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Clima, per il capo dell’Agenzia Usa la CO2 non causa surriscaldamento

youScott Pruitt, molto vicino ai produttori di petrolio, mette in dubbio le teorie scientifiche sul cambiamento climatico. Nel mirino di Trump il Clean Power Plan di Obama

Per Scott Pruitt, capo dell’Agenzia Usa per la protezione dell’ambiente (Epa), è tutto un falso: smentendo decenni di studi scientifici giovedì ha asserito che le emissioni di diossido di carbonio di natura antropogenica, ossia il CO2 prodotto dalle attività umane, non sono un fattore scatenante del cambiamento climatico. Insomma, se i ghiacci dell’Artico si sciolgono e i fenomeni meteorologici estremi si moltiplicano, non è colpa dell’uomo. Forse solo di una natura impazzita.

In televisione

«Credo che misurare con precisione l’impatto dell’attività umana sul clima sia qualcosa di molto difficile e che esista un immenso disaccordo sul livello di tale impatto. Io non sarei d’accordo nel dire che si tratti di un fattore primario nel riscaldamento globale», ha detto in un’intervista alla tv CNBC l’esponente repubblicano, scelto da Donald Trump per guidare una delle Agenzie più importanti della precedente amministrazione Obama.

Negazionismo

Nulla di inatteso, in realtà. In campagna elettorale, Trump aveva definito le teorie sul cambiamento climatico una «bufala» arrivando ad accusare la Cina di aver inventato tutto per colpire l’economia americana. E più di recente anche il neosegretario all’Energia Rick Perry ha dato voce al suo scetticismo in materia. Il profilo di Pruitt, d’altra parte, parla da sé. Procuratore generale dell’Oklahoma — uno dei maggiori stati petroliferi degli Usa — è sempre stato molto vicino alle grandi imprese produttrici di combustibili fossili e in passato ha dato il via a numerose iniziative legali contro l’Epa e le sue regolamentazioni ambientali. Più che un negazionista convinto, dunque, un importante alleato dell’industria dei combustibili fossili.

Unanimità scientifica

Peccato che il mondo scientifico sia unanimemente convinto a livello internazionale, tranne qualche negazionista isolato, che siano proprio i combustibili fossili — petrolio, gas naturale e carbone — la causa determinante dell’impennata nelle temperature terrestri dopo la Rivoluzione industriale e dei conseguenti impatti sull’ambiente, dalle calotte artiche in giù.

I limiti alle industrie Usa

Immediata la reazione di scienziati e ambientalisti alle parole di Pruitt. La paura è che Trump, come peraltro già promesso, abbia intenzione di smantellare il Clean Power Plan dell’amministrazione Obama e l’impianto di leggi varato proprio per limitare le emissioni di CO2 in accordo con gli impegni presi dagli Usa con gli accordi internazionali di Parigi. «Il mondo della scienza crede nelle prove empiriche, non nelle credenze individuali — ha commentato gelida Gina McCarthy, ex capo dell’Epa —- Quando si parla di clima, le prove sono solide ed è molto chiaro che il costo della mancata azione è inaccettabilmente alto. Prevenire le gravissime conseguenze del cambiamento climatico è imperativo per la salute e il benessere di tutti noi».

Fonte : http://www.corriere.it/esteri/17_marzo_10/clima-il-capo-dell-agenzia-usa-f3afe6b0-055e-11e7-882a-48a6b14b49a6.shtml

Un caldo mai visto? Che superficialità questi “esperti” meteo

Le balle sul riscaldamento globale

Una volta si additava con commiserazione a quello che, incapace d’altro, si buttava in politica.

Oggi non è più così, però. Oggi, quando uno si ritrova al cospetto del proprio fallimento, può fare il meteorologo. I professionisti del campo sono pochissimi, ma di sedicenti meteorologi ve n’è gran copia: non è necessario abbiano studiato, devono solo ripetere le previsioni che i primi diffondono in rete, come le meteorine del grande Emilio Fede, che però si guardavano bene dal camuffarsi da scienziate.

Il sedicente meteorologo fallito, poi, incapace di azzeccare previsioni entro le 48 ore, si butta in climatologia, un campo ove si può parlare a briglia sciolta: fra 100 anni l’Italia sarà desertificata. E chi controlla? Rispetto ai pochissimi professionisti, pure i sedicenti climatologi proliferano. Ne cito due. Uno è Al Gore che, buttatosi prima in politica, si buttò poi nella climatologia. Gli diedero il Nobel, e in occasione della prolusione alla consegna del premio, al cospetto degli sbigottiti reali di Norvegia, azzardò la previsione che di lì a 7 anni il Polo Nord si sarebbe completamente sciolto: era il 2007 e, fosse stato meno stupido, si sarebbe compromesso di meno se solo si fosse allargato ad anni oltre la propria aspettativa di vita, che so 70 anni invece che 7.

L’altro, Luca Mercalli, non avrei mai immaginato fosse un fesso. Anzi. Però è egli stesso che ci informa di esserlo nella conclusione ad un articoletto sulla Stampa di ieri. A dire il vero, laureato in agraria o geografia (non è dato sapere bene) e sedicente climatologo, questo Mercalli nella classe degli stupidi mette con se stesso anche il resto dell’umanità, ma pazienza. La ragione per cui egli afferma di essere tonto è, pensate un po’, perché il giorno prima a Milano ha fatto più caldo della norma. A conferma della stupidità di cui l’articolista si sente afflitto, ci sarebbe la circostanza che egli addossa alle attività industriali la colpa della scarsità di neve nel giorno 27 dicembre 2016. Oggettivamente la cosa è stupida, e ci viene difficile contraddire l’opinione che il Mercalli ha di sé. Per dire: il record di abbondanza di neve in Italia si ebbe quando ne caddero 2 metri e mezzo in 24 ore, ma era il 5 marzo dell’anno scorso, non di un secolo fa. Per converso, la temperatura più alta mai registrata al mondo occorse, appunto, un secolo fa: 57 gradi in California, il 10 luglio del 1913, più precisamente. Comunque, questo Mercalli non dovrebbe essere così severo con se stesso: Al Gore lo ha battuto di tre spanne.

Fonte : http://www.ilgiornale.it/news/politica/caldo-mai-visto-che-superficialit-questi-esperti-meteo-1346635.html

Famoso climatologo mette in dubbio il riscaldamento globale: costretto a licenziarsi

«Sono stato sottoposto a talmente tante pressioni che la situazione si è fatta insopportabile»

climatologo-bengtsson-lennart

Tre settimane fa aveva stupito il mondo della scienza annunciando il suo passaggio alla Global Warming Policy Foundation (Gwpf), think tank londinese nato per mitigare le posizioni allarmiste in tema di riscaldamento globale. La scelta di Lennart Bengtsson, climatologo svedese tra i più famosi al mondo e per anni direttore dell’Istituto di meteorologia Max Planck di Amburgo, non era affatto passata inosservata vista la caratura dello studioso, uno tra i più importanti del “warmist establishment”, per certi aspetti il più influente mai passato al fronte “negazionista”.

Ma neanche un mese dopo lo scandinavo è dovuto tornare sui suoi passi dando le dimissioni dal Gwpf, a causa delle troppe pressioni ricevute dagli ex colleghi: «Non sarei in grado di portare avanti il mio normale lavoro e sarei troppo preoccupato per la mia salute e sicurezza», spiega il climatologo ottantenne nella sua lettera di dimissioni.

«NON ME LO SAREI ASPETTATO». È una sorta di fatwa quella che gli è stata lanciata, fatta di intimidazioni professionali, colleghi che hanno ritirato il loro appoggio a progetti condivisi e studi. Lo racconta lo stesso Bengtsson, stimato fino a poche settimane fa dalla comunità scientifica di tutto il mondo per i suoi lavori pionieristici sui modelli di sviluppo per prevedere le variazioni del clima.
Ora, invece, «non vedo altra soluzione se non dimettermi» per uscire da una situazione «che mi ricorda i tempi di McCarthy: non mi sarei mai aspettato nulla di simile da una comunità tanto pacifica in origine come la meteorologia». A Londra non l’hanno presa bene: David Henderson, presidente del Gwpf, ha protestato contro «lo scioccante grado di intolleranza e il rifiuto del principio della libera ricerca scientifica».

MODELLI SCIENTIFICI E REALTÀ. Il passaggio di Bengtsson dalla parte degli “scettici” sul global warming era stato dettato da ragioni ben chiare: lui stesso, in un’intervista allo Spiegel, diceva di aver costruito la sua carriera da ricercatore su previsioni e modelli, e di essersi accorto col tempo quanto fosse diventata importante «la verifica dei risultati dei modelli, così da assicurarne la credibilità. È frustrante che gli scienziati del clima non siano capaci di validare in modo corretto le loro simulazioni. Il riscaldamento della terra è stato ben più debole dalla fine del 20esimo secolo di quanto mostrano i modelli climatici».
Sul global warming ci sono dati ancora poco chiari, per questo non serve costruire politiche nazionali basandosi su previsioni climatiche a lungo termine: «Non ha senso pensare che la nostra generazione possa risolvere i problemi del futuro, per la semplice ragione che non sappiamo quali sono i problemi del futuro. Facciamo un esperimento e andiamo indietro a maggio del 1914: proviamo, dalla prospettiva di quel momento, a elaborare un piano d’azione per i prossimi 100 anni: sarebbe assurdo».

«SOTTOPOSTO A TROPPE PRESSIONI». Quando Bengtsson decise di lavorare con il think tank londinese, il direttore Benny Peiser commentò: «La cosa più significativa è che la sua specialità sono i modelli climatologici. E i modelli al computer, come sappiamo, sono il cuore delle teorie sul global warming. [Bengtsson] è la figura più importante ad ammettere, come molti altri stanno iniziando a fare, che c’è una discrepanza crescente tra ciò che i modelli hanno predetto e ciò che i dati reali sul mondo ci dicono realmente».
Poi però è arrivato l’isolamento scientifico, l’abbandono di tanti colleghi e la marcia indietro obbligata dello stesso Bengtsson: «Sono stato sottoposto a talmente tante pressioni in questi giorni da tutto il mondo che la situazione si è fatta insopportabile»

Fonte : http://www.imolaoggi.it/2016/05/16/famoso-climatologo-mette-in-dubbio-il-riscaldamento-globale-costretto-a-licenziarsi/

Anomalie Temperature e Precipitazione Italia – Dati CNR Ottobre 2016

Questi sono i Dati del CNR, sono quindi le anomalie ufficiali Italiane e sono calcolate basandosi sulla rete AM/Enav integrando anche gli osservatori più antichi sparsi per la penisola, la media di riferimento è la 71-00 utilizzata ufficialmente anche dell’Aeronautica e che dal 2011 è divenuta quella ufficiale anche per l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ( OMM ).

Anomalia Temperature Ottobre 2016 :

Il mese chiude con un’anomalia positiva pari a  +0.60°C, ed è il 41° mese di Ottobre più caldo dal 1800. Il record spetta all’ottobre 2001, con una temperatura superiore alla media di riferimento pari a +2.94°C.

Anomalie Precipitazioni Ottobre 2016 :

Il mese chiude pressochè in media, con un leggero deficit pari al -21%. Il record di minor precipitazioni, spetta all’ottobre del 1995 con un deficit del -81%.

Fonte : http://www.isac.cnr.it/climstor/climate_news.html

I dati, i dubbi e gli eccessi sul cambiamento climatico

È ragionevole che, sia pure a titolo precauzionale, vengano prese misure
anche drastiche contro il global warming. È invece irrazionale dar retta a chi lo ritiene un campo delle certezze assolute

Un nuovo uragano di irragionevolezza rischia di abbattersi sul mondo in coincidenza con l’apertura — oggi a Marrakech — della Conferenza sui cambiamenti climatici. Intendiamoci: è del tutto ragionevole che, sia pure a titolo precauzionale, vengano prese misure anche drastiche per combattere il global warming. È invece irrazionale dar retta ai sostenitori della tesi che questo sia un campo delle certezze assolute (tra loro molti attori cinematografici, spiccano per spirito militante Leonardo DiCaprio e Arnold Schwarzenegger) . Ed è ignobile accodarsi al linciaggio di chi muove legittime obiezioni all’assunto che riconduce interamente all’uomo il surriscaldamento del pianeta.

In ogni caso, in riferimento a quelli che non hanno dubbi sull’origine antropica del riscaldamento, sono degni di considerazione i dati su cui invita a riflettere Thomas Piketty. Il basso livello di emissioni dell’Europa si spiega in parte con il fatto che noi subappaltiamo massicciamente all’estero, in particolare in Cina, la produzione dei beni industriali ed elettronici inquinanti destinati al nostro consumo. Sarebbe molto più sensato, sostiene lo studioso, ripartire le emissioni in funzione del Paese di consumo finale piuttosto che di quello di produzione. Constateremmo in questo modo che le emissioni europee schizzano in su del 40% (quelle nordamericane del 13%) mentre quelle cinesi scendono del 25 per cento.

Tenuto conto che i cinesi sono 1,4 miliardi poco meno del triplo dell’Europa (500 milioni quando ancora era inclusa la Gran Bretagna) e oltre quattro volte più del Nord America (350 milioni) dovremmo riflettere sul fatto che i cinesi emettono attualmente, per persona, l’equivalente di 6 tonnellate di anidride carbonica l’anno (più o meno in linea con la media mondiale) contro le 13 tonnellate europee e le oltre 22 nordamericane.

I Paesi ricchi continuano a rappresentare la stragrande maggioranza del fronte degli inquinatori e non possono chiedere alla Cina (accantonato ogni discorso sull’inquinamento che qui cadrebbe a sproposito) di farsi carico di una responsabilità superiore a quella che le spetta. La metà del pianeta che inquina meno — 3,5 miliardi di esseri umani dislocati principalmente in Africa, Asia meridionale e Sudest asiatico — emette meno di 2 tonnellate per persona ed è responsabili di appena il 15 per cento delle emissioni complessive. All’altra estremità della scala, l’1 per cento che inquina di più, settanta milioni di individui (il 73 per cento dei quali risiede tra gli Stati Uniti, il Canada e il nostro continente) è responsabile di circa il 15 per cento delle emissioni complessive. Settanta milioni di individui inquinano quanto 3,5 miliardi di persone. Osservazioni interessanti, che meritano di essere discusse.

Non si capisce però perché tale discussione debba essere imbarbarita da una certa dose di fanatismo. Perché il leader dei laburisti inglesi, Jeremy Corbyn, deve quasi scusarsi di avere un fratello maggiore, Piers, fisico e meteorologo, il quale, sulla base di evidenze scientifiche (anch’esse meritevoli d’essere prese in esame), sostiene che il riscaldamento globale non sia dovuto ai guasti provocati dal genere umano o dalla industrializzazione sregolata e trovi piuttosto spiegazione nel sole? Perché è passato quasi sotto silenzio il licenziamento su due piedi di Philippe Verdier, per un ventennio «Monsieur Météo» di France 2 , reo d’aver dato alle stampe «Climat Investigation»un libro in cui si relativizzavano le conseguenze del global warming? È normale che lo abbiano buttato fuori dall’emittente televisiva solo per aver messo in evidenza «alcune connessioni opache tra scienziati, politici, lobbisti e ong ambientaliste»? «Siamo ostaggi di uno scandalo planetario … una macchina da guerra che fa soldi mantenendoci in uno stato di ansia», sosteneva Verdier. Può darsi che esagerasse, che avesse torto. Ma è il licenziamento il modo giusto di cimentarsi con le sue tesi?

Perché poi (quasi) nessuno ha fiatato quando la presidente della Società italiana di fisica, Luisa Cifarelli, fu aggredita per aver tolto il logo della società da lei presieduta dal documento di dodici associazioni italiane che, in vista della Conferenza sul clima di Parigi, affermavano essere «inequivocabile» l’influenza umana sul sistema climatico? Avrebbe voluto, la Cifarelli, che il termine «inequivocabile» fosse sostituito con «verosimile» o «probabile» . La nostra, diceva, è un’associazione di fisici abituati a considerare leggi della scienza «regolate da equazioni». Le verità scientifiche, sosteneva, «non possono basarsi sul consenso generalizzato mescolando scienza e politica, come sta avvenendo in questo caso … Avrei solo voluto qualche cautela in più». Sensato. E invece la Cifarelli fu lapidata.

Il clima poi ha una sua storia molto particolare. Tra il 21 e il 50 d.C. si ebbero temperature superiori a quelle di oggi, tanto che fu possibile importare in Inghilterra la coltivazione della vite. Intorno all’anno mille il riscaldamento continentale consentì ai vichinghi di colonizzare la Groenlandia (che fu così chiamata proprio perché era diventata «gruene», verde) e l’America del Nord. Dopo l’anno mille, come ha ben raccontato Emmanuel Le Roy Ladurie, si sono alternate epoche di riscaldamento e di glaciazione senza che l’uomo avesse alcun potere di influenzare questi cambiamenti. Nel ventesimo secolo la temperatura è salita tra il 1910 e il 1940, è scesa poi fino alla metà degli anni Settanta (a causa della Seconda guerra mondiale?), ha ripreso a crescere a partire dal 1975 ma si è fermata una seconda volta alle soglie del nuovo millennio (per effetto delle politiche ecologiste?). Tutti temi da studiare, da approfondire. Se ne può discutere?

Se la risposta è sì non si può cedere in presenza di chi si sente detentore di una qualche verità. Come l’ ex vicepresidente Usa nonché premio Nobel, Al Gore. Un suo documentario, «An Inconvenient Truth», (premiato con l’ Oscar) si è imposto come la Bibbia della lotta al surriscaldamento . Il governo inglese ne ha addirittura imposto la proiezione in tremilacinquecento istituti secondari. Ma una Corte di giustizia britannica ha stabilito che si tratta di un film «politico» e «allarmista», talché la proiezione dovrebbe avvenire in presenza di esperti in grado di evidenziare le affermazioni prive di riscontri scientifici. Di queste affermazioni senza riscontro ne sono state individuate nove tra cui quella degli «orsi polari annegati in conseguenza dello scioglimento dei ghiacci». La Corte l’ha smontata, sulla base di una documentazione (questa sì inconfutabile) da cui si evinceva che gli orsi affogati erano non più di quattro, tutti a seguito di una tempesta. I sostenitori dell’origine antropica del global warming a quel punto hanno obiettato che anche la tempesta poteva essere stata originata dal riscaldamento . Il giudice Michael Burton ( pur essendo tutt’altro che un negazionista in materia di effetto serra) ha reagito con un sorriso. Prendiamo esempio da lui.

Fonte : http://www.corriere.it/cultura/16_novembre_07/i-dati-dubbi-eccessi-d4eb9f16-a457-11e6-9261-ffaafc24ed7d.shtml