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La piccola era glaciale

A partire dalla metà del XIV secolo, si è assistito ad un graduale calo della temperatura media globale (probabilmente particolarmente accentuata in Europa), con un’espansione notevole dei ghiacciai alpini (con un culmine nel XIX secolo) e con l’inizio di una serie di inverni spesso molto rigidi. Tale periodo è soprannominato Piccola era glaciale, ed ebbe una durata di circa cinque secoli (fino a circa la metà dell’Ottocento), alla fine dei quali è iniziata la risalita termica che ci accompagna fino ai giorni nostri.

PRIMA PARTE DELLA PICCOLA ERA GLACIALE DAL XV al XVII SECOLO

Sembrerebbe che il periodo in cui si iniziarono a segnare i dati meteorologici con sistematicità è collocabile agli inizi del XVIII secolo, in Europa. Localmente erano già in uso i primi termometri prima di allora, ma una diffusione più estesa della misurazione del tempo si ebbe appunto con il trascorrere dei decenni del XVIII secolo. In realtà le segnalazioni meteorologiche venivano effettuate già da diversi secoli prima, ma in mancanza di misurazioni effettive troviamo numerosi scritti antecedenti a tale periodo che ci danno un’idea complessiva dei periodi più o meno freddi che si sono avuti subito dopo il periodo caldo medievale in Europa. Di una gran mole di dati che si hanno a disposizione di diverse zone, ovviamente quelli più dettagliati sono quelli riferiti agli Inverni degli ultimi tre secoli, ma è probabile che la serie di Invernate più rigide in assoluto si sia registrata nel 1400; è a questo secolo che infatti apparterrebbe l’Inverno forse più freddo dell’ultimo millennio, insieme al già noto inverno 1708-1709, ovvero il freddo inverno tra il 1407 e il 1408.

Si ha notizia che i ghiacci polari lambirono addirittura il Nord della Scozia, e che l’inverno fu particolarmente rigido in Inghilterra, dove il Tamigi a Londra gelò per la durata record di 14 settimane consecutive. Si stima che durante le fasi più crude di quella tremenda invernata le temperature in Pianura Padana siano scese sotto i -30 °C con danni ingenti e numerose vittime che morivano assiderate per strada o nei loro letti.

C’è da considerare che in quegli anni la disposizione delle figure bariche era una costante di anticicloni termici russi protesi da est verso ovest, per cui il grande gelo arrivava senza difficoltà in Europa Centro-Occidentale, con ciclogenesi a carattere freddo centrate sul Mediterraneo Centrale.

Un altro inverno estremamente freddo fu il 1431-1432, in Italia il fiume Po gelò per oltre due mesi, la Laguna di Venezia faceva da sostegno ai carri che passavano da Mestre fino a Venezia, gelata in profondità. Al Nord Italia sono documentate ingenti precipitazioni nevose, tanto da superare in altezza una persona, nell’inverno 1448-1449.

Dal 1455 in poi, troviamo una serie di inverni freddi, ove sistematicamente gelarono (anche a più riprese) tutti i fiumi del Nord Italia:

1454-1455 (gela il Panaro in Emilia-Romagna tanto da poterci passare i carri)
1457-1458
1458-1459
1468-1469 (inverno freddissimo in Francia, si ghiaccia il vino delle botti)
1469-1470
1474-1475
1475-1476
1476-1477
1481-1482 (inverno freddo e nevosissimo in Pianura Padana)

Dopo questa serie, giunsero quattro trimestri quasi consecutivi degni di nota, il 1489/1490 (Laguna Veneta sempre gelata, così come il Po e l’Arno, nevicò a Venezia per 12 giorni consecutivi), che tra le altre cose comportò una tardivissima recrudescenza del freddo a fine maggio, il successivo 1490/1491, che vide un prolungamento del freddo invernale fino ai primi di giugno, quando riuscì a nevicare a Bologna il 1º giugno con 32 cm di accumulo, così come nevicò (pur con accumuli inferiori) a Ferrara tre giorni dopo, con conseguenti gelate mattutine fuori stagione, il 1492/1493, con Firenze paralizzata per settimane dalla neve, e non ultimo, l’inverno 1493-1494, quando il porto di Genova gelò completamente.

Dopo una breve parentesi di inverni miti a cavallo fra XV e XVI secolo, arrivò una nuova serie di inverni molto freddi:

1505-1506
1509-1510
1510-1511 (storiche nevicate al Nord Italia)
1514-1515
1522-1523

Da questo momento in poi, si assistette ad una temporanea pausa del grande freddo, probabilmente in concomitanza con la fine del minimo solare di Spörer, si ebbero infatti invernate parecchio miti e soprattutto siccitose, specie tra il 1528 ed il 1542.

Vent’anni dopo circa, ricominciò di nuovo un ciclo di trimestri molto freddi, con il culmine nell’inverno 1564-1565, il più freddo del XVI secolo; è proprio questo il periodo in cui il celebre pittore Pieter Brueghel il Vecchio trasse ispirazione per il suo dipinto Cacciatori nella neve, che raffigura cacciatori immersi in un paesaggio fiammingo completamente innevato.

Si assistette, oltre al ritorno di Inverni rigidi, anche ad un raffreddamento delle altre tre stagioni; in questo modo il pack presente fra Groenlandia e Islanda non faceva in tempo a sciogliersi durante i periodi non invernali, di conseguenza restava presente tutto l’anno.

Esistono, poi, altri trimestri invernali dell’epoca da citare:

1547-1548 (freddissimo soprattutto in Italia, dove gela il Lago di Garda)
1568-1569
1570-1571 (a Torino, in gennaio, è attestato uno spessore di circa due metri di neve)
1572-1573 (gela il porto di Marsiglia)

A seguire, si annoverano come decisamente freddi tutti gli inverni dell’ultimo decennio del Cinquecento.

Il 1600 cominciò con uno degli inverni più miti in Europa del secondo millennio, il 1606-1607, a cui però fece seguito uno dei più freddi, insieme al 1407-1408 e 1708-1709, il 1607-1608, sicuramente il più freddo Inverno del XVII secolo; inverno lunghissimo in Italia, in Veneto crollarono parecchi tetti delle case sotto il peso della neve, a Bologna i carri non potevano circolare poiché le strade e le vie erano immerse in accumuli di neve. A Venezia crollarono tetti sotto il peso della neve. La Cronaca del padovano Nicolò De Rossi è un esempio di quale fosse la portata delle nevicate di quel periodo:

«In quest’anno molto calamitoso per le continue e grandissime neve che per due mesi e mezzo, che veramente mostrò un diluvio grande di neve che fu cosa inaudita il vedere una tanta quantità che per memoria di vecchi non si ricorda mai tanto naufragio che a pena si potevano vedere li huomini da una parte e l’altra delle strade, li coperti delle case non erano sicuri perché bisognavano che con forti travi fossero appuntellati, e continuamente ogni altro giorno farla gettare giù nelle strade con gran spesa…..»
(manoscritto della Biblioteca Civica di Padova, seg. B, pag. 147)

Da questo momento in poi, pare che gli inverni si siano acutizzati maggiormente in Gran Bretagna, ove ad esempio il Tamigi gelò quasi tutti gli inverni ormai (basti pensare che se gelasse di questi tempi sarebbe un evento storico). Da citare i seguenti inverni del periodo:

1613-1614
1634-1635
1648-1649
1651-1652 (il Mar Baltico è gelato per gran parte dell’anno)
1655-1656 (uno dei più freddi del secolo)
1657-1658 (nevica tantissimo nel Sud dell’Inghilterra)
1662-1663
1666-1667 (gela la Senna in Francia per tre settimane)
1671-1672 (uno dei più freddi di sempre nei Paesi Bassi)

Gli inverni a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta del XVII secolo furono straordinariamente nevosi sull’Italia settentrionale, tanto che a Torino nevicò in ben 144 occasioni tra il 1675 e il 1681. Citazione a parte, in ogni caso, merita sicuramente l’inverno 1683-1684: probabilmente si tratta del trimestre invernale più freddo di tutti i tempi in Inghilterra; il Tamigi rimase completamente gelato per oltre tre mesi, tutte le attività sportive si svolsero sopra i ghiacci del fiume londinese, dove si effettuò la più grande fiera mai tenutasi, la cosiddetta “Fiera sul Ghiaccio”. La disposizione barica di quell’Inverno, che vedeva un anticiclone termico russo-siberiano disteso enormemente verso Ovest coprendo l’intera Europa Occidentale, provocò un freddo intensissimo anche in Francia e Spagna, mentre l’Italia e il Mar Mediterraneo centrale erano sede di depressioni (da contrasto igrotermico) a carattere freddo; per questo motivo, nevicò in modo abbondantissimo in molti luoghi, perfino nella solitamente mite Roma, consecutivamente, per più giorni; pare riuscì a gelare anche parte del Nord Adriatico, così come tutti i grandi laghi e fiumi svizzeri.

Anche il successivo 1684-1685 fu molto freddo, anche se in tono minore, poi, dopo una breve pausa, tutti gli inverni dal 1691 al 1695 risultarono molto rigidi.

Nel corso del XVII secolo, il Tamigi gelò completamente dodici volte fra il 1608 e il 1695, tanto che sul pack ghiacciato si tennero giochi e sfilate, e furono costruite baracche per piccoli commerci. Ad Amsterdam i canali si trasformarono in piste di ghiaccio.[7]. Nel corso di questo secolo, i ghiacciai alpini raggiunsero la loro massima estensione. Villaggi della Savoia e del Tirolo furono travolti dall’avanzata delle lingue glaciali, e gli abitanti di questi territori furono costretti a spostarsi altrove.

INVERNI DEL XVIII SECOLO, IL GELIDO GENNAIO 1709

Finalmente a partire dai primi anni del Settecento possiamo trovare numerosi dati di prime stazioni amatoriali, diventate col tempo ufficiali, proprio in concomitanza di quello che, secondo gli studiosi, è considerato in Europa l’Inverno in assoluto più freddo di tutta l’epoca moderna e contemporanea, quello in cui probabilmente si raggiunsero i picchi più bassi in parecchie zone del continente e quello che severamente colpì in particolar modo l’Europa Centrale, la Francia e l’Italia, il 1708-1709.[9]

Ad onor del vero, gran parte del gelo eccezionale si concentrò nel solo mese di gennaio, e nemmeno per tutto il mese, ma fu talmente forte ed esteso da condizionare la media climatica di tutto il trimestre (che non fu comunque mite, anzi); basti pensare che la media di gennaio a Berlino fu di -13,2 °C, ovvero circa 12 °C sotto la media mensile e il mese ovviamente più freddo di tutta la sua storia, almeno dal 1700 in poi. La capitale tedesca registrò un minimo di -29,4 °C quel mese, con svariate minime sotto i -25 °C e massime sotto i -20 °C.

Il gelo fu più che eccezionale: iniziò la notte dell’Epifania, gelarono in poche ore tutti i fiumi, laghi, pozzi (gelata completa del lago di Garda, unica volta nella sua storia), in una situazione barica probabilmente che vedeva un anticiclone termico russo estesissimo fin verso la Francia e Spagna, con i nuclei gelidi più intensi in discesa proprio verso la Germania e l’Italia (probabilmente questa volta fu meno colpito il Regno Unito visto l’asse più meridionale dell’Anticiclone, anche se quasi nessuna zona fu risparmiata): la cronaca di quei giorni parla di gelo eccezionale a Parigi, col termometro sceso fino a -23,1 °C, tutti i grandi fiumi dell’Europa Centro-Occidentale riuscirono a gelare, addirittura riuscì a gelare la foce del fiume Tago a Lisbona; gelarono tutti i grandi porti come Barcellona, Marsiglia, Genova, Venezia, addirittura il mare riuscì a gelare fino a Livorno, si seccarono tutte le piante di ulivo, tutti i vigneti e gli agrumi andarono persi.

A Venezia la temperatura scese fino a -17,5 °C (per rendere l’idea, la successiva temperatura più bassa mai registrata sono i -13,6 °C del gennaio 1963), in Pianura Padana una dubbia misurazione di -36 °C a Faenza lascia presumere che le temperature minime si siano spinte sotto o intorno ai -30 °C per svariati giorni; si ebbero numerose nevicate a Roma e Napoli dal 6 fino al 24 gennaio, periodo in cui l’entrata di una perturbazione atlantica fece cadere oltre un metro e mezzo di neve in Pianura Padana.

Il freddo tornò a più riprese a febbraio e a marzo (record di minime sottozero per marzo a Berlino quel mese), nuova neve venne segnalata in pianura ad aprile, e addirittura fino ai primi di luglio in Baviera.

Dopo una relativa pausa degli inverni freddi (con un accenno al 1715-1716, molto freddo, neve nuovamente abbondante a Roma) arrivò un’altra invernata fra le più terribili del secolo, il 1739-1740: il freddo colpì tutto il continente in varie fasi, anche in questo caso comunque la situazione barica vedevi Alte in Europa Centro-Occidentale e Basse sul Mediterraneo Centrale (con neve fin sulle coste Italiane a più riprese); si dice, in alcuni racconti, che gli uccelli morivano stecchiti per terra mentre erano in volo; freddo fortissimo in Belgio e di nuovo in Inghilterra, con le ormai consuete fiere sul Ghiaccio sul Tamigi a Londra, che fece segnare una temperatura record di -22,0 °C. Berlino registrò un bimestre gennaio-Febbraio con una temperatura media di -7,9 °C, fra le più basse di sempre.

Successivamente, si evidenzia il gennaio 1744, che in Sicilia fu uno dei mesi più nevosi degli ultimi secoli (a Palermo circa mezzo metro di neve (misura mai più solo avvicinata), e una tripletta consecutiva di inverni molto freddi e nevosi nell’area mediterranea: 1752-1753, 1753-1754, 1754-1755, di cui va segnalato il gennaio 1755, a cui appartengono diversi record secolari sull’Europa orientale.

Altro inverno freddo il 1766-1767, in particolar modo il mese di gennaio; da quest’invernata in poi, ricomincia un nuovo periodo di frequente freddo intenso invernale, che si protrarrà fino alla fine della Piccola Era Glaciale; dopo una relativa pausa ad inizio Settecento, si segnala infatti una nuova avanzata dei ghiacciai alpini verso quote più basse di quelle consuete. Vanno citati i seguenti inverni:

1775-1776 (nuovamente gelido in Inghilterra)
1783-1784 (gelarono tutti i grandi fiumi inglesi)
1784-1785 (il freddo in Europa iniziò dai primi di ottobre e si protrasse fino a metà aprile, si trattò quindi di una delle invernate più lunghe di sempre)
Di quel periodo particolarmente freddo, verrà anche ricordato il mese di marzo, probabilmente il più freddo dei tempi moderni, del 1785 a Berlino fu di -4,4 °C, fu molto più freddo dei precedenti tre mesi invernali e addirittura è a questo mese che appartiene il record di freddo assoluto annuale di Praga, con -27,6 °C.

Pochi anni più tardi, sopraggiunse il mese di dicembre, insieme a quello del 1879, più freddo dell’ultimo millennio, il dicembre 1788; a Londra la temperatura crollò fino a -21 °C già a fine novembre, anche a Parigi si misurò lo stesso valore; in Italia il gelo e la neve arrivarono a raggiungere i massimi effetti alla fine di dicembre, ove nevicò a Roma per 4 giorni, e a Napoli, fra il 28 e il 30 del mese, si ebbe un’abbondantissima nevicata (circa 40 cm al porto).

Altro mese da citare sul finire del XVIII secolo, il gennaio 1795, che fu freddissimo in Italia e nuovamente in Inghilterra (con conseguente ennesima gelata del Tamigi, iniziata circa nel Natale 1794 e protrattasi fino al mese di marzo; forse è stata la gelata più duratura della storia del fiume londinese).

Freddissimo fu, in Europa Centro-Orientale, anche il 1798-1799 (media di gennaio a Praga di -12,2 °C).

INVERNI DEL XIX SECOLO E LA FINE DELLA PICCOLA ERA GLACIALE

Sono molte le invernate da elencare per quanto riguarda questo secolo; inoltre, avendo a disposizione dati migliori per quantità e affidabilità, si può tracciare un resoconto più dettagliato degli episodi più rilevanti del periodo.

1808-1809 (gelo intenso e forti nevicate al Nord Italia a cavallo tra i due anni)
1811-1812 (gelo completo del Po durante il mese di gennaio)
1812-1813 (freddissimo dicembre in Europa)
1813-1814 (febbraio fra i più freddi della storia in Italia, a gennaio il Tamigi parzialmente gelò; da allora, il Tamigi non è più gelato)
1822-1823 (il mese di gennaio è tremendo in mezza Europa, il secondo mese più freddo in assoluto a Berlino con una media di -11,6 °C)
1828-1829 (gran gelo tra febbraio e marzo al Sud Italia)
Il 1829-1830 è l’inverno più freddo per quanto riguarda questo secolo (sulle Alpi addirittura freddo quanto il 1708/1709) ed è celebre per la neve, caduta copiosissima in Pianura Padana, specialmente a Bologna, dove si accumularono complessivamente oltre due metri di manto bianco (ci sono disegni dell’epoca con la città praticamente sepolta).[10][11]

Successivamente, vanno citati i seguenti anni:

1837-1838 (gennaio estremamente freddo in Germania, -10,0 °C a Berlino la media mensile)
1840-1841 (severa ondata di gelo in febbraio nell’Europa Occidentale)
1844-1845 (in questo inverno, fu gelidissimo marzo in Europa, uno dei più freddi della storia. A Modena, inoltre, caddero 209 cm di neve nel solo mese di dicembre)
1847-1848 (di nuovo gennaio freddo in Europa)
1849-1850 (neve abbondante a Roma e Napoli)
Particolarmente gelido il 1857-1858, il trimestre in cui Bologna segnò ben 88 temperature minime consecutive sotto lo zero, e che appunto risultò freddo praticamente senza sosta, in Italia è stato come media termica uno dei più freddi di sempre. Da annotare poi il gennaio 1864, che risulterà in Italia portatore di un freddo non comune, addirittura fra i 5 più intensi e duraturi, a livello mensile, dal 1800 ad oggi. Un’altra citazione va al 1879-1880, e principalmente al mese di dicembre 1879, che è forse stato quello più gelido di tutta la serie europea, addirittura, in zone come la Francia, il mese più freddo in assoluto, e forse anche più rigido del gennaio 1709; Parigi ha il suo record di -25,6 °C, stabilito nei primi giorni di dicembre (la media della capitale francese fu di -7,9 °C quel mese, praticamente 13 °C sotto media), le temperature scesero fino a -28 °C/-30 °C nei sobborghi della città; il freddo fu estremo, comunque, in quasi tutta l’Europa: Roma, in particolare, ebbe una media mensile di +4,3 °C per quel mese, ovvero oltre 5 °C sotto media, mentre Milano sperimentò circa 6 °C di anomalia negativa.

Freddo in Europa anche il gennaio 1881, poi, dopo una breve pausa, l’ultimo decennio dell’Ottocento presentò una serie di inverni freddissimi da zona a zona, come il 1890-1891, che in particolar modo in Italia fu nevosissimo (uno dei più freddi di sempre al Centro-Sud e nelle zone balcaniche). Per quanto riguarda il Nord Italia, inoltre, vanno citate le ingenti nevicate in Piemonte del febbraio 1875, gennaio 1876, dell’inverno 1882-1883 e del febbraio 1888.

Solo due anni dopo, si annovera come estremo il gennaio 1893, il quale è stato uno dei mesi più freddi del secolo non solo in Europa, ma in tutto l’emisfero Nord, sono centinaia infatti i record assoluti battuti in questo mese in diverse aree del pianeta; è il mese in cui Berlino conserva il suo record di freddo assoluto annuale, di -31,9 °C. Il gelo fu forte anche in Italia.

L’ultimo evento significativo del secolo riguarda il febbraio 1895 che, oltre ad esser stato come al solito gelido su Europa Centrale e Orientale (fra i febbraio più freddi del XIX secolo), vanta di nuovo nevicate eccezionali al Sud Italia, in Sicilia, Roma e Napoli.

LE CAUSE

Gli scienziati hanno identificato alcune possibili cause predominanti per la piccola era glaciale: la diminuzione dell’attività solare e l’aumento dell’attività vulcanica e variazioni nella circolazione termoalina. Tuttavia, mancando degli elementi certi e assoluti, vi sono altre ipotesi che tentano di spiegarne le cause.

ATTIVITÀ SOLARE

Nel periodo compreso tra il 1645 e il 1715, proprio nell’intervallo centrale della piccola era glaciale, le macchie solari rilevate furono insolitamente poche, con alcuni anni senza la rilevazione di alcuna macchia (l’osservazione delle macchie solari e la loro catalogazione iniziò intorno al 1610, qualche anno dopo l’invenzione del telescopio). Questo periodo di ridotta attività solare è conosciuto come minimo di Maunder e combaciò con il periodo più rigido della piccola era glaciale. Un altro periodo di ridotta attività solare, noto come minimo di Spörer, corrisponde a un significativo periodo freddo tra il 1460 e il 1550. Altri indicatori di una bassa attività solare in questo periodo sono rappresentati dai livelli di carbonio-14 e di berillio-10. Recenti studi effettuati studiando carotaggi di ghiaccio prelevati in Groenlandia hanno determinato i minimi di attività solare degli ultimi 1000 anni analizzando l’isotopo del berillio-10; questo è creato dall’interazione dei raggi cosmici con il ghiaccio.

ATTIVITÀ VULCANICA

Durante la piccola era glaciale il mondo sperimentò un aumento dell’attività vulcanica. Quando un vulcano erutta, le sue ceneri raggiungono le parti alte dell’atmosfera e da qui possono espandersi anche su tutta la Terra. Queste nuvole di cenere possono bloccare parte delle radiazioni solari, causando di conseguenza un raffreddamento del clima che può protrarsi fino a un paio di anni dall’eruzione. Le eruzioni emettono anche zolfo sotto forma di anidride solforosa (SO2). Quando questo gas raggiunge la stratosfera si trasforma in particelle di acido solforico che riflettono i raggi solari, riducendo così ulteriormente la quantità di radiazione solare che raggiunge il suolo terrestre.

L’eruzione nel 1815 del vulcano Tambora in Indonesia ricoprì l’atmosfera di ceneri; l’anno seguente, il 1816, è conosciuto come l’anno senza estate: gelo e neve furono segnalati in giugno e in luglio sia nella Nuova Inghilterra (la parte nord-est degli Stati Uniti) che nel Nord Europa. Altri vulcani che furono in eruzione durante la piccola era glaciale e di conseguenza possono aver contribuito al raffreddamento del clima, includono il Billy Mitchell (Papua Nuova Guinea) nel 1580, il Mount Parker (Filippine) nel 1641, il Long Island (Papua Nuova Guinea) nel 1660 e l’Huaynaputina (Perù) nel 1600.

CIRCOLAZIONE TERMOALINA

Vari indizi affermerebbero che un’ulteriore causa della piccola era glaciale (e delle ere glaciali in genere) possa essere rappresentata da un rallentamento della circolazione termoalina, che avrebbe influenzato sia la Corrente del Golfo (contribuisce infatti al clima temperato dell’emisfero settentrionale) che altre correnti oceaniche. La circolazione potrebbe essere stata rallentata dall’immissione di un grande quantitativo di acqua fredda nell’Atlantico settentrionale a causa dello scioglimento dei ghiacci provocato dal rialzo termico verificatosi nel precedente periodo noto come OPTIMUM CLIMATICO MEDIEVALE con un conseguente temporaneo rallentamento della Corrente del Golfo.

Fonte : http://www.centrometeoligure.com/la-piccola-glaciale/

Anche il Meteoffice crede alla PEG!

Nell’ambito della discussione internazionale sul Global Warming, spuntano anche le previsioni del Meteoffice, sul possibile inizio di una nuova PEG (Piccola Età Glaciale), quanto meno sulle Isole Britanniche.

Questa previsione è basata sulle ricerche riguardanti l’attività solare.

Avevamo detto che, durante un ciclo solare, sono forti le variazioni di irraggiamento soprattutto nello spettro dell’ultravioletto, mentre sono piccole le variazioni nella quantità di radiazione complessiva… Continue reading

Altri scienziati si schierano con la teoria della Piccola Era Glaciale!

    202 mesi senza alcun riscaldamento globale 153 mesi (con agosto) anche escludendo El Niño del 1997-1998 La wikipedia.it che non ti aspetti, svela l’arcano! Il numero di macchie […]

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202 mesi senza alcun riscaldamento globale

clip_image004_thumb2153 mesi (con agosto) anche escludendo El Niño del 1997-1998

La wikipedia.it che non ti aspetti, svela l’arcano!

Il numero di macchie che appaiono sulla superficie del Sole è stato misurato a partire dal 1700, e stimato all’indietro fino al 1500. La tendenza è quella di un numero in aumento, e i valori più grandi sono stati registrati negli ultimi 50 anni. [1]

Il numero di macchie solari è correlato con l’intensità della radiazione solare. Tra il 1645 e il 1715, durante il cosiddetto minimo di Maunder, esse quasi scomparirono, e la Terra nello stesso periodo si raffreddò in modo consistente. La correlazione tra i due eventi è oggetto di discussioni nella comunità scientifica (vedi riscaldamento globale).

http://it.wikipedia.org/wiki/Macchia_solare

60% di ghiaccio artico in più rispetto all’anno scorso. Sempre più scienziati predicono una glaciazione – se avessi un centesimo per tutti gli attacchi che ho subito in questi due anni…ciucciatevi il calzino, fanatici! Continue reading

Qualcosa sta succedendo al Sole: verso un Maunder’s Minimum?

Leif Svalgaard é uno scienziato  solare molto noto e ha dato sta  una presentazione a Oslo il Lunedi 22 ottobre intitolata Attività solare, Passato Presente e Futuro . L’intera presentazione è piuttosto dettagliata e, a volte complessa, ma é molto interessante lo slide 34, dove Leif menziona la possibilità di un Grande minimo di Maunder nel futuro del sole. La diapositiva 34 è qui sotto, con il suo comentario sotto il grafico.

E qualcosa sta accadendo con il sole. Il flusso F10.7  fin dall’inizio dei dati [nel 1947] ha avuto sempre un rapporto stabile e coerente con il numero di macchie solari, in modo che si potrebbe usare uno come proxy dell’altro [ in Slide 22]. Utilizzando tale relazione possiamo calcolare il numero di macchie solari che possiamo aspettarci per un dato flusso F10.7 e confrontarlo con le osservazioni. Il rapporto tra l’osservato e il numero di macchie e il flusso sono stati sempre coerenti fino a circa il 1990. Da allora in poi, il SSN osservato scende progressivamente al di sotto dei valori previsti. Questo utilizzando sia il SIDC che il NOAA SWPC [] numeri [pannello in alto a sinistra].

L´Osservatorio di Mount Wilson  calcola per ogni giorno la frazione [chiamato Magnetic Plage Strength Index, MPSI] del disco solare coperto con campi magnetici al di fuori dei luoghi con sunspot[le cosiddette “plages ‘]. Tale frazione ha una forte variazione durante il ciclo solare, in media, il SSN è una funzione MPSI: SSN = 55 MPSI. Come per il  F10.7, si può calcolare il SSN previsto per un dato MPSI e formano un rapporto tra l’osservato e i numeri calcolati [pannello inferiore sinistro].

Tale frazione è diminuita in modo significativo durante lo stesso tempo in cui il SSN e F10.7 hanno deviato dal 1990. Inoltre il numero di Wolf che sempre ha avuto in media 10 sunspot per ogni area.  Questa è la ragione per i 10 che compaiono nel numero delle macchie solari SSN formula = 10 * Gruppi + Spot. Nel corso degli ultimi due cicli il numero di spot per ogni gruppo è sceso di circa un terzo,  con i gruppi o aree magnetiche che così stanno perdendo le macchie più piccole.

Livingston e Penn hanno osservato il campo magnetico nel punto più scuro in tutte le macchie solari  e hanno scoperto  che il campo magnetico medio è diminuito del 20% rispetto allo stesso tempo come gli altri effetti che abbiamo descritto. Il ‘bottom’ della distribuzione sembra essere tagliato a 1500 Gauss, sotto la quale le macchie solari non sembrano formarsi.

Tutti questi effetti sono senza precedenti nei dati osservativi e ci dice che il Sole sta cambiando in modi mai visti prima. O lo abbiamo visto prima? Durante il minimo di Maunder i raggi cosmici erano ancora modulati, la ‘foresta’ di spicule nella cromosfera non era ancora osservata,  ma alcune macchie anche durante il Maunder  erano visibili indicando che il campo magnetico continuava anche se a bassi livelli. Le stesse tendenze sembrano che si stanno verificando di nuovo adesso nel Sole.

La presentazione completa degli slides è disponibile QUI .

 

SAND-RIO

Diminuzione della totale irradiazione solare che conduce ad uno sbilanciato termico della Terra e alla piccola era glaciale

Habibullo I. Abdussamatov
Pulkovo Observatory della RAS
Pulkovskoye shosse 65, San Pietroburgo, 196140, Russia
Email: [email protected]

 Abstract

I cambiamenti temporali nella potenza/energia della radiazione ad onde lunghe del sistema Terra – Atmosfera emessa verso lo spazio, sono sempre in ritardo rispetto ai cambiamenti nell’energia della radiazione solare assorbita, dovuti al lento cambiamento della sua entalpia. Questo è il motivo per cui le parti in debito e credito del bilancio energetico medio annuo del globo terrestre, con l’aria e le acque, sono praticamente sempre in uno stato che non è in equilibrio. Il bilancio medio annuale del sistema termico Terra – Atmosfera, nel lungo periodo di tempo, determina, in modo affidabile sia il corso, che il valore dell’eccesso di energia accumulata dalla Terra oppure il deficit energetico nel bilancio termico che, in considerazione dei dati della TSI, può definire e prevedere con largo anticipo la direzione e l’ampiezza dei cambiamenti climatici futuri. Dai primi anni ’90 si osservata un bicentenario decremento sia della TSI che della parte dell’energia assorbita dalla Terra. La Terra come pianeta d’ora in poi avrà un saldo negativo nel bilancio energetico, che comporta la diminuzione della temperatura circa dal 2014. A causa del aumento dell’effetto albedo e la diminuzione della concentrazione atmosferica dei gas serra la parte dell’energia solare assorbita e l’influenza dell’effetto serra diminuirà. L’influenza della catena consecutiva di effetti di retroazione può portare ad ulteriore caduta di temperatura che supererà l’influenza della diminuzione della TSI. L’inizio del profondo minimo bicentenario della TSI è previsto per il 2042 ± 11, che è la diciannovesima piccola era glaciale  negli ultimi 7500 anni – circa 2055 ± 11.

 

 Parole chiave: Diminuzione TSI, Piccola Era Glaciale

1. Introduzione

 William Herschel (1801) fu il primo a segnalare la correlazione fra il livello dell’attività delle macchie solari e il clima, dopo la sua scoperta della correlazione inversa tra il prezzo del grano e il livello delle variazioni cicliche dell’attività solare prima e durante minimo Dalton. Quando la superficie del Sole era coperta di macchie solari, i prezzi del grano andavano giù. Quando il numero di macchie solari cadeva i prezzi salivano. Egli suppose che le variazioni dei prezzi del grano sono la conseguenza dei cambiamenti climatici corrispondenti. Tuttavia, egli non poteva spiegare la natura fisica di questo fenomeno. Più tardi Eddy (1976) scoprì l’interconnessione tra i periodi, ben individuati, fra le variazioni significative del livello di attività delle macchie solari durante l’ultimo millennio e i corrispondenti profondi cambiamenti climatici sia in fase che ampiezza. Durante ciascuno dei diciotto profondi minimi dell’attività solare (tipo il Maunder), con un ciclo bicentenario trovato nei precedente 7,5 millenni, un profondo raffreddamento è stato osservato, mentre durante i periodi d’alta attività solare si osserva un riscaldamento globale (Borisenkov, 1988). Recenti studi (Bal, et al 2011;.. McPhaden, et al 2011) confermano i nostri risultati (Abdussamatov, 2009a, b) relativi ad un’azione comune delle variazioni cicliche di undici anni e la bicentenaria irradiazione solare totale (TSI) (con qualche intervallo) sul cambiamento di stato della superficie e gli strati del sottosuolo (con la profondità di decine e centinaia di metri) nella parte tropicale dell’Oceano Pacifico, accompagnato da comparsa di acqua calda o fredda (i cicli della Niña e del  Nino), che interessa il cambiamento climatico. Caratteristiche osservate nel El Niño nel corso degli ultimi 31 anni, sono state cambiate in direzione opposta per quanto riguarda le previsioni dei modelli climatici, assumendo l’influenza preponderante dei gas serra.

 

2. Variazione della TSI ed effetti secondari di retroazione

Le variazioni cicliche undecennali della TSI e l’attività solare sono sincronizzate e inter-correlate sia in fase che ampiezza (Figura n°1) (Abdussamatov, 2004, 2005, 2007a, b).

Figura n°1

Figura n°1

Questo permette di utilizzare e di estrapolare una relativamente breve (dal 1978) serie di misure precise della TSI (Fröhlich, 2011)), confrontandole con l’attuale lunga serie dei dati dell’attività solare (Shapiro et al., 2011). Quindi, tutti i significativi periodi di cambiamenti climatici rinvenuti nel corso degli ultimi 7.500 anni sono stati causati dalle quasi periodiche, bi-centenarie variazioni della TSI. Tuttavia, l’influenza diretta della fluttuazione bicentenaria della TSI è relativamente piccola (secondo recenti dati ricostruiti (Shapiro et al, 2011). Dell’ordine dello 0,5% ≈ 6,8 W/m2mè insufficiente a spiegare le corrispondenti bicentenarie cicliche variazioni della temperatura sulla Terra, dal riscaldamento globale alle Piccole ere glaciali. Abbiamo bisogno di una sorta di amplificatore di influenza sulle dirette variazioni della TSI sui cambiamenti climatici osservati. Il ruolo di amplificatore che può svolgere la TSI e quello d’influenza secondaria supplementare, in una forma di effetti di retroazione: il cambiamento naturale della Terra,il globale albedo, il legame dell’albedo, e la concentrazione atmosferica di gas a effetto serra (primo fra tutti, il vapore acqueo e l’anidride carbonica oppure il metano altri gas). Il legame dell’albedo è determinato da tre parametri globali ottici del globo nelle fasce di aria e acqua, lungo la linea verticale dell’intera superficie – atmosfera: dai valori sia dell’albedo atmosferico che l’albedo della superficie terrestre, nonché il valore della trasmissione atmosferica nello spettro solare. Così, l’albedo è uno dei principali parametri fisici nel bilancio energetico della Terra come pianeta. I cambiamenti significativi del albedo potrebbero essere potenziali forti variazioni climatiche del motore. Il valore di albedo della terra sta aumentando ad un elevato livello massimo, durante un raffreddamento profondo e scende ad un livello minimo nel processo di riscaldamento globale, mentre variazioni della concentrazione dei gas serra atmosferica avvengono in una direzione opposta dalla loro abbondanza e questo è principalmente determinato dalla temperatura degli oceani. Variazioni delle caratteristiche, sia della superficie della Terra che della sua atmosfera, causate da variazioni bicentenarie della TSI possono dare vita ad una successiva catena di ulteriori cambiamenti di temperatura aggiuntivi, causati dalla ripetizione multipla di questo causa-effetto ciclo di effetti di retroazione secondari, anche se la TSI rimane costante per un certo periodo di tempo. L’influenza della consecutiva catena di tali modifiche, causate dalla retroazione degli effetti secondari, può provocare un’ulteriore amplificazione dei cambiamenti climatici, in una misura che può supera l’influenza delle variazioni bicentenario TSI. Un quadro simile è stato osservato alla fine del XX secolo.

 

3. Bilancio energetico del sistema Terra – atmosfera

Cambiamenti temporali del potere della lunghezza d’onda della radiazione del sistema Terra – Atmosfera emessa verso lo spazio sono sempre in ritardo rispetto l’energia della radiazione solare assorbita, dovuta al rallentamento del cambiamento della sua entalpia. La termodinamica temperatura planetaria determina l’equilibrio termico integrale dei cambiamenti del pianeta in un significativo lasso di tempo per quanto riguarda il processo di cambiamenti nella potenza assorbita dalle radiazioni solari secondo l’inerzia termica del sistema Terra-atmosfera. Ciò equivale ad un eccesso o deficit del bilancio di potenza assorbita ed emessa. Qualsiasi variazione nel lungo termine dell’energia solare assorbita dalla Terra a causa della variazione bicentenaria della TSI, motivo delle variazioni lente nel entalpia del sistema Terra-atmosfera nel corso di un periodo di tempo determinato dalla inerzia termica rimangono non compensate con l’emissione della intrinseca radiazione ad onda lunga nello spazio. Questo processo viene descritto con l’incremento della temperatura termodinamica planetaria che cambia lentamente con il tempo. Questo è il motivo per cui un saldo medio annuo del bilancio energetico della Terra come pianeta è praticamente sempre in uno stato squilibrato e oscilla intorno ad un stato di equilibrio assorbendo ed emettendo diverse quantità di energia a causa della variazione bicentenario della TSI. Di conseguenza, il pianeta otterrà un riscaldamento o un raffreddamento verso il basso. La differenza fra la media annuale, tra l’energia della radiazione solare entrante negli strati esterni dell’atmosfera terrestre entrambi una frazione di questa energia riflessa allo spazio e l’energia della della lunghezza d’onda della radiazione, determina il bilanciamento del bilancio termico del sistema Terra – Atmosfera. Potenza specifica della variazione di entalpia per il sistema Terra – Atmosfera – E una differenza tra la radiazione in ingresso e in uscita ed è descritto dall’equazione:

dove So è la TSI,  ΔSo  – l’incremento della TSI, А – albedo globale della Terra (Bond albedo), DA – Bond albedo incremento, ε – emissività del sistema Terra-atmosfera, s – Costante di Stefan-Boltzmann;

Тр – temperatura termodinamica del pianeta, Еpotenza specifica della variazione di entalpia per lo strato attivo dell’atmosfera e dell’oceano (W/m2 ), С – specifica capacità termica superficiale dello strato attivo, l’atmosfera e l’oceano, per quanto riguarda la superficie totale del pianeta (J/м2К),t – Tempo. 1/4 nella parte destra dell’equazione riflette il fatto che il flusso di radiazione solare è proiettata (sul cerchio) e riflessa dal cerchio, mentre la terra emette dalla superficie totale della sfera (che è quattro volte più grande) .

Potenza specifica della variazione di entalpia della Terra, E, indica il deficit o eccesso di energia termica che può essere considerata come l’equilibrio energetico del budget annuo medio del debito e di credito della potenza termica del pianeta.

Al tempo stesso l’incremento della temperatura effettiva della Terra determinando l’equilibrio radiativo avviene immediatamente con il cambiamento della potenza assorbita in contrasto con la temperatura termodinamica planetaria, determinando l’equilibrio termico. Relative influenze delle variazioni del albedo e la TSI sulla variazione della temperatura reale della Terra possono essere determinate sulla base del bilancio radiativo della Terra come pianeta:

dove, Тe – è la temperatura effettiva della Terra. Cerchiamo di introdurre un efficace incremento della temperatura terrestre ΔТe = Тe – Тeо, dove Тe è il valore corrente della temperatura effettiva, Тeо – il suo valore iniziale.  Riteniamo che questo incremento sia causato dagli incrementi di TSI, ΔSo, e albedo, D A. In questo caso:

Da (3) si può ottenere un’espressione per l’incremento della temperatura della Terra efficace causato dagli incrementi della TSI e albedo:

Per un costante TSI = 0 otteniamo dalla (4):

Tenuto conto dei valori noti della temperatura della Terra efficace il cui valore corrente è Тe = 254,8 К e TSI – So = 1.366 W/m2, e mettendo ΔSo = 0 possiamo ricavare da (5):

Per legame costante albedo ΔА = 0 otteniamo dalla (4):

Usando un valore noto di albedo globale della Terra che, secondo dati recenti è А = 0,30 (Trenberth et al, 2009.) e ΔА = 0 si ottiene dalla (7):

La valutazione del contributo relativo degli incrementi ΔSo  e ΔА al incremento ΔТe può essere fatto prendendo

Dalla (9) si può ottenere il rapporto del contributo degli incrementi ΔSo e ΔA del incremento ΔТe

o

l’aumento della albedo ΔA = 0,003 (1,0%) comporterà una riduzione della temperatura effettiva ΔТ ≈ – 0,27 К, che è praticamente equivalente al bicentenario decremento della TSI  = -5,88 W/m2 (0,435%).Pertanto, il cambiamento nel lungo termine del albedo è una forza potente per le variazioni del clima terrestre. La diminuzione della TSI dello 0,5% D S ¤ = – 6,83 W/m2 con un albedo costante, D А = 0, porta secondo (8) ad una diminuzione della temperatura effettiva di tutta la terra in aria e acqua di ΔТe = – 0,32 К ( la differenza tra i cambiamenti della temperatura dell’aria della superficie terrestre con il tempo e le radiazioni è insignificante). La diminuzione della temperatura effettiva della Terra ΔТe = – 0,32 К, secondo la (6), può causare l’aumento globale del albedo della Terra di D А = 0,0035 ossia 1,16%. Con tale aumento di albedo (+1,16%) la temperatura effettiva della Terra sarà inoltre minore di 0,3 ~ К, che si traduce in una catena di questi cicli. Tuttavia, l’effettiva temperatura (radiativa) del sistema Terra – Atmosfera descrive la libera inerzia senza processo di scambio di calore radiante in regime di equilibrio termico. Dovuto a questo istantaneo bilancio equilibrio radiativo realizzato con relativo avanzamento al totale bilancio energetico (o calore) del pianeta – formula (1) che tiene conto delle variazioni lente dell’entalpia del sistema Terra – Atmosfera.

La temperatura reale è una temperatura radiativa del pianeta e non riflette le variazioni temporali della temperatura planetaria, ma indica la tendenza, la direzione del cambiamento climatico del pianeta. Pertanto, la variazione del valore dell’albedo influenza significativamente i cambiamenti dell’effettiva (radiativa) temperatura della Terra essendo uno dei fattori più importanti che determinano i prossimi cambiamenti climatici. Tuttavia, i cambiamenti della temperatura termodinamica della Terra a causa delle variazioni dell’ albedo e della TSI non si verificano immediatamente, ma con un significativo lasso di tempo, determinato dall’inerzia termica del pianeta (Abdussamatov et al., 2010).

dove l – è la profondità dello strato attivo dell’Oceano. Se la profondità del suo strato attivo è di circa 200-500 м, l’inerzia termica è:

A causa della capacità termica molto grande dell’Oceano, la temperatura termodinamica del pianeta cambia piuttosto lentamente. Quindi le parti in debito e credito del bilancio energetico medio annuo del globo terrestre con la sua aria e l’acqua sono praticamente sempre in uno stato sbilanciato (Е ≠ 0), con saldo positivo o negativo. Tale squilibrio di bilancio medio termico annuo è uno stato di base del sistema climatico della Terra-atmosfera. Durante il declino nel lungo termine della TSI, la variazione media annua dell’entalpia nel sistema Terra-atmosfera risulta essere negativo (E <0), mentre nel lungo termine un aumento del TSI risulta positivo (E> 0). Allo stesso tempo, le variazioni della TSI e l’albedo giocano il ruolo più importante nel cambiamento sia del bilancio energetico del sistema Terra-atmosfera che la sua temperatura termodinamica. Il bilancio medio annuale termico del sistema Terra-atmosfera, nel lungo periodo di tempo, ci permette in modo affidabile di determinare il corso e il valore sia l’eccesso di energia accumulata dalla Terra sia il deficit energetico nel bilancio termico e, in considerazione per i dati della previsione della TSI, è possibile definire con certezza e prevedere con largo anticipo, la direzione (ΔЕ> 0 porta a riscaldamento, ΔЕ <0 – per il raffreddamento) e l’ampiezza delle variazioni future nel clima globale.

 

4. La diminuzione bicentenaria della TSI conduce alla Piccola era Glaciale

Dagli anni 90’, entrambi i valori dei componenti del ciclo undecennale e le componenti bicentenarie delle variazioni della TSI stanno attualmente diminuendo più rapidamente (vedi Figura n° 2), quindi una frazione della TSI assorbita dalla Terra è in calo praticamente alla stessa velocità (vedi ad esempio, Fröhlich, 2011; Abdussamatov, 2007b, 2009a, b). Il valore medio della TSI nel ciclo di 23 era di 0,17 W/m2 in meno rispetto al ciclo 22. Il valore della TSI lisciato nel minimo fra i cicli 23/24 (1365,24 ± 0,02 W/m2) è stato di 0,26 W/m2 e dello 0,33 W/m2 in meno rispetto al minimo tra i cicli 22/23 e 21/22, rispettivamente. Tuttavia, il deficit della TSI che si è formato nel lungo termine, dai primi anni 1990 (vedi Figura n°2) non è stata compensato dalla diminuzione della emissione dell’energia termica intrinseca della Terra nello spazio, ma rimane praticamente allo stesso livello alto per 14 ± 6 anni, a causa della termica inerzia degli oceani del mondo.

Figura n°2

Figura n°2

Poiché il Sole sta ora entrando in una lungo fase bicentenaria di bassa luminosità (ad esempio, Abdussamatov, 2004, 2005, 2007b, Livingston e Penn, 2010; American-astronomico-society, 2011) tale squilibrio energetico del sistema (E < 0 ) continuerà ulteriormente per alcuni dei prossimi cicli solari di 11 anni. Come risultato, la Terra d’ora in poi avrà un saldo negativo (E <0) nel bilancio energetico. Questo consumo graduale di energia solare accumulata dagli oceani del mondo nel corso di tutto il XX secolo comporterà una riduzione della temperatura globale dopo i 14 ± 6 anni, a causa di un saldo negativo nel bilancio energetico della Terra. Ciò, a sua volta, porterà alla nascita dell’albedo sulla Terra, il calo della concentrazione atmosferica dei gas serra più importanti – il vapore acqueo, nonché di biossido di carbonio e altri gas. Notiamo che il vapore acqueo assorbe ~ 68% della potenza intrinseca integrale della lunga onda di emissione della Terra, mentre l’anidride carbonica – solo ~ 12%. Di conseguenza, una porzione della radiazione solare assorbita dalla Terra gradualmente scenderà insieme con le manifestazioni dell’effetto serra causati dagli effetti di retroazione secondari. L’influenza della consecutiva catena crescente di tali modifiche causerà un ulteriore diminuzione della temperatura globale che supererà l’effetto di una diminuzione bicentenaria della TSI. Poiché il Sole si sta ora avvicinando alla fase di una diminuzione di luminosità bicentenaria, sulla base della accelerazione alla diminuzione osservata in entrambe le componenti di 11 anni e bicentenari della TSI dai primi anni ’90, siamo in grado di prevedere il suo ulteriore calo simile ad un minimo di Maunder cosiddetto fino a 1363,4 ± 0,8 W/m2, 1361,0 ± 1,6 W/m2 e fino ad un livello profondo minimo 1359,5 ± 2,4 W/m2 nei minimi tra i cicli di 24/25, 25/26 e 26/27, rispettivamente (vedi Figura n°3) .

Figura n°3

Figura n°3

Ipotizzando un aumento previsto della durata dei cicli di undici anni durante la fase di declino di un ciclo bicentenario (Abdussamatov, 2006, 2009a, b), ci si può aspettare il momento approssimativo di minima fra i cicli 24/25, 25/26 e 26/27 ± 0,6 2020,3, 2031,6 e 2042,9 ± 1,2 ± 1,8, rispettivamente. In queste circostanze per dei cicli di 13 mesi, il livello medio del massimo del numero di macchie solari nei cicli 24, 25 e 26 potrà raggiungere 65 ± 15, 45 e 30 ± 20 ± 20, rispettivamente (Abdussamatov, 2007b, 2009a, b). Quindi, possiamo aspettarci l’inizio 

di un profondo minimo bicentenario della TSI in circa 2042 ± 11 e 19° minimo profondo della temperatura globale negli ultimi 7500 anni – nel 2055 ± 11 (vedi Figura n°4).

Figura n°4

Figura n°4

Nel prossimo futuro si osserverà un periodo di transizione (tra riscaldamento globale e il raffreddamento globale), di cambiamenti climatici instabili con la temperatura globale fluttuante attorno al suo valore massimo raggiunto nel periodo 1998-2005. Dopo il massimo del ciclo solare 24, da circa il 2014 ci si può aspettare l’inizio del prossimo ciclo bicentenario di raffreddamento profondo con una piccola era glaciale nel 2055 ± 11. Così, nel lungo termine le variazioni della TSI (con una stima per la loro diretta e secondaria influenza, basata su effetti di retroazione) sono la principale causa fondamentale dei cambiamenti climatici in quanto la variazioni del clima terrestre è determinata principalmente da un lungo periodo di squilibrio tra l’energia della radiazione solare che entra negli strati superiori dell’atmosfera terrestre e l’energia totale emessa dalla Terra verso lo spazio.

 

Fonte : http://icecap.us/images/uploads/abduss_APR.pdf

 

Michele

 

 

 

 

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