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È una “pietra-calendario” L’eccezionale scoperta a Gela

Megalite forato all’età del Bronzo, usato come orologio solare.

La pietra-calendario di Gela.

GELA – L’ultima scoperta eccezionale da annunciare al mondo arriva da Gela. Rinvenuta infatti una “Stonehenge”, la cosiddetta “Pietra calendario”, a due chilometri dagli insediamenti del terzo millennio avanti Cristo di “Ponte Olivo” e a 5 chilometri dalla necropoli preistorica di Dessueri (IV-I millennio a.C.), quest’ultima la seconda di tutto il Sud Italia. Ad intuire l’importanza del sito è stato Alberto Scuderi, direttore regionale dei Gruppi Archeologici d’Italia, noto studioso di archeo-astronomia che ha condotto un esperimento sul megalite forato dagli uomini nel periodo preistorico (probabilmente VI-III millennio a.C.), quando esso veniva utilizzato come calendario per misurare le stagioni e i solstizi, avendo come riferimento i movimenti del sistema astrale. L’esperimento è stato effettuato con l’ausilio di bussola, macchine fotografiche, di una videocamera installata su un “drone”. Il successo è totale.

Il gruppo di archeologi alla pietra-calendario

“Alle ore 7.32 – si legge nel racconto di Scuderi – il sole illumina in modo perfetto la “pietra forata” e mentre “il drone si avvicina mantenendo il più possibile l’asse a 113°” viene filmato quel fascio di luce che attraversa il foro e si proietta sul terreno. “Ciò che riusciamo a registrare da terra è sorprendente – scrivono gli scopritori – l’esperimento è riuscito!” Anche le immagini aeree sono eccezionali. Sono stati informati scienziati e studiosi che confermano si tratta di “Pietra Calendario”.

Autori dell’eccezionale ritrovamento, verificato durante lo scorso solstizio d’inverno, sono l’archeologo Giuseppe La Spina, con Michele Curto, Mario Bracciaventi e il supporto tecnico di Vincenzo Madonia, amici impegnati nel mondo del volontariato della città di Gela e appassionati di archeologia. La scoperta vera e propria è stata fatta durante il sopralluogo ai “bunker anti-scheggia” (le cosiddette “casematte” del secondo conflitto mondiale) per realizzare dei percorsi di studio da proporre alle scuole del territorio.

Fonte : http://livesicilia.it/2017/01/04/e-una-pietra-calendario-leccezionale-scoperta-a-gela_814519/

Le malattie a cui sei più esposto in base al tuo mese di nascita: la mappatura degli scienziati del Columbia University Medical Center

Dimmi quando sei nato ti dirò di cosa ti ammalerai. L’astrologia non è una scienza affidabile, ma secondo uno studio pubblicato su Jama, la bibbia della ricertori Usa, potrebbero esserci valide ragioni e fondamenti scientifici per prestare maggiore attenzione al mese in cui si è nati se si vuole conoscere il rischio d’esposizione a decine di malattie. “Ogni volta che presento il nostro lavoro, devo tener conto del tempo che il mio pubblico spende nelle risate”, dice Nicholas Tatonetti, uno degli scienziati del team della Columbia University Medical Center.

Di certo una pratica non comune per un serio ricercatore universitario, ma Tatonetti studia qualcosa di sconosciuto a quelli più abituati alle complessità delle spiegazioni biologiche e molecolari. “Io studio la gente in base al mese di nascita per vedere se cambia rischio di sviluppare la malattia nel corso della loro vita”, dice. E nel suo ultimo rapporto, pubblicato sul Journal of American Medical Informatics Association, questi risultati fanno aprire gli occhi.

Se si scava nel vasto database di pazienti visitati presso la Columbia Medical Center nel corso di 14 anni, a partire dal 2000, Tatonetti e il suo team hanno dato un primo sguardo alla connessione fra la malattia e il mese di nascita. Alcuni studi precedenti hanno esaminato la potenziale connessione, ma queste indagine si incentra sulla condizioni individuali quali asma e salute del cervello.

Gli studiosi hanno incrociato 1.688 malattie e le date di nascita e le anamnesi di 1,7 milioni di pazienti trattati al Presbyterian Hospital di NewYork-tra il 1985 e il 2013. Stando ai risultati della ricerca 55 malattie sono direttamente correlate al mese di nascita. La ricerca ha inoltre confermato 39 collegamenti precedentemente riportati nella letteratura medica e ha scoperto 16 nuove associazioni, tra cui nove tipi di malattie cardiache, la principale causa di morte negli Stati Uniti.

“Non solo era sorprendente che nessuno avesse ancora studiato la relazione tra le malattie cardiache e il mese di nascita, ma abbiamo trovato non solo una associazione, ma diverse con lo stesso trend di aumento del rischio di malattie cardiache per i nati nel tardo inverno e all’inizio della primavera, “afferma Tatonetti. “Questo è indicativo di una relazione meccanicistica, anche se non sappiamo ancora di cosa si tratta”.

Studi precedenti, per esempio, avevano collegato la nascita in tarda estate o in autunno con asma o problemi respiratori, dal momento che le madri in gravidanza durante l’inverno sono più a rischio di prendere l’influenza o altre infezioni respiratorie. Il gruppo di Tatonetti sta collaborando con altre 40 istituzioni di tutto il mondo per standardizzare le cartelle cliniche elettroniche dei pazienti in modo che i dati anonimi possano essere studiati. La banca dati conterrà i dati ambientali, dal momento che è ben noto che l’esposizione ambientale – a cose come l’inquinamento, il fumo passivo e molto altro – possono influenzare le mamme in attesa e lo sviluppo dei feti.

Lo scienziato preferisce dire che si tratta di uno studio sulla stagionalità, piuttosto che parlare di relazione con il mese di nascita: “L’astrologia non ha prove scientifiche a sostegno delle sue tesi”, dice Tatonetti. “Ma la stagionalità ha influenza sui fattori ambientali variabili presenti al momento della vostra nascita, e stiamo imparando di più sul grande ruolo che l’ambiente, e le interazioni gene-ambiente, giocano nel nostro sviluppo. Questo potrebbe essere un modo per iniziare una mappatura degli effetti gene-ambiente. ”

Provate voi stessi utilizzando la ruota qui sotto

Ecco una sintesi delle cose più importanti:

  1. Nel complesso, i più sani nascono a maggio, i più a rischio a ottobre .
  2. Il rischio di asma è più alto per i nati in luglio e ottobre.
  3. I bambini nati a novembre sono più alto rischio di sviluppare l’ADHD, disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.
  4. I bambini nati marzo corrono il più alto rischio di problemi cardiaci tra cui la fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca e disturbo della valvola mitrale
  5. I bambini nati durante l’inverno vanno incontro ad avere più problemi neurologici.

 

Fonte : http://www.huffingtonpost.it/2015/06/09/malattie-mese-di-nascita_n_7543312.html

Marte ‘scolpito’ dall’acqua

Una nuova ricerca sulle condizioni ambientali del pianeta ipotizza un legame tra cicli climatici e azione erosiva dell’acqua. Lo studio pubblicato su Earth and Planetary Science Letters

Ha lasciato la sua ‘firma’ sul volto del quarto pianeta del Sistema Solare, dando vita a canyon e ampie vallate. Il singolare ‘scultore’ è l’acqua, che, associata a marcati cicli climatici, è al centro di una nuova ricerca su Marte.

Lo studio, coordinato dalla Penn State University (USA), è stato illustrato nell’articolo “Climate cycling on early Mars caused by the carbonate–silicate cycle”, pubblicato il 1° dicembre scorso sulla rivista Earth and Planetary Science Letters.

Secondo gli autori, in un’epoca remota della storia del Pianeta Rosso, cicli climatici molto accentuati, scatenati dall’accumulo di gas serra, potrebbero essere l’elemento chiave per comprendere come l’acqua abbia svolto un’azione erosiva sul suolo del corpo celeste.

Lo scenario prospettato dalla ricerca prevede un antico Marte ricoperto di ghiacci e sottoposto a lunghi periodi di caldo, durati fino a 10 milioni di anni per volta e provocati da una fitta atmosfera di biossido di carbonio e di idrogeno. L’acqua all’origine delle varie formazioni geologiche del pianeta si sarebbe, quindi, formata nel corso di queste fasi ‘bollenti’.

Il team della ricerca si è basato su modelli climatici, e ha ipotizzato un’origine vulcanica per i gas serra che si sono accumulati gradualmente nell’atmosfera di Marte.  La pioggia, in genere, ripulisce l’atmosfera, mantenendo una quantità di carbonio nel suolo tramite un processo definito degradazione chimica (chemical weathering). Questo processo, tuttavia, non avrebbe coinvolto più di tanto il Marte del passato su cui, a causa del clima rigido, le precipitazioni dovrebbero essere state scarse. Quindi, secondo i ricercatori, questi fenomeni sarebbero all’origine del riscaldamento del corpo celeste. Secondo studi precedenti, i ‘bollori’ del Pianeta Rosso sarebbero dovuti a sconvolgimenti climatici connessi all’impatto di asteroidi sulla sua superficie. Tuttavia, i planetologi autori della nuova ricerca ritengono che uno scenario del genere avrebbe dato luogo a periodi caldi molto più brevi, con una minore produzione di acqua e, quindi, con un impatto differente nell’azione modellante del suolo.  Nell’immagine in alto : elaborazione grafica che mostra il Gale Crater di Marte, un tempo colmo di acqua

(Credits: William Dietrich / University of California Berkley).

Fonte : http://www.asi.it/it/news/marte-scolpito-dallacqua

Le battaglie del Sole

Un team di ricerca del New Jersey Institute of Technology ha individuato una nuova relazione tra macchie solari ed eruzioni, i fenomeni che agitano la superficie della nostra stella. I risultati su Nature Communications

La superficie del Sole non è affatto un ambiente tranquillo. E cambia in continuazione: in alcune fasi del ciclo solare, la nostra stella appare agli astronomi interamente ricoperta da puntini più scuri. Si tratta delle macchie solari, o sunspot, la cui rotazione sulla superficie del Sole è da tempo ritenuta responsabile di episodi molto violenti chiamati eruzioni solari: improvvise esplosioni (dette anche brillamenti) che causano forti radiazioni elettromagnetiche con una conseguente espulsione di particelle cariche nello spazio. In base a questa teoria, il moto delle macchie solari provoca l’energia necessaria per ‘esplodere’ sotto forma di eruzioni solari. Ma un gruppo di ricerca del New Jersey Institute of Technology (NJIT) ha individuato per la prima volta un meccanismo in un certo senso inverso: secondo gli scienziati, le eruzioni solari hanno a loro volta un importante impatto sui sunspot. In che modo ?

Aumentandone la velocità di rotazione: i ricercatori affermano che i brillamenti inducono le macchie solari a ruotare molto più velocemente di quanto normalmente si osserva prima delle eruzioni. Questi risultati, pubblicati su Nature Communications, sono stati ottenuti sulla base delle immagini ad alta risoluzione catturate da New Solar, il telescopio di 1.6 metri del NJIT.

“Pensiamo che la rotazione delle macchie solari generi l’energia magnetica rilasciata sotto forma di eruzioni – spiega Chang Liu, prima firma dell’articolo – ma allo stesso tempo abbiamo osservato che le eruzioni possono indurre le macchie a ruotare circa 10 volte più velocemente. Questo ci mostra la natura potente e magnetica dei bagliori solari”.

Questi nuovi dati aiutano anche a definire la dimensione spazio-temporale delle macchie solari, descrivendo in modo preciso la loro rotazione progressiva e non uniforme. Informazioni essenziali per l’evoluzione della fisica del Sole, quella disciplina che studia le affascinanti e movimentate ‘battaglie’ sulla superficie della nostra stella.

Fonte : http://www.asi.it/it/news/le-battaglie-del-sole

James Lovelock: “Dieci anni fa ero certo che le emissioni di CO2 e il global warming non ci avrebbero dato scampo”

I mutamenti climatici? “Non insostenibili”. Le nuove tecnologie? “Cambieranno più noi che il pianeta”. I robot? “Basta che non votino”. L’animale del futuro? “Quello elettronico, una fusione di uomo e chip. A lui un giorno sembrerà lungo duemila anni”. La parola allo scienziato 97enne che ha sviluppato la teoria di Gaia e previsto la fine dell’umanità. Ma ora ha cambiato idea

L’ULTIMO REGALO DI JAMES LOVELOCK è un elisir di lunga vita, da sorseggiare con cautela. Lo scienziato britannico è passato alla storia da quando, nel 1979, ha reso pubblica la teoria di Gaia: “Una intuizione” , ci racconta dalla sua casa nel Dorset. Il lampo di genio gli suggerì che “la parte vivente e quella inorganica del nostro pianeta interagiscono così che Gaia, la “madre Terra”, mantenga un equilibrio e preservi la vita”. Da allora Lovelock è sempre andato controcorrente. Da scienziato di spicco, critica l’accademia “perché a furia di spezzettare il sapere in mille specializzazioni, sta perdendo per strada la visione d’insieme”. Da studioso vocato all’ambiente, se la prende con gli ambientalisti “perché sostengono cause perse: le energie rinnovabili non basteranno mai a salvarci “.

Rifiutato a lungo dal gotha della scienza per le sue visioni alternative, respinto dai “verdi” per il suo sostegno al nucleare, questo inglese con l’aria pacata affronta oggi l’unica contraddizione con cui davvero bisogna fare i conti: quella con se stessi. Lui, che in La rivolta di Gaia (Rizzoli, 2006) aveva predetto il rapido tracollo dell’umanità per il surriscaldamento globale, oggi ci ripensa. The Earth and I, l’ultimo volume da lui curato per Taschen, è una iniezione di speranza, di fiducia che l’uomo, “l’animale più straordinario”, possa salvarsi, che ogni suo giorno arrivi a valere duemila anni. E anche stavolta, Lovelock si conferma un outsider: a novantasette anni, non è il tramonto che vede all’orizzonte. Ma l’alba.

Lei è stato per decenni il “dottore” del pianeta. Come sta Gaia oggi?
“Gaia oggi è una old lady, una signora attempata, e sta all’incirca come me: siamo entrambi piuttosto anziani (ride, ndr) ma ce la caviamo bene. Certo, le cose che stiamo facendo al pianeta non sono le più sagge, e la signora non è giovane come credevamo, ma non sono particolarmente preoccupato”.

Dieci anni fa, nella sua opera “La rivolta di Gaia”, lei scrisse che “entro la fine del secolo solo una manciata di esseri umani sarà sopravvissuta”. Era preoccupato per la Terra, o almeno per l’umanità. Ora ci dice di stare tranquilli. Cosa è cambiato?
“Sono un allarmista pentito. All’epoca ero convinto che le emissioni di anidride carbonica prodotte dagli uomini avrebbero portato a un aumento delle temperature insostenibile per il pianeta o quantomeno per la nostra sopravvivenza. Vede, la mia teoria di Gaia si basa sul fatto che la biosfera è capace di autoregolarsi e mantenersi vitale. Tuttavia, con i suoi quattro miliardi di anni, è anziana. Io ho sempre avuto fede nella sua resilienza, nella sua capacità di ricomporre un proprio equilibrio nel lungo periodo. Ma nell’immediato? Osservavo la old lady e mi dicevo: ok, un’influenza può essere un fastidio banale per un ragazzetto, ma può essere letale per un centenario. Allo stesso modo, pensavo che Gaia non avrebbe tollerato il nostro impatto. Ce l’avrebbe fatta pagare, la nostra sopravvivenza sarebbe stata a rischio”.

Oggi il suo messaggio è: niente panico.
“Sì”.

Perché? Per undici mesi consecutivi si sono registrate temperature record, non si vedevano mesi caldi come questo agosto da ben centotrentasei anni.
“Vede, ho realizzato che non è ancora possibile fare previsioni che vadano oltre i prossimi otto o dieci anni: le cose stanno cambiando con troppa rapidità per poterle inquadrare nel medio o lungo periodo. Se le mie stesse previsioni fossero state valide, avremmo già fatto una brutta fine. Invece con sorpresa ho constatato che negli anni successivi al mio libro la temperatura rimaneva tutto sommato costante. Non penso che corriamo pericoli nell’immediato. Ma se facciamo ammalare Gaia, gli effetti si potrebbero vedere tra migliaia di anni. Magari allora la “rivolta” arriverà, e in quel momento dovremo fare qualcosa. Ho fiducia che risponderemo alla sfida: siamo gli animali più resistenti “.

La Terra, dice lei, si ammala per come la trattiamo. Stiamo facendo abbastanza per rimediare? Cosa pensa dell’accordo sul clima raggiunto a Parigi?
“Per evitare che la Terra diventi insostenibilmente troppo calda, è necessario ridurre le emissioni. Credo che stiamo procedendo bene, anche in questo caso non mi faccio prendere dall’ansia. Sono davvero impressionato dall’accordo di Parigi. Ha dimostrato che siamo in grado di prendere la questione del clima davvero sul serio. L’impegno di tante nazioni, e in primo luogo dei “grandi inquinatori” come Stati Uniti e Cina, rende il patto davvero globale. Una mossa senza precedenti, che ci porta nella giusta direzione. Ma vi metto in guardia: nessun passo avrà grandi effetti se ciascuno di noi non rivoluzionerà i propri com- portamenti, per esempio scegliendo di camminare invece di inquinare”.

I problemi energetici di oggi sono gli stessi di ieri? Lei crede che la rivoluzione industriale abbia segnato l’inizio di una nuova era geologica, l’Antropocene. Stiamo entrando in una nuova era dell’industria, un’era tech: che impatto avrà su Gaia?
“Il nuovo sistema di produzione e di consumo, le macchine che si guidano da sole, la svolta tecnologica, avranno molto più impatto su di noi che sul pianeta. La mia paura è che smettiamo di allenare le nostre menti delegando tutto ai computer, e temo che le macchine ci “tolgano il lavoro”. Ma dal punto di vista climatico non vedo svolte paragonabili alla rivoluzione industriale di trecento anni fa. L’invenzione della macchina a vapore ridefinì i nostri rapporti con la Terra, proiettandoci in una nuova era geologica, l’Antropocene appunto. Così come le prime forme di vita avevano imparato a usare l’energia del Sole per ricavarne ossigeno – e questo passaggio ha segnato tutto ciò che è successo dopo – allo stesso modo l’uomo è stato il primo animale a utilizzare l’energia solare per raccogliere, conservare e usare informazioni. Questo è un passaggio cruciale che condizionerà tutto ciò che segue”.

In che modo? Quando lei ha concepito la teoria di Gaia bisognava ragionare sul rapporto tra l’uomo e il pianeta. Ora in questa relazione subentrerà un terzo incomodo: il robot.
“Dica ai suoi lettori di non preoccuparsi troppo dei robot, fino a che non potranno votare. Il punto di svolta è questo: noi produciamo intelligenza artificiale, ma arriverà il punto in cui i computer diventeranno così evoluti da essere più intelligenti di noi? Insomma, ci rimpiazzeranno? Sembra fantascienza degli anni Venti, ma ora è una eventualità probabile. Più i robot diventeranno capaci, più potrebbero porsi come nostri rivali e chiedere un mondo molto diverso da quello a noi congeniale”.

Per il pianeta, i robot che “animali” saranno?
“Quando gli artificial intelligent animals saranno diventati parte del sistema Terra, non essendo organici, saranno felici in modo molto diverso dal nostro. Anche la loro sorgente di vita non sarà la stessa. Ma per ora possiamo immaginare una mutazione graduale. In questa nostra era dell’Antropocene, noi uomini, che siamo il sistema nervoso del pianeta, gli stiamo imponendo un cambiamento rapido e stiamo dando il via a nuove forme di vita. Il futuro animale elettronico accelererà ancor di più sia le trasformazioni che la nostra stessa percezione del tempo”.

In che modo?
“Prenda me: io e il mio pacemaker siamo perfettamente integrati. A livelli ben più avanzati, l’emergere di forme di vita basate sulla simbiosi tra animale e chip è un’eventualità non remota, e potrebbe offrirci nuove chance di sopravvivenza. Vede, il nostro cervello è in grado di tradurre segnali elettronici in informazioni utili, e viceversa l’elettronica è in grado di trasmettere informazioni ad alta velocità. Immagini una forma di vita elettronica, dove le informazioni viaggiano a una velocità molto più alta di quella sopportabile dai neuroni animali. Con una tale densità di stimoli, un giorno ci sembrerà lungo più di duemila anni. E la vita, in qualche modo, durerà un’eternità”.

Fonte : http://www.repubblica.it/ambiente/2016/10/02/news/james_lovelock_dieci_anni_fa_ero_certo_che_le_emissioni_di_co2_e_il_global_warming_non_ci_avrebbero_dato_scampo_-148942414/