Tutti gli articoli di Michele

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L’influenza solare sul clima a EGU2017, alcuni documenti scientifici

A metà Aprile e dintorni, come la maggior parte dei nostri lettori affezionati saprà,  il nostro blog si prende una piccola pausa. Nessun nuovo articolo verrà pubblicato. La motivazione è sempre la solita, sono in trasferta in terra austriaca. Vienna, EGU 2017 apre i battenti e anche quest’anno porterò un nuovo contributo scientifico all’assemblea delle geoscienze : http://www.egu2017.eu/

EGU 2017

Arriviamo al dunque, prima di salutarvi e portare il blog in modalità stand-by, spulciando sul portale EGU 2017, ho identificato due interessanti lavori. Documenti, dei quali vi riporto il riassunto. Occhio ai passi in grassetto …

😉

L’influenza della variabilità solare sul verificarsi dei vari tipi di meteo in Europa centrale dal 1763 al 2009

Mikhaël Schwander1,2, Marco Rohrer1,2, Stefan Brönnimann1,2, and Abdul Malik1,2

1Institute of Geography, University of Bern, Bern, 3012, Switzerland
2Oeschger Centre for Climate Change Research, University of Bern, Bern, 3012, Switzerland

Riassunto

L’impatto della variabilità solare sul clima in Europa centrale non è ancora ben compreso. In questo documento utilizziamo una nuova serie di dati temporali di indici meteorologici giornalieri, per analizzare l’influenza del ciclo solare di 11 anni sul tempo troposferico dell’Europa centrale. Utilizziamo una classificazione tipica del clima mensile giornaliero nel periodo 1763-2009 e indichiamo la frequenza dei tipi di meteorologia a livello basso, moderato oppure elevato di attività solare. I risultati mostrano una tendenza con pochi giorni di flusso occidentale e sud-occidentale sull’Europa centrale in condizioni di bassa attività solare. Parallelamente, aumenta la comparsa di fronti di tipo nordorientale e orientale. Le modifiche sono coerenti in diversi sottoperiodi. Per il periodo 1958-2009, una visione più dettagliata può essere ottenuta dalla reanalisi dei dati. Anche l’analisi della pressione a livello del mare con una bassa attività solare mostra un flusso di zona ridotto, con un aumento della frequenza di blocchi tra Islanda e Scandinavia. Le tipologie del meteo e i dati dimostrano che il ciclo solare di 11 anni influenza la circolazione atmosferica tardiva invernale sull’Europa centrale con condizioni più fredde (più calde) durante i periodi con bassa (elevata) attività solare. Le simulazioni di modelli utilizzate per un confronto non riproducono l’impronta del ciclo solare di 11 anni trovato nella reanalisi dei dati.

Fonte : http://www.clim-past-discuss.net/cp-2017-8/

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Attività solare come guida del grande anno minimo solare

Ralph Neuhäuser (1) and Dagmar Neuhäuser (2)
(1) University Jena, Astrophysics, Jena, Germany, (2) independant scholar, Schillbachstr. 42, 07745 Jena, Germany

In questo lavoro si discute il ruolo dell’attività solare sulla variabilità delle temperature dal 550 a 840 DC, circa gli ultimi tre secoli dell’età oscura. Questo intervallo di tempo include il cosiddetto grande minimo solare, la cui parte più profonda è datata fra circa il 650 a 700, dove si è registrato un grande aumento del radiocarbonio, con una diminuzione delle  osservazioni delle aurore ( con una mancanza di avvistamenti delle macchie solari a occhio nudo). Presentiamo relazioni storiche delle aurore di tutte le culture umane, con relazioni scritte in asia orientale, in Arabia e in europa. Per classificare correttamente tali rapporti, sono necessari criteri chiari, che vengono anche discussi. Confrontiamo il nostro catalogo di aurore storiche (e macchie solari) e i dati del C-14, cioè proxy dell’attività solare, con le ricostruzioni della temperatura. Dopo una maggiore attività solare fino al 600 circa, osserviamo una carenza di aurore e una maggiore produzione di carbonio. In particolare nella seconda metà del VII secolo, tipico grande minimo solare. Poi, dopo circa il 690 (il massimo in radiocarbonio, la fine del grande minimo), vediamo aumentare l’attività delle aurore, la diminuzione del radiocarbonio e l’aumentare della temperatura fino a circa il 775 dC. Raggiunto il 775, vediamo la ben nota variabilità C-14 (perdita dell’attività solare), poi immediatamente un’altra mancanza di aurore con un più alto valore C-14, indicando un’altra attività solare minima. Ciò è coerente con una depressione della temperatura occorsa da circa il 775 fino agli inizi del IX secolo. Successivamene un’attività solare molto elevata. I primi quattro decenni con quattro cluster di aurore e tre cluster di sunspot simultanei, e un basso valore C-14, con ancora una volta l’aumento della temperatura. Il periodo di crescente attività solare segnano la fine dei cosiddetto periodo oscuro: Mentre l’attività aurorale aumenta da circa il 793, la temperatura inizia ad aumentare abbastanza esattamente da 800. Possiamo quindi ricostruire i cicli di Schwabe con i dati delle aurore e e del C-14. In sintesi, possiamo vedere una chiara corrispondenza della variabilità dei proxy dell’attività solare e le ricostruzioni della temperatura superficiale. Ciò indica che l’attività solare è un importante driver climatico.

Fonte : http://meetingorganizer.copernicus.org/EGU2017/EGU2017-7224.pdf

Quando il pericolo viene dal Sole

Un gruppo interdisciplinare statunitense ha fatto il punto sul fenomeno di “meteorologia spaziale” – generato dalle eruzioni solari che scuotono il campo magnetico terrestre – per cui si producono correnti elettriche parassite a livello del suolo, potenzialmente dannose per linee elettriche, condutture e ferrovie. «Tali effetti sono presumibilmente poco probabili alle nostre latitudini in situazioni ordinarie, ma eventi di space weather estremi non risparmierebbero neppure la nostra penisola», commenta Mauro Messerotti dell’Inaf

Il Sole ci ristora di luce e di calore, ma a volte la sua esuberanza mette a rischio – oltre a determinate reti satellitari – alcuni impianti tecnologici costruiti sulla Terra. È così nata di recente una specifica disciplina scientifica per studiare, prevedere gli effetti e mitigare l’impatto delle eruzioni solari. Tale scienza viene chiamata space weather, temine che potremmo tradurre con meteorologia spaziale, avendo però ben presente che c’entra poco o nulla con le usuali previsioni del tempo atmosferico.

Animazione di un’espulsione di massa coronale come vista da due osservatori solari spaziali e uno strumento basato a terra. L’immagine in color oro è stata ottenuta della sonda NASA Solar Dynamics Observatory, l’immagine in blu dal coronografo K-Cor del Manua Loa Solar Observatory e l’immagine in rosso dalla sonda ESA/NASA Solar and Heliospheric Observatory. Crediti: NASA/ESA/SOHO/SDO/Joy Ng e MLSO/K-Cor

Proprio sul primo numero annuale della rivista tematica Space Weather è stato pubblicato un insieme di studi che riassumono lo stato dell’arte delle conoscenze su uno dei fenomeni di maggiore interesse pratico della meteorologia spaziale, le correnti geomagneticamente indotte (Gic = geomagnetically induced currents) e sulla loro capacità di danneggiare sistemi come quelli per la distribuzione dell’energia.

Il Sole emette regolarmente un flusso costante di materiale magnetico solare, il vento solare, ma occasionalmente erutta anche enormi nubi di plasma tramite le cosiddette espulsioni di massa coronale. Questo materiale interagisce con il campo magnetico terrestre, causandone dei cambiamenti temporanei che possono, a loro volta, creare correnti elettriche – le Gic, appunto – appena sotto la superficie terrestre.

Strutture metalliche lunghe e sottili in prossimità del terreno, come tubature sotterranee, ferrovie e linee elettriche, possono fungere da conduttori per queste correnti parassite. Correnti che, in condizioni estreme, possono causare un blackout temporaneo sulla linea elettrica interessata, malfunzionamenti dei sistemi di segnalazione ferroviari, falsi allarmi nei sistemi di controllo delle condotte sotterranee, come gli oleodotti.

I nuovi studi pubblicati sono frutto dell’incontro, sotto l’egida della Nasa, tra specialisti statunitensi di varie branche, come fisici solari, esperti dell’eliosfera e della magnetosfera, ingegneri elettrotecnici e responsabili della gestione di emergenze, che per la prima volta si sono ritrovati insieme a discutere su questo argomento. Il lavoro preparatorio dell’incontro è già stato utilizzato dalla Federal Energy Regulatory Commission (Ferc) americana per redigere i nuovi standard a cui le compagnie energetiche devono adeguarsi per rispondere a eventuali danneggiamenti provocati da correnti geomagneticamente indotte.

 

I cambiamenti repentini nel campo magnetico terrestre provocati da tempeste geomagnetiche, attraverso un processo chiamato induzione elettromagnetica creano correnti elettriche, che possono fluire attraverso binari ferroviari, condutture sotterranee e reti elettriche. Crediti: NASA

E in Italia? « Fisici solari ed ingegneri dell’industria italiana hanno sviluppato assieme diversi progetti di successo nell’ambito dello space weather, con particolare attenzione alle applicazioni spaziali», risponde a Media Inaf Mauro Messerotti dell’Osservatorio astronomico Inaf di Trieste. «D’altra parte non esistono ancora studi approfonditi specifici per l’Italia per la valutazione del rischio determinato da correnti geomagneticamente indotte, in grado di provocare – ad esempio – blackout elettrici ed interferenze con il sistema di segnalazione ferroviaria. Tali effetti sono presumibilmente poco probabili alle nostre latitudini in situazioni ordinarie, ma eventi di space weather estremi non risparmierebbero neppure la nostra penisola. Gli specialisti di meteorologia spaziale stanno infatti valutando approfonditamente gli eventi estremi, caratterizzati da bassa probabilità di occorrenza ma impatti catastrofici».

«Tuttavia», osserva in conclusione Messerotti, «non è banale condurre tali ricerche in Italia, anche per la difficoltà di ottenere in modo sistematico dati di monitoraggio dalle compagnie elettriche, dalle compagnie che gestiscono gli oleodotti e dalle compagnie ferroviarie. La via della consapevolezza e dell’essere preparati a reagire è ancora lunga ed in salita».

Fonte : http://www.media.inaf.it/2017/04/20/quando-pericolo-viene-dal-sole/

Anomalie Temperature e Precipitazione Italia – Dati CNR Marzo 2017

Questi sono i Dati del CNR, sono quindi le anomalie ufficiali Italiane e sono calcolate basandosi sulla rete AM/Enav integrando anche gli osservatori più antichi sparsi per la penisola, la media di riferimento è la 71-00 utilizzata ufficialmente anche dell’Aeronautica e che dal 2011 è divenuta quella ufficiale anche per l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ( OMM ).

Anomalia Temperature Marzo 2017 :

Il mese chiude con un’anomalia positiva pari a +2.52°C , ed è il 4° mese di marzo più caldo dal 1800. Il record spetta al marzo del 2001, con una temperatura superiore alla media di riferimento pari a +3.25°C.

Anomalie Precipitazioni Marzo 2017 :

Il mese chiude con un deficit del -54%, ed è il 23° mese di marzo più secco dal 1800. Il record di mese più secco spetta al marzo del 1948 con un deficit del -95%.

Fonte : http://www.isac.cnr.it/climstor/climate_news.html

Michele

Allarme siccità !

Alcuni articoli ripresi dalla rete ……

Veneto, record storico siccità

Secondo il bollettino Arpav  il “Water Scarcity Index” in Veneto, indicatore che rileva la criticità della situazione idrica, è il secondo peggiore degli ultimi 27 anni: solo nel 2002 la situazione era più critica. Come scrive Silvia Giralucci sul Mattino a pagina , le cause sono le poche piogge cadute nella nostra regione da ottobre a oggi. «La piovosità media di marzo è di 70 mm. Già all’inizio del mese avevamo un deficit di precipitazioni di 124 mm accumulato dal 1 ottobre. Non sappiamo quanto pioverà, ma di certo il deficit della risorsa idrica sta ancora peggiorando», spiega Italo Saccardo, responsabile del servizio Idrogeologico dell’Arpav. Ad aggravare la siccità anche la mancanza di neve sulle montagne il cui disgelo avrebbe dovuto in primavera rinforzare le falde. Il deficit di precipitazione nevosa di quest’anno è circa -50% nelle Dolomiti e -70% nelle Prealpi (ne è caduta circa mezzo metro tra Alpi e Prealpi). Se non ci saranno altre nevicate fino alla fine del mese, si tratterebbe del terzo valore più basso dal 1966. «Una delle criticità maggiori in questo momento è quella delle risorse idriche sotterranee – spiega Saccardo – siamo prossimi ai minimi storici. Minimi, preciso, che di solito si colgono in aprile, maggio, non così presto». In sofferenza anche la portata dei maggiori fiumi veneti ancora nettamente inferiore alle medie storiche del periodo. La preoccupazione ora investe il mondo dell’agricoltura che a breve dovrà iniziare il lavoro di semina e irrigazione dei campi.

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Siccità, adesso siamo proprio in emergenza

Agricoltori costretti ad irrigare il grano: “In aprile non era mai successo”. Fiume in secca come in piena estate. Coldiretti preoccupata:a rischio i raccolti.
“Se mi avessero detto che ad aprile avrei dovuto irrigare il grano, non ci avrei creduto”. È il commento del presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, sul protrarsi dell’allarme siccità in Polesine, dove si stanno registrando temperature elevate rispetto alla media ed assenza di precipitazioni.  “Da dicembre ad oggi – ricorda allarmato Giuriolo – sono caduti solo 80 millimetri di pioggia, di cui la maggior parte nella prima settimana di febbraio”.
A preoccupare è anche la portata dei fiumi: “L’Adige, secondo le rilevazioni effettuate a Boara, ha segnato i meno 4,15 metri cubi al secondo ed i sifoni toccano ormai il fondo sabbioso del fiume rendendo vana la loro azione. Addirittura sono stati chiusi a Rosolina dove il cuneo salino ha già superato la barriera antisale”.  La siccità, che sta superando ogni record storico negativo registrato negli ultimi 20 anni, obbliga i coltivatori ad irrigare i campi ma l’acqua scarseggia. “La situazione è paragonabile a quella del periodo estivo ma in primavera le piante attraversano una fase cruciale per la buona riuscita delle produzioni”.
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Siccità, scatta l’allarme per gli ospedali

Solo quello di Feltre è dotato di vasche di accumulo. I vigili del fuoco: «Tutte le strutture sensibili dovrebbero averle»

BELLUNO. Anche gli ospedali bellunesi dovranno dotarsi di vasche di accumulo dell’acqua per gestire un’emergenza, come quella che da due anni sta interessando la provincia. Ad oggi, come rilevato nel corso del vertice in Prefettura dal rappresentante dell’Usl 1 Dolomiti, Mauro Soppelsa, «soltanto l’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre è dotato di una vasca che può garantire 4-5 giorni di autonomia idrica alla struttura. Si tratta di acqua potabile che arriva dall’acquedotto e passa attraverso la vasca per poi rifluire nell’acquedotto, questo a garanzia che non si verifichino fenomeni di ristagno». «Dopo l’emergenza dello scorso anno», sottolinea ancora Soppelsa, «l’allora Usl 2 ha chiesto alla Regione Veneto di poter aumentare la portata di questa cisterna. Il piano è quello di realizzarne alcune che possano funzionare con le condotte acquedottistiche tramite il principio dei vasi comunicanti, così da avere sempre il riciclo d’acqua»……

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Siccità, l’allarme di Confagricoltura: “Stagione compromessa per i frumenti”

Il clima di questi mesi, con la scarsità di piogge, rischia di “incidere, e non poco, sui bilanci delle aziende agricole dell’Emilia-Romagna”. E’ quanto sostiene, in una nota, la Confagricoltura regionale secondo cui le colture sono in sofferenza da Rimini a Piacenza e lo stress idrico delle piante sposta inevitabilmente verso l’alto i costi produttivi della campagna 2017″. A giudizio del presidente dell’associazione, Gianni Tosi, le imprese iniziano “l’anno con un +10% di costi aziendali dovuti all’irrigazione anticipata. Speriamo che ci sia disponibilità di risorsa idrica per il territorio e che tale servizio non diventi un ulteriore fardello per gli agricoltori”. A causa della siccità, osserva l’associazione, “è allarme per i produttori di cereali, dal grano al mais: i frumenti, soprattutto i teneri, soffrono per la mancanza di acqua anche perché non è stato possibile alimentarli”. Quindi, conclude Tosi, “la stagione è compromessa se non pioverà nel breve: è lotta contro il tempo per non perdere il raccolto”.

Fonti :

http://www.polesine24.it/Detail_News_Display/Rovigo/siccita-adesso-siamo-proprio-in-emergenza

http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2017/04/12/news/siccita-scatta-l-allarme-per-gli-ospedali-1.15180949

http://www.sulpanaro.net/2017/04/siccita-le-imprese-agricole-aumentano-costi/

http://www.vvox.it/2017/03/22/veneto-record-storico-siccita/