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Archivio per marzo 2012

ARRIVA LA STAGIONE DELLE PIOGGE ?

21 marzo 2012 25 commenti

Un saluto a voi, popolo di NIA.
Con questo pezzo voglio analizzare con voi la situazione meteorologica futura, cercando di capire se esistono delle possibilità di uscita da questo “dramma meteo” che da tempo sta affliggendo diversi paesi europei, nonché molte delle nostre riserve idriche.

Procediamo con ordine nell’analizzare la situazione futura. Anzi tutto è da notare come nei prossimi giorni, il VPS sarà soggetto ad una maggiore azione forzante indotta dalle due maggiori onde planetarie. Quest’ultime infatti, come si vede dal seguente grafico ECMWF, riusciranno ad acquisire una maggiore forza:

Tale azione forzante indurrà nuovamente il VPS ad una configurazione leggermente ellittica, come si vede chiaramente dalla seguente immagine a 10 hpa:

Come da copione, detta configurazione favorirà alle basse quote stratosferiche una bipolazione del Vortice Polare, con tentativo di split:

Il suddetto tentativo di split è peraltro testimoniato dalla seguente carte ECMWF in cui si riporta l’andamento dei venti zonali stratosferici:

Notate come, dai 70 gradi nord in su, la colonna verrà quasi interamente interessata da un’inversione dei venti, segno evidente di un tentativo di split ad opera del forcing indotto contemporaneamente dalla wave 1 e dalla wave 2.
Come nella scorsa occasione, anche questo tentativo di split sembra dover andare in fumo. Pertanto, a livello meteo è da attendersi una breve spinta meridiana delle azzorre con fugace discesa artica che nella migliore delle ipotesi prenderà di “striscio” l’Adriatico.
Tuttavia voglio concentrare la vostra attenzione sull’evoluzione successiva. Difatti, subito di seguito, sembra dover partire un nuovo stratwarming, quasi certamente più incisivo. L’incipit di detto riscaldamento stratosferico è ben visibile alle alte quote, come testimonia la seguente carta GFS:

Stando alle previsioni odierne, tale stratwarming potrebbe risultare abbastanza forte nonché in grado di porre fine al VPS invernale della stagione appena conclusa.
Ribadisco che l’importanza di questo stratwarming, non risiede molto nella possibilità di un tardivo episodio invernale (il quale non è da escludersi), ma nell’evoluzione dell’intera prima metà della prossima stagione primaverile. Difatti, se il riscaldamento risultasse bello tosto, potrebbe arrivare la tanto agognata svolta stagionale, con l’arrivo delle prime vere pioggie che in alcune aree del paese sarebbero accolte come manna dal cielo.

Cercherò brevemente di spiegare in che cosa risiede l’importanza di un forte stratwarming alla fine della stagione invernale.
Iniziamo con il dire, che un potente stratwarming è in grado di condizionere la circolazione troposferica per un lungo periodo di tempo. Infatti, quando un forte stratwarming si propaga alle basse quote, determina un cedimento dell’intera struttura del Vortice Polare (crollo dell’indice AO), il quale risulta interamente soggiogato dai movimenti troposferici (vedi prima metà febbraio 2012) anche per un lungo periodo di tempo (talvolta più di un mese).
Con l’arrivo della primavera, la prima radiazione solare arriva nel cuore del polo nord. La radiazione solare, a causa anche la presenza di ozono stratosferico, comporta un inesorabile declino del Vortice Polare Stratosferico (VPS). In sostanza, la consueta e spesso forte circolazione zonale che contraddistingue il Vortice Polare in inverno, viene sostituita da una circolazione antizonale (esterly).
Tuttavia, per definizione, le onde planetarie non possono propagarsi verticalmente quando la circolazione è antizonale, anche in un sottile strato atmosferico. Pertanto, quando la circolazione sul polo si inverte, ha termine la stagione degli stratwarming.
Capirete bene quindi che, se nel cuore di gennaio fa cilecca un potenziale forte stratwarming, l’atmosfera ha altri colpi in canna da sparare fino al termine dell’inverno. Se questa situazione si verifica invece in questo periodo, non ci sono più occasioni per rimediare.
Tutto questo discorso serve per sottolineare un concetto molto importante: l’andamento meteo della prima fase della primavera, soprattutto in Europa, è strettamente correlato a ciò che accade al termine della precedente stagione invernale.
Nel caso in cui il trapasso avvenga senza un discreto riscaldamento finale, c’è il rischio di una stasi atmosferica sino a maggio inoltrato. Quando invece si chiude con il botto, allora è alta la probabilità di assistere ad una prima fase primaverile dinamica e talvolta fredda.
Per farvi capire al meglio questo concetto mi affido come al solito alle carte. Vi mostro di seguito due carte che ritraggono l’indice NAM, che ricordo essere come una sorta di indice AO riferito a tutte le quote:

NAM 2010:

NAM 2011:

Notate come nei due anni si sia avuto un andamento praticamente opposto: mentre nel 2010 la stagione invernale si chiuse con un ingente riscaldamento ai piani alti (cerchio nero), nel 2011 la stagione invernale concluse con una pesante anomalia negativa. Viceversa alle basse quote, nel 2010 il successivo mese di aprile il VP si presento estremamente disturbato (cerchio verde) con conseguente spiccato dinamismo troposferico, mentre nel 2011 la pesante anomalia negativa si trasferì, nel primo mese primaverile, ai piani bassi (ancora cerchio verde). Le conseguenze furono quelle di un mese di aprile estremamente caldo, statico e siccitoso.

Tornando a parlare della situazione attuale, come ben sanno gli appassionati meteo di NIA, sto monitorando attentamente questo possibile stratwarming di fine mese. Anche se a più riprese posticipato, c’è da dire che il prestigioso modello americano GFS lo ha inquadrato da parecchio tempo. Nell’ultimo aggiornamento la situazione proposta è la seguente:

Da questa carta si vede chiaramente come il riscaldamento prenda decisamente piede alla quota di 10 hpa, andando rapidamente a distruggere lo stanco VPS. Ribadisco che se tale carta trovasse conferma, per i giorni a venire si riscontrerebbe un deciso mutamento barico a livello Europeo, con le pioggie che farebbero finalmente una bella comparsa andando ad attutire il deficit idrico che colpisce da svariato tempo molti paesi. Tuttavia è da precisare che si tratta di una previsione a lunghissimo termine, pertanto sono ancora molte le incertezze e gli ostacoli da superare. Quindi, anche se siamo al cospetto di un discreto potenziale segnale di cambiamento, tale previsione potrà subire consistenti cambiamenti. Inoltre non è da escludere che detto mutamento, dettato dal repentino riscaldamento in stratosfera, porti, soprattutto in una prima fase, ad un periodo contraddistinto da un clima particolarmente freddo per il periodo ma più asciutto. Di certo, se la manovra scaldante in stratosfera dovesse andare in porto, si aprirebbe un periodo maggiormente dinamico, sia in un senso che nell’altro, andando a sbloccare una situazione da tempo “cristallizzata”. Per le previsioni dettagliate a scala europea ci sarà comunque tempo. Ora quello che è da monitorare, è il manifestarsi dello sblocco a scala emisferica sin qui descritto.
In conclusione, per spendere due parole sulle cause di detto fenomeno, come più volte ha ribadito l’utente Fabio Due, il passaggio della MJO in zona favorevole (zona 7) avrà sicuramente un ruolo fondamentale. Ancora una volta, dopo lo storico avvio di febbraio, la storia ci insegna come l’attività convettiva in sede Pacifica sia la vera protagonista delle sorti meteo a scala europea. A tal proposito, il graduale passaggio dell’ENSO verso valori neutrali/positivi (NINO moderato) potrà dare avvio ad una stagione meteo completamente diversa, che probabilmente culminerà nella prossima stagione invernale. Forse l’incubo sta per finire.

Riccardo

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Terremoto in Messico – Magnitudo M7.4 Oxaca + I grafici parlano chiaro ! Aggiornamento nuova CENSURA nei miei confronti !!!

20 marzo 2012 69 commenti

Correlazioni geologiche -  astronomiche – 2010 -

http://img10.imageshack.us/img10/3658/2010lx.jpg

Correlazioni geologiche -  astronomiche – 2011 -

http://img823.imageshack.us/img823/1834/2011io.jpg

L’energia non può essere intrappolata deve circolare …… rilascio in Messico !

Correlazioni geologiche -  astronomiche – 2012 -

http://img718.imageshack.us/img718/9733/2012oc.jpg

Tutti i paramteri geomagnetici nelle ultime ore si sono rilassati. Quale migliore occasione per il trigger lunare-planetario di imprimere questa profonda accelerazione. Entrata in luna nuova e allineamento Terra-luna-mercurio-Sole

Non sono da escludere ulteriori repliche in altre zone della Terra.

http://earthquake.usgs.gov/earthquakes/dyfi/events/us/c0008m6h/us/index.html

Aggiornamento delle ore 24:25

E sono nuovamente qui a riferivi di un nuovo episodio di censura (modifica, cancellazione) dei commenti su un blog che tratta di geologia e vulcanologia.

http://volcanocafe.wordpress.com/2012/03/20/icelands-forgotten-volcanoes/

http://img685.imageshack.us/img685/1772/censura1.jpg

http://img85.imageshack.us/img85/2483/censura2.jpg

La motivazione è la seguente :

I removed the link due to lack of scientific grounds for claim. See comment by Lurking. /Moderator

Tradotto :

Ho rimosso il link per mancanza di fondamento scientifico, di rivendicazione. Si veda il commento di agguato.

C’era un coment qui dalla stessa persona da Michele Casati qui che ha portato a un sito che ho ritenuto 2012er in natura. E ‘stato anche in italiano, e per l’avvio conteneva pubblicità di pillole Love Dog … spero che nessuno mancherà questo.
/ Moderatore

Mi domando a questo punto degli studi :

Ma utilizzare il fondamento scientifico non è utilizzare il metodo galileano . Osservazione e replica di un fenomeno !!

Oppure questo fondamento non è più vero ?

http://www.saroalioto.it/met_sper.htm

 

Michele

Categorie:Terremoti e Vulcani Tag:

Verso il solar max

19 marzo 2012 74 commenti

Buon giorno amici lettori di NIA.

Prima di partire facciamo un piccolo passo indietro e riprendiamo i temi dell’articolo scritto in
agosto :  http://daltonsminima.altervista.org/?p=15470

Articolo nel quale si sosteneva che, in base alla posizione delle AR e delle Chs sostenute da immagini molto chiare contenute nel video caricato su youtube, il solar max del ciclo 24 si sarebbe verificato tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

Lavoro nel quale paventavamo gia’ allora, una possibile mancata inversione magnetica da parte del sole. Ora riprendiamo i temi del vecchio articolo, poiche’ ci sono importanti aggiornamenti da comunicare ai nostri lettori.

Partendo dal presupposto che il ciclo si trova gia’ in fase avanzata e le prove le abbiamo gia’ date nell’artico precendente, i temi dominanti ora sono 2.
1° – ALLINEAMENTI PLANETARI PERIODO MARZO-MAGGIO 2012
2° – INVERSIONE MAGNETICA
Sul primo si decieranno le sorti a breve del ciclo solare 24, mentre sul secondo quelle a lungo
termine. Partiamo dal primo.

- ALLINEAMENTI PLANETARI PERIODO MARZO-MAGGIO 2012

Come avevamo annunciato mesi fa in tempi non sospetti, l’attivita’ magnetica solare avrebbe avuto un forte balzo a partire da marzo (cosa che gia’ sta avvenendo). Questa repentina risalita dei valori e’ dovuta alla configurazione planetaria a cui ci stiamo approssimando. In pratica ci porteremo a meta’ del mese di aprile in piena opposizione a Giove. Pertanto non godremo affatto della sua azione inibitoria nei confronti del campo magnetico solare, inoltre a peggiorare la situazione, contemporaneamente all’opposizione di Giove, Venere (piccolo pianeta ma con un campo magnetico potentissimo) si posizionera’ davanti alla Terra, potenziando ancor di più l’attività del sole in posizione fronte terra.

Questo binomio e’ molto penalizzante ed estremamente pericoloso, sopratutto perche’ siamo in fase di MASSIMO SOLARE. Quindi i fattori che si sommano nello stesso periodo temporale sono addirittura 3 e cioe’:

1 ° FASE DI OPPOSIZIONE A GIOVE
2° ALLINEAMENTO TERRA – VENERE
3° FASE DI SOLAR MAX O PRESUNTO SOLAR MAX

In questi ultimi giorni abbiamo gia’ potuto assistere ad un’incremento dell’attivita’ magnetica della stella e siccome manca ancora un mese al momento in cui si sommeranno i 3 fattori e cioe’ a meta’ del mese di aprile, la mia previsone e’ la seguente: avremo una progressiva e repentina intensificazione dell’attivita’ magnetica della stella da qui fino all’inizio di maggio, portando di fatto i valori ai LIVELLI MASSIMI ASSOLUTI DEL CICLO 24, sia in termini si SSN e SF, ma anche in termini di Flares e CME. Le conseguenze le possiamo immaginare un po’ tutti, ma mi fermo qui perche’ non mi va di spaventare i lettori ed inoltre lascio volentieri questo lavoro a chi se ne intende molto di piu’ di me in tema di vulcani terremoti e possibili eventi Carrington. Tengo solo a precisare che mai come in questo prossimissimo periodo i Flares e le CME avverranno proprio in posizione fronte terra e saranno potentissimi.
Ora tramite questa sequenza animata vediamo come si disporranno i pianeti…….

Come potete notare, ci troveremo a metà del prossimo mese in piena opposizione a Giove e la Terra, Venere e Saturno non perfettamente allineati ma in un angolo (area del sistema solare) molto stretto.  Secondo punto,

 - INVERSIONE MAGNETICA -

Questo tema e’ importante poiche’ decidera’ le sorti del ciclo solare nel medio-lungo periodo.
Cosa e’ successo in pratica da agosto (data dell’ultimo articolo) ad ora?
Ebbene è successo questo: Primo, vi e’ stato un tentativo da parte dell’emisfero Nord di procedere verso l’inversione magnetica. Tentativo fallito in quanto l’emisfero sud non ha risposto alla chiamata, anzi al contrario e’ rimasto pressoche’ inattivo. Secondo vi e’ stato un tentativo molto piu’ debole da parte dell’emisfero sud di portarsi verso l’equatore e quindi di tentare l’inversione, anche questo fallito sia per la debolezza con cui si e’ manifestato, sia perchè al contrario l’emisfero Nord contemporaneamente all’aumento dell’attivita’ dell’emisfero sud ha risposto con una diminuzione della propria. Terzo,  un nuovo tentativo appena iniziato da parte dell’emisfero nord di procedere verso l’equatore e quindi verso l’inversione, ma come possiamo notare manca la risposta da parte dell’emisfero sud. Ora più che mai ci stiamo rendendo conto di 2 fattori, che dal mio punto di vista sono tipici di un minimo “Maunder like”.

1° L’EMISFERO NORD E’ MOLTO PIU ATTIVO RISPETTO A QUELLO SUD
2° I DUE EMISFERI NON RIESCONO A PROCEDERE CONTEMPORANEAMENTE.

Non vi e’ stata tutt’ora alcuna inversione magnetica ed una eventuale manovra in questa direzione, pare ancora lontana nel tempo.

Tengo a precisare inoltre che siamo gia’ in pesante ritardo rispetto alla tabella di marcia del ciclo,poiche’ l’ultima inversione si e’ verificata ad inizio 2000.Pertanto siamo gia’ oltre l’anno di ritardo.Pertanto la mia previsione e’ la seguente: gia’ a partire da giugno assisteremo ad una progressiva diminuzione dell’attivita’ magnetica della stella che ci portera’ probabilmente verso un minimo solare molto profondo, in stile Maunder.

http://www.solen.info/solar/polarfields/polarfieldsfiltered.gif

Come potete notare cari lettori, nessuna inversione magnetica e’ avenuta tuttora. E non vi e’ alcun segnale che cio’ possa avvenire nei prossimi mesi. La stella inoltre si trova in una scomoda e pericolosa fase monopolare che a lungo termine portera’ senza alcun dubbio al collasso magnetico.

 

GIORGIO MALAVOLTA

Categorie:Ciclo 24 Tag:

Ap Index, neutroni e clima di David Archibald

18 marzo 2012 10 commenti

Figura 1: Indice Ap dal 1932-2012

L’indice Ap è attualmente il più debole indicatore dell’ attività solare ed è tornato al di sotto del piano (linea verde del grafico mostrato sopra) registrato nei precedenti minimi solari (ultimi 80 anni)

Figura 2: Cicli solari 20 e 24 Indice Ap e conteggio dei neutroni

L’ultima volta che c’è stato un grosso evento di raffreddamento è stato durante il ciclo Solare SC20. Le tracce allineate sul mese dei minimi, (figura 2) mostrano che mentre l’indice Ap e il conteggio di neutroni sono coincidenti alla data del ciclo solare SC24, questi sono viceversa molto divergenti, oltre i due terzi del ciclo solare SC20.

 Figura 3: Conteggio dei neutroni per i cicli solari SC: 20,21,22,23,24

Una grande differenza tra il ciclo solare SC20 e gli altri cicli solari, è che poco più a metà del ciclo, il conteggio dei neutroni è tornato su dei livelli di minima energia solare e vi rimasto per l’equilibrio del ciclo. Questo è mostrato nella figura 3, sopra riportata, che mostra il numero di neutroni del ciclo Solare SC24,  che è ancora  ai livelli associati al precedente minimo, a tre anni della sua partenza.
A seguito del post su Solar Cycle 24, che tratta della lunghezza del ciclo sulla base dello schema verde della corona, all’indirizzo: http://wattsupwiththat.com/2012/01/08/solar-cycle-24-length-and-its-consequences/ , Altrock aveva rilevato la lentezza del Ciclo Solare 24 a metà del 2011. Da Altrock, RC, 2010, “ Il Progresso del 24 ° ciclo solare alle alte latitudini “:

“il Ciclo 24 ha iniziato la sua migrazione ad un tasso del 40% più lento rispetto ai precedenti due cicli solari, indicando così la possibilità di un ciclo particolare. Tuttavia, l’inizio della corsa verso i poli di protuberanze coronali polari e la loro emissioni associate, sono i precursori del massimo solare, nei recenti cicli (cfr. Altrock 2003), è questa dinamica è stata appena identificata nell’emisfero settentrionale. Stranamente, questa “corsa” è eseguita senza fretta, ad un tasso del 50% rispetto agli ultimi due cicli. “

Il diagramma verde della corona di Altrock è disponibile qui: http://www.boulder.swri.edu/ ~ deforest/SPD-sunspot-release/6_altrock_rttp.pdf

Se il ciclo solare SC24 sta procedendo ad un 60%, del tasso dei precedenti due cicli. I base ai cicli precedenti che erano lunghi in media dieci anni, allora è probabile che questo ciclo sia lungo 16,6 anni. Utilizzando la cifra di 16,6 anni per il ciclo Solare SC24, questo equivarrebbe a dire che l’attuale sarebbe di ben sette anni più lungo del ciclo Solare SC22.
Utilizzando la lunghezza del ciclo solare e la relazione fra la temperatura registrata negli Stati Uniti e la temperatura al confine canadese, di 0,7 ° C, per ogni anno di durata del ciclo solare. Un calo della temperatura totale di 4,9 ° C è previsto per un periodo di circa vent’anni.
Ma un calo di tale portata, in quale lasso di tempo è accaduto in passato ? Un buon posto dove cercare sono le registrazione delle temperature “Dye 3″ in Groenlandia, disponibili qui: ftp://ftp.ncdc.noaa.gov/pub/data/paleo/icecore/greenland/gisp/dye3/dye3-1yr.txt

                             Figura 4: Registrazioni delle tempearture Dye3 dagli isotopici di ossigeno
All’interno di questi dati troviamo un sacco di rumore e salti rapidi della temperatura, per esempio abbiamo la caduta di 5,2 ° C tra il 526-531, all’inizio del Medioevo.

Figura 5: “Dye 3″ Registrazioni della temperatura, periodo media: 22 anni

La media delle registrazioni della temperatura “Dye 3″ con i 22 anni (durata del ciclo di Hale) produce un sacco di dettagli. Ciò che è evidente è che c’è stata una diminuzione della temperatura molto disciplinata negli ultimi 4000 anni. La registrazione della temperatura è delimitata dalle due linee parallele con una discendente di 0,3 ° C per mille anni. Il fatto che nessun evento di raffreddamento preso dalle registrazioni della temperatura “Dye 3″ non scenda mai al di sotto della linea inferiore di delimitazione verde nel corso di quasi 4000 anni è davvero un dato notevole. Ciò implica che gli eventi solari non superano una particolare combinazione di frequenza e ampiezza. Da questa particolare combinazione di frequenza e ampiezza, possiamo dedurre che gli eventi di raffreddamento accadranno altrettanto frequentemente come hanno fatto durante le registrazioni “Dye 3″.

 

Figura 6: Declino della temperatura in alcune località dove si coltiva il grano


La relazione tra la temperatura e le condizioni necessarie alle coltivazioni  alle latitudini del confine fra gli Stati Uniti e il Canada è di 1°C e questo cambiamento sposterà le condizioni di crescita di circa 140 km. Con un calo della temperatura di 4,9 ° C, il che significa uno spostamento di circa 700 km.
La figura 6 mostra il risultato di questo declino della temperatura. Witchita finirà con il clima di Sioux Falls, che a sua volta sarà come Saskatoon ora. La stagione di crescita perde un mese ad ogni estremità.

Fonte : http://wattsupwiththat.com/2012/01/21/ap-index-neutrons-and-climate/

Michele

Ghiacci Marini Artici – Situazione Febbraio 2012

17 marzo 2012 11 commenti

Estensione:

 

 

Anomalia Concentrazione:

 

 

Area:

 

 

Trend Anomalia Estensione:

 

 

Curiosità:

Rispetto a 10 anni fa abbiamo 0.8milioni di kmq di estensione in meno e 1.1 in meno di area.

Rispetto a 20 anni fa abbiamo 0.9milioni di kmq di estensione in meno e 1.2 in meno di area.

Rispetto a 30 anni fa abbiamo 1.5milioni di kmq di estensione in meno e 0.5 in meno di area.

 

 

Fabio Nintendo

 

Indici meteo-climatici del mese di Febbraio 2012

16 marzo 2012 15 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3, peraltro già riportato nel forum Meteo.

 

Gli indici: i valori del mese

-                 ENSO (El Niño Southern Oscillation: Niña): -0,702 (indice MEI)

-                 PDO (Pacific Decadal Oscillation): -1,3

-                 AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation): 0,037

-                 QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): -15,26

-                 QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): -0,56

-                 MJO (Madden-Julian Oscillation): come da figura seguente

 

Commento indici Febbraio

-                La Nina (ENSO) si conferma ancora, anzi è in lieve rafforzamento rispetto ai valori del bimestre precedente (di poco superiori a -1). Di seguito è riportato il grafico della zona principale dell’ENSO: http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/people/wwang/cfs_fcst/images3/nino34SSTMon.gif

-                La PDO, dopo un’escursione al di sotto di -2, è tornata a valori simili a quelli di ottobre. Di seguito è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

-                L’AMO è tornata positiva, a probabile conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Di seguito è riportato il grafico storico dell’AMO: http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg

-                La QBO30 è in lieve risalita per il secondo mese consecutivo, dopo il minimo di due mesi fa.

-                La QBO50 diviene finalmente negativa, anche se di poco, come peraltro era nelle attese già dalla fine del 2011.

-                La MJO è entrata in fase 1 il giorno 13, dopo essere passata attraverso le fasi 5 e 6 nell’ultima decade di gennaio, le fasi 7 ed 8 (quelle più favorevoli per gli eventi freddi in Europa) nei primi 12 giorni di febbraio, con una notevole ampiezza, come testimoniato dal grafico.

In base alle previsioni ENSO NOAA  http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/CFSv2/images3/nino34Mon.gif è ormai imminente l’inizio di un periodo di neutralità e poi, forse, l’avvio di un evento di Nino debole, al più moderato.

E’ anche ragionevole attendersi un ulteriore calo della QBO, perlomeno quella a 50mb, fino a raggiungere una netta negatività nel corso della primavera. La QBO a 30mb, invece, potrebbe già essere in fase di risalita.

Intanto, il Vortice Polare Stratosferico ha assunto una configurazione simile a quella della prima metà di febbraio, tranne il lobo sull’Europa orientale. Nei giorni successivi è però previsto un suo progressivo ricompattamento a tutte le quote comprese tra 10 e 100Hpa. Secondo le attuali previsioni, il cedimento finale primaverile del Vortice potrebbe avvenire entro la terza decade di marzo, in seguito al consueto “final warming” stagionale.

Infine, il Sole accenna ad una ripresa, dopo un mese di febbraio decisamente sottotono, pur mantenendosi ancora distante dai valori raggiunti lo scorso mese di novembre.

 

Prospettive meteo-climatiche – marzo

La combinazione Nina debole/moderata, QBO negativa a tutte le quote, unita al probabile prossimo cedimento stagionale del Vortice Polare Stratosferico ed alla condizione di perdurante relativa debolezza del ciclo solare, sono condizioni di fondo favorevoli a discese fredde tardive in Europa e sull’Italia, non inconsuete nella prima parte della primavera, sebbene il passaggio della MJO almeno in fase 6 (più favorevole dell’attuale fase 4 ad eventi freddi) avverrà solo attorno alla terza decade di marzo. Pertanto, ci si debbono attendere condizioni di tempo complessivamente buono, salvo brevi episodi, su buona parte dell’Europa centro-occidentale e sull’Italia, fin verso la fine della seconda decade di marzo. Dalla terza decade, invece, si aprirà una “finestra” potenzialmente favorevole alle suddette irruzioni fredde tardive; se il Vortice Polare Stratosferico dovesse venire destabilizzato nello stesso periodo, come alcune proiezioni a lungo termine indicano, le quotazioni per eventi del genere salirebbero nettamente.

Infine, si nota il rafforzamento, negli ultimi due mesi, di un’anomalia negativa oceanica tra Spagna e coste marocchine, tale da favorire la formazione di una depressione semipermanente (falla barica). Questa potrebbe attirare le perturbazioni atlantiche, quando l’alta pressione delle Azzorre si sarà ritirata nella sua sede naturale, al termine della Nina. Pertanto, non è escluso che tra aprile e maggio, nel contesto di una ritrovata dinamicità stagionale, possano verificarsi invasioni dell’anticlone africano, con le prime ondate di caldo stagionale.

FabioDue

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Una potenziale relazione fra il Clima i Terremoti e la ciclicità solare a nord ovest degli Appennini – 2° parte –

15 marzo 2012 3 commenti

 Presentato alla conferenza di Kanyakumari  EDPD 2011

 21-25 Settembre 2011

 Valentino STRASER

 94, Località Casarola – 43040 Terenzo PR, Italy

 fifurnio@tiscali.it

La prima parte di questa ricerca è disponibile al seguente indirizzo:  http://daltonsminima.altervista.org/?p=19228

FRANOSITÀ

Le frane storiche, nell’area di studio, si riattivano con periodi più o meno lunghi di quiescenza. I dissesti a grande scala, in provincia di Parma, sono almeno una decina. (FIGURA n° 6). E, a titolo di esempio si riporta il caso della frana di Corniglio, lunga più di 3 km e larga oltre 1100 metri.

Principali parametri morfometrici della frana:

Altezza della cima 1160m; 550 piedi; Dislivello: 600m; Pendenza media in area svuotamento: 23 °; Pendenza media della zona di accumulo: 8 °; Lunghezza: 3150m; Larghezza: 600.

Figura 6. Grandi frane storiche vicino a Parma. Corniglio (1), Signatico (2), Rovere (3), Valmozzola (4), Borgotaro (5), Tosca (6), Monte Cervellino (7), Pessola (8), Monte Gallo (9), Casaselvatica (10).

 

Di seguito, invece, sono riportati gli anni di riattivazione di alcuni fra i principali dissesti storici, dal XVI secolo a oggi: 1547, 1612, 1740, 1836, 1879, 1896, 1902, 1906, 1945, 1957, 1960, 1978, 1994, 2000, 2010. Le frane si sono riattivate periodicamente, da due a sette alla volta, e mai in modo consecutivo, rispettando, cioè, intervalli di tempo più o meni lunghi di quiescenza. Se si confrontano gli anni delle riattivazioni delle frane con la ciclicità solare  nell’ultimo secolo, si può notare, una certa sincronicità fra i periodi di massimo e di minimo solare.  Analogamente, anche i terremoti di massima energia, rapportati all’area di indagine, seguono intervalli di tempo ricorrenti e non si manifestano, perciò, con la stessa frequenza, di anno in anno. Sia la franosità che la sismicità, quindi,  potrebbero avere una causa comune.

Si può ipotizzare, ad esempio, che i flares che si producono nei periodi di massimo solare possano interagire con il campo magnetico terrestre, causare una variazione del momento angolare (inerzia?) della Terra che a sua volta può trasferire energia in particolari zone sottoposte a stress tettonico, fare avvenire terremoti o, più superficialmente, in zone suscettibili al dissesto idrogeologico, all’attivazione di frane. Tuttavia, questo meccanismo non è sempre rispettato. Infatti, sia le eruzioni solari che le tempeste magnetiche non sembrano avere un effetto immediato sulla Terra.

Ci sono alcuni dati che lo confermano, come il caso della tempesta magnetica del 5 e 6 agosto 2011 e il flares del 9 marzo 2011 che ha preceduto, di due giorni, il violento sisma giapponese.

La tempesta magnetica del 5 e 6 agosto è stata registrata da varie stazioni di rilevamento dislocate sulla terra, evidenziata nei grafici da evidenti anomalie, fra loro correlabili temporalmente. www.usgs.gov/earthquakes/

Il 5 e il 6 agosto (Tabella n°2) , però, nonostante la tempesta magnetica, la sismicità sulla Terra invece di aumentare è sembrata attenuarsi, come si evidenzia dal numero di terremoti di magnitudo superiore a 5 avvenuti in quei giorni: 3 terremoti il 5 agosto e 4 il 6 agosto (Tabella n°3).

Tabella 2. Elenco di M5 + terremoti su scala mondiale il 5 e il 6 agosto 2011 (www.usgs.gov/earthquakes).

 

E, anche i giorni che hanno preceduto e seguito la tempesta magnetica, la sismicità globale sulla Terra non sembra averne risentito, come si evidenzia dai 2 terremoti avvenuti il 4 agosto e i 5 il 7 agosto 2011(www.usgs.gov/earthquakes).

Tabella 3. Elenco di M5 + terremoti su scala mondiale il 4 e il 7 agosto 2011 (www.usgs.gov/earthquakes).

Anche il flares del 9 marzo 2011 (www.space.com), non pare strettamente collegato al forte sisma giapponese. Infatti, la situazione di stress nella futura zona epicentrale è stata rilevata due settimane prima da Shou (2011), con una foto scattata da satellite che indica la geoeruzione in prossimità della zona epicentrale e dalla comparsa di Vapour clouds.

Se fosse dipeso dal flares, i segnali premonitori del violento sisma non si sarebbero manifestati, già diversi giorni prima del suo accadimento. L’eruzione solare, invece, potrebbe aver agito da trigger per il terremoto. Il flares, quindi, potrebbe aver aggiunto energia a sufficienza per fare innescare in anticipo il terremoto che, comunque, sarebbe avvenuto.

Quindi, viste queste incoerenze, ci si può chiedere, quali altri fenomeni possono essere associati alla ciclicità solare, che non risentano direttamente del flusso delle particelle elementari provenienti dallo spazio.

A questo riguardo si può considerare l’interazione fra corpi celesti e la variazione del Centro di massa del Sistema Solare. Per la maggior parte del tempo il centro di massa (CM), infatti, si trova fuori dal corpo del sole. Ampie oscillazioni con distanze superiori ai 2.2 raggi solari fra i due centri (del sole e delle masse del sistema solare) sono seguite da strette orbite che possono dare origine, talvolta, a incontri ravvicinati dei due centri. (Figura n° 7). La variazione del centro di massa del sole potrebbe, in un contesto di equilibrio globale, condizionare anche i movimenti della Terra.

La possibilità che il momento Angolare del Sole possa condizionare i movimenti della Terra, è un’ipotesi conosciuta da tempo (Bendandi, 1931; Landsheidt 1998, 1999). Perturbazioni solari e la ciclicità delle macchie, a sua volta, secondo Bendandi, sono dovute alla combinata azione ciclica delle posizioni assunte dal pianeti Giove, Venere e la Terra nella loro orbita intorno al sole. Giove è il corpo celeste che più perturba il sole, con una massa 300 volte maggiore di quella del Terra. Venendo al secondo posto è Venere, la cui massa è inferiore a quella della Terra, ma maggiore la cui vicinanza al Sole crea grandi perturbazioni. L’azione di questi due pianeti è seguita da quelle di Mercurio e la Terra, la cui influenza e tutt’altro che trascurabile e secondaria, nella creazione di maree solari, come si può vedere nei calcoli Bendandi, basata sulla massa del rispettivo corpo celeste del Sistema Solare (Tabella n°4).

 

 Tabella 4. Coefficienti di marea dei pianeti, come calcolati da Raffaele Bendandi (1931).

 

Giove e Venere, secondo i calcoli di Bendandi, hanno i coefficienti di marea planetaria più alti rispetto agli altri corpi celesti, e il loro effetto combinato esercita una maggiore influenza sull’attività solare.

“Le durate medie delle rivoluzioni sinodiche di Venere di 583,92 giorni e di Giove di 389,98 giorni, si perviene ad una media del ciclo undecennale uguale ad anni 11,070 ”.

 Dal rapporto numerico esistente fra le diverse rivoluzioni dei tre corpi, Venere, Terra, Giove, scaturiscono le differenti intensità dei vari massimi sia undecennali che di più lungo periodo come quelli più esatti di 77,442 e 885 anni”.

Le cicliche posizioni dei due pianeti e le forze esercitate sul Sole, determinerebbero, secondo Bendandi (1931), il ciclo delle macchie solari.  Un secondo elemento di discussione è costituito dalla variazione del Momento orbitale del Sole. Secondo Landscheidt, infatti, il contributo al momento angolare orbitale del sole rispetto al suo momento angolare totale non è trascurabile e può raggiungere il 25% del momento di rotazione. Il momento orbitale angolare varia da 0.1 1047 a 4.3 1047 g cm2 sec-1, che rappresenta un aumento o una diminuzione maggiore di 40 volte (Landscheidt 1988).

Figura 7. Variazione al centro del sistema solare di massa (www.landscheidt.info).La figura mostra la discrepanza tra il baricentro (o centro di massa) del Sistema Solare, e il Centro del Sole di Massa, causata dalla disposizione dei pianeti del Sistema Solare.

Fra i maggiori candidati che possono determinare queste variazioni, Landscheidt aveva considerato l’influenza dei due maggiori pianeti sul Sole, Giove e Saturno e la loro influenza quando si trovano in congiunzione, oppure in opposizione.

Di Giove, Sharp nel 2009 (www.landscheidt.wordpress.com) ne ha calcolato il Momento Angolare rispetto alle posizioni di Saturno (congiunzione in afelio e in perielio; semi-congiunzione, quadratura e opposizione). Il risultato è sorprendente. L’andamento del grafico, infatti, ricalca per andamento e durata, la ciclicità media delle macchie solari. I minimi corrispondono sempre a una quadratura fra Giove e Saturno, mentre i massimi a congiunzioni e opposizioni fra i due massimi pianeti del Sistema solare. (Figura n°8).

Anche la variazione del momento Angolare del sole è ciclica, con intervalli fra i valori massimi e minimi di circa 80 anni, che esprime il valore medio del ciclo di Wolf-Gleissberg, che mette in relazione i cambiamenti climatici in dipendenza dell’andamento di questo ciclo. Ci sono, infatti, forti indicazioni nella relazione fra minimi e massimi nel ciclo di Wolf-Glessiberg e periodi freddi e caldi nel clima (www.landscheidt.info) .

 

 ATTIVITA ‘VULCANICA

Riguardo alla trasmissione di energia e gli stress del Sole sulla Terra, messi in relazione con il ciclo delle macchie solari, si può citare lo studio di Richard B. Stothers (1989). Stothers, invece, ha preso in considerazione i dati storici delle grandi eruzioni vulcaniche tra il 1500 e il 1980. Con un’accurata analisi retrospettiva, molto dettagliata, dei dati storici ha scoperto due periodicità statisticamente significative nell’andamento delle eruzioni vulcaniche, correlabili rispettivamente sia al ciclo solare di 11 anni, sia al ciclo solare più lungo di 80 anni di Wolf-Gleissberg. In queste periodicità di particolare attività vulcanica ha osservato che vi era una notevole corrispondenza tra aumento dell’attività vulcanica e minimi solari, mentre vi era una cospicua riduzione dell’attività vulcanica durante i massimi solari. I modelli storici sono stati confermati andando a cercare gli acidi presenti nell’aria, prodotti durante le eruzioni vulcaniche, e rimasti intrappolati nelle precipitazioni nevose, poi trasformatesi in ghiacci in Groenlandia. (Figura n° 9).

Figura 8. Momento angolare di Giove 1901 – 2040 (www.landscheidt.info).

 

 Figure 9. Sunspots Vs. Greenland acidity from 1640 to 1960 (Stothers, 1989).

 

 A parere dell’autore di questo studio i flares solari presenti nei massimi solari possono cambiare i modelli di circolazione atmosferica, influenzando anche i movimenti di rotazione terrestre. Questa scossa nella dinamica dei movimenti della crosta terrestre, secondo Stothers, è in grado di provocare dei micro terremoti che limitano il vulcanismo perché diminuiscono la pressione sulle faglie.

 

 Conclusioni

Le dinamiche della Terra risultano fortemente influenzate dall’attività solare e dalle configurazioni dei maggiori pianeti gassosi del Sistema Solare. L’area di indagine del presente studio ha mostrato che esistono corrispondenze fra la ciclicità solare, la circolazione atmosferica, l’accadimento dei terremoti e la riattivazione periodica di imponenti movimenti gravitativi. L’analisi dei dati, analizzati negli ultimi due secoli, ha permesso di pervenire alle seguenti conclusioni.

Conclusione 1

La ciclicità solare mostra relazioni con l’intensità delle precipitazioni, la riattivazione delle frane storiche e l’accadimento di forti terremoti, riferiti, naturalmente, all’area di studio.  L’interpretazione del meccanismo potrebbe essere la seguente: la circolazione atmosferica, che causa il tempo meteorologico e i processi di evaporazione, è condizionata dall’energia solare. La variazione di evaporazione induce le precipitazioni che, a loro volta, fanno riattivare i movimenti franosi.

Flusso solare > Circolazione atmosferica > Evaporazione > Precipitazione > Riattivazione della storica instabilità

Conclusione 2

La comparsa ciclica delle macchie solari è sincrona con il momento Angolare di Giove. Le posizioni ritmiche dei grandi pianeti gassosi, inoltre, possono influenzare l’assetto del geoide e incidere sia sulla ciclicità sismica che sull’evoluzione tettonica della Terra.

 Cicli solari > Deformazione del geoide> Ciclica sismicità globale> Tettonica evoluzione

Infine, solo attraverso studi interdisciplinari si potrà pervenire alla soluzione di questo interessante problema, che potrà fornire in futuro importanti indicazioni sul clima, la ciclicità sismica e i tempi di riattivazione di imponenti dissesti gravitativi, per mitigare indiscutibili ripercussioni sull’attività umana.

 

Ringraziamenti: Esprimo sincera gratitudine al Prof.Leo Maslov per i commenti costruttivi e l’Azienda AB GLOBAL per aver sponsorizzato questa ricerca.

 

Riferimenti citati :

Aligfraco, G. (editor), 2008. L‟acqua che sarà –Costruzione del Piano di tutela delle acque, Provincia di Parma, Assessorato Ambiente e Tutela del territorio. Pitagora Editrice Bologna, p. 236.

Bendandi, R., 1931. Un Principio fondamentale dell’Universo. Osservatorio Bendandi – Faenza, Società Tipografica Editrice in Bagnacavallo, v. 1, p. 322.

Choi, D. and Maslov, L. 2010. Earthquakes and Solar Activity Cycles. New Concepts in Global Tectonics Newsletter, no. 57, pp. 84-97.

Gousheva, M.N., Georgieva, K.Y., Kirov, B.B. and Atanasov, D., 2003. On the relation between solar activity and seismicity. RAST: Proceedings of the International Conference on Recent. Advances in Space Technologies, held November 20-22, 2003, Istanbul, Turkey.

Landscheidt, T., 1988. Solar rotation, impulses of the torque in the Sun’s motion, and climatic variation. Clim.Change, v. 12, p. 265-295.

Landscheidt, T., 1990. Relationship between rainfall in the northern hemisphere and impulses of the torque in the Sun’s motion. In: K. H. Schatten and A. Arking, eds.: Climate impact of solar variability. Greenbelt, NASA, p. 259-266.

Landscheidt, T., 1999. Extrema in sunspot cycle linked to Sun’s motion. Solar Physics, v. 189, p. 413-424. Petrucci, F., Careggio, M. and Conti, A., 1996. Dinamica dei versanti e della pianura della Provincia di Parma. Ateneo Parmense, Acta Nauralia, v. 32, p. 1-39.

Shou, Z., 2011. A precursory geoeruption before the disastrous Japanese earthquake. New Concepts in Global Tectonics Newsletter, no. 58, p. 78.

Stager, J., Cryves, D.B., Cumming, F., Meeker, L.D. and Beer, J., 2005. Solar variability and the levels of Lake Victoria, East Africa, during the last millennium. Jour. Paleolimnol., v. 33, p. 243– 251.

Stager, J.C, Ruzmaikin, A., Conway, D., Verburg, P. and Mason, P.J., 2007. Sunspots, El Nino, and the levels of Lake Victoria, East Africa. Jour. Geophys., v. 112, D15106, doi:10.1029/2006JD008362.

Stothers, R., 1989. Volcanic Eruptions and Solar Activity. Jour. Geophysical Research, v. 94, no. B12, p. 17,371-17,381.

 

Fine seconda parte

Michele

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