Toscana : A luglio, pioggia un giorno su tre


Anomalie delle precipitazioni registrate sul territorio italiano -Luglio 2014-

Fonte : CNR

Un luglio così ce lo ricorderemo per anni.  Un mese fresco, in cui è piovuto molto, molto di più di quanto atteso per questo mese estivo.

I dati registrati sui capoluoghi toscani ci dicono che mediamente come quantità di pioggia è piovuto quasi 6 volte tanto, con un surplus di +490% rispetto alla media climatologica 1971-2000. E i giorni piovosi sono ugualmente eccezionali, quasi 4 volte rispetto alla “norma”; cioè è piovuto 12 giorni rispetto ai circa 3 che solitamente ci aspettiamo a luglio. Addirittura, questo luglio ha registrato più giorni di pioggia che un normale mese di novembre,  in cui ci sono circa 10 giorni piovosi.
Incredibile il dato di Livorno, dove è piovuto quasi 15 volte rispetto alla media con 10 giorni di pioggia (ovvero è piovuto un giorno su tre) rispetto ai due previsti normalmente in questo periodo. Seguono Lucca e Pisa, inzuppate da una quantità di pioggia circa 8-9 volte più abbondante della norma.
I valori più contenuti in questo mese eccezionale sono quelli delle città dell’interno: a Firenze è piovuto “solo il doppio”, ad Arezzo e Siena ”solo il triplo”.
In 7 capoluoghi (Massa-Carrara, Lucca, Pisa, Livorno, Pistoia, Prato ed Arezzo) questo luglio è il più piovoso dall’inizio di ciascuna serie storica (almeno 80-90 anni).

Situazione dei ghiacci marini artici ed antartici e anomalie SST oceaniche, quali ripercussioni sulla circolazione atmosferica ?

E’ risaputo, Settembre è un mese molto importante, per monitorare l’evoluzione dei ghiacci artici ed antartici. Quindi, in proiezione del prossimo cambio stagionale, quali preliminari considerazioni di carattere climatico e di circolazione atmosferica possiamo trarne, in riferimento non solo ai ghiacci, ma anche ha delle importanti anomalie, delle SST oceaniche ?

Ghiacci marini artici

http://ocean.dmi.dk/arctic/old_icecover.uk.php

Per quanto riguarda la calotta polare artica e i suoi rispettivi ghiacci marini, ho solo un interrogativo da porvi (pormi). Interrogativo, che tuttavia credo, troverà a breve risposta: Ci stiamo lasciando alle spalle la drammatica fusione registrata nel passato quinquennio ?

Anomalia SST oceaniche, emisfero nord

Oceani emisfero nord

La sezione degli oceani del nord emisfero, lascia, viceversa, poco spazio alle malinterpretazioni : I Mari del nord (scandinavia), stretto di bering e sezione oceanica nord-atlantica (Terranova) stanno vivendo pesanti anomalie positive, circa +6°C/7°C.

L’interrogativo – Quindi, se gli scambi meridiani, protagonisti in assoluto di questa anomala estate, continueranno anche nella prossima stagione autunnale, sulla falsa riga di questa estate, è lecito aspettarsi violente ciclo genesi locali, nel nord emisfero ?

Concludo il capitolo dedicato all’emisfero nord, con la proiezione GFS – nord emisferica- per il 12 Agosto.

4 lobi del Vp
Vortice polare diviso in quattro. Si osserva, un primario asse costituito fra il Labrador e Siberia e due profonde depressioni posizionate rispettivamente, sulle Auletine e una sulla Gran Bretagna.

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Adesso, l’emisfero sud. Questa è la fetta del nostro pianeta, più stabile e con un trend termico ben stabilito. In due parole, continua la crescita dell’anomalia negativa, sia dei ghiacci marini antartici, che delle SST oceaniche.

Ghiacci marini antartici, situazione del 6 agosto

Antarctic Sea Ice Extent

L’estensione dei ghiacci marini antartici è di 1.357.000 km quadrati, al di sopra del settore significativo, che va dal 1981-2010. Questo è il 139 record giornaliero, per questo 2014.
La traccia attuale di colore rosso, evidenzia in questi giorni, una pausa, dopo un salto enorme. Tali pause non sono insolite, come potete osservare nella rottura della corsa record registrata nel passato 2013 (la linea nera).

http://sunshinehours.wordpress.com/2014/08/06/antarctic-sea-ice-extent-aug-6-2014-1357000-sq-km-above-normal-139th-daily-record/

Anomalia SST oceaniche, emisfero sud

Oceani emisfero sud

Michele

Cattiva scienza

Una breve guida per individuarla

Bad science logo

 

Titoli sensazionalistici

I titoli degli articoli di stampa sono progettati per catturare l’attenzione del lettore, per influenzarlo nella scelta dell’ articolo da leggere. Poi, se si tratta di articoli scientifici, nel migliore dei casi le informazioni di questa o quella ricerca vengono date in maniera troppo semplicistica. Nel peggiore dei casi, il sensazionalismo è incompreso.

Risultati male interpretati

Di tanto in tanto, gli articoli dei giornali falsano o interpretano male i risultati di una ricerca, oppure lo svolgersi di un evento o di una storia, intenzionalmente o meno.  In caso di articolo che parla di una ricerca scientifica, il lettore dovrebbe cercare di leggere questa in originale, così come è stata scritta, piuttosto che basarsi sui risultati esposti nell’articolo.

Conflitto di interesse

Molti giornali ingaggiano scienziati, direttamente, per attività di ricerca finalizzate alla pubblicazione. Anche se ciò non significa necessariamente invalidare la ricerca, la questione dovrebbe essere presa in considerazione quando si analizza uno studio, perchè questo potrebbe anche essere male interpretato per favorire interessi economici o personali.

Correlazione e causa

Essenziale è non fare confusione tra correlazione e causa. La correlazione tra due variabili non significa automaticamente che una causi l’altra. Dal 1800 il riscaldamento globale è aumentato  e il numero dei pirati è diminuito, il che non implica che la carenza di pirati causi il riscaldamento globale.

Linguaggio speculativo

Uno studio che fa della speculazione deriva, a sua volta, da uno studio che poggia proprio su termini speculativi. Si deve essere molto attenti soprattutto quando vengono riportate nel testo parole come : “può”, “potrebbe” etc… o altri termini del genere. E’ pressochè certo che uno studio che utilizza una terminologia del genere non potrà fornire conclusioni concrete.

Dimensione del campione troppo piccolo

Nel processare i dati, più piccolo è il campione e minore è l’affidabilità dei risultati su tale campione. Le conclusioni devono essere quindi considerate con intelligenza nel caso in cui l’utilizzo di piccoli campioni  è inevitabile. Può essere motivo di sospetto il fatto che un ampio archivio di dati venga evitato (o non implementato) nello studio.

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Campioni rappresentativi in studi clinici umani

I ricercatori cercano di selezionare gli individui che sono rappresentativi di una popolazione più ampia. Se il campione selezionato non rappresenta la popolazione nel suo complesso, i risultati possono anche non essere corretti.

Gruppo di controllo negli studi clinici

I risultati sull’oggetto di studio devono essere confrontati con un “gruppo di controllo” a cui non è stata fornita la materia in esame. I gruppi devono essere assegnati a caso. Generalmente, in tutto l’esperimento, un gruppo di controllo dovrebbe essere assegnato quando tutte le variabili da utilizzare sono controllate.

Uso del test nascosto

Per evitare qualsiasi pregiudizio, i soggetti non deve sapere se essi appartengono ad un gruppo di studio o di controllo. Nel doppio test nascosto, anche i ricercatori non conoscono i soggetti del gruppo di controllo fino al termine del test. Nota: Il doppio test nascosto non è sempre fattibile o accettabile dal punto di vista etico.

Risultati parziali

Si tratta di scegliere dei dati dagli esperimenti che supportano la conclusione della ricerca, ignorando quei dati che non lo fanno. Se una ricerca trae le conclusioni da una selezione di dati e non da tutti, e cioè da dati parziali  intenzionalmente scelti, i risultati non sono attendibili.

Risultati irriproducibili

I risultati dovrebbero essere replicabili da studi di ricerca indipendenti, e testati in una vasta gamma di condizioni (se possibile), per garantire che siano generalizzabili. Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie, questo é molto di più di  uno studio indipendente !

Pubblicazioni e riferimenti

Le ricerche pubblicate sulle principali riviste sono già state oggetto di un processo di revisione, tuttavia possono ancora contenere errori; questo implica che dovrebbero essere valutate con intelligenza. Analogamente, un gran numero di riferimenti non sempre indica che la ricerca è fortemente supportata.

 

Fonte : http://www.compoundchem.com/2014/04/02/a-rough-guide-to-spotting-bad-science/

 

Michele

Il Sole, e non la CO2, è sufficiente a spiegare le variazioni termiche degli ultimi 400 anni !

Si tratta di uno studio effettuato dal ricercatore Dan Pangburn, che ha cercato di correlare le variazioni del numero di macchie solari dal 1610 ad oggi con la variazione della temperatura globale terrestre.

Il lavoro può essere trovato in modo dettagliato al sito Global Warming Unveiled , ed esamina scrupolosamente le variazioni dell’attività solare secondo un’equazione che mostra, a partire dal 1941, un significativo aumento energetico dell’attività della nostra stella.

L’equazione include anche parametri come le oscillazioni periodiche oceaniche delle temperature, che tanta influenza hanno sul nostro clima.

Il grafico che si ottiene coincide magnificamente con quella che è la variazione della temperatura globale dal 1850 ad oggi, non solo, ma introducendo il parametro della forzante della CO2, esso risulta praticamente irrilevante!

Il primo grafico mostra la correlazione tra la variazione dell’attività solare e le temperature globali misurate dal 1850 (fonte HADCRUT).

Il secondo grafico mostra una previsione della temperatura per i prossimi decenni, nel caso in cui il Sole torni alla sua attività tipica del periodo 1925-41, oppure che torni in Maunder – like, cioè del tutto privo di macchie solari.

Fonte : http://freddofili.it/22/07/2014/il-sole-e-non-la-co2-e-sufficiente-a-spiegare-le-variazioni-termiche-degli-ultimi-400-anni/

Michele

Nicola Scafetta : Le temperature globali e il numero di macchie solari sono correlate? Sì, ma non in modo lineare

Una risposta a Gil-Alana et al. (2014)

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378437114005226

DOI: 10.1016/j.physa.2014.06.047

 

Riassunto

Recentemente Gil-Alana et al. (2014) hanno confrontato le registrazioni del numero delle macchie solari con le registrazioni delle temperaure, ed hanno scoperto che si differenziano perchè :  le registrazioni del numero delle macchie solari sono caratterizzate da un ciclo dominante di 11 anni, mentre le registrazioni delle temperature sembrano essere caratterizzato da una “singolarità” o “polo“, in una funzione di densità spettrale alla frequenza “zero“. Di conseguenza, hanno sostenuto che le due registrazioni sono caratterizzate, da sostanziali e diversi modelli statistici frazionari, ed hanno quindi respinto l’ipotesi che il Sole influenza notevolmente le temperature globali.

In questo lavoro mostro che :

(1) la “singolarità” o “polo” in funzione della densità spettrale della temperatura superficiale globale alla frequenza “zero“, non esiste: il modello osservato deriva dalla tendenza al riscaldamento del segnale di temperatura occorso dal 1880, ed è un errore di interpretazione tipico, che lo spettro dei segnali non stazionari può suggerire;

(2) appropriati periodogrammi continui chiariscono la questione e mostrano anche una firma del ciclo solare di 11 anni (ampiezza ≤ 0,1 ° C) che, dal 1850, ha una durata media di circa 10,4 anni ed è prodotto da molte altre naturali oscillazioni;

(3) la firma solare nel record della temperatura superficiale può essere riconosciuta solo utilizzando tecniche specifiche di analisi, che tengano conto della non-linearità e filtraggio di molteplici contributi al cambiamento climatico;

(4) dopo l’anno 1880, la tendenza al riscaldamento della temperatura non può essere paragonata, o studiata, con il solo record delle macchie solari e il suo ciclo di 11 anni, ma richiede ulteriori modelli di proxy solari che mostrano oscillazioni di breve e lunga scala, più il contributo di forzanti antropogeniche, come fatto in letteratura. Diverse evidenze suggeriscono che le temperature globali e il numero delle macchie solari sono molto legati gli uni agli altri, su più scale temporali. Così, essi sono caratterizzati da modelli frazionari ciclici. Tuttavia, gli indici climatici e solari sono collegati tra loro attraverso processi complessi e non lineari.                                                                                                                                Infine, dimostro che la previsione di un modello semi-empirico per la temperatura superficiale globale basato sulle oscillazioni astronomiche e forcing antropogenico proposto da Scafetta dal 2009, ad oggi, ha avuto successo.

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All’interno del documento, Nicola riporta ulteriori trame rappresentative di vari indici su una vasta gamma di tempi che dimostrano, chiaramente, la stretta coerenza tra l’attività solare e le fluttuazioni della temperatura sulla superficie del nostro pianeta.

Figura 5. (A) Confronto fra una delega dell’attività solare (blu) e una delega della temperatura (δ18O) a Dongge, Cina (verde), che rappresenta i cambiamenti del clima asiatico durante l’Olocene. I due set di dati sono evidentemente ben correlati. (B) Confronto fra le temperature medie globali troposferiche (blu) ed il record dei raggi cosmici galattici (rosso), che vengono modellati dall’attività magnetica solare. Il pannello mostra il confronto raggiunto dopo la rimozione delle componenti : El Nino, NAO e aerosol vulcanici. (C) le temperature osservate rispetto alla lunghezza del ciclo solare. (D) gradiente polare annuale dell’emisfero nord (blu), la sua traccia annuale media di 10 anni (trattino blu), in confronto, con l’irradianza solare totale stimata (rosso) (E) Confronto fra la ricostruzione della temperatura a Belukha (Siberia), con le deleghe dell’attività solare. (F) Ricostruzione della temperatura per le Alpi Centrali nel corso degli ultimi due millenni.

 

Modello astronomico climatico vs previsioni IPCC

La figura sopra riportata mostra la registrazione della temperatura superficiale globale (HadCRUT3): La curva rossa indica il record originale globale della temperatura superficiale pubblicato sul giornale JASTP2012b e la curva blu mostra la temperatura della superficie globale aggiornato al più recente mese disponibile. La curva di colore nero, all’interno dell’area di colore ciano, è la previsione del modello astronomico armonico del 2000, che supera chiaramente le generali proiezioni del modello di circolazione IPCC (area verde). La curva gialla è la componente armonica da sola,  senza la componente antropica.

Il documento : http://people.duke.edu/~ns2002/pdf/1-s2.0-S0378437114005226-main.pdf

 

Fonte :  http://tallbloke.wordpress.com/2014/07/28/nicola-scafetta-global-temperatures-and-sunspot-numbers-are-they-related-yes-but-non-linearly/

 

Michele