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Posts Tagged ‘Ghiacci Artici’

Attenzione Ragazzi: la volete sapere la verità sullo scioglimento dei ghiacci artici?

22 ottobre 2012 12 commenti

Da domani saranno pubblicate in sequenza 3 parti di un super articolo scritto dal nostro Riccardo, aiutato da Andrea Zamboni (Zambo). Praticamente “NIA” ha deciso di dedicare un intera settimana alla “causa artica”.

In questa occasione verrà fatta luce sui veri motivi per cui i ghiacci dell’Artico si stanno sciogliendo in questo modo negli ultimi anni ed in particolare quindi nell’ultima tragica estate!

Non ho ancora letto i pezzi in quanto non sn ancora stati messi nelle bozze, ma gli autori mi confermano che si tratta di roba grossa…pensavate che i furbastri dell’ipcc potessero usare come loro cavallo di battaglia lo scioglimento dell’Artico? (tra l’altro poi dato che si parla di GW dovrebbero spiegarmi perchè l’Antartico invece gode di ottima salute).

Beh, NIA vi rassicura, i veri motivi stanno altrove, ed indovinate chi paradossalmente centra in tutto questo?

presto lo saprete, nn posso rilevare di più anche perchè io stesso nn sn ancora a conoscenza di nulla!

Ma Riccardo e Zambo mi assicurano che si tratta di una ricerca mai stata fatta prima, assolutamente inedita, cerchiamo quindi di divulgarla il più possibile appena usciranno i pezzi!

Stay tuned with NIA, Simon

Ghiacci Marini Artici – Situazione Agosto 2012

22 settembre 2012 22 commenti

Segnalo che per questo mese sostituisco Fabio Nintendo come redattore della rubrica, a causa di suoi impegni improrogabili.

Agosto (dal giorno 24) segna il minimo storico di estensione, inferiore al record precedente del settembre 2007, anche a causa dell’andamento dell’Indice AO, spesso negativo in estate.

 

 

L’AO come si vede è stato decisamente negativo nella prima metà di giugno, in parte della prima metà di luglio e ancora attorno a Ferragosto.

Agosto ha visto una continua netta riduzione dei ghiacci, ben al di sotto dell’andamento del 2007, già molto negativo rispetto alla media trentennale, come peraltro preannunciato dal numero precedente della rubrica.

I grafici seguenti parlano da soli: il notevole sottomedia evidenziato dal primo grafico (estensione), le forti anomalie negative (in blu) del secondo grafico (anomalie concentrazione), l’impressionante ridotta estensione illustrata dal terzo grafico (concentrazione e area), la tendenza al ribasso del quarto grafico (trend trentennale), che continua a sembrare inarrestabile.

 

 

Estensione:

 

 

 

Anomalia Concentrazione:

 

 

 

Area: 

 

 

 

Trend Anomalia Estensione: 

 

 

Curiosità:

Rispetto a 10 anni fa abbiamo 1.8 milioni di kmq di estensione in meno e 1.7 in meno di area.

Rispetto a 20 anni fa abbiamo 3.2 milioni di kmq di estensione in meno e 2.8 in meno di area.

Rispetto a 30 anni fa abbiamo 3.6milioni di kmq di estensione in meno e 2.4 in meno di area.

 

FabioDue

Un viaggio nell’artico

21 settembre 2011 20 commenti

Questa volta lascio da parte la fisica perche voglio raccontarvi una storia.

Storia dei tempi passati, di quando gli uomini che avevano un’idea si impegnavano di persona per verificarla, anche a costo della  vita.  Uomini praticamente di ferro, d’altronde.

Volevo raccontarvi della strana storia di Fridtjof Nansen e del suo FRAM .nansen

Tempo : Fine Ottocento … L’epoca delle grandi esporazioni geografiche.  L’artico era la nuova frontiera.

Tutto ebbe origine da due osservazioni .

UNO :  il veliero Janette naufraga stritolato dai ghiaggi al largo delle Isole della Nuova Siberia.  Pochi anni dopo ( era il 1881) alcuni relitti vengono ritrovati lungo le coste della Groenlandia.

DUE : Durante una sua esporazione della Groenlandia lo stesso Nansen trova sulle coste del legname . Provenienza stimata: Siberia (in Groenlandia non crescono le betulle…)

A questo punto il Nostro fa UNO più DUE TRE : I ghiacci artici si muovono e nel loro moto si avvicinano al Polo Nord.

E a questo punto nasce l’idea. Folle. “Se riesco a sopravvivere alcuni anni trasportato dalla banchisa, sarò ad un certo punto  talmente vicino al Polo Nord che potrò raggiungerlo a piedi con poca fatica “.  Be, mica tanto folle… per tutto il tempo se ne sta al calduccio in barca… e poi zack, spedizione lampo e ritorno nella cuccia…

La teoria di Nansen trova intanto una conferma  da parte di uno studioso norvegese, Henrik Mohn, meteorologo, che suggerisce il punto migliore per andare all’incaglio volontario. Resta solo da trovare il finanziamento e…la nave. Il nostro doveva avere delle belle conoscenze perchè trova abbastanza presto aiuto economico presso il governo. E per la nave aveva in mente la persona giusta. Un altro Norvegese geniale, progettista nautico : Colin Archer

Chi mastica un pò di imbarcazioni d’epoca probabilmente sa a chi mi riferisco. Nella sua epoca progettò le imbarcazioni intrisecamente più sicure e “marine” che solcassero le acque. Famose erano le sue “navi da salvataggio”… e si consideri che erano imbarcazioni a vela… disegnate per portare aiuto ad altre navi che stavano naufragando per avverse condizioni meteo….

Bene, dalla collaborazione tra Nansen, Colin Archer ed Otto Sverdrup (che condividerà l’avventura tra i ghiacci) nasce il FRAM (dal norvegese “AVANTI”).

Eccolo fotografato tra i ghiacci, durante la spedizione. La nave stazza 800 tonnellate ed è lunga 25 metri. E’ un tre alberi, armato a nave-goletta, pesca 5 metri ed ha una chiglia “tonda” appositamente disegnata per sfuggire alla morsa del ghiaccio che si chiude “sgusciando” via verso l’alto. Tale forma rende la nave poco manovrabile e estremamente scomoda per via di un accentuato rollio ma… diciamo che è studiata non tanto per navgare quanto per sopravvivere  anni incagliata nella banchisa… Notate che uso il presente. Il Fram c’e’ ancora. Dopo un’onorata carriera è stato portato in secca e messo a riposo in un grande museo vicino ad Oslo. Se siete da quelle parti, posso consigliarvi sicuramente la visita (tra l’altro devono aver aggiunto anche altre navi polari, quando ci sono andato io c’era solo “lui”).

Ma torniamo al nostro esploratore. Fa provvista per sei anni , carburante in abbondanza (il Fram ha anche un piccolo motore a vapore , ed un generatore eolico per attivare l’illuminazione realizzata con lampade ad arco… ma soprattutto si pensa alle stufe…) , fucili e pallottole (non si sa mai) e partono. E’ l’estate del 1893.

Costeggiano la Norvegia, quindi passano tra la Nuova Zemlia e la costa, su per la Siberia fino alle isole della nuova Siberia (dove il Janette era stato stritolato . E’ la fine di Settembre e il FRAM viene preso dai ghiacci.

Passa il tempo , gli uomini smontano l’alberatura e la ripongono. L’inverno arriva, imperversa. Il ghiaccio si chiude e stringe ma l’idea del progettista (scafo tondo) funziona e il Fram scivola fuori dalla morsa come una saponetta… Torna la primavera, poi l’estate, ma il Fram si è mosso con i ghiacci e non torna libero… prosegue la sua marcia lentissima verso Nord . Passa un’altro anno.  Nansen si rende conto che la “rotta” non lo porterà molto più visicno al Polo… Ed e’ comunque lontano. Decidono di partire in due, kajak – slitta trainati da loro stessi e gambe. Non sono neanche a 84°N. E’ il Marzo 1895.

Il viaggio e’ terribile, per le condizioni meteo che subito incontrano. I due resistono fino al 9 Aprile e raggiungono i  86°14′ N … poi si danno per vinti e tornano indietro… Ma dove? Ritrovare il FRAM e’ impresa rischiosa… C’e’ il pericolo di continuare a girare a vuoto. Decidono di dirigersi a Sud, alle terre di Francesco Giuseppe.

Ci arrivano giusto in tempo per prepararsi ad un altro inverno. Una buca scavata sulla spiaggia di ciotoli, una copertura di pelle. La neve farà il resto. I viveri portati dal FRAM sono finiti … Per fortuna hanno due fucili e munizioni… Sarà la “Fiera dell’Orso Bianco”, che mangiano crudo, frollato nella neve (il grasso che riescono ad estrarre lo tengono per illuminare il rifugio).

Torna la primavera ed i due cominciano a pensare al ritorno. Si spostano verso le isolette più a sud del piccolo arcipelago finchè non incontrano una spedizione di caccia alle foche . L’incontro  e’ da immortalare . Dopo qualche battuta il capitano chiede “Ma lei non e’ per caso il capitano Nansen?” “Certamente, sono io”  “Me ne felicito, in patria cominciano ad essere preoccupati”  “Avete notizie del FRAM ? “  “No, nessuna notizia”.

Il Fram era andato alla deriva nei ghiacci, raggiungendo longitudine 85°57′N. Quindi aveva puntato verso le Spitzbergen al largo delle quali alla fine si era liberato dai ghiacci. E quindi si era diretto verso la madrepatria che aveva raggiunto il 20 Agosto 1896. Nansen ed il suo compagno lo avevano preceduto di pochi giorni: toccarono il suolo Norvegese il 13 agosto… Che dire, neanche avessero un appuntamento .

Ecco infine la carta della traversata, desunta dagli appunti di viaggio di Nansen e di Sverdrup (che era rimasto a comandare il FRAM) .

Ogni tanto penso a questi uomini e quello che anno fatto. Tre inverni tra i ghiacci polari . Per mettere alla prova una bellissima idea.

Sono contento di appartenere alla medesima specie.

Luca Nitopi

Vortici aperti, vortici chiusi

19 agosto 2011 38 commenti

E’ un pò che ci penso e mi pare che anche qui nel blog si stiano esprimendo per lo più opinioni personali …

La domanda che pongo e’ : per far aumentare i ghiacci polari (le banchise, intendo) conviene molto freddo assai concentrato (Vortice polare chiuso) oppure e’ meglio che il freddo , seppur di minore intensità, sia sparso su di un’area superiore ?

L’unico modo per rispondere, a mio avviso e’ fare due conti .

E come al solito ve li propongo sulla carta di formaggio.  Mi scuso in anticipo se ho dovuto usare un pelo di calcolo integrale ma… chi non lo conosce dovrà fidarsi e chi lo conosce, per favore controlli i conti….

Cominciamo con il modelino :

  • Mettiamo dell’acqua a zero gradi (Mare)
  • Mettiamoci sopra del ghiaccio (che poi andrà a tendere a zero ma per ora mettiamocelo)
  • Mettiamo sopra il ghiaccio dell’aria fredda.

Usando formule ottocentesche si trova che il “calore” fluirà verso l’esterno ostacolato dalla “Resistenza termica” del ghiaccio. Più e’ spesso il ghiaccio e meno calore fluisce, più e’ grande la superficie e maggior calore fluisce.

Altre formule ottocentesche ci dicono che per far “gelare” l’acqua occorre sottrargli una certa quantità di calore .

Nel primo foglio vedete i conti che portano a ricavare la “velocità di congelamento” di una colonna d’acqua :

Come si vede la velocità di congelamento e’ inversamente proporzionale allo spessore deh ghiaccio. Ciò significa che lo spessore aumenta nel tempo con legge LOGARITMICA (quindi pian piano la formazione rallenta, senza per altro fermarsi mai… vedi grafico del logaritmo preso da wikipedia , la parte che ci interessa e’, ovviamente, quella positiva del grafico in quanto ghiaccio con spessore negativo non ha molto senso fisico… )

Ora però voglio essere più cattivo. Supponiamo che la temperatura sia differente man mano che ci allontaniamo dal centro del cilindro (ma resti costante lungo la circonferenza) .

Dovremo procedere ad una integrazione “a cipolla” considerando cilindretti infinitesimi.

Seguite il ragionamento riportato nel foglio seguente (cliccateci sopra se non vedete bene)… oppure fidatevi (male!)

Miracolosamente risulta che la dipendenza dello spessore  di ciascun cilindretto dal tempo e’ sempre logaritmica ma dipende anche dal “differenziale di temperatura” che si verifica localmente.

A questo punto facciamo il conto che ci interessa: il volume totale.  Per vostra delizia devo integrare di nuovo (e vi confesso che la probabilità che, su tre integrazioni, abbia fatto un errore e’ prossima all’unità) supponendo una distribuzione di temperatura sulla nostra calotta simulata. Per non farmi problemi ulteriori suppongo che vada da 0°C ai bordi del noostro cilindrone (cioè, più in la non si forma ghiaccio) a T0 del centro (la nostra temperatura del Polo Nord).

Seguite ( e chi sa controlli i conti, mi raccomando) e troverete che…

Il Volume totale di ghiaccio formato e’ sempre logaritmico nel tempo ma solo DIRETTAMENTE PROPORZIONALE ALLA TEMPERATURA PIU’ FREDDA mentre e’ PROPORZIONALE AL QUADRATO ( e dico quadrato!!!) della distanza a cui la temperatura scende a zero gradi   (Appalusi)

(Nell’ultima formula l’R al cubo al numeratore dovrebbe essere un R’, e quindi si semplifica con il denominatore… Visto che bravo? Mi sono trovato da solo un errore! Solo che oltre ad essere distratto sono anche pigro e non ho voglia di scannerizzare di nuovo il foglio… Inoltre la T va inseita con valore positivo… intesa come differenza tra zero e la T negativa)

Ho provato a plottare l’andamento della funzione (ovviamewnte solo per vedere come si comporta, senza pretesa di mettere dei valori reali … questo lo lascio a chi ha i numeri per farlo) ed ecco il risultato :

La traccia blu e’ stata relizzata con T=10 e R=10.

Poi ho dimezzato T e raddoppiato R (Traccia viola) e viceversa(Traccia gialla). La differenza e’ impressionante. Per avere più o meno lo stesso risultato della traccia gialla , con R=20  sono dovuto scendere a una delta T ridicolo di 1.5 (traccia azzurra)!

Chiarmente il tutto vale con le approssimazioni del caso… ad es. non e’ vero che tutta l’acqua sia li pronta a congelarsi quando siamo sul bordo della banchisa, non ho tenuto conto della conducibilità “trasversale” nel ghiaccio, non ho la minima idea di come si abbassino le temperature se il vortice si “spappola” ecc. ecc. Però sarei propenso a sbilanciarmi sul fatto che e’ molto meglio un vortice polare “tiepidino e spappolato” di uno freddissimo ma “chiuso a riccio”

Ma penso che un’idea ve la possiate essere fatta…

Luca Nitopi

LA RINASCITA DELL’ARTICO

3 giugno 2011 30 commenti

Se c’è una cosa che a noi amanti della natura ed appassionati di meteorologia sta più di tutte a cuore, quella è senza dubbio la salute dei ghiacci marini artici.
In questi anni ne ho sentite dire di tutti colori a propositi dell’artico, anche da voci autorevoli di scienziati di fama mondiale che si “auguravano” lo scioglimento completo dei ghiacci marini entro la fine del prossimo decennio. Ma queste cose sono risapute, come sono risaputi gli interessi socio-economici che si aggirano attorno a tale corrente scientifica.
Assodato infatti che i ghiacci artici non scompariranno entro un paio di anni, quello che mi interessa discutere sono le convinzioni attuali circa il loro stato di salute. Converrete con me che dalla maggior parte dei siti e delle riviste scientifiche e metereologhe emerge che l’artico, pur essendosi salvato dalla possibile catastrofe del 2007, è in una condizione di perenne agonia. Insomma i ghiacci pur scongiurato il pericolo della fusione completa ed immediata sono sempre lì sul filo del minimo storico e “ad un passo dalla morte”. Anche quì su NIA recentemente è stata proposta da qualcuno la possibilità che alla fine della prossima stagione calda i ghiacci artici possano segnare un nuovo minimo storico, quindi al di sotto anche dell’annus horribilis.
Il mio intento è quello di confutare questa tesi e di farvi osservare anzi che i ghiaccia artici,pur essendo in condizioni di deficit da alcuni anni, hanno intrapreso la via della guarigione. A tale scopo prenderò in considerazione il parametro che considero più importante nella valutazione del loro stato di salute e della loro capacità di ripresa:lo spessore della banchisa artica. Difatti, in seguito al veloce processo di fusione coinciso con i primi anni 2000 e culminato con la terribile estate del 2007, gran parte del ghiaccio vecchio con spessore elevato (quello buono per intenderci) è stato “disintegrato”. Ricordo che in quel periodo un mio caro amico, molto più esperto di me nel settore, mi disse: “È sconvolgente la rapidità con cui i ghiacci artici stanno regredendo. A causa dell’enorme buco che si è creato quest’estate (2007), se mai un giorno per qualche ragione assisteremo ad un procedimento inverso di espansione dei ghiacci il primo periodo sarà caratterizzato dal recupero delle zone perse con la formazione di nuovo ghiaccio spesso in quelle stesse zone che negli ultimi anni sono state coinvolte nella fusione estiva. Per questo anche nella migliore delle ipotesi in cui si verificasse un inversione di tendenza (un miraggio a quei tempi), dal punto di vista dell’estensione della banchina in estate saremo in condizioni di deficit prolungato ”.
In effetti è ovvio che nella fase iniziale di un processo di espansione si debba prima riconquistare e consolidare le zone precedentemente perse. Invero, solo dopo che si sarà concluso il processo di recupero, potremo avere l’espansione vera e propria (rispetto agli anni 80 e 90), e registrando così record dal punto di vista dell’estensione della banchisa.
Partendo dalla situazione registrata al termine della stagione estiva 2007, di seguito vi riporto le immagini che per ciascun anno mostrano lo spessore della banchisa artica durante la fase di massima estensione invernale e durante quella di massima contrazione estiva.

STAGIONI INVERNALI

20 marzo 2008

20 marzo 2009

20 marzo 2010

20 marzo 2011

STAGIONI ESTIVE

20 settembre 2007

20 settembre 2008

20 settembre 2009

20 settembre 2010

CONCLUSIONI

Concludo ribadendo la scarsa importanza che a mio avviso ha, in questa fase, il dato relativo all’estensione della banchisa, in raffronto a quello inerente allo spessore. Come già detto, nella fase immediatamente successiva al disgelo dei primi anni 2000 il processo di recupero che i ghiacci artici hanno intrapreso comporta dapprima la formazione di nuovo ghiaccio spesso in quelle zone in cui è scomparso. E questa cosa sta accadendo rapidamente come testimoniano le immagini. Personalmente ritengo dunque poco utile stare lì ogni giorno a misurare l’estensione della banchisa. La presenza o meno di ghiaccio sottile nelle zone periferiche in questa fase di guarigione è un dato contingente, dettato essenzialmente dalle condizioni bariche e meteorologiche temporanee. Per emettere una prognosi sullo stato di salute dei ghiacci artici, si deve far riferimento essenzialmente allo spessore della banchisa, o meglio alla percentuale di ghiaccio con spessore superiore a 2,5-3 metri che è il più tenace alle calure estive. Il dato estensivo comincia ad avere un ruolo fondamentale invece ad inizio luglio, quando risulta completamente sciolto il ghiaccio sottile periferico. L’estensione che si misura di lì in avanti è associata infatti alle zone in cui si dovrebbe avere ghiaccio spesso, che come detto costituisce la “struttura portante” della banchisa artica. Se il residuo della banchisa ad inizio luglio è formato da ghiaccio spesso allora si avrà un buon minimo, altrimenti (come accaduto nel 2007) si andrà in forte deficit.

Con la linea rosa è segnato il punto in cui il dato sull’estensione acquisisce importanza.

Infine volgendo lo sguardo all’anno in corso si può certamente confermare il buonissimo stato di forma dei ghiacci. L’attuale banchisa infatti, mostrando una percentuale di superficie ghiacciata con spessore superiore ai 3 metri davvero notevole (compresa tra il 60 e 70%), conferma il trend di ripresa ed espansione dell’artico. Dunque non allarmatevi se nei prossimi giorni a causa di un temporaneo indebolimento del VP (calo AO) si avrà un calo sostenuto della banchisa, poiché esso coinvolgerà essenzialmente il ghiaccio sottile destinato comunque a scomparire. Infatti anche dal punto di vista dell’assetto atmosferico, ovvero della disposizione delle figure bariche, sarà molto più decisiva la situazione che si registrerà da luglio in avanti. A tal proposito ritengo ancora che la fase meteorologica attuale, caratterizzata dall’indice AO costantemente negativo, sia del tutto transitoria, e che nei prossimi due mesi (luglio in primis) il VP risulterà abbastanza compatto. Quindi, senza entrare nel merito delle dinamiche atmosferiche future, il mio monito è quello di stare tranquilli e di avere fiducia. Insomma come si dice, “i conti si fanno alla fine”.


Con la linea rosa è segnato il punto in cui il dato sull’estensione acquisisce importanza.

Update: devo fare però alcune precisazioni in merito alla situazione attuale visto che l’articolo l’ho scritto circa un mesetto fà……per ciò che concerne lo spessore della banchisa, il sito dal quale ho preso le immagini, non fornisce più aggiornamenti dal 23 maggio….a quella data la situazione era ancora molto buona in raffronto agli anni precedenti, in quanto gran parte della banchisa mostrava ancora spessori notevoli….tanto per fare un esempio, il 23 maggio 2007 la banchisa, pur mostrando un estensione maggiore, si trovava già in condizioni pietose, in quanto buona parte di essa era formata da ghiaccio sottile……..
per quanto riguarda l’altro fattore chiave, ovvero le dinamiche atmosferiche che coinvolgono il polo, ho specificato che queste assumono maggiore importanza man mano che avanza la stagione estiva…..tuttavia è fuori discussione che già ad ora si sono manifestate delle situazioni poco felici per l’artico (una in particolare), e delle altre si manifesteranno nei prossimi giorni, che vedranno a ripetizione anticicloni caldi in sede polare….infine devo ammettere che il dato uscito ieri sera sull’andamento dell’ITCZ mi ha lasciato moilto perplesso……c’è da tener duro ragazzi, e sperare che a luglio le cose cambino………

Riccardo

Lasciamo da parte un attimo il Sidc e concentriamoci sul recupero dell’Artico!

2 settembre 2010 33 commenti

AMSR-E Sea Ice Extent

Fonte: http://www.ijis.iarc.uaf.edu/seaice/extent/AMSRE_Sea_Ice_Extent.png

Ebbene, sta cotinuando anche oggi!

Si passa dai 5.329.375 del 31/8 ai 5.332.344 di ieri!

Il minimo finora si attesta il giorno 31 agosto con il dato di cui sopra.

Ecco gli altri minimi dei 2 anni che a noi interessano di più:

2005: 5.315.156 (raggiunto il 22/9)

2009: 5.249.844 (raggiunto il 13/9)

Questa è la situazione delle temperature:

Fonte: http://ocean.dmi.dk/arctic/meant80n.uk.php

Comunque vada, ricordo che per al-Gore e compagni, l’artico sarebbe dovuto scomparire del tutto entro una manciata d’anni…

Ora si aprano pure le scommesse su quando e su quale estensione minima raggiungeremo quest’anno.

Simon

Sondaggi nel ghiaccio (1 parte)

26 luglio 2010 29 commenti

Abbiamo spesso sentito parlare che i climatologi utilizzano i carotaggi nel ghiaccio per determinare le variazioni climatiche che si sono susseguite nel corso dei millenni. Per soddisfare la mia curiositá e la mia insaziabile fame di conoscenza, ho voluto indagare su come vengono svolte queste ricerche.
Sono i sondaggi fatti in Antartide e Groenlandia che hanno dato i maggiori risultati sulle ricerche delle ultime glaciazioni.
Nelle nevi compattate e accumulate anno dopo anno per millenni si conservano le tracce della chimica atmosferica e del clima degli ultimi cicli glaciali.
L´estrazione in verticale di cilindri di ghiaccio (ice cores) permette di trovare bolle di aria imprigionate nel ghiaccio e che permettono di conoscere l´atmosfera in un determinato periodo. La datazione del mantello gelato per i primi centinaia di anni non presenta molte difficoltá data la diversa colorazione che assume la neve caduta in inverno e in estate e questa differenziazione di colori permette di visualizzare bene i diversi anni.

Per la datazione dei ghiacci di maggiore profonditá si utilizzano modelli matematici che tengono in conto la diversa proprietá di compressione del ghiaccio accumulato. Anche il fatto che esistono vari sondaggi sia in Antartide che in Groenlandia permette di correggere eventuali errori di datazione. Dato che le variazione di concentrazione di metano nell´atmosfera sono rapide ed omogenee nei due emisferi, si usano i dati di questo gas per aggiustare le serie dei due emisferi.
Una difficoltá importante in queste ricerche é dovuta alla porositá che la neve ha prima di compattarsi e che permette che l´aria penetri nella colonna di ghiaccio fino ad una profonditá di 50 mt. o piú. Per questo l´aria che incontriamo nel ghiaccio non appartiene a quello strato di ghiaccio me é possibile che sia piú giovane anche di alcuni centinaia di anni del ghiaccio che lo incorpora. Ció dipende dalla grossezza delle cappe di ghiaccio piú profonde, se queste sono spesse la differenza di etá é minore perché l´aria incontra piú difficoltá a penetrare in basso. E siccome le precipitazioni di neve sono differenti da un luogo all´altro ecco che le datazioni si complicano.

In Antartico vi é la vecchia stazione “sovietica” Vostok (78ºS-106ºE, altitudine 3.488 metri, temperatura media -55ºC) che nel 1998 nel suo sondaggio arrivó a 3623 metri di profonditá, cioé agli ultimi 4 cicli glaciali o se volete agli ultimi 420.000 anni. Un centinaio di metri piú basso si trova un grande lago subglaciale prodotto dalla fusione dei ghiacci a contatto con la base rocciosa.

Per paura di contaminare quell´acqua il sondaggio si é fermato e ricomincerá tra poco tempo perché é stato individuato un sistema per non contaminare quell´acqua che potrebbe essere vecchia di milioni di anni.
Un altro sondaggio il “DOME C” del progetto europeo EPICA é arrivato a 3000 mt di profonditá ed ha incontrato ghiacci ancora piú antichi di quelli del Vostok, arrivando alla datazione di 740.000 anni fa ovvero 8 cicli glaciali.
E il 23 gennaio 2006 il sondaggio giapponese FUJI DOME é arrivato ai 3.029 metri e ai 760.000 anni.
Dato che sia il Vostok che il Dome C si trovano lontano dalla costa e con temperature molto piú basse vi é poco accumulo di neve (non nevica quando la temperatura é bassissima!) e quindi é difficile separare gli anni, per questo sono piú utili i sondaggi fatti vicino la costa come il LAW DOME. Qui anche se il sondaggio é meno profondo permette bene di vedere i vari strati di neve accumulata.

Questa immagine mostra dove si trovano i principali sondaggi in Antartide.

In Groenlandia il primo sondaggio fu fatto nel 1966 a Camp Century. I sondaggi moderni appartengono al programma americano GISP 1 e 2 (Greenland Ice Sheet Project) e quello europeo GRIP (Greenland Ice-core Project) vicino a Summit (vedi figura) e che hanno raggiunto una profonditá di 3000 metri con neve depositata da 150.000 anni. Peró i dati delle cappe piú profonde sono di bassa qualitá a partire dai 105.000 anni per essersi verificati parziali fusioni che difficoltano la visione dei vari strati e quindi con risultati discordanti.

Recentemente si sono iniziati dei sondaggi a 350 Km a nord di Summit con risultati migliori trovando ghiacci vecchi di 123.000 anni.

Questa é la stazione americana di Summit 1.

Oltre ai sondaggi in Antartide e groenlandia ci sono dei sondaggi fatti nelle Ande (Huascarán, Quelccaya, Sajama), nel Tibet (Guliya, Dasuopu, Dunde), in Africa (Kilimanjaro), dove si sono realizzati sondaggi che sono arrivati a profonditá in grado di ottenere dati climatologici delle ere passate. La loro maggiore utilitá risiede poi nel fatto che alcuni si localizzano a latitudini tropicali.

Nel prossimo articolo vedremo come sono fatti gli studi sui cambiamenti climatici avuti nelle varie ere e che utilizzando gli isotopi di ossigeno, idrogeno e azoto.

SAND-RIO

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