Le malattie a cui sei più esposto in base al tuo mese di nascita: la mappatura degli scienziati del Columbia University Medical Center

Dimmi quando sei nato ti dirò di cosa ti ammalerai. L’astrologia non è una scienza affidabile, ma secondo uno studio pubblicato su Jama, la bibbia della ricertori Usa, potrebbero esserci valide ragioni e fondamenti scientifici per prestare maggiore attenzione al mese in cui si è nati se si vuole conoscere il rischio d’esposizione a decine di malattie. “Ogni volta che presento il nostro lavoro, devo tener conto del tempo che il mio pubblico spende nelle risate”, dice Nicholas Tatonetti, uno degli scienziati del team della Columbia University Medical Center.

Di certo una pratica non comune per un serio ricercatore universitario, ma Tatonetti studia qualcosa di sconosciuto a quelli più abituati alle complessità delle spiegazioni biologiche e molecolari. “Io studio la gente in base al mese di nascita per vedere se cambia rischio di sviluppare la malattia nel corso della loro vita”, dice. E nel suo ultimo rapporto, pubblicato sul Journal of American Medical Informatics Association, questi risultati fanno aprire gli occhi.

Se si scava nel vasto database di pazienti visitati presso la Columbia Medical Center nel corso di 14 anni, a partire dal 2000, Tatonetti e il suo team hanno dato un primo sguardo alla connessione fra la malattia e il mese di nascita. Alcuni studi precedenti hanno esaminato la potenziale connessione, ma queste indagine si incentra sulla condizioni individuali quali asma e salute del cervello.

Gli studiosi hanno incrociato 1.688 malattie e le date di nascita e le anamnesi di 1,7 milioni di pazienti trattati al Presbyterian Hospital di NewYork-tra il 1985 e il 2013. Stando ai risultati della ricerca 55 malattie sono direttamente correlate al mese di nascita. La ricerca ha inoltre confermato 39 collegamenti precedentemente riportati nella letteratura medica e ha scoperto 16 nuove associazioni, tra cui nove tipi di malattie cardiache, la principale causa di morte negli Stati Uniti.

“Non solo era sorprendente che nessuno avesse ancora studiato la relazione tra le malattie cardiache e il mese di nascita, ma abbiamo trovato non solo una associazione, ma diverse con lo stesso trend di aumento del rischio di malattie cardiache per i nati nel tardo inverno e all’inizio della primavera, “afferma Tatonetti. “Questo è indicativo di una relazione meccanicistica, anche se non sappiamo ancora di cosa si tratta”.

Studi precedenti, per esempio, avevano collegato la nascita in tarda estate o in autunno con asma o problemi respiratori, dal momento che le madri in gravidanza durante l’inverno sono più a rischio di prendere l’influenza o altre infezioni respiratorie. Il gruppo di Tatonetti sta collaborando con altre 40 istituzioni di tutto il mondo per standardizzare le cartelle cliniche elettroniche dei pazienti in modo che i dati anonimi possano essere studiati. La banca dati conterrà i dati ambientali, dal momento che è ben noto che l’esposizione ambientale – a cose come l’inquinamento, il fumo passivo e molto altro – possono influenzare le mamme in attesa e lo sviluppo dei feti.

Lo scienziato preferisce dire che si tratta di uno studio sulla stagionalità, piuttosto che parlare di relazione con il mese di nascita: “L’astrologia non ha prove scientifiche a sostegno delle sue tesi”, dice Tatonetti. “Ma la stagionalità ha influenza sui fattori ambientali variabili presenti al momento della vostra nascita, e stiamo imparando di più sul grande ruolo che l’ambiente, e le interazioni gene-ambiente, giocano nel nostro sviluppo. Questo potrebbe essere un modo per iniziare una mappatura degli effetti gene-ambiente. ”

Provate voi stessi utilizzando la ruota qui sotto

Ecco una sintesi delle cose più importanti:

  1. Nel complesso, i più sani nascono a maggio, i più a rischio a ottobre .
  2. Il rischio di asma è più alto per i nati in luglio e ottobre.
  3. I bambini nati a novembre sono più alto rischio di sviluppare l’ADHD, disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.
  4. I bambini nati marzo corrono il più alto rischio di problemi cardiaci tra cui la fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca e disturbo della valvola mitrale
  5. I bambini nati durante l’inverno vanno incontro ad avere più problemi neurologici.

 

Fonte : http://www.huffingtonpost.it/2015/06/09/malattie-mese-di-nascita_n_7543312.html

Segni di risveglio ai Campi Flegrei. Il vulcano più grande d’Europa preoccupa i ricercatori

“Dobbiamo monitorarlo meglio” esortano i ricercatori dell’Ingv, dopo uno studio scientifico che rivela segni di irrequietezza nella caldera abitata da 500mila persone. Il suolo si sta sollevando, le emissioni di gas aumentano, così come le temperature del sottosuolo. E il magma ha raggiunto la profondità di 3-4 chilometri

I Campi Flegrei potrebbero raggiungere un punto critico. Il suolo si sta rigonfiando, il magma sta risalendo e le temperature interne aumentano. Si tratta ancora di valori minimi: nulla a che vedere con un’eruzione imminente. “Ma bisogna intensificare l’attività di sorveglianza” esorta l’Ingv (Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia) dopo la pubblicazione di un suo studio su Nature Communications.

La ricerca, coordinata da Giovanni Chiodini e condotta insieme alle università di Palermo, Roma Tre e Savoia in Francia, ha cercato di fissare il possibile “punto critico” oltre il quale la risalita del magma e dei suoi gas renderebbe instabile tutto il sistema. “Raggiunte le condizioni critiche – spiega Chiodini – il magma rilascia grandi quantità di vapore”. Risalendo verso la superficie, questo vapore bollente indebolisce le rocce, aprendo due possibili scenari. Il primo è l’eruzione, il secondo (quello opposto) è un aumento della viscosità del magma, e quindi la fine della sua risalita.

Resta dunque incerto cosa accadrà in uno dei supervulcani più pericolosi del mondo, che 39mila anni fa provocò l’eruzione più potente del pianeta negli ultimi 200mila anni, ricoprì delle sue ceneri l’Europa fino a Mosca, bloccò i raggi del Sole provocando un “inverno vulcanico” di due anni e secondo alcuni contribuì addirittura all’estinzione dei Neanderthal. Ma per le 500mila persone che vivono nel bel mezzo della caldera, i segni di irrequietezza non sono da prendere sotto gamba. Tanto che nel 2012 l’allerta è stata innalzata da verde a gialla (livello di attenzione).

Il magma oggi è risalito a 3-4 chilometri dalla superficie (stessa profondità dell’ultima eruzione, detta del Monte Nuovo, nel 1538). Le analisi dei gas della solfatara di Pozzuoli dimostrano che le rocce intorno al serbatoio di magma si stanno scaldando e rilasciano sempre più vapore acqueo. “Il possibile avvicinarsi del magma alle condizioni di pressione critica – spiega ancora Chiodini – può spiegare l’attuale accelerazione delle deformazioni del suolo, il recente incremento delle scosse di terremoto e l’aumento dei gas più sensibili agli incrementi di temperatura”.

Più che dal simbolico Vesuvio, è dunque dai Campi Flegrei che gli abitanti di Napoli e dintorni dovrebbero guardarsi. La forma di caldera anziché di montagna fa sembrare innocuo questo vulcano con un diametro di 12 chilometri, metà a terra e metà nel golfo di Pozzuoli, costellato da bocche eruttive, coni e fumarole. Ma se greci e romani collocavano qui (nell’Averno) la porta dell’inferno, una ragione probabilmente c’è.

Nella storia, la caldera si è sempre alzata e abbassata, quasi avesse un respiro. Nel mercato romano di Pozzuoli alcune colonne sono incrostate da conchiglie, a dimostrazione che un tempo si trovavano sotto l’acqua. Dopo l’eruzione del Monte Nuovo, la caldera si è assestata sprofondando leggermente. E’ tornata ad alzarsi a partire dal 1950, fino all’eclatante bradisismo degli anni ’80. Tra il 1982 e il 1985 il suolo si sollevò di quasi due metri e uno sciame sismico provocò l’evacuazione degli abitanti di Pozzuoli. Dal 2005 il suolo si è rialzato di altri 40 centimetri, seguito millimetro per millimetro dai satelliti CosmoSkyMed, dall’Istituto Irea del Cnr che ne analizza i dati e dalle stazioni di monitoraggio dell’Ingv. Una sequenza di piccoli terremoti conferma che il gigante potrebbe aver voglia di risvegliarsi. Sarebbe come – dichiarò alla Reuters qualche anno fa Giuseppe De Natale, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv (il più antico centro di ricerche sui vulcani del mondo ) – come l’arrivo di un grande meteorite. Un’eventualità tanto rara quanto catastrofica”.

Fonte : http://www.repubblica.it/scienze/2016/12/22/news/segni_di_risveglio_ai_campi_flegrei_il_supervulcano_piu_grande_d_europa_preoccupa_i_ricercatori-154698514/

Dopo 37 anni torna la neve sul deserto del Sahara

In una zona algerina del deserto del Sahara, per la seconda volta nella storia, sono scesi i fiocchi di neve. Questa volta, però, per una giornata intera  

Roma, 21 dicembre 2016 – L’atmosfera natalizia è arrivata anche sulle dune del deserto del Sahara. In una zona nei pressi della cittadina di Aïn Sefra (Algeria), infatti, è scesa la prima neve dopo ben 37 anni. Il risultato è stato un suggestivo effetto ottico creato dal contrasto della neve sulla sabbia rossastra.

PRECIPITANO LE TEMPERATURE
Sull’Algeria si è abbattuto un ciclone afro-mediterraneo che ha portato con sé un’aria artica. La temperatura nelle zone più basse della catena montuosa dell’Atlante, che raramente scende sotto i 20 gradi, è quindi precipitata sotto lo zero, provocando perturbazioni nevose che hanno imbiancato le sabbie rosse del deserto. L’area più colpita è stata quella attorno ad Aïn Sefra, cittadina di 54mila abitanti a circa 1000 metri sopra il livello del mare.

UNA GIORNATA DI NEVE NEL DESERTO
La prima nevicata della storia in questa zona è avvenuta il 19 febbraio 1979, quando i fiocchi sono scesi solamente per mezz’ora. Ieri, invece, la neve ha ricoperto il deserto del Sahara sia di giorno che di notte, regalando uno spettacolo insolito durante le prime ore del mattino di oggi. Il ciclone afro-mediterraneo in questione è diretto verso l’Italia

Fonte : http://www.quotidiano.net/magazine/viaggi/sahara-neve-1.2769097

Trump chiede i nomi di chi ha lavorato sul clima. Gli scienziati: salviamo i dati

L’equipe di Trump ha chiesto a Obama i nomi di tutti coloro che abbiano lavorato su questioni climatiche. Gli scienziati si mobilitano con il #datarefuge

L’entourage del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha inviato a Barack Obama una lettera nella quale si chiede di fornire i nomi di tutti coloro che abbiano lavorato in questi anni sul tema dei cambiamenti climatici per il governo. Una proposta cha ha scatenato un’ondata di panico nel mondo della ricerca scientifica. La paura che il nuovo inquilino della Casa Bianca possa mettere i bastoni tra le ruote ai climatologi è talmente concreta da aver spinto alcuni di loro a lanciare nei giorni scorsi un’iniziativa, battezzata #datarefuge.

Il timore è che i risultati frutto di anni di lavoro possano andare perduti, soprattutto dopo le nomine di tre convinti sostenitori delle fonti fossili in altrettanti posti-chiave del governo: all’Ambiente, all’Energia e agli Affari interni. Di qui la decisione della comunità scientifica di organizzare un gigantesco salvataggio dei dati governativi in materia di clima.

“Trump ci ha dichiarato guerra. Prepara l’inquisizione”

L’idea è stata avanzata per primo dal meteorologo americano Eric Holthaus, che ha accompagnato il lancio su Twitter con un appello: “Ricercatori, se siete in possesso di dati del governo sul clima, aggiungeteli qui”. Segue il link ad un Google Doc, sul quale nel giro di pochi giorni sono stati salvati più di 50 database per un totale di decine e decine di terabyte. Si tratta soprattutto di dati relativi a lavori della Nasa e del dipartimento dell’Energia, che saranno stoccati su server non governativi ai quali i funzionari di Washington non possono accedere.

Holthaus, riferisce il quotidiano francese 20Minutes, ha spiegato senza mezzi termini il suo punto di vista: “Viste le scelte operate da Trump – ha spiegato lo scienziato – è chiaro che il nuovo presidente vuole dichiarare guerra alla scienza. Prepara un’inquisizione”.

Obama: “Non forniremo alcun nome”

Inquietante, in effetti, è il fatto che la squadra di Trump abbia inviato una settimana fa un questionario all’amministrazione di Barack Obama, chiedendo in particolare i nomi di tutte le persone che abbiano lavorato sul tema dei cambiamenti climatici presso il dipartimento dell’Energia. Il presidente uscente ha rifiutato la richiesta con queste parole: “Forniremo tutte le informazioni accessibili pubblicamente ma non trasmetteremo alcun nome”.

Nel mirino anche i negoziatori all’Onu e gli articoli scientifici

Nella lettera, tra l’altro, i collaboratori di Trump non si accontentavano neppure di conoscere le identità delle persone coinvolte in prima persona: chiedevano anche una lista di tutti gli impiegati ministeriali e dei consulenti che abbiano partecipato a qualsivoglia discussione internazionale in materia di clima organizzata sotto l’egida delle Nazioni Unite negli ultimi cinque anni. Nonché tutti gli articoli scientifici pubblicati dai ricercatori di diciassette laboratori nazionali controllati dallo stesso dipartimento dell’Energia nell’ultimo triennio. Con la specifica di chi appartiene ad un sindacato o a un’associazione di categoria, tanto per non farsi mancare nulla.

Fonte : http://www.lifegate.it/persone/news/trump-nomi-clima-scienziati-datarefuge