Misteriose esplosioni in mare al largo di Montecristo, stop alla navigazione

Getti di acqua, gas e fango alti fino a dieci metri

Campo nell’Elba (Livorno), 20 marzo 2017 – Misteriose esplosioni in mezzo al mare. È quanto è avvenuto nei giorni scorsi nelle acque di Montecristo. Nei giorni scorsi vi sono stati alcuni fenomeni riconducibili a un’attività geologica sottomarina al largo tra Montecristo, Pianosa e la Corsica. Sono stati alcuni pescatori a notare nella zona emissioni gassose, miste ad acqua in mezzo al mare.

Il Dipartimento di protezione civile ha immediatamente segnalato l’evento alla capitaneria di porto elbana che sabato «ha emesso un’ordinanza per impedire, in via cautelativa e precauzionale, la navigazione nella zona». I fenomeni infatti potrebbero rivelarsi pericolosi e in attesa di ulteriori indagini specifiche da parte dei soggetti deputati per garantire la sicurezza della navigazione, è stata vietata qualsiasi attività marittima, di superficie e subacquea nella zona di mare che ha un raggio di 500 metri dalle coordinate dove si è verificato il fenomeno.

I pescatori di campo nell’Elba ( Livorno) che hanno assistito al fenomeno e che si trovavano a poche decine di metri di distanza da esso riferiscono di «avere sentito una fragorosa esplosione» e di avere visto alzarsi «per alcuni metri un getto d’acqua nera, fango, gas e detriti».

Fonte : http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/montecristo-esplosioni-mare-1.2980425

Clima, per il capo dell’Agenzia Usa la CO2 non causa surriscaldamento

youScott Pruitt, molto vicino ai produttori di petrolio, mette in dubbio le teorie scientifiche sul cambiamento climatico. Nel mirino di Trump il Clean Power Plan di Obama

Per Scott Pruitt, capo dell’Agenzia Usa per la protezione dell’ambiente (Epa), è tutto un falso: smentendo decenni di studi scientifici giovedì ha asserito che le emissioni di diossido di carbonio di natura antropogenica, ossia il CO2 prodotto dalle attività umane, non sono un fattore scatenante del cambiamento climatico. Insomma, se i ghiacci dell’Artico si sciolgono e i fenomeni meteorologici estremi si moltiplicano, non è colpa dell’uomo. Forse solo di una natura impazzita.

In televisione

«Credo che misurare con precisione l’impatto dell’attività umana sul clima sia qualcosa di molto difficile e che esista un immenso disaccordo sul livello di tale impatto. Io non sarei d’accordo nel dire che si tratti di un fattore primario nel riscaldamento globale», ha detto in un’intervista alla tv CNBC l’esponente repubblicano, scelto da Donald Trump per guidare una delle Agenzie più importanti della precedente amministrazione Obama.

Negazionismo

Nulla di inatteso, in realtà. In campagna elettorale, Trump aveva definito le teorie sul cambiamento climatico una «bufala» arrivando ad accusare la Cina di aver inventato tutto per colpire l’economia americana. E più di recente anche il neosegretario all’Energia Rick Perry ha dato voce al suo scetticismo in materia. Il profilo di Pruitt, d’altra parte, parla da sé. Procuratore generale dell’Oklahoma — uno dei maggiori stati petroliferi degli Usa — è sempre stato molto vicino alle grandi imprese produttrici di combustibili fossili e in passato ha dato il via a numerose iniziative legali contro l’Epa e le sue regolamentazioni ambientali. Più che un negazionista convinto, dunque, un importante alleato dell’industria dei combustibili fossili.

Unanimità scientifica

Peccato che il mondo scientifico sia unanimemente convinto a livello internazionale, tranne qualche negazionista isolato, che siano proprio i combustibili fossili — petrolio, gas naturale e carbone — la causa determinante dell’impennata nelle temperature terrestri dopo la Rivoluzione industriale e dei conseguenti impatti sull’ambiente, dalle calotte artiche in giù.

I limiti alle industrie Usa

Immediata la reazione di scienziati e ambientalisti alle parole di Pruitt. La paura è che Trump, come peraltro già promesso, abbia intenzione di smantellare il Clean Power Plan dell’amministrazione Obama e l’impianto di leggi varato proprio per limitare le emissioni di CO2 in accordo con gli impegni presi dagli Usa con gli accordi internazionali di Parigi. «Il mondo della scienza crede nelle prove empiriche, non nelle credenze individuali — ha commentato gelida Gina McCarthy, ex capo dell’Epa —- Quando si parla di clima, le prove sono solide ed è molto chiaro che il costo della mancata azione è inaccettabilmente alto. Prevenire le gravissime conseguenze del cambiamento climatico è imperativo per la salute e il benessere di tutti noi».

Fonte : http://www.corriere.it/esteri/17_marzo_10/clima-il-capo-dell-agenzia-usa-f3afe6b0-055e-11e7-882a-48a6b14b49a6.shtml

Dove spariscono gli elettroni

Uno studio mostra come durante le tempeste solari la ionosfera alterni aree ad altissima concentrazione di elettroni (le cosiddette patch) a vaste regioni dove le cariche elettriche sono del tutto e misteriosamente assenti

Sono le tempeste solari a innescare l’affascinante fenomeno dell’aurora polare. Crediti: Davide Coero Borga

È un fenomeno del tutto controintuitivo e, al momento, privo di una spiegazione. Sembra che nel corso delle tempeste solari, quando grandi quantità di plasma altamente ionizzato infrangono lo “scudo” del campo magnetico terrestre e si infilano nella ionosfera, gli elettroni presenti in atmosfera scompaiono misteriosamente in porzioni di cielo considerevoli (fra i 500 e 1000 chilometri di raggio). È quanto riporta uno studio condotto dalla Technical University di Danimarca insieme alle università di New Brunswick, il NASA Jet propulsion laboratory e l’università dell’Illinois, appena pubblicato sulla rivista Radio Science.

Quando si verifica un’eruzione sulla superficie del Sole, sappiamo che una nube di particelle elettricamente carica s’invola nello spazio in direzione Terra, dando vita a una vigorosa tempesta solare che (non tutto il male viene per nuocere) può anche innescare l’affascinante fenomeno dell’aurora boreale sulla regione artica.

La tempesta potrebbe però avere anche un forte impatto sull’efficienza dei sistemi di comunicazione e di navigazione a quelle latitudini. E per questo motivo è così importante studiare e comprendere sempre meglio questo genere di eventi.

Durante le tempeste solari, il plasma altamente ionizzato espulso dalla nostra stella riesce a penetrare la parte alta dell’atmosfera terrestre, detta ionosfera, a circa 80 chilometri dalla superficie del pianeta. Questo fenomeno si verifica principalmente ad alte latitudini, dove il campo magnetico è più sottile: particelle ed elettroni filtrano l’atmosfera anziché venire riflessi come succede normalmente. È un evento comune e che gli astrofisici hanno imparato a conoscere bene.

La notizia qui è un’altra, ovvero la misteriosa scomparsa di cariche negative da grandi regioni del cielo prossime al fenomeno. Mai registrata precedentemente.

«Abbiamo effettuato ampie misurazioni in corrispondenza di una tempesta solare che ha colpito la regione artica nel 2014: sorprendentemente, in un’area estesa fra i 500 e i 1000 chilometri situata a sud di una delle zone di sovraccarico elettrico e che gli scienziati chiamano patch, gli elettroni presenti in atmosfera sono stati misteriosamente risucchiati via, come da un potentissimo aspirapolvere», spiega Per Høeg della Technical University di Danimarca.

«Non potevamo prevedere qualcosa di simile. E anche ora che i dati ci mostrano questo bizzarro fenomeno, non abbiamo una spiegazione valida per descrivere perché sia avvenuto».

Una risposta agli interrogativi aperti va forse cercata nei processi geomagnetici che interessano il campo magnetico terrestre nella parte meno esposta all’eruzione solare, quella più distante dalla nostra stella.

«Il nostro lavoro può contribuire a rendere più sicura la navigazione nel corso delle tempeste ionosferiche che interessano la regione artica. Identificando i fattori critici che influenzano la qualità della navigazione satellitare ci consente progettare tecnologie capaci di gestire al meglio la situazione di emergenza e valutare la probabilità che si presentino», conclude Høeg.

Per saperne di più:

 

Fonte : http://www.media.inaf.it/2017/03/06/dove-spariscono-gli-elettroni/

Fusione controllata: la morte di Ignitor

di Sergio Bartalucci (*)

La fusione controllata di nuclei leggeri viene considerata all’unanimità dal mondo scientifico la soluzione principe dei problemi energetici dell’umanità, essendo una sorgente abbondante, continua e priva di effetti nocivi per l’ambiente. Se la fusione nucleare in piccola scala è ben conosciuta, la fusione controllata in grande scala, necessaria per produrre energia in quantità sufficiente per usi civili, rappresenta tuttora sia una grande incognita sul piano scientifico, sia una formidabile sfida sul piano tecnologico.

A livello mondiale, l’attività in questo campo è monopolizzata dal megaprogetto internazionale Iter (che assorbe al 90 per cento i finanziamenti europei nel settore energetico nucleare), dai costi elevatissimi (20 miliardi di euro, ufficialmente dichiarati ma largamente sottostimati) e dai tempi estremamente dilatati (oltre il 2035), e che comunque non potrà dimostrare la fattibilità sul piano scientifico della fusione nucleare per le sue caratteristiche progettuali, essendo questo obiettivo riservato al suo successore, il progetto Demo, con costi e tempi imprevedibili, stimati da taluni intorno al 2060-2080.

Un programma alternativo ma anche complementare ad Iter è costituito dal progetto Ignitor, concepito già negli anni Ottanta da Bruno Coppi, professore di Fisica dei plasmi al Massachusetts Institute of Technology (Mit). Ignitor è una macchina a confinamento magnetico ad alta densità del plasma e ad altissimo campo, molto compatta, con caratteristiche tali da riuscire a raggiungere l’ignizione, ossia lo sviluppo di reazioni di fusione autosostenentesi, senza bisogno di apporto energetico dall’esterno, condizione finora mai raggiunta nel mondo. Ignitor è quindi in grado di dimostrare la reale fattibilità della fusione nucleare controllata, cosa che invece Iter non può fare, e ciò con costi stimati in 355 milioni di euro e con tempi non superiori ai dieci anni da oggi.

Ma l’ente che ha la “mission” e il know-how necessario, ossia l’Enea, non vuole realizzare Ignitor, pur avendo goduto nel passato d’ingenti finanziamenti per studiarne la fattibilità, così nell’agosto del 2012 la responsabilità di costruire il reattore viene affidata all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), in collaborazione con il Kurchatov Institute di Mosca che deve realizzare l’infrastruttura, e questo contro la volontà del professor Coppi, che avrebbe preferito un altro ente di ricerca per sostenere il progetto. In effetti l’Infn per statuto non si deve occupare di fusione nucleare, non rientra fra le sue competenze, però intasca di buon grado una parte dei fondi già stanziati (in tutto 80 milioni di euro) e produce nell’estate del 2015 il Rapporto di progetto concettuale (Cdr), basato su materiale già elaborato dall’Enea che viene sottomesso ai ministeri competenti per l’approvazione.

Da allora il progetto si arena, anche per il clima conflittuale che si è creato tra il professor Coppi e la dirigenza Infn. Nel frattempo l’Enea, che cerca di realizzare un progetto ancillare ad Iter, denominato Dtt (Divertor Test Tokamak), già bocciato dall’Agenzia europea per la Fusione (Eurofusion) per evidente sottostima dei tempi e dei costi, coglie la balla al balzo e con un’azione a livello politico, divenuta pressante all’inizio di quest’anno (audizione in X Commissione della Camera, interrogazione parlamentare, convegno con l’intervento della Regione Piemonte) manifesta la sua intenzione di realizzare il Dtt (il cui costo presunto ma largamente sottostimato è di 500 milioni di euro, usando anche metà dei fondi Ignitor, circa 40 milioni). L’Infn non si oppone ma rimanda la decisione al Miur, il quale in maniera pilatesca sottopone la decisione all’Eurofusion, ben sapendo quali siano i rapporti (pessimi) con il professor Coppi e il giudizio europeo (negativo) su Ignitor, in quanto pericoloso concorrente di Iter.

Ancora una volta è l’Europa a decidere per noi, ma questa volta con la complicità anche degli enti italiani coinvolti, che si preparano a spartirsi le spoglie di

 

Fonte : http://www.opinione.it/economia/2017/02/24/bartalucci_economia-24-02.aspx

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