Relazione fra epoche del ciclo “ENSO” , variazione della lunghezza del giorno “LOD” e il moto del centro di massa del sistema solare “SSB” di Ian Wilson.
In questo primo grafico, ripreso dalla carta della FAO n ° 410 del 2001, che parla dei cambiamenti climatici nel lungo termine e delle fluttuazioni nel commercio della Pesca si mette in evidenza lo stretto collegamento esistente fra il tasso di variazione della lunghezza del giorno “LOD” e la variazione della componente zonale della circolazione atmosferica “ACI“.
ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/005/y2787e/y2787e00.pdf


Questo grafico, ripreso dalla ricerca, mostra che il modello della circolazione zonale dell’atmosfera terrestre può essere suddiviso in quattro epoche, di 30 anni ciascuno, a partire dagli anni 1880-1885, 1905-1910, 1940-1945 e 1970-1975 rispettivamente.

Il grafico riportato sopra mostra invece, che se si sposta la curva di LOD avanti di ~ 6 anni si ottiene una misura eccellente tra la traccia del LOD e la variazione del trend dell’anomalia media della temperatura terrestre. Anche in questo caso, lo schema generale può essere suddiviso in quattro distinte epoche di 30 anni a partire degli anni 1880, 1910, 1940 e 1970.

Viceversa, il grafico riportato sopra mostra che se si sposta la curva ACI avanti da ~ 4 anni si ottiene una misura eccellente tra la curva LOD e la variazione del trend dell’anomalia media della temperatura terrestre. Anche in questo caso lo schema generale può essere suddiviso in tre distinte epoche di 30 anni a partire degli anni 1910, 1940 e 1970. L’indice ACI non si estende abbastanza indietro da fissare una data di partenza per la prima epoca, ma le curve dT e LOD suggeriscono una data intorno al 1875-1880.

Nel grafico riportato sopra si mostra la somma estesa del “Multivariate ENSO Index” (MEI) tra gli anni 1880 e 2000 (la linea tratteggiata rossa). La somma cumulativa è stata ripresa ognuna dalle quattro epoche di 30 anni, a partire dagli anni 1880, 1910 , 1940 e 1970. La linea blu nel grafico mostra la somma degli esteso Multivariate ENSO Index (MEI) tra gli anni 1886 e 2006 dC. La somma cumulativa è stato ripresa ognuna delle quattro epoche dei 30 anni, fissante negli anni 1886, 1916 , 1946 e 1976.
E ‘evidente da questo grafico, che non appena l’indice cumulativo MEI diminuisce sistematicamente nel corso di un’epoca di 30 anni, cioè tra il 1886 e il 1915 e tra il 1946 e il 1975, anche temperatura media del mondo diminuisce. E ‘anche evidente che non appena l’indice cumulativo MEI sistematicamente aumenta nel corso di un’epoca di 30 anni, cioè tra il 1916 e il 1945 e tra il 1976 e il 2005, la temperatura media del mondo aumenta .
CONCLUSIONI
1. Il rapporto tra l’impatto del “El Nino” e l’impatto della “Nina” sul clima può essere quindi monitorato su una multi scala di tempo decennale con il cumulativo avanzamento dell’indice MEI.
2. Il trend cumulativo dell’indice MEI, ci mostra che dal circa 1880, ci sono state quattro epoche principali del clima, ognuna della quali lunga circa 30 anni. Ci sono stati due periodi di 30 anni di raffreddamento (per esempio 1886-1915, e dal 1946 al 1975) e due 30 periodi di riscaldamento (dal 1916-1945, e dal 1976 al 2005).
3. I periodi di riscaldamento si verificano ogni volta che l’impatto di El Nino supera l’impatto della Nina. I periodi di raffreddamento si verificano ogni volta che l’impatto della Nina superano l’impatto di El Niño.
Questo lavoro fornisce una spiegazione gratuita, all’indagine che è stata oggetto di un passato post di Roger Tallbloke.

Questo grafico mostra la relazione tra il moto dei pianeti, la durata del giorno terrestre LOD, e le variazioni della temperatura globale.
La curva rossa mostra il trend della temperatura globale“HADcruV3” . La curva verde è la distanza tra il centro di massa del sistema solare e il piano equatoriale solare in verticale sull’asse ‘z‘. Questa distanza è determinata dalla disposizione, cambiamento dei pianeti del sistema solare nel corso del tempo. I dati sono levigati oltre i 24 anni (due orbite di Giove) e ritardati di 30 anni. Questo è indicativo dell’inerzia coinvolta nel ritardo della variazione del LOD , effetto combinato del moto dei giganti gassossi.
La curva blu mostra la variazione della lunghezza del giorno della Terra in millisecondi.
Fonti :
http://tallbloke.wordpress.com/2011/12/03/ian-wilson-enso-epochs-and-earth-rotation-lod/
http://tallbloke.wordpress.com/2009/11/29/planetary-solar-climate-connection-found/
Michele
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Anomalie ed evoluzione del ciclo solare 24
Prefazione : Siccome l’articolo contiene un altissimo contenuto di informazioni,consiglio
vivamente i lettori di leggerlo lentemente e possibilmente piu’ di una volta, questo per
comprenderne meglio i temi che vengono trattati.
Il ciclo solare viene anche chiamato ciclo undecennale. In realtà la maggior parte dei cicli che
vengono chiamati per cosi’ dire ‘normali’ o meglio ancora ‘forti’, hanno una durata di circa 10 anni. Così è stato anche per gli ultimi 3 cicli solari antecendenti il 24 e cioe’ i cicli solari 21-22-23.
Analizziamo ora come si sono svolti tali cicli.
CICLO SOLARE 21 : INIZIATO NEL 1976, MAX SOLARE ANNO 1980.
CICLO SOLARE 22: INIZIATO NEL 1986, MAX SOLARE ANNO 1990
CICLO SOLARE 23: INIZIATO NEL 1996, MAX SOLARE ANNO 2000
In corrispondenza dei loro massimi si sono realizzate anche le inversioni, che si sono svolte con una tale precisione che a dir poco e’ impressionante. Vediamole.
INVERSIONE MAGNETICA CICLO SOLARE 21: FEBBRAIO 1980
INVERSIONE MAGNETICA CICLO SOLARE 22: FEBBRAIO 1990
INVERSIONE MAGNETICA CICLO SOLARE 23: FEBBRAIO 2000
Ecco l’immagine presa da un video youtube dell’ultima inversione magnetica, l’immagine è relativa al 24 febbraio 2000 e corrisponde al min 2 e sec 24 del video:http://www.youtube.com/watch?v=eS-PkLI8-PY
In questa immagine potete notare sulla parte sinistra della stella come i flussi magnetici dei 2 emisferi raggiungono l’equatore solare contemporanemente e danno quasi l’impressione di fondersi in un’unica grande regione. Ora analizziamo l’attuale ciclo, che tutto e’ stato fino ad ora tranne che un ciclo solare ‘normale‘. L’unico fattore per cosi dire normale e’ stato il suo inizio,che ovviamente ha coinciso con la fine del ciclo precedente. Infatti al di la di quanto vi è stato raccontato il ciclo solare 24 è iniziato il 1′ luglio del 2006, badate bene che non sono io a sostenerlo, bensi lo e’ stata la NASA. Leggete pure questo articolo se volete farlo: http://www.astronomia.com/2006/12/27/un-ciclo-solare-esplosivo/
La stessa NASA prevedeva come da copione il solar max nel 2010. La regola che determina l’inizio di un nuovo ciclo solare è la seguente: LA PRIMA AR DEL CICLO NUOVO SEGNA L’INIZIO DEL CICLO SOLARE STESSO.
Siccome le regole non si possono cambiare in corso d’opera in base alle convenienze del momento, di fatto e a tutti gli effetti il ciclo solare 24 è iniziato nel 2006. Dopo di che e’ accaduto tutto cio’ che gia’ sappiamo e cioe’ la fase di minimo si e’ prolungata piu’ del previsto e di conseguenza anche la fase d’attiva e’ partita con larghissimo ritardo. Il ciclo ha prodotto un ridotto numero di macchie solari e il suo max e’ stato raggiunto con larghissimo ritardo rispetto alle previsioni e ora rischia pure il collasso magnetico. Cosa e’ accaduto allora a questo anomalo ciclo 24 ? Vediamo di capirci qualcosa.
Ebbene per conoscere meglio cio’ che e’ accaduto dal 2006 in poi,occorre fare un passo indietro di altri 10 anni e ritornare a meta’ degli anni 90,quando per cause a noi ancora sconosciute il vento solare o solar wind ha diminuito improvvisamente la sua velocita’ determinando una forte contrazione dell’eliosfera. Nel 1998 la NASA (evidentemente preoccupata del fenomeno che stava assumendo un aspetto di natura cronica), inizia a studiare tramite un proprio satellite questa strana anomalia. La NASA (ovviamente), non ha mai fornito alcuna spiegazione in merito.
Vediamo di provare noi a capire cosa e’ realmente accaduto in quegli anni. Le AR o regioni magneticamente attive che compaiono sulla fotosfera ora, non sono attuali, bensì sono vecchie di 10 anni. Le AR del ciclo 24 si sono formate nel Tachocline solare durante il ciclo 23 e hanno impiegato ben 10 anni per attraversare la zona convettiva e raggiungere la fotosfera.
Quindi cio’ che e’ accaduto dalla meta’ degli anni 90 in poi e che ha determinato la contrazione dell’eliosfera e’ stato un deciso rallentamento della Dinamo Solare che conseguentemente ha ridotto la produzione dell’attivita’ magnetica che si forma all’interno del Tachocline stesso..Una delle conseguenze logiche e’ l’indebolimento del Vettore ossia il nastro trasportatore che trascina i flussi magnetici dalle medie-alte latitudini verso l’equatore solare durante la fase di evoluzione del ciclo. Io mi chiedo: se questo lo so io che non sono un fisico solare,volete che non lo sapesse la Nasa? Ognuno di voi pensi cio’ che vuole. Bene proseguiamo.
CICLO SOLARE 24: INIZIO 2006, PRESUNTO SOLAR MAX 2010.
La fase attiva del ciclo comincia con un gran ritardo e ovviamente il solar max non viene raggiunto nel 2010, bensì verra’ raggiunto nel novembre 2011 o forse a maggio del 2012, o come sostiene la NASA addirittura nel 2013. Comunque ora poco importa questo poiche’ il problema e’ un’altro e cioe’:
CI SARA O NON CI SARA L’INVERSIONE MAGNETICA?
Per capire se ci sara’ o meno l’inversione, partiamo gia’ dal presupposto che siamo in ritardo teorico ripetto ai cicli precedenti di ben 27 mesi e cioe’ di 2 anni e 3 mesi. Questo perche’ in base all’inversione avvenuta con precisione che io definirei da orologio Svizzero dei cicli precedenti, quest’ultima si sarebbe dovuta verificare a febbraio 2010. Ora molti di voi penseranno:
ciclo debole, ciclo piu’ lungo e conseguente inversione in largo ritardo. Ma purtoppo per chi ci spera tanto in questa improbabile inversione e’ successo qualcosa, che solo pochi se ne sono accorti. Vediamo che cosa e’ accaduto analizzando l’andamento dei campi magnetici polari.
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Molti di voi non capiranno se non vi spiego un attimo qualche particolare. Per ragioni di comodità prendiamo in esame la media dei due emisferi. In pratica guardate solo l’ultimo numero a destra. I cicli pari iniziano quando il segno meno raggiunge il suo massimo (nel caso del ciclo 24 corrisponde a -60, -61), mano a mano che il ciclo solare progredisce verso il max, la media tende progressivamente ad avvicinarsi allo 0.
Lo “0″ è anche il momento dell’inversione magnetica.
Una volta superato lo “0″ il ciclo compie l’inversione magnetica e si porta in positivo fino al raggiungimento di un numero massimo (sempre positivo), che corrisponde alla fine del ciclo e di conseguenza all’inizio di un ciclo solare nuovo.Dunque se osservate bene:
1° IL CICLO SOLARE 24 E’ INIZIATO REALMENTE NEL 2006: la prova lampante e’ la media dei poli magnetici dei 2 emisferi che parte da -60,-61 per poi scendere progressivamente nei mesi e negli anni successivi.
2° LA PROGRESSIONE VERSO L’INVERSIONE MAGNETICA E’ BLOCCATA: e la prova e’ la seguente: prendete in esame la media dei 2 emisferi da febbraio 2011 ad ora.In pratica e’ sempre oscillante tra il -27 e il -28,quindi lontanissima dalla sua realizzazione e bloccata da ben 15 mesi.
Che cosa è accaduto ?
In pratica da 15 mesi ad oggi, ad ogni progresso di un emisfero verso lo “0″ e quindi verso l’inversione corrisponde un regresso dell’altro emisfero della stessa entita’, mantendendo di fatto la stessa media, come fossero due linee curve di un binario. Questo signori miei si chiama STALLO .
La causa di questo stallo e’ probabilmente dovuta alla debolezza del Vettore o meglio del nastro trasportatore, che non e’ piu’ in grado di far avvicinare tra loro i flussi magnetici dei 2 emisferi impedendo di fatto l’inversione magnetica.
Questa fase di stallo e’ troppo lunga e sicuramente ha prodotto danni irreparabili. Danni che porteranno quasi certamente al collasso magnetico della stella e di conseguenza ad un minimo solare profondo simile a quello di Maunder.
Grazie amici lettori,
Malavolta Giorgio
Statistiche di Nia
Della serie i numeri e gli ascolti non fanno la qualità di una piattaforma.
Questa è un’idea che avevo in mente già da un pò di tempo. Questo, Venerdì 11 Maggio 2012, la mia perosona, libera da impegni lavorativi, familiari e altro, ha dato quindi il via alla stesura di questa curiosa ed interessante pagina di dati. In sintesi, ripetutamente, quale amministratore di questa piattaforma, ho l’abitutidine di andare a monitorare, controllare le statistiche del nostro blog. Numeri, dati e grafici che quotidianamente qualsiasi utente o non di Nia può comodamente, ed in un qualsisi momento andare a visionare al seguente indirizzo web.
Il collegamento è disponibile in homepage nel menù laterale, alla destra.
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“….ViviStats e’ un servizio professionale di statistiche per siti web. Attraverso il contatore è possibile monitorare gli accessi del proprio sito internet….”
http://it.vivistats.com/all_stats.asp?az=view_stats&config_id=34302
Vi domanderete, perchè controllare questi dati ? La risposta è molto semplice. Ritengo di fondamentale importanza controllare periodicamente questi dati per avere un benchè minimo orientamento su quali argomenti, tematiche sono di maggiore interesse o non, per l’intera utenza. I risultati ed i numeri che ne escono, come comprenderete a breve, sono di facile lettura e comprensione.
Recentemente abbiamo superato i tre millioni di pagine viste, come testimoniato dal contatore.
Ma che cosa è Vivistats ? Vivistats è in sostanza estremamente utile, per identificare le esigenze e le abitudini del popolo di Nia, su più fronti e dinamiche, fra le quali :
- Confronti con i passati giorni, settimane, mesi e altro.
- Stime nelle giornalire ed eventuali.
- Identificare i giorni nella settimana di maggior ascolto/lettura delle pagine del blog.
etc…
Queste le più logiche ed ovvie.
Comunque, comprenderete a breve che per arrivare a questi risultati non era poi così necessario affidarsi ad una piattaformma di statistiche, ma era semplicemente sufficiente soffermarsi un attimo, per identificare, attraverso un’attenta riflessione e valutazione interna, per così dire, certi vizi e virtù della nostra piattaforma.
“Vivistats” ci fornisce inoltre altre interessanti funzioni che utilizzate metto in luce che la nostra piattaforma è seguita quotidianamnete non solo in Italia, ma anche da tanti altri utenti europei e non. Mi sono appena registrato sperando di pescare anche qualche altra utile applicazione per cercare di monitorare gli spostamenti di certi utenti un pò birichini che quotidianamente ci freguentano.
Terminata quindi questa breve parentesi introduttiva del servizio, procediamo quindi con il riportare il riepilogo degli acessi unici e delle pagine viste da quando Nia è passata dal dominio di WordPress a Altervista nel 2010.
Grafici accessi unici e pagine viste da Settembre 2010 a Aprile 2012
Che cosa ci dicono questi grafici a colonne ? Personalmente credo che…
- Nia dal Settembre 2010 al Dicembre 2010 ha avuto un andamento per così dire più regolare in termini di pagine viste ed accessi unici rispetto ad i mesi odierni. Tutto si muove di pari passo a questo ciclo solare ?
- Nia viaggia su una media di circa 25.000 accessi unici al mese.
- Nia ha subito una leggera flessione (in termini di pagine viste) nel periodo che va da Settembre 2011 a Dicembre 2011, ma gli accessi unici sono rimasti inalterati. E’ seguita una ripresa, in termini di pagine viste, dal Gennaio 2012 ad oggi.
- Marzo 2011 (la forza della primavera e altre cosette che capirete a breve
) è il mese con i dati numerici più significativi.
I giorni da leone di Nia ….
| Venerdì | Data 11-3-2011 | Accessi Unici 2.134 | Pagine viste 11.572 |
11 Marzo 2011 & 11 Aprile 2012 i giorni con i maggiori accessi al sito. In una sola parola Terremoti … ahimé.
Grande ascolto anche fra il 1 e 2 febbraio 2012. I giorni della grande irruzione fredda sul nostro paese.
Chiaro, più eclatante e altosonante è l’evento che si è manifestato o che a breve si manifesterà maggiore sono gli accessi a Nia. Niente di nuovo sotto il Sole.
Vicevera fra i giorni da dimenticare troviamo, il Lunedì 14 febbraio un giorno che non entrerà sicuramente nella storia. Giorno nel quale era presente in homepage il seguente mio articolo:
http://daltonsminima.altervista.org/?p=18759
Ricercatori passati, presenti e futuri & allineamenti planetari, da Febbraio a Marzo 2012.
Totale di pagine viste = 2199.
Qui c’è qualcosa che non mi torna, aiutatemi a capire… L’undici marzo 2011, giorno nel quale non è stata pubblicata alcuna ricerca scientifica, ma semplice cronaca di un tremendo sconvogimento naturale, fa la voce grossa ? Viceversa il 15 Febbraio giorno nel quale ho postato un nuovo capitolo degli studi scientifici sulle correlazioni geologico-astronomiche niente di che ?
(^ vedi citazione ad inizio articolo). Che mondo sarebbe se tutti i giorni ai Tg ci propagandassero più nascite di bambini o manuli del piccolo ortolano e servizi incentrati più sulla creatività, il far girare le rotelle del cervello e/o lo spirito d’iniziativa che parla sempre ed ossessivamente di disgrazie, cronaca nera, polemiche e altre ? Va bè …scendiamo dalle nuvole e dai sogni… è torniamo alla realtà !
Quindi, dopo aver sparso un pò di sale e pepè, a conclusione di questa mia personale e veloce considerazione emersa dai grafici sopra riportati. Volevo domandarvi, che cosa ne avete ricavato voi da questi dati ?
Avete altre interessanti annotazioni da riportare ? Suggerimenti, idee, osservazioni sono sempre ben accette.
A titolo di semplice curiosità e memoria di alcuni vecchi nostri editor vi riporto la “Top ten della squadra di Nia ”
P.S.
Inoltre prima di salutarvi, augurandovi un serena e felice Domenica voglio ricordarvi che.. Lunedì e Martedi torna protagonista il Sole con un super-articolo del nostro Giorgio.
Mercoledì, Michele (cioè, io) ha trodotto un interessante ricerca sui cicli Enso ed a seguire ( giorni successivi) altri interessanti articoli dei nostri editor.
Stay tuned with Nia, Michele
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Ghiacci Marini Antartici – Situazione Aprile 2012
State pur certi che nessuno vi darà notizie sui Ghiacci Antartici finché saranno in buona salute
NB: durante la stagione estiva l’estensione dei ghiacci antartici si riduce di molto ed il grafico delle anomalie percentuali risulta più ballerino per via del fatto che non sono anomalie assolute
Estensione:

Anomalia Concentrazione:

Area:

Trend Anomalia Estensione:

Curiosità:
Rispetto a 10 anni fa abbiamo 1.0milioni di kmq di estensione in più e 0.9 in più di area.
Rispetto a 20 anni fa abbiamo 0.6milioni di kmq di estensione in più e 0.5 in più di area.
Rispetto a 30 anni fa abbiamo 0.3milioni di kmq di estensione in meno e 0.2 in meno di area.
Fabio Nintendo
Rubrica Sole Aprile 2012
Introduzione
Nel corso del mese di aprile si è manifestato un trend di attività solare del tutto simile a quello del passato mese di marzo, anche se in verità con andamento “speculare”, ovvero, ad una prima parte del mese contrassegnata da livelli di attività da pieno minimo (media del solar flux sotto i 100!), ha fatto da contraltare il “picco” (decisamente relativo se paragonato a quanto il sole ci aveva abituato nei cicli precedenti) della seconda parte del mese: quindi esattamente il contrario di quanto accaduto a marzo. In sostanza, almeno per adesso, l’attività non ha fatto segnare quel balzo in avanti che, più o meno, tutti quanti ci aspettavamo in virtù delle configurazioni planetarie che si stanno realizzando proprio in questo periodo. In dettaglio l’SN mensile si è fermato ad un 55,2 ovvero 9 punti in meno di marzo, pur rimanendo il solar flux su valori perfettamente sovrapponibili a quelli del mese precedente. Da monitorare con attenzione l’andamento dei prossimi mesi in quanto sembrerebbe trovare conferma la tendenza delle curve delle medie smoothed (sia SIDC che NIA’s) ad essere arrivate, almeno per il momento, al culmine della fase di crescita e pronte quindi ad iniziare la discesa verso un nuovo minimo:
NB: il valore del NIA’s di aprile 2012 (38,2) è in attesa di conferma.
L’andamento delle curve delle medie smoothed naturalmente non tiene conto di un eventuale secondo massimo del ciclo 24, non improbabile stante la previsione NASA (massimo nella prima metà del 2013) e la relativa precocità del primo massimo rispetto al minimo del 2008.
Solar flux
Nonostante il tentativo (per ora fallito) di ripartenza di marzo e aprile, è evidente l’aumento della distanza media del ciclo 24 da quelli precedenti, dallo scorso autunno.
In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico dal ciclo 19 che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, negli ultimi mesi si osserva chiaramente la brusca frenata rispetto ad un massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale.
Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stata pari a 114,14 (Marzo 2012 aveva fatto registrare un 114,53) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 92,2 (ore 23 del 8/04, valore davvero molto basso se considerato alla luce del fatto che questo periodo dovrebbe essere relativamente molto prossimo al massimo di questo ciclo) e 152,7 (ore 17 del 22/04). Nell’ultima decade (dal 21 al 30 compresi) la media è stata pari a 130,41 (valori delle ore 20), valore che testimonia la ripresa relativa alla seconda parte del mese, anche se i dati evidenziano una nuova ricaduta verso livelli di attività nettamente più bassi: infatti si passa dal valore di 150,6 del giorno 21/04 al 115,9 dell’ultimo giorno del mese, confermando una volta di più la palese debolezza magnetica del nostro astro.
Altri diagrammi
Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente: http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif
Il ciclo 24 è inferiore a quelli immediatamente precedenti, sia come numerosità che come estensione delle macchie. Attualmente appare paragonabile a cicli come il 12, o addirittura lievemente inferiore.
Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest , ultimamente ci sono state notizie oltremodo attendibili che danno per imminente il cambio di polarità per quanto riguarda l’emisfero nord http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml così come avevamo già in qualche modo “percepito” e annunciato nella rubrica di marzo: per l’emisfero sud invece il percorso sembra essere ancora molto lungo.
Inoltre, le immagini “Stereo Behind” attualmente confermano la sensazione che si è avuta negli ultimi due mesi: il lato nascosto del Sole presenta un livello di attività leggermente più alto nell’emisfero meridionale, anche se per il momento questo non sembra poter determinare un massimo relativo come quello raggiunto dall’emisfero nord. Tuttavia è più che mai il caso di dire che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche: vedasi ad esempio il continuo modificarsi (talvolta anche in modo sostanziale) delle “previsioni” rilasciate dai più famosi scienziati solari.
Infine, sorprende l’assenza di qualsiasi cenno circa lo stato dell’inversione dei poli nel sito NASA dedicato al monitoraggio del ciclo solare, come se il continuo ritardo dell’inversione non rappresenti un fatto anomalo e meritevole di qualche analisi e considerazione circa le possibili conseguenze.
Conclusioni
Questo ciclo aveva fornito una parvenza di “normalità” lo scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo. Gennaio ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo, di questo ciclo 24. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che il massimo raggiunto a novembre possa addirittura essere quello del ciclo, oppure uno dei due massimi che spesso si sono verificati nei cicli precedenti, tipicamente a distanza di 18-24 mesi. La modesta attività di Marzo e Aprile non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto: solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso. Di fatto, se davvero dovesse andar in porto a breve l’inversione del solo emisfero nord, rimarrebbe da monitorare unicamente il declino dell’attività di tale emisfero e verificare invece la reale capacità dell’emisfero sud di uscire da questa fase di stallo e dare vita quindi al proprio massimo.
Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!
Apuano70 e FabioDue
Gli esperimenti di Birkeland -Terella- e la loro importanza per la moderna sinergia di laboratorio e lo studio dei plasmi – 2° parte –
Origine e significato dell’ipotesi delle aurore & evoluzione di esperimenti ed idee
Quando Birkeland tornò in Norvegia durante l’estate del 1895 si interessò molto ai gas di scarico. Un campo di ricerca molto popolare in quel momento.
Birkeland ottenne una posizione presso l’università, a l’età di 28 anni, e nell’autunno del 1895 fondò un laboratorio per la ricerca sui gas di scarico.
Cominciò anche a preparare un corso dal titolo “Esperimenti sui gas di scarico” con inizio previsto nel mese di febbraio 1896. Nel Gennaio 1896 tutti i giornali del mondo riportarono la notizia circa la scoperta dei nuovi raggi X fatta da WC Rontgen in Germania. A Christiania Birkeland commentò questa notizia con articoli sui giornali. Meno di un mese dopo che Rontgen effettuò la sua dimostrazione pubblica, Birkeland realizzò una dimostrazione dei raggi X per un gruppo di ingegneri, fisici e medici.
Il 23 marzo, effettuò una performance pubblica, dove cercò di replicare artificialmente la luce del nord in un tubo a gas di scarico, rilasciando aria incandescente in strisce come l’Aurora, tramite influenza magnetica nei raggi catodici.
Nell’aprile 1896 pubblicò un articolo, dove descriveva diversi esperimenti con gas i di scarico. La carta trattava, lenti magnetiche, spettri magnetici. In alcuni suoi esperimenti è stato in grado di focalizzare i raggi catodici di magneti esterni, della dimensione di un punto di un ago sul lato interno della parete di vetro. In questo modo alcune scritte possono essere incise sul vetro. Birkeland era in grado di scrivere le sue iniziali, Kr. B. all’interno dei suoi setup. I tubi di scarico utilizzati per questi esperimenti sono riportati nella figura n°2.
Figura 2: (a) La prima produzione di un aurora artificiale nel Marzo 1896. (b) Il set-up utilizzato da Birkeland per scrivere le sue iniziali sul vetro per mezzo di raggi catodici.
Questi risultati in sé sono molto importanti, ma le conseguenze di più ampia portata di questo lavoro sperimentale sono contenute nelle deduzioni tratte nell’ultimo paragrafo:
“.…diverse volte è stato descritto il fenomeno, che mostra che i raggi catodici sono attirati verso un polo magnetico. Questa osservazione è considerata di interesse nella connessione con la teoria dell’Aurora Boreale. Paulsen, il meteorologo danese, ritiene che l’Aurora Boreale è dovuta alla fosforescenza dell’aria dovuta ai raggi catodici nei più alti strati dell’atmosfera. La difficoltà maggiore in questa teoria è stata quella di spiegare perché questi fenomeni sono limitati ad una zona che circonda il polo magnetico della terra. Dopo quanto detto sopra, si può ritenere che i raggi sono attratti dal polo magnetico della terra, e che in qualche modo l’energia deriva dal sole. Quest’ultima ipotesi è almeno supportata dal fatto delle variazioni diurne delle luci del nord, ed ai cambiamenti ciclici che corrispondono, con un periodo di 11anni, alla massima attività solare.…”
L’ipotesi di cui sopra non era del tutto nuova, anche se era in concorrenza con una quantità di altre stravaganti idee colorate circa l’origine del aurora. A tal proposito nel 1878 H. Bequerel suggerì che le particelle fuoriuscite dalle macchie solari fossero guidate dal campo magnetico terrestre nella zona aurorale. Un’idea simile fu proposta anche da E. Goldstein. Ciò che distingueva l’ipotesi di Birkeland dalle altre è che questa venne realmente supportata da esperimenti controllati. Questo ha reso la sua idea più di una spiegazione a proposito di tale fenomeno. Si trattava di un’ipotesi formulata grazie all’immediata prova sperimentale, e questo, per i due decenni a seguire, lo ha guidato attraverso ciò che forse era il programma mondiale di osservazione sperimentale più esteso al mondo in questo campo. Nei primi anni successivi alla formulazione dell’ipotesi aurorale Birkeland ha condotto vari esperimenti di laboratorio sui raggi catodici e sul magnetismo. Ha avuto numerose pubblicazioni su questo argomento, ma stava anche studiando le macchie solari e i fenomeni cosmici. Birkeland più tardi scrisse con orgoglio e con grande soddisfazione che JJ Thomson, nella sua carta classica sulla natura dei raggi catodici del 1897, aveva preso alcune delle sue scoperte di questo periodo come un punto di partenza per dimostrare che l’atomo non è la più piccola unità di materia. Birkeland, che divenne professore nel settembre del 1898, intraprese una campagna per ottenere un osservatorio per gli studi aurorali da realizzare sul monte Haldde, nei pressi di Alta nel nord della Norvegia. Il Governo norvegese ha finanziato la somma, e Birkeland e un assistente si trasferirono in una capanna di osservazione sulla cima della montagna durante l’inverno 1899-1900. I risultati di questa spedizione sono descritti nel libro “Expedition Norvegienne 1899-1900”. Questo libro, pubblicato nel 1901, ha anche un capitolo sugli esperimenti con i gas di scarico effettuati nel laboratorio di Christiania. Uno dei molti esperimenti descritti in questo libro è un set-up che mostrano fenomeni spettacolari a causa di azioni elettrostatiche. Birkeland era in grado di guidare gli scarichi visibili verso la parete di vetro mettendo il suo dito all’esterno. Una dinamica non diversa dalle moderne “palle di plasma” realizzate per decorazioni.
Ha anche descritto esperimenti con un tubo di scarico sferico posto sulla sommità di un grande elettromagnete, e con l’anodo posto al centro del tubo. Con questa disposizione fu in grado di creare alcuni scarichi di incantevole bellezza. Egli concluse questo esperimento con la seguente frase:
“…. Le bande prodotte presentano quindi una tale analogia con le bande aurorali, che quando sono stato testimone di questo esperimento, senza ombra di dubbio, ho visto la prova che i due fenomeni sono fortemente correlati….”
Con questo esperimento l’attività di laboratorio di Birkeland termino. Dopo quattro anni di duro lavoro con i tubi classici a gas di scarico, studiando i raggi X, l’influenza sui raggi catodici da magneti e gli scarichi che ricordano l’Aurora Boreale, passò ad una nuova serie di esperimenti. Durante le scrupolose osservazioni in cima alla montagna ottenne nuove e grandi idee.
Nel mese di ottobre 1900, la rivista norvegese di ingegneria elettrica, “Elektroteknisk Tidsskrift“, pubblicò una nota intitolata “The Expedition Auroral“. Carta che conteneva una breve descrizione della seconda spedizione di Birkeland verso l’Artico. Birkeland era tornato a Christiania e aveva già fatto alcuni nuovi esperimenti con un “elettromagnete sferico“.
B. voleva provare alcuni particolari della sua teoria aurorale, sulla base delle recenti osservazioni fatte durante la spedizione. Nei due set-up di gas di scarico, ha prodotto risultati che gli hanno permesso di interpretare come gira la corrente intorno ad una sfera metallica verniciata con materiale fosforescente, con all’interno un elettromagnete. Le sfere in ogni caso simulano la Terra con il suo campo magnetico.
Le correnti sono state create con una scarica a catodo freddo tra elettrodi nel tubo, e sono viste nella Terrella come illuminazione della vernice fosforescente e come cunei di luce con i raggi incorporati nei gas rarefatto. Vedeva due anelli di luce stretti attorno ai poli della
sfera e questo è stato interpretato come una aurora in miniatura. Le osservazioni sull’artico contenute e combinate con queste esperienze di successo sono state per Birkeland un grande passo verso una verifica della sua ipotesi aurorale. Nel libro della spedizione, che è stato pubblicato la primavera successiva, c’è un capitolo che descrive in dettaglio questi esperimenti. Più tardi chiamò l’elettromagnete sferico Terrella (piccola Terra
) con i piccoli magneti o calamite usati come modelli di Terra nel XVI secolo da William Gilbert (1540-1603), e descritti nel libro “De Magnete“. L’idea di utilizzare una sfera magnetizzabile in un gas di scarico ha aperto un nuovo grande campo di ricerca per Birkeland. Quasi tutti i suoi futuri esperimenti di fisica si concentreranno su questa Terra in miniatura. Negli anni 1900-1913 usò molte Terrella per scopi diversi, che variano per dimensioni e costruzione. Oltre a studiare l’aurora artificiale usò la Terrella per la simulazione dei fenomeni solari, le comete e gli anelli di Saturno. ( nelle prossime parti
)
Figura 3: Questa simulazione di “anelli di luce equatoriale” sono state eseguite nel primo tubo di vetro da 12 litri, Terrella da 10 cm. L’intero setup è stato eccitato con una macchina ad induzione da 6000 V e con una Terrella calamitata con corrente a 10 A. In questo esperimento, creò la scarica tra un catodo (sinistra) e un anodo separato (in alto a sinistra). Poiché non è stato creato uno schema circuitale, il potenziale della superficie della terrella non è noto.
Simone Becuzzi
Fine 2°parte
Ghiacciai in avanzata un pò in tutto il mondo…

E se quando osservassimo alla televisione il classico crollo di una piattaforma di ghiaccio in mare non stessimo osservando gli effetti del Riscaldamento Globale bensì il fenomeno di avanzamento dei ghiacciai?
La formazione di iceberg in Antartide, ma anche nei mari che circondano il Polo Nord, è un evento assai comune e per nulla eccezionale. Di eccezionale possono esserci, se mai, a volte, le dimensioni delle masse di ghiaccio che si staccano, dimensioni di parecchie migliaia di km2.
Quando ghiacciai terrestri scendono fino al mare, la parte finale della lingua di ghiaccio, a contatto con l’acqua marina, inizia a galleggiare, per un fenomeno detto “calving”: il ghiaccio, infatti, è più leggero dell’acqua (di questo è molto facile rendersi conto bevendo una bibita d’estate: i cubetti di ghiaccio galleggiano sulla superficie del liquido nel nostro bicchiere). Questo provoca la formazione di fratture nella massa di ghiaccio e il conseguente distacco di porzioni più o meno grandi. La forma di questo tipo di iceberg è in genere irregolare, con una superficie frastagliata e tormentata. Quindi il cosidetto crollo di un ghiacciaio in mare non sarebbe dovuto ad un fenomeno di Riscaldamento dell’atmosfera, ma bensì un fattore comune, più avanza il fronte di un ghiacciaio,più repentina sarà alla base verso il mare la formazione degli iceberg. Un maggior innevamento aumenta la massa del ghiacciaio,quindi aumentando il peso di esso,subisce per effetto della forza di gravità una maggiore spinta verso il mare,e quindi man mano che entra in contatto con l’acqua marina per un accelerato spostamento,maggiore sarà il numero di crolli e la formazione di iceberg.
L’immagine a effetto dei tg che mostra porzioni di ghiacciai che crollano in mare di per se è un effetto speciale a cui viene attribuita un’erronea spiegazione,che sarebbe il caldo la causa del suo crollo,quando in realtà è un’avanzata del fronte glaciale. Se fosse un fenomeno dovuto al riscaldamento i ghiacciai si ritirerebbero come quello nell’immagine sottostante.
Il fenomeno che osserviamo invece è esattamente l’opposto,quindi significa che i ghiacciai continentali in Antartide recuperano massa che li fa scivolare più rapidamente verso il mare.
Diversi ghiacciai in tutto il globo manifestano proprio segni di avanzata,e non ritirata,a differenza di altri. È un dato di fatto, che molti ghiacciai himalayani stanno crescendo.
In un atto di sfida di scorrettezza politica, alcuni 230 ghiacciai della catena dell’Himalaya occidentale, tra cui il Monte Everest, K2 e Nanga Parbat, sono effettivamente in crescita.
“Questi sono i più grandi alle medie latitudini del mondo,” dice John Shroder della University of Nebraska-Omaha. “E tutti sono ancora lì,o in fase di avanzare.”
Ottantasette dei ghiacciai hanno registrato un’impennata in avanti dal 1960.
Considerando che l’Himalaya vanta più di 15.000 ghiacciai, uno studio di “più di 80 ghiacciai” sembra appena sufficiente per giustificare un tale pronunciamento catastrofico.
“In Norvegia, molti ghiacciai marittimi sono stati in grado di aumentare la massa”, ammette Zemp. (“In grado di aumentare la massa” significa crescere.)
In Nord America, ammette anche Zemp, “alcuni valori positivi sono stati riportati dai monti Cascade Nord e il Campo di Ghiaccio Juneau.” (“Visualizzazione valori positivi” significa crescere.)
Purtroppo,dai millenni il lungo trend di fusione ora sembra stia cambiando. Quasi tutte le regioni coperte dai ghiacci della Terra stanno guadagnando massa.
Guardiamo lo Stato di Washington :
- Il ghiacciaio Nisqually sul Monte. Rainier è in crescita.
- Il ghiacciaio sul Monte Emmons del Rainier è in crescita.
- I Ghiacciai del Glacier Peak , nel nord Washington stanno crescendo.
- Il ghiacciaio sul monte Saint Helens è ora più grande di quanto non fosse prima dell’eruzione del 1980.
Guardiamo la California :
- Tutti e sette i ghiacciai del Mount Shasta sono in crescita.
- Questo include anche tre miglia del ghiacciaio Whitney.
- Tre dei ghiacciai del Monte Shasta hanno raddoppiato dal 1950.
Guardiamo l’Alaska :
- I ghiacciai stanno crescendo in Alaska per la prima volta in 250 anni.
- Nel maggio dello scorso anno, il ghiacciaio Hubbard stava avanzando alla velocità di sette piedi (due metri) al giorno – più di mezzo-a-miglia all’anno.
- E in Icy Bay , almeno tre ghiacciai hanno avanzato un terzo di un miglio (un chilometro e mezzo) in un anno.
- Il Icefield Juneau , con i suoi “valori positivi”, copre 1.505 miglia quadrate (3.900 kmq) ed è il quinto più grande dell’emisfero occidentale.
Nel 2007, l’Antartide ha stabilito un nuovo record per la misura del ghiaccio dal 1979, dice il meteorologo Joe D’Aleo. Mentre l’area Penisola Antartica si è riscaldata negli ultimi anni, e il ghiaccio vicino ad esso diminuito durante l’estate, l’interno dell’Antartide è stato più freddo e l’estensione del ghiaccio più grande. L’Antartico ghiaccio marino è in aumento.
Secondo l’Australian Antarctic Division programma di glaciologia con a capo Ian Allison, le perdite di ghiaccio marino in Antartide occidentale negli ultimi 30 anni sono state più che compensati dagli aumenti nella regione del Mare di Ross, solo nel settore dell’Antartide orientale.

Recentemente è uscita una bufala che diceva:“Il Polo Nord si sta sciogliendo e sta assumendo l’aspetto di un’isola per la prima volta nella storia umana.Le Sorprendenti immagini satellitari scattate tre giorni fa mostrano che lo scioglimento dei ghiacci ha aperto i passaggi leggendari nel Nord-Ovest e Nord-Est dell ‘artico- che permetteranno di navigare attorno alla calotta polare artica.”
I fatti cosa dicono?
Semplicemente non si tratta di un fatto reale ma solo una bufala.
“Dal secondo grafico si nota subito che l’estensione attuale non è la peggiore degli ultimi anni, ma superiore agli inverni 2004-2005, 2005-2006, 2006-2007, 2010-2011 e al livello degli inverni 2007-2008, 2008-2009, 2009-2010.”
Dove stà andando realmente il clima?
Fonti:
http://www.eniscuola.net/it/acqua/speciali/iceberg/#Gli%20iceberg,%20come%20nascono
http://iceagenow.com/Glaciers_Growing_in_Western_Himalayas.htm
http://www.asiasentinel.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2141&Itemid=404
http://expianetadidio.blogspot.com/2012/03/il-polo-nord-e-diventato-unisola.html
http://expianetadidio.blogspot.com/2012/04/pegdualita.html
Alex












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