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Franco Battaglia su l’attività solare e il clima

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Le temperature della Terra, quindi il Meteo ed il Clima, sono sempre state influenzate dall’attività solare e dall’energia che la nostra Stella emette.
Fin da periodi assai remoti, i documenti asseriscono dell’importanza della presenza di macchie solari, più o meno numerosa, e relativo impatto; i primi documenti in tal senso provengono dall’antica Cina, nel 12 a.C. quando i poco fortunati meteorologi iniziarono le loro rudimentali osservazioni della superficie solare ed osservarono per la prima volta le “macchie”, ovvero aree di elevata perturbazione magnetica e termica della superficie. Notarono come, all’incrementare delle stesse il meteo risultasse più caldo e viceversa. Si sa, l’antica Cina non perdonava nulla, l’errore delle previsioni costava loro letteralmente la testa…
Gli studi odierni, fatti di ricostruzioni sulle concentrazioni di radioisotopi (Carbonio e Bario), sul contenuto in Ossigeno degli acheobatteri, diffusione e concentrazione dei microrganismi primordiali, nonché sulla dendrocronologia e geologia, ci permettono di comprendere gli sviluppi meteorologici, quindi ricostruire il clima del Pianeta e l’influenza solare.
I minimi solari, e periodi di gelo a noi più noti sono il Minimo di Oort, Minimo di Wolf, Minimo di Sporer, Minimo di Maunder… 1050>1150… 1270>1370… 1440>1470… 1645>1715… il minimo di Dalton non può essere considerato come mini era glaciale (LIA o PEG), ma un periodo di freddo costante con un solo picco minimo… Tutti i minimi termici sono stati preceduti ed accompagnati da un’attività solare ridotta e seguiti da un’attività solare elevata con incrementi termici medi superiori ai 4.5°C e fino a 7.5°C, con un andamento di +0.45°C>+0.75°C per decennio.
Complessivamente sono 27 i minimi associati per una durata complessiva di 1900 anni, pari al 17% dell’estensione temporale esaminata.
L’attuale periodo di riscaldamento ha inizio già nel medioevo, con un unico punto di interruzione (LIA) nel 1600, appunto il Minimo di Maunder, ed una costante crescita termica associata all’attività solare rallentata solo dal Minimo di Dalton alla fine del 700.
L’attuale picco termico ha avvio già nel 1800, non associato alle emissioni di anidride carbonica ma all’incremento dell’attività solare post-Dalton, con una pausa agli inizi del 1900 ed una rapida crescita a partire dal 1940 in accordo con un’attività solare crescente, massima attività solare terminata già nel 2015. Oggi è in costantemente ridimensionamento, ma il periodo considerato è il valore più elevato di attività negli ultimi 4000 anni. In una serie di 11 mila anni sono stati identificati 19 massimi solari e corrispondenti periodi di riscaldamento del pianeta, medioevo compreso.
Gli studi sono molteplici, tutti regolarmente registrati e convalidati, ovviamente sottostimati o contestati solo da coloro che preferiscono attribuire all’Anidride Carbonica ogni causa e male di quanto avviene sulla Terra, forse perché è indice ed associazione della crescita del benessere globale, al pari della densità energetica.

http://www.clim-past.net/12/1879/2016/cp-12-1879-2016.pdf

https://www.researchgate.net/publication/307894966_The_Influence_of_Solar_System_Oscillation_on_the_Variability_of_the_Total_Solar_Irradiance

https://www.researchgate.net/publication/310786797_Climate_variability_and_lake_ecosystem_responses_in_western_Scandinavia_Norway_during_the_last_Millennium

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0031018217300044

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1367912016303194

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2016JC012458/abstract;jsessionid=3E09EF629F0463154DD0241814C69023.f04t03

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379116306308

https://link.springer.com/article/10.1007/s00024-016-1420-y

 

Fonte : https://www.facebook.com/BattagliaFc/photos/a.152260968173065.37556.151749201557575/1286730841392733/?type=3

Ancora Nicola Scafetta sul collegamento astronomia – clima terrestre

Di seguito riporto testo di una mail che il Dott. Nicola Scafetta mi ha recentemente girato …

Caro colleghi,
Vorrei condividere con voi la mia ultima carta che mostra l’esistenza di un legame evidente tra le oscillazioni astronomiche, solari e il clima terrestre.

Ecco qui :

Sull’origine astronomica dell’oscillazione Hallstatt trovata negli archivi del radiocarbonio e del clima in tutto l’Olocene.

Earth-Science Reviews 162, 24–43, 2016.

Scafetta, N., Milani, F., Antonio Bianchini, A., Ortolani, S

C’è un libero accesso all’articolo, ed è valido per chiunque fino al 10 novembre 2016, utilizzando questo link : http://authors.elsevier.com/a/1TlSB2weQTZcD

L’importanza di questo articolo è quella di dimostra chiaramente che la lunga oscillazione di  Hallstatt (il cui periodo è di circa 2318 anni), che si osserva nel clima e nelle registrazioni solari è una importante risonanza stabile del sistema solare. Il documento analizza anche le altre principali risonanze stabili planetari e qui abbiamo trovato anche tutte le altre oscillazioni tipiche presenti nel clima e registrazioni solari, come : la quasi oscillazione di 20 anni, la quasi oscillazione di 60 anni, 82 – 97 anno o oscillazione di Gleissberg e l’oscillazione di 159- 185 anni o Jose (e altri). Questo dimostra abbastanza chiaramente che il sole e il sistema climatico sono in risonanza con le oscillazioni naturali del sistema solare. Questo documento integra molti altri documenti sul tema, come riportato nei riferimenti o come il mio precedente studio che ho anche presentato nei miei recenti convegni.

Discussione sulle oscillazioni climatiche: modelli di circolazione generale CMIP5 rispetto a un modello armonico semiempirico sulla base di cicli astronomici.

Earth-Science Reviews 126, 321-357.
http://dx.doi.org/10.1016/j.earscirev.2013.08.008
https://arxiv.org/abs/1310.7554

Questo dimostra che nessuno dei modelli IPCC ricostruisce le oscillazioni climatiche, che, al contrario, sono collegate a oscillazioni astronomiche. I modelli per ricostruire e prevedere la temperatura superficiale globale sono pure forniti. Spero che questo documento possa essere di vostro interesse.

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Nicola Scafetta

Falsi allarmismi sul riscaldamento globale ….

Sfondo

E’ tempo di ferie e la forza e la passione per scrivere articoli o effettuare traduzioni fronte il Pc è hai minimi. Riportiamo quindi alcuni interessanti post ripresi dal gruppo : https://www.facebook.com/groups/248129525296/,  presente sulla piattaforma di facebook e gestito dal Sig.Fernando Arno di Messina.

Gruppo, nel quale vengono quotidianamente pubblicate tutta quelle serie di breve notizie (in parte riprese da articoli usciti su blog esteri o documenti scientifici), che interessano il cambiamento climatico, la possibile connessione con l’attività solare e il discusso riscaldamento del pianeta.

I post riportati di seguito, sono gli ultimi due brevi articoli usciti da poco sulla piattaforma e che si collegano perfettamente con le tematiche trattate in quest’ultimi anni sulla nostra piattaforma :

Primo articolo, la bella russa e la sua prossima piccola era glaciale

Zharkova

La giovane, bella donna che osservate nella foto, è la Professoressa Valentina Zharkova, ricercatrice presso la Northumbria University (Newcastle). A lei si deve una delle scoperte più importanti in ambito fisico/astronomico; lo studio del campo magnetico solare.
Secondo la Professoressa il campo magnetico solare si compone di due fasce sovrapposte, una più esterna ed una più interna alla massa solare. L’azione dei due campi è sinergica e permette il trasporto dell’energia dal nucleo solare verso l’estero; quando la sovrapposizione si interrompe, il campo magnetico e l’attività solare diminuiscono di intensità in modo drammatico, dando luogo ad un parziale “raffreddamento” della nostra Stella, con una riduzione del numero delle macchie solari e dell’energia irradiata verso la Terra. Secondo la Professoressa in questo momento il Sole si trova in una condizione di “pausa”, con i due campi magnetici non sovrapposti ed isolati nelle due aree polari solari.
Questa condizione si sarebbe già verificata durante il ciclo di Maunder e per molti anni; secondo la Professoressa ci attende qualcosa di simile, però meno estesa nel tempo, circa 30-35 anni e non 65 come accadde tra il 1645 ed il 1715. La Professoressa non è in grado di poter prevedere quali saranno gli impatti di questa mutata attività solare in assenza di modelli matematici che simulano una riduzione dell’irradiazione solare verso la Terra, teme però gravi conseguenze per effetto della riduzione delle temperature pressoché certa tra il 2020 ed il 2053 (quindi, date assai precise). Alla domanda precisa: “Può l’elevata concentrazione di CO2 mascherare il raffreddamento?”, la Professoressa risponde con un’evidenza a dir poco scomoda. Gli altri ricercatori si sono, infatti, opposti alla divulgazione delle Sue ricerche ed hanno opposto resistenza anche alla pubblicazione ed all’esame dei possibili impatti ed interazioni. In pratica, la scienza ottusa dell’AGW a tutti i costi, una scienza in realtà ente politico, ha cercato di impedire la divulgazione dello studio, delle potenziali conseguenze, ha cercato anche di mascherare l’assenza delle variabili solari all’interno dei presunti modelli matematici previsionali circa l’AGW e se e come le interazioni tra attività solare e CO2 possano o meno mascherare o incrementare il raffreddamento terrestre.  Complimenti alla Professoressa per i suoi lavori, si ringrazia vivamente Al Gore e l’IPCC per il tentativo di boicottaggio della verità scientifica!

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Secondo breve post, decisamente più accademico. Un nuovo elenco di ricerche scientifiche che afferma…

Sono ben 35 gli studi che evidenziano l’iterazione tra l’attività solare, le variazioni delle Correnti Oceaniche e relativo trasporto di energia e le temperature del pianeta.
Studi che coinvolgono la Cina, l’India, la Penisola Coreana, parte dell’Africa, l’Europa e gli Stati Uniti. Studi effettuati sui rilevamenti storici, sui carotaggi dei ghiacciai, attraverso gli anelli degli alberi, i reperti fossili e gli archeobatteri. In nessun caso, anche per l’effetto temporale di alcuni riferimenti, si può collegare la CO2 alle variazioni climatiche, presenti come passate. Studi scientifici, non modelli astratti e farraginosi…

Chen et al. 2016, mostra le variazioni climatiche e dell’aridità dei terreni in Cina in funzione delle oscillazioni atlantiche.
http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00704-016-1752-7

Faust et al., 2016, correla le oscillazioni multidecade dell’Atlantico e le variazioni termiche, d’estensione dei ghiacciai, della portata dei fiumi in Norvegia negli ultimi 2800 anni.
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S0012821X15007669

Livsey et al., 2016, le influenze sulle piogge e la siccità degli ultimi 4300 anni nell’area del Golfo del Messico e le interazioni con le oscillazioni multidecade dell’Atlantico inerenti gli ultimi 3000 anni.
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S0277379116300129

Valdés-Manzanilla 2016, inondazioni negli stati messicani del Tabasco e Chiapas
http://link.springer.com/article/10.1007/s11069-015-2039-5…

Yu et al., 2016, le influenze delle oscillazioni multidecade dell’Atlantico sulle le anomalie della circolazione atmosferica e le temperature del Nord America.
http://iopscience.iop.org/…/10.1…/1748-9326/11/7/074001/meta

Wang et al. 2016, ricostruzione basata sullo studio degli anelli degli alberi della variabilità della temperatura in Cina, lungo il corso del fiume Heihe, tra il 1445 ed il 2011.
http://link.springer.com/article/10.1007/s40333-015-0138-5

Krishnamurthy e Krishnamurthy 2016, relazione dell’impatto degli eventi El Nino sulla stagione dei monsoni, in India.
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/joc.4815/full

Liu et al., 2016, studio sulle connessioni delle variazioni multidecade dell’Oceano Pacifico e la siccità che ha colpito la Cina orientale, area della steppa Hulun.
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S1367912015301152

Diaz et al., 2016, ricostruzione degli ultimi 5 secoli di precipitazioni invernali delle isole hawaiane.
http://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/JCLI-D-15-0815.1

Qiaohong et al., 2016, relazione tra gli eventi siccitosi e gli eventi naturali ENSO, PDO, NAO.
http://adsabs.harvard.edu/abs/2016EGUGA..18.3177S

McCarthy et al. 2015, influenza dell’AMO sulle temperature globali e su quelle dei mari.
http://www.nature.com/…/jo…/v521/n7553/full/nature14491.html

Toonen et al., 2016, influenza del NAO e dell’AMO sulle inondazioni storiche e connessioni con le eventuali variazioni dovute ad impatto da cambiamento climatico. Studio effettuato in Germania sui depositi sedimentari.
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/esp.3953/abstract

Nagy et al., 2016, oscillazioni multidecade dell’Oceano Pacifico ed impatto sulle temperature globali.
http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00382-016-3179-3

Laken e Stordal 2016, studio sugli eventuali collegamenti tra ENSO, aerosol ed attività solare, con relativi impatti sull’Europa.
http://rsos.royalsocietypublishing.org/…/3/2/150320.abstract

Zanardo et al., 2016, interazione tra NAO ed inondazioni nel continente europeo con relativi impatti economici.
http://adsabs.harvard.edu/abs/2016EGUGA..18.3061Z

García-García e Ummenhofer 2015, variabilità dalle precipitazioni multidecennali ed influenza degli eventi AMO ed ENSO.
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2014GL062451/full

Dieppois et al., 2016, variazioni climatiche in Francia negli ultimi 500 anni, sia nel breve che nel medio e lungo periodo, e fattori che le hanno influenzate.
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/joc.4660/abstract

Penalba e Rivera 2016, risposta regionale agli eventi El Nino/La Nina ed impatti sulla siccità e piovosità delle aree del Sud America.
http://www.adv-geosci.net/42/1/2016/adgeo-42-1-2016.html

Gastineau e Frankignoul 2015, influenza del NAO sulle temperature superficiali del mare (SST) ed impatti sulla circolazione atmosferica.
http://journals.ametsoc.org/d…/abs/10.1175/JCLI-D-14-00424.1

Li et al., 2016, correlazioni tra NAO ed AMO ed influenze sulla circolazione atmosferica, sulle temperature superficiali del mare SST e fasi di riscaldamento e raffreddamento del pianeta.
http://adsabs.harvard.edu/abs/2016EGUGA..1811364L

Yamakawa et al., 2016, correlazione tra l’attività solare, la temperatura superficiale dei mari (SST) e la circolazione atmosferica.
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S104061821501143X

Salau et al., 2016, suesto studio indaga gli effetti di El Niño / Southern Oscillation (ENSO) sulla temperatura e piovosità in Nigeria.
http://www.mdpi.com/2225-1154/4/1/5/htm

Liu et al., 2015, correlazione tra la radiazione solare (ERS), l’energia liberata dagli eventi ENSO, le eruzioni vulcaniche e le temperature superficiali del mare (SST).
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S0377026515300051

Katsuki et al., 2016, fattori correlati ai tifoni ed alle piogge torrenziali che hanno colpito la penisola coreana durante la piccola era glaciale studiati attraverso i sedimenti.
http://link.springer.com/article/10.1007/s10933-015-9861-3

Czymzik et al., 2016, influenze solari sul variabilità climatica attraverso la variabilità della portata e degli eventi che hanno colpito il fiume Ammer (Germania merdizionale) gli ultimi 5500 anni, permesso dall’analisi dei sedimenti.
http://www.clim-past.net/12/799/2016/

Malik and Brönnimann, 2016, influenza dell’AMO, NAO, PDO sulle piogge monsoniche estive in India e interazioni tra i monsoni ed il clima zonale, con relativo impatto sulle colture.
http://adsabs.harvard.edu/abs/2016EGUGA..1813222M

Lakshmi and Tiwari, 2015, impatto dei cicli solari, della variabilità magnetica del sole sugli eventi ENSO e sul clima del sub continente indiano.
http://www.nonlin-processes-geophys-discuss.net/…/npgd-2-14…

Wang et al., 2016, variazioni dei monsoni estivi ed impatti sul clima in Cina dall’ultima glaciazione ad oggi, attraverso l’analisi dei sedimenti, con relativi impatti dell’attività solare ed oscillazione caratteristica delle temperature.
http://www.sciencedirect.com/…/artic…/pii/S0012821X16303545…

Tiwari et al., 2015, influenza dell’attività solare e variazione delle temperature regionali in India ed anomalie di risposta nell’area NE.
http://link.springer.com/article/10.1007/s00024-014-0929-1

Salas et al., 2016, studio delle falde acquifere in Sud America, specificatamente nel nord del Cile, ed impatto degli eventi El Nino/La Nina sull’accumulo e scarico dei bacini idrogeologici. Il ciclo solare di Hale (22 anni), sembra avere grande impatto sugli eventi ENSO.
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S0048969716315777

Hassan et al., 2016, esistenza di rapporti significativi tra il numero delle macchie solari e diversi parametri climatici terrestri come precipitazioni, temperatura, gocce di rugiada, aerosol ed ENSO.
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S1364682615300985

Wahab et al., 2016, correlazione tra i cicli solari e la NAO.
http://www.journalijar.com/uploads/112_IJAR-8350.pdf

Bernal et al., 2016, studio dell’intensità dei monsoni e della variabilità idroclimatica in Brasile dall’Olocene ai giorni nostri attraverso l’esame dei precipitati presenti in una stalagmite.
http://www.sciencedirect.com/…/article/pii/S0012821X16302953

Malik et al., 2016, ruolo dell’attività solare sui monsoni in India.
http://www.geography.unibe.ch/…/Abstract_ABDUL-MALIK_ger.pdf

Serykh and Sonechkin, 2016, fattori che influenzano l’ENSO e correlazione matematica che dimostra la non disconnessione degli eventi (riscaldamento stagionale, ciclo delle macchie solari, nutazione un effetto secondario delle attrazioni del Sole e della Luna sulla Terra), e la non caoticità degli stessi.
http://adsabs.harvard.edu/abs/2016EGUGA..18….8S

 

Michele

Due nuovi documenti scientifici affermano che il Sole è il “pacemaker del clima”

Due recenti articoli pubblicati sulla rivista Physics Letters A hanno trovato che il Sole è il vero e proprio pacemaker del clima“, delle temperature oceaniche equatoriali e globali. Gli autori riportano evidenza di una forzatura solare annuale, con periodi di 2 o 3 anni che si ripetono sulle temperature oceaniche. Gli autori riportano inoltre che questi cicli sono estremamente significativi ed importanti per la comprensione del fenomeno El Niño/La Niña“, che come tutti noi sappiamo ha profondi effetti sul clima globale.
I due documenti :

1- Il Sole è il pacemaker clima I. Temperatura equatoriale dell’oceano pacifico
di David H. Douglass e Robert S. Knox

Riassunto

I dati delle serie storiche della temperatura equatoriale dell’oceano pacifico contengono dei segmenti che mostrano un segnale agganciato in fase annuale e un segnale agganciato con una fase di tempo di circa due anni o tre anni, con l’annuale ciclo solare. Tre di questi segmenti sono osservati tra il 1990 e il 2014. Affermiamo che questi segmenti sono causati da una forzatura solare con frequenza di 1,0 cicli/anno. Queste caratteristiche periodiche si trovano anche nei dati climatici globali. In questo studio si fa uso di un filtro di dodici mesi per separare nettamente gli effetti stagionali dai dati. Questo risultato è significativo per la comprensione del fenomeno El Niño / La Niña.

Riassunto

Nella prima parte I, la temperatura equatoriale dell’Oceano Pacifico, SST3.4 è stato rilevato avere dei segmenti durante il periodo 1990-2014 ed è stato mostrare avere un segnale annuale ( forzatura di 1,0 cicli / anno) agganciato in fase con periodi di 2 o 3 anni. Questo successivo studio si estende su tutto l’oceano globale, sotto la superficie, da 700 a 2000 m. Anche in questo caso, gli stessi fenomeni in fase di chiusura vengono rilevati. Gli effetti di El Niño / La Niña si diffondono negli oceani del mondo, con un ritardo di circa due mesi.
………….
Dalle conclusioni :
“…. Con questi risultati sta diventando sempre più chiaro che l’intero sistema climatico risponde alla variabile radiazione solare incidente, ed è soggetto a interazioni, molto probabilmente non lineari, che producono sub-armoniche dal periodo di due o tre anni ed inoltre con una evoluzione non continua, come evidenziato dalle interruzioni riportate nei modelli dei noti cambiamenti climatici.…”
………….

Per approfondire, i due documenti :

La sottile relazione fra cicli solari, piogge (e frane e alluvioni…) in Italia

Il clima terrestre e le sue variazioni sono governati da una serie di fattori geologici (emissioni dai vulcani, posizione dei continenti e delle catene montuose), atmosferici (quantità di copertura nuvolosa, tenore di gas – serra) e astronomici (parametri orbitali e cicli solari): tutti insieme contribuiscono a stabilire le condizioni climatiche e meteorologiche sulla superficie terrestre. Queste variazioni sono diventate più sensibili da quando, 2 milioni di anni fa, si sono formate le grandi calotte polari permanenti anche nell’emisfero boreale dopo che quella Antartica era già presente da oltre 30 milioni di anni. Nell’emisfero australe la corrente circumpolare blocca gli scambi termici con le latitudini australi più basse, mentre nell’emisfero settentrionale l’Oceano Atlantico disposto nord – sud costituisce invece un ottimo corridoio per gli scambi termici fra le basse e le alte latitudini boreali e il ciclo solare, con le variazioni di intensità della radiazione che comporta, ha un effetto piuttosto importante su questo sistema, regolando persino la quantità delle piogge nel Mediterraneo.  Vediamo come succede, con una postilla su possibili relazioni fra queste grandezze e una estate che stenta a decollare.
LE GRANDEZZE CHE INFLUENZANO LE VARIAZIONI CLIMATICHE PERIODICHE IN EUROPA.
Qualche anno fa scrissi un post sulla Oscillazione Artica, un indice che viene determinato confrontando nell’emisfero boreale la pressione atmosferica delle alte latitudini con quella delle medie e che ha una certa influenza sulle temperature. Non c’è una relazione deterministica fra Oscillazione Artica e temperature, ma in genere quando questa ha un valore alto dalle nostre parti le temperature sono più alte della media e viceversa. Mi ricordo che all’epoca le previsioni della NOAA (quelle attuali sono queste) la davano parecchio in calo: era gennaio e pensai che forse sarebbe venuta una bella ondata di freddo, il che si verificò davvero! Da allora osservo spesso sul sito della NOAA l’andamento di questo indice.
L’Oscillazione Artica è piuttosto irregolare, mentre ci sono altri due indici atmosferici che invece si propongono con una certa regolarità, la AMO (Multidecadal Atlantic Oscillation) e la NAO (North Atlantic Oscillation).
Il fatto curioso è che specialmente la NAO viene governata da fattori astronomici e non solo dalla stagione.
Come è noto la posizione del Sole nel corso dell’anno determina l’avvicendarsi delle stagioni e questo grazie la sua influenza sulla posizione delle figure atmosferiche principali; ad esempio il centro dell’anticiclone delle Azzorre si muove lungo un asse N/S nell’Oceano Atlantico e raggiunge il punto più a nord tra Giugno e Luglio e quello più a sud tra Gennaio e Febbraio, perchè si sposta nel corso dell’anno seguendo con un leggero ritardo la posizione  del Sole allo zenit. Il movimento è provocato dalle differenze stagionali nell’angolo di incidenza dei raggi solari e quindi della posizione dell’area di massimo riscaldamento.
Allo stesso modo ci sono differenze climatiche importanti che dipendono dalle variazioni dell’intensità della energia che arriva sulla Terra dovute ai cicli solari undecennali di attività. Questi cicli furono scoperti all’inizio del XIX secolo dal grande astronomo William Herschel in un modo piuttosto curioso: trovò che le variazioni nel numero di macchie solari erano in sintonia con i prezzi del grano in Gran Bretagna e ciò gli suggerì una relazione fra intensità dell’attività solare e condizioni climatiche. È ormai chiaro che in genere al diminuire della attività solare aumenta a scala globalel a copertira nuvolosa .
L’INFLUENZA DEI CICLI SOLARI SUL CLIMA NELL’ATLANTICO SETTENTRIONALE E IN EUROPA
Il clima europeo è influenzato dalle variazioni della AMO e della NAO. La AMO è un indice ricavato dalle temperature delle acque superficiali dell’Atlantico Settentrionale ed indica il loro scostamento da un valore medio. Si noti che questo valore medio viene raggiunto solo durante le fasi di variazione da una AMO negativa a una AMO positiva e viceversa: in genere l’indice si pone su valori molto più alti o molto più bassi del normale.
La figura 1 mostra l’andamento della AMO dal XX secolo a oggi. Si nota come una fase ad anomalia “calda” è stata presente tra gli anni ’30 e gli anni ’60 del XX secolo, mentre una fase ad anomalia “fredda” ha caratterizzato il periodo tra la metà degli anni ’60 e gli ’80.
I fattori che influenzano la AMO sono ancora oggetto di dibattito: apparentemente la lunghezza dei suoi cicli, molto più lunga, è incompatibile con quella dei cicli undecennali solari e viene messa in relazione a variazioni nel sistema delle correnti dell’Atlantico Settentrionale in cui una corrente calda (quella del Golfo) scorre in superficie verso nord e correnti fredde scorrono in profondità verso sud.
Inoltre non ci sono dubbi che sul fatto che le principali eruzioni vulcaniche abbiano un effetto regolatore sulla AMO [1], visto che ce l’hanno a livello globale (ne ho parlato in diversi post – per esempio qui).
Ma l’indice che più domina ed influenza il clima europeo è la NAO (North Atlantic Oscillation), un coefficiente definito nel 1997 in base alla differenza fra la pressione normalizzata a Gibilterra e a Stykkisholmur in Islanda [2]. La NAO segue un ciclo di durata simile a quello solare, anche se come nel caso dei movimenti annuali dell’anticiclone delle Azzorre, la risposta della NAO ai cicli solari è leggermente sfalsata [3].
In buona sostanza, con una NAO positiva si rafforzano sia l’anticiclone delle Azzorre che le depressioni islandesi. Faccio una precisazione: dico “le depressioni” perchè mentre l’anticiclone delle Azzorre è statico ed è sempre lo stesso, nell’Atlantico settentrionale le depressioni si formano di continuo e si muovono più o meno velocemente verso est (o sudest), susseguendosi nel tempo: quindi abbiamo “sempre” UNA depressione dell’Islanda ma non è mai la stessa.
Una maggiore forza di queste figure atmosferiche è indubbiamente in relazione con la maggiore radiazione solare perchè maggiore è il riscaldamento equatoriale, maggiori sono gli scambi termici con l’Artico e quindi si capisce perchè i massimi della NAO si verificano dopo i massimi solari e i minimi si verificano dopo i minimi solari. Bisogna considerare anche nel bilancio del riscaldamento solare che l’Artico “incassa” meno calore delle medie e basse latitudini sia perchè i raggi solari lo colpiscono con un angolo minore, sia perchè essendo bianca per il ghiaccio, la superficie del mare e delle terre fa rimbalzare via buona parte della (poca) radiazione che lo colpisce.
Quindi più la NAO è alta, più le perturbazioni stanno verso nord e quindi il clima è più umido e più caldo del normale sul nord Europa e più secco e più fresco nell’area mediterranea. Al contrario una NAO debole porta precipitazioni inferiori alla media e clima più secco nell’Europa Settentrionale, mentre aumenta le piogge in Europa meridionale, ad esempio in pianura padana [4], in Calabria [5] e anche per la penisola iberica, dove è in stretta correlazione con il numero di frane che si verificano in Portogallo in un’area vicino a Lisbona [6].
La NAO governa anche lo spessore degli anelli di crescita degli alberi [7] e pertanto proprio studiando la dendrocronologia si possono avere buone indicazioni delle sue alternanze nel passato.
CICLI SOLARI ED EVENTI METEORICI ESTREMI IN ITALIA
Le variazioni di intensità delle precipitazioni ed altre variazioni indotte da AMO e NAO hanno avuto un forte impatto nella vita sociale italiana. Ad esempio il boom dello sci di massa durante gli anni ’70, oltre alla pubblicità fornita dalle eccellenti prestazioni di alcuni atleti di nazionalità italiana, è stato favorito da autunni piovosi e freschi promossi dalla fase fredda dettata in quegli anni dalla AMO, grazie ai quali fu ottenuta una copertura nevosa ottimale.
La NAO invece, strettamente dipendente dal ciclo solare, è alla base dell’alternanza fra treni di annate più freschi e piovosi, che si annidano intorno ai minimi in alternanza a treni di annate più calde e meno piovose intorno ai massimi e pertanto si può affermare che i cicli solari governano il tempo in Italia e altrove in Europa.
Come corollario, in un Paese come il nostro, le fasi in cui il valore dell’Oscillazione dell’Atlantico Settentrionale è bassa, corrispondendo a piogge copiose, sono anche quelle durante le quali avviene un maggior numero di eventi alluvionali e franosi [8].
La figura 3, di Nicola Casagli, correla i numeri delle vittime di catastrofi idrogeologiche in Italia con i cicli solari. Si può notare che le alluvioni non presentano una distribuzione casuale nel tempo ma tendono a raggrupparsi in cluster temporali, annidati intorno ai minimi. Fra queste catastrofi sono considerati anche eventi fondamentalmente di natura antropica (i disastri delle dighe di Gleno, Vajont e Stava), perchè i problemi sono stati innescati da periodi anomalmente piovosi.
Si può notare anche che la serie di annate piovose si allunga proseguendo nei dintorni del massimo quando questo è debole come nel 1970 e in quello attuale: ed è la debolezza del ciclo solare n.24 ora in atto che ha prolungato il periodo di piogge correlato al minimo del 2008 e la storia italiana è punteggiata da una fitta serie di disastri idrogeologici che hanno investito un po’ tutto il Paese.
A me sembra pure di trovare una correlazione fra il tipo di alluvione e la AMO, perchè le modalità di questi disastri negli ultimi anni sono nettamente diverse da quelle di prima; gli eventi tipo quella del Po del 1951 e del 1966 (che non si limitò all’Arno!) hanno riguardato estesi bacini investiti da precipitazioni diffuse e continue, mentre quelle attuali sono il  riusultato di piogge fortissime in un luogo limitato e per un tempo limitato.
Oltre al riscaldamento globale (che ha aumentato a dismisura le temperature delle acque del Mediterraneo, facilitando l’evaporazione) è possibile che le modalità di svolgimento degli eventi degli ultimi anni siano correlate alla presenza di una AMO particolarmente alta, mentre le grandi alluvioni possano coprrispondere a valori della AMO più bassi.
COROLLARIO SU QUESTI GIORNI. Con questo non voglio entrare nel tema “l’estate sarà calda o fredda”: queste cosiddette previsioni mi lasciano piuttosto perplesso.
Però mi domando se il tempo di questi primi giorni di giugno, contrassegnato da forti pioggie e temperature abbastanza basse rispetto alla media sia una conseguenza della attività solare particolarmente scarsa che stiamo osservando, dato che come si vede in questo grafico della NOAA, anche la NAO è particolarmente bassa
[1] Knudsen et al (2014). Evidence for external forcing of the Atlantic Multidecadal Oscillation since termination of the Little Ice Age. Nature communications DOI: 10.1038/ncomms4323J
[2] Jones et al (1997). Extension to the North Atlantic Oscillation using instrumental pressure observations from Gibraltar and south-west Iceland. Int. J. Climatol., 17, 1433–1450
[3] Scaife et al (2013). A mechanism for lagged North Atlantic climate response to solar variability. Geophysical Research Letters 40, 434–439
[4] Zanchettin, A. Rubino, P. Traverso and M. Tomasino 1,2 (2008) Impact of variations in solar activity on hydrological decadal patterns in northern Italy. Journal of Geophysical Research, vol. 113, D12102, doi:10.1029/2007JD009157
[5] Ferrari et al (2013) Influence of the North Atlantic Oscillation on winter rainfall in Calabria (southern Italy) Theor Appl Climatol 114:479–494 DOI 10.1007/s00704-013-0856-6
[6] Zezere et al (2005): Shallow and deep landslides induced by rainfall in the Lisbon region (Portugal): assessment of relationships with the North Atlantic Oscillation. Natural Hazards and Earth System Sciences, 5, 331–344, 2005
[7] Piraino e Roig-Junent (2013) North Atlantic Oscillation influences on radial growth of Pinus pinea on the Italian mid-Tyrrhenian coast. Plant Biosystems http://dx.doi.org/10.1080/11263504.2013.770806
[8] Canuti et al 1985: Correlation between rainfall and landslides, Bulletin International Association Engineering Geology, 32, 49–54