Archivio

Posts Tagged ‘Rubrica NIA’

Indici meteo-climatici di Aprile-Maggio 2013 e prospettive meteo-climatiche

20 maggio 2013 35 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3, peraltro già riportato nel forum Meteo.

aaaaaaaaaaaaa

Gli indici: i valori del mese precedente

Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi neutralità, MEI index): (-0,171) +0,009

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-0,63) –0,16

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation): (+0,188) +0,170

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (+2,85) +8,39

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-8,32) -5,71

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente è in fase 5, con intensità modesta e prevista in ulteriore diminuzione, tanto da dubitare sia significativo in questo periodo.

- ITCZ , nuovamente significativo per il nostro emisfero dall’inizio di Aprile, alla prima decade di Maggio risulta sostanzialmente in media, dopo un certo sopramedia ad Aprile specie nel settore centrale.

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Commento indici

- l’ENSO ad aprile e tuttora mostra comportamenti differenziati da zona a zona dell’Oceano Pacifico:

  • Nelle zone 1+2 (a ridosso delle coste sudamericane) e 3 (un po più al largo), attualmente appare in pieno sviluppo un evento di Nina, finora a qualche mese fa non atteso nella sua intensità attuale;
  • in zona 3,4 e 4, invece, si osserva ancora una sostanziale neutralità sebbene sembra stia virando verso una Nina debole.

Le previsioni NOAA per i prossimi mesi mostrano una certa fatica a seguire le ultime rilevazioni dell’evento e continuano a mostrare una sostanziale tendenza al prolungamento della fase di neutralità, anzi con una tendenza verso un nuovo Nino. Tuttavia, almeno al momento, ciò non corrisponde alla tendenza attuale delle anomalie di temperatura, né per quanto riguarda quelle superficiali né per quanto concerne le anomalie sottosuperficiali.

- La PDO permane negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi anni) ed oscilla, talvolta aumentando (come adesso), talvolta diminuendo; sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore”; lo si è osservato nel caso dell’evento di Nino conclusosi “prematuramente” all’inizio dello scorso autunno.
Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) dopo un cambio di segno.

- La QBO30 è tornata nettamente in territorio positivo. Le statistiche dal 1979 ad oggi indicano una permanenza in territorio positivo compresa tra gli 11 ed i 16 mesi, dunque un ritorno in territorio negativo compreso tra Febbraio e Luglio 2014.

- La QBO50, dopo il valore minimo di dicembre, sta lentamente risalendo verso la neutralità. Le statistiche, disponibili dal 1979 ad oggi, indicano che l’indice può permanere in fase negativa fino ad un massimo di 18 mesi. Attualmente la negatività dura da 15 mesi (Febbraio 2012), dunque al più il passaggio in fase positiva avverrà entro la prossima estate.

Come segnalato in precedenza, in base alle osservazioni ENSO NOAA, la prolungata neutralità ha lasciato il posto alla Nina nel settore oceanico centro-orientale, mentre altrove permangono condizioni di neutralità. Le anomalie sottosuperficiali di temperatura possono fornire una prima valida indicazione di quanto probabilmente accadrà nel prossimo futuro. La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif ,

 

Rispetto ai mesi precedenti (Febbraio, Marzo ed Aprile), non si notano particolari variazioni, per quanto riguarda l’estensione delle diverse anomalie di temperatura. Tuttavia, l’ultima immagine mostra come quelle positive si siano ritratte dalla superficie oceanica, come se si stessero isolando in profondità. In sostanza, la rilevazione non chiarisce ancora se nei prossimi mesi si avvierà un evento di uguale segno (Nina, presumibilmente) in tutto il comparto oceanico. Tuttavia, sembra mostrare come le anomalie positive si stiano ritirando dalla superficie oceanica.

Una netta conferma viene dalle anomalie superficiali: Si osserva, infatti, una prevalenza di anomalie negative nel settore centro-orientale, più vicino alle coste del Sudamerica; invece, avvicinandosi all’Australia ed alla Nuova Guinea, si osserva una certa alternanza tra anomalie di segno opposto.

http://www.ospo.noaa.gov/Products/ocean/sst/anomaly/index.html

 

 

 

 

Dalla primavera all’estate 2013

I prossimi giorni

L’ultima decade di Maggio presenterà condizioni del tutto analoghe a quelle cui abbiamo assistito finora, nel corso di questa primavera molto capricciosa: infatti continuerà a mancare una figura anticiclonica stabilizzante, sul Mediterraneo e sull’Italia; gli anticicloni presidieranno il vicino Atlantico, parte dell’Europa occidentale e anche quella orientale, ma solo a nord delle Alpi e del Mediterraneo. Sui nostri mari, invece, permarranno condizioni di “palude barica”, se non addirittura depressionarie. Tutto ciò è ben rappresentato dall’immagine seguente, relativa a metà giornata di giovedì 23, alla quota di 850 Hpa (1400-1500 metri circa):

Nell’immagine, si notano bene le alte pressioni ad ovest e ad est. Al centro, invece, si osserva un corridoio depressionario, esteso dalla Groenlandia fino al Mediterraneo occidentale lungo il quale scorre aria fredda diretta verso sud, cioè verso le Alpi.

aaaaaaaaaaaaaaaa

Possibile evoluzione successiva (giugno)

I possibili scenari di giugno, il primo mese dell’estate, suggeriscono una prosecuzione dell’attuale fase instabile. I principali modelli meteo (ECMWF, GFS) vedono concordemente una prosecuzione delle attuali condizioni meteo, ma con una maggiore componente settentrionale. In sostanza, le condizioni di instabilità provenienti dal medio Atlantico potrebbero essere sostituite o integrate, almeno temporaneamente, da aria più fredda di origine artica. Lo si comincia ad intuire dall’andamento di AO e NAO (che, si ricorda, non sono indici predittivi, ma sintetizzano quanto riportato dai vari ensemble del modello GFS) nei prossimi 10-15 giorni:

 

 

L’AO sostanzialmente neutra ci segnala che le alte pressioni sono disposte a latitudini medio-alte e non (se fosse positiva) in prevalenza alle nostre latitudini. Ma, in particolare, la NAO, prevista prossima alla neutralità, in tale configurazione risulta favorevole a scambi meridiani; in parole povere, conferma condizioni favorevoli a discese fredde da nord, forse anche più di una. L’esame delle anomalie oceaniche per ora conferma l’assenza di anomalie negative al largo delle coste spagnole e marocchine, in quanto l’area è ben presidiata dall’anticiclone delle Azzorre, che non consente discese fredde in zona e quindi anomalie negative. Questo scongiura la possibilità della formazione di una lacuna barica (una depressione semipermanente) in quell’area e dunque conseguenti avvezioni di aria calda africana verso il Mediterraneo e verso l’Italia. L’ITCZ (confine tra monsone umido e anticiclone africano) nella prima decade di maggio, come detto, conforta tale scenario.

In conclusione, al momento possiamo confidare in un decorso stagionale più che normale, anzi ancora abbastanza instabile. Si è già accennato più volte, nel forum Meteo, il decorso di questa primavera assomiglia a quello della primavera 2002 e, ancora di più, a quello della primavera 2004: Nina debole ad est, neutralità ad ovest, anomalie oceaniche disposte in modo simile a quelle attuali suggeriscono diverse interessanti analogie, confermate dal decorso meteo di quella primavera, analogo a quello attuale.

Dell’attuale condizione instabile al momento non si intravvede la fine, nemmeno all’inizio di Giugno, anche se una o più discese fredde artiche, alla lunga, potrebbero favorire una almeno parziale espansione dell’alta pressione delle Azzorre verso il Mediterraneo e l’Italia. Se così fosse, assisteremmo ad un avvio estivo “vecchio stile”, come negli anni 70, quando appunto le estati mediterranee erano dominate dall’azione calda ma moderata dell’Anticiclone delle Azzorre e non, invece, dal bollente anticiclone africano. Tuttavia, al momento si tratta più di un auspicio che non di una prospettiva concreta.

FabioDue

Indici meteo-climatici di Marzo-Aprile 2013 e prospettive meteo-climatiche primaverili

22 aprile 2013 29 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3, peraltro già riportato nel forum Meteo.

aaaaaaaaaaaaa

Gli indici: i valori del mese precedente

Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi neutralità, MEI index): (-0,163) -0,171

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-0,43) –0,63

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation): (+0,147) +0,188

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-1,24) +2,85

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-8,66) -8,32

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente è in fase 5, in procinto di passare in fase 6, ma con intensità davvero ridotta, tanto da essere probabilmente poco significativo.

- L’ITCZ, nuovamente significativo per il nostro emisfero dall’inizio di Aprile, mostra un sopramedia nel settore centrale e un sottomedia nell’estremo settore orientale; per il resto risulta in media.

Commento indici

- l’ENSO ad aprile ha mostrato comportamenti differenziati da zona a zona dell’Oceano Pacifico:

  • in zona 1+2 (a ridosso delle coste sudamericane), attualmente appare in sviluppo un evento di Nina, finora non atteso nella sua intensità attuale
  • in zona 3, 3,4 3 4, invece, si osserva una lieve positività, in sostanza un debolissimo Nino, più evidente in zona 3.4 (peraltro la più estesa).

Le previsioni NOAA per i prossimi mesi mostrano una certa fatica a seguire le ultime rilevazioni dell’evento e continuano a mostrare una sostanziale tendenza al prolungamento della fase di neutralità. Tuttavia, l’esperienza suggerisce di attendere almeno la prossima rilevazione mensile prima di trarre conclusioni in tal senso, in quanto non si esclude una “ritaratura” delle previsioni stesse in seguito agli sviluppivcitati sopra.

- La PDO permane negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi
anni) ed oscilla, talvolta aumentando, talvolta diminuendo (come adesso, dopo qualche mese di incremento); sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore”; lo si è osservato nel caso dell’evento di Nino conclusosi “prematuramente” all’inizio dello scorso autunno. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) dopo un cambio di segno.

- La QBO30 è tornata in territorio positivo, per la prima volta da Luglio 2011. Le statistiche dal 1979 ad oggi indicano una permanenza in territorio positivo compresa tra gli 11 ed i 16 mesi, dunque un ritorno in territorio negativo compreso tra Febbraio e Luglio 2014.

- La QBO50, dopo il valore minimo di dicembre, sta lentamente risalendo verso la neutralità. Le statistiche, disponibili dal 1979
ad oggi, indicano che l’indice può permanere in fase negativa fino ad un massimo di 18 mesi. Attualmente la negatività dura da 14 mesi (Febbraio 2012), dunque al più il passaggio in fase positiva avverrà entro la prossima estate.

Come segnalato in precedenza, in base alle osservazioni ENSO NOAA, la prolungata neutralità sta volgendo in Nina nel settore oceanico orientale, mentre altrove permangono condizioni comprese tra neutralità e Nino molto debole. Le anomalie sottosuperficiali di temperatura possono fornire una prima valida indicazione di quanto probabilmente accadrà nel prossimo futuro.
La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif,

Rispetto ai mesi precedenti (Gennaio, Febbraio e Marzo), le persistenti anomalie negative nel comparto oceanico centro-orientale si sono estese verso ovest. In quello occidentale, le anomalie positive, tuttora presenti, si sono parzialmente ritratte verso ovest. In
sostanza, la rilevazione non chiarisce se nei prossimi mesi si avvierà un evento di uguale segno (Nino o Nina) in tutto il comparto oceanico. Anzi, essa testimonia di un perdurante equilibrio tra anomalie di segno opposto, che non sembra ancora risolversi a favore dell’una o dell’altra.

Si nota, inoltre, che le anomalie negative, così come quelle positive, presentano tuttora una ridotta tendenza all’emersione. Tale fenomeno trova riscontro nell’immagine successiva, quella relativa alle anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico.

Si osserva, infatti, da est ad ovest, una continua alternanza tra deboli anomalie negative e positive, tranne che nell’estremo settore orientale, a ridosso delle coste sudamericane, dove le anomalie negative sono più marcate.

http://www.ospo.noaa.gov/Products/ocean/sst/anomaly/index.html

aaaaaaaaaaaaaaa

aaaaaaaaaaaaaaa

aaaaaaaaaaaaaaa

La primavera 2013

I prossimi giorni

I giorni attorno al ponte del 25 aprile, vedranno condizioni di tempo variabile: inizialmente instabile al Nord e variabile altrove, specie al Centro; poi interverrà un temporaneo miglioramento, cui seguirà un nuovo possibile peggioramento dopo la fine della settimana del 25. Le temperature, dopo una prima discesa, risaliranno anche di molto (una sorta di prefrontale piuttosto caldo e duraturo) e poi probabilmente scenderanno di nuovo. Insomma, un classico andamento di tipo primaverile. L’immagine seguente è relativa a metà giornata di giovedì 25, alla quota di 850 Hpa:

Nell’immagine, si nota bene l’alta pressione sull’Europa Centro-orientale e sull’Italia, propaggine di quella delle Azzorre e il primo accenno di temporanea rimonta calda sull’Italia, che vedrà ad occidente un successivo affondo ben più freddo nei giorni immediatamente seguenti.

aaaaaaaaaaaa

Possibile evoluzione successiva (maggio)

I possibili scenari di inizio maggio cominciano a delinearsi, sia pure con qualche margine di incertezza: i saliscendi di AO e NAO suggeriscono un’alternanza di fasi meteo tra loro differenti, se non opposte, pur nel contesto di una stagione in media pienamente primaverile. Dunque caldo africano, poi fresco atlantico, poi alta pressione sull’Europa, quindi possibile discesa artica ad occidente e caldo prefrontale più ad est e poi chissà cos’altro, magari di nuovo anticiclone africano.

aaaaaaaaaaa

Ciò è confermato, almeno per ora, dall’esame della precedente mappa delle anomalie superficiali oceaniche: si nota che al momento non sono presenti anomalie fredde presso le coste africane occidentali, anche se non è escluso possano comparire nel prossimo futuro, in seguito a qualche affondo nord atlantico e/o per fenomeni sottosuperficiali non ancora ben noti. In sostanza, per ora non si vede la formazione di una “lacuna barica” al largo delle coste portoghesi, che in passato ha favorito tante volte intense e durature spinte calde africane verso il Mediterraneo e l’Italia. Tuttavia, la partenza sopramedia dell’ITCZ in qualche misura ha favorito la rimonta calda verso il Mediterraneo.

In sostanza, al momento possiamo ragionevolmente confidare in un decorso stagionale abbastanza normale, senza troppi eccessi, pur nella fisiologica alternanza tra fasi più calde e fasi più fresche. Ma non illudiamoci si tratti di una situazione già consolidata ed immutabile fino al termine della stagione.

 

FabioDue

Rubrica Sole Marzo 2013

17 aprile 2013 9 commenti

Introduzione e riepilogo
Durante la sua progressione verso il massimo solare, il ciclo 24 ha da subito manifestato un’intensità notevolmente inferiore a quella che gli esperti avevano pronosticato http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/21dec_cycle24/ . Ma gli ultimi 15 mesi, dopo il picco dell’autunno 2011, hanno di fatto sancito l’impossibilità che questo ciclo possa prendere un diverso andamento rispetto a quello fatto vedere fino a questo momento. In definitiva il Sole è entrato in una fase di “stallo”: pur con naturali oscillazioni in alto ed in basso dei vari indici di attività, nel periodo in questione il solar flux (il miglior indicatore dell’attività solare finora noto) non ha mostrato in media alcun trend particolare, né crescente né decrescente. Ciò, a nostro modesto avviso, significa che il Sole è attualmente in fase di massimo. Pertanto, salvo qualche temporaneo picco, ben difficilmente ci potrà mostrare molto più di quello cui abbiamo assistito finora durante il ciclo 24.

Inoltre, negli ultimi mesi, si è persino osservato un calo di attività: nell’ultimo scorcio del 2012 e nei primi tre mesi del 2013, il solar flux ha mostrato una tendenza al ribasso; inoltre lo smoothed sunspot number è calato sostanzialmente rispetto al massimo raggiunto.

Se i bassi valori degli indici di riferimento saranno o meno confermati nei prossimi mesi, lo vedremo, di certo, senza una prossima forte ripresa di attività, come la NASA lascia intendere http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/01mar_twinpeaks/ quando si riferisce ad un doppio massimo, il ciclo 24 sarebbe condannato ad un lento ma inesorabile tramonto.

Naturalmente manteniamo una certa prudenza: il Sole ci ha da anni abituato a continue sorprese, a repentini “cambi di marcia”, tanto da sorprendere persino chi, alla NASA, lo studia da decenni. Certo, ogni mese che trascorre senza evidenti segnali di ripresa, riduce le possibilità che il ciclo attuale possa offrire ulteriori massimi degni di nota e soprattutto in grado di superare il pur modesto massimo raggiunto a Novembre 2011.

In attesa di sviluppi ci limitiamo a constatare che il livello attuale di attività assomiglia poco a quello di un massimo solare, come quelli dei cicli immediatamente precedenti: il solar flux non ha mai raggiunto quota 200, che fu ampiamente superata più volte dai cicli precedenti. Anche il sunspot number risulta decisamente inferiore e analogo a quello dei cicli di fine Ottocento-inizio Novecento.
Il grafico seguente evidenzia la citata assenza di trend del solar flux e i valori complessivamente “depressi” di questo massimo in tono minore.

 

aaaaaaaaaaa

Il sunspot number
Come già accennato in precedenza, dopo il massimo registrato a Febbraio 2012 con 66,9, nel successivo mese di Marzo, per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN (Smoothed Sunspot Number, media mobile su 13 mesi; fonte SIDC) si è interrotta ed invertita, continuando a calare sensibilmente nei mesi seguenti. Dopo un temporaneo assestamento (57,7, per Luglio e 58,1 per Agosto 2012) l’andamento di tale indice ha ripreso, se pur in modo impercettibile al momento, la sua tendenza al ribasso: in effetti, se si considera l’arrotondamento al 2° decimale, abbiamo un 58,16 ad Agosto contro i 58,10 fatti segnare a Settembre 2012 e le previsioni, dato il basso livello del sunspot number degli ultimi mesi, suggeriscono che il calo possa continuare.
Al momento possiamo dire che il massimo relativo raggiunto nel mese di Febbraio 2012 sarà anche il massimo assoluto del ciclo. Come già detto, non possiamo escludere che l’attività solare manifesti una consistente e duratura ripresa su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto con certezza.
Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta essere leggermente difforme rispetto a quelli ufficiali del sunspot number SIDC, in quanto il mese del massimo relativo cade a Marzo 2012 anziché Febbraio. Per il “nostro” conteggio ad Agosto ed in maniera insignificante a Settembre 2012 si è registrata una piccola crescita (i dati definitivi sono da verificare) ma che comunquea sembrerebbe essere terminata. Inoltre, la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Come già detto e ripetuto, il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti. Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.
Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.
Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato questo Marzo 2013:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.
In dettaglio, Marzo è stato caratterizzato da un livello di attività superiore a quello del mese precedente. Il sunspot number ha registrato un sensibile aumento calo rispetto a gennaio, passando da 38,0 a 57,9 anche se va rimarcato che il valore indicativo provvisorio di questo indice, fino all’uscita del Bollettino Ufficiale SIDC, risultava essere leggermente inferiore (valore intorno al 52) e che tutto sommato può dare l’idea di essere quindi un tantino sovrastimato rispetto al reale livello di attività fatto registrare dal nostro astro. La relativa staticità, pur con gli “alti e bassi” dovuti alle oscillazioni mensili, dei valori degl’indici di attività solare conferma ancora una volta la convinzione che il ciclo sia giunto al suo massimo e che questa incapacità di sovvertire una tendenza abbastanza netta al ribasso degli indici e non riuscire a produrre più di quanto fatto vedere fino ad ora, di fatto possa decretare l’inizio del declino effettivo dello stesso. L’andamento dei prossimi mesi è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una (sempre meno probabile) ripresa più decisa dell’attività.

I valori del NIA’s di gennaio (33,5), febbraio (19,9) e marzo 2013 (23,8) sono provvisori e in attesa di validazione.
Un eventuale nuovo picco di attività, presumibilmente relativo al picco dell’emisfero sud che al momento sembra essere ancora “latitante” in questo ciclo 24, rimane comunque una ipotesi da non sottovalutare stante la recente previsione NASA e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008 . Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN, con l’attuale “rimbalzo” tecnico (ci si passi l’espressione colorita!) ed il sostanziale stallo dell’indice in oggetto.

aaaaaaaaaaaaa

Solar flux
Il Solar Flux a Marzo è stato contraddistinto da valori tendenzialmente stabili intorno alla media mensile, con un più netto calo nella seconda decade e successiva “ripartenza” intorno alla fine del mese. Dopo molti mesi sembrava essersi interrotta la sequenza di oscillazioni regolari del Solar Flux: al momento l’attuale fase di “spinta” sembra essere più convinta rispetto a quelle di Gennaio e Febbraio tanto da determinare anche visivamente una oscillazione più sensibile tra la fase “attiva” e quella “passiva” della rotazione solare: la situazione rimane ancora da monitorare e verificare nei prossimi mesi.

In virtù di quanto sopra esposto, il valore medio mensile del solar flux (aggiustato), è rimasto su valori assolutamente non assimilabili a quelli che si dovrebbero verificare in normali condizioni in un massimo del ciclo, mantenendosi su un modesto 110,22 dopo aver raggiunto nel mese scorso un 101,90, lontano “anni luce” dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile.
Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 ha incontrato nella sua progressione, ormai giunta al suo massimo. Dal grafico seguente risulta ancor più evidente la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti. E’ un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe” e, come accennato in precedenza, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Ormai dubitiamo fortemente sia in grado di raggiungerla. Inoltre, si nota chiaramente una prima tendenza al declino, manifestatasi in questi ultimi mesi, dopo un trend costantemente improntato al rialzo almeno fino allo scorso autunno (mesi 44-45).
Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 110,22 (contro 101,90 di Febbraio) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,0, (ore 20 del 26/03) e 127,9, (ore 17 del 16/03) valori assolutamente non in linea con un sole in condizioni di massimo. Nell’ultima decade (dal 20 al 31 compresi) la media è stata pari a 100,43 (valori delle ore 20), valore molto basso imputabile alla fase di minor attività mensile ed all’inizio di una nuova fase di relativa spinta attualmente in corso.

aaaaaaaaaaaaaaa

Altri diagrammi: butterfly e inversione magnetica
Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).
Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (18 marzo) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +12, ovvero in progressiva crescita rispetto alla rilevazione di giugno 2012 (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto ormai da tempo e la nuova polarità si sta progressivamente rafforzando. Per quanto riguarda l’Emisfero Sud, fino a qualche mese fa sembrava che il momento dell’inversione fosse imminente. Invece, nonostante i valori degli ultimi 7/9 mesi siano scesi da +34 a +19, le oscillazioni magnetiche di breve periodo (si vedano i dati “non filtrati”, nelle prime colonne a sinistra, dal link precedente) indicano che l’inversione avverrà più tardi di quanto si immaginava. La sequenza dei valori (filtrati) fatti segnare dall’emisfero Sud e registrati mensilmente proprio con le uscite della presente Rubrica, lascia pochi dubbi al riguardo: +13 per Gennaio, +16 per Febbraio e +19 per Marzo.

E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si completi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e, per un lungo periodo di tempo, in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata. In virtù di quanto sopra esposto, come ovvia conseguenza anche la media dei due emisferi, benché prossima alla neutralità, ha fatto registrare un passo indietro rispetto ai valori in precedenza riportati per Febbraio (poi corretti), da -3 a -4.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png,

andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png,

andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, dopo la molto relativa fase “attiva” attualmente in corso, momento sembrano indicare una prosecuzione della fase di stallo: le regioni attive sono davvero poche e tendono a formarsi quasi in maniera alternativa, una volta nell’Emisfero Nord, il mese seguente in quello Sud, vanificando ogni possibile (timido) tentativo di ripresa. Risulta sempre valida quindi la regola che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. Intanto ormai il 2013 è iniziato da tre mesi: secondo le previsioni NASA il massimo del ciclo sarebbe in corso! E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio per ulteriori picchi di attività, prima dell’inevitabile declino del ciclo verso il prossimo minimo. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche.

aaaaaaaaaaaaaa

Sunspot number per emisfero e conclusioni
Questo ciclo 24 è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati.

Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il Sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse.

La parvenza di “normalità” dell’autunno 2011, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio 2012 ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il più recente massimo di Luglio 2012, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, come quello di Novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. I mesi di Dicembre 2012 ed il Febbraio appena trascorso potrebber aver dato il “colpo di grazia” a questo ciclo.

I valori degli indici di riferimento nuovamente così bassi lasciano intendere che il Sole non riesce a dare di più di quanto non sia riuscito a fare nel corso degli ultimi 4 anni e anche una eventuale forte ripresa dell’attività potrebbe non essere sufficiente a far cambiare “piega” alle cose. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel periodo 2013/2015, come indicato nelle ultime previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da Luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto.

Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra proseguire una fase di maggiore spinta relativa proprio nell’emisfero Nord che, teoricamente, dovrebbe invece andare verso un fisiologico calo dopo il massimo raggiunto a settembre 2011 (SSN emisferico 41,29) mentre l’emisfero Sud, dopo aver apparentemente iniziato una decisa fase di crescita, al momento risulta essere in completo stand-by.

Si tratta quindi di una fase al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? La sensazione è che ben difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. Febbraio 2013 avvalora ancora di più la nostra ipotesi. Resta comunque probabile un relativo “picco” di attività dell’emisfero Sud, magari coincidente con la prossima inversione magnetica.
Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; nonostante l’aumento di attività dell’ultimo periodo, è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che, come detto, negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta” sembra apparentemente entrato in una fase di stallo e la curva del SSN emisferico ha iniziato a scendere dopo il “picco” di aprile 2012 (SSN emisferico 30,09): .

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

Apuano 70 e FabioDue

Rubrica Sole Dicembre 2012

11 gennaio 2013 23 commenti

Introduzione

Sono passati 4 anni dal minimo del dicembre 2008; anche a detta degli Esperti stiamo attraversando quella fase del ciclo che dovrebbe corrispondere al massimo o quantomeno essere in prossimità di quest’ultimo ma in realtà il livello generale di attività del sole risulta essere, con l’esclusione di alcuni brevi periodi, molto molto basso, decisamente più simile ad una fase di minimo solare, in particolare per quanto riguarda la finestra dell’ultravioletto. Da circa un anno ormai, il Sole mostra un’attività non particolarmente intensa, contrassegnata dalla regolare alternanza di periodi moderatamente attivi e fasi di “stanca” con valori degli indici di riferimento da pieno minimo ed un solo picco di rilievo (ma comunque sempre molto relativo), all’inizio di Luglio, come si nota nel grafico seguente.

Questo, anche grazie al basso livello generale mostrato dal nostro astro anche nelle cosiddette fasi “attive”, ha fatto si che a marzo scorso per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN (fonte SIDC) si è interrotta ed invertita, continuando a calare sensibilmente nei mesi seguenti; infatti il SSN ha fatto segnare per Giugno 2012 un valore ulteriormente inferiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 58,9 contro il picco massimo di 66,9 registrato a Febbraio 2012. 58,9 coincide quasi perfettamente con il valore corrispondente ad Agosto 2011. Se questa tendenza non si invertirà nuovamente e nettamente, il massimo relativo raggiunto nel mese di febbraio scorso diverrà un serio candidato al massimo assoluto di questo ciclo. Condizione affinché il massimo dello scorso Febbraio sia effettivamente il massimo assoluto è che l’attività solare non manifesti una ripresa duratura su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali e con le dovute cautele, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto.

E’ una possibilità reale: i quattro mesi caratterizzati da una più intensa attività fino ad ora (Settembre-Dicembre 2011) sono ormai pressoché scomparsi dalla media mobile che determina il SSN (smoothed sunspot number), indicatore principale dello stato del ciclo. Nel momento in cui scriviamo il sole sembra attraversare una nuova fase di “spinta”: è da valutare la reale intensità e durata di quest’ultima in quanto se dovesse trattarsi di un “fuoco di paglia”, in mancanza di nuove e consistenti impennate dell’attività andremmo incontro alla conferma del declino del SSN. La prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione: Hathaway, NASA & C. lo sanno forse meglio di chiunque altro…. Ciò indicherebbe l’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo.

Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta ancora lievemente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo risulterebbe essere Marzo 2012 anziché Febbraio. Bisogna comunque attendere l’uscita dei dati definitivi del NIA’s relativi agli ultimi cinque mesi, attualmente caratterizzati da valori provvisori, per avere un quadro più preciso e fare quindi paragoni più attendibili.

Comunque anche per il “nostro” conteggio la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Non bisogna però sottovalutare la possibilità (pur sempre più ridotta) che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi cominci a “ritrattare” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato il mese di Dicembre:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Dicembre ha fatto segnare un andamento del tutto simile a quello degli ultimi due mesi ovvero si sono avute due distinte fasi di bassa attività ad inizio e fine mese mentre la fase centrale è stata caratterizzata da un nuovo e stavolta più che mai relativo, debole picco di attività; ad esempio il solar flux (aggiustato) non è riuscito a superare la soglia dei 120 che, più o meno, risulta essere la media abituale degli ultimi 7/8 mesi. Come accennato anche in precedenti “uscite” della rubrica, sembra essere sempre più evidente che l’attività solare è sempre più contrassegnata da oscillazioni regolari con valore del solar flux compreso tra 90/100 e 140/150: una sorta di “battito” che di fatto rispecchia la realtà di un sole “a due facce”, una più attiva ed una in completo stand-by.

Tale situazione potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere anche la diretta conseguenza di un sole con uno dei poli magnetici in fase di transizione, mentre l’altro “annaspa” per trovare l’energia necessaria per fare lo stesso…

In virtù di quanto sopra esposto, il valore medio mensile di solar flux (aggiustato) è fortemente calato (si potrebbe tranquillamente dire “crollato”) rispetto al mese scorso e si è posizionato a 104,87, sempre ben lontano dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile. Tale valore è pressoché identico a quello di Febbraio 2012, ma soprattutto a quello di Agosto 2011. Insomma, ad oggi, il Sole è tornato ai livelli di attività precedenti il massimo dell’autunno 2011. Parallelamente il sunspot number ha registrato una sensibile flessione rispetto ad Novembre, passando da 61,4 a 40,8, valore più basso del 2012 dopo il 33,1 di Febbraio e inferiore anche al 50 dell’Agosto 2011, avvalorando ancora di più l’ipotesi che il ciclo possa davvero essere giunto al suo massimo e che questo deciso calo dei valori significhi, di fatto, l’inizio del declino dello stesso. L’andamento dei prossimi mesi, perlomeno fino a primavera inoltrata è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è, con tutta probabilità, ormai alle nostre spalle.

I valori del NIA’s di agosto (35,3) settembre (34,4), ottobre (30,5), novembre (36,6) e dicembre 2012 (24,7) sono provvisori e in attesa di validazione.

Non è da escludere che comunque possa verificarsi un eventuale nuovo picco di attività, probabilmente relativo al picco dell’emisfero sud che al momento sembra essere ancora “latitante” in questo ciclo 24, picco non improbabile stante la previsione NASA (massimo nella prima metà del 2013) e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008 . Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN.

aaaaaaaaaaa

Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 incontra nella sua progressione.

Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

L’andamento del solar flux negli ultimi mesi suggerisce che il trend di crescita si stia ormai invertendo e che il declino del ciclo sia ormai iniziato. Lo verificheremo presto.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, si nota chiaramente la brusca frenata dopo il massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale, nonché il tentativo di “ripresa” e lo stallo degli ultimi mesi, con conseguente nuovo aumento della “distanza” con i cicli precedenti.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 104,87 (contro 118,45 di Novembre) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,4, valore più da minimo (ore 22 del 5/12) e 118,5, valore assolutamente non consono ad un sole in fase di massimo, (ore 20 del 15/12). Nell’ultima decade (dal 21 al 30 compresi) la media è stata pari a 107,02 (valori delle ore 20), valore molto vicino alla media mensile ma che probabilmente già risente della “preparazione” dell’astro alla nuova fase di crescita di attività registrata negli ultimi giorni. Si osserva ancora quindi un’estrema variabilità di questo indice, dettata forse dall’avvenuta inversione magnetica dell’emisfero nord e che si manifesta con le oscillazioni regolari, con cadenza di circa 20/25 giorni, di cui abbiamo parlato in precedenza.

aaaaaaaaaaaaaaaa

Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (18 dicembre) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +5, ovvero in lenta e progressiva, ma chiara, crescita rispetto alla rilevazione di luglio (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto. Per l’Emisfero Sud il momento dell’inversione si sta avvicinando: infatti i valori degli ultimi 4/5 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa (da +30 a +13). E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, come si può osservare nei grafici proposti di seguito e dai valori “non filtrati” disponibili. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si verifichi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata. In ogni caso, la neutralità (media tra i due emisferi) appare vicina, forse ci si arriverà entro un paio di mesi.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, sembrerebbero mostrare una nuova stasi, dopo l’attuale ripresa, nelle prossime settimane: si nota un numero di regioni attive nuovamente ridotto, specie nell’Emisfero Sud, come si è già verificato molte volte durante questo ciclo. Ormai siamo all’inizio del 2013, quando secondo le previsioni NASA si raggiungerebbe il massimo del ciclo (a dire il vero ora il massimo è previsto nel corso della primavera). E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio (sempre più ridotto) per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo.

 

Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il Sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse, la parvenza di “normalità” dello scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio ed in particolare Febbraio 2012 hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio 2012, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, anche più di quello di Novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. Questo mese di Dicembre potrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo!) dare il “colpo di grazia” a questo ciclo: valori degli indici di riferimento nuovamente così bassi possono voler dire che il Sole non riesce a dare di più di quanto non sia riuscito a fare nel corso degli ultimi 4 anni e anche una eventuale (sempre meno probabile) e forte ripresa dell’attività potrebbe non essere sufficiente a far cambiare “piega” alle cose. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel 2013, come indicato nelle previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra essere in corso una fase di  maggiore spinta relativa proprio nell’emisfero Nord che, teoricamente, dovrebbe invece andare verso un fisiologico calo dopo il massimo raggiunto a settembre 2011 (SSN emisferico 41,29) mentre l’emisfero Sud, dopo aver apparentemente iniziato una decisa fase di crescita, al momento risulta essere in completo stand-by. Si tratta quindi di una fase al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. E’ più probabile magari un relativo picco di attività dell’emisfero sud, magari coincidente con la probabile prossima inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; nonostante l’aumento di attività dell’ultimo periodo, è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che, come detto, negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta”  sembra apparentemente entrato in una fase di stallo…..anzi sembra proprio che…

Ma di questo ne parleremo in un altro articolo….

 

 

 

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 

Apuano 70 e FabioDue

Indici meteo-climatici di Novembre 2012 e prospettive meteo-climatiche

28 dicembre 2012 42 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3,  peraltro già riportato nel forum Meteo.

aaaaaaaaaa

Gli indici: i valori del mese

Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente:

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi Niño): (+0,103) +0,166

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-0,79) -0,59

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation):   (+0,376) +0,210

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-24,51) -18.95

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-10,51) -10.65

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente si trova in fase 2 e potrebbe entrare presto in fase 3 e poi 4, ma con intensità talmente ridotta che il grafico di previsione risulta di difficile lettura.

 

Commento indici Novembre

- il Nino (ENSO) a novembre (e dicembre) oscilla tra neutralità e Nina debole ad est (zona 1+2 e zona 3) e attorno alla neutralità quasi perfertta ad ovest (zone 3.4 e 4).

- La PDO permane negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi anni) ed oscilla, talvolta aumentando (come adesso), talvolta diminuendo; sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore” nei confronti dell’evento di Nino in corso, probabilmente contribuendo in modo decisivo nel “sopprimere” l’evento di Nino ormai quasi certamente  conclusosi. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo, ad ulteriore conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) a fronte di un suo cambio di segno.

- La QBO30 è in netta ripresa, pur restando ancora decisamente negativa.

- La QBO50 ha molto probabilmente raggiunto il proprio minimo (-11,51) a Settembre, ora è un poco risalita, anche se non ancora in modo deciso.

In base alle osservazioni ENSO NOAA, siamo in presenza di una sostanziale neutralità lungo tutto l’Oceano Pacifico equatoriale: lievissime anomalie negative ad est e al centro, neutralità pressoché totale ad ovest. Le previsioni NOAA vedono al momento l’avvio di un debole evento di Nina, specie ad est e al centro dell’oceano, al termine dell’inverno. Il grado incertezza, tuttavia, è elevato, specie dal mese di Marzo in poi.

Le anomalie sottosuperficiali di temperatura, al momento, paiono confermare quanto sopra. La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif,

Nel corso dell’autunno si sono alternate e in sostanza bilanciate anomalie positive e negative, segno di una prolungata fase di transizione tra Nino e Nina, che perdura. Ora però, almeno ad est e al centro, si sta affermando una evidente anomalia negativa, probabile segnale di un prossimo (primaverile?) evento di Nina.

Per quanto riguarda, invece, le anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico, prevalgono ora deboli anomalie positive, soprattutto nel comparto oceanico tropicale ed equatoriale centrale, tra Sudamerica ed Africa. Più a nord, si osserva una certa alternanza tra deboli anomalie di segno opposto. Le principali anomalie negative si ritrovano attorno alle  Isole Britanniche e nel Mediterraneo Occidentale. Più ad ovest, l’anomalia negativa nel Golfo del Messico si è in buona parte dissolta, contemporaneamente alla scomparsa di parte delle corrispondenti anomalie negative nel Pacifico orientale.

http://www.osdpd.noaa.gov/data/sst/anomaly/2012/anomnight.12.27.2012.gif

aaaaaaaa

aaaaaaa

La prima parte dell’inverno 2012/2013

Come nei numeri precedenti di tale rubrica, si introducono ora alcune considerazioni di carattere generale circa il possibile decorso della stagione invernale ormai avviata. Per una disamina di dettaglio, si suggerisce di fare riferimento ai vari ed interessanti articoli di approfondimento che, in queste ultime settimane, stanno ben illustrando cause e possibili conseguenze dell’attuale scenario barico dell’Emisfero Nord, a tutte le quote di pressione.

Per quanto concerne le prospettive invernali, dopo qualche settimana di freddo intenso in buona parte dell’Europa e, in misura minore, anche nell’Italia Settentrionale, all’inizio della terza decade si è instaurata una circolazione cosiddetta “zonale”, ovvero in prevalenza da ovest verso est. La carta di previsione seguente lo testimonia con chiarezza (120 ore, 850Hpa).

Tale circolazione, anzi, in una prima fase attorno a Natale, ha portato aria calda subtropicale sull’Italia, quasi un anticipo di primavera. Ora il flusso atlantico sta avendo nuovamente il sopravvento, tra onde più fredde e rimonte più miti, sicuramente fino all’inizio del nuovo anno. Proprio verso il 2-3 Gennaio, un’ondulazione più intensa delle precedenti porterebbe (il condizionale è d’obbligo) nuovamente aria artica verso il Mediterraneo. Tale tendenza è confermata anche dalle previsioni stratosferiche a 6-7 giorni (specie quelle a 100Hpa).

Per un esame in termini più generali, si può fare riferimento all’assetto previsto del Vortice Polare Stratosferico a medio-lungo termine, come testimonia l’immagine seguente (previsione GFS a 10 giorni a 50Hpa, ovvero una quota stratosferica intermedia e anche per questo significativa):

Essa mostra un VPS nuovamente sottoposto all’azione della wave 1 (anticiclone aleutinico) e dunque proteso con un lobo verso il nordest del continente nordamericano, mentre un’ondulazione minore è rivolta verso l’occidente europeo. Tuttavia, il nocciolo del VPS staziona ancora tenacemente lungo le coste settentrionali della Siberia centro-orientale.

Dunque, è ragionevole attendersi una netta recrudescenza invernale, specie sul Canada e gli Stati Uniti orientali, nel corso della prima decade di gennaio.

In ogni caso, il VPS è sbilanciato verso la Siberia e ciò continuerà a favorire un raffreddamento del comparto Siberiano centrale e orientale. Inoltre, con l’incremento delle ondulazioni della circolazione zonale, dopo una prima fase di ritiro (attualmente in corso), è presumibile che l’Orso (l’anticiclone siberiano) torni ad espandersi verso ovest, dunque faccia capolino nuovamente in Russia nel corso della prima decade di gennaio.

aaaaaaaa

Prospettive meteo-climatiche – inverno

Come detto più volte, ma è utile ribadirlo, la combinazione tra QBO negativa, Nino debole divenuto ENSO neutrale e centrato ad ovest, bassa attività solare e comunque la sostanziale assenza di elementi di “disturbo” a tale configurazione, depone a favore di una stagione invernale movimentata, almeno per l’Europa centro-settentrionale e almeno in termini generali.

Si è già accennato al fatto che nei primi 20 giorni di Dicembre l’Europa, specie quella oltre le Alpi, ha vissuto condizioni meteo prettamente invernali, spesso molto fredde e nevose. Affinché tali condizioni si verifichino nuovamente, occorrono alcuni fattori concomitanti:

  • una perdurante debolezza del Vortice Polare Stratosferico, tale da sottoporlo a continui attacchi degli anticicloni delle Aleutine (Oceano Pacifico) e delle Azzorre (Oceano Atlantico), tale da condurre ad uno split, o almeno ad una netta bilocazione del suo nucleo;
  • ripetuti riscaldamenti stratosferici (stratwarming) nei pressi del nucleo del VPS, tali da consentire la formazione in loco di anticicloni stratosferici, tali da contribuire a quanto detto al punto 1;
  • in alternativa o insieme, un’azione netta di disturbo sul VPS da parte dell’anticiclone russo-siberiano, tale da “stirarlo” (ellitticizzazione) e da portarsi quindi verso l’Europa, investendola con il suo alito gelido.

Per quanto concerne la situazione attuale, la prima condizione tutto sommato è soddisfatta, come dimostrato nella prima metà del mese; si tratta di capire come si manifesterà nuovamente; riguardo il “se si manifesterà”, sussitono davvero pochi dubbi.

Per quanto riguarda la seconda, è ormai iniziato un netto riscaldamento stratosferico sopra l’Asia centrale, alla quota di 10Hpa (dunque piuttosto in alto), che provocherà la formazione di un anticiclone stratosferico, il quale sicuramente “premerà” sul VPS per farlo spostare e soprattutto ruotare in senso antiorario rispetto alla sua sede attuale. Tuttavia, almeno per il momento, il riscaldamento sembra propagarsi solo in parte alle quote inferiori. In ogni caso, l’entità del riscaldamento appare notevole, pari a parecchie decine di gradi, tale (se provocherà lo “sconquasso” barico atteso) da classificarlo come MMW (Major Midwinter Warming, ovvero grande riscaldamento stratosferico di metà inverno). Tutte le conseguenze di tale evento, per ora, non sono facilmente pronosticabili. Molto dipenderà dagli effetti sul VPS a tutte le quote.

Infine, la terza condizione. Al momento appare essere la meno prevedibile, in quanto legata a movimenti troposferici (dunque ai piani bassi della nostra atmosfera), più difficilmente prevedibili di quelli stratosferici. L’anticiclone russo-siberiano, come detto, si è ormai ritirato verso est, ma resterà molto potente e pronto a lanciarsi di nuovo alla conquista dell’Europa , come avvenne lo scorso inverno, alla fine di gennaio. E’ probabile si affacci nuovamente in Russia già entro la prima decade di gennaio.

Per riassumere, ad oggi le prospettive di quest’inverno, pur interessanti in termini generali, appaiono nebulose se si vuole scendere più in dettaglio, specie dalla fine dell’anno in poi. I principali modelli mostrano un probabile importante affondo freddo artico sull’Europa Centro-Occidentale subito dopo Capodanno. Per ora è una linea di tendenza (non meno di 6-7 giorni), dunque occorrono ancora 2-3 giorni prima di sciogliere definitivamente la prognosi.

Pertanto, per gli aggiornamenti si rimanda agli articoli di approfondimento che sicuramente saranno pubblicati nel caso vi fossero concrete novità di rilievo. Si raccomanda anche di seguire la pagina Meteo di NIA, ricca di commenti e riferimenti ai prossimi sviluppi, che poi spesso costituiscono la base dei suddetti approfondimenti.

FabioDue

Rubrica Sole – Novembre 2012 -

19 dicembre 2012 22 commenti

Introduzione

Siamo ormai alla soglia dei 4 anni dal minimo del dicembre 2008. Da molti mesi, precisamente da aprile, il Sole mostra un’attività non particolarmente intensa, contrassegnata dalla regolare alternanza di periodi moderatamente attivi e fasi di “stanca” con valori degli indici di riferimento da pieno minimo ed un solo picco di rilievo (ma comunque sempre molto relativo), all’inizio di Luglio, come si nota nel grafico seguente.

Da tre mesi, però, il Ciclo 24 sembra davvero essere giunto ad una svolta: per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN (fonte SIDC) si è interrotta ed invertita; infatti il SSN ha fatto segnare per Maggio 2012 un valore inferiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 61,7 contro il massimo di 66,9 registrato a Febbraio 2012. Se questa tendenza non si invertirà nuovamente e nettamente, il massimo relativo raggiunto nel mese di febbraio scorso diverrà un serio candidato al massimo assoluto di questo ciclo. Condizione affinché il massimo dello scorso Febbraio sia effettivamente il massimo assoluto è che l’attività solare non manifesti una ripresa su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto.

E’ una possibilità reale: i quattro mesi di più intensa attività fino ad ora (Settembre-Dicembre 2011) stanno scomparendo dalla media mobile che determina il SSN (smoothed sunspot number), indicatore principale dello stato del ciclo. L’attuale andamento solare non lascia presagire nuove imminenti impennate dell’attività e questo comporterebbe la conferma del declino del SSN. La prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione: Hathaway, NASA & C. lo sanno forse meglio di chiunque altro…. Ciò indicherebbe l’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo.

Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta ancora lievemente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo risulterebbe essere Marzo 2012 anziché Febbraio. Bisogna comunque attendere l’uscita dei dati definitivi del NIA’s relativi agli ultimi quattro mesi, attualmente caratterizzati da valori provvisori, per avere un quadro più preciso e fare quindi paragoni più attendibili.

Comunque anche per il “nostro” conteggio la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Non bisogna però sottovalutare la possibilità che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi cominci a “ritrattare” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato il mese di Novembre:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, novembre ha fatto segnare un andamento del tutto simile a quello del mese precedente ovvero si sono avute due distinte fasi “calanti” ad inizio e fine mese mentre la fase centrale è stata caratterizzata da un nuovo, relativo, debole picco di attività. Come accennato anche in precedenti “uscite” della rubrica, sembra essere sempre più evidente che l’attività solare è sempre più contrassegnata da oscillazioni regolari con valore del solar flux compreso tra 90/100 e 140/150: una sorta di “battito” che di fatto rispecchia la realtà di un sole “a due facce”, una più attiva ed una in completo stand-by.

Tale situazione potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere anche la diretta conseguenza di un Sole con uno dei poli magnetici in fase di transizione, mentre l’altro “annaspa” per trovare l’energia necessaria per fare lo stesso.

Il valore medio mensile di solar flux (aggiustato), in relazione a questa “stasi dinamica” che registriamo ormai da circa 7/8 mesi, è leggermente calato rispetto al mese scorso e si è posizionato a 118,45, sempre ben lontano dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile. Il sunspot number ha registrato invece una ripresa rispetto ad Ottobre, passando da 53,3 a 61,4, pressoché identico al 61,5 di Settembre. L’andamento dei prossimi mesi, perlomeno fino a primavera inoltrata è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è, con tutta probabilità, ormai alle nostre spalle.

I valori del NIA’s di agosto (35,3) settembre (34,4), ottobre (30,5)  e novembre 2012 (36,6) sono provvisori e in attesa di validazione.

Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN.

aaaaa

Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 incontra nella sua progressione.

Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, si nota chiaramente la brusca frenata dopo il massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale, nonché il tentativo di “ripresa” e lo stallo degli ultimi mesi.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 118,45 (contro 122,22 di Ottobre) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 91,1, valore più da minimo (ore 22 del 3/11) e 144,5 (ore 22 del 13/11). Nell’ultima decade (dal 21 al 30 compresi) la media è stata pari a 117,97 (valori delle ore 20), pressochè sovrapponibile alla media mensile. Si osserva quindi un’estrema variabilità di questo indice, dettata forse dall’avvenuta inversione magnetica dell’emisfero nord e che si manifesta con le oscillazioni regolari, con cadenza di circa 20/25 giorni, di cui abbiamo parlato in premessa.

aaaaa

Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (ultimo grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (18 novembre) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +3, ovvero in lenta e progressiva crescita rispetto alla rilevazione di luglio (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto. Per l’Emisfero Sud il momento dell’inversione si sta avvicinando: infatti i valori degli ultimi 4 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa (da +30 a +16). E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, come si può osservare nei grafici proposti di seguito. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si verifichi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata, tant’è che la media dei due emisferi, pur in progressiva diminuzione, rimane tuttora abbastanza distante dalla neutralità.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, segnalano una probabile prosecuzione del modesto livello di attività solare nelle prossime settimane: si nota una certa scarsità di regioni attive nella metà sinistra dell’immagine, specie nell’Emisfero Nord, anche se nell’ultimo, periodo è stato proprio quest’ultimo l’emisfero più attivo. Risulta sempre valida quindi la regola che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. Perlomeno occorre attendere l’inizio del 2013, quando secondo le previsioni NASA si raggiungerebbe il massimo del ciclo. E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche.

aaaaa

Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse, la parvenza di “normalità” dello scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, come quello di novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel 2013, come indicato nelle previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra essere in corso una fase di  riequilibrio tra i due emisferi solari, dopo qualche mese di “spinta” più decisa da parte dell’emisfero Sud. Si tratta però di un riequilibrio al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. E’ più probabile magari un relativo picco di attività dell’emisfero sud, magari coincidente con la probabile prossima inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta”, sembra apparentemente entrato in una fase di stallo.

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 

Apuano 70 e FabioDue

Indici meteo-climatici di Ottobre 2012 e prospettive meteo-climatiche

27 novembre 2012 21 commenti

Introduzione

Di seguito si riportano i principali indici climatici e se ne discute brevemente il significato e le conseguenze sul tempo e sul clima dell’Europa e dell’Italia.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3,  peraltro già riportato nel forum Meteo.

aaaaaaaaaaa

Gli indici: i valori del mese

- ENSO (El Niño Southern Oscillation, ad oggi Niño): (+0,271) +0,103

- PDO (Pacific Decadal Oscillation): (-2,21) -0,79

- AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation):   (+0,487) +0,376

- QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-26,61) -24.51

- QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (-11,42) -10.51

- MJO (Madden-Julian Oscillation): attualmente si trova in fase 5 e potrebbe entrare presto in fase 6 e poi 7, ma con intensità talmente ridotta che il grafico di previsione risulta di difficile lettura.

 

Commento indici Ottobre

- il Nino (ENSO) a ottobre (ed a novembre) oscilla debolmente tra neutralità e Nino debole ad est (zona 1+2 e zona 3) e Nino debole ancora presente ad ovest (zone 3.4 e 4).

- La PDO permane nettamente negativa, come da comportamento ciclico (è divenuta negativa qualche anno addietro e resterà tale per diversi anni) ed oscilla, talvolta aumentando, talvolta diminuendo; sta più che mai confermando il suo ruolo “moderatore” nei confronti dell’evento di Nino in corso, probabilmente contribuendo in modo decisivo nel “sopprimere” l’evento di Nino attualmente ancora assai faticosamente in corso. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

- L’AMO si conferma in territorio positivo, ad ulteriore conferma della conclusione dell’escursione in territorio negativo. Al link seguente è riportato il grafico storico dell’AMO http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg Tale indice risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nel lungo termine (decenni) a fronte di un suo cambio di segno.

- La QBO30 appare aver superato, ed è in graduale ripresa, pur restando ancora vicina ai propri minimi storici.

- La QBO50 potrebbe aver raggiunto il proprio minimo (-11,51) a Settembre, ad Ottobre si è ripresa lievemente.

In base alle osservazioni ENSO NOAA è presente una al limite tra Nino debole e neutralità nel comparto est, come detto. Le previsioni NOAA vedono al momento un ulteriore indebolimento dell’ENSO nel corso dell’inverno, fino a debole Nina nel comparto 3.4 e neutralità negli altri. Occorre però sottolineare la presenza di un certo grado di incertezza delle previsioni, anche di quelle dei prossimi 2-3 mesi. Non è pertanto esclusa qualche piccola “sorpresa”, ad esempio una sostanziale conferma della situazione attuale, oppure l’instaurarsi di una neutralità, in attesa di poter rilevare una tendenza chiara.

Per quanto riguarda le anomalie sottosuperficiali di temperatura, il grafico al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif,

Dalla scorsa estate ad oggi si è verificato evidente indebolimento delle anomalie positive in tutto il comparto oceanico. Tuttavia queste non sono tuttora state completamente sostituite da anomalie negative, ma anzi, tra ottobre e novembre, la situazione sembra essersi assestata attorno ad un equilibrio, pur incerto, tra le diverse anomalie: nel comparto est resiste pur indebolita un’anomalia negativa, mentre nel comparto centro-ovest permane una vasta e debole anomalia positiva, sebbene insidiata in profondità da una nuova anomalia negativa.

Per quanto riguarda, invece, le anomalie di temperatura superficiale nell’Oceano Atlantico, prevalgono tuttora anomalie positive solo nel comparto oceanico tropicale ed equatoriale centrale, tra Sudamerica ed Africa. Più a nord, l’anomalia negativa presente fin dalla scorsa estate si è estesa e collegata con un’anomalia nei pressi delle Isole Britanniche. Inoltre, all’inizio di novembre si è formata una vasta anomalia negativa tra Atlantico, Florida e Golfo del Messico. A tale proposito, esaminando il comportamento delle anomalie oceaniche negli ultimi 10 anni, si nota che quella negativa nel Golfo del Messico si sviluppa contemporaneamente ad una corrispondente anomalia negativa, alla medesima latitudine, in Oceano Pacifico. Più di recente, il passaggio della PDO in fase negativa, con una maggiore presenza di anomalie negative nell’Oceano Pacifico orientale, sembra essere correlato ad una maggiore insorgenza di tale anomalia negativa atlantica nel Golfo del Messico.

http://www.osdpd.noaa.gov/data/sst/anomaly/2012/anomnight.11.26.2012.gif

aaaaaaaaaaaaa

Il passaggio di stagione: dall’autunno all’inverno 2012/2013

Come nei numeri precedenti di tale rubrica, si introducono ora alcune considerazioni di carattere generale circa il possibile decorso dell’ormai imminente stagione invernale. Per una disamina di dettaglio, si suggerisce di fare riferimento ai vari ed interessanti articoli di approfondimento che, in queste ultime settimane, stanno ben illustrando cause e possibili conseguenze dell’attuale scenario barico dell’Emisfero Nord, a tutte le quote di pressione.

La stagione autunnale appare ormai in fase conclusiva, sia secondo il calendario (come noto, l’inverno meteorologico inizia il 1 Dicembre), sia in base all’assetto barico, che promette di assumere presto connotati più invernali, almeno sull’Europa Centro-Settentrionale. L’autunno è stato caratterizzato essenzialmente da lunghi periodi anticiclonici, interrotti con una certa frequenza da bruschi ingressi perturbati atlantici o mediterranei, con precipitazioni localmente anche assai abbondanti e non di rado, purtroppo, caratterizzate da eventi alluvionali, come la cronaca ci ha ricordato.

Per quanto concerne le prospettive invernali, è sempre più probabile che tra pochi giorni si concretizzi il primo affondo freddo di stampo chiaramente invernale nel comparto europeo, come la carta seguente ad 850Hpa, a 72 ore, ben testimonia.

Ad una prima occhiata, risulta subito evidente come la prima ondata di freddo invernale provenga dal comparto russo-siberiano (angolo in altro a destra dell’immagine), dunque da nord-est, anziché dall’Artico, come invece accade solitamente in questo periodo. Un altro elemento evidente è la grande depressione, centrata proprio tra Italia e Mediterraneo, che funge da polo attrattore dell’aria fredda, spingendola verso sud e verso ovest. Per consentire tutto ciò, è essenziale la collaborazione dell’Anticiclone delle Azzorre, in basso a sinistra, che accenna a spingersi verso nord-est. Così facendo, l’anticiclone probabilmente (anche se non è certo) chiuderà la “porta atlantica” (in alto a sinistra) aprendo invece quella russo-siberiana. L’attuale incertezza previsionale non consente ancora di esprimersi con ragionevole precisione circa l’evoluzione futura di tale configurazione. Per un esame in termini generali, si può fare riferimento all’assetto previsto del Vortice Polare Stratosferico nei prossimi giorni, come testimonia l’immagine seguente (previsione GFS a 5 giorni a 100Hpa, ovvero la quota stratosferica più prossima alla troposfera):

Essa mostra il culmine della ellitticizzazione e bilobazione del Vortice Polare Stratosferico (attorno al 1 dicembre). Invece, già verso il 3 dicembre sembra esserci un inizio di ricompattamento del VPS.

Si nota che i due lobi del VPS interessano direttamente il Nordamerica e la Siberia (anzi, vi si trasferiscono letteralmente, traslocando dal Polo) e non l’Europa, coinvolta solo da una porzione decisamente minore (lo si vede sotto forma di una certa rimonta anticiclonica in Atlantico, cui corrisponde un affondo depressionario in Europa, specie verso la Spagna ed il Mediterraneo Occidentale). Ciò lascia pensare che l’Europa potrà essere coinvolta solo parzialmente da irruzioni fredde e soprattutto nella sua porzione Centro-Settentrionale. Ma anche, nel frattempo, che il gelo siberiano e dell’artico canadese sono destinati ad intensificarsi notevolmente, per eventuali “utilizzi” futuri.

aaaaaaaaaaa

Prospettive meteo-climatiche – inverno

Come detto più volte, ma è utile ribadirlo, la combinazione tra QBO negativa, Nino debole e centrato ad ovest, bassa attività solare e comunque la sostanziale assenza di elementi di “disturbo” a tale configurazione, depone a favore di una svolta invernale di non breve durata, almeno per l’Europa centro-settentrionale.

Per quanto riguarda la nostra Penisola, esprimere una valutazione è più complesso, in quanto entrano in gioco almeno un paio di altri fattori:

  • la tenuta dei blocchi anticiclonici atlantici alle latitudini mediterranee, che non è scontata a priori e può impedire, se il blocco non regge, che il grosso dell’aria fredda si riversi nel Mediterraneo;
  • la geografia (l’Italia è lunga e stretta e percorsa da catene montuose e dunque gli effetti possono essere molto diversi da regione a regione) e l’orografia, ovvero la barriera costituita dalla catena alpina all’ingresso dell’aria fredda e dunque la direttrice di ingresso delle correnti fredde, che dipende dalla configurazione barica; qualora queste entrassero massicciamente dalla Valle del Rodano (Marsiglia, come potrebbe accadere tra alcuni giorni) provocherebbero un’ondata di maltempo invernale su buona parte del Centro-Nord; se invece entrassero dalla Porta della Bora (Trieste), porterebbero freddo e neve solo lungo l’Adriatico e forse al Sud.

Come già ribadito più volte nelle discussioni dei giorni passati e negli articoli di approfondimento meteo, per un decorso “invernale” dell’inverno ormai alle porte, è meglio se il Vortice Polare, dopo l’imminente split, si ricompatterà a tutte le quote, o almeno non andrà oltre qualche futura bilobazione. Ciò è quanto suggeriscono già oggi le previsioni a lungo termine, almeno quelle stratosferiche. E questo ricorda quanto in effetti accadde a novembre e dicembre 1984, quando ci fu uno split importante tra fine novembre ed inizio dicembre, seguito da un ricompattamento. Il resto, cioè il forte stratwarming di fine dicembre ed il conseguente gelido gennaio 1985, è cronaca nota a tutti. Peraltro, anche allora l’attività solare era debole, prossima al minimo, la QBO nettamente negativa (raggiunse il minimo tra settembre ed ottobre, proprio come ora) e si era in presenza di una Nina molto debole, prossima alla neutralità, una situazione specularmente simile (anche se non identica) a quella attuale di Nino tra debole e neutralità. A titolo di cronaca, nel 1984 la prima ondata di freddo in Italia si verificò solo a ridosso di Natale. Fu soltanto il prologo a quello che sarebbe accaduto all’inizio di Gennaio.

Naturalmente, quanto sopra non comporta che assisteremo necessariamente ad una ripetizione dell’inverno 1984-1985. C’è qualche differenza (Nino debole o assente e west based, anziché Nina debole) e comunque i moti in troposfera possono riservare qualche variante non secondaria. Certo, l’impianto generale che si profila assomiglia a quello del 1984-1985. Anzi, si può dire che l’assenza di una Nina, che favorirebbe un ricompattamento del Vortice Polare, può rendere questa stagione persino più promettente. Manterrà le promesse per l’Europa? Probabile. E per l’Italia? Possibile, ma al momento non si riesce davvero a dire di più.

Non resta dunque che attendere i prossimi sviluppi delle dinamiche meteo troposferiche, ma senza perdere mai di vista ciò che accade in stratosfera. E’ da lì che con tutta probabilità giungeranno le notizie più significative per il proseguimento di questo inverno ormai agli esordi.

FabioDue

FadeOut-Thumbshots Plugin by Thomas Schulte