Intervista al climatologo Vincenzo Ferrara

Il post sul profilo Facebook del climatologo Vincenzo Ferrara è letteralmente allarmante. Da qui è partita la nostra intervista.

  • Dott. Ferrara, Nel primo numero del 2014 della rivista scientifica Ocean Science è stato pubblicato un articolo, “Observed decline of the Atlantic meridional overturning circulation 2004–2012”, in cui sono riportate le osservazioni che confermano il rallentamento della Circolazione Meridionale Atlantica, una delle principali correnti mondiali da cui dipende la Corrente del Golfo. Il film “The Day After Tomorrow” si sta avverando?

In quel film l’arresto della Corrente del Golfo, con la conseguente glaciazione, avveniva nel giro di pochi giorni, in realtà il processo è molto più lento, almeno 100 anni. E’ comunque uno scenario possibile, tanto è vero che è già successo: 12.500 anni fa, nel periodo Younger Dryas, quando la Terra stava uscendo da un periodo di glaciazione e si stava riscaldando, per cui si stavano sciogliendo i ghiacci del nord. Questo ha provocato, tra l’altro, anche dei terremoti, dovuti al minor peso della massa ghiacciata, che fa sollevare la crosta terrestre (cosiddetti terremoti isostatici): tra l’altro sono stati registrati dei piccoli terremoti in Alaska e Groenlandia, per cui ci si colloca in questo scenario. L’altro fenomeno conseguente all’aumento delle temperature è stato il riversarsi nell’Oceano di una massa notevole di acqua dolce, che ha rallentato la Corrente del Golfo, tanto da causare una glaciazionedell’emisfero settentrionale del Pianeta, durata 1300 anni; poi lentamente la Corrente del Golfo si è ripristinata. 

  •  Adesso invece qual è la causa del rallentamento della Corrente del Golfo?

Adesso le grandi quantità di acqua dolce che stanno confluendo nell’Atlantico sono una conseguenza del cambiamenti climatici provocato dall’uomo: la deglaciazione della Groenlandia sta avvenendo a un ritmo di 220 miliardi di metri cubi di acqua dolce all’anno. E’ una quantità così grande, che l’Oceano non riesce a rimescolarla, per cui si accumula nel Nord dell’Atlantico. Il fatto che da una parte è più dolce, mentre l’acqua che proviene da sud è salata, rallenta la corrente del Golfo: oltre a un certo limite, la blocca. Infatti, l’acqua calda si forma nel Golfo del Messico: è acqua calda e salata. A parità di salinità, l’acqua calda è più leggera di quella fredda: quindi, per la forza di Cornelis, la Corrente del Golfo porta il calore verso nord, verso l’Europa. Grazie a questo processo, l’Europa è “riscaldata”: il nord Europa è abitabile pur essendo localizzato a latitudini simili alla Groenlandia e all’Alaska. Ad esempio, all’altezza della Norvegia in Groenlandia ci sono 2-3000 metri di ghiaccio; il nord della Gran Bretagna corrisponde a zone disabitate del Canada.  Questo è l’effetto della Corrente del Golfo. Se l’acqua dell’Atlantico diventa dolce, l’acqua calda e salata che arriva dal Golfo del Messico, troverebbe un ostacolo scontrandosi con l’acqua dolce, perché l’acqua salata è più pesante dell’acqua dolce. Quindi anche se acqua calda, non riesce ad andare avanti: in qualche modo sprofonda o torna indietro, e ricircola nel medio-basso Atlantico. Per cui l’Europa andrebbe verso una glaciazione, in maniera analoga a Groenlandia e Alaska. E’ un processo lento ma inesorabile.  

  •   Questo processo di rallentamento della Corrente, è già iniziato?

Sono una decina d’anni ormai che si osserva che la Corrente del Golfo è rallentata, all’altezza della Groenlandia. Adesso queste misure confermano che il rallentamento esiste e continua. Indica che il fenomeno si è innescato, anche se, come detto, è un processo lungo di 100 anni.  Il problema non è solo il riscaldamento climatico in sè, ma è la rapidità con cui avviene, che non permette un rimescolamento omogeneo dell’acqua. Insomma, il cambiamento del clima è troppo veloce rispetto al grado di riassestamento del Pianeta. In realtà questo non è un problema per il Pianeta, in quanto la Terra si riadatta con i suoi tempi in genere: è un problema invece per gli equilibri del genere umano. Il segnale è chiaro: bisogna fermare questo treno che sta correndo. 

  • Riguardo alla tempistica, è possibile conoscere in maniera più precisa quando si interromperà la Corrente del Golfo?

Noi non conosciamo quando con esattezza: è un fenomeno cosiddetto di “isteresi”. Sappiamo che più alto è il riscaldamento globale, maggiore è il rischio dell’interruzione della Corrente del Golfo. Inoltre, c’è un alto rischio: più è alta la velocità a cui aumenta la temperatura, maggiore è il rischio del collasso dei ghiacci della Groenlandia, improvvisamente (dove per “improvvisamente” si intendono alcune decine di anni, o più): questo, oltre ad interrompere la Corrente del Golfo, potrebbe portare anche a far sollevare il mare di 6-7 metri, proprio come successo 125.000 anni fa. Oltre alla glaciazione, avremmo anche questo ulteriore problema. Quindi, è come nel film “The Day After Tomorrow”, ma con un’altra tempistica…

..

Intervista condotta da Veronica Caciagli

 

Fonte : http://www.lastampa.it/2014/02/25/scienza/ambiente/green-news/il-rallentamento-della-corrente-del-golfo-e-il-rischio-di-una-nuova-glaciazione-TIYTlsL9oqXLgKxkzzFYkM/pagina.html

Michele

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14 pensieri su “Intervista al climatologo Vincenzo Ferrara

  1. Se fosse vero non si spiega la crisi dei ghiacci artici … da quello che scrive Ferrara si avrebbe un abbassamento di latitudine della CDG e quindi un impatto sui ghiacci artici in modo da farli crescere nella zona atlantica, in modo evidente, tutto questo non sta accadendo sembra anzi che accada esattamente il contrario.

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  2. Stiamo osservando un raffreddamento continentale nel Nord America molto evidente mentre nell’ oceano artico ci sono ancora notevoli anomalie positive e tutto questo nonostante il rallentamento della CDG. Tutto questo a me fa pensare a un origine geotermica del riscaldamento artico la dorsale medioceanica passa proprio da quelle parti.

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  3. Luci0,

    E’ una teoria che sta girando. Mah, nel campo delle scienze climatiche le incognite sono ancora tante e le certezze poche. Ma nonostante tutto molti previsori del clima e del tempo si lanciano in previsioni a lungo termine da far rabbrividire.

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  4. Quello che sta accadendo in questa fase sembra una maggior influenza della CDG proprio nell’ artico. Per qualche motivo il calore sia stato dirottato proprio al polo più che verso l’ Europa. Una vasta area dell’ artico senza ghiacci favorisce una maggior dispersione verso l’ infinito del calore oceanico. La superficie dell’ oceano é a una temperatura di 6-7 °C invece che a ai -15 -20 °C del ghiaccio marino. La cosa strana é che i ghiaccio marino non riesce a formarsi nonostante la notte artica. Se come si legge dall’ articolo non é la CDG a scaldare l’ Artico cosa diavolo é ?

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  5. Solo un commento: non è affatto detto che se la Corrente del Golfo si interrompesse, l’Europa nordoccidentale verrebbe ad avere lo stesso clima della costa orientale americana.
    Farebbe più freddo, questo è possibile, ma la circolazione atmosferica probabilmente resterebbe in media occidentale. Quindi l’Europa continuerebbe a ricevere soprattutto aria e perturbazioni dall’Atlantico, dunque relativamente miti.

    In ogni caso, l’ipotesti alla base della possibilità che la CDG si blocchi è che il riscaldamento globale prosegua almeno per qualche decennio ancora. E, secondo noi, questa è una ipotesi ancora tutta da dimostrare, dico bene? 🙂

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  6. In effetti stiamo osservando delle “prove di glaciazione” per il Nordamerica … mentre qui in Europa, lato Atlantico abbiamo un clima mite … Forse stiamo osservando il meccanismo d’ innesco della glaciazione in azione … ferita nel giaccio artico che fa dissipare una grande quantità di calore durante l’ inverno artico contemporanea formazione di manti nevosi consistenti a basse latitudini in Nordamerica e in Asia con incremento dell’ effetto albedo che destabilizzerà la primavera e l’ estate settentrionale con una complessiva riduzione dell’ energia termica disponibile a livello globale.

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  7. Luci0:
    Quello che sta accadendo in questa fase sembra una maggior influenza della CDG proprio nell’ artico. Per qualche motivo il calore sia stato dirottato proprio al polo più che verso l’ Europa.

    Si, Fiamma Straneo insegna.

    http://daltonsminima.altervista.org/?p=7492

    Avevo scritto a suo tempo a l’amministratore della DEOS per sapere se potevo ricevere i report della corrente del golfo dal 1995 al 2000.
    Non ho mai ricevuto alcuna risposta.
    Mi tengo ben stretto questo due tracce, che fanno riferimento alla corrente del Golfo negli anni 1996 e 2000 rispettivamente.

    96939173.jpg

    64127453.jpg

    Immagini riprese dal mio lavoro sulla corrente del golfo:
    http://daltonsminima.altervista.org/?p=19549

    Oggi se riuscite a trovare una traccia che evidenzia una maggiore velocità o più vortici stazionari di eddy e meander, fatemi un fischio.
    http://rads.tudelft.nl/gulfstream/gif/

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  8. stavo per postare questo (del 2011) e appena prima leggo in home page…….
    Novità per ciò che riguarda le precipitazioni: se piove la colpa è anche dei vulcani. Un team di studiosi capeggiati da Julien Boulon dell’ “Universitè Blaise Pascal” (Aubière) è arrivato a questa tesi. Il gruppo di ricercatori ha infatti dimostrato che l’importanza della quantità di particelle rilasciate nell’aria dalle eruzioni dei vulcani, ovvero quelle che danno origine alla formazione delle nuvole e alla pioggia, era stata finora sottovalutata: il loro numero deve essere moltiplicato per cento milioni!

    E quindi anche il loro effetto sul clima va riconsiderato, alla luce di questa scoperta. Tutto ciò è quanto emerge dalla ricerca pubblicata su “Pnas”, frutto delle osservazioni compiute durante i giorni dell’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull, nella primavera dell’anno 2010, e nel periodo seguente. Come spiegano dettagliatamente i ricercatori, nel momento in cui un vulcano erutta, esso emette nell’aria delle particelle di cenere.

    Alcune di queste particelle di cenere si depositano nell’atmosfera schermando i raggi solari e raffreddando l’aria, altre vengono trasformate, per una serie di reazioni chimiche, nelle cosiddette particelle secondarie. Questi piccoli granuli contengono acido solforico e col tempo possono ingrandirsi, favorendo la formazione delle nuvole (mediante il fenomeno del cosiddetto ‘cloud seeding’).

    Una Ricerca Stabilisce Che I Vulcani Provocano Le Piogge

    Queste particelle secondarie scaturite da processi chimici, se sono presenti in grandi quantità, come osservato dai ricercatori, possono quindi influenzare la frequenza e l’abbondanza delle precipitazioni, contribuendo a modificare addirittura il clima e le temperature di una regione o di una determinata zona geografica.

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  9. Perché non si tiene mai conto di certe realtà mi chiedo? Come se decenni di interventi pesanti non esistessero. . Guardate questo genio, e le varie coincidenze in seguito.

    http://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/herry-wexler/

    E’ inaccettabile che l’ONU, l’IPCC, i governi, gli enti, i centri di ricerca ecc. (MA ANCHE chi proclama l’arrivo di una nuova era da brividi) non considerino come fattore rilevante nella valutazione dei cambiamenti climatici le interferenze delle tecnologie militari….

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