Il potere della candela …. salva la vite

La notizia è di qualche giorno fa, ma l’immagini sono suggestive e mi ricordano quando mio nonno mi raccontava come un tempo si proteggevano gli ulivi dal gelo ….

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I produttori di vino fanno di tutto per proteggere la loro uva pregiata, come i contadini Svizzeri stanno dimostrando in questi giorni.

Le insolite temperature basse stanno minacciando di distruggere i germogli di uva, nei vigneti della regione Flaesch, in Svizzera. Le piante giovani hanno bisogno di temperature più calde, se si vuole superare il periodo invernale, allora ieri … gli agricoltori svizzeri hanno acceso numerose candele intorno ai loro vigneti, per combattere il gelo.

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Anche se le piccole candele cambiano la temperatura soltanto di un grado o pochi decimi di grado, questa differenza è sufficiente a creare una piccola circolazione di aria che è in grado di prevenire la brina intorno alle viti.

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La primavera è in ritardo in varie parti d’Europa, con forti ondate di freddo e un clima insolitamente invernale. Borgogna, in Francia e rinomate regioni del vino in Italia e in altri paesi sono state colpite nei passati giorni da un fronte freddo, e gli agricoltori temono perdite enormi se le temperature non comincieranno a salire presto.

Fonte : http://www.straitstimes.com/multimedia/photos/candle-power-saves-vines

Ecco perché non riusciamo a prevedere i terremoti

Intervista ad Alessandro Amato

La terra trema, sempre di più e ovunque, e a causare ingenti danni è molto spesso l’irresponsabilità dell’uomo che conquista, bonifica (male) ed edifica zone che andrebbero semplicemente lasciate libere.  Al di là delle nostre colpe, più informazioni sismologiche otteniamo su una certa zona ad alta pericolosità, più accurati possiamo essere nel calcolare variazioni nella probabilità che in quella zona avvenga un terremoto. Allo studio di questi scenari Alessandro Amato, autore del libro “Sotto i nostri piedi, . Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani” (VAI alla scheda del libro), ha dedicato una vita intera.

Lei sostiene che non si possa davvero escludere che esistano possibili relazioni tra terremoti e attività umane, come ad esempio l’estrazione di petrolio o gas. Perché?
No, non lo escludo affatto. In alcuni casi questa relazione esiste ed è stato dimostrato un nesso di causalità tra attività antropiche e terremoti. Mi riferisco in particolare alle operazioni di reinieizione di acque reflue nei pozzi, a seguito delle operazioni di estrazione di petrolio, gas o di fracking (quelle per recuperare il gas di scisto). Questa corrispondenza è stata notata in modo evidente negli USA centrali (Oklahoma, Texas, ecc.) dove la sismicità è aumentata drasticamente negli ultimi anni. Anche il Canada, l’Olanda, la Svizzera e altri paesi hanno avuto o stanno avendo problemi simili. Ci sono poi altre cause di possibile sismicità indotta, come la creazione di dighe e invasi artificiali, l’estrazione e la reiniezione di fluidi in aree geotermiche, ecc.

Il libro decodifica una quantità di bufale che circolano (in Rete e non) sui terremoti. Qualche esempio?
Ce ne sono tantissime. In quelle antiche in genere si ascrivevano i terremoti a qualche divinità, a strani animali che si agitavano, a venti, comete, o altre cause misteriose. Negli ultimi anni abbiamo assistito a molte post-visioni, ossia previsioni del terremoto fatte dopo l’evento. Queste si basano sulle evidenze più disparate, qualcuna con un fondamento scientifico, altre completamente inventate. A Roma nel 2011 circolò la bufala del terremoto previsto per l’11 maggio da Raffaele Bendandi, che peraltro non l’aveva mai fatta. In quel frangente la causa del terremoto sarebbe stata un (innocuo) allineamento di pianeti nel cielo. Sembra comunque che il 20% dei romani non sia andato al lavoro quel giorno, per paura del terremoto. Un’altra delle tante bufale raccontate nel libro è quella dello sciame di rospi in Cina, che fu avvistato prima del forte terremoto del 2008, e fu per questo interpretato come un precursore: “I rospi prevedono il terremoto”. Peccato che tra i rospi e il sisma c’erano 1500 km di distanza! Come dire che dei rospi a Madrid o a Kiev possano preannunciare un terremoto in Italia.

Nella sua esperienza di sismologo e direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’INGV, può raccontarci un episodio che l’ha particolarmente colpita e ha segnato la sua ricerca?
L’episodio che racconto nel Prologo, quello dell’incontro con “l’Atroce” di Colfiorito, è veramente accaduto. Fu per me la prima volta che mi trovai a tu per tu con una persona che aveva sofferto il terremoto, che era impaurito, incavolato, e che voleva delle risposte che io non avevo. Era una persona ferita, inizialmente aggressiva, ma intelligente. Mi resi conto in quel momento che il dialogo e la conoscenza sono le armi migliori per difendersi dal terremoto. Quando mi disse «Allora devono fà un busciu fino a la faglia e te deve legà pe li piedi co na luce su la fronte e mannatte lajò co un martellu e na lente, cuscì poli capì che cazzu succede», aveva di fatto anticipato quello che negli anni successivi i sismologi iniziarono a fare per studiare i terremoti: perforare le faglie.

Fonte : http://www.codiceedizioni.it/ecco-perche-non-riusciamo-a-prevedere-i-terremoti-intervista-ad-alessandro-amato/

Raggi cosmici e copertura nuvolosa un nuovo documento scientifico

Anomalia della copertura nuvolosa alle medie latitudini: i collegamenti con le dinamiche troposferche e la variabilità solare

di S.Veretenenko e M.Ogurtsov

doi: 10.1016/j.jastp.2016.04.003

Riassunto

In questo lavoro si sono studiati i legami tra l’anomalie delle nubi basse (LCA) alle medie latitudini, nel Nord e Sud del mondo e la variazione dei raggi cosmici galattici (GCR) utilizzati come proxy della variabilità solare su una scala temporale decennale. Si è dimostrato che questi collegamenti non sono diretti, ma realizzati attraverso l’influenza dell’attività solare e dei raggi cosmici nello sviluppo dei sistemi barici extratropicali (cicloni e depressioni) che formano il campo delle nuvole. La violazione di una correlazione positiva tra LCA e l’intensità GCR è stata osservata negli anni 1980 – 1990 e si è verificata contemporaneamente nel Nord e Sud del mondo nei primi anni 2000, ed è coincisa con l’inversione di segno dei GCR sulla circolazione troposferica. È stato suggerito che un possibile motivo per l’inversione della correlazione tra l’attività ciclonica alle medie latitudini e il flusso dei GCR, è il cambiamento dell’intensità del vortice polare stratosferico che influenza in modo significativo l’accoppiamento troposfera-stratosfera. Le prove del notevole indebolimento dei vortici polari nella regione artica e nella stratosfera antartica nei primi anni 2000 sono forniti. I risultati ottenuti suggeriscono un ruolo importante dell’evoluzione vortice polare come motivo della variabilità temporale degli effetti dell’attività solare sulla bassa atmosfera.

low-cloud-cover-and-cosmic-raysVariazione temporale della LCA [anomalia della bassa copertura nuvolosa] e GCR [flusso dei raggi cosmici galattici] (valori mensili Detrended) per l’emisfero Nord (a) e Sud (b). Le linee spesse sono una media consecutiva di 12 mesi della LCA; c) i coefficienti di correlazione tra i valori annuali della LCA e il flusso dei raggi cosmici GCR per gli intervalli di 11-yr nel nord (linea continua) e meridionale (linea tratteggiata) emisfero. Le linee tratteggiate mostrano i livelli di significatività: 0,95 (curve 1) e 0.99 (curva 3) per l’emisfero settentrionale; 0.99 (curva 2) per l’emisfero sud

 

Fonte : http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1364682616300979

Salvati dalla Luna

A mantenere la geodinamo attiva, e con essa il campo magnetico terrestre, contribuirebbe l’effetto dovuto all’attrazione gravitazionale esercitata dal nostro satellite. Lo suggerisce uno studio pubblicato su Earth and Planetary Science Letters da un team di ricercatori del CNRS

Senza scudo magnetico saremmo spacciati, questo si sa. È solo grazie alla magnetosfera se raggi cosmici e altre pericolose particelle cariche provenienti dallo spazio – perlopiù dal Sole – vengono in gran parte fermate. Ora, all’origine del campo magnetico terrestre è pressoché certo che vi sia la cosiddetta geodinamo: l’azione prodotta dal rapido movimento d’enormi quantità di materiale ferroso liquido nel nucleo esterno del nostro pianeta. Assai più dibattuta è invece l’origine dell’energia che ha alimentato – e continua ad alimentare – nel corso di miliardi di anni la geodinamo. Ebbene, uno studio uscito la settimana scorsa su Earth and Planetary Science Letters suggerisce che almeno parte dell’energia necessaria possa arrivare dalla Luna, e in particolare dalla deformazione del mantello indotta dagli effetti mareali.

Gli effetti gravitazionali determinati dal sistema Terra-Luna-Sole provocano la deformazione ciclica del mantello terrestre e oscillazioni nel suo asse di rotazione. Questo tensione meccanica applicata a tutto il pianeta provoca forti correnti nel nucleo esterno, costituito da una lega di ferro liquido di viscosità molto bassa. Correnti sono sufficienti a generare il campo magnetico terrestre.

Crediti: Julien Monteux e Denis Andrault

Per capire quanto quest’ipotesi possa essere condivisibile, conviene anzitutto dare un’occhiata ai numeri. Partiamo dalla temperatura. Il modello classico implica un raffreddamento di 3000 gradi, nell’arco degli ultimi 4.3 miliardi di anni di vita della Terra, della temperatura del nucleo, che sarebbe dunque passata da 6800 gradi iniziali ai 3800 attuali. Il problema sta nella vertiginosa temperatura di partenza richiesta: se le cose fossero andate davvero in questo modo, fino a quattro miliardi d’anni fa il nostro pianeta sarebbe dovuto essere completamente fuso. Eventualità che sia le analisi geochimiche condotte sulla composizione delle carbonatiti e dei basalti più antichi, da una parte, sia i modelli più aggiornati sull’evoluzione del pianeta, dall’altra, sono concordi nell’escludere.

Ma se, come lo studio guidato dai quattro ricercatori del CNRS propone, la temperatura della Terra in realtà fosse scesa non di 3000 bensì di 300 gradi – appena un decimo rispetto a quanto richiesto dal modello classico, dunque – da dove avrebbe tratto tutta l’energia necessaria, la geodinamo, per mantenersi attiva? L’ipotesi presa in considerazione da Denis Andrault e colleghi è che arrivi dalla combinazione di effetti gravitazionali come quelli di cui scrivevamo poc’anzi.

Rimanendo sempre con l’occhio puntato sui numeri, ma mettendo un istante da parte la temperatura e guardando alla potenza, gli autori dello studio calcolano che la Terra riceva in continuazione 3700 miliardi di watt dal trasferimento dell’energia gravitazionale e di rotazione prodotto dal sistema Terra-Luna-Sole. Di questi, stando alle stime, circa mille miliardi potrebbero essere disponibili – tramite l’azione di deformazione elastica del mantello, per esempio – per tenere in movimento il nucleo esterno. Cifre sufficienti a rendere conto del campo magnetico terrestre.

Un effetto, questo delle forze gravitazionali sul campo magnetico d’un pianeta, del resto già ampiamente documentato per due lune di Giove, Io ed Europa, e per un buon numero di pianeti extrasolari. Non solo. Considerando anche le irregolarità della rotazione terrestre, dell’orientamento del suo asse e dell’orbita della Luna, l’effetto combinato produrrebbe nella geodinamo fluttuazioni tali da spiegare, analizzando il loro possibile impatto sul mantello e dunque sui vulcani, gli eventi eruttivi più importanti. Insomma, concludono i quattro autori dello studio, gli effetti della Luna sulla Terra sembrano andare ben oltre le maree.

Leggi su Earth and Planetary Science Letters l’articolo “The deep Earth may not be cooling down”, di Denis Andrault, Julien Monteux, Michael Le Bars e Henri Samuel

 

Fonte : http://www.media.inaf.it/2016/04/05/salvati-dalla-luna/