Rubrica Sole Ottobre 2014

 

 Immagine copertina

(Fonte: www.osservatoriosormano.it)

 

Introduzione e riepilogo

Durante la sua progressione verso il massimo solare, il ciclo 24 ha da subito manifestato un’intensità notevolmente inferiore a quella che gli esperti avevano pronosticato al termine del ciclo 23: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/21dec_cycle24/ . Fino alla fine del mese di Settembre 2013, vista l’evoluzione degli ultimi due anni, dopo il picco dell’autunno 2011, sembrava in verità molto improbabile che questo ciclo potesse prendere un diverso andamento rispetto a quello fatto vedere fino a quel momento. In definitiva il Sole era in una fase di “stallo”. Pur con naturali oscillazioni in alto ed in basso dei vari indici di attività, nel periodo in questione il solar flux (il miglior indicatore dell’attività solare finora noto) non aveva mostrato in media alcun trend particolare, né crescente né decrescente.

La fase di forte spinta appena trascorsa ha poi condotto il ciclo al suo secondo massimo che in realtà si è rivelato essere anche il nuovo massimo assoluto di questo ciclo 24, nettamente superiore a quello dell’autunno 2011. Le influenze planetarie hanno avuto un peso non indifferente nelle dinamiche di questa ripresa dell’attività solare, come a suo tempo debitamente descritto in un articolo del nostro Michele. Di recente l’attività solare ha accennato a declinare, pur tra picchi isolati di una certa intensità. Resta però da capire se il declino sia definitivo e dunque il massimo possa considerarsi definitivamente archiviato.

In sintesi, il mese di Ottobre appena trascorso ha evidenziato, un forte calo del Sunspot Number dopo la progressione registrata nei mesi precedenti, mentre il solar flux, grazie anche alla macchia “monstre” n°2192, una delle più grandi in assoluto degli ultimi cicli solari, è risultato essere in netta controtendenza rispetto all’SN, facendo segnare un ulteriore incremento rispetto al valore di Settembre. In ogni caso si tratta di valori nettamente inferiori a quelli fatti registrare durante il recente massimo e comunque molto bassi se paragonati ad uno qualsiasi dei massimi solari dei cicli compresi tra il 19 ed il 23, anche perché le macchie non sono state né particolarmente numerose, né molto estese ed attive

Ci stiamo avvicinando ai 6 anni (70 mesi) dal minimo del dicembre 2008 e dobbiamo comunque constatare che, fatti salvi brevi periodi di più intensa attività,

  • il solar flux ha raggiunto solo di recente e per pochi giorni quota 200, come valore di picco giornaliero ma non come media mensile; tale soglia fu ampiamente superata più volte dai cinque cicli precedenti, come valore giornaliero ma spesso anche in termini di media mensile;
  • anche il sunspot number risulta decisamente inferiore e analogo a quello dei cicli di fine Ottocento-inizio Novecento; ricordiamo però che i calcoli attuali sono molto rigorosi e tengono conto anche della macchia più piccola. Pertanto i valori del passato sono molto probabilmente sottostimati: perlomeno del 5% per i cicli di fine Ottocento/inizio Novecento, fino al 20% ed oltre in precedenza (ad esempio durante il Minimo di Dalton).

Il grafico seguente mette in evidenza proprio l’ultimo periodo caratterizzato dal picco massimo di attività e preceduto fino ad allora, con l’esclusione del picco dell’autunno 2011, da un andamento sostanzialmente “piatto”, senza trend. Risulta evidente anche il temporaneo superamento del “muro” dei 200 avvenuto in sole 3 occasioni fino ad ora:

Solen Info

Il sunspot number

Il nuovo massimo assoluto (e con buona probabilità anche il massimo assoluto definitivo) del ciclo 24 è 81,975 (Aprile 2014) ed ha ampiamente superato il primo massimo registrato a Febbraio 2012 e pari a 66,9. Tra i due massimi la progressione del SSN (Smoothed Sunspot Number, media mobile su 13 mesi; fonte SIDC) si è interrotta ed invertita. Il comportamento del ciclo 24, con due massimi di cui il secondo assoluto, finora assomiglia a qualcuno dei cicli tra fine ‘800 ed inizio ‘900, in particolare il ciclo 12, nonché al ciclo 5 del Minimo di Dalton, sebbene un po’ più intenso di quest’ultimo. Cicli simili

Anche per il NIA’s Aprile 2014 ha fatto segnare il nuovo massimo provvisorio di questo ciclo (47,158) procedendo di pari passo con i dati ufficiali del sunspot number SIDC. Restano da verificare ancora alcuni dati (gli ultimi tre mesi) che al momento sono solo provvisori e pertanto vi potrebbe essere qualche leggera variazione nel conteggio. La curva della media “smoothed” di questo indice, con le dovute proporzioni, ricalca l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato questo Ottobre 2014: Smoothed sunspot area

Questo grafico (aggiornato al mese di Ottobre) basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora riesce a stento a tenere il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Ottobre è stato caratterizzato da un sensibile calo del sunspot number nel confronto con i mesi immediatamente precedenti: 60,6 rispetto al 87,6 del precedente mese di Settembre. Si tratta anche del valore più basso dell’ultimo anno in quanto per trovare un valore inferiore bisogna tornare indietro fino al 36,9 fatto segnare dal mese di Settembre 2013. Il grafico sottostante evidenzia la decisa seconda impennata di attività e rafforza la nostra convinzione che ci troviamo, con tutta probabilità, in una fase molto avanzata se non addirittura terminale di questo massimo del ciclo 24.

SN Nia e Sidc

I valori del NIA’s di Luglio (36,3) Agosto (37,4), Settembre (43,8) e Ottobre (30,3) sono provvisori/stimati ed al momento in attesa di validazione. Il dato di Febbraio 2014 (67,3) al momento detiene il massimo relativo di questo indice.

Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del primo e provvisorio massimo a primavera 2012, l’iniziale declino delle curve del SSN ed il seguente sostanziale stallo nonchè l’ultima nuova e più decisa tendenza al rialzo dell’indice in oggetto che stabilisce nuovi massimi assoluti.

Solar flux

Il Solar Flux, in questo mese ha registrato una nuova ulteriore crescita rispetto al valore fatto registrare nello scorso mese di Settembre e questo nonostante il vistoso calo del Sunspot Number mensile; un contributo decisivo in tal senso lo ha fornito sicuramente la super-macchia 2192 di cui accennato in prefazione che ha anche prodotto almeno 6 Flares di categoria X. Inoltre, nel corso del mese il solar flux è riuscito a superare il valore/soglia di 200, dando vita a quello che appare come il picco più intenso di questo ciclo, con circa una settimana (dal 20 al 26 compresi) quasi costantemente sopra i 200, e mantenendosi poi costantemente su valori compresi tra 110 e 160.

Per quanto appena detto il solar flux mensile aggiustato ha fatto segnare un valore pari a 153,91 rispetto al 148,12 del mese di Settembre

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 ha incontrato nella sua progressione. Dal grafico seguente risulta ancor più evidente la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo. Confronto Solar Flux

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: il ciclo 24 ha proceduto “a scatti”, tra loro ben intervallati. Le pause si sono manifestate dall’inizio del 2009 all’inizio del 2011, poi ancora dall’autunno del 2011 fino al settembre del 2013 (quando si è osservato addirittura un certo declino). Gli ultimi 12 mesi di attività più sostenuta, conformemente all’andamento del SN hanno determinato l’attuale picco massimo di questo indice.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 153,91 (contro 148,12 di Settembre) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 109,5 (ore 23:00 del 12/10)  e 274,8, valore degno di un “vero” massimo solare (ore 17:00 del 25/10).

 

Altri diagrammi: butterfly e inversione magnetica

 Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24, è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif Butterfly

 Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari, nel corso delle precedenti uscite della rubrica avevamo messo in guardia dal considerare ormai conclusa l’inversione dei poli magnetici: l’ultimo dato disponibile, (29 Ottobre) su http://wso.stanford.edu/Polar.html, ha ulteriormente confermato le evidenti difficoltà di questo ciclo a livello magnetico benché ci sia un palese tentativo da parte del sole (o forse meglio dire dell’emisfero sud solare) di porre fine a questa anomala situazione di blocco che va avanti da mesi: l’ultimo valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a -1, quindi anche se ormai la contro-inversione è consolidata, meno di due anni dopo quella avvenuta a giugno 2012, i valori aggiornati sono inferiori a quelli inizialmente pubblicati e potrebbero regredire verso un nuovo cambio di polarità. Non ci sono precedenti storici documentati di un simile evento e pertanto dobbiamo mantenere la massima prudenza, evitando di emettere sentenze che potrebbero essere smentite a breve dal comportamento del Sole; potrebbe infatti trattarsi solo di un effetto transitorio dovuto all’estrema debolezza del campo magnetico solare. L’Emisfero Sud, dopo il cambio di polarità avvenuto tra luglio ed agosto 2013 ed una prima decisa progressione, fa segnare un valore di -25, ovvero in graduale e da qualche mese sensibile progressione dopo il cambio di polarità; anche in questo caso risulta al momento terminata la fase di stallo in atto dalla fine di Febbraio. Il comportamento dei due emisferi si ripercuote su quello della media filtrata, la cui crescita si era invertita e, dopo un anno di continua progressione: il valore medio, dopo essere salito fino a +8 (ed aver fatto segnare un provvisorio +5 nei mesi scorsi), attualmente si attesta a +12, con un decisivo contributo dell’emisfero sud.

Risulta al momento difficile dare un’interpretazione compiuta di quanto stia accadendo ai poli solari ed è ancora più difficile prevederne le conseguenze, sia per quanto concerne il ciclo in corso, sia in relazione al prossimo ciclo 25. E’ importante verificare se questo nuovo assetto monopolare durerà, oppure se si verificherà a breve una ulteriore inversione.

Può essere utile anche visionare il seguente grafico relativo all’andamento dall’inizio del ciclo 24 fino ad ora:Mfield aggiornato ciclo 24

 In dettaglio, l’andamento degli ultimi 46 mesi dove è più evidente lo stallo e la tendenza al calo dei valori dell’emisfero nord:Dettaglio aggiornamento WSO

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano inoltre i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.pngWSO polar fields

andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png,

N - S polar fields

 andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind” lasciano intuire un periodo di attività decisamente meno intensa rispetto al mese: mentre scriviamo è in corso un picco relativo di attività, con il solar flux giornaliero che a supera quota 160.

Quanto rilevato finora lascia pensare, come atteso, che il ciclo possa durare più dei “canonici” 11 anni: ad esempio David Archibald sostiene, in base ad uno studio delle emissioni coronali, che il ciclo 24 possa durare addirittura il 40% in più dei soliti 11 anni, cioè ben 17 anni, insomma fino al 2025!

Per i dettagli, si veda l’articolo al link seguente http://wattsupwiththat.com/2013/03/05/how-long-to-the-2425-solar-minimum/

Intanto, la previsione NASA http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/ssn_predict_l.gif ci dice che il massimo starebbe per terminare. Dunque, se corretta, i primi chiari segnali di declino dovrebbero verificarsi nel corso del 2014.

Ma che cosa possiamo realmente aspettarci per il ciclo 25? Fino a qualche tempo fa, si riteneva che potesse essere un ciclo debolissimo, o addirittura assente, privo o quasi di macchie. Tuttavia, recenti rilevazioni del campo magnetico delle macchie sembrano mettere in dubbio questa ipotesi (fonte: http://www.leif.org/research/Livingston%20and%20Penn.png ):Umbral

 E’ ben visibile il progressivo declino del campo magnetico delle macchie (secondo grafico) e la corrispondente riduzione del contrasto (primo grafico) delle medesime rispetto al resto della superficie solare. Tale processo è in corso dagli anni ’90, ma sembra arrestarsi verso il 2012. Può significare che le macchie, pur riducendosi in numero e dimensione, non scompariranno nel prossimo futuro e quindi avremo una successione di cicli deboli, anziché un grande minimo simile al Maunder?

 

Sunspot number per emisfero e conclusioni

Questo ciclo 24 è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati.

Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse. La progressione dell’autunno 2011 aveva dato una parvenza di “normalità”. Gennaio 2012 ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo che ha confermato la debolezza del ciclo. I più recenti picchi isolati di Luglio 2012 e di Gennaio e Aprile/Maggio 2013, pur inaspettati, non hanno modificato il quadro complessivo. Dopo un periodo di stasi, infine, l’intensa attività verificatasi tra l’autunno 2013 e la scorsa primavera ha restituito una temporanea vitalità ad un ciclo che sembrava destinato ad un lungo inesorabile declino. L’emisfero Nord, ormai da un paio di anni, dopo la (prima!) inversione di polarità, sta mostrando come previsto un fisiologico calo (il massimo fu raggiunto a settembre 2011, con un SSN emisferico di 41,29). Invece l’emisfero Sud, dopo un periodo di sostanziale stabilità ha ripreso la sua rampa di ascesa verso un nuovo massimo relativo, “sorpassando” nettamente, per effetto degli ultimi mesi di maggiore attività, il livello di attività dell’emisfero nord: attualmente abbiamo un nuovo massimo provvisorio con un valore pari a 56,55 tendente ad aumentare ancora seppur lievemente. Anche in questo caso però, stante l’inversione di polarità già avvenuta, ci si attende presto un declino di attività.Ciclo 23 e 24

Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Dopo il secondo massimo, in base al comportamento di tanti cicli precedenti, è ragionevole attendersi un lento e progressivo declino, pur interrotto da temporanei picchi post-massimo.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud. Si nota chiaramente il declino dell’emisfero Nord e la sostanziale prepotente crescita di quello Sud dopo la lunga stasi seguita all’ascesa iniziale. SSN tot +N+S

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 Apuano 70 e FabioDue

Clima: anno positivo per ghiacciai grazie a precipitazioni

L’ultimo anno idrologico – iniziato il 1 ottobre 2013 e conclusosi il 30 settembre scorso – ha fatto registrare in Alto Adige un clima favorevole al glacialismo, con un conseguente bilancio positivo delle variazioni di massa dei ghiacciai. È stata la seconda stagione con il maggior accumulo di neve degli ultimi trent’anni, osserva l’Ufficio idrografico provinciale.
“Lo scorso inverno è stato piuttosto mite – ricorda il direttore della Ripartizione Protezione antincendi e civile, Hanspeter Staffler – ma le prevalenti correnti sudoccidentali hanno portato precipitazioni eccezionali sull’arco alpino meridionale. È seguita poi un’estate relativamente fresca con frequenti nevicate, anzitutto al di sopra dei 3000 m di quota”.
Su tutti i ghiacciai monitorati dall’Ufficio idrografico provinciale é stato così misurato il secondo bilancio invernale più consistente dall’inizio delle campagne glaciologiche, nella stagione 1983/84. Solo nell’anno idrologico 2000/01 si era registrato un accumulo nivale ancora superiore. I risultati finali mostrano bilanci di massa da leggermente positivi (Ghiacciaio di Malavalle, Vedretta occidentale di Ries) a moderatamente positivi (Ghiacciaio di Fontana Bianca, Vedretta Lunga). Nella maggior parte dei casi il 2013/14 ha fatto segnare il bilancio di massa più positivo di tutta la serie di misure.
Come spiega Roberto Dinale dell’Ufficio idrografico, “quest’anno é proseguito il trend delineatosi l’anno scorso. La Vedretta occidentale di Ries aveva peraltro chiuso il 2012/13 con un risultato ancor più positivo. Bilanci di massa negativi sono stati invece misurati sui ghiacciai con limite superiore a quote relativamente basse, come la Vedretta Pendente, e sono stati osservati nella parte nord-occidentale dell’Alto Adige”. Le fronti glaciali sono peraltro ancora una volta arretrate in modo significativo, in primo luogo perchè in corrispondenza delle stesse le precipitazioni estive sono cadute prevalentemente sotto forma di pioggia, che non ha garantito un sufficiente afflusso di nuovo ghiaccio.

Fonte : http://www.ansa.it/trentino/notizie/qualitaaltoadige/2014/11/21/clima-anno-positivo-per-ghiacciai-grazie-a-precipitazioni_bbba2363-0c58-42ea-ac94-c9493cd80e10.html

Temperature degli Stati Uniti : I dati governativi sul riscaldamento globale sono stati falsificati

” Ora sappiamo che i dati storici delle temperature negli Stati Uniti sono stati deliberatamente alterati dagli scienziati della NASA e del NOAA, nel tentativo di riscrivere la storia e rivendicare il riscaldamento globale come causato da una tendenza al rialzo nelle temperature statunitensi “, questo è quanto si afferma sul portale : NaturalNews.com.

In realtà, i dati mostrano che siamo nel bel mezzo di un trend di raffreddamento e non, viceversa, in una tendenza al riscaldamento (vedi i grafici qui sotto).

Questo perché, l’attuale registrazione storica delle temperature non si adatta al “riscaldamento globale“, come oggi descritto dalla attuale scena politica, allora, i dati sono stati semplicemente alterati, utilizzando i “modelli dei computer” e poi pubblicati, come dati di fatto.

Ecco il grafico delle temperature degli Stati Uniti pubblicate dalla NASA nel 1999, che ci mostra le più alte temperature effettivamente avvenute nel 1930, seguite da una tendenza al raffreddamento, rampa verso il basso fino a l’anno 2000 :

L’autenticità di questo grafico non è in discussione. E’ stato pubblicato da James Hansen, sul ​​sito web della NASA. In quella pagina, Hansen ha anche scritto, “L’evidenza empirica non presta molto supporto alla nozione che il clima è diretto precipitosamente verso il più estremo calore e siccità.”

Dopo che l’amministrazione Obama è entrata in carica, però, si cominciò a spingere sul riscaldamento globale, per scopi politici, la NASA era diretta a modificare i suoi dati storici, al fine di invertire la tendenza al raffreddamento e mostrare una tendenza al riscaldamento. Ciò è stato realizzato utilizzando modelli climatici realizzati dai computer con i dati che i ricercatori “volevano vedere”, invece che di quelli che stavano realmente accadendo nel mondo reale.

Utilizzando gli stessi dati esatti, trovati nel grafico sopra riportato (con pochi anni di dati aggiuntivi dopo il 2000), la NASA è riuscita a distorcere il grafico per descrivere l’aspetto del riscaldamento globale:

 

L’autenticità di questo grafico non è in questione. In questo momento, lo si può trovare sul server della NASA. Questo nuovo grafico modificato mostra che i dati storici – soprattutto il calore e la grave siccità, sperimentate nel 1930 – sono adesso sistematicamente ridimensionati, per farli apparire più freschi di quello che realmente erano. Allo stesso tempo, i dati della temperatura dal 1970 al 2010 sono stati fortemente aumentati, per farli sembrare più caldi di quello che realmente erano.

“Questo è un chiaro caso di frode scientifica, in corso e su vasta scala al fine di ingannare il mondo intero sul riscaldamento globale. Ora sappiamo definitivamente che il governo sta mentendo sul riscaldamento globale.”

 

Fonte : http://iceagenow.info/2014/07/government-global-warming-data-faked/

Nicola Scafetta : La risposta ad alcune critiche

Mi è giunta notizia, leggendo gli ultimi post pubblicati sul blog Tallbloke’s Talkshop, che il dott. Nicola Scafetta sta per presentare un nuovo documento scientifico. Una documentata e completa risposta scientifica, alle recenti critiche sulla teoria planetaria come origine delle varizione solari e climatiche sul nostro pianeta, formulate da Holm & Cauquoin, nei primi mesi del 2014. La carta, in corso di stampa, uscirà su Astrophysics and Space Science ed è disponibile al seguente indirizzo : http://people.duke.edu/~ns2002/pdf/art_10.1007_s10509-014-2111-8.pdf

Riassunto

Nel corso degli ultimi anni, una serie di opere hanno proposto che le armoniche planetarie regolano le oscillazioni solari. Anche il clima della Terra sembra presentare una firma di più armoniche astronomiche. Qui mi rivolgo alcune critiche, sostenendo che le armoniche planetarie non apparirebbero nei dati. In questo documento mostrerò che una analisi attenta e migliore dei dati disponibili supporta la teoria planetaria di variazione solare e del clima anche nei casi criticati. In particolare, mostro che: (1) un’alta risoluzione delle registrazioni delle deleghe cosmogeniche del 10Be e 14C dell’attività solare, sia durante l’Olocene, che durante la fase interglaciale Marine 9.3 (MIS 9.3), 325-336 anni fa, presentano quattro picchi spettrali comuni (con un livello di confidenza ⪆95%) a circa 103, 115, 130 e 150 anni (questa è la banda di frequenza che genera il Maunder e il Dalton come grandi minimi solari) che può essere dedotta da un semplice modello solare basato su un accoppiamento non lineare generico tra l’armoniche planetarie e solari; (2) l’analisi (MVDR), conferma l’esistenza di armoniche astronomiche persistenti nei registri del clima decennali e su scale multidecadali, quando viene utilizzato un appropriato con una finestra di lunghezza (L≈110 anni) per garantire una risoluzione spettrale sufficiente a risolvere almeno le principali armoniche astronomiche. La lunghezza della teorica finestra ottimale desumibile da considerazioni astronomiche è tuttavia di ⪆178.4 anni, perché le frequenze planetarie sono armoniche di un tale periodo. Tuttavia, questa lunghezza, è maggiore del segnale disponibile della temperatura, di 164 anni. Così, il miglior test di coerenza, può essere attualmente effettuato solo utilizzando una singola finestra purchè il disco strumentale della temperatura venga confrontato direttamente con la temperatura e gli spettri astronomici. Come fatto in Scafetta (J. Atmos Sol Terr Phys 72 (13)….: 951-970, 2010) e riconfermato in questa carta. L’esistenza di una coerenza spettrale tra oscillazioni planetarie, solari e climatiche è confermato nei seguenti periodi: anno di 5,2 – 5,93 – 6,62 – 7,42 e 9,1  (principale ciclo di marea lunare), anno di 10,4 ( relativo a 9,93-10,87-11,86 armoniche del ciclo solare), anno di 13,8-15,0, ~ 20 , ~ 30 e ~61, 103, 115, 130, 150 e circa 1000. Questo lavoro risponde alle critiche di Cauquoin et al. (Astron Astrophys 561:.. A132, 2014), che hanno ignorato le teorie planetarie alternative di variazione solare, e di Holm (J. Atmos Sol Terr Phys 110-111:…. 23-27, 2014A), che hanno utilizzato una inadeguata analisi fisica e di frequenza temporale  dei dati.

Fig.8

Fonte : http://tallbloke.wordpress.com/2014/11/15/nicola-scafetta-coherence-between-planetary-solar-and-climate-oscillations-a-reply-to-some-critiques/

Michele

 

Terra: niente luce per sei giorni

Premessa

La rete ed in particolare quel social network di facebook, sono ripeni della più disperata e fuorviante informazione. Recentemente la mia attenzione è caduta su ceri messaggi pubblicitari e non, che quotidianamente il social network di fb distribuisce. Si passa dai messaggi pubblicitari più disperati, da playboy a locali, servizi o negozi presenti nelle vicinanze della mia o vostra abitazione, fino alla informazione scientifica più …. oserei dire carnevalesca. Si gioca con le emozioni del lettore, accostando titoli altisonanti, con scoperte, promo o altro che nulla hanno a che fare con la vera ricerca scientifica.

Quindi, chiudiamo queste settimana dai connotati decisamente autunnali con questa recente comunicazione che ho pescato sul social network.

Notare il consiglio fornito da fb, alla destra, “aggiungi agli amici”. 

fb

 Il regista che sta dietro a fb e che distribuisce abilmente questi veri e propri consigli per gli acquisti, agisce in buona fede o cattiva fede ?

Adesso, a voi ….. l’articolo :smile:

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Terra: niente luce per sei giorni

Senza luce per sei giorni. Preparatevi a rimanere al buio dal 16 al 22 dicembre. La Nasa sta mettendo in allerta tutto il pianeta per evitare crisi di panico in milioni e milioni di persone. Tra un mese e mezzo ci sarà una settimana “nera” nel vero senso della parola. Come specificato dagli scienziati degli States, vivremo qualcosa di mai visto prima. E, anche per questo, le conseguenze al momento non sono facilmente immaginabili. La Terra, abituata anche nei mesi freddi ad essere illuminata e riscaldata dal Sole per una decina di ore al giorno, dovrà fare a meno della palla infuocata per una settimana.

Da martedì 16 dicembre a lunedì 22 dello stesso mese, il mondo rimarrà senza luce solare a causa di una tempesta solare, che causerà polvere e detriti spaziali in abbondanza tanto da bloccare il 90% della luce solare. Per una settimana non ci sarà giorno e notte, semplicemente perchè il sole non riuscirà mai a penetrare il fitto involucro composto dai detriti spaziali. Per quel che riguarda la luce, le città faranno abbondante ricorso all’illuminazione pubblica artificiale mantenendo accesi tutti i lampioni sia al mattino che al pomeriggio, mentre è presumibile che dalle finestre degli appartamenti farà capolino la luce dei lampadari. Più problematica la situazione relativa al riscaldamento: niente raggi solari vorrà dire anche temperature polari, a cui si dovrà porre un freno mediante riscaldamento autonomo.

Insomma, una buona spesa in gas potrebbe mantenerci al calduccio nelle nostre case, mentre per quel che riguarda le strade sarà opportuno pensare a cappello, guanti e sciarpa. Tutto confermato allora? Peccato che, quanto sopra elencato, non sia mai uscito ufficialmente dalla Nasa, il punto di riferimento mondiale nel campo della scienza e dei laboratori. Lo ha rilanciato in rete Huzlers, un noto sito web che già in passato ha messo in circolo messaggi e false notizie con titoli bizzarri senza riscontro nella realtà.

Eppure c’è chi giura che stavolta non si tratti di una bufala ma di un’indiscrezione uscita dai corridoi della Nasa. In America è già scattato il conto alla rovescia verso il 16 dicembre e monte aziende si stanno preparando ad un surplus nell’utilizzo di gas e corrente elettrica. D’altronde meglio prevenire che curare.

La Nasa ha smentito la notizia anche se nel comunicato ufficiale figura una dichiarazione del numero uno Charles Bolden che ha invitato tutti alla calma. “Ci affideremmo esclusivamente alla luce artificiale per i sei giorni, il che non è un problema”, dice lo scienziato della NASA Earl Godoy. Un messaggio che non fa altro se non lasciare aperto ogni legittimo dubbio. Davvero la Terra sta per subire qualcosa di grave e nessuno vuole dirci nulla per evitare che l’umanità venga presa dal panico? E se accadesse davvero, il nostro Governo sarebbe pronto a tutelare i suoi cittadini? Perchè la Nasa tiene per sè tutte le scoperte più agghiaccianti, comprese quelle relative agli extraterrestri? Questa pioggia galattica sta per arrivare sulla Terra? Tante domande a cui gli Stati Uniti hanno deciso di non dare una risposta.
Scritto da Alberto

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Notare la scritta, articolo letto 403609 volte e i  7.164 piace arrivati dal mondo di fb. La piattaforma si chiama italianosveglia. Spero che i dati pubblicati in precedenza siamo errati, altrimenti più che sveglia è …..

:smile:

 

Michele