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Da El Nino a El Nino … nessun riscaldamento globale

La Terra ha sperimentato recentemente due super eventi El Nino : nel 1997/1998 e nel 2015/2016. Dopo tutto questo ci si aspettava che il 2016 doveva essere l’anno più caldo da quando si registrano le temperature satellitari dal 1979. Tuttavia, l’incremento è stato di soli 0,02 °C nel corso del 1998. Questo non è statisticamente significativo secondo il dottor Roy Spencer, analizzando i dati del sistema satellitare UAH . (Il margine di errore è di 0,1 ° C, molto maggiore della differenza tra gli anni El Nino.) Il grafico sopra mostra i risultati UAH. Un’analisi satellitare separata dal Remote Sensing Systems (RSS) è giunta alla stessa conclusione.

I satelliti misurano la temperatura della troposfera inferiore, la nostra porzione di atmosfera. Queste misure forniscono un quadro più realistico della temperatura globale di quanto non facciano misure di superficie. Essenzialmente, la temperatura globale ora è la stessa come era circa 18 anni fa.

Il precedente El Nino ha avuto un forte crollo, seguito da un forte raffreddamento con l’evento della La Nina. La Nina tra il 2016/2017 sembra aver avuto inizio a metà del dicembre 2016, ed è quindi logico aspettarsi un raffreddamento durante la prima metà del 2017, con l’attuale El Nino che dovrebbe essere debole.

I media possono ancora annunciare il 2016 come l’anno più caldo di sempre. Per qualche prospettiva su che vediamo una prospettiva più a lungo.

Una cosa che i media non possono menzionare è che le nostre emissioni di anidride carbonica sembrano aver avuto alcun effetto sulla temperatura globale. Questo è stato recentemente notato da l’australiana Jo Nova nel suo articolo “A partire dal 2000 gli esseri umani hanno emesso il 30% della totale CO2, ma non c’è nulla da mostrare per questo.” C’è stata una pausa di 18 anni nel riscaldamento globale.

Se la CO2 si suppone che sia la causa principale del riscaldamento globale, perché la grande emissione di CO2 non ha avuto un grande effetto ? Secondo il Dipartimento per l’energia “, dal 1751 circa 337 miliardi di tonnellate di carbonio sono stati rilasciati nell’atmosfera dal consumo di combustibili fossili e la produzione di cemento. La metà di queste emissioni sono verificate dal 1970, e il 30% di queste si sono verificate durante l’evento El Nino record del 1997/1998 . Non vi è alcuna indicazione che tutta questa CO2  sta producendo un riscaldamento globale.

Sia l’america del nord che l’europa stanno vivendo un freddo record. L’Oceano Atlantico del Nord si  sta rapidamente raffreddando a partire dalla metà degli anni 2000. ( Fonte ) Inoltre, l’attività solare è ora ad un punto basso e molti scienziati ritengono che il prossimo ciclo sarà ancora debole. I periodi di cicli solari deboli sono associati a periodi di raffreddamento globale.

Sembra che qualsiasi presunto effetto di riscaldamento globale dovuto alla CO2 potrà essere sopraffatto dalle variazioni naturali del clima.

 

Fonte : https://wryheat.wordpress.com/2017/01/17/el-nino-to-el-nino-no-net-global-warming/

Grande calo delle temperature di giugno secondo i dati UAH

Roy Spencer ci da notizia di un forte calo delle temperature satellitari registrate nel mese scorso:

Questo è il secondo e più luogo calo delle temperature medie globali satellitari registrato su 2 mesi e il più grande calo delle temperature satellitari medie tropicali, sempre su 2 mesi.

NOTA : Questo è il quindicesimo aggiornamento mensile, con la nostra nuova versione 6.0 di dati. Le differenze rispetto alla vecchia versione 5.6 set di dati sono stati discusse qui . Adesso siamo alla versione “beta5″ per la versione 6. Il documento che descrive la metodologia è ancora in peer review.

La media globale della temperatura della troposfera inferiore (LT) anomalia versione 6.0 per il mese di giugno 2016 è di +0.34°C , una discesa di 0.21 °C dal valore di maggio di +0.55 °C (clicca per la versione full size):

Questa è una caduta della temperatura pari a -0.37 °C, la seconda più grande da quando si registrano le temperature satellitari (da 37 anni). Il più grande crollo è stato di -0.43 °C, registrato nel febbraio del 1988. Ai tropici è stato registrato il record di raffreddamento più veloce su 2 mesi, pari a -0.56 °C, appena fuori i  -0.55 °C del giugno 1998. Il rapido raffreddamento ha origine da l’indebolimento dell’El Nino e l’avvicinamento della Nina fra la piena estate è l’inizio autunno.

Come promesso poco più di una settimana fa, ecco come stiamo avanzando verso un nuovo anno di caldo record (utilizzando i dati satellitari):

L’anomalia di giugno è ben al di sotto della linea rossa tratteggiata che rappresenta il tasso medio di raffreddamento necessario per il resto del 2016, perchè questo possa diventare l’anno più caldo, da quando si rilevano i dati satellitari. Al momento, la mia previsione….. che il 2016 finirà per essere, un nuovo anno da record (per il caldo) non si presenta molto bene … il raffreddamento che stiamo vedendo nella troposfera è davvero spettacolare. Infatti, basta ricordare che l’anomalia della temperatura può rimbalzare anche temporaneamente per un mese, come ha fatto alla fine del 1998.

L’immagine “ufficiale” UAH globale per giugno 2016 dovrebbe essere disponibile nei prossimi giorni, qui . Adesso l’anomalia della temperatura media degli ultimi 10 anni è pari a 0.16 °C.

La maggior parte dei modelli, ci parlano di condizioni di Nina entro il prossimo autunno. Tutto questo ci lascia pensare che entro la fine dell’anno le temperature scenderanno ulteriormente.

http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/enso_advisory/

 

Fonte : https://notalotofpeopleknowthat.wordpress.com/2016/07/02/big-drop-in-june-temperatures-according-to-uah/

Meteorologo Joe Bastardi : Le temperature dell’emisfero sud stanno facendo da vasca per il prossimo raffreddamento globale

Nota : Spero di aver tradotto in maniera corretta il titolo di questo post. Post depositato sul blog del Dr.Pierre L. Gosselin  😀

…………

Il meteorologo Joe Bastardi ha depositato su Twitter un interessante post sugli ultimi sviluppi delle temperature oceaniche. Joe ha twittato il seguente grafico del Dr. Ryan Maue :

Questo grafico mostra come la temperatura superficiale per l’emisfero meridionale è ben al di sotto del territorio più freddo del normale. Adesso la temperatura è vicina ad un grado Kelvin rispetto al picco registrato ad aprile. La linea nera rappresenta la temperatura globale. Tutto questo dimostra che il  raffreddamento è in corso e ci stiamo avvicinando alla media 1981-2010.

Mentre ci avviciniamo alla Niña, le temperature globali scenderanno quasi sicuramente  sotto il normale. Le trace di CO2, ovviamente, saranno in grado di intrappolare il calore e bloccheranno ancora le temperature superficiali su valori elevati. Piuttosto … è importante osservare come le temperature superficiali sono guidate (nel breve periodo) da oscillazioni oceaniche e nel corso dell’ultimo anno principalmente dal ciclo ENSO.

Che cosa possiamo aspettarci allora dal futuro?

Se seguiamo tutti i modelli, questi ci parlano di un maggiore raffreddamento ! Per esempio, JAMSTEC proietta un periodo di temperature normali pari a 2 anni, nella grande regione di El Niño 3.4.

 

Un modello proietta anche un evento massiccio di raffreddamento, che nessun sano di mente potrebbe mai sperare che accada. Tenete in mente che le proiezioni gettate in questo momento sono piene di speculazioni e congetture avventurose.

Anche le più recenti previsioni NCEP CFSv2 vedono La Niña in cantiere. Questa situazione si tradurrà in un notevole raffreddamento superficiale del globo, entro la fine dell’anno.

Entro la fine di questo anno questo raffreddamento sarà probabilmente diventato abbastanza evidente nei dati satellitari (RSS e UAH). Implicazione: tutti i discorsi sul riscaldamento si esauriranno.

Non solo il mondo si rinfrescherà, ma mi aspetto anche che tutta la retorica sul riscaldamento globale sarà messa in ghiaccio per un bel pò. La ripresa nel riscaldamento sarà stata un brevissimo momento, mentre la pausa si estenderà a 2 anni … e poi stop.

Sicuramente le teste calde allarmistiche sposteranno la loro attenzione al ghiaccio marino artico, agli anomali eventi meteorologici, lo sbiancamento dei coralli o l’acidificazione degli oceani. E così la porta girevole degli scenari intimidatori e falsi continuerà.

 

Fonte : http://notrickszone.com/2016/06/15/meteorologist-bastardi-s-hemisphere-surface-temps-really-tanking-as-globe-cools/

Previsioni per agricoltori e allevatori: scenario “glaciazione”

Troppe previsioni apocalittiche si sono succedute senza però concretizzarsi.
Si può tranquillamente ipotizzare che alcune (molte?) profezie allarmiste servano soprattutto a gonfiare le tasche di speculatori e consulenti.

Il che non vuol dire che prima o poi il lupo non possa arrivare (Esopo, lo scherzo del pastore).

Però, anche in quel caso, occorre tener conto del fatto che non viviamo in un ambiente statico, bensì dinamico, in virtù delle molte variabili naturali e della presenza di esseri viventi creativi (noi), in grado di alterare le proprie circostanze di vita. Perciò anche il peggiore degli scenari possibili (es. termine del periodo interglaciale) non va accettato con fatalismo: non esiste un singolo futuro o un unico percorso evolutivo predeterminato.

È bene premunirsi, operare con prudenza e lungimiranza, ma senza fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Dobbiamo sempre sforzarci di osservare la realtà con la massima obiettività possibile, senza lasciarci condizionare dalle mode, da consensi provvisori e dalle profezie.

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [Questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali.

In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione.

È difficile da accettare, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò maggiormente i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè il prerequisito per l’espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla (deceduto nel 2014), luminare della climatologia, Columbia University e Lamont-Doherty Earth Observatory.

Il seguente scenario prende per buona l’analisi di Kukla, anche alla luce del fatto che le previsioni di segno opposto (tropicalizzazione del pianeta) non sono confortate dai dati empirici, gli unici che possono decretare la bontà e solidità di una teoria (Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria – cigni neri e profezie climatiche, FuturAbles, 24 febbraio 2015).

Esaminiamo cosa potrebbe succedere se Kukla e gli altri climatologi ed astrofisici che ci mettono in guardia dalle conseguenze del calo di attività della nostra stella dovessero aver ragione (Forget warming – beware the new ice age, National Post, 24 giugno 2007; Real risk of a Maunder minimum ‘Little Ice Age’ says leading scientist, BBC, 28 ottobre 2013; Is ‘global cooling’ the new scientific consensus? Daily Caller, 1 novembre 2013; Is our Sun falling silent? BBC, 18 gennaio 2014; Clima, ecco perché la Terra è destinata ad avviarsi inesorabilmente verso una piccola era glaciale, MeteoWeb, 3 marzo 2015).

Possiamo cercare di prevederlo sulla base di quel che è avvenuto nel corso della cosiddetta Piccola Era Glaciale, una fase di forte raffreddamento, durata alcuni secoli e terminata intorno al 1850, quando le temperature tornarono a salire.

In quel periodo le temperature erano più basse in media di circa 1 o 2 gradi C rispetto a oggi. Gli inverni erano molto freddi e lunghi e la stagione delle coltivazioni si era ridotta di alcune settimane.

I prezzi dei cereali aumentarono, non fu più possibile coltivare vino in Inghilterra (al tempo dei Romani faceva così caldo che c’erano aziende vitivinicole concorrenziali nel Lincolnshire: Veni, vidi, viticulture – remains of Roman vineyards found in UK, Independent, 16 novembre 1999), le tempeste divennero più frequenti, così come le alluvioni. Il limite della vegetazione boschiva scese di 100-200 metri circa, seguito a ruota dall’espansione dei ghiacciai, che in certi casi fu sorprendentemente rapida. Si diede la colpa alle streghe e agli ebrei.

In caso di replica di queste condizioni (augurandoci che non sia la fine del periodo interglaciale), verosimilmente a partire dall’inverno 2017-2018 (quando diversi astrofisici pongono l’inizio del Grande Minimo Solare: attività solare in netta contrazione fino almeno al 2030 e, se butta male, oltre il 2050 e magari perfino per migliaia di anni; cf. R. J. Salvador, A mathematical model of the sunspot cycle for the past 1000 yr, Pattern Recogn. Phys., 1, 117–122, 2013), dovremmo aspettarci:

  • una radicale e brusca trasformazione del clima nel giro di 3-10 anni al massimo, causata dell’alterazione delle correnti atmosferiche e oceaniche che non si ristabiliranno pienamente fino almeno al 2035 (dopo di che, se siamo fortunati, le condizioni climatiche potrebbero tornare come quelle odierne anche piuttosto rapidamente). Oetzi è la prova mummificata di quel che può avvenire: un cadavere che viene sepolto dai ghiacci e non riaffiora più per millenni (Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles, 25 settembre 2014);
  • la graduale scomparsa della concorrenza a nord di Provenza e Danubio;
  • rifugiati climatici provenienti da nord (140 milioni di europei vivono in zone a rischio) e deflusso di immigrati da sud che troverebbero migliori condizioni nella fascia tropicale, quella non a caso in cui stanno investendo massicciamente i cinesi (e i brasiliani);
  • un marcato aumento delle precipitazioni nella fascia compresa tra il Po e Francoforte-Parigi (quindi incluse le Alpi), mentre a sud e a nord di questa fascia il clima diventerà più secco;
  • estati ancora calde e non infrequentemente torride, ma maggiore nuvolosità. Primavere e autunni in parte divorati dall’inverno (un mese di bella stagione perso). Anche se l’estate si sposterà in avanti, abbandonando giugno e prendendosi tutto settembre, ci potranno essere gelate già ad inizio settembre e fino a metà maggio, ventosità accentuata e forti nevicate da metà ottobre a marzo;
  • occasionali tempeste magnetiche;
  • un calo delle temperature mediamente pari a 1-2°C tra 2022 e 2030 e, in prospettiva, un ulteriore calo di 3,5-4°C se si arriva al 2035 senza che il Sole dia segni di essere intenzionato a uscire dall’“ibernazione” del Grande Minimo Solare. In quest’ultimo caso significa che siamo destinati a entrare in un’era glaciale della durata di migliaia di anni;
  • ogni grado di temperatura in meno sposta di c. 150 km verso sud la linea delle coltivazioni;
  • saranno tempi grami per chi si guadagna da vivere con grano, caffè, sorgo, arance, vino, olive e tutte le piante sensibili al freddo e all’eccesso di precipitazioni;
  • è bene sfruttare al massimo queste annate (2015-2016-2017) che potrebbero essere molto propizie (in futuro si ricorderà con nostalgia l’optimum climatico del 1980-2016). Dal 2018 in poi ci potrebbero essere i primi raccolti persi. Dal 2020 in poi qualche carestia o disordini causati dall’inflazione dei prezzi dei generi alimentari non sono da escludere, laddove la logistica è inadeguata e i governanti pensano più al bene di chi sta in alto che a quello di chi sta in asso;
  • boom delle colture in serra;
  • entro dieci-quindici anni Russia e Canada diventeranno importatori netti di cereali (oggi sono rispettivamente al quinto e settimo posto nel mondo per la produzione cerealicola);
  • costanti appelli a fare comunità, ad aiutarsi a vicenda, a coordinarsi spontaneamente a livello locale e, sfruttando internet, globale, senza attendere interventi organizzati dalle autorità nazionali ed internazionali, giacché saranno sommerse di richieste d’aiuto e assistenza;
  • senza l’aiuto degli agricoltori e allevatori le aree urbane entreranno in forte sofferenza;

Fonte : http://www.futurables.com/2015/05/21/social-forecasting-per-agricoltori-e-allevatori-scenario-glaciazione-2/

Giugno in Groenlandia : registrate le temperature più basse di sempre

Normalmente entro questa data, circa il 20% della calotta glaciale della Groenlandia si doveva sciogliere. Quest’anno invece siamo fermi al 5%. Il valore più basso mai registrato.

http://beta.dmi.dk/en/groenland/maalinger/greenland-ice-sheet-surface-mass-budget/

La capitale della Groenlandia è ancora sepolta nella neve il 7 giugno.

La webcam : http://arcticomm.gl/webcam/arcticomm_webcam.jpg

Non sorprende quindi, che le temperature continuano ad essere le più fredde mai registrate nel 2015.

ftp://ftp.ncdc.noaa.gov/pub/data/ghcn/daily/all/GL000004250.dly

Particolarmente interessanti sono le temperature giugno. Temperature che sono crollate ai minimi storici degli ultimi tre anni.

Fonte : https://stevengoddard.wordpress.com/2015/06/07/june-temperatures-in-greenland-have-plummeted-to-record-low-levels/