Archivi giornalieri: 14 Settembre 2009

Quando il mondo andava incontro ad una nuova Era Glaciale


Non parleremo di chissà quali tempi antichi, e non ci sarà nessuna ricostruzione storica delle glaciazioni, in questo articolo vogliamo solo parlare del periodo nel quale gli scienziati di tutto il pianeta prevedevano una nuova imminente Era Glaciale in arrivo, gli anni 70.

In quel periodo, forse molti non lo sanno, il mondo era in subbuglio per i possibili cambiamenti climatici che avrebbero stravolto la terra e i politici erano impegnati a cercare delle soluzioni, il “clima” non era molto diverso da quello odierno, tutte le notizie erano portate all’esasperazione ed al catastrofismo, tutti incolpavano le attività umane di questi imminenti cambiamenti, ma diversamente da quanto accade oggi lo si faceva per il motivo esattamente opposto, ovvero l’abbassamento delle temperature.

Come detto prima la colpa anche in questo caso fu attribuita all’uomo che con il suo inquinamento atmosferico impediva alla radiazione solare di entrare normalmente nell’atmosfera e di “scaldare” la superficie del pianeta.

Questo era il grafico delle temperature rilevate negli Stati Uniti, il trend era chiaro.

mentre questa immagine ci mostra come effettivamente quel periodo vide un vistoso Global Cooling:

ovviamente noi sappiamo come è andata a finire loro invece, fatemelo dire, non ne avevano una idea, e molto probabilmente neanche adesso sanno veramente se quello che dicono ha un fondamento scientifico o no.

Ovviamente è inutile ripeterlo, ma lo dico lo stesso, non credete ai catastrofismi e alle estremizzazioni che ogni giorno ci vengono proposte, la verità sappiamo sta sempre in mezzo, la natura fa quello che vuole, l’inquinamento umano non porta ne ad una Era Glaciale ne alla fusione totale dei Poli.

Ora vi proponiamo questo articolo pubblicato il 28 Aprile 1975 e tradotto dal nostro nuovo collaboratore, l’utente SAND-RIO.

Adesso fatevi qualche risata, ma pensate anche alla gente che leggeva questi articoli in quel periodo, e riflettete sulla situazione odierna:

IL RAFFREDDAMENTO DEL MONDO

Vi sono segni inquietanti che i modelli climatici della terra hanno iniziato a cambiare drammaticamente, e che questi cambiamenti potrebbero preannunciare un drastico calo nella produzione di cibo con gravi implicazioni politiche per quasi tutti i paesi del mondo. Il crollo della produzione di cibo potrebbe iniziare molto presto, probabilmente tra 10 anni. Le regioni destinate a subire il suo impatto sono i grandi paesi produttori di grano Canada e Unione Sovietica nel nord, insieme ad un certo numero di aree tropicali marginalmente autosufficienti – parti dell’India, Pakistan, Bangladesh, Indocina e Indonesia – dove la stagione della crescita delle coltivazioni dipende dalle piogge monsoniche.
Le prove a sostegno di queste previsioni stanno cominciando ad accumularsi cosí massicciamente che i meteorologi fanno fatica per riuscire a tenerne il passo.

In Inghilterra, i coltivatori hanno visto la loro stagione di coltivazione ridursi di circa due settimane a partire dal 1950, con una perdita globale in produzione di grano fino a 100.000 tonnellate annue. Nello stesso periodo, le temperature medie intorno all’equatore sono salite di una frazione di 1° grado – una frazione che in alcune aree può significare siccità e desolazione. Lo scorso aprile, nella più devastante ondata di tornado mai registrata, 148 trombe d’aria hanno ucciso più di 300 persone e causato danni per mezzo miliardo di dollari in 13 stati degli Stati Uniti.


Per gli scienziati, questi incidenti apparentemente scollegati rappresentano il primo segnale di cambiamenti fondamentali nel clima del pianeta. Il fatto principale è che dopo tre quarti di secolo di condizioni straordinariamente miti, il clima della Terra sembra si stia raffreddando. I meteorologi non sono d´accordo sulle cause e sull’estensione della tendenza al raffreddamento, nonché sulle sue conseguenze specifiche sule condizioni meteo locali, ma sono pressochè unanimi nel prevedere che questa tendenza ridurrà la produttività agricola nel resto del secolo. Se il cambiamento climatico è così profondo come alcuni dei pessimisti temono, le conseguenti carestie potrebbero essere catastrofiche. “Un importante cambiamento climatico porterebbe a modifiche e adeguamenti economici e sociali su scala mondiale”, avverte un recente rapporto della National Academy of Sciences, “perchè i modelli globali di produzione alimentare e della popolazione così come si è evoluto è implicitamente dipendente dal clima di questo secolo”.
Una ricerca completata l’anno scorso dal dott. Murray Mitchell del National Oceanic and Atmosferic Administration rivela un calo di mezzo grado nella temperatura media della terra nell’emisfero nord tra il 1945 e il 1968. Secondo George Kukla della Columbia University, le foto satellitari indicano un improvviso e forte incremento nella copertura della neve nell’emisfero nord durante l’inverno 1971-72. E uno studio, pubblicato il mese scorso da due scienziati del NOAA, rileva come la quantità di luce solare che raggiunge la superficie degli USA è diminuita dell’1.3% tra il 1964 e il 1972.
Per il profano, i cambiamenti relativamente piccoli di temperatura ed esposizione al sole, possono essere molto fuorvianti. Reid Bryson dell’Università del Wiscounsin fa notare che la temperatura media della terra durante le grandi ere glaciali era solo di circa 7 gradi più bassa di quella delle sue epoche più calde, e che l’attuale calo ha portato il pianeta a circa un sesto del percorso verso temperature da era glaciale. Altri considerano il raffreddamento come un ritorno alle condizioni della “piccola era glaciale”, condizione che causò inverni rigidi nella maggior parte dell´Europa e del Nord America tra il 1600 e il 1900 – anni in cui il Tamigi ghiacciava così profondamente che i londinesi arrostivano la carne sul ghiaccio e le slitte correvano sul fiume Hudson fino a quasi a sud di New York.


Ciò che scatena le ere glaciali minori o maggiori rimane un mistero: “La nostra conoscenza dei meccanismi del cambiamento climatico è altrettanto frammentaria come lo sono i dati a nostra disposizione” ammette il National Academy of Sciences. “Non solo le questioni scientifiche fondamentali restano in gran parte senza risposta, ma in molti casi non ne sappiamo abbastanza per porre domande chiave.


I meteorologi pensano di poter prevedere i risultati a breve termine di un ritorno alla normalità del secolo scorso. Cominciano con l´osservare un leggero calo nella temperatura globale che produce un gran numero di centri di pressione nell’ atmosfera. Questi spezzano il flusso dei venti occidentali sulle aree temperate. L’aria stagnante così prodotta provoca un aumento negli eccessi del clima locale come siccità, inondazioni, periodi di secco, monsoni in ritardo, lunghe gelate e persino innalzamenti locali della temperatura – tutti aventi dirette conseguenze nella produzione di cibo.


“Il sistema mondiale di produzione di cibo”, avverte il dott. James D. McQuigg del Centro per la Valutazione Climatica e Ambientale del NOAA, “è molto più sensibile alla variabile meteo di quanto non lo fosse solo cinque annni fa.” Inoltre, la crescita della popolazione mondiale e la creazione di nuovi confini nazionali rende impossibile per le opolazioni affamate di migrare dai loro campi devastati, come fecero nel passato.
I climatologi sono pessimisti sul fatto che i leader politici possano prendere qualche provvedimento per compensare il cambiamento climatico, o anche solo per diminuirne gli effetti. Loro ammettono che alcune delle soluzioni proposte più spettacolari, come sciogliere la calotta artica coprendola di fuliggine nera o la deviazione di fiumi artici, potrebbero creare problemi molto più grandi di quelli che risolverebbero. Ma gli scienziati vedono pochi segni che rivelano che i leader dei governi di ogni nazione siano disposti a prendere alcune semplici misure come creare riserve di cibo o introdurre la variabile dell’incertezza climatica nelle loro previsioni economiche sulle future scorte di cibo. Più lungo é il ritardo dei pianificatori, più difficile sarà per loro tener testa ai cambiamenti climatici, una volta che i risultati diventeranno una dura realtà.

Peter Gwynne

Newsweek, 28 Aprile 1975

Questo il link dove consultare la pagina originale dell’articolo ( in Inglese ): http://globalwarmingisunfactual.files.wordpress.com/2009/03/globalcooling.jpg

FABIO