Sea Surface Temperature Anomalies , chi è in errore e se errore é ? [Aggiornato articolo : Nuove discrepanze]

Unisys Weather vs Canadian Institute

8 Ottobre 2014, due servizi di rilievo delle anomalie giornaliere delle temperature superficiali oceaniche, sembrano riportare dei contrastanti valori. Sono le diverse scala dei colori, che ci inducono in errore, oppure uno dei due servizi è in fallo ?

L’acque che circondano Terranova presentano anomalie positive di circa +2,5 °C, oppure presentano anomalie negative inferiori ai -3°C ?

:smile:

Terre-Neuve

SST anomaly nord atlantic

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Update delle ore 11:15 del 9 Ottobre 2014

Ho trovato altre due banche dati, che riportano anomalie SST oceaniche. Permangono le differenze anche se di minor portata. Preliminari osservazioni :

Golfo del messico : anomalie comprese fra 0.5 e 1.25 °C (carta in alto), anomalie comprese fra -0.5 e 1°C (carta in basso)

Coste di Terranova: anomalie comprese fra 1.75 e 3 o 4°C (carta in alto), anomalie comprese fra 0.5 e 1°C (carta in basso).

SST anomaly

 

Conclusioni :

Houston abbiamo un problema ….

:smile:

Banche dati :

http://polar.ncep.noaa.gov/sst/ophi/color_anomaly_NW_ophi0.png

http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/oisst/navy-anom-bb.gif

 

Link :

http://weather.gc.ca/saisons/image_e.html?img=2014100800_054_G6_global_I_SEASON_tm@lg@sd_000&title=daily&bc=sea

http://weather.unisys.com/surface/sst_anom.gif

Michele

Manipolare il clima per contrastare il riscaldamento del pianeta

La quantità di CO2 nell’atmosfera continua ad aumentare e un accordo globale sul clima sembra ancora lontano. Perché allora non ricorrere alla tecnologia per modificare artificialmente il clima?

Un enorme specchio nello spazio per riflettere la luce del sole e raffreddare la Terra. Oppure una barca che solca gli oceani per nutrire le alghe e ridurre il CO2 nell’atmosfera. Fantascienza?

«Niente affatto», risponde Nicolas Gruber, professore di fisica ambientale al Politecnico federale di Zurigo (ETHZ). «L’idea degli specchi nello spazio è fattibile, sebbene estremamente costosa. La fertilizzazione degli oceani è invece una tecnica che è già stata sperimentata. Si è però dimostrata relativamente inefficace», dice a swissinfo.ch.

Un’opzione tabù

I due metodi sono un esempio di ingegneria climatica (o geoingegneria), la modificazione deliberata e su vasta scala del sistema climatico terrestre. Contrariamente alle tecniche per provocare pioggia o grandine artificiale, gli effetti sono planetari e a lungo termine.

«Nei negoziati internazionali sul clima, l’ingegneria climatica non è ancora stata discussa. Per ora rimane un tabù politico, che potrebbe però essere infranto», afferma Matthias Honegger di Perspectives, uno studio di consulenza di Zurigo specializzato in questioni climatiche.

L’esperto, che a fine agosto si è recato a Berlino per la prima conferenza internazionale sul tema, prevede che «se i capi di Stato dovessero rendersi conto che è troppo tardi per contenere il riscaldamento a 2°C e che i loro sforzi di adattamento nazionali sono insufficienti, allora è probabile che si considererà la possibilità di ricorrere all’ingegneria climatica».

In questo senso, i presupposti già ci sono. La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è in continuo aumento e ha raggiunto un livello record, rileva l’Organizzazione meteorologica mondiale nel suo ultimo rapporto sui gas a effetto serra. Un’evoluzione che la comunità internazionale non sembra, per ora, in grado di contrastare.

«I progressi a livello globale sono lenti», constata il Centro per la ricerca internazionale sul clima e l’ambiente di Oslo. «Attualmente – scrivono i ricercatori norvegesi – il mondo è più lontano dalla conclusione di un solido accordo internazionale sul clima di quanto lo era 15 anni fa, quando è stato adottato il Protocollo di Kyoto».

Intervenendo al vertice sul clima tenutosi a New York il 23 settembre, anche la ministra dell’energia svizzera Doris Leuthard ha sottolineato che «troppe poche cose sono cambiate nel mondo in fatto di clima».

Bloccare i raggi del sole

L’ingegneria climatica ingloba tutta una serie di interventi, che possono essere suddivisi in due categorie principali: la rimozione del CO2 dall’atmosfera (Carbon Dioxide Removal, CDR) e il controllo delle radiazioni solari che giungono sulla Terra (Solar Radiaton Management, SRM).

Il primo approccio comprende la manipolazione degli ecosistemi al fine di aumentare la quantità di anidride carbonica assorbita dalla biomassa terrestre (piante e suolo) o marina. Spargendo solfati di ferro sulla superficie degli oceani, ad esempio, si favorisce la crescita delle alghe, che attraverso la fotosintesi fissano il CO2.

Soluzioni più innovative prevedono l’impiego di “aspirapolveri” per filtrare l’anidride carbonica dall’aria, un campo in cui si sono contraddistinti alcuni progetti svizzeri (vedi articolo a lato).

Dal canto loro, le tecniche SRM contemplano, oltre alle installazioni nello spazio, l’aumento della riflettività della superficie terrestre, delle nuvole o dell’atmosfera.

«Cambiando il colore dell’asfalto, da scuro a chiaro, si può ottenere un raffreddamento locale, ad esempio in una città. Questo potrebbe evitare centinaia di morti durante le ondate di calore. Sapere se si può fare lo stesso su larga scala è però un’altra questione», osserva Matthias Honegger.

Tra le tecniche SRM più studiate, e promettenti, vi è l’immissione di aerosol nella stratosfera con l’ausilio di aerei, proiettili o palloni aerostatici. «Si ottiene l’effetto di un’eruzione vulcanica», spiega Reto Knutti, professore all’Istituto di ricerca sull’atmosfera e il clima dell’ETHZ

«È risaputo – prosegue il ricercatore – che dopo un’eruzione, come quella del Pinatubo, la temperatura diminuisce». Le polveri liberate dal vulcano filippino nel 1991 fecero abbassare la temperatura terrestre di circa mezzo grado per due anni.

Di fronte all’opzione dell’ingegneria climatica, per ora confinata a progetti in laboratorio o su piccola scala, si pongono però interrogativi cruciali, avverte Reto Knutti: «Quali sono gli effetti collaterali? E quali sono le implicazioni politiche ed etiche?».

Molte incertezze

È evidente che la manipolazione dell’atmosfera comporta grandi cambiamenti, in particolare nel ciclo dell’acqua e delle precipitazioni, osserva Reto Knutti.

La sua collega all’ETHZ, Ulrike Lohmann, spiega che nel caso degli aerosol nell’atmosfera c’è meno luce solare che raggiunge la superficie terrestre, ciò che modifica il bilancio del pianeta. «Il risultato è una diminuzione delle precipitazioni a livello globale, come d’altronde si è notato dopo il Pinatubo».

L’ingegneria climatica cambierebbe completamente il nostro legame con la natura e rafforzerebbe la diffidenza tra le nazioni, sostiene James Fleming, storico della scienza e della tecnologia e autore di un libro (“Fixing the Sky”) che documenta i tentativi per controllare il clima.

«Gli scandinavi direbbero improvvisamente che l’Inghilterra è responsabile del loro brutto tempo, e viceversa. Il potenziale per conflitti futuri è enorme», afferma in un’intervista a Greenpeace.

Altro problema: cosa succederebbe se, per ragioni politiche, economiche o scientifiche, si interrompesse all’improvviso un progetto di geoingegneria dopo 20 o 30 anni? «Il rischio è un riscaldamento repentino di 1 o 2 gradi, magari in un solo anno», risponde Reto Knutti. Un incremento della temperatura molto più rapido rispetto a quello attuale, che potrebbe avere conseguenze catastrofiche.

L’ingegneria climatica rischia soprattutto di distrarre dai tentativi – e dagli obiettivi – di riduzione delle emissioni, compromettendo i negoziati internazionali, denunciano i suoi detrattori, tra cui le organizzazioni ambientaliste. Le geoingegneria, sottolineano, non si attacca al problema alla base, ma si limita ad alleviarne i sintomi

Riflessione approfondita

Buona parte del mondo scientifico è dunque scettica, o perlomeno auspica prudenza. Alla conferenza di Berlino, Mark Lawrence, direttore scientifico dell’Istituto per gli studi avanzati sulla sostenibilità di Potsdam (Germania), ha rammentato che «nessuno degli approcci di ingegneria climatica può essere implementato rapidamente e senza problemi».

Anche per capirne le potenzialità, i limiti e gli effetti collaterali, è dunque necessaria una riflessione approfondita, insiste Matthias Honegger. Una discussione, aggiunge, che dovrà coinvolgere anche l’opinione pubblica.

Di Luigi Jorio, swissinfo.ch

Fonte : http://www.swissinfo.ch/ita/manipolare-il-clima-per-contrastare-il-riscaldamento-del-pianeta/40800112

 

L’attività del Sole influenza il cambiamento climatico naturale

Studi sull’ultima era glaciale lo confermano

Florian Adolphi, Raimund Muscheler, Anders Svensson, Ala Aldahan, Göran Possnert, Jürg Beer, Jesper Sjolte, Svante Björck, Katja Matthes, Rémi Thiéblemont. Persistent link between solar activity and Greenland climate during the Last Glacial Maximum. Nature Geoscience, 2014; DOI: 10.1038/ngeo2225

Figura 4 ripresa dal documento:

Rianalisi della risposta alla forzatura solare nel ventesimo secolo e il corrispettivo modello climatico accoppiato.

Fig.no.4

Pressione al livello del mare (a sinistra) 850 hPa, velocità del vento e direzione (al centro), precipitazioni (a destra) per anomalie negli inverni di minimo-massimo solare (dicembre-febbraio) come si vede nella rianalisi del XX secolo (1948-2010, in alto) e il modello climatico accoppiato di 145 anni (in basso). I puntini gialli indicano la posizione delle carote di ghiaccio GRIP. I dati sono stati suddivisi in numero minimo solare / periodi di massimo seguente. I livelli di significatività sono indicati con una punteggiatura di colore nero (90%) e bianchi (95%)

Per la prima volta, un nuovo studio dell’Università di Lund, in Svezia, ha ricostruito l’attività solare durante l’ultima era glaciale. Lo studio dimostra che il clima regionale è influenzato dal sole e offre l’importante opportunità di prevedere meglio le future condizioni climatiche in alcune regioni.

Per la prima volta, un gruppo di ricerca è stato in grado di ricostruire l’attività solare dalla fine dell’ultima era glaciale, intorno a 20.000-10.000 anni fa, analizzando alcuni elementi nella traccia delle carote di ghiaccio in Groenlandia e formazioni rupestri provenienti dalla Cina. Durante l’ultimo massimo glaciale, la Svezia era completamente ricoperta da un sottile strato di ghiaccio, che si estendeva fino alla Germania settentrionale e il livello del mare era fino a 100 metri inferiore rispetto al presente, perchè l’acqua, nelle vaste calotte di ghiaccio, era gelata. Il nuovo studio rileva che le variazioni del sole influenzano il clima sempre con modalità similari, indipendente dal fatto che il clima sia estremo, come lo era durante l’era glaciale, o sia come quello attuale.

Lo studio mostra un legame inaspettato tra l’attività solare e il cambiamento climatico. Questo studio rileva che i cambiamenti dell’attività solare non sono nulla di nuovo e che l’attività solare influenza il clima, soprattutto a livello regionale. “La comprensione di questi processi ci aiuterà a prevedere meglio il clima in alcune regioni”, ha dichiarato Raimund Muscheler, docente di Geologia dell’Università di Lund e co-autore dello studio.

L’impatto del sole sul clima è una questione sotto dibattito, soprattutto per quanto riguarda il minor riscaldamento globale registrato negli ultimi 15 anni. C’è ancora molta incertezza su come il sole influisce sul clima, ma lo studio suggerisce che l’energia solare diretta non è il fattore più importante, ma piuttosto i suoi effetti indiretti sulla circolazione atmosferica.

“L’attività solare ridotta potrebbe portare a inverni più freddi nel nord Europa. Questo perché la radiazione UV del sole influisce sulla circolazione atmosferica. E’ interessante notare che gli stessi processi portano a inverni più caldi in Groenlandia, con maggiori precipitazioni nevose e più tempeste. Lo studio mostra anche che i vari processi solari devono essere inclusi nei modelli climatici, al fine di migliorare la previsione dei futuri cambiamenti climatici globali e regionali “, ha detto il dottor Muscheler.

 

Fonte : http://www.sciencedaily.com/releases/2014/08/140818095204.htm

 

Michele

Ex astronauta dell’apollo afferma che l’allarmismo climatico è la più grande frode, nel settore della Scienza

L’ex astronauta dell’apollo 7,  Walter Cunningham, ha recentemente descritto l’allarmismo climatico come una grande frode, presentando il suo prossimo contributo per l’istituto Heartland, durante il programma televisivo, del 07-09 Luglio, sulla emittente televisiva MRCTV.

A partire dal 2000, ho guardato con sempre maggiore interesse a questo argomento“, dice il colonnello Cunningham (USMC, Ret.), in una recente intervista esclusiva, alla rete MRCTV.

Ed afferma: ” Ho scoperto che nemmeno una delle rivendicazioni che gli allarmisti stavano portando avanti era basata su delle prove concrete. E’ stato quindi, per me, un gioco da ragazzi arrivare a queste conclusioni “.

Cunningham incolpa i media per questa campagna pubblicitaria sul clima.

“I media sono in gran parte da condannare, per le loro idee comuni e sbagliate, non perché sono intenzionalmente fuorvianti nei riguardi del pubblico, ma perché proprio non vogliono impiegare tempo e risorse per capire veramente come stanno le cose”. “Se si addentrano in questa materia e la analizzano in modo autonomo, diventano poi molto più neutrali nell’esporre le questioni”, dice.

Cunningham conclude con un feroce attacco sullo stato attuale della ricerca scientifica.

“Adesso posso solo dirvi che,  nei giorni in cui avevamo a che fare con il programma Apollo, non abbiamo dovuto affrontare questo tipo di sciocchezze”

 

Fonte : wattsupwiththat.com/2014/07/06/apollo-astronaut-climate-alarmism-is-the-biggest-fraud-in-the-field-of-science/

Rubrica Sole Agosto 2014

Immagine copertina

(Fonte: www.solarham.net)

Mi scuso con tutti gli utenti di NIA per il pesante ritardo con cui viene pubblicata la consueta rubrica sul sole: impegni e impedimenti di diversa natura mi hanno costretto a posticipare giorno dopo giorno. per giungere fino ad oggi…

Introduzione e riepilogo

Durante la sua progressione verso il massimo solare, il ciclo 24 ha da subito manifestato un’intensità notevolmente inferiore a quella che gli esperti avevano pronosticato al termine del ciclo 23: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/21dec_cycle24/ . Fino alla fine del mese di Settembre 2013, vista l’evoluzione degli ultimi due anni, dopo il picco dell’autunno 2011, sembrava in verità molto improbabile che questo ciclo potesse prendere un diverso andamento rispetto a quello fatto vedere fino a quel momento. In definitiva il Sole era in una fase di “stallo”. Pur con naturali oscillazioni in alto ed in basso dei vari indici di attività, nel periodo in questione il solar flux (il miglior indicatore dell’attività solare finora noto) non aveva mostrato in media alcun trend particolare, né crescente né decrescente.

La fase di forte spinta appena trascorsa ha poi condotto il ciclo al suo secondo massimo che in realtà si è rivelato essere anche il nuovo massimo assoluto di questo ciclo 24, nettamente superiore a quello dell’autunno 2011. Le influenze planetarie hanno avuto un peso non indifferente nelle dinamiche di questa ripresa dell’attività solare, come a suo tempo debitamente descritto in un articolo del nostro Michele. Di recente l’attività solare ha accennato a declinare, pur tra picchi isolati di una certa intensità. Resta però da capire se il declino sia definitivo e dunque il massimo possa considerarsi definitivamente archiviato.

In sintesi, il mese di Agosto appena trascorso ha confermato una leggera ripresa del Sunspot Number dopo quella avvenuta nel passato mese di Luglio mentre il valore del solar flux è tornato a scendere nuovamente. Valori nettamente inferiori a quelli fatti registrare durante il recente massimo e comunque molto bassi se paragonati ad uno qualsiasi dei massimi solari dei cicli compresi tra il 19 ed il 23, anche perché le macchie non sono state né particolarmente numerose, né molto estese ed attive

Abbiamo superato i 5 anni e mezzo (68 mesi) dal minimo del dicembre 2008 e dobbiamo comunque constatare che, fatti salvi brevi periodi di più intensa attività,

  • il solar flux ha raggiunto solo di recente e per pochi giorni quota 200, come valore di picco giornaliero ma non come media mensile; tale soglia fu ampiamente superata più volte dai cinque cicli precedenti, come valore giornaliero ma spesso anche in termini di media mensile;
  • anche il sunspot number risulta decisamente inferiore e analogo a quello dei cicli di fine Ottocento-inizio Novecento; ricordiamo però che i calcoli attuali sono molto rigorosi e tengono conto anche della macchia più piccola. Pertanto i valori del passato sono molto probabilmente sottostimati: perlomeno del 5% per i cicli di fine Ottocento/inizio Novecento, fino al 20% ed oltre in precedenza (ad esempio durante il Minimo di Dalton).

Il grafico seguente mette in evidenza proprio l’ultimo periodo caratterizzato dal picco massimo di attività e preceduto fino ad allora, con l’esclusione del picco dell’autunno 2011, da un andamento sostanzialmente “piatto”, senza trend. Risulta evidente anche il temporaneo superamento del “muro” dei 200 avvenuto in sole 2 occasioni fino ad ora:

Solen Info

Il sunspot number

Il nuovo massimo assoluto del ciclo 24 è 78,43 (febbraio 2014) ed ha ampiamente superato il primo massimo registrato a Febbraio 2012 e pari a 66,9. Tra i due massimi la progressione del SSN (Smoothed Sunspot Number, media mobile su 13 mesi; fonte SIDC) si è interrotta ed invertita. Il comportamento del ciclo 24, con due massimi di cui il secondo assoluto, finora assomiglia a qualcuno dei cicli tra fine ‘800 ed inizio ‘900, in particolare il ciclo 12, nonché al ciclo 5 del Minimo di Dalton, sebbene un po’ più intenso di quest’ultimo.

Cicli simili

Anche per il NIA’s Febbraio 2014 ha fatto segnare il nuovo massimo provvisorio di questo ciclo (44,80) procedendo di pari passo con i dati ufficiali del sunspot number SIDC. Restano da verificare ancora alcuni dati (gli ultimi due mesi) che al momento sono solo provvisori e pertanto vi potrebbe essere qualche leggera variazione nel conteggio. La curva della media “smoothed” di questo indice, con le dovute proporzioni, ricalca l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato questo Agosto 2014:

Smoothed sunspot area

Questo grafico (aggiornato al mese di Agosto) basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora riesce a stento a tenere il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Agosto ha visto un andamento contrastante dei valori degl’indici di riferimento. Il valore del sunspot number è risalito lievemente fino a quota 74,7 rispetto al 72,5 del precedente mese di Luglio. Come evidenziato dal grafico sottostante, l’attuale fase di sensibile calo dopo la decisa seconda impennata di attività rafforza la nostra convinzione che ci troviamo, con tutta probabilità, in una fase molto avanzata se non addirittura terminale di questo massimo del ciclo 24.

SN Nia e Sidc

I valori del NIA’s di Luglio (36,3)  e Agosto (37,4) sono provvisori/stimati ed al momento in attesa di validazione. Il dato di Febbraio 2014 (67,3) al momento detiene il massimo relativo di questo indice.

Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del primo e provvisorio massimo a primavera 2012, l’iniziale declino delle curve del SSN ed il seguente sostanziale stallo nonchè l’ultima nuova e più decisa tendenza al rialzo dell’indice in oggetto che stabilisce nuovi massimi assoluti.

 

Solar flux

Il Solar Flux ad Luglio ha fatto registrare un sensibile calo, a dispetto del valore in crescita del SN. Nonostante questo calo nel corso del mese il solar flux non è riuscito a scendere sotto il valore/soglia di 100. Rispetto al mese precedente l’attività è risultata essere molto somigliante come andamento generale ma con valori molto più “moderati” ovvero con una parte centrale sottotono rispetto ad un iniziale exploit con valori anche oltre 160 e parte finale con valori del flusso di nuovo in rialzo anche se con qualche oscillazione.

Per quanto appena detto il solar flux mensile aggiustato ha fatto segnare un valore pari a 127,67 rispetto al 142,40 del mese di luglio, ritornando “in linea” con i valori fatti registrare a Giugno.

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 ha incontrato nella sua progressione. Dal grafico seguente risulta ancor più evidente la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

Confronto Solar Flux 

 In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: il ciclo 24 ha proceduto “a scatti”, tra loro ben intervallati. Le pause si sono manifestate dall’inizio del 2009 all’inizio del 2011, poi ancora dall’autunno del 2011 fino al settembre del 2013 (quando si è osservato addirittura un certo declino). Ora, dopo mesi di attività relativamente sostenuta, si osserva un evidente declino.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 127,67 (contro 142,40 di Luglio) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 104,2 (ore 23 del 13/08 e 173,5 (ore 20 del 01/08) mentre la media dell’ultima decade, dal 21 al 31 compresi, è risultata pari a 131,50 (valori ore 20).

 

Altri diagrammi: butterfly e inversione magnetica

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24, è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Butterfly

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari, nel corso delle precedenti uscite della rubrica avevamo messo in guardia dal considerare ormai conclusa l’inversione dei poli magnetici: l’ultimo dato disponibile, (30 Agosto) su http://wso.stanford.edu/Polar.html, ha ulteriormente confermato le evidenti difficoltà di questo ciclo a livello magnetico benché ci sia un palese tentativo da parte del sole di porre fine a questa anomala situazione di blocco che va avanti da mesi: l’ultimo valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a -3, quindi anche se ormai la contro-inversione è consolidata, meno di due anni dopo quella avvenuta a giugno 2012, i valori aggiornati sono inferiori a quelli inizialmente pubblicati. Non ci sono precedenti storici documentati di un simile evento e pertanto dobbiamo mantenere la massima prudenza, evitando di emettere sentenze che potrebbero essere smentite a breve dal comportamento del Sole; potrebbe infatti trattarsi solo di un effetto transitorio dovuto all’estrema debolezza del campo magnetico solare. L’Emisfero Sud, dopo il cambio di polarità avvenuto tra luglio ed agosto 2013 ed una prima decisa progressione, fa segnare un valore di -18, ovvero in graduale e stavolta sensibile progressione dopo il cambio di polarità; anche in questo caso risulta al momento terminata la fase di stallo in atto dalla fine di Febbraio. Il comportamento dei due emisferi si ripercuote su quello della media filtrata, la cui crescita si inverte, dopo un anno di continua progressione: il valore medio, dopo essere salito fino a +8 (ed aver fatto segnare un provvisorio +5 nei mesi scorsi), attualmente si attesta a +7.

Risulta al momento difficile dare un’interpretazione compiuta di quanto stia accadendo ai poli solari ed è ancora più difficile prevederne le conseguenze, sia per quanto concerne il ciclo in corso, sia in relazione al prossimo ciclo 25. E’ importante verificare se questo nuovo assetto monopolare durerà, oppure se si verificherà a breve una ulteriore inversione.

Può essere utile anche visionare il seguente grafico relativo all’andamento dall’inizio del ciclo 24 fino ad ora:

Mfield aggiornato ciclo 24

In dettaglio, l’andamento degli ultimi 44 mesi dove è più evidente lo stallo e la tendenza al calo dei valori dell’emisfero nord:

Dettaglio aggiornamento WSO

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano inoltre i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png,

WSO polar fields

andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png,

N - S polar fields

andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind” lasciano intuire un periodo di attività abbastanza intensa: mentre scriviamo è in corso un picco di attività, con il solar flux giornaliero che supera nuovamente quota 180.

Quanto rilevato finora lascia pensare, come atteso, che il ciclo possa durare più dei “canonici” 11 anni: ad esempio David Archibald sostiene, in base ad uno studio delle emissioni coronali, che il ciclo 24 possa durare addirittura il 40% in più dei soliti 11 anni, cioè ben 17 anni, insomma fino al 2025!

Per i dettagli, si veda l’articolo al link seguente http://wattsupwiththat.com/2013/03/05/how-long-to-the-2425-solar-minimum/

Intanto, la previsione NASA http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/ssn_predict_l.gif ci dice che il massimo starebbe per terminare. Dunque, se corretta, i primi chiari segnali di declino dovrebbero verificarsi nel corso del 2014.

Ma che cosa possiamo realmente aspettarci per il ciclo 25? Fino a qualche tempo fa, si riteneva che potesse essere un ciclo debolissimo, o addirittura assente, privo o quasi di macchie. Tuttavia, recenti rilevazioni del campo magnetico delle macchie sembrano mettere in dubbio questa ipotesi (fonte: http://www.leif.org/research/Livingston%20and%20Penn.png ):

Umbral

E’ ben visibile il progressivo declino del campo magnetico delle macchie (secondo grafico) e la corrispondente riduzione del contrasto (primo grafico) delle medesime rispetto al resto della superficie solare. Tale processo è in corso dagli anni ’90, ma sembra arrestarsi verso il 2012. Può significare che le macchie, pur riducendosi in numero e dimensione, non scompariranno nel prossimo futuro e quindi avremo una successione di cicli deboli, anziché un grande minimo simile al Maunder?

 

Sunspot number per emisfero e conclusioni

Questo ciclo 24 è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati.

Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse. La progressione dell’autunno 2011 aveva dato una parvenza di “normalità”. Gennaio 2012 ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo che ha confermato la debolezza del ciclo. I più recenti picchi isolati di Luglio 2012 e di Gennaio e Aprile/Maggio 2013, pur inaspettati, non hanno modificato il quadro complessivo. Dopo un periodo di stasi, infine, l’intensa attività verificatasi tra l’autunno 2013 e la scorsa primavera ha restituito una temporanea vitalità ad un ciclo che sembrava destinato ad un lungo inesorabile declino. L’emisfero Nord, ormai da un paio di anni, dopo la (prima!) inversione di polarità, sta mostrando come previsto un fisiologico calo (il massimo fu raggiunto a settembre 2011, con un SSN emisferico di 41,29). Invece l’emisfero Sud, dopo un periodo di sostanziale stabilità ha ripreso la sua rampa di ascesa verso un nuovo massimo relativo, “sorpassando” nettamente, per effetto degli ultimi mesi di maggiore attività, il livello di attività dell’emisfero nord: attualmente abbiamo un nuovo massimo provvisorio con un valore pari a 53,85, tendente ad aumentare ancora lievemente. Anche in questo caso però, stante l’inversione di polarità già avvenuta, ci si attende presto un declino di attività.

Ciclo 23 e 24

Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Dopo il secondo massimo, in base al comportamento di tanti cicli precedenti, è ragionevole attendersi un lento e progressivo declino, pur interrotto da temporanei picchi post-massimo.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud. Si nota chiaramente il declino dell’emisfero Nord e la sostanziale prepotente crescita di quello Sud dopo la lunga stasi seguita all’ascesa iniziale.

SSN tot +N+S

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 Apuano 70 e FabioDue