://daltonsminima.altervista.org/?p=15643

Torniamo adesso in America, fra i siti campione, troviamo 15 baie della Carolina. Un gruppo di 500.000 depressioni o laghi dalla forma ellittica. Alcune di queste formazioni raggiungono la lunghezza di 10 km.e si trovano sulla costiera atlantica. Questi siti sono stati inseriti in questa ricerca, perchè alcuni ricercatori (vedi Melton,Schriever) sostengono che queste baie hanno assunto questa conformazione in seguito ad un’ impatto di più oggetti ET.

Foto area dell’ US Geological Survey.

Le baie sono state oscurate per una maggiore chiarezza.

Un’interessante articolo correlato da altre particolari immagini è disponibile al seguente indirizzo:

http://cometstorm.wordpress.com/2011/04/27/a-different-kind-of-climate-catastrophe-2/

Passiamo adesso ad analizzare, alcuni dati significativi che suffrugano l’ipotesi dell’impatto di più oggetti ET.

Nei sedimenti i livelli magnetici di fondo superano le 117 ppb.

E’ bene ricordare che questo livello è il 25% superiore al livello di fondo presente in un meteorite di condrite. Ed inoltre, nello YDB è presente un’alta concentrazione di Torio (Th) e Uranio (U), che è ben 25 volte superiore a quella presente sulla crosta terrestre. I quindici siti analizzati in Carolina contengono gli stessi picchi (marcatori) trovati nei dieci siti Clovis (vedi tabella precedente). Nell’immagine sotto riportata potete osservare quattro microsferule magnetiche, rinvenute rispettivamente in Canada, New Mexico, Michigan e nord carolina. Microsferule che sono più abbondanti nel nord-america e che hanno una dimensione che oscilla fra i 10-250um.

La loro concentrazione raggiunge il picco in corrispondenza sempre dello YDB, in nove dei nove siti della civiltà Clovis e in cinque dei cinque siti analizzati nelle baie della carolina. Ricerche condotte da Gainey a Morley drumlin e Blackwater draw rilevano che le microsferule sono arricchite da titanio-magnetite.

Nei siti sono stati rinvenuti anche grani magnetici dalla forma irregolare, di colore marrone scuro o nero, di una dimensione compresa fra 1-500um. Quest’ultimi sono più abbondanti delle microsferule e i loro picchi di concentrazione variano molto da sito a sito. Come per le microsferule anche i grani magnetici sono più abbondanti nei siti del nord-america (Gainey, Chobot e Drumlin morley) con una concentrazione media pari a 3,4gr./Kg.

Inoltre, in tredici delle quindici baie della carolina e in sei siti della civiltà Clovis, sono stati ritrovati in concentrazione superiore alla 1500parti per Kg. sferule di carbonio di una dimensione compresa fra gli 0,15-2,5mm altamente vescicolari. Le analisi mostrano essere composte al 75% da carbonio senza alcuna evidenza o morfologia cellulare o vegetale. Confrontate con le sferule recuperate nei moderni incendi boschivi le analisi, sembrano confermare essere state prodotte da un’intenso calore sprigionato durante un’incendio. Recentemente un certo Ròsler ha riportato di aver trovato traccia delle identiche sferule di carbonio, da sedimenti YDB, in tutta l’europa.

Come non parlare poi dei vetri di carbonio o glass-like carbon che presentano elio ET” 84 volte superiore a quello in aria. Considerate, ad esempio, che il meteorite ritrovato nel lago di Tagish presenta un rapporto di “elio ET” 90 volte superiore. Frammenti di una lunghezza di vari cm. sono stati ritrovati nei confini dello YDB e la loro consistenza, suggerisce la fusione ed esposizione ad altissime temperature durante la formazione.

I ricercatori hanno studiato i vari marcatori (grani,sferule etc..) per stabilire se la loro formazione fosse da attribuire a processi di natura terrestre. In primis, c’è da dire, che i siti esaminati presentano una vasta gamma di ambienti (dal fluviale al lacustre, eolico, alluvionale, colluviale e glaciale), varie condizioni del suolo (aerobico, anaerobico e saturo ), varie condizioni dei sedimenti e vari regimi climatici.

La presenza degli identici marcatori sotto una vasta gamma di condizioni ambientali spinge i ricercatori a bocciare l’ipotesi di una formazione dovuta a processi terrestri viceversa è più coerente con un impatto di origine ET.

E’ stata esaminata anche la possibilità che lo strato di sedimenti dello YDB possa aver avuto origine grazie a tempeste di polvere interplanetaria arricchite con altri marcatori ET come Ir e Ni, ma l’intervallo di deposizione, che è durato meno di un decennio, suggerisce che tale periodo di tempo non è sufficiente a produrre quel grosso picco di Iridio che è ben 100 volte superiore a quello presente sulla crosta terrestre.

Inoltre l’abbondanza di marcatori magnetici diminuisce con l’aumentare della distanza dai grandi laghi del nord america. Questa dinamica non è coerente con l’ipotesi dell’arricchimento sopra esposta, ma è coerente con espolsioni /impatti nel nord america. Alte concentrazioni di microsferule sono state accettate come prova scientifica in undici impatti ET nel passato remoto (vedi Simonson B, Glass B 2004 Annu Rev earth planet science 32:329-361). In certe occasioni le microsferule vengono associate al vulcanismo. Ma in questa situazione, dopo analisi SEM e fluorescenza a raggi X e dopo esser state confrontate con le note microsferule di origine cosmica, esse sembrano essere non di origine vulcanica.

Riporto immagine riepilogativa del profilo dei sedimenti per sette siti con le concentrazioni in relazione alla profondità in centimetri al di sopra e al di sotto dello YDB. Sono riportate concentrazioni di grani magnetici, microsferule, carbone, fuliggine, Ir, Cr etc..

Concludiamo con l’Iridio.

In ben quattordici siti sono state effettuate 169 misurazioni e nei rilevamenti l’Iridio è stato rilevato solo nello YDB. Non è mai stato ritrovato ne al di sopra ne la di sotto di questi livello, riducendo quindi la preoccupazione circa le incertezze nei campionamenti. C’è chi ipotizza che questi picchi di concentrazione di Iridio possano essere ricondotti, come per le microsferule ad un elevato vulcanismo. Ma riferisce Koeberl : Primo non è noto alcun episodio vulcanico 12900BP nel nord america.

Secondo le concentrazioni di Iridio di origine vulcanica non sono così abbondanti come nello YDB.

Conclusioni

In un mio precedente articolo ho riferito che secondo il ricercatore “La Violette”, questa enigmatica e sconvolgente dinamica sia da ricondursi a una o più straordinarie esplosioni di massa coronale CME da parte della nostra stella. Viceversa, in quest’ultima ricerca, redatta da Firestone, West, Kennet e molti altri ricercatori che hanno collaborato alla stesura di questo lavoro, si avvalora l’ipotesi di uno o più impatti di quel che resta di una cometa o sciame.

Una mia personale ipotesi…

E se invece la verità si trovasse nel mezzo.

1°) E’ plausibile che entrambi l’ipotesi siano veritiere ?

2°) E’ plausibile ipotizzare l’ingresso nel nostro sistema solare di una più comete o sciame che nel loro pellegrinare all’interno dell’ eliosfera abbiano in un primo momento destabilizzato l’assetto elettromagnetico della dinamo solare successivamente abbiano impattato sul nostro pianeta.

La seconda un’ipotesi è sicuramente provocatoria e con dei forti accenti fantascientifici, ma non del tutto da gettare nel cestino, in relazione alla teoria di confine dell’universo elettrico che attribuisce a questi microscopici corpi ( paragonati ai pianeti e alle stelle), gelidi e freddi , provenienti dai più remoti angoli della galassia, un ruolo cardine se non fondamentale nell’evoluzione delle dinamiche all’interno del nostro sistema solare.

Michele


Fonte : http://www.pnas.org/content/104/41/16016.abstract

Categorie:Cambiamenti Climatici Tag:

Nevai sulle marittime. Piccolo aggiornamento

25 agosto 2011 11 commenti

Grazie all’archivista di famiglia ho ritrovato la foto analogica relativa alla zona in cui ho recentemente fatto una gitarella.  L’ho immediatamente scannerizzata (scusate la scarsa qualità ma il convento non passa altro) e ritagliata per un confronto .

Purtroppo il periodo non e’ proprio lo stesso: su quella vecchia era scritto “luglio 1997″ . Quella attuale e’ del 19 agosto (2011 ovviamente).

Allego le foto e poi una breve analisi e nessun commento (così in altri blog sul clima  non si alterano …)

Foto 1 : 1997

foto 2 : 2011

Nota geografica: La foto e’ relativa all’alta valle Gesso. Si intravvede il Rifugio Questa sullo sperone a sinistra.  La zona dello scatto e’ il vallone del “valasco” .

Prima osservazione : L’attenzione va concentrata sui quattro  nevai in alto, sulla cima triangolare in mezzo alle foto.  Si vede abbastanza bene, infatti, che la prospettiva e’ diversa (nel 2011 la foto e’ stata scattata molto più da “sotto” e i nevai che si notano in basso sulla destra nella foto del ’97 sono nascosti dalla placca rocciosa. Per chi fosse incuriosito, la “piana del Valasco”  da cui sono state scattate le foto e’ parecchio lunga, almeno 1.5km). Vi posso assicurare che i nevai c’erano ancora ma non essendo rimasti nella foto … non possono essere analizzati. Anzi, per par condicio non citerò le macchiette che appaiono sullo sperone all’estrema sinistra della foto del 2011 e completamente assenti in quella del ’97.

Seconda osservazione : Nevai in regressione : Partendo da sinistra i primi due nevai (uno piccolino e quello grande a forma di V) rovesciata appaiono leggermente più piccoli. Erano stati ripresi però almeno un mese prima…

Terza osservazione : Nevai in avanzamento : I due nevai sovrapposti a destra sono chiaramente cresciuti.

Quarta osservazione : Il limite della vegetazione non ha subito modifiche (gli alberi sono solo un pò cresciuti: se avete pazienza potete ritrovare il singolo larice nelle due foto.  Vi posso asscurare che in 14 anni un larice cresce parecchio . )

Fine dell’articolo . Breve breve, da leggersi d’un fiato (che figata!)
Luca Nitopi

P.S.

1) questo articolo voleva essere un “addon” al precedente…  http://daltonsminima.altervista.org/?p=15403

2) Come detto sopra per evitare alterazioni di umore mi astengo dai commenti . Ma un appello agli appassionati di montagna lo faccio…

Cercate nei vostri archivi … Cercate i NEVAI.  Se un ghiacciaio ha un’inerzia notevole, il nevaio risponde “quasi” in tempo reale a riscaldamenti e raffreddamenti, aumenti o diminuzioni delle precipitazioni etc.

E poi postate le foto del “Prima” e del “Dopo”….Senza commenti, per carità…

Luca

Ancora 12800BP – 12900BP … non solo CME ma anche impatto extraterrestre — prima parte –

24 agosto 2011 27 commenti

Le prove dalle registrazioni geologiche


In un mio precedente articolo reperibile al seguente indirizzo,

http://daltonsminima.altervista.org/?p=14847

vi ho riportato un recente lavoro redatto dal Dr. Paul La Violette. Il quest’ultima ricerca , il La Violette, sostiene che i tremendi sconvolgimenti naturali registrati nello YD potrebbero aver avuto causa grazie ad alcune straordinarie emissioni/ esplosioni di massa coronale da parte della nostra stella.

Viceversa adesso, andiamo ad analizzare tutta quella serie di dati e/o registrazioni geologiche effettuate da numerosi paleontologi, geologici, chimici etc. che sembrano confermare a chiare lettere l’ipotesi di un’ impatto o più impatti di oggetti di natura extraterrestre (vedi sciame di meteoriti e/o comete).

La testimonianza principale di questi impatti risiede in numerosi strati di carbonio, rinvenuti in più di cinquanta siti geologici. Siti riconosciuti , ben analizzati e documentati dalle organizzazioni ufficiali.

Nel nord-america si trovano dei sottili depositi, che sottoposti ad analisi ci rilevano dei picchi di : grani magnetici di iridio, microsferule magnetiche, carbone, fuliggine, sferule di carbonio, vetro, nano diamanti, fullereni con elio ET ed altre prove ha sostegno di un’ impatto ET con combustione di biomasse.

L’età di questi strati coincide con l’oramai ben noto raffreddamento dello YD e crescenti evidenze suggeriscono che questa dinamica si è verificata improvvisamente ed è stata pronunciata nel nord-america dove 33 generi di mammiferi sono scomparsi.

Sconvolgimento che ha causato una sostanziale diminuzione della popolazione paleo-americana. Le cause di questa estinzione sono molto dibattute e rimangono molto controverse. L’ evidenze geologiche e geochimiche sono ancora insufficienti per la scienza ufficiale. Le due ipotesi principali sono : l’intervento umano o il brusco raffreddamento.

Un certo Toon (1997) Rev Geophys 35:41–78 asserisce che un’ impatto ET capace di lasciare traccie in tutto il continente americano, richiede un’energia pari a 107 megatoni, equivalenti all’impatto di una cometa dal diametro di 4km. Ovvio, che un’ impatto di questo tipo lascia di solito un cratere di grandi dimensioni. Quindi asserisce il Toon , la mancanza di un grande cratere, risalente al pleistocene, può essere dovuta ad un’esplosione di uno o più oggetti ET in molti frammenti nell’ingresso nell’atmosfera terrestre, producendo quindi crateri al suolo ! Viene da ricordare l’evento Tunguska registrato in siberia nel 1908. Nella seconda parte, tornerò in merito a detta questione, riportando delle interessanti immagini.

In sintesi, un vero e proprio scenario apocalittico si sarebbe registrato in quelle ore nel nord america.

Produzione di onde d’urto devastanti con una sovra-pressione e contemporanea creazione di veri e propri venti e vortici di fuoco che avrebbero causato incendi globali , distruggendo foreste, praterie e scorte di cibo per tutti gli erbivori. Diminuzione della fotosintesi per le piante . Fuliggine, fumi tossici e cenere avrebbero completato l’opera oscurando e bloccando la luce solare, producendo l’effetto collaterale più temuto una glaciazione a tempo di record. I feedback li conoscete molto bene, vapore acqueo e ghiaccio nell’alta atmosfera, incremento della nuvolosità ed effetto albedo e blocco della circolazione termoalina nel nord atlantico dovuto all’impatto ET con conseguente scioglimento e frammentazione delle calotte di ghiaccio con abbassamento della salinità dell’oceano.

Sono state inoltre ipotizzate anche vere e proprie onde pandemiche, ma ad oggi, non si sono trovate prove nelle registrazioni del pleistocene. Inoltre, negli ultimi 80’000 anni si sono verificati numerosi episodi di raffreddamento brusco, ma nessuno è noto per essere associato a grandi estinzioni. Questa estinzione è troppo ampia ed ecologicamente profonda ed impulsiva a sostegno ti tali ipotesi.

Si ipotizza perfino una grande esplosione nel nostro nucleo galattico, oppure troviamo ricercatori come un certo Brakenridge che ipotizza l’esplosione di una supernova. Cluber e Napier propongono molteplici incontri con i resti di una cometa o un flusso di meteoriti.

Entriamo adesso nel vivo della trattazione andando a parlare ed analizzare i siti geologici dove sono stati rinvenuti dei sottili strati di sedimenti di uno spessore di soli circa 5 cm. !

Torno a specificare che i numerosi luoghi analizzati sono stati selezionati in base alla loro lunga tradizione archeologica e paleontologica (vedi la cultura clovis), quindi son ben documentati e datati dai ricercatori precedenti. Vedi la tabella sotto riportata.

Tre i siti che confermano l’estinzione della fauna (marcatori con la lettera “K”).

Sette siti presentano il tappetino nero di carbone che sovrasta il confine dello YD ( marcatore con la lettera “B”). Alcuni restanti marcatori “misc.markes” sono per il Carbone la lettera “C“, per il carbone vetrificato la lettera “G”.

L’accuratezza delle analisi al radiocarbonio su questi sedimenti ha permesso di calcolare con estrema precisione la datazione di molti siti. Uno dei siti più noti e documentati è Murray Springs in Arizona.

Otto campionamenti che fanno risalire il tappetino nero ad una datazione pari a 10’890AC al 14Cyr corrispondenti a 12920 anni fa.

Osservate nell’immagine sotto riportata, il deposito (linea scura), dei sedimenti, presente su una parete del sito sopra citato. Appena sotto la rottura litologica (linea scura) troviamo l’iridio, la fuliggine,i fullereni e microsferule che andremo nello specifico a trattare in seguito.

Sia sopra, che sotto sono stati ritrovati sia impronte (scavi condotti da Vance Haynes Jr.), che resti di mammut, che artefatti della civiltà “Clovis”. In particolare l’ottima conservazione degli scheletri dei mammut sembra confermare il rapido interramento dopo l’evento YDB – younger dryas boundary – ( confine dello Younger dryas ).

Di seguito riporto immagine dei siti calibrati (datazione) al confine del periodo dello Younger Dryas YDB . I siti evidenziati con il colore verde sono quelli che presentano un’alta percentuale di Iridio. I siti con valori irrivelanti di Iridio (<0,05 ppb) sono segnalati con il colore marrone. I siti che presentano il famoso depositi o tappetini neri di carbonio riportano un triangolo nero invertito.

Non solo nel nord america , in europa abbiamo il sito di Lommel in Belgio al confine con l’Olanda. In questo luogo, 12940 anni fa, si trovava una grande foresta ai margini di una palude. La striscia di colore nero, datata nuovamente 12,9ka (inizio del dryas recente), contiene tutti quei marcatori , precedentemente accennati, indicatori di un’ impatto extraterrestre (grani magnetici, microsferule magnetiche, carbone etc.). In particolare, da sottolineare l’alta percentuale di Iridio, pari a 117ppb, presente nei grani magnetici. Il carbone suggerisce inoltre combustione diffusa di biomasse.

Comunque in molti altri siti europei si trovano strani simili, datati sempre 12,94ka, come in Gran Bretagna,Francia, Germania, Danimarca e Polonia. Tutto quanto si correla appunto con gli strati YDB in nord america.

Nella seconda parte entreremo nel dettaglio dei veri e propri marcatori rinvenuti nello strato di sedimenti, dimostrando a suon di esami di laboratorio come questi indicatori avvalorino a chiare lettere l’ipotesi di un’ impatto extraterrestre.



Michele

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La Rubrica di NIA: Agosto 1943, Caldo record al Nord

22 agosto 2011 56 commenti

Ci Apprestiamo a vivere una seconda parte del mese di Agosto veramente bollente, purtroppo diversamente dalle previsioni che ci avevano fatto sperare ci toccherà accontentarci della solita Estate lunga e sopra-media tipica degli ultimi anni.

Ed è proprio li che voglio andare a parare, perché se è vero che le Estati molto lunghe con ondate di caldo molto forti anche a fine Agosto sono state la norma negli ultimi anni (anche se in anni come 2005 e 2006 l’estate è finita decisamente presto) questo non significa che una volta non capitassero, anzi, durante gli anni 40 la situazione era molto simile a quella odierna, almeno per il Nord Italia a cui faccio riferimento in questo articolo.

Voglio quindi analizzare il periodo che delinea la seconda parte del mese di Agosto del 1943 mese che risulta tra i più caldi di sempre, e che per i dati dell’osservatorio di Milano Brera risulta il 2° più caldo dalla fine del 1700, anno nel quale iniziano i dati, però a differenza di quasi tutti i mesi di Agosto molto caldi il periodo peggiore avvenne verso fine mese, cosa alquanto anomala.

Se non ci fosse stato il mostro irripetibile del 2003 questo sarebbe ricordato come l’Agosto più anomalo di sempre.

Le mappe che seguiranno sono delle renalisi fatte su grafica di Wetterzentrale, purtroppo alcune non sono molto precise e sovrastimano di un po’ le temperature in quota.

Partiamo con il mostrare la situazione il giorno di Ferragosto

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Vediamo una situazione dominata di un ibrido Azzorre-Sub Tropicale che porta spesso condizioni di caldo molto forte al Nord.

Nei 2 giorni successivi i geopotenziali di alzano a causa della spinta del cammello.

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Intanto la +20 abbraccia tutta l’Italia

Nei giorni successivi avviene una nuova spinta sub-tropicale, stavolta in una situazione che favorisce le massime elevate al Nord

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Ed è proprio in queste condizioni che il Nord durante i giorni 19-20-21 di Agosto mette a segno delle massime molto alte, che in molte zone rappresentano i record tutt’ora imbattuti per la 3° decade di Agosto (nelle stazioni la cui massima fu il 21 Agosto)

Concludiamo il mese

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Nei giorni successivi fu sempre il cammello a dominare

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Mettiamo ora qualche Temperatura

Milano: massima di +36.0°C il 20, media massime del mese: +31.3°C, la minima il giorno 18 si fermò a +25.4°C

Novara: la massima fu solo di +35.0°C il 20 ma la media massime del mese a +32.0°C è quasi storica

Udine: massima di +35.9°C il 19, media massime del mese: +30.9°C

Belluno: massima di +37.8°C il 19, ma anche una massima di +36.1°C il 22, media massime del mese: +31.0°C

Padova: massima di +38.0°C il 19, media massime del mese: +32.2°C

Rovigo: massima di +38.0°C il 19, media massime del mese: +33.1°C

Trento: massima di +37.4°C il 20, media massime del mese: +31.8°C

Bolzano: massima di +38.1°C il 18, ma anche massima di +36.8°C il 22, media massime del mese: +31.7°C

Castelfranco Veneto: massima di +37.0°C il 21, media massime del mese: +32.7°C

Parma: massima di +38.0°C il 19 e 20 di Agosto, media massime del mese: +33.8°C

Bologna: massima di +37.1°C il 21, media massime del mese: +33.3°C, minima il giorno 18 che si fermò a +28.1°C, un valore più alto di quello toccato nel Giugno 1935 (mese che detiene quasi tutti i record di minima più alta del Nord)

Imola: massima di +37.6°C il 21, media massime mensile di +34.0°C

Ravenna: massima di +38.2°C il 21 (record per la 3° decade ancora imbattuto), media massime del mese: +32.8°C

Pisa: massima di +39.5°C il 19 e 20, media massime del mese: +32.6°C

Firenze (Idrografico): massima di +37.8°C il 20, media massime del mese: +33.0°C

Pistoia: massima di +42.8°C il 20, media massime del mese: +35.8°C

Grosseto: massima di +41.5°C il 20, media massime del mese: +35.3°C

Per quanto riguarda la situazione al di fuori dell’Italia andare a cercare i dati è un po’ un casino visto che c’era la guerra in quel periodo, ho trovato però il dato di Monaco di Baviera, al di la della Alpi, la massima arrivò a +35.0°C in 2 occasioni, il 19 e il 21 di Agosto e rappresenta tutt’ora il record assoluto per Agosto.

FABIO

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