Archivio mensile:Gennaio 2013

Tornare ai santi vecchi sia col Sole, che con la meteo in europa

“Un c’è più legno per fa’ Cristi, bisogna tornà a’ santi vecchi”

E’ modo di dire tipicamente lucchese che significa, nell’uso toscano: “Tornare nella condizione e nello stato di prima. Es.: 0 sapete com’ è ? se va di questo passo, è meglio tornare a’ santi vecchi. A significare che una tal cosa non è stata possibile, benché ci si sieno adoperati tutti gli argomenti, si dice che non è stato possibile né per Cristo né per i santi”

Si ragazzi miei, sia le prossimo vicende solari che il modello di previsione climatica made in GFS sembrano proprio calcare questo proverbio toscano.

Infatti, la nostra stella, dopo l’impulsiva e breve accelerazione verificatasi la passata settimana, che ha portato il solar flux a toccare il valore di 170, sembra voler tornare a dormir sogni tranquilli. L’ultimo aggiornamento del SF riporta 118 e anche gli X-ray sono in netta discesa.

http://www.spaceweather.gc.ca/data-donnee/sol_flux/sx-4-eng.php

Fronte terra troviamo la sola Ar 1658 e 1654 dalla scarsa coalescenza magnetica e Ar 1654 che a breve non sarà più visibile. L’altalena solare di cui parlavo in un precedente post, in questo falso massimo solare è nuovamente in azione, http://daltonsminima.altervista.org/?p=23831.

Il Sole continua ad alternare brevi fasi impulsive di ripresa e succesive fasi di discesa delle sue manifestazioni. I flare che la grande regione Ar 1654 ha sviluppato la passata settimana sono stati eventi brevi ed impulsivi e non hanno superato la soglia M2. Questo dato è estremamente importate e significativo a mio parere, indice della completa assenza di manifestazioni elettromagnetiche degne di nota in termini di rilascio energetico.

Infatti, a supporto di questa mia tesi, avevo postato la passata settimana, nei commenti, un’interessante grafico ripreso su questa piattaforma : http://users.telenet.be/j.janssens/

Traccia che riporta a partire dal 1975 (ciclo solare SC21), al corrente ciclo solare SC24, il livellato numero (conteggio) di flare di categoria C,M e X.

Il grafico lascia poco spazio ad errate interpretazioni. Ossevate come il picco dei flare, partendo dal ciclo solare 21 (picco ben aguzzato) divenga con il passare dei cicli solari,  sempre più livellato nel massimo e sdoppiato. Osservate anche la completa assenza di flare di categoria C, durante la transizione fra il ciclo solare SC23 e l’SC24, nuova testimonianza oltre all’indice Ap, della profondità del minimo solare appena trascorso (transizione verificatasi tra il 2009 e il 2010).

Interessante anche il periodo di transizione intercorso fra i cicli (ΔT minimo solare) che sembra divenire sempre più grande  :

SC21-SC22____1985-1986 =2 anni

SC22-SC23____1994/1995 – 1996/1997 =3 anni

SC23-SC24____2006/2007 – 2010 =3/4 anni

Questa figura, ripresa dalla matematica,fisica,elettronica o meccanica mi ricorda…. uno smorzamento nel quale il periodo non è costante ma tende mano a mano ad aumentare.

Tornado al nowcasting fine settimanale, da segnalare come fenomenologia solare una debole esplosione di massa coronale CME che in queste ore ha impattato contro la magnetosfera terrestre. L’indice Ap è in leggera ascesa in questi giorni.

http://www.swpc.noaa.gov/ftpdir/indices/old_indices/2013Q1_DGD.txt

WSA-Enlil Solar Wind Prediction riporta ulteriori onde di plasma in rotta verso la Terra. Interferenze che dovrebbero raggiungere la Terra domenica 20 Gennaio. Probabili ripercussioni geologiche in arrivo. Ipotizzo comunque, rilasci energetici  di debole intensità, in riferimento alla magnitudo o indice esplosivo vulcanico VEI, al termine dei disturbo geomagnetico.

Concludiamo il capitolo solare con l’immagine autoaggiornata del satellite Stereo Behind EUVI 195. In cerca di possibili indicazioni sulla prossima ripresa delle manifetazioni solari. La risposta è chiara. Nuova fase di rilassamento delle manifestazioni solari in arrivo. Prossimi 10 giorni.

Il capitolo meteo è anch’esso un ritorno ai santi vecchi e sarà più breve. Tanto è stato scritto e stra-scritto. Passata questa impulsiva rodanata i modelli stanno confermando quanto scritto dal nostro FBO, a più riprese, a partire da metà Dicembre, nuova fase mite sciroccale umida e piovosa, in arrivo con probabili deboli impulsi continentali in arrivo. Tutto da definire sotto le 90h. di GFS.

 

L’hp delle azzore non vuole risalire e mantenere una consistenza e durata tale da inibire i movimenti del canadese. Canadese vera e propria trottola impazzita che ha rovinato gran parte di quest’inverno. I prossimi 10 giorni sono segnati. Effetti dello stratwarming completamente assenti sul compartimento europeo e prime movimenti bollenti degli anticicloni in sede africana. Rimane solo Febbraio. La mia persona e più specializzata nell’analizzare sviscerare le varie dinamiche elettromagnetiche terrestri e solari su tempistiche un pò più grandi, sono in attesa di valutazioni e commenti da parte degli esperti.

Buon fine settimana,

Michele

8 Gennaio 2013, la Nasa conferma il collegamento Sole – Clima e ipotizza un minimo solare, Maunder-like

Variabilità solare e clima terrestre

Nello schema galattico, il Sole è una stella molto costante. Mentre alcune stelle mostrano pulsazioni spettacolari, all’impazzata, sia in dimensione e luminosità, e talvolta possono anche esplodere, la luminosità del nostro sole varia di un misero 0,1% nel corso del suo ciclo di 11 anni.

Vi è, tuttavia, la consapevolezza nascente tra i ricercatori che anche queste variazioni apparentemente piccole possono avere un effetto significativo sul clima terrestre. Un nuovo rapporto pubblicato dal National Research Council (NRC) a titolo, “Gli effetti della variabilità solare sul clima della Terra”, espone alcuni dei modi sorprendentemente complessi con cui l’attività solare può farsi sentire sul nostro pianeta.

Queste sei immagini UV del sole, prese dal NASA Solar Dynamics Observatory, monitorano il livello crescente dell’attività solare e come il sole si muove verso il massimo, in quest’ultimo ciclo di 11 anni delle macchie solari.

Comprendere le connessioni tra sole e clima richiede una larghezza di competenze in settori quali, la fisica del plasma, l’attività solare, la chimica atmosferica e la dinamica dei fluidi, la fisica delle particelle energetiche, e anche la storia terrestre. Nessun singolo ricercatore ha l’intera gamma di conoscenze necessarie per risolvere il problema. Per progredire, l’NRC ha dovuto assemblare decine di esperti provenienti da molti campi in un unico laboratorio. Il rapporto riassume i loro sforzi congiunti per inquadrare il problema in un contesto veramente multi-disciplinare.

Uno dei partecipanti, Greg Kopp del Laboratorio di Fisica dell’Atmosfera e dello Spazio presso l’Università del Colorado, ha sottolineato che, anche se la variazione di luminosità in un ciclo solare di 11 anni corrisponde solo ad un decimo di punto percentuale della produzione totale del sole, tale piccola frazione è comunque importante.

Egli sostiene : “anche le tipiche variazioni nel breve termine, dello 0,1% in incidenza di irraggiamento superano tutte le altre fonti di energia combinate (come la radioattività naturale nel centro della Terra)”.

Di particolare importanza è la radiazione ultravioletta estrema del sole (EUV), che presenta dei picchi nel corso degli anni intorno al massimo solare. All’interno della fascia relativamente ristretta di lunghezze d’onda EUV, la produzione del sole non varia di un minuscolo 0,1%, ma di un fattore maggiore di 10 o più. Questa può influenzare fortemente la chimica e la struttura termica dell’atmosfera superiore.

Le misurazioni spaziali dell’irraggiamento solare totale (TSI) mostrano una variazione percentuale dello 0,1% nell’attività solare, negli 11 anni e per più brevi periodi. Questi dati sono stati corretti con gli offset di calibrazione tra i diversi strumenti utilizzati per misurare la TSI. FONTE: Su gentile concessione di Greg Kopp, Università del Colorado.

Diversi ricercatori hanno discusso come i cambiamenti nell’atmosfera superiore possono propagarsi alla superficie della Terra. Ci sono molti percorsi “top-down” per l’influenza solare. Per esempio, Charles Jackman del Goddard Space Flight Center ha descritto come gli ossidi di azoto (NOx) creati da particelle energetiche solari e raggi cosmici nella stratosfera potrebbero ridurre i livelli di ozono di alcuni punti percentuali. Poiché l’ozono assorbe la radiazione UV, meno ozono significa più raggi UV del sole che raggiungono la superficie terrestre.

Isaac Held del NOAA ha preso questo come ulteriore passo avanti, ed ha descritto come la perdita di ozono nella stratosfera potrebbe alterare la dinamica dell’atmosfera sottostante.

Dice: Il raffreddamento della stratosfera polare associata alla perdita di ozono aumenta il gradiente orizzontale di temperatura vicino alla tropopausa”. “Ciò altera il flusso del momento angolare dei vortici alle medie latitudini. [Il momento angolare è importante perché] il bilancio del momento angolare della troposfera controlla i venti occidentali superficiali.” In altre parole, l’attività solare nell’atmosfera superiore, può, attraverso una serie complessa di influenze, spingere il percorso delle tempeste fuori rotta.

Come l’entrata dei raggi cosmici galattici e dei protoni solari penetrano l’atmosfera. FONTE: C. Jackman, NASA Goddard Space Flight Center, “L’impatto delle precipitazioni di particelle energetiche sul clima,” presentazione al Workshop sugli effetti della variabilità solare sul clima della Terra, 9 Settembre 2011.

Molti dei meccanismi proposti durante il seminario hanno avuto un simile Rube Goldberg di qualità. Si sono affidati ad interazioni multi-step tra più strati dell’atmosfera e gli oceani, basandosi sulla chimica per il loro lavoro, altri si appoggiano sulla termodinamica o sulla fisica dei fluidi. Ma solo perché qualcosa è complicato, non significa che non è reale.

Infatti, Gerald Meehl del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (NCAR) ha presentato prove convincenti che la variabilità solare sta lasciando un’impronta sul clima, in particolare nel Pacifico. Secondo il rapporto, quando i ricercatori hanno analizzato i dati delle temperature superficiali del mare durante l’anno di picco delle macchie solari, il Pacifico tropicale ha mostrato un modello pronunciato di Nina, con un raffreddamento di circa 1°C. nel Pacifico equatoriale orientale. Inoltre, “ci sono segni di precipitazioni maggiori nel Pacifico ITCZ (Inter-Tropical Convergence Zone) e SPCZ (South Pacific Convergence Zone) oltre ad una pressione superiore al normale al livello del mare a metà latitudine Nord e Sud del Pacifico,” correlata con i picchi del ciclo delle macchie solari.

I segnali del ciclo solare sono così forti nel Pacifico, che Meehl e colleghi hanno cominciato a chiedersi se qualcosa nel sistema climatico del Pacifico agisce per amplificarli. “Uno dei misteri relativi al sistema climatico della Terra … è come le fluttuazioni relativamente piccole del ciclo solare di 11 anni siano in grado di produrre l’entità dei segnali climatici osservati nel Pacifico tropicale.” Utilizzando supercomputer con i modelli del clima, essi mostrano che non solo i meccanismi di “top-down”, ma anche quelli di “bottom-up”, che coinvolgono le interazioni atmosfera-oceano, sono necessari per amplificare il forcing solare sulla superficie del Pacifico.

Medie composite per dicembre-gennaio-febbraio per gli anni di picco solare. FONTE: G.A. Meehl, JM Arblaster, K. Matthes, F. Sassi, e H. van Loon, Risposta amplificata del sistema climatico del Pacifico al piccolo ciclo di 11 anni solare, Science 325:1114-1118, 2009; ristampato con il permesso di AAAS.

Negli ultimi anni, i ricercatori hanno considerato la possibilità che il sole gioca un ruolo nel riscaldamento globale. Dopo tutto, il sole è la principale fonte di calore per il nostro pianeta. Il rapporto NRC suggerisce, tuttavia, che l’influenza della variabilità solare è più regionale che globale. La regione del Pacifico è solo un esempio.

Caspar Amman del NCAR fa notare nella relazione che “Quando l’equilibrio radiativo della Terra è alterato, come nel caso di un cambiamento di forcing del ciclo solare, non tutte le località sono colpite allo stesso modo. Il Pacifico equatoriale centrale è generalmente più fresco, il deflusso dei fiumi in Perù è ridotto, e condizioni di siccità influiscono nella parte occidentale degli USA.”

Raymond Bradley di UMass, che ha studiato le registrazioni storiche dell’attività solare, impresse dai radioisotopi negli anelli degli alberi e nelle carote di ghiaccio, dice che le precipitazioni regionali sembrano essere più interessate della temperatura. “Se c’è davvero un effetto solare sul clima, si manifesta con cambiamenti nella circolazione generale, piuttosto che in un segnale diretto della temperatura.” Ciò è in sintonia con la conclusione del IPCC e precedenti relazioni NRC che la variabilità solare non è la causa del riscaldamento globale negli ultimi 50 anni.

Molto è stato fatto per il probabile collegamento tra il minimo di Maunder, (periodo nel quale si registrò un deficit di 70 anni delle macchie solari, tra il tardo 17 ° e l’inizio del 18 ° secolo) e il forte raffreddamento noto nella piccola era glaciale. Periodo in cui l’Europa e il Nord America sono state sottoposte a freddi inverni. Il meccanismo di raffreddamento regionale potrebbe essere stato un calo della produzione EUV del sole; questo è tuttavia, speculativo.

L’annuale media di numero di macchie solari per un periodo di 400 anni (1.610-2.010). FONTE: Per gentile concessione di NASA Marshall Space Flight Center.

Dan Lubin dello Scripps Institution of Oceanography ha sottolineato il valore di guardare le stelle simili al Sole in altre parti della Via Lattea per determinare la frequenza di simili grande minimi.

“Le prime stime della frequenza dei grandi minimi, in stelle di tipo solare, variano dal 10% al 30%, il che implica che l’influenza del sole potrebbe essere eccessiva. Studi più recenti, che utilizzano i dati di Hipparcos (European Space Agency astrometry satellite) e ben rappresentano la meccanica delle stelle, posizionano la stima in una gamma inferiore al 3%.” Questo non è un gran numero, ma è significativo.

In effetti, il sole potrebbe essere al momento, sulla soglia di un evento mini-Maunder. Il Ciclo Solare 24 in corso è il più debole in più di 50 anni. Inoltre, vi è la prova (controversa) di una tendenza nel lungo periodo di un indebolimento della forza del campo magnetico delle macchie solari. Matt Penn e William Livingston del National Solar Observatory prevedono che entro l’inizio del ciclo solare 25, i campi magnetici sul sole saranno così deboli che poche o nessune macchie solari si formeranno. Linee indipendenti di ricerca che coinvolgono campi eliosismologici e i campi magnetici polari tendono a sostenere la loro conclusione. (Nota: Penn e Livingston non hanno partecipato al workshop NRC.)

“Se il sole in realtà sta entrando in una fase sconosciuta del ciclo solare, allora dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per comprendere il collegamento sole-clima”, osserva Lika Guhathakurta della NASA’s Living with a Star Program, che ha contribuito a finanziare lo studio NST. “Il rapporto offre alcune buone idee per come iniziare.”

In una tavola rotonda conclusiva, i ricercatori hanno individuato una serie di possibili passi successivi. Primo fra tutti è stato la distribuzione di una termocamera radiometrica. I dispositivi attualmente utilizzati per misurare la radiazione solare totale (TSI) riducono l’intero sole ad un solo numero: la luminosità totale calcolata cumulativamente su tutte le latitudini, longitudini, e lunghezze d’onda. Questo valore integrato diventa un solo punto in una serie temporale di monitoraggio del sole.

Questa immagine della fotosfera superiore del Sole mostra strutture magnetiche chiare e scure responsabili delle variazioni della TSI. FONTE: Per gentile concessione di P. Foukal, Eliofisici, Inc.

In realtà, come Peter Foukal di Heliophysics, Inc., ha sottolineato, la situazione è più complessa. Il sole non è una palla informe di luminosità uniforme. Al contrario, il disco solare è punteggiato dai nuclei scuri delle macchie solari e spruzzate con schiuma magnetica brillante conosciute come facole. L’immagine radiometrica servirebbe, in sostanza, a mappare la superficie del sole e rivelare i contributi di ciascuno, alla luminosità del sole. Di particolare interesse sono le facole. Mentre le macchie scure tendono a scomparire durante i minimi solari, le luminose facole non lo fanno. Questo può essere confermato, dalle registrazioni paleoclimatiche del sole, sensibili agli isotopi C-14 e Be-10, mostrano un debole ciclo di 11 anni, anche durante il minimo di Maunder. Termocamere radiometriche, montate nei futuri osservatori spaziali, consentiranno ai ricercatori, di sviluppare le conoscenze di cui hanno bisogno per realizzare il collegamento sole-clima, in un futuro di prolungata assenza di macchie.

Alcuni partecipanti hanno sottolineato la necessità di mettere i dati in formato standard e renderli universalmente disponibili per lo studio multidisciplinare. Poiché i meccanismi di influenza del sole sul clima sono complicati, i ricercatori di molti campi dovranno lavorare insieme per modellare con successo i loro lavori e confrontare i risultati in competizione. I continui miglioramenti delle collaborazioni tra la NASA, NOAA e la NSF sono le chiavi per questo processo.

Hal Maring, climatologo presso la sede della NASA, ha studiato il rapporto, e rileva che “un sacco di possibilità interessanti sono state suggerite dai relatori. Tuttavia, pochi, sono stati quantificati al punto che possiamo definitivamente valutare il loro impatto sul clima.”

Infine, molti partecipanti hanno sottolineato la difficoltà nel decifrare i collegamenti sole-clima delle registrazioni paleoclimatiche, come gli anelli degli alberi e le carote di ghiaccio. Le variazioni del campo magnetico terrestre e le variazioni della circolazione atmosferica possono influenzare il deposito dei radioisotopi molto più che l’effettiva attività solare. Dati migliori e maggiori dell’irradiamento del sole, nel lungo termine, potrebbero essere codificati nelle rocce e nei sedimenti della Luna o su Marte.

Studiare altri mondi potrebbe essere la chiave per il nostro.

Autore: Dr. Tony Phillips |Editore: Dr. Tony Phillips | Crediti: [email protected]

 

Fonte : http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/08jan_sunclimate/

C’è una planetaria influenza sull’attività solare ?

di

J. A Abreu (1,2) , J. Beer (2), A. Ferriz-Mas (3,4), K. G. McCracken (5), and F. Steinhilber (2)

– (1) ETH Zurigo, Instituto di geofisica, CH-8092 Zurich, Svizzera. e-mail: [email protected]
– (2) Eawag, Istituto federale delle scienze aquatiche e tecnologiche, Postfach 611, CH-8600 Dubendorf, Svizzera.
– (3) Dipartimento di Fisica applicata, Università di Vigo, Spagna.
– (4) Instituto di Astrofisica di Andalucia (IAA/CSIC), Granada, Spagna.
– (5) Università del Maryland, USA.

 

Ricevuto il 17 Maggio 2011 – Accettato il 17 Maggio 2011

Introduzione

Il numero delle macchie solari garantisce la massima registrazione ‘diretta’ dell’attività o energia solare, ma è limitata agli ultimi 400 anni (dopo l’invenzione del telescopio). Fortunatamente, l’attività solare può essere ricostruita dai radionuclidi cosmogenici, ampliando così la storia dell’attività solare per molte migliaia di anni (Solanki et al. 2004; Vonmoos et al. 2006). Entrando nell’atmosfera terrestre, i raggi cosmici galattici, producono  radionuclidi cosmogenici, come il 10Be e 14C. Il campo magnetico solare nell’eliosfera, modula i raggi cosmici, e quindi, il tasso di produzione di questi radionuclidi. Il parametro che meglio rappresenta il ruolo del campo magnetico solare nel deviare i raggi cosmici è la modulazione solare potenziale, che può essere derivato dal 10Be o dai tassi di produzione 14C. La Fig.n°1a mostra le registrazioni (Steinhilber et al. 2012) che coprono il passato, fino a 9400 anni. Queste registrazioni rivelano interessanti caratteristiche: (1) L’esistenza di molti grandi minimi; vale a dire, periodi di prolungata ( circa 100 anni) bassa attività solare simile al minimo di Maunder. (2) L’analisi spettrale identifica un numero di periodicità distinti (Stuiver & Braziunas 1993), di  88 anni (Gleissberg), 104 anni, 150 anni, 208 anni (de Vries), 506 anni, 1000 anni (Eddy), e 2200 anni (Hallstatt) (Fig. 1b e 5a). La stabilità dei periodi di queste linee spettrali è considerevole, ma le loro ampiezze è variabile. Per esempio, l’ampiezza del ciclo di 208 anni è maggiore durante i periodi in cui grandi minimi sono più frequenti (confrontare i pannelli A e B nella fig. 1). La periodicità rimane forte per un massimo di un millennio: quindi scompare quasi prima di riapparire di nuovo con la stessa periodicità (vedi le linee tratteggiate orizzontali in fig. 1b). Queste osservazioni mostrano che il meccanismo responsabile della generazione del campo magnetico solare campo (chiamato dinamo solare) opera su una varietà di tempi caratteristici. L’esistenza di questi cicli, che è noto da circa 30 anni (Sonett 1984) rappresenta ancora una grande sfida per qualsiasi modello della dinamo. I modelli attuali della dinamo, presuppongono che il Sole è un sistema isolato e tali modelli non sono in grado di spiegare queste osservazioni. Noi adottiamo un punto di vista differente per quanto riguarda i pianeti e la dinamo solare come due debolmente accoppiati sistemi non lineari. In questo lavoro suggeriamo che questo accoppiamento non è trascurabile e dimostra che questa ipotesi è in grado di spiegare gli osservati cicli dell’attività solare nel lungo termine.

 

Riassunto

  • Contesto

Comprendere l’attività magnetica del Sole è importante per il suo impatto sull’ambiente della Terra. Osservazioni dirette delle macchie solari dal 1610 rivelano un ciclo irregolare dell’attività solare con un periodo medio di circa 11 anni, modulato su tempi più lunghi. Deleghe dell’attività solare, come 14C e 10Be mostrano cicli sempre più lunghi con periodicità ben definiti e che variano in ampiezza. Nell’attuale modello dell’ attività solare si suppone che l’origine e la modulazione della sua attività solare si trovi al suo interno; tuttavia, le correlazioni tra diretti indici di attività solare e le configurazioni planetarie sono stati segnalati in molte occasioni. Dato che nessun meccanismo fisico di successo è stato suggerito per spiegare queste correlazioni, il possibile legame tra il movimento planetario e l’attività solare è stata in gran parte ignorato.

  • Obiettivi

Mentre considerazioni energetiche mostrano chiaramente che i pianeti non possono essere la causa diretta della attività solare, rimane aperta la questione se i pianeti possono perturbare il funzionamento della dinamo solare. In questo lavoro noi usiamo la ricostruzione di 9400 anni dell’attività solare derivati dai radionuclidi cosmogenici per verificare questa ipotesi.

  • Metodi.

Abbiamo sviluppato un semplice modello fisico per descrivere le temporali dipendenze della coppia esercitata dai pianeti sulla non sferica tachocline e abbiamo confrontato lo spettro corrispondente con quello delle registrazioni ricostruite dell’attività solare.

 

 Fig. 2: Struttura interna del Sole, coppia planetaria e solare tachocline. (a) La struttura interna del Sole: il nucleo, la zona radiativa, e la zona di convezione. Lo strato di superamento (linea nera tratteggiata) che rappresenta la transizione tra la zona radiativa e la zona convettiva. (b) Rappresentazione bidimensionale della tachocline (grigio) modellato come ellissoide e lo strato overshoot (nero linea tratteggiata). (c) Il tachocline (modellata come un ellissoide) strato di superamento. Si noti l’inclinazione del asse di rotazione solare rispetto all’eclittica e la non sferica simmetria del tachocline e l’inclinazione dell’asse di rotazione solare guidato dalle coppie. (d) Modello del tachocline utilizzato per i calcoli assumendo densità uniforme tra i due gusci ellissoidali con semiassi maggiori a, b, c, d, e, f. Z è la direzione parallela all’asse di rotazione solare .

 

 Fig. B.1: Rappresentazione schematica dell’accelerazione di marea esercitata da un pianeta di massa m in un punto x all’interno del sole. O rappresenta il centro di massa del sistema solare. Ob rappresenta il centro di massa solare. xb è la posizione istantanea del centro solare di massa rispetto al centro di massa del sistema solare. Il vettore r rappresenta il distanza istantanea tra il pianeta e il centro di massa solare. [Ui] è la base del riferimento della struttura equatoriale J2000 (spiegato nel testo). Le linee tratteggiate blu rappresentano i confini del tachocline solare, che si presume essere ellissoidi.

  • Risultati

 Noi abbiamo trovato un ottimo accordo tra i cicli nel lungo termine delle rappresentanze dell’attività solare e le periodicità delle coppie planetarie, ed inoltre,  alcune periodicità restano in  fase oltre i 9.400 anni.

Fig. A.1: Spettro dei quattro marcatori o registrazioni  inerenti il periodo 300BP – 9400BP. (a) 10Be dal nucleo GRIP di ghiaccio in Groenlandia (Vonmoos et al. 2006). (b) tasso di produzione del 14C derivato dal 14C INTCAL09 registrazione (Reimer et al. 2009). (c) registrazioni sulla base di 10Be da GRIP (Groenlandia) e Maud Land (Antartide) e la produzione di 14C (Steinhilber et al 2012.), (d) coppia calcolata sulla base delle posizioni planetarie.

 

Fig. 1: Proprietà dell’attività solare ricostruita dai radionuclidi cosmogenici. (a) L’attività solare negli ultimi 9 400 anni, come specificato dalla solare potenziale modulazione determinata con i cosmogenici  radionuclidi 10Be e 14C (Steinhilber et al. 2012). (b) corrispondente analisi delle attività solare che mostra l’evoluzione temporale delle ampiezze delle varie periodicità. Le linee orizzontali tratteggiate illustrano le distinte periodicità di 88 anni, 104, 150, 208 anni e 506 anni. Le aree rosse indicano l’alta potenza e le aree blu la bassa potenza. I contorni neri mostrano le regioni di significatività del 5% (cioè il livello di confidenza del 95%).

  • Conclusioni

Sulla base di queste osservazioni abbiamo avanzato l’idea che nel lungo termine l’attività solare magnetica è modulata dalle dinamiche planetarie.

Se la nostra ipotesi è corretta ha importanti implicazioni per la fisica solare e sul solare-terrestre collegamento.

L’intero testo della carta è reperibile al seguente link :

http://www.aanda.org/articles/aa/pdf/forth/aa19997-12.pdf

 

Michele

Rubrica Sole Dicembre 2012

Introduzione

Sono passati 4 anni dal minimo del dicembre 2008; anche a detta degli Esperti stiamo attraversando quella fase del ciclo che dovrebbe corrispondere al massimo o quantomeno essere in prossimità di quest’ultimo ma in realtà il livello generale di attività del sole risulta essere, con l’esclusione di alcuni brevi periodi, molto molto basso, decisamente più simile ad una fase di minimo solare, in particolare per quanto riguarda la finestra dell’ultravioletto. Da circa un anno ormai, il Sole mostra un’attività non particolarmente intensa, contrassegnata dalla regolare alternanza di periodi moderatamente attivi e fasi di “stanca” con valori degli indici di riferimento da pieno minimo ed un solo picco di rilievo (ma comunque sempre molto relativo), all’inizio di Luglio, come si nota nel grafico seguente.

Questo, anche grazie al basso livello generale mostrato dal nostro astro anche nelle cosiddette fasi “attive”, ha fatto si che a marzo scorso per la prima volta dal minimo, la progressione del SSN (fonte SIDC) si è interrotta ed invertita, continuando a calare sensibilmente nei mesi seguenti; infatti il SSN ha fatto segnare per Giugno 2012 un valore ulteriormente inferiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 58,9 contro il picco massimo di 66,9 registrato a Febbraio 2012. 58,9 coincide quasi perfettamente con il valore corrispondente ad Agosto 2011. Se questa tendenza non si invertirà nuovamente e nettamente, il massimo relativo raggiunto nel mese di febbraio scorso diverrà un serio candidato al massimo assoluto di questo ciclo. Condizione affinché il massimo dello scorso Febbraio sia effettivamente il massimo assoluto è che l’attività solare non manifesti una ripresa duratura su livelli paragonabili o superiori a quelli dell’autunno 2011, prima che l’inversione magnetica dell’emisfero Sud si compia. Dopo, in base alle nostre conoscenze attuali e con le dovute cautele, il massimo del ciclo potrà considerarsi avvenuto.

E’ una possibilità reale: i quattro mesi caratterizzati da una più intensa attività fino ad ora (Settembre-Dicembre 2011) sono ormai pressoché scomparsi dalla media mobile che determina il SSN (smoothed sunspot number), indicatore principale dello stato del ciclo. Nel momento in cui scriviamo il sole sembra attraversare una nuova fase di “spinta”: è da valutare la reale intensità e durata di quest’ultima in quanto se dovesse trattarsi di un “fuoco di paglia”, in mancanza di nuove e consistenti impennate dell’attività andremmo incontro alla conferma del declino del SSN. La prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione: Hathaway, NASA & C. lo sanno forse meglio di chiunque altro…. Ciò indicherebbe l’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo.

Ad onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta ancora lievemente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo risulterebbe essere Marzo 2012 anziché Febbraio. Bisogna comunque attendere l’uscita dei dati definitivi del NIA’s relativi agli ultimi cinque mesi, attualmente caratterizzati da valori provvisori, per avere un quadro più preciso e fare quindi paragoni più attendibili.

Comunque anche per il “nostro” conteggio la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Non bisogna però sottovalutare la possibilità (pur sempre più ridotta) che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi cominci a “ritrattare” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato il mese di Dicembre:

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Dicembre ha fatto segnare un andamento del tutto simile a quello degli ultimi due mesi ovvero si sono avute due distinte fasi di bassa attività ad inizio e fine mese mentre la fase centrale è stata caratterizzata da un nuovo e stavolta più che mai relativo, debole picco di attività; ad esempio il solar flux (aggiustato) non è riuscito a superare la soglia dei 120 che, più o meno, risulta essere la media abituale degli ultimi 7/8 mesi. Come accennato anche in precedenti “uscite” della rubrica, sembra essere sempre più evidente che l’attività solare è sempre più contrassegnata da oscillazioni regolari con valore del solar flux compreso tra 90/100 e 140/150: una sorta di “battito” che di fatto rispecchia la realtà di un sole “a due facce”, una più attiva ed una in completo stand-by.

Tale situazione potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere anche la diretta conseguenza di un sole con uno dei poli magnetici in fase di transizione, mentre l’altro “annaspa” per trovare l’energia necessaria per fare lo stesso…

In virtù di quanto sopra esposto, il valore medio mensile di solar flux (aggiustato) è fortemente calato (si potrebbe tranquillamente dire “crollato”) rispetto al mese scorso e si è posizionato a 104,87, sempre ben lontano dal 142 di luglio e dal 150 di novembre 2011, finora massimo mensile. Tale valore è pressoché identico a quello di Febbraio 2012, ma soprattutto a quello di Agosto 2011. Insomma, ad oggi, il Sole è tornato ai livelli di attività precedenti il massimo dell’autunno 2011. Parallelamente il sunspot number ha registrato una sensibile flessione rispetto ad Novembre, passando da 61,4 a 40,8, valore più basso del 2012 dopo il 33,1 di Febbraio e inferiore anche al 50 dell’Agosto 2011, avvalorando ancora di più l’ipotesi che il ciclo possa davvero essere giunto al suo massimo e che questo deciso calo dei valori significhi, di fatto, l’inizio del declino dello stesso. L’andamento dei prossimi mesi, perlomeno fino a primavera inoltrata è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è, con tutta probabilità, ormai alle nostre spalle.

I valori del NIA’s di agosto (35,3) settembre (34,4), ottobre (30,5), novembre (36,6) e dicembre 2012 (24,7) sono provvisori e in attesa di validazione.

Non è da escludere che comunque possa verificarsi un eventuale nuovo picco di attività, probabilmente relativo al picco dell’emisfero sud che al momento sembra essere ancora “latitante” in questo ciclo 24, picco non improbabile stante la previsione NASA (massimo nella prima metà del 2013) e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008 . Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN.

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Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 incontra nella sua progressione.

Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

L’andamento del solar flux negli ultimi mesi suggerisce che il trend di crescita si stia ormai invertendo e che il declino del ciclo sia ormai iniziato. Lo verificheremo presto.

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, si nota chiaramente la brusca frenata dopo il massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale, nonché il tentativo di “ripresa” e lo stallo degli ultimi mesi, con conseguente nuovo aumento della “distanza” con i cicli precedenti.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 104,87 (contro 118,45 di Novembre) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,4, valore più da minimo (ore 22 del 5/12) e 118,5, valore assolutamente non consono ad un sole in fase di massimo, (ore 20 del 15/12). Nell’ultima decade (dal 21 al 30 compresi) la media è stata pari a 107,02 (valori delle ore 20), valore molto vicino alla media mensile ma che probabilmente già risente della “preparazione” dell’astro alla nuova fase di crescita di attività registrata negli ultimi giorni. Si osserva ancora quindi un’estrema variabilità di questo indice, dettata forse dall’avvenuta inversione magnetica dell’emisfero nord e che si manifesta con le oscillazioni regolari, con cadenza di circa 20/25 giorni, di cui abbiamo parlato in precedenza.

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Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (18 dicembre) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +5, ovvero in lenta e progressiva, ma chiara, crescita rispetto alla rilevazione di luglio (mese dell’inversione). Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord è avvenuto. Per l’Emisfero Sud il momento dell’inversione si sta avvicinando: infatti i valori degli ultimi 4/5 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa (da +30 a +13). E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, come si può osservare nei grafici proposti di seguito e dai valori “non filtrati” disponibili. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione. In ogni caso, occorreranno ancora diversi mesi prima che l’inversione si verifichi. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata. In ogni caso, la neutralità (media tra i due emisferi) appare vicina, forse ci si arriverà entro un paio di mesi.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, sembrerebbero mostrare una nuova stasi, dopo l’attuale ripresa, nelle prossime settimane: si nota un numero di regioni attive nuovamente ridotto, specie nell’Emisfero Sud, come si è già verificato molte volte durante questo ciclo. Ormai siamo all’inizio del 2013, quando secondo le previsioni NASA si raggiungerebbe il massimo del ciclo (a dire il vero ora il massimo è previsto nel corso della primavera). E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio (sempre più ridotto) per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo.

 

Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il Sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse, la parvenza di “normalità” dello scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio ed in particolare Febbraio 2012 hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio 2012, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, anche più di quello di Novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del netto calo del SSN. Questo mese di Dicembre potrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo!) dare il “colpo di grazia” a questo ciclo: valori degli indici di riferimento nuovamente così bassi possono voler dire che il Sole non riesce a dare di più di quanto non sia riuscito a fare nel corso degli ultimi 4 anni e anche una eventuale (sempre meno probabile) e forte ripresa dell’attività potrebbe non essere sufficiente a far cambiare “piega” alle cose. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel 2013, come indicato nelle previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra essere in corso una fase di  maggiore spinta relativa proprio nell’emisfero Nord che, teoricamente, dovrebbe invece andare verso un fisiologico calo dopo il massimo raggiunto a settembre 2011 (SSN emisferico 41,29) mentre l’emisfero Sud, dopo aver apparentemente iniziato una decisa fase di crescita, al momento risulta essere in completo stand-by. Si tratta quindi di una fase al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. E’ più probabile magari un relativo picco di attività dell’emisfero sud, magari coincidente con la probabile prossima inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; nonostante l’aumento di attività dell’ultimo periodo, è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, che, come detto, negli ultimi mesi ha drasticamente ridotto la sua già scarsa “spinta”  sembra apparentemente entrato in una fase di stallo…..anzi sembra proprio che…

Ma di questo ne parleremo in un altro articolo….

 

 

 

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 

Apuano 70 e FabioDue

Allineamenti planetari da Gennaio a Marzo 2013

“… Tre signori che fanno parte della nostra squadra ! ”

 

Nelle passate rubriche trimestrali del 2012,

Ricercatori passati, presenti e futuri & allineamenti planetari, da Febbraio a Marzo 2012

Allineamenti planetari da Aprile a Giugno 2012

Allineamenti planetari da Luglio a Settembre 2012

Allineamenti planetari da Ottobre a Dicembre 2012… occhio alle fasi lunari !

avevo ricordato, trattando brevemente, vita e opere di ricercatori più o meno lontani nel tempo. Professori di università più o meno conosciute, che avevo speso gran parte della loro vita, nel tentativo di chiarire una volta per tutte, attraverso le loro ricerche, ( ricerche dalla attendibilità scientifica più o meno discussa , lascio al lettore il giudizio…) se….

“..E’ mai poi vero che l’entrata in determinate semplicistiche configurazioni planetarie, denominate comunemente allineamenti planetari,  altererebbe l’equilibrio geologico del nostro pianeta ?”

La scienza odierna boccia, scarta le influenze di natura mareale e gravitazionale esterna al nostro pianeta. Sono trascurabili e non in grado di poter generare (essere la causa scatenante) degli eventi geofisici più significativi (in termini di rilascio energetico ) sul nostro pianeta.

Però, sempre la stessa scienza ufficiale, lascia aperta la porta al “trigger” o “innesco,  che come specificato in precedenza potrebbe essere di natura mareale gravitazionale oppure di natura elettromagnetica solare.

“…La goccia che fa traboccare il vaso “

Infatti, c’è chi ipotizza, che le veloci ed impulsive variazioni elettromagnetiche del campo magnetico interplanetario ( a seguito dei periodi di stabilità o assenza di grosse variazioni EM) andrebbero a generare correnti indotte nel sottosuolo terrestre, innescando quindi eventi sismici.

Si veda, nello specifico, la recente carta di Gerard Duma :

L’attività sismica controllata da regolari correnti telluriche indotte

Ricordo infatti, che il settore e lo studio dei precursori sismici elettromagnetici sta facendo passi da gigante. Come testimoniato recentemente, in questo lavoro, a firma Valentino Straser :

Anomalie radio e variazioni del campo magnetico interplanetario utilizzate come precursori sismici su scala globale

“…Manca però una seria ricerca e una corretta divulgazione e collaborazione  fra i principali  centri ufficiali e non, nello studio delle relazioni solari e planetarie in relazione alle dinamiche interne alla terra…”

Infatti, la dolente nota, la troviamo nella posizione ufficiale dell’INGV, che se da un lato non boccia completamente queste ricerche, dall’altro non cerca di divulgare in maniera costruttiva detto campo di studio.

“..Mi viene da dire ..non c’è proprio nessun interesse…”

Come non ricordare infatti la storia delle false previsioni sismiche attribuite a Raffaele Bendandi, con relativo video “made in INGV” e doverose precisazioni dell’Osservatorio Bendandiano, via Tv o radio.

Terremoto a Roma l’11 maggio 2011? An earthquake in Rome on May 11, 2001?

Bendandi e la bufala dei “forti terremoti in Italia tra 5 e il 6 aprile”: intervista a Paola Lagorio

Sicuramente il video era stato montato per tranquillizzare la gente, ma operando in questa maniera, caro INGV, non si fa altro che storpiare, allontanare l’attenzione da questo settore di ricerca, delicato e di difficile divulgazione.

“…Non è tutto nero però….”

Aggiungo questa citazione perchè recentemente, durante la mia continua e personale ricerca di nuove referenze scientifiche ho rintracciato, tre studiosi italiani, facenti parte del dipartimento di geofisica e vulcanologia dell’università degli studi di Napoli, istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Una veloce presentazione :

Giuseppe Vilardo direttore di ricerca all’osservatorio Vesuviano, Napoli http://ipf.ov.ingv.it/pages/vilardo.html

Giuseppe Vilardo direttore di ricerca all’osservatorio Vesuviano, Napoli http://ipf.ov.ingv.it/pages/vilardo.html

Adriano Mazzarella, professore associato presso il dipartimento di  Scienze della Terra  dell’Università di Napoli Federico II (SSD GEO/12),responsabile dell’osservatorio meteorologico dell’università di Napoli Federico II, https://www.docenti.unina.it/adriano.mazzarella

Direttori, professori collaboratori dell’Ingv, che in tempi non molto remoti ( anni 80 ), hanno pubblicato vari ed interessanti lavori scientifici. Di seguito, i titoli di queste carte.

Carte che ho rintracciato nei meandri  della rete e che parlano di un chiaro collegamento fra le dinamiche astronomiche e geologiche interne al nostro pianeta !

  • 1985  A. Palumbo,  “Componenti di marea lunare e solare nella comparsa di terremoti in Italia”
  • 1988, A. Mazzarella  A. Palumbo, “Il ciclo solare modula l’attività sismica e vulcanica?”
  • 1989, A. Mazzarella  A. Palumbo “Lunare e solare innesco dei terremoti”
  • 1989, A. Palumbo “Gravitazionale e geomagnetica fonte mareale di innesco dei terremoti”
  • 1998, G. Vilardo “I cicli di sismicità sull’area del Vesuvio e la loro relazione con il flusso solare e le variazioni del campo magnetico terrestre”

Prendiamo a campione tre riassunti :

“… Un metodo per la determinazione dei componenti giornalieri lunari e solari dei terremoti è stato proposto. La sua applicazione per i terremoti più intensi con epicentri in Italia (dal 1900 al 1983) fornisce regolarmente il primo orario delle grandi mare lunari e solari. L’assenza di significativi risultati dall’analisi di 9157 grandi scosse in tutto il mondo elaborata in base al metodo proposto e alle abituali tecniche armoniche sferiche indica che i terremoti italiani sono localmente attivati ​​dalle maree…

“… Le altezze del Sole e della Luna sono stati calcolati per 541 grandi terremoti (quelli con magnitudo ~ 7.5) che si sono verificati tra il 1897 e il 1985. Vi è una tendenza, che più terremoti si verificano quando il Sole o la Luna è a un’altitudine di 30-50 ° sopra l’orizzonte di quanto previsto per caso. Anche se né il lunare né il solare risultato è di grande importanza in sé, gli esperimenti sono indipendenti in modo che possono essere combinati, quando si produrrà un risultato significativo…”

“… Vengono evidenziate significative correlazioni tra le componenti mareali (gravitazionali e geomagnetiche) e la frequenza dei terremoti superficiali di massima intensità. L’attività sismica su scala locale e planetaria presenta una ampia e significativa variazione correlata all’attività solare. Un possibile meccanismo di triggering viene proposto per spiegare le cospicue variazioni nel numero dei terremoti superficiali di massima intensità correlate a quelle delle forze esterne gravitazionali e geomagnetiche…“

 

A questo punto della trattazione non mi resta che stilare l’elenco delle date a maggior rischio eventi geologici significativi, in termini di energia rilasciata, su scala planetaria. (*)

In grassetto i passaggi più pericolosi.

 

10/11 Gennaio_ingresso luna Nuova e perigeo lunare
Dal 3 al 7 Febbraio_ingresso allineamento Terra-Marte-Nettuno e perigeo lunare
03/04 Marzo_ingresso allineamento Terra-Mercurio-Sole e perigeo lunare
07/08 Marzo_ingresso luna nuova
29/30 Marzo_ingresso perigeo lunare

 

NOTA (*)

Situazioni soggette ad eventuale “revisione” rischio sismico in prossimità dinamica (3,4 giorni prima). Necessità attenta valutazione dinamiche solari in contemporanea all’ingresso planetario.

Si veda nello specifico, la parte conclusiva del seguente articolo :

http://daltonsminima.altervista.org/?p=21694

Michele