Rubrica Sole Marzo 2014

Introduzione e riepilogo

Durante la sua progressione verso il massimo solare, il ciclo 24 ha da subito manifestato un’intensità notevolmente inferiore a quella che gli esperti avevano pronosticato al termine del ciclo 23: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/21dec_cycle24/ . Fino alla fine del mese di Settembre 2013, vista l’evoluzione degli ultimi due anni, dopo il picco dell’autunno 2011, sembrava in verità molto improbabile che questo ciclo potesse prendere un diverso andamento rispetto a quello fatto vedere fino a quel momento. In definitiva il Sole era in una fase di “stallo”. Pur con naturali oscillazioni in alto ed in basso dei vari indici di attività, nel periodo in questione il solar flux (il miglior indicatore dell’attività solare finora noto) non aveva mostrato in media alcun trend particolare, né crescente né decrescente. Lo si nota chiaramente dalla prima immagine successiva.

L’attuale fase di forte spinta ha poi condotto il ciclo al suo secondo massimo che in realtà si è rivelato essere anche il nuovo massimo assoluto di questo ciclo 24, superiore a quello dell’autunno 2011. Le influenze planetarie hanno avuto un peso non indifferente nelle dinamiche di questa ripresa dell’attività solare, come a suo tempo debitamente descritto in un articolo del nostro Michele. Resta però da capire quanto tale fase durerà e quando e come inizierà la fase di declino post-massimo.

In sintesi, il mese di Marzo appena trascorso, è stato caratterizzato da un leggero calo dei valori degl’indici di riferimento come il solar flux, ed il Sunspot Number, tornato sotto la soglia di 100. Ribadiamo che si tratta comunque di valori bassi se paragonati ad uno qualsiasi dei massimi solari dei cicli compresi tra il 19 ed il 23, anche perché le macchie non sono state né particolarmente numerose, né molto estese ed attive: a Marzo si è verificato un solo flare di classe X (3 in totale in tutto il 1°trimestre 2014).

Questa fiammata dell’attività può essere messa in relazione al secondo picco di attività pronosticato anche dalla NASA http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/01mar_twinpeaks/.

Abbiamo ampiamente superato il traguardo dei 5 anni (63 mesi) dal minimo del dicembre 2008 e dobbiamo comunque constatare che, fatti salvi brevi periodi di più intensa attività,

  • il solar flux ha raggiunto solo di recente e per pochi giorni quota 200, come valore di picco giornaliero ma non come media mensile; tale soglia fu ampiamente superata più volte dai cinque cicli precedenti, come valore giornaliero ma spesso anche in termini di media mensile;
  • anche il sunspot number risulta decisamente inferiore e analogo a quello dei cicli di fine Ottocento-inizio Novecento; ricordiamo però che i calcoli attuali sono molto rigorosi e tengono conto anche della macchia più piccola. Pertanto i valori del passato sono molto probabilmente sottostimati: perlomeno del 5% per i cicli di fine Ottocento/inizio Novecento, fino al 20% ed oltre in precedenza (ad esempio durante il Minimo di Dalton).

Il grafico seguente evidenzia come il ciclo sia stato sostanzialmente “piatto”, senza trend, fino a settembre 2013, per poi mostrare una netta accelerazione, fino al picco appena verificatosi. Risulta evidente anche il temporaneo superamento del “muro” dei 200:

 Solen Info

 Il sunspot number

Il nuovo massimo assoluto del ciclo 24 è 73,07 (settembre 2013) ed ha ampiamente superato il primo massimo registrato a Febbraio 2012 e pari a 66,9. Tra i due massimi la progressione del SSN (Smoothed Sunspot Number, media mobile su 13 mesi; fonte SIDC) si è interrotta ed invertita. Il comportamento del ciclo 24, con due massimi di cui il secondo assoluto, finora assomiglia a qualcuno dei cicli tra fine ‘800 ed inizio ‘900, nonché al ciclo 5 del Minimo di Dalton.

Anche per il NIA’s settembre 2013 ha fatto segnare il nuovo massimo provvisorio di questo ciclo (39,56) riallineandosi ai dati ufficiali del sunspot number SIDC. Restano da verificare ancora alcuni dati che al momento sono solo provvisori e pertanto vi potrebbe essere qualche variazione nel conteggio, stimabile in qualche decimo di punto. La curva della media “smoothed”di questo indice, con le dovute proporzioni, ricalca l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato questo Marzo 2014: Smoothed sunspot area

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora riesce a stento a tenere il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, Marzo ha confermato il discreto livello di attività che ha caratterizzato l’ultimo semestre, pur facendo segnare una lieve flessione rispetto al mese precedente. Il sunspot number è infatti tornato sotto quota 100: 92,2 rispetto ai 102,8. Come evidenziato dal grafico sottostante, l’attuale decisa seconda impennata di attività certifica che ci troviamo nel massimo del ciclo, con tutta probabilità, in una fase anche abbastanza avanzata. SN Nia e Sidc

  Il valore del NIA’s di ottobre (49,4), novembre (42,8) 2013 e dell’ultimo mese di marzo 2014 (46,1) sono provvisori/stimati ed al momento in attesa di validazione mentre sono già definitivi il dato di dicembre 2013 (58,4), di Gennaio 2014 (51,6) e di Febbraio 2014 che con 67,3 ha stabilito il massimo relativo (provvisorio?) di questo indice.

Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del primo e provvisorio massimo a primavera 2012, l’iniziale declino delle curve del SSN ed il seguente sostanziale stallo nonchè l’ultima nuova e più decisa tendenza al rialzo dell’indice in oggetto che stabilisce nuovi massimi assoluti.

 

Solar flux

Dunque il Solar Flux a Marzo ha fatto registrare un lieve calo rispetto a quello di Febbraio, che attualmente detiene il record relativo del ciclo. Nel corso del mese il solar flux non è mai sceso al di sotto di 134, mentre nei mesi immediatamente precedenti si era spinto fino a 110, e comunque si è mantenuto piuttosto costantemente su valori oscillanti tra 140 e 160, senza picchi particolari quindi.

Per quanto appena detto il solar flux mensile aggiustato ha fatto segnare un valore pari a 148,97.

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 ha incontrato nella sua progressione. Dal grafico seguente risulta ancor più evidente la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo. 

Confronto Solar FluxIn termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: il ciclo 24 ha proceduto “a scatti”, tra loro ben intervallati. Le pause si sono manifestate dall’inizio del 2009 all’inizio del 2011, poi ancora dall’autunno del 2011 fino all’autunno del 2013 (quando si è osservato addirittura un certo declino). Come già rimarcato, rimane da valutare la consistenza e la durata dell’attuale nuovo massimo.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 148,97 (contro 166,01di Febbraio) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 134,2 (ore 20 del 16/03) e 167,1 (ore 23 del 12/03) mentre la media dell’ultima decade, dal 21 al 31 compresi è risultata praticamente in linea con la media mensile: 150,55 (valori ore 20).

 

Altri diagrammi: butterfly e inversione magnetica

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24, è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif Butterfly

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (grafico in basso).

 Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari, nel corso delle precedenti uscite della rubrica avevamo messo in guardia dal considerare ormai conclusa l’inversione dei poli magnetici: l’ultimo dato disponibile (23 Marzo) su http://wso.stanford.edu/Polar.html,  ha confermato le evidenti difficoltà di questo ciclo a livello magnetico e mette in risalto un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a -1. Quindi questo emisfero sembra aver fatto marcia indietro rispetto all’inversione avvenuta a giugno 2012! Non ci sono precedenti storici documentati di inversione di un polo meno di due anni dopo l’inversione precedente. L’Emisfero Sud, dopo il cambio di polarità avvenuto tra luglio ed agosto 2013 ed una prima decisa progressione, fa segnare un valore di -15, ovvero in graduale progressione dopo il cambio di polarità, anche se in modo meno marcato rispetto a quanto documentato in precedenza. Il comportamento dei due emisferi si ripercuote su quello della media filtrata, la cui crescita segna una battuta di arresto, dopo un anno di continua crescita.

Risulta al momento difficile dare un’interpretazione compiuta di quanto stia accadendo ai poli solari ed è ancora più difficile prevederne le conseguenze, sia per quanto concerne il ciclo in corso, sia in relazione al prossimo ciclo 25. Si attende conferma definitiva circa l’avvenuta inversione del Polo Nord; inoltre è importante verificare se questo nuovo assetto monopolare durerà, oppure se si verificherà a breve una ulteriore inversione.

Può essere utile anche visionare il seguente grafico relativo all’andamento dall’inizio del ciclo 24 fino ad ora: Aggiornamento WSO

In dettaglio, l’andamento degli ultimi 27 mesi dove è più evidente lo stallo e la tendenza al calo dei valori dell’emisfero nord: Dettaglio aggiornamento WSO

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano inoltre i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.pngWSO polar fields

 andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.pngN - S polar fields

 andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind” al momento mostrano un “treno” pressoché ininterrotto di regioni attive, in entrambi gli emisferi, anche se le macchie attualmente visibili non sono vaste ed attive come nei mesi precedenti. Si notano comunque diverse macchie mediamente coalescenti e di una certa dimensione, se paragonate a quelle che le hanno precedute negli anni scorsi. Un po’ a sorpresa, di recente l’Emisfero Nord sta fornendo un maggiore contributo all’attività solare, mentre quello Sud appare meno attivo. Quanto rilevato finora lascia pensare, come atteso, che il ciclo possa durare più dei “canonici” 11 anni: ad esempio David Archibald sostiene, in base ad uno studio delle emissioni coronali, che il ciclo 24 possa durare addirittura il 40% in più dei soliti 11 anni, cioè ben 17 anni, insomma fino al 2025!

Per i dettagli, si veda l’articolo al link seguente http://wattsupwiththat.com/2013/03/05/how-long-to-the-2425-solar-minimum/

Intanto, la previsione NASA http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/ssn_predict_l.gif ci dice che il massimo starebbe per terminare. Dunque, se corretta, i primi chiari segnali di declino dovrebbero verificarsi nel corso del 2014.

  

Sunspot number per emisfero e conclusioni

Questo ciclo 24 è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati.

Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse. La progressione dell’autunno 2011 aveva dato una parvenza di “normalità”. Gennaio 2012 ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo che ha confermato la debolezza del ciclo. Il più recenti picchi isolati di Luglio 2012 e di Gennaio e Aprile/Maggio 2013, pur inaspettati, non hanno modificato il quadro complessivo. Da Agosto a Novembre abbiamo assistito a mesi senza “acuti” e con il netto calo del SSN. Infine, l’intensa attività degli ultimi 6 mesi ha restituito una temporanea vitalità ad un ciclo che sembrava destinato ad un lungo inesorabile declino. L’emisfero Nord, dopo la (prima!) inversione di polarità , sta mostrando come previsto un fisiologico calo (il massimo fu raggiunto a settembre 2011, con un SSN emisferico di 41,29). Invece l’emisfero Sud, dopo un periodo di sostanziale stabilità ha ripreso la sua rampa di ascesa verso un nuovo massimo relativo, “sorpassando”, per effetto degli ultimi mesi di maggiore attività, il livello di attività dell’emisfero nord: attualmente abbiamo un nuovo massimo provvisorio con un valore pari a 49,07, tendente ad aumentare ancora. Anche in questo caso però, stante l’inversione di polarità già avvenuta, ci si attende presto un declino di attività. SC24 progres

 Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Dopo il secondo massimo, è ragionevole attendersi i primi chiari segnali di declino.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud. Si nota chiaramente il declino dell’emisfero Nord e la sostanziale prepotente crescita di quello Sud dopo la lunga stasi seguita all’ascesa iniziale. SSN tot +N+S

 Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

 

Apuano 70 e FabioDue

A roma si dice : “Me sta dà na sola ….”

Anthony Watts inaugura questo post con questo titolo e le parole :

La pausa continua …

Adesso…. I tempi non sono facili per i veri credenti.

Nessun riscaldamento globale per 17 anni 8 mesi

RSS – Remote Sensing Systems – , ritiene che la causa di questa possibile pausa, si trova adesso, a metà delle registrazioni satellitari.

Il satellite RSS per il rilievo dell’anomalia nella troposfera inferiore,  per marzo, non mostra alcun riscaldamento globale per 17 anni 8 mesi. Questa notevole periodo di 212 mesi, che va dall’agosto 1996 al marzo 2014, rappresenta la metà dell’intero periodo di registrazioni satellitari.

I Dati satellitari sono stati registrati per 423 mesi, dal suo avvio, nel gennaio 1979.

Ed inoltre, su Real science viene pubblicato questo post a titolo :

L’inquietante correlazione tra la CO2 atmosferica e la temperatura nel 21° secolo

 

Fonti :

http://wattsupwiththat.com/2014/04/05/no-global-warming-for-17-years-8-months/

http://stevengoddard.wordpress.com/2014/04/09/the-disturbing-correlation-between-atmospheric-co2-and-temperature-in-the-20th-century/

Michele

Fluttuazioni della temperatura: L’oceano Atlantico “danza” con il Sole ed i Vulcani

Data: 31 marzo 2014

Fonte: Aarhus University

Sommario: Le fluttuazioni naturali nella temperatura dell’Oceano Nord Atlantico hanno un impatto significativo sul clima nell’emisfero settentrionale. Queste fluttuazioni sono il risultato di una danza complessa tra le forze della natura, ma i ricercatori possono ora dimostrare che l’attività solare e l’impatto delle eruzioni vulcaniche hanno dettato questa “danza”, nel corso degli ultimi due secoli.

Mads Faurschou Knudsen, Bo Holm Jacobsen, Marit-Solveig Seidenkrantz, Jesper Olsen. Evidence for external forcing of the Atlantic Multidecadal Oscillation since termination of the Little Ice Age. Nature Communications, 2014; 5 DOI: 10.1038/ncomms4323

Le fluttuazioni naturali della temperatura dell’oceano Nord Atlantico hanno un impatto significativo sul clima nell’emisfero settentrionale. Queste fluttuazioni sono il risultato di una danza complessa tra le forze della natura, ma i ricercatori della Aarhus University possono ora dimostrare che l’attività solare e l’impatto delle eruzioni vulcaniche hanno comandato questa “danza” nel corso degli ultimi due secoli.

Immaginate una sala da ballo, in cui, due ballerini apparentemente tengono il tempo al proprio ritmo individuale. Improvvisamente, i due partner si trovano a ballare con lo stesso ritmo, e dopo uno sguardo più attento, è chiaro chi guidando loro.

Con un’immagine come questa,  i ricercatori della Aarhus University sono stati in grado di vedere quando hanno confrontato gli studi di rilascio di energia solare e l’attività vulcanica negli ultimi 450 anni, con le ricostruzioni delle variazioni di temperatura oceaniche durante lo stesso periodo.

I risultati hanno mostrato che in realtà negli ultimi 250 anni – dal periodo noto come la piccola era glaciale – una chiara correlazione può essere vista in cui le forze esterne, vale a dire l’energia del ciclo Solare e l’impatto delle eruzioni vulcaniche, sono accompagnate da una corrispondente variazione di temperatura con un ritardo di circa cinque anni.

Nei due secoli precedenti, cioè durante la Piccola Era Glaciale, il collegamento non era così forte, e la temperatura dell’Oceano Atlantico sembra aver seguito il proprio ritmo in misura maggiore.

I risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.

Oltre a riempire un altro pezzo del puzzle associato alla comprensione della complessa interazione delle forze naturali che controllano il clima, i ricercatori danesi hanno aperto la strada che collega le due interpretazioni concorrenti di origine del fenomeno dell’oscillazione.

Le fluttuazioni di temperatura scoperte intorno al millennio

Il clima è definito sulla base dei dati, inclusi i valori medi di temperatura rilevati in un periodo di trenta anni. Il nord europa ha quindi un clima caldo e umido rispetto ad altre regioni sulle stesse latitudini. Ciò è dovuto alla Corrente Nord Atlantica (spesso indicato come la Corrente del Golfo), una corrente oceanica che trasporta acqua relativamente calda dalla parte sud-occidentale del Nord Atlantico verso il mare al largo delle coste del Nord Europa.

Intorno alla fine del millennio, tuttavia, i ricercatori del clima si resero conto che la temperatura media dell’Oceano Atlantico non era del tutto stabile, ma in realtà ha oscillato alla stessa velocità per tutto il Nord Atlantico. Questo fenomeno viene chiamato Multidecadal Atlantic Oscillation (AMO), che consiste in periodi relativamente caldi di durata trenta-quarant’anni sostituiti da periodi freddi della stessa durata. I ricercatori, sono stati in grado quindi., di leggere le piccole variazioni sistematiche della temperatura dell’acqua nel Nord Atlantico, grazie alle misurazioni effettuate dalle navi nel corso degli ultimi 140 anni.

Sebbene le fluttuazioni delle temperatura sono piccole – meno di 1 ° C – vi è un consenso generale tra i ricercatori sul clima che il fenomeno AMO ha avuto un forte impatto sul clima nella zona intorno al Nord Atlantico per migliaia di anni, ma fino ad ora c’è stato un forte dubbio, su cosa poteva aver causato questa lenta variazione della temperatura dell’oceano Atlantico. Un modello spiega il fenomeno come variabilità interna nella circolazione oceanica. Un altro modello spiega che l’AMO, deve essere guidato da fluttuazioni nella quantità di energia solare ricevuta dalla Terra, è come essere colpiti da piccoli cambiamenti nella energia irradiata dal Sole stesso e le conseguenze delle eruzioni vulcaniche. Entrambi questi fattori, sono noti anche come “forze esterne” che hanno un impatto sul bilancio radiativo della Terra.

Tuttavia, vi era stato, un notevole scetticismo verso l’idea, che il fenomeno AMO, poteva essere guidato da forzature esterne a tutti – uno scetticismo che i ricercatori Aarhus ora dimostrano quanto sia infondato.

“Le nostre nuove indagini mostrano chiaramente che, dalla piccola era glaciale, c’è stata una correlazione tra le forze esterne note e le fluttuazioni di temperatura nell’oceano che aiutano a controllare il clima. Allo stesso tempo, tuttavia, i risultati mostrano anche, che questa non può essere l’unica forza trainante l’AMO, e la spiegazione deve pertanto essere trovata in una complessa interazione tra una serie di meccanismi. Occorre inoltre rilevare che queste fluttuazioni, si verificano, in basi uniformemente crescenti delle temperature oceaniche degli ultimi 50 anni – un incremento collegato con il riscaldamento globale”, dice il professore associato Mads Faurschou Knudsen, Dipartimento di Geoscienze, Università di Aarhus, che è l’autore principale dell’articolo.

Dati convincenti dal proprio archivio della Terra

I ricercatori hanno cercato di riprodurre simulazioni al computer del fenomeno fin dalla scoperta della AMO, in parte per permettere una migliore comprensione del meccanismo sottostante. Tuttavia, è difficile per i modelli informatici riprodurre il segnale effettivo dell’AMO, che può essere letto nei dati di temperatura da 140 anni.

Il Professore Associato Knudsen e i suoi colleghi hanno invece combinato tutti i dati disponibili dal proprio archivio della Terra, vale a dire gli studi precedenti di oggetti come gli isotopi radioattivi e la cenere vulcanica nelle carote di ghiaccio. Questo fornisce informazioni sul rilascio dell’energia solare e l’attività vulcanica negli ultimi 450 anni, ed i ricercatori hanno confrontato i dati con le ricostruzioni del ritmo della temperatura dell’AMO durante lo stesso periodo.

“Abbiamo solo misurazioni dirette della temperatura dell’Oceano Atlantico per gli ultimi 140 anni, misurate dalle navi. Ma come si fa a misurare la temperatura dell’acqua più indietro nel tempo? Studi di anelli di accrescimento degli alberi provenienti da tutte le regione del Nord Atlantico entrano in scena qui, dove ‘buono’ e ‘cattivo’ le condizioni di crescita sono calibrate per le misure reali, e gli anelli di accrescimento degli alberi lungo le coste più indietro nel tempo possono quindi agire come termometri di riserva”, spiega il professore associato Knudsen.

I risultati forniscono una nuova e importante prospettiva sul fenomeno AMO perché si basano su dati e non modelli di computer, che sono intrinsecamente incompleti. Il problema è che i modelli non descrivono completamente tutte le correlazioni fisiche e il feedback nel sistema, in parte perché questi non sono pienamente compresi. E quando i modelli sono quindi in grado di riprodurre il segnale effettivo dell’AMO, è difficile sapere se hanno catturato l’essenza del fenomeno AMO.

Impatto del sole e dei vulcani

Un tentativo di spiegare semplicemente come forze esterne come il Sole e vulcani possono controllare il clima potrebbe risultare così: un Sole forte riscalda l’oceano, mentre la cenere da eruzioni vulcaniche protegge il Sole e raffredda l’oceano. Tuttavia, non è affatto così semplice.

“Le fluttuazioni della temperatura dell’oceano hanno un ritardo di circa cinque anni in relazione alle vette che possiamo leggere nelle forze esterne. Tuttavia, l’effetto diretto delle grandi eruzioni vulcaniche si vede chiaramente già nel medesimo anno nella temperatura atmosferica media globale, cioè un ritardo molto più breve. L’effetto che abbiamo studiato è più complesso, e ci vuole tempo perchè questo effetto si diffonda  nelle correnti oceaniche”, spiega il professore associato Knudsen.

“Un interessante nuova teoria tra i ricercatori solari e meteorologi è che il Sole può controllare le variazioni climatiche attraverso le grandi variazioni di radiazioni UV, che sono in parte viste in connessione con i cambiamenti dell’attività delle macchie solari durante il ciclo undecennale del sole. Le radiazioni UV riscaldano la stratosfera, in particolare attraverso un aumento della produzione di ozono, possono avere un impatto sui sistemi eolici e, quindi, indirettamente, sulle correnti oceaniche globali”, dice il Professore Associato Knudsen. Tuttavia, egli sottolinea che i ricercatori non hanno ancora completamente compreso come uno sviluppo nella stratosfera può influenzare le correnti oceaniche sulla Terra.

Verso una migliore comprensione del clima

“Nel nostro precedente studio del clima nella regione del Nord Atlantico durante gli ultimi 8000 anni, siamo stati in grado di dimostrare che la temperatura dell’Oceano Atlantico non è stato presumibilmente controllata dall’attività solare. Qui la temperatura ha oscillato nel suo ritmo a lunghi intervalli, con periodi caldi e freddi della durata di 25-35 anni. Il modello prevalente era che questa fluttuazione del clima in mare è stato di circa il 30-40% più veloce rispetto alla fluttuazione che avevamo già osservato nell’attività solare, che durò circa 90 anni. Ora possiamo vedere che l’Oceano Atlantico vorrebbe – o forse addirittura preferisce – danzare da solo, tuttavia, in determinate circostanze, le forze esterne interrompono proprio il ritmo dell’oceano e assumono l’iniziativa, che è stato il caso degli ultimi 250 anni”, dice il professore associato Bo Holm Jacobsen, del dipartimento di Geoscienze, Università di Aarhus, che è il co-autore dell’articolo.

“Sarà interessante vedere quanto a lungo l’Oceano Atlantico si lascia guidare in questa danza. La sfida scientifica risiede in parte nella comprensione delle condizioni generali in base alle quali il fenomeno AMO è sensibile alle fluttuazioni dell’attività solare e le eruzioni vulcaniche”, ha continuato.

“Durante l’ultimo secolo, l’AMO ha avuto una forte influenza su importanti fenomeni meteorologici come la frequenza degli uragani e la siccità – con notevoli conseguenze economiche e umane. Una migliore comprensione di questo fenomeno è quindi un passo importante per gli sforzi e per affrontare e mitigare l’impatto delle variazioni climatiche“, conclude il professore associato Knudsen.

Fonte : http://www.sciencedaily.com/releases/2014/03/140331114502.htm

Ghiaccio Marino Globale: 1.000.000 kmq in più rispetto alla norma

Raccolgo due segnalazione lasciate dal nostro FBO e Alessandro R. e depositate ripettivamente nella sezione meteo del nostro blog e relativo gruppo su Fb, per proporvi questo interessante e veloce aggiornamento sulla estensione del ghiaccio marino :

  • La globale estensione del ghiaccio marino è 1.053.000 km quadrati, al di sopra della soglia significativa che va dal 1981-2010.
  • L’estensione del ghiaccio marino antartico è 1.457.000 km quadrati, al di sopra della soglia significativa che va dal 1981-2010, ed è il trentaduesimo record giornaliero da l’inizio dell’anno.
  • L’estensione del ghiaccio marino artico è 405.000 km quadrati al di sotto della soglia significativa che va dal 1981-2010 e si trova all’interno del settore di deviazione standard.

Data: ftp://sidads.colorado.edu/DATASETS/NOAA/G02135/south/daily/data/

……

Globale

Global sea ice

Antartico

Antarctic sea ice

 Artico

Artic sea ice

Fonte : http://sunshinehours.wordpress.com/2014/04/10/sea-ice-update-april-10-2014-global-sea-ice-over-1000000-sq-km-above-normal/

Un sereno fine settimana a tutti voi,

Michele