28-06-2015, I Ghiacci artici hanno registrato l’estensione maggiore degli ultimi dieci anni

Artic

Secondo l’istituto meteorologico danese, domenica 28 giugno 2015, l’estensione del ghiaccio marino artico ha registrato, per questa data, il più alto valore dell’ultimo decennio. Ciò significa, che il ghiaccio, non si sta sciogliendo velocemente come negli ultimi anni. Ed inoltre… sarà interessante osservare, non solo come si concluderà la stagione, ma se la ripresa registrata a fine luglio/inizio (stagioni 2013/2014) si presenterà nuovamente….

Buon inizio settimana,

MC

Fonte : http://ocean.dmi.dk/arctic/icecover.uk.php

Previsioni per agricoltori e allevatori: scenario “glaciazione”

Troppe previsioni apocalittiche si sono succedute senza però concretizzarsi.
Si può tranquillamente ipotizzare che alcune (molte?) profezie allarmiste servano soprattutto a gonfiare le tasche di speculatori e consulenti.

Il che non vuol dire che prima o poi il lupo non possa arrivare (Esopo, lo scherzo del pastore).

Però, anche in quel caso, occorre tener conto del fatto che non viviamo in un ambiente statico, bensì dinamico, in virtù delle molte variabili naturali e della presenza di esseri viventi creativi (noi), in grado di alterare le proprie circostanze di vita. Perciò anche il peggiore degli scenari possibili (es. termine del periodo interglaciale) non va accettato con fatalismo: non esiste un singolo futuro o un unico percorso evolutivo predeterminato.

È bene premunirsi, operare con prudenza e lungimiranza, ma senza fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Dobbiamo sempre sforzarci di osservare la realtà con la massima obiettività possibile, senza lasciarci condizionare dalle mode, da consensi provvisori e dalle profezie.

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [Questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali.

In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione.

È difficile da accettare, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò maggiormente i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè il prerequisito per l’espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla (deceduto nel 2014), luminare della climatologia, Columbia University e Lamont-Doherty Earth Observatory.

Il seguente scenario prende per buona l’analisi di Kukla, anche alla luce del fatto che le previsioni di segno opposto (tropicalizzazione del pianeta) non sono confortate dai dati empirici, gli unici che possono decretare la bontà e solidità di una teoria (Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria – cigni neri e profezie climatiche, FuturAbles, 24 febbraio 2015).

Esaminiamo cosa potrebbe succedere se Kukla e gli altri climatologi ed astrofisici che ci mettono in guardia dalle conseguenze del calo di attività della nostra stella dovessero aver ragione (Forget warming – beware the new ice age, National Post, 24 giugno 2007; Real risk of a Maunder minimum ‘Little Ice Age’ says leading scientist, BBC, 28 ottobre 2013; Is ‘global cooling’ the new scientific consensus? Daily Caller, 1 novembre 2013; Is our Sun falling silent? BBC, 18 gennaio 2014; Clima, ecco perché la Terra è destinata ad avviarsi inesorabilmente verso una piccola era glaciale, MeteoWeb, 3 marzo 2015).

Possiamo cercare di prevederlo sulla base di quel che è avvenuto nel corso della cosiddetta Piccola Era Glaciale, una fase di forte raffreddamento, durata alcuni secoli e terminata intorno al 1850, quando le temperature tornarono a salire.

In quel periodo le temperature erano più basse in media di circa 1 o 2 gradi C rispetto a oggi. Gli inverni erano molto freddi e lunghi e la stagione delle coltivazioni si era ridotta di alcune settimane.

I prezzi dei cereali aumentarono, non fu più possibile coltivare vino in Inghilterra (al tempo dei Romani faceva così caldo che c’erano aziende vitivinicole concorrenziali nel Lincolnshire: Veni, vidi, viticulture – remains of Roman vineyards found in UK, Independent, 16 novembre 1999), le tempeste divennero più frequenti, così come le alluvioni. Il limite della vegetazione boschiva scese di 100-200 metri circa, seguito a ruota dall’espansione dei ghiacciai, che in certi casi fu sorprendentemente rapida. Si diede la colpa alle streghe e agli ebrei.

In caso di replica di queste condizioni (augurandoci che non sia la fine del periodo interglaciale), verosimilmente a partire dall’inverno 2017-2018 (quando diversi astrofisici pongono l’inizio del Grande Minimo Solare: attività solare in netta contrazione fino almeno al 2030 e, se butta male, oltre il 2050 e magari perfino per migliaia di anni; cf. R. J. Salvador, A mathematical model of the sunspot cycle for the past 1000 yr, Pattern Recogn. Phys., 1, 117–122, 2013), dovremmo aspettarci:

  • una radicale e brusca trasformazione del clima nel giro di 3-10 anni al massimo, causata dell’alterazione delle correnti atmosferiche e oceaniche che non si ristabiliranno pienamente fino almeno al 2035 (dopo di che, se siamo fortunati, le condizioni climatiche potrebbero tornare come quelle odierne anche piuttosto rapidamente). Oetzi è la prova mummificata di quel che può avvenire: un cadavere che viene sepolto dai ghiacci e non riaffiora più per millenni (Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles, 25 settembre 2014);
  • la graduale scomparsa della concorrenza a nord di Provenza e Danubio;
  • rifugiati climatici provenienti da nord (140 milioni di europei vivono in zone a rischio) e deflusso di immigrati da sud che troverebbero migliori condizioni nella fascia tropicale, quella non a caso in cui stanno investendo massicciamente i cinesi (e i brasiliani);
  • un marcato aumento delle precipitazioni nella fascia compresa tra il Po e Francoforte-Parigi (quindi incluse le Alpi), mentre a sud e a nord di questa fascia il clima diventerà più secco;
  • estati ancora calde e non infrequentemente torride, ma maggiore nuvolosità. Primavere e autunni in parte divorati dall’inverno (un mese di bella stagione perso). Anche se l’estate si sposterà in avanti, abbandonando giugno e prendendosi tutto settembre, ci potranno essere gelate già ad inizio settembre e fino a metà maggio, ventosità accentuata e forti nevicate da metà ottobre a marzo;
  • occasionali tempeste magnetiche;
  • un calo delle temperature mediamente pari a 1-2°C tra 2022 e 2030 e, in prospettiva, un ulteriore calo di 3,5-4°C se si arriva al 2035 senza che il Sole dia segni di essere intenzionato a uscire dall’“ibernazione” del Grande Minimo Solare. In quest’ultimo caso significa che siamo destinati a entrare in un’era glaciale della durata di migliaia di anni;
  • ogni grado di temperatura in meno sposta di c. 150 km verso sud la linea delle coltivazioni;
  • saranno tempi grami per chi si guadagna da vivere con grano, caffè, sorgo, arance, vino, olive e tutte le piante sensibili al freddo e all’eccesso di precipitazioni;
  • è bene sfruttare al massimo queste annate (2015-2016-2017) che potrebbero essere molto propizie (in futuro si ricorderà con nostalgia l’optimum climatico del 1980-2016). Dal 2018 in poi ci potrebbero essere i primi raccolti persi. Dal 2020 in poi qualche carestia o disordini causati dall’inflazione dei prezzi dei generi alimentari non sono da escludere, laddove la logistica è inadeguata e i governanti pensano più al bene di chi sta in alto che a quello di chi sta in asso;
  • boom delle colture in serra;
  • entro dieci-quindici anni Russia e Canada diventeranno importatori netti di cereali (oggi sono rispettivamente al quinto e settimo posto nel mondo per la produzione cerealicola);
  • costanti appelli a fare comunità, ad aiutarsi a vicenda, a coordinarsi spontaneamente a livello locale e, sfruttando internet, globale, senza attendere interventi organizzati dalle autorità nazionali ed internazionali, giacché saranno sommerse di richieste d’aiuto e assistenza;
  • senza l’aiuto degli agricoltori e allevatori le aree urbane entreranno in forte sofferenza;

Fonte : http://www.futurables.com/2015/05/21/social-forecasting-per-agricoltori-e-allevatori-scenario-glaciazione-2/

CMCC, T media di +3,2 °C per secolo + Analisi CNR primavera 2015 + Previsioni Estate 2015 Consorzio Lamma

È come fare uno zoom su una parte della Terra, ingrandire un’area di particolare interesse fino a che non si riesca a vedere in maniera adeguata quello che vi accade e produrre informazioni utili a capire quali saranno gli impatti di un clima mutato su quello specifico territorio, con le conseguenze che ne possono derivare per la pianificazione ambientale e territoriale, per le attività economiche e per la sicurezza dei cittadini.

È il lavoro di un team di scienziati del CMCC che si occupa, tra le altre cose, di studiare i cambiamenti climatici attuali e futuri su scala regionale, utilizzando dei modelli numerici che consentono di raggiungere un livello di dettaglio sufficiente ad analizzare il clima di una determinata area del Pianeta, come l’Italia, ad esempio.

Italia: temperature più calde, precipitazioni più scarse in estate e più abbondanti in inverno
In questo caso, infatti, la lente d’ingrandimento si è concentrata sul nostro Paese, facendo luce su come sarà, in accordo agli scenari adottati dall’IPCC, il clima italiano alla fine del secolo in corso.

Edoardo Bucchignani, Myriam Montesarchio, Alessandra Lucia Zollo e Paola Mercogliano sono i nomi degli scienziati del CMCC e del Cira di Capua che hanno condotto questa ricerca con un modello regionale dal nome Cosmo-CLM e l’hanno raccontata in un articolo scientifico pubblicato nella rivista International Journal of Climatology con il titolo “High-resolution climate simulations with COSMO-CLM over Italy: performance evaluation and climate projections for the 21st century” (Doi: 10.1002/joc.4379).

I risultati contenuti nell’articolo sono testimoni di una ricerca che per la prima volta rende disponibili scenari climatici sull’Italia per valutare con elevata affidabilità le variazioni di temperature e precipitazioni per il secolo in corso e i relativi impatti.

Nello specifico, i dati – che sono stati elaborati graficamente utilizzando il software Clime del CMCC – riportano un aumento della temperatura media italiana di 3,2 gradi centigradi per secolo (i dati riportati considerano la differenza tra le temperature medie dei trentenni 1971-2000 e 2071-2100). Per quanto riguarda le precipitazioni, la ricerca mostra un aumento nelle stagioni fredde e una diminuzione per le stagioni calde (con riferimenti ai dati medi dei trentenni di fine XX secolo e di fine XXI secolo). Sono dati particolarmente significativi perché associabili al rischio alluvioni per quanto riguarda le stagioni invernali e ai problemi inerenti la gestione delle risorse idriche nelle stagioni estive e primaverili soprattutto nelle regioni settentrionali della penisola, con particolari implicazioni sia per la disponibilità di acqua ad uso civile (abitazioni), sia per altri usi come per i settori agricolo e industriale.

Continua su :  http://www.cmcc.it/it/modelli-e-scenari/come-cambiera-il-clima-in-italia-2

Primavera 2015 : Capitolo anomalie di temperature e precipitazioni -CNR-

Intanto secondo il CNR la primavera 2015 si conclude con uno scarto a livello di temperature pari a +1.36°C . Questa è la settima primavera più calda su base di riferimento 1800-2013.

A livello di precipitazioni, siamo pressoché in media, con uno scarto pari al -4% su base 1971-2000.

http://www.isac.cnr.it/climstor/climate_news.html

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Previsioni luglio-agosto 2015 fornite dal consorzio Lamma

L’ultimo aggiornamento delle previsioni stagionali conferma le linee di tendenza prospettate in precedenza (vedi: previsioni per l’estate 2015). Il bimestre luglio-agosto dovrebbe essere caratterizzato da un flusso atlantico piuttosto intenso e da una scarsa influenza dell’anticiclone africano.  Per quanto riguarda la Toscana, questo dovrebbe tradursi in un LUGLIO in cui non sono attese anomalie di rilievo né dal punto di vista termico né da quello pluviometrico. Non si prevedono quindi significative ondate di calore di matrice africana (come nelle estati 2003, 2009 e 2012) né temperature particolarmente fresche come lo scorso luglio. Nel mese di AGOSTO il flusso perturbato atlantico dovrebbe abbassarsi di latitudine a causa del consolidamento dell’alta pressione sulla Scandinavia. Sulla Toscana si potrebbe pertanto configurare un mese con un numero di giorni di pioggia leggermente superiore alla norma e temperature leggermente inferiori. Considerate le anomalie marcatamente positive delle temperature superficiali del Mediterraneo centro-occidentale, le precipitazioni potranno risultare anche di forte intensità.

Tipi di circolazione atmosferica che dovrebbero prevalere ad agosto  (7 e 8)

http://www.lamma.rete.toscana.it/news/previsioni-luglio-agosto-2015

Solstizio d’estate 2015, tra manti nevosi tardivi, nuvole nottilucenti, aurore boreali e l’AR 2371

  • Nowcasting solare con la macchia solare AR 2371

1° Capitolo  : Tutto dipende dai punti vista, mentre per alcuni, questa situazione potrà sembrare una grossa novità, per altri, sarà solo una piccola macchia. Analizziamo la situazione …

AR_CH_20150618

Cari utenti di Nia, eccoci quà, a raccontare le vicende solare delle ultime 48h, che vedono, la presenza di una singola regione solare dalla complessa struttura beta-gamma-delta in fase di crescita. Battezzata come sunspot Ar2371,  la regione, sta per posizionarsi fronte Terra e nelle passate 48h. ha generato un flare di categoria M3.0 con eruzione solare (CME) associata. Intanto, il NOAA, segnala che un probabile colpo di striscio (impatto con la magnetosfera terrestre) potrebbe realizzarsi proprio a cavallo del solstizio d’estate (next 24h.). Attualmente siamo sotto una decisa doccia protonica.

Come nota importante, in quest’ultime 48h., troviamo questa interessante annotazione depositata su Spaceweather. Il portale riferisce infatti, che quest’ultima CME è la più forte eruzione solare registrata negli ultimi due mesi. Queste parole, non fanno altro che confermano nuovamente, come il corrente ciclo solare, si stia manifestando fino ad oggi (inizio della probabile discesa), con dei connotati EM decisamente miseri.

2° Capitolo : Ci troviamo di fronte ad una nuova possibile relazione con la singolare configurazione planetaria presente in quest’ultimi giorni ?

Credo proprio di si. Infatti, anche in quest’ultima situazione, un possibile collegamento con la geometria (linee) planetaria è decisamente fattibile. Tanto è vero, che l’impiego di un qualsiasi software semplicistico (reperibile in rete) di analisi delle dinamiche planetarie, mostra, non solo la congiunzione Saturno-Venere-Sole in fase di realizzazione, ma la contemporanea presenza del nostro pianeta e Mercurio in un ristretto settore eliosferico. Situazione, che come già testimoniato in svariate circostanze passate, può generare quelle destabilizzazioni necessarie per la nascita o deciso sviluppo di nuove macchie solari.

Attuale configurazione planetariahttp://www.solarsystemscope.com/it

Per il resto, credo che questo fine settimana gli abitanti dei paesi scandinavi dovranno tenere sotto controllo le loro emozioni. Infatti, un mix di spettacolari fenomeni naturali sembra che sia in pista. Si parte, da una rinvigorita situazione nevosa dura a morire, per finire con tramonti suggestivi, innescati da splendide nuvole nottilucenti (solstizio) e aurore boreali alle porte. Un fantastico mix di luci e colori, che esalterà sicuramente le loro emozioni al tramonto !

nubi-nottilucenti2

Buon weekend,

:smile:

 Michele

Papa Francesco : Enciclica sull’ambiente e i cambiamenti climatici

Enciclica

La sezione inerente i cambiamenti climatici :

Il clima come bene comune

Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana. Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Negli ultimi decenni, tale riscaldamento è stato accompagnato dal costante innalzamento del livello del mare, e inoltre è difficile non metterlo in relazione con l’aumento degli eventi meteorologici estremi, a prescindere dal fatto che non si possa attribuire una causa scientificamente determinabile ad ogni fenomeno particolare. L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano. È vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell’orbita e dell’asse terrestre, il ciclo solare), ma numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell’attività umana. La loro concentrazione nell’atmosfera impedisce che il calore dei raggi solari riflessi dalla terra si disperda nello spazio. Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola. A sua volta, il riscaldamento ha effetti sul ciclo del carbonio. Crea un circolo vizioso che aggrava ancora di più la situazione e che inciderà sulla disponibilità di risorse essenziali come l’acqua potabile, l’energia e la produzione agricola delle zone più calde, e provocherà l’estinzione di parte della biodiversità del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci polari e di quelli d’alta quota minaccia la fuoriuscita ad alto rischio di gas metano, e la decomposizione della materia organica congelata potrebbe accentuare ancora di più l’emissione di anidride carbonica. A sua volta, la perdita di foreste tropicali peggiora le cose, giacché esse aiutano a mitigare il cambiamento climatico. L’inquinamento prodotto dall’anidride carbonica aumenta l’acidità degli oceani e compromette la catena alimentare marina. Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. L’innalzamento del livello del mare, ad esempio, può creare situazioni di estrema gravità se si tiene conto che un quarto della popolazione mondiale vive in riva al mare o molto vicino ad esso, e la maggior parte delle megalopoli sono situate in zone costiere.

…..
Continua :