L’evidenza del circuito elettrico sismico globale di Galina Khachikyan

GalinaZhumabek Zhantaev (1), Galina Khachikyan (2) [Foto], and Nikolay Breusov (3)

(1) National Center of Space Research and Technologies, Almaty, Kazakhstan ([email protected]), (2) Institute of Ionosphere of National Center of Space Research and Technologies, Almaty, Kazakhstan ([email protected]), (3) National Center of Space Research and Technologies, Almaty, Kazakhstan ([email protected])

 

Riassunto del lavoro presentato ad EGU 2014 – Vienna -

Si è scoperto che negli ultimi decenni l’attività sismica della Terra ha la tendenza ad aumentare con la diminuzione dell’attività solare (e, di conseguenza, con l’aumento dei raggi cosmici). Un buon esempio di questo effetto, può essere il numero crescente dei terremoti catastrofici recentemente occorsi nel lungo minimo solare.

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Tra il 1973 e il 2011 ci sono stati 20 terremoti con M = 7.0 in regioni con L = 2,0-2,2 . Tutti questi eventi si sono verificati solo nella fase declinante dei cicli solari di 11 anni , mentre erano assenti nella fase ascendente [ Khachikyan et al. , 2010]

Tale risultato supporta l’idea dell’esistenza di un rapporto sole-litosfera che, senza dubbio, fa parte del modello complessivo di interazioni  sole-terra. Il meccanismo fisico di tali rapporti  non è ancora stato ben compreso. Attualmente si ritiene che uno dei principali “ingranaggi”  di questo meccanismo possa essere il circuito elettrico globale (GEC), e cioè un loop di correnti elettriche verticali e penetranti, in accoppiamento elettrodinamico con tutta la geosfera. Si ritiene, inoltre, che il confine superiore della GEC si trova nella magnetopausa, dove il campo magnetico del vento solare si riconnette con il campo geomagnetico, traducendosi in una penetrazione dell’energia eolica solare in ambiente terrestre.

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Considerato che la penetrazione dell’energia eolica solare in ambiente terrestre è descritta meglio in coordinate geocentriche solari nella magnetosfera (GSM), la distribuzione spazio-temporale dei terremoti potrebbe essere evidenziata nel migliore dei modi utilizzando il sistema di coordinate sopra riportato.

34I terremoti preferiscono essere nel luogo dove (e quando)  la componente geomagnetica “Z”, nelle coordinate GSM ( ZGSM ), raggiunge un grande valore positivo. La massima magnitudo possibile del terremoto dipende linearmente dal valore assoluto della componente ZGSM nell’epicentro e nel tempo di occorrenza del terremoto [ Khachikyan et al. , 2012 ] .

L’efficacia dell’operazione GEC dipende dall’intensità dei raggi cosmici (CR), che ionizzano l’aria nella media atmosfera aumentandone la conducibilità.

In relazione a quanto detto in precedenza, si può prevedere che :  

I) dal punto di vista quantitativo, un’attività sismica crescerà nello spazio temporale che va dal massimo solare al minimo solare,  contestualmente all’aumento del flusso dei raggi cosmici CR e II) in quelle regioni del globo, dove la crosta viene trasportata dalle linee del campo magnetico con L =  ~ 2.0 e che sono popolate dai raggi cosmici anomali, la relazione dell’attività sismica con le variazioni dell’attività solare si manifesterà più chiaramente, poiché non vi è una marcata dipendenza dei raggi cosmici, sulle variazioni dell’attività solare.

Questa mappa mostra i collegamenti del campo magnetico sulla superficie della Terra, per L-valori 1.5 , 2 , 3 , 4 e 5. Se estese nello spazio, queste linee di campo attraversano l’equatore magnetico terrestre a 1.5 , 2 , 3 , 4 e 5 raggi terrestri, rispettivamente.

Assumendo il presupposto (I), dai dati del catalogo globale sismologico del NEIC, USGS (dal 1973 al 2010) si è constatato che il numero annuale dei terremoti di magnitudo M4.5+ varia durante il ciclo undecennale con oscillazioni di circa il 7-8%, aumentando durante il minimo solare , e ciò è qualitativamente e quantitativamente in sintonia con le variazioni dei CR nel ciclo solare di 11 anni. Cercando la verifica all’ipotesi (II), si è constatato che, durante il periodo 1973-2010, i 20 terremoti con magnitudo M7+   sono avvenuti in zone sismiche dove le linee di forza geomagnetica L = 2.0-2.2  sono in connessione con la crosta terrestre.

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Le dorsali oceaniche situate nell’emisfero meridionale, lungo il confine della placca tettonica Antartica, sono magneticamente coniugate con le aree di svincolo degli orogeni continentali e le piattaforme nell’emisfero settentrionale . Esiste una stretta coniugazione magnetica tra il confine della placca tettonica di Nazca e il confine tettonico a nord della placca tettonica caraibica[ Khachikyan et al. , 2013].

Sorprendentemente, tutti questi forti terremoti hanno avuto luogo solamente durante la diminuzione di fase del ciclo solare di 11 anni, mentre sono assenti nella fase ascendente. Questo risultato dimostrerebbe l’ ipotesi (II) e potrebbe essere preso in considerazione per la previsione dei terremoti forti nelle zone sismiche dove la crosta è piena di linee del campo geomagnetico L = ~ 2.0.

In conclusione : I risultati confermano un’idea moderna, ossia che i terremoti sono legati al funzionamento del circuito elettrico globale (GEC). Tuttavia, sono necessarie ulteriori e più approfondite ricerche per capire nel dettaglio questo meccanismo.

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Fonti :

http://meetingorganizer.copernicus.org/EGU2014/EGU2014-5253-6.pdf

http://gt.crust.irk.ru/images/upload/tblarticle106/magazin106.pdf

 http://www.scirp.org/journal/PaperDownload.aspx?DOI=10.4236/ijg.2012.35109

 

Michele

Rubrica meteo-climatica Settembre

Introduzione

La prima parte della Rubrica riporta le previsioni e le tendenze meteo-climatiche per i giorni e le settimane successivi alla pubblicazione della Rubrica. La seconda parte riassume e commenta i principali indici climatici e contiene anche qualche considerazione circa la stagione corrente e quella successiva.

La legenda relativa ai seguenti (e molti altri) indici è disponibile al link http://www.meteoarcobaleno.com/index.php?option=com_content&view=article&id=227:indici-climatici&catid=3:climatologia&Itemid=3, peraltro già riportato nel forum Meteo.

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L’Estate 2014 – Bilancio

L’estate ormai terminata dal punto di vista meteorologico è stata caratterizzata da una diffusa e persistente instabilità, essenzialmente di origine atlantica, talvolta nord atlantica. L’instabilità ha riguardato principalmente il Nord Italia, dove ha nettamente compromesso la stagione. Ha tuttavia una influenza anche sull’andamento dell’estate al Centro e persino al Sud, sia pure in misura più limitata e differente: l’estate nella porzione centromeridionale della nostra penisola ha visto sì alcuni episodi di maltempo, ma è stata essenzialmente caratterizzata da bel tempo solitamente senza la calura insopportabile tipica delle avvezioni calde africane. Dunque anche per il Centro-Sud si è trattato di un’estate insolita, almeno per gli ultimi 15-20 anni. Per quanto riguarda il Nord, addirittura, per trovare un’estate analoga occorre tornare indietro di parecchi decenni. A tale proposito, secondo i glaciologi, quest’anno per la prima volta da circa quarant’anni non vi sarà alcuno scioglimento dei ghiacciai alpini, in quanto sono ancora in gran parte coperti di neve; anzi, molto probabilmente quella neve presto diventerà un nuovo strato di ghiaccio.

A Luglio si era ravvisata una similitudine dell’estate appena conclusa con quella del 2012, in quanto

  • come allora, era in corso un Nino “east based”, di intensità debole-moderata;
  • come allora, era presente una anomalia negativa in Atlantico, a latitudini medie;
  • come allora, Luglio ha visto un’alternanza tra ondate di stampo africano, specie al Centro-Sud, e sortite instabili atlantiche, specie al Nord.

Agosto non ha però confermato tale similitudine al Nord ma, per ora, soltanto al Sud e comunque attenuata; anche Settembre non sta in sostanza confermando tale ipotesi. Già nella precedente Rubrica si erano però ravvisate anche alcune differenze rispetto al 2012:

  • il Nino nel 2012 era lievemente più intenso di quello attuale;
  • l’anomalia in Atlantico era più estesa e più vicina alle coste occidentali europee;
  • Luglio 2012 fu interessato da ondate di caldo più intense e durature, rispetto a quelle finora osservate a Luglio 2014, con minori occasioni per “rotture” fresche atlantiche; inoltre a tratti le ondate di caldo interessarono anche il Nord, sia pure      brevemente.

Nel 2012 il Nino declinò rapidamente tra Agosto e Settembre, regalandoci una seconda parte dell’estate caratterizzata da ripetute ed intense ondate di caldo africano, in prevalenza al Sud ma a tratti anche al Centro-Nord. Tale condizione si protrasse fino ad ottobre e persino per buona parte di novembre, sebbene fisiologicamente attenuata a causa della ridotta radiazione solare. Solo all’inizio del mese di dicembre si affermarono le prime isoterme negative ad 850hpa e quindi le prime ondate di freddo di stampo autunnale.

Tale situazione quest’anno non si è ripetuta: Il Nino per ora si mantiene sostanzialmente stazionario.

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L’Autunno 2014 – i precedenti storici

L’autunno è ad oggi caratterizzabile in sintesi come segue:

  • ENSO debole, probabilmente Nino debole, almeno stando alle previsioni NOAA;
  • QBO negativa sia a 30 che a 50hpa (ma conta soprattutto per il tardo autunno e per l’inverno);
  • PDO positiva (almeno all’avvio della stagione, poi potrebbe divenire negativa);
  • l’estate che lo precede fresca e piovosa, un po’ in tutta l’Europa centro-occidentale, con indice AO in prevalenza negativo (persistenza di alte pressioni a latitudini elevate).

Condizioni simili a quelle sopra descritte si sono già verificate, almeno in parte, nel 1963 e nel 1977: in entrambi i casi

  • l’ENSO fu debole ma positivo,
  • l’AO fu mediamente negativa per l’intero trimestre estivo;
  • nel 1977 la PDO fu positiva fino a tutta l’estate, per poi divenire negativa proprio in autunno;
  • il ciclo solare fu debole (in declino nel 1963, in ripresa dopo un minimo nel 1977).

Tuttavia, in entrambi i casi la QBO (prima del 1979 era disponibile solo quella a 30hpa), pur negativa in estate, divenne positiva tra settembre (1963) e dicembre (1977).

Attualmente le prospettive meteo prettamente anticicloniche suggeriscono una maggiore somiglianza con l’autunno 1977, cioè, come si è detto nel precedente numero della Rubrica, con settembre marcatamente anticiclonico ed ottobre e buona parte di novembre con un andamento simile.

In effetti vi è una similitudine anche con gli autunni 1986 e 2005, specie con l’ultimo, anch’esso caratterizzato da QBO già negativa all’inizio dell’autunno ed ENSO debolmente positivo, sebbene poi diventato negativo: in entrambi i casi settembre, ottobre e persino buona parte di novembre fu caratterizzata da una notevole persistenza anticiclonica, con il Vortice Polare, debole e poco compatto, in seria difficoltà a penetrare con decisione sul Mediterraneo. Poi però (da fine novembre nel 2005, dal 20 dicembre circa nel 1986), l’indebolimento delle alte pressioni subtropicali a causa della ridotta insolazione e la scarsa compattezza del Vortice Polare hanno favorito ripetuti scambi meridiani, con ondate di freddo in Europa e anche in Italia.

E’ la situazione opposta a quella dell’autunno 2013, quando il Vortice Polare, potente e compatto, è progressivamente entrato con sempre maggiore decisione sul Mediterraneo all’avanzare della stagione, “schiacciando” sempre più le alte pressioni verso le basse latitudini. Già settembre non fu così marcatamente anticiclonico e meno ancora lo furono ottobre e novembre.

 

I prossimi giorni

Dopo una prima metà di settembre non propriamente stabile e soleggiata dappertutto, a causa appunto delle insidiose “gocce fredde”, il tempo sembra essersi decisamente ristabilito. Anzi, nei prossimi giorni assisteremo ad un episodio, potenzialmente prolungato, di estate tardiva, calda e soleggiata al Centro-Sud, meno calda e più instabile al Nord.

Di seguito è riportata la previsione GFS per le ore centrali di giovedì 18 Settembre, relativa alla pressione al suolo ed in quota:

SLP

 

Nell’immagine si nota un anticiclone su gran parte dell’Europa centro-orientale e settentrionale. Ad ovest, dove dovrebbe trovarsi l’Anticiclone delle Azzorre, sarà invece posizionata una “lacuna barica”, staccatasi dal flusso atlantico e posizionatasi tra Penisola Iberica e Atlantico. Questa figura richiamerà aria calda africana verso il Mediterraneo occidentale. Insomma, per la scadenza astronomica del 23 settembre, a differenza del solito, al momento si profila un tempo di fine estate, almeno al Sud e sulle Isole e sul Centro tirrenico.

Nel lungo termine (ultima decade di settembre), i principali modelli non intravvedono per ora alcun sostanziale cambiamento: le perturbazioni atlantiche per ora si mantengono ben distanti dal Mediterraneo e dall’Italia.

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Possibile evoluzione successiva (Ottobre)

Attualmente, tutti i principali modelli (GFS, ECMWF e GEM) propendono per un lungo periodo di relativa stabilità, in Europa e in buona misura anche in Italia, che potrebbe caratterizzare tutta la seconda metà di Settembre e, potenzialmente, proseguire anche ad Ottobre. Le uniche incognite, come si diceva, possono essere legate a “gocce fredde” o situazioni “di blocco”, condizioni pericolose per le intense precipitazioni che possono provocare in breve tempo, almeno su aree ristrette. Non sembra al momento probabile invece la possibilità che l’anticiclone posizionato sull’Europa, portando i suoi massimi sulla Scandinavia, agevoli la discesa di perturbazioni atlantiche verso l’Italia, come accaduto spesso durante l’estate. Ma nel lungo periodo questa eventualità non si può scartare del tutto.

Ad oggi non è possibile dire di più. Visitate comunque la sezione Meteo del blog, per gli aggiornamenti successivi.

 

Gli indici meteo-climatici: i valori del mese precedente

Di seguito si riportano i più recenti valori disponibili. Tra parentesi sono riportati i valori del mese precedente.

  1. ENSO (El Niño Southern Oscillation, MEI index): (+0,816) +0,858
  2. PDO (Pacific Decadal Oscillation): (+0,70) +0,67
  3. AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation): (+0,243) +0,356
  4. QBO30 (quasi Biennal Oscillation alla quota di 30Hpa): (-19,28) -21,65
  5. QBO50 (Quasi Biennal Oscillation alla quota di 50Hpa): (+0,50) -0,15
  6. MJO (Madden-Julian Oscillation): non rilevato in estate; peraltro presenta attualmente valori molto bassi.

 

Commento indici

1. L’ENSO dopo un anno e mezzo (autunno 2012-primavera 2014) di sostanziale neutralità, è tornato ad essere positivo la scorsa primavera. Le previsioni NOAA per i prossimi mesi confermano la persistenza del Nino, sia pure debole, soprattutto nel comparto oceanico centrale (zone 3 e 3.4). Tuttavia permane ancora una relativa incertezza circa il comportamento dell’indice PDO nei prossimi mesi. Se tornerà in territorio negativo entro qualche mese, indebolirà ulteriormente il Nino.

Per verificare l’attendibilità delle previsioni, è possibile esaminare le anomalie sottosuperficiali di temperatura. Esse possono fornire una prima valida indicazione di quanto probabilmente accadrà effettivamente nel prossimo futuro all’ENSO. La figura successiva si può reperire al seguente link http://www.bom.gov.au/cgi-bin/wrap_fwo.pl?IDYOC007.gif ,

 

ST Subsurface

Nel corso della primavera, le consistenti anomalie positive presenti sotto la superficie oceanica sono gradualmente emerse, avviando l’attuale evento di Nino. Tuttavia, tra maggio e luglio si sono nettamente indebolite, fino ad un sostanziale equilibrio tra deboli anomalie di segno opposto. Attualmente vi è una nuova prevalenza di deboli anomalie positive in gran parte dell’Oceano Pacifico equatoriale. Tali anomalie però, se non si rafforzeranno nettamente, non saranno in grado di produrre un Nino apprezzabile. Pertanto, le condizioni attuali depongono a favore di una condizione “sospesa” tra un Nino debole ed una sostanziale neutralità. In tal senso si rileva una similitudine con quanto già osservato tra l’autunno 2012 e la primavera di quest’anno. Pertanto, la rilevazione ora conferma le previsioni NOAA citate in precedenza, pur potendosene in futuro discostare lievemente, soprattutto verso la neutralità. La situazione è comunque in evoluzione, dunque occorrono conferme.

Anche le anomalie superficiali ENSO mostrano attualmente una situazione sospesa tra neutralità e Nino debole. Nell’Oceano Atlantico, nell’emisfero settentrionale, si mostra una prevalenza di anomalie positive.

http://www.ospo.noaa.gov/Products/ocean/sst/anomaly/

 

SST

 

L’Oceano Pacifico equatoriale è interessato da deboli anomalie positive, specie nel comparto orientale (Nino “east based”). A nord prevalgono le anomalie positive, specie nel comparto oceanico nord orientale (PDO positiva), sebbene un poco attenuate rispetto ai mesi precedenti. Invece a sud dell’Equatore perdurano vaste anomalie negative.

Nell’Oceano Atlantico, l’anomalia negativa tra il Nordamerica e l’Europa Occidentale, proprio su una parte del percorso della Corrente del Golfo alle nostre latitudini, che si era pressoché dissolta, ora mostra nuovo vigore. Il Mediterraneo si riscalda e si raffredda, in concomitanza rispettivamente delle ondate di calore di stampo africano e delle incursioni fresche atlantiche, al momento è sede di deboli anomalie in prevalenza di segno positivo.

2. La PDO mostra dall’inizio dell’anno un’escursione in territorio positivo, presumibilmente temporanea in quanto inserita in un ciclo pluriennale negativo; sta confermando più che mai il suo ruolo “regolatore” dell’ENSO: lo si è osservato nel caso del Nino conclusosi “prematuramente” all’inizio dell’autunno 2012 e lo si osserva con il Nino attuale, già in difficoltà anche a causa del declino della PDO. Al link seguente è riportato il grafico storico della PDO: http://jisao.washington.edu/pdo/img/pdo_latest.jpeg

3. L’AMO è tornata di recente positiva dopo un’escursione in territorio negativo, la prima degli ultimi due anni. Al link seguente è riportato il suo grafico storico http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2011/12/november_2011_amo.jpg. L’AMO risulta di dubbia interpretazione in termini climatici, se non nell’arco di decenni, dopo un cambio di segno.

4. La QBO30 è ormai fortemente negativa e prosegue nel suo calo verso il prossimo valore minimo. Le statistiche dal 1979 ad oggi indicano una permanenza in territorio negativo compresa tra gli 11 ed i 19 mesi, dunque un ritorno in territorio positivo non prima della primavera 2015 e non dopo la fine del 2015. Quindi, la QBO30 sarà certamente negativa durante il prossimo inverno.

5. La QBO50 è appena divenuta negativa. Storicamente, gli intervalli di valori negativi hanno una durata compresa tra 7 e 17 mesi. Pertanto, la QBO50 assumerà nuovamente valori positivi nel periodo compreso tra la primavera 2015 e l’inverno 2015-2016; in media si può ritenere ragionevole che cambi nuovamente segno nel corso dell’estate 2015. Quindi, la QBO50 sarà negativa durante il prossimo inverno.

Pertanto, se il ciclo solare (già debole) confermerà i segni di declino verso il prossimo minimo già manifestatisi di recente, l’accoppiata con la QBO negativa renderà il prossimo inverno potenzialmente favorevole ad irruzioni fredde sul nostro continente, a differenza dell’inverno 2013-2014.

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Considerazioni finali di natura meteo-climatica

I precedenti storici autunnali descritti in precedenza ci suggeriscono di verificare l’andamento prevalente del tempo nel corso di settembre, ottobre e della prima metà di novembre: se osserveremo una anomala persistenza anticiclonica in Europa e sul Mediterraneo, con scarsi o assenti passaggi di vere perturbazioni atlantiche, si tratterà di un altro segnale a favore di un inverno promettente. In sostanza, si confermerà la debolezza del Vortice Polare, non in grado di imporsi sulle alte pressioni subtropicali, come invece ha fatto nell’autunno 2013 e anche nel successivo inverno.

Non è una garanzia di un inverno freddo e nevoso, certo, che dipende anche dalla reale debolezza dell’attività solare nel semestre freddo che inizierà tra poco, oltre che dal segno della QBO (si veda in proposito il paragrafo relativo agli indici), ma una buona premessa sì.

Beninteso, la prevalenza del regime anticiclonico in autunno non è necessariamente sinonimo di tempo asciutto o addirittura siccitoso: l’anticiclone in realtà attualmente protegge più l’Europa continentale che l’Italia ed il Mediterraneo. Questa condizione favorisce l’ingresso di pericolose “gocce fredde”, piccole depressioni in grado di produrre piogge molto intense, anche a carattere alluvionale, in breve tempo su aree ristrette, come purtroppo recenti e tragiche cronache ci hanno ricordato. E’ da tenere in considerazione anche la possibilità di situazioni di “blocco”: depressione ad ovest dell’Italia, alta pressione ad est, con la nostra Penisola in mezzo bersagliata nelle sue regioni occidentali da piogge prefrontali molto intense; oppure depressione intrappolata nei nostri mari e circondata, ad ovest e ad est, dall’alta pressione, e quindi costretta ad esaurirsi sulle nostre regioni, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare.

 

FabioDue

Situazione dei ghiacci marini antartici,artici e resoconto globale

  • Antartici (13 Settembre)

L’estensione dei ghiacci marini antartici è 1.121.000 km quadrati sopra il periodo significativo che va dal 1981-2010. Questo è un nuovo record, che infrange il precedente stabilito nel 2013, di 48.000 kmq.

  • Artici (13 Settembre)

L’estensione dei ghiacci marini artici è 1.098 mila kmq sotto la media che va dal 1981-2010.  Questi sono i dati per il giorno 255. Il giorno 255 è un nuovo minimo di 5.114.710 kmq, 4800 kmq inferiore al giorno 253 (il giorno 254 era di 20.000 kmq superiore al giorno 253)

  • Situazione globale (12 Settembre)

L’estensione dei ghiacci globale è 17.000 kmq sotto la media del 1981-2010. I dati sono riferiti al giorno 254.

 

Fonte : http://sunshinehours.wordpress.com/

Michele

Grafici anomalie temperature terrestri, pausa o continuo riscaldamento ?

La questione è decisamente spinosa, articolata e necessita di una approfondita analisi numerica/statistica, in riferimento al set dei dati (tempistica & medie) presi in esame. Sinteticamente, il nocciolo della questione.

Cari utenti di Nia, sinceramente, io non riesco a capire se la crescita delle temperature del pianeta si è arrestata oppure sta continuando.

Da più parti si scrive e si parla degli anni 1998-2000 come anni di transizione, rottura o cambio di tendenza. Infatti in rete iniziano a circolare una moltitudine di grafici che riportano medie mensili, annuali, quinquennali o decennali.

Prendo quindi spunto da questa serie di commenti e grafici, ripresi dai vari blog e/o portali, per cercare di trovare risposta all’interrogativo riportato in precedenza.

 

Dal blog di Climalteranti :

http://www.climalteranti.it/2014/09/09/ma-quanti-errori-i-parte/

  • “27.27 – C’è un leggero raffreddamento dal 2000 in poi”, dice Nicola Scafetta
  • Replica di Stefano Caserini : “..Sbagliato: l’andamento delle temperature mostra un riscaldamento dal 2000 in poi, seppur non significativo al 95% di probabilità.”

  • …. Replica utente # agrimensore gon set 10th 2014 at 14:03 27.27: Per confutare la tesi di Scafetta che ci sia stato “un leggero raffreddamento dal 2000 in poi…” si mette il link a un grafico che, a partire dal 1800, mostra la media mobile decennale delle T fino a qualche anno dopo il 2000, cosicché la parte di grafico ottenuta esclusivamente con dati posteriori al 2000 è minima (dopo il 2005). Perché non inserire un grafico che riporta le temperature strumentali degli ultimi decenni, magari filtrati per periodi minori di 10 anni?
  • # steph on set 11th 2014 at 14:37

Ecco le due varianti strumentali, dicevo:


Dal punto di vista statistico – a meno che non si voglia trattare i numeri mediante altre discipline che non siano la statistica – penso ci si possa concordare sulla seguente analisi:
da qualunque punto del grafico si tracci una retta il coefficiente angolare è sempre positivo (quindi incompatibile con ogni espressione del tipo “stop”, “fermato” che presuppongono coefficienti angolari nulli almeno su base decennale, figuriamoci “raffreddato”…), in alcuni decenni con intensità maggiore ed in altri decenni con intensità minore. Ricorderei anche che un trend al rialzo lo si analizza partendo dal minimo, non dal massimo. E finché non si rompe la sequenza di minimi crescenti, il trend prosegue indisturbato con le stesse caratteristiche pur in un contesto di rallentamento.
Ergo: il trend *continua* ad essere al rialzo, pur se in modo meno forte.
Non ci sono altre interpretazioni possibili.

Da wikipedia :

http://en.wikipedia.org/wiki/Global_warming

Dal blog di Antony watts :

Nessun riscaldamento globale per 17 anni 11 mesi

http://wattsupwiththat.com/2014/09/04/global-temperature-update-no-global-warming-for-17-years-11-months/

Figura 1 – Media mensile dell’anomalia globale della temperatura nella troposfera inferiore – RSS – e linea di tendenza (linea blu scuro), ottobre 1996 – agosto 2014, nella quale non si mostra alcuna tendenza verso il riscaldamento per 17 anni e 11 mesi.

Quindi che cosa ne deduciamo ?

 

Michele

Più Dalton o Gleissberg ?

Introduzione

Un nuovo documento scientifico pubblicato dalla AGU (American Geophysical Union), a firma CharlesW. Smith, K. G. McCracken, Nathan A. Schwadron e Molly L. Goelzer, conferma il probabile indebolimento della struttura eliosferica durante il prossimo minimo solare, transizione fra il corrente ciclo solare SC24 e il prossimo ciclo solare SC25, e propone due possibili scenari prendendo come riferimento il profondo minimo solare del Dalton (1785-1815) e il minimo solare di Gleissberg, occorso fra il 1865-1895.

 

Il flusso eliosferico magnetico, il flusso dei protoni del vento solare e l’intensità dei raggi cosmici nel minimo solare che sta arrivando

Space Weather, 12,

499–507, doi:10.1002/2014SW001067

 

Riassunto

Recenti lavori scientifici stanno collegando e correlando, con buona approssimazione, la previsione e l’osservazione rilevata del flusso magnetico eliosferico e il ciclo delle macchie solari. Altri documenti hanno mostrato una forte correlazione tra il flusso magnetico e il flusso dei protoni del vento solare proveniente dai buchi coronali. In questa nuovo lavoro uniamo gli sforzi, con l’aspettativa che l’attività delle macchie solari, nel minimo solare che si sta per avvicinare, sarà simile al minimo di Dalton oppure al minimo di Gleissberg: prevediamo che il flusso magnetico e il flusso dei protoni del vento solare, nel prossimo decennio, saranno i più bassi dall’inizio dell’era spaziale. Usando queste previsioni e questa teoria consolidata, prevediamo anche l’intensità dei raggi cosmici galattici nel corso degli stessi anni. L’analisi qui illustrata è una previsione del cambiamento climatico globale dal punto di vista della meteorologia spaziale. Si prevede un nuovo regime dei parametri riguardanti i fenomeni di meteorologia spaziale a carattere transitorio; questo è quello che ci possiamo aspettare nel prossimo decennio.

 

Figure 3

In alto, la media mensile del numero delle macchie solari che termina a Dicembre 2013 (curva nera), con le 2 possibili estensioni: utilizzando i parametri del minimo di Dalton (curva blu) e i parametri del minimo di Gleissberg (curva verde).

Al centro, il valore previsto della densità del flusso HMF <BR>, utilizzando il numero delle macchie solari osservate (curva rossa) fino al 2014, con il derivato livello previsto dall’estensione del minimo di Dalton e dalla teoria di Schwadron e McComas [2008] come applicata da Smith et al. [2013] e Goelzer et al. [2013] (curva blu), e dall’estensione del minimo di Gleissberg (curva verde), nonché il <BR> ottenuto dal set dei dati di Omni2 (cerchi neri) del valore di misura.

In basso, il prevedibile valore del Fsw, ottenuto dalla teoria di Schwadron e McComas [2008] e documenti correlati, utilizzando il numero di macchie solari osservate (curva rossa),  e la previsione utilizzando il postulato minimo di Dalton (curva blu) e il postulato minimo di Gleissberg (curva verde).

 

P.S.

Il notevole ingrandimento della figura principale, ripresa dalla carta, si rende necessario per evidenziare il preciso punto critico del 2020  +/-  2/3 anni (transizione dei due cicli) ad alta probabilità di eventi geofisici e climatici significativi.

 

Fonte : http://tallbloke.wordpress.com/2014/09/03/the-heliospheric-magnetic-flux-solar-wind-proton-flux-and-cosmic-ray-intensity-during-the-coming-solar-minimum/

 

Michele