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Chi ha riscaldato il clima nel sud america nel medioevo? Gli Indios?

Studi sul riscaldamento del clima in Sud America nel caldo periodo medievale. Clicca qui per vedere l'elenco di 1.200 studi sul fenomeno

Un nuovo studio guidato dal Dr. Sebastian Lüning, dall’Istituto di idrografia, geoecologia e scienze del clima della Svizzera, e dal prof. Fritz Vahrenholt il Dipartimento di Chimica presso l’Università di Amburgo, in Germania, è tornato a concentrarsi sul “riscaldamento globale” che si é verificao in Sud America durante il Medioevo.

Ovviamente questo non può essere attribuito agli indios, unici abitanti del continente in quel momento, né alle loro tecniche di sopravvivenza primitive. Queste tecniche ci vengono ora presentate come l’ancora di salvezza del pianeta minacciato dalla civiltà industriale.

Il rapporto pubblicato sul web il 31 ottobre  2018 al Quaternary International conferma solo ciò che è stato riaffermato da scienziati seri – non allarmisti: il clima planetario subisce periodi ciclici di riscaldamento e raffreddamento.

Una traduzione dell´originale tedesco è stata facilitata da NoTricksZone .

Il Medioevo ha vissuto uno di questi periodi di riscaldamento globale. Ed è stato un riscaldamento globale, non solo nel nostro continente Europeo.

Gli studi sul periodo caldo caldo stanno assumendo un volume travolgente. Nell’impossibilità di riprodurli tutti, anche sotto forma di semplice elenco, consigliamo al lettore di fare clic sul collegamento per una panoramica di 1.200 di questi lavori recenti.

Gli attuali – e famigerati – “modelli” climatici non possono simulare in modo soddisfacente il riscaldamento medievale. Forse influenzato dai pregiudizi ideologici dei suoi autori accecati dal riscaldamento globale. E stanno cercando in tutti i modi di sminuire il riscaldamento che il pianeta ha subito nel medio evo. Quello che non possono spiegare tentano cancellarlo.

Nel lavoro pubblicato su Quaternary International , il team di scienziati riunisce un gran numero di studi che coprono l’intero continente sudamericano, studiando resti di pollini, sedimenti lacustri nelle Ande, sedimenti marini, ecc.

Questi studi hanno ricostruito le oscillazioni nella diminuzione e l’espansione dei ghiacciai andini e le variazioni registrate negli anelli dei tronchi.

Il Dr. Lüning e il team hanno scoperto che la stragrande maggioranza dei 76 articoli scientifici consultati e dedicati specificamente al caso puntano a un riscaldamento del clima sudamericano nel“Periodo caldo medievale”.

Sono state riscontrate eccezioni sulle spiagge del mare in Perù, nel nord del Cile e a Cabo Frio (Brasile) e sono attribuite ai cambiamenti delle correnti aeree e delle correnti marine.

Il Dr. Sebastian Lüning lavora per l'Istituto di idrografia, geoecologia e scienze del clima della Svizzera
Il Dr. Sebastian Lüning lavora per l’Istituto di idrografia, geoecologia e scienze del clima della Svizzera

Secondo l” astratto ” o menù di lavoro, chiamato “Climate Anomaly Medievale” íl riscaldamento ha raggiunto il suo picco tra gli anni 1000-1200 d. C. in sincronia con quello dell’emisfero settentrionale. Può essere studiato in una gamma di 1.500 anni.

La grande maggioranza delle terre sudamericane presenta questo riscaldamento: l’aumento della vegetazione nelle zone andine, la contrazione dei ghiacciai, l’aumento della produttività biologica in laghi di grandi altezze, la durata della stagione fredda, la riduzione dei laghi nelle Ande, eccetera

L’intensità del riscaldamento in Sud America e nell’emisfero settentrionale è paragonabile, oltre a essere sincrona, e attribuibile a cicli oceanici nel Pacifico e nell’Atlantico di molti secoli di durata, probabilmente legati all’attività solare.

Fu una trasformazione gigantesca che non aveva nulla a che fare con le cause umane, come ora  intendono farci credere nella propaganda ideologicamente distorta.

La mappatura del clima medievale sudamericano è stata accompagnata dai risultati di analoghe iniziative scientifiche in Antartide e nell’Africa meridionale.

Panoramica degli studi sul periodo caldo caldo.
L’esistenza di questo periodo dimostra che l’uomo e la sua civiltà
sono irrilevanti nei grandi cambiamenti climatici.
Clicca qui per vedere l’elenco di 1.200 studi sul fenomeno

Le tendenze climatiche registrate erano simili, in aggiunta alle somiglianze di cui sopra con quelle osservate nella metà boreale del pianeta.

Hanno partecipato allo studio anche Mariusz Gałka del Dipartimento di Biogeografia e Paleoecologia della Facoltà di Scienze Geografiche e Geologiche Adam Mickiewicz dalla Polonia; Florencia Paula Bamonte del Laboratorio di Paleologia e Paleologia dell’Università Nazionale di Mar del Plata, Argentina; e Felipe García Rodríguez, del Centro Universitario Regionale Este, Uruguay.

SAND-RIO

Il Clima e il potere del Sole – Antonio Bianchini – la conferenza su YouTube

Quanto influisce l’attività magnetica solare sul clima della Terra? Anche i pianeti hanno una influenza diretta sulle variazioni climatiche? e in tutto questo, quanto incide l’intervento dell’uomo? A tutte queste domande il prof. Bianchini ha cercato di dare delle risposte supportate da dati storici e osservativi inediti, anche in controtendenza rispetto a quanto comunemente il grande pubblico crede. 

Sabato 5 agosto alle ore 18,00, presso il Planetario Nicolò Cusano di Cortina, il prof. Antonio Bianchini, dell’Università di Padova, ha illustrato al numeroso pubblico la tematica, molto dibattuta negli ultimi tempi, delle variazioni climatiche in atto e del loro inserimento in una tendenza futura. La conferenza, dal titolo: ”Il Clima e il potere del Sole”, ha riscontrato un grande interesse tra i presenti. E’ naturalmente possibile rivederla integralmente su YouTube, agli indirizzi riportati nei link di questo post.

 

Fonte : http://www.cortinastelle.eu/single-post/2017/08/01/Il-Clima-e-il-potere-del-Sole—Conferenza-al-Planetario—5-agosto-2017

L’influenza solare sul clima a EGU2017, alcuni documenti scientifici

A metà Aprile e dintorni, come la maggior parte dei nostri lettori affezionati saprà,  il nostro blog si prende una piccola pausa. Nessun nuovo articolo verrà pubblicato. La motivazione è sempre la solita, sono in trasferta in terra austriaca. Vienna, EGU 2017 apre i battenti e anche quest’anno porterò un nuovo contributo scientifico all’assemblea delle geoscienze : http://www.egu2017.eu/

EGU 2017

Arriviamo al dunque, prima di salutarvi e portare il blog in modalità stand-by, spulciando sul portale EGU 2017, ho identificato due interessanti lavori. Documenti, dei quali vi riporto il riassunto. Occhio ai passi in grassetto …

😉

L’influenza della variabilità solare sul verificarsi dei vari tipi di meteo in Europa centrale dal 1763 al 2009

Mikhaël Schwander1,2, Marco Rohrer1,2, Stefan Brönnimann1,2, and Abdul Malik1,2

1Institute of Geography, University of Bern, Bern, 3012, Switzerland
2Oeschger Centre for Climate Change Research, University of Bern, Bern, 3012, Switzerland

Riassunto

L’impatto della variabilità solare sul clima in Europa centrale non è ancora ben compreso. In questo documento utilizziamo una nuova serie di dati temporali di indici meteorologici giornalieri, per analizzare l’influenza del ciclo solare di 11 anni sul tempo troposferico dell’Europa centrale. Utilizziamo una classificazione tipica del clima mensile giornaliero nel periodo 1763-2009 e indichiamo la frequenza dei tipi di meteorologia a livello basso, moderato oppure elevato di attività solare. I risultati mostrano una tendenza con pochi giorni di flusso occidentale e sud-occidentale sull’Europa centrale in condizioni di bassa attività solare. Parallelamente, aumenta la comparsa di fronti di tipo nordorientale e orientale. Le modifiche sono coerenti in diversi sottoperiodi. Per il periodo 1958-2009, una visione più dettagliata può essere ottenuta dalla reanalisi dei dati. Anche l’analisi della pressione a livello del mare con una bassa attività solare mostra un flusso di zona ridotto, con un aumento della frequenza di blocchi tra Islanda e Scandinavia. Le tipologie del meteo e i dati dimostrano che il ciclo solare di 11 anni influenza la circolazione atmosferica tardiva invernale sull’Europa centrale con condizioni più fredde (più calde) durante i periodi con bassa (elevata) attività solare. Le simulazioni di modelli utilizzate per un confronto non riproducono l’impronta del ciclo solare di 11 anni trovato nella reanalisi dei dati.

Fonte : http://www.clim-past-discuss.net/cp-2017-8/

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Attività solare come guida del grande anno minimo solare

Ralph Neuhäuser (1) and Dagmar Neuhäuser (2)
(1) University Jena, Astrophysics, Jena, Germany, (2) independant scholar, Schillbachstr. 42, 07745 Jena, Germany

In questo lavoro si discute il ruolo dell’attività solare sulla variabilità delle temperature dal 550 a 840 DC, circa gli ultimi tre secoli dell’età oscura. Questo intervallo di tempo include il cosiddetto grande minimo solare, la cui parte più profonda è datata fra circa il 650 a 700, dove si è registrato un grande aumento del radiocarbonio, con una diminuzione delle  osservazioni delle aurore ( con una mancanza di avvistamenti delle macchie solari a occhio nudo). Presentiamo relazioni storiche delle aurore di tutte le culture umane, con relazioni scritte in asia orientale, in Arabia e in europa. Per classificare correttamente tali rapporti, sono necessari criteri chiari, che vengono anche discussi. Confrontiamo il nostro catalogo di aurore storiche (e macchie solari) e i dati del C-14, cioè proxy dell’attività solare, con le ricostruzioni della temperatura. Dopo una maggiore attività solare fino al 600 circa, osserviamo una carenza di aurore e una maggiore produzione di carbonio. In particolare nella seconda metà del VII secolo, tipico grande minimo solare. Poi, dopo circa il 690 (il massimo in radiocarbonio, la fine del grande minimo), vediamo aumentare l’attività delle aurore, la diminuzione del radiocarbonio e l’aumentare della temperatura fino a circa il 775 dC. Raggiunto il 775, vediamo la ben nota variabilità C-14 (perdita dell’attività solare), poi immediatamente un’altra mancanza di aurore con un più alto valore C-14, indicando un’altra attività solare minima. Ciò è coerente con una depressione della temperatura occorsa da circa il 775 fino agli inizi del IX secolo. Successivamene un’attività solare molto elevata. I primi quattro decenni con quattro cluster di aurore e tre cluster di sunspot simultanei, e un basso valore C-14, con ancora una volta l’aumento della temperatura. Il periodo di crescente attività solare segnano la fine dei cosiddetto periodo oscuro: Mentre l’attività aurorale aumenta da circa il 793, la temperatura inizia ad aumentare abbastanza esattamente da 800. Possiamo quindi ricostruire i cicli di Schwabe con i dati delle aurore e e del C-14. In sintesi, possiamo vedere una chiara corrispondenza della variabilità dei proxy dell’attività solare e le ricostruzioni della temperatura superficiale. Ciò indica che l’attività solare è un importante driver climatico.

Fonte : http://meetingorganizer.copernicus.org/EGU2017/EGU2017-7224.pdf

Bit solari ripresi dalla rete …

Nessuna macchia sul sole per 15 giorni

Le immagini, riprese dal Solar Dynamics Observatory della Nasa, mostrano il recente periodo di calma della nostra stella. Il periodo più lungo dal 2010

Per quindici giorni il Sole si è mostrato immacolato: privo di macchie visibili o altri segni di attività magnetica sulla sua superficie. Il fenomeno, ripreso dal telescopio del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa è il più lungo dal 2010, cioè dall’ultimo minimo solare, la fase di minore attività nel ciclo solare. E come spiegano i ricercatori della Nasa, non è un caso: il periodo di calma appena terminato è infatti un’indicazione che ci ricorda come la nostra stella stia viaggiando spedita verso il prossimo minimo solare, previsto tra il 2019 e il 2020.

L’attività del Sole, spiegano gli esperti dell’Agenzia Spaziale Americana, segue un ciclo naturale di esattamente 11 anni, segnato da due estremi: massimo e minimo solare. Per riconoscere in che fase del ciclo ci troviamo è possibile utilizzare le macchie solari, le zone più scure che si vedono spesso nelle foto della nostra stella, che indicano regioni in cui è presente una forte attività magnetica. Per questo, la diminuzione di macchie osservata tra il 7 e il 22 marzo è un sintomo che ci lascia intuire la progressione verso il prossimo minimo solare. Nell’immagine diffusa dal Solar Dynamics Observatory la recente fase di calma viene messa a paragone con il panorama che offriva la stella il 27 febbraio 2014, durante l’ultimo periodo di massima attività.

Come il Sole scalderà la Terra

Ricercatori svizzeri hanno cercato di predire l’evoluzione dei prossimi anni per capire i cambiamenti climatici

Le simulazioni numeriche suggeriscono che le variazioni dell’attività solare potrebbe avere una valenza misurabile. Stando ai lavori finanziati dal Fondo nazionale svizzero, il riscaldamento terrestre indotto dalle attività umane, potrebbe registrare un leggero rallentamento nei prossimi anni.

Il Sole e le sue attività costituiscono un parametro importante per la valutazione delle fluttuazioni delle temperature terrestri. Le variazioni modificano l’irraggiamento sulla Terra. Determinare se queste variazioni esercitano o meno un’influenza misurabile sul clima terrestre costituisce una delle questioni centrali della ricerca climatica.

Lo studio realizzato da ricercatori dell’Osservatorio psico-meteorologico di Davos, dell’Eawag, del Politecnico di Zurigo e dell’Università di Berna sono riusciti, grazie a simulazioni numeriche molto complesse, a stabilire una solida valutazione dell’influsso dei raggi solari sulle temperature terrestri e a tracciare una previsione per i prossimi 100 anni. Quando l’attività solare sarà al minimo, la temperatura terrestre perderà 0,5°. Ciò che però non compenserà il rialzo dei valori causato dalle attività umane, pur rimanendo comunque di estrema importanza.

Fonti :

http://www.galileonet.it/2017/03/sole-immacolato-15-giorni-periodo-piu-lungo-dal-2010/

http://www.rsi.ch/news/vita-quotidiana/eta-beta/Come-il-Sole-scalder%C3%A0-la-Terra-8905231.html

 

 

Franco Battaglia su l’attività solare e il clima

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Le temperature della Terra, quindi il Meteo ed il Clima, sono sempre state influenzate dall’attività solare e dall’energia che la nostra Stella emette.
Fin da periodi assai remoti, i documenti asseriscono dell’importanza della presenza di macchie solari, più o meno numerosa, e relativo impatto; i primi documenti in tal senso provengono dall’antica Cina, nel 12 a.C. quando i poco fortunati meteorologi iniziarono le loro rudimentali osservazioni della superficie solare ed osservarono per la prima volta le “macchie”, ovvero aree di elevata perturbazione magnetica e termica della superficie. Notarono come, all’incrementare delle stesse il meteo risultasse più caldo e viceversa. Si sa, l’antica Cina non perdonava nulla, l’errore delle previsioni costava loro letteralmente la testa…
Gli studi odierni, fatti di ricostruzioni sulle concentrazioni di radioisotopi (Carbonio e Bario), sul contenuto in Ossigeno degli acheobatteri, diffusione e concentrazione dei microrganismi primordiali, nonché sulla dendrocronologia e geologia, ci permettono di comprendere gli sviluppi meteorologici, quindi ricostruire il clima del Pianeta e l’influenza solare.
I minimi solari, e periodi di gelo a noi più noti sono il Minimo di Oort, Minimo di Wolf, Minimo di Sporer, Minimo di Maunder… 1050>1150… 1270>1370… 1440>1470… 1645>1715… il minimo di Dalton non può essere considerato come mini era glaciale (LIA o PEG), ma un periodo di freddo costante con un solo picco minimo… Tutti i minimi termici sono stati preceduti ed accompagnati da un’attività solare ridotta e seguiti da un’attività solare elevata con incrementi termici medi superiori ai 4.5°C e fino a 7.5°C, con un andamento di +0.45°C>+0.75°C per decennio.
Complessivamente sono 27 i minimi associati per una durata complessiva di 1900 anni, pari al 17% dell’estensione temporale esaminata.
L’attuale periodo di riscaldamento ha inizio già nel medioevo, con un unico punto di interruzione (LIA) nel 1600, appunto il Minimo di Maunder, ed una costante crescita termica associata all’attività solare rallentata solo dal Minimo di Dalton alla fine del 700.
L’attuale picco termico ha avvio già nel 1800, non associato alle emissioni di anidride carbonica ma all’incremento dell’attività solare post-Dalton, con una pausa agli inizi del 1900 ed una rapida crescita a partire dal 1940 in accordo con un’attività solare crescente, massima attività solare terminata già nel 2015. Oggi è in costantemente ridimensionamento, ma il periodo considerato è il valore più elevato di attività negli ultimi 4000 anni. In una serie di 11 mila anni sono stati identificati 19 massimi solari e corrispondenti periodi di riscaldamento del pianeta, medioevo compreso.
Gli studi sono molteplici, tutti regolarmente registrati e convalidati, ovviamente sottostimati o contestati solo da coloro che preferiscono attribuire all’Anidride Carbonica ogni causa e male di quanto avviene sulla Terra, forse perché è indice ed associazione della crescita del benessere globale, al pari della densità energetica.

http://www.clim-past.net/12/1879/2016/cp-12-1879-2016.pdf

https://www.researchgate.net/publication/307894966_The_Influence_of_Solar_System_Oscillation_on_the_Variability_of_the_Total_Solar_Irradiance

https://www.researchgate.net/publication/310786797_Climate_variability_and_lake_ecosystem_responses_in_western_Scandinavia_Norway_during_the_last_Millennium

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0031018217300044

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1367912016303194

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2016JC012458/abstract;jsessionid=3E09EF629F0463154DD0241814C69023.f04t03

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379116306308

https://link.springer.com/article/10.1007/s00024-016-1420-y

 

Fonte : https://www.facebook.com/BattagliaFc/photos/a.152260968173065.37556.151749201557575/1286730841392733/?type=3