Nicola Scafetta, la nuova ricerca scientifica

  • Premessa

In un recente scambio mail avuto con il Dott.Nicola Scafetta, sono venuto a conoscenza di una recente carta scientifica, appena pubblicata dal professore, sulla rivista Planetary and Space Science. Un nuovo lavoro scientifico, realizzato in collaborazione con Richard C Willson, che va ad ampliare, evidenziare lo stretto legame che collega le dinamiche planetarie elettromagnetiche & gravitazionali alla genesi del ciclo solare e relativi collegamenti alla variabilità climatica sul nostro pianeta.

Alcune recenti lavori pubblicati dal professore e presenti qui su NIA, che analizzano il collegamento sopra riportato :

Collegamento fra Aurore alle medie latitudini e il ciclo della temperatura dei 60 anni di Nicola Scafetta. – 1°parte –

Collegamento fra Aurore alle medie latitudini e il ciclo della temperatura dei 60 anni di Nicola Scafetta. – 2°parte –

Global Warming? No, cambiamenti climatici naturali e prevedibili di Nicola Scafetta  

Multi-modello in scala armonica per le variazioni cicliche climatiche e solari nel corso dell’Olocene basato sulla frequenza di marea di Giove e Saturno in relazione al ciclo di undici anni delle macchie solari, di Nicola Scafetta – 1° parte –

Multi-modello in scala armonica per le variazioni cicliche climatiche e solari nel corso dell’Olocene basato sulla frequenza di marea di Giove e Saturno in relazione al ciclo di undici anni delle macchie solari, di Nicola Scafetta – 2° parte

Il Sole lavora con una fusione nucleare amplificata dalla forzatura mareale planetaria ?

 

 

Nicola Scafetta, si è laureato a Pisa in fisica e ha conseguito il PhD all’University of North Texas nel 2001 in fisica statistica e sistemi complessi. Dal 2002 lavora nel dipartimento di fisica della Duke University (U.S.A.). E’ co-investigator dell’Active Cavity Radiometer (solar) Irradiance Monitor (ACRIM) associato al Jet Propulsion Laboratory della NASA, ed e stato adjunt faculty nel dipartimento di anestesiologia alla Duke University, e visiting professor all’University of North Carolina a Chapel Hill ed altre univesita’. Ha pubblicato piu’ di 60 articoli in riviste scientifiche e due libri dedicati all’analisi dei sistemi complessi (“Disrupted Networks: from physics to climate change” e “Fractal and Diffusion Entropy Analysis of Time Series”). Ha inoltre organizzato diverse sessioni congressuali dedicate all’attività solare e agli effetti solari sul clima per l’American Geophysical Society.

Il sito web del professore con le relative pubblicazioni : http://people.duke.edu/~ns2002/

 

  • La carta : Armoniche planetarie nelle storiche registrazioni delle aurore ungheresi (1523-1960)

Nicola Scafetta (a,b), Richard C. Willson(a) ; (a) ACRIM, Coronado, CA 92118, USA; (b)Duke University, Durham, NC 27708, USA

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0032063313000081

 

Riassunto

La registrazione storica delle aurore ungheresi si estende dal 1523 al 1960 ed è più lunga rispetto alla registrazione delle macchie solari. L’analisi armonica rivela quattro grandi cicli secolari multi decadi, che formano un set approssimativo armonico in periodi di anni 42,85, 57,13, 85,7 e 171,4. Queste quattro frequenze sono molto vicine alle quattro principali eliosferiche oscillazioni rispetto al centro di massa del sistema solare, causate da Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Frequenze simili si trovano nei modelli della radiazione solare nelle lunghe registrazioni degli isotopi cosmogenici (Steinhilber et al., 2012) e nei lunghi documenti delle osservazioni visibili a occhio nudo delle macchie solari (Vaquero et al., 2002). Modelli di regressione armoniche vengono utilizzati per ricostruire e prevedere l’aurore e l’attività solare per il periodo 1956-2050. Il modello prevede: (1) il minimo multi decade solare nel 1970, che si osserva nelle registrazioni delle macchie solari, (2) il massimo solare tra il 2000-2002 che si osserva nel ACRIM totale irraggiamento satellitare composito, (3) un prolungato minimo solare centrato nel 2030. Questi risultati supportano l’ipotesi che il Sole, l’eliosfera e la magnetosfera terrestre sono in parte modulate da planetarie forze gravitazionali e magnetiche oscillazioni planetarie sincronizzate, che si possono trovare in altre pubblicazioni recenti (42, 43, 45, 46, 1 e 54).

Normalizzato Lomb periodogramma delle registrazioni delle aurore ungheresi illustrato nella figura 1 rispetto al periodo. Quattro grandi picchi dello spettro di potenza sono osservati in forma quasi perfetta e insieme armonico (linee rosse). L’analisi armonica rivela che le registrazioni delle aurore in ungheria sono caratterizzate da almeno quattro frequenze spettrali principali che formano una  quasi perfetta scala armonica in periodi di circa  42,85 – 57,13 – 85,7 e 171,4. Queste frequenze sono vicine alle quattro frequenze di risonanza dei principali allineamenti orbitali di Giove, Saturno, Urano e Nettuno (linee rosse) , e fanno parte delle armoniche del periodo di base di 171,4 – 178,4 anni che caratterizza il sistema solare (Jakubcová e Pick, 1986).

….

……

……..

In conclusione, i nostri risultati supportano l’ipotesi che il comportamento dinamico del Sole, l’eliosfera e la magnetosfera terrestre sono modulati dalle forze gravitazionali planetarie e magnetiche, con conseguente in strutture specifiche di risonanza nel sistema solare (Brown, 1900, Fairbridge e Shirley, 1987 , Hung, 2007, José, 1965, Landscheidt, 1988, Landscheidt, 1999 e Molchanov, 1968) in grado di influenzare l’attività solare per mezzo di un meccanismo di sincronizzazione (Pikovsky et al., 2001). Ciò è conforme alla influenza planetaria che è stato osservato in altre stelle (Cuntz et al., 2000, Gurdemir et al., 2012, Sharp, 2010, Shkolnik et al., 2003, Shkolnik et al., 2005 e Wright et al., 2008). Ulteriori indagini di questi fenomeni e meccanismi fisici preliminari sono stati recentemente pubblicati (Scafetta, 2010, Scafetta, 2012A, Scafetta, 2012C, Scafetta, 2012D, Wolff e cartuccia, 2010, Abreu et al., 2012, Tan e Cheng, 2012 e Angot , 1897)

 

La carta, per esteso : http://people.duke.edu/~ns2002/pdf/Scafetta_Willson_2013_Aurora_PSS.pdf

 

Concludo ricordando, che la nostra piattaforma segue continuamente e con estremo interesse l’opera del professore e gli porge i più sinceri complimenti, per tutto il lavoro scientifico, che con passione e estrema professionalità scientifica sta portando avanti.

 

 

 Michele

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18 pensieri su “Nicola Scafetta, la nuova ricerca scientifica

  1. C’è paura nel commentare.
    🙂

    Una domanda nicola,
    o più precisamente un tuo pensiero su questo minimo solare, nel quale stiamo entrando.

    Credi che la presenza di Urano in collaborazione (se così possiamo definirla) con saturno e giove possa esercitare, imprimere delle caratterisiche per così dire “particolari” o “eccezionali” a questo minimo.
    In relazione alla flessione magnetica (vedi l’indice Ap, Svalgaard dal 1850).

    http://www.leif.org/research/Ap-1844-now.png

    michele

    http://daltonsminima.wordpress.com/2009/06/29/risonanze-orbitali-la-parola-alleclittica-super-minimum-in-arrivo/

      (Quote)  (Reply)

  2. Michele, grazie tante.

    Una rispost alla tua domanda e’ nella Figura 4 del lavoro. Qui si propone una predizione usando le armoniche osservate nei dati. Ovviamente queste precizioni non sono precise al Massimo, ma credo che siano utili per dare una idea di cosa ci aspettiamo.

    Come si vee nella figura sia il ciclo solare di 60 anni che il ciclo di 85 anni e quello di 170 anni stanno scendendo. Gli effetti si sommano.

      (Quote)  (Reply)

  3. @Nicola Scafetta

    Complimenti per il suo lavoro e grazie della disponibilità!
    Le faccio alcune domande secche:
    Quante e quali sono le teorie che legano le forze gravitazionali e mareali alla fisica solare? Qual’è il motivo della difficoltà di queste teorie ad essere accettate nella comunità scientifica?
    Qual’è lo studio o la teoria che potrebbe tagliare la “testa al toro”?

    Grazie
    Fano

      (Quote)  (Reply)

  4. Non so se Il Prof Scafetta é a conoscenza degli esperimenti condotti da Cortesi sulle transizioni rotazionali e le Onde Gravitazionali http://www.cortesi-gravity.it/pag_21.html

    Questo il punto del contendere: La dimensione delle O.G. descritta da Einstein in watt = 10^-29 mentre le transizioni rotazionali emesse nei nostri esperimenti sono dimensionate in watt 10^24 più grandi delle O.G. relativistiche. Ci domandiamo come mai creando O.G. con delle masse in accelerazione secondo i dettami della teoria Einsteniana. ci risulta questa discrepanza. dimensionale?

    Ovvero misurano qualcosa di enormemente più grande delle Onde Gravitazionali … ovviamente non ho la competenza per capire se questi esperimenti siano validi e li riporto qui perché mi sembrano interessanti.

      (Quote)  (Reply)

  5. Ecco un link dove dove Carman chiede aiuto sul forum http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?f=4&t=4187

    Ecco la presentazione:

    Sono un ex insegnante di elettronica teorico pratico ora in pensione. Con me vi sono altri due professori di fisica anche loro in pensione i quali mi aiutano in questa ricerca.Con l'acronimo O.G. si intendono onde gravitazionali, ma questo lo penso io, perche' a tutt'oggi nessuno mi ha saputo dire che cosa succede quando una o due masse che ruotano una relativa mente all'altra che per la fisica generano O.G. In un volano come ho gia' descritto che ruota indipendentemente, a distanza unaltra massa in rotazione accelerativa fa accelerare o decelerare la centrifuga del volano rivelatore. Ora devi estraniarti dalla fisica teorica attuale, anche perche' la dimensione delle O.G. sarebbe meno di 30 grandezze praticamente inesistenti. Esci per un attimo dalla pseudo conoscenza perche' tutte le teorie sulle O.G.nessuna ha avuto riscontri oggettivi.Torniamo agli esperimenti i quali danno un risultato certo. Una massa in movimento accelerativo crea un (qual cosa) che interagisce sulla centrifuga di un'altra massa anch'essa in movimento rotatorio(forza gravitocentrifuga) Questo
    e' un risultato reale tangibile. Oltre a tutto la fisica ci dice che le masse in movimento accelerativo creano O.G. Dimmi tu come si possono chiamare tali disturbi i quali interagiscono con le forze centrifughe. Questi esperimenti li puoi ottenere anche tu, volendo ti posso spedire schemi e varie
    Ti ringrazio ancora del tuo intervento a risentirci Carman

    Ecco un mio post
    Luci0 :

    Ma altri laboratori sono riusciti a ripetere gli esperimenti ?
    Ad esempio quello dei volani rotanti trasmettitore e ricezione o quello dell' interazione tra volano ricevitore e pendolo di Foucault.
    Da quello che ho capito i volani ricevitori sono dei dispositivi brevettati. E questo potrebbe essere un problema per chi volesse studiare il fenomeno.
    Esiste la possibilità di riprodurre o evidenziare il fenomeno, anche in modo qualitativo senza usare dispositivi brevettati?
    Si potrebbe utilizzare un giroscopio al posto del volano rivelatore?

    carman:

    Ciao Lucio
    Altri laboratori già da anni hanno avuto rapporti con me e stanno registrando mensilmente segnali che mi spediscono confrontandoli con i miei . Sono centri di ricerca importanti ove mi è stato imposto il veto. Ti posso dare solo le località Roma Torino e Milano. Ho dovuto depositare i brevetti solo per garantire l’origine della ricerca. Quindi i volani li puoi usare quanto ti pare.Per quanto l’utilizzazione di un giroscopio è esclusivo per altre funzioni, non per O.G.. Gli schemi sono a pag. 5 del mio sito. I motori sono particolari senza spazzole e con l’elettronica incorporata imperniati su cuscinetti ottenendo il minimo attrito e abbastanza costosi.
    Se veramente ti interessa vediamo cosa si può fare.
    Con simpatia Carman

    Per mancanza di tempo il mio interessamento alla cosa terminò qui !

      (Quote)  (Reply)

  6. Io credo che queste iterazioni siano il qualcosa che non conosciamo che possa influenzare significativamente in qualche modo con il nostro sistema solare e con il nostro clima.

      (Quote)  (Reply)

  7. @ Fano

    Secondo me una teoria ragionevole e’ stata proposta nel mio lavoro

    Scafetta N., 2012. Does the Sun work as a nuclear fusion amplifier of
    planetary tidal forcing? A proposal for a physical mechanism based on the
    mass-luminosity relation. Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial
    Physics 81-82, 27-40.

    http://people.duke.edu/~ns2002/pdf/ATP3610.pdf

    Qui si cerca di calcolare l’amplificazione del segnale mareale.
    Essenzialmente le maree trasferiscono una certa quantita’ di energia al sole
    che stimola la produzione di luminosita interna. I calcoli che ho fatto
    danno valori sufficientemente alti da perturbare la dinamo solare.

      (Quote)  (Reply)

  8. NIA cresce
    bene benissimo benissimissimo 😉

    manderò un sms a simon per invogliarlo nuovamente a decidersi sul fantomatico incontro (la cui rilevanza internazione cresce ogni giorno :D)

      (Quote)  (Reply)

  9. vado OT rispetto all’articolo e mi scuso

    è da un po’ di giorni che sto seguendo il minimo di estensione dei ghiacci antartici
    ebbene di solito si raggiunge in Febbraio e quest’anno siamo decisamente sopra-media

    http://nsidc.org/data/seaice_index/images/daily_images/S_timeseries.png

    qualcuno riesce ad avere qualche dato più preciso (cmq uscirà a fine mese e farò un resoconto comprensivo di Gennaio)?
    perchè c’è la seria possibiltà di chiudere il minimo antartico più esteso della serie

      (Quote)  (Reply)

  10. Gentile Nicola,
    a proposito dell’argomento trattato nella sua ricerca, le ripropongo un mio dubbio, sul quale non vi fu un suo feedback, riguardo la possibilità di avere una variazione del rate di produzione energetica del core solare a fronte di perturbazioni riguardanti la forza mareale.
    In particolare mi sovviene alla mente il turnoff degli ammassi globulari, elemento piuttosto importante e riconosciuto essere una chiave rilevante di lettura nella valutazione dell’età degli ammassi globulari. Analogo ragionamento vale per i pochi ammasi aperti per cui questo può essere letto (ossia in ammassi sufficientemente vecchi e senza lacuna di Hertzsprung).

    In ambienti così affollati (in particolare per gli ammassi globulari), l’effetto da lei descritto non dovrebbe balzare all’occhio in modo evidente, dando vita a una o più sequenze parallele ? Perché, almeno sino all’analisi di M3 tramite hubble, la sequenza parallela la si individua debolmente solo in ammassi di classe molto compatta (es ngc 2808), peraltro determinate da stelle probabilmente scortecciate (spettralmente parlando), che a loro volta danno probabilmente vita alle Blue straggler ?
    E più in generale, essendo le stelle doppi o multiple piuttosto frequenti, non crede che ciò dovrebbe esser piuttosto evidente anche nel digramma H-R ?

    Grazie per l’attenzione e per l’eventuale risposta.

      (Quote)  (Reply)

  11. @ Zambo

    alcuni studi hanno messo in evidenza l’effetto di pianeti su stele lontane e in caso di sistemi binari. Alcuni studi sono elencati nei miei lavori.

    Tuttavia, stidiare questi fenomeni su stele lontane e’ difficile perche’:

    1) non si hanno sequenze sufficientemente lunghe (c’e bisogno di secoli di dati);

    2) le misure prese di luminosita’ stellare hanno errori troppo grossi per vedere deboli segnali;

    3) non si conosce bene la configurazione planetaria delle stelle lontane.

    Quindi, queste cose si devono studiare partendo dal Sole per il quale abbiamo lunghe serie temporali di dati, sappiamo dovo e quanti sono I pianeti in giro, e I dati sono sufficientemente precisi.

      (Quote)  (Reply)

  12. Luci0 :

    Io credo che queste iterazioni siano il qualcosa che non conosciamo che possa influenzare significativamente in qualche modo con il nostro sistema solare e con il nostro clima.

    Lo scorso ottobre ho scritto a Cortesi perché i suoi diagrammi per il momento a me risultano essere sufficientemente compatibili con le teorie di Bendandi anche se non posso dirlo con assoluta certezza perché ho solo dato un’occhiata ai diagrammi pubblicati e ad altri 2-3 più dettagliati che mi ha spedito perché contengono delle anomalie. Lo devo ancora ricontattare perché mi è trascorso il tempo velocemente avendo dato la priorità ad altro.
    Cortesi abita a due passi da Faenza ma ancora io e Paola Lagorio dobbiamo fargli visita. Paola poi l’ha contattato telefonicamente ed è risultato, se non sbaglio, che Cortesi abbia conosciuto Bendandi di persona.

      (Quote)  (Reply)

  13. Ho contattato Cortesi perché avevo da poco iniziato ad analizzare i suoi diagrammi ed avevo notato in uno di questi una data errata

      (Quote)  (Reply)

  14. Nicola Scafetta :

    @ Zambo

    alcuni studi hanno messo in evidenza l’effetto di pianeti su stele lontane e in caso di sistemi binari. Alcuni studi sono elencati nei miei lavori.

    Tuttavia, stidiare questi fenomeni su stele lontane e’ difficile perche’:

    1) non si hanno sequenze sufficientemente lunghe (c’e bisogno di secoli di dati);

    2) le misure prese di luminosita’ stellare hanno errori troppo grossi per vedere deboli segnali;

    3) non si conosce bene la configurazione planetaria delle stelle lontane.

    Quindi, queste cose si devono studiare partendo dal Sole per il quale abbiamo lunghe serie temporali di dati, sappiamo dovo e quanti sono I pianeti in giro, e I dati sono sufficientemente precisi.

    Gentile Nicola,
    la ringrazio per la risposta e per l’attenzione.
    Non mancherò di leggere con attenzione le sue interessanti richerche.

    Tuttavia il dubbio riguardo la possibilità di modifiche indotte da effetti mareali sul motore nucleare delle stelle (/e del Sole in particolare) rimane.
    Questo un po’ per l’evasività della sua risposta e un po’ propio in virtu di quanto da lei indicato.
    Il mio riferiferimento era agli ammassi globulari e agli ammassi aperti vecchi.
    Ossia ad oggetti d’età compresa tra i 10 e i 15 miliardi d’anni i primi e qualche miliardo d’anni i secondi (es. per tutti m67).
    In particolare nel core degli ammassi globulari compatti, l’affollamento stellare (stelle di massa sub-solare di circa 0.8 masse solari) arriva a centinaia di stelle distanti tra loro qualche mese luce. L’effetto dell’affolamento, come indicato nel mio precedente post, in questi oggetti mette in risalto una dispersione (dovuta allo scortecciamento stellare – spettroscopia) nella sequenza principale, che da vita alla debole sequenza parallela e di seguito alle blu straggler.
    Altro però non si evidenzia e dunque, proprio in virtù del tempo enorme di cui stiamo parlando – dunque nemmeno paragonabile alla scala secolare, diventa difficile ipotizzare che un meccanismo di fluttuazione del rate di produzione energetica del Sole, in questo caso determinato da effetti mareali planetari, non mostri nulla di se in ambieti quali quelli degli ammassi globulari. Per quanto vi possano essere imprecisioni nella misura delle luminosità degli oggetti componenti queste strutture, è evidente che gli strumenti attuali permettono di evidenziare anche variazioni fini delle luminosità. Questo tenendo anche ben presente che le stelle degli ammassi globulari sono coeve e metallicamente ben omogenee.
    In tal senso inoltre, cosa ben più ficcante, la dispersione del braccio erizzontale di questi ammassi (dunque non una sequenza evolutiva ma l’inviluppo delle sequenze evolutive) è ben descritta dalla modellistica in virtù della massa, della metallicità e dello scortecciamento di cui sopra.

    Saluti.

      (Quote)  (Reply)

  15. fano :

    @Nicola Scafetta

    Qual’è il motivo della difficoltà di queste teorie ad essere accettate nella comunità scientifica?

    Questa e altre domande ai temi più dibattuti in questi anni troveranno una risposta, la prossima settimana, quando verrà pubblicata una interessante intervista rilasciata recentemente da nicola. Un nicola a 360° su clima, sole e proiezioni future.

      (Quote)  (Reply)

  16. Complimenti al dott. Scafetta per i suoi studi, e complimenti per Michele che ce li fa conoscere.
    Questi sono studi rari ma fondamentali per capire i cicli solari che hanno ripercussioni importanti sul clima e sulle produzioni agricole.

      (Quote)  (Reply)

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