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Il calore dell’ aria…Scacco matto all’AGW…

Le domande:

Ogni giorno sentiamo parlare di Riscaldamento Globale di quanto l’ uomo riesce a modificare il clima con le sua attività  … ma qualcuno si é preso la briga di fare due conti ? Se aumenta di un grado la temperatura globale quanta energia ci vuole ? L’ uomo é davvero in grado di produrre direttamente tanta energia per riscaldare la terra di due o tre gradi ?

Non trovando risposte mi é venuto in mente di buttare giù qualche conteggio per cercare di chiarirmi le idee.

Da notare che mi sono preso la briga di rifare i conti, ma tutti i risultati si possono trovare con un pò di pazienza sul web.

Spero quindi che questo articolo riesca a chiarire le idee sulle quantità di energia in gioco negli scambi termici del nostro pianeta.

Da dove cominciare ?

Intanto cerchiamo di conoscere un pò meglio  l’atmosfera, ovvero quanta aria c’ é sul nostro pianeta … quanto pesa.

Per calcolarlo abbiamo bisogno di un barometro e di un calcolo anche approssimativo della superficie terrestre.

La pressione atmosferica é mediamente di 1atm = 101 325 Pa = 101 325 N/m2= 10 332 kgf/m2 che per capirsi sono circa 10,332 tonnellate per metro quadrato di superficie.

L’ atmosfera lo sappiamo bene é composta d’aria che é un miscuglio di gas e conoscendo la composizione é facile calcolare il peso di ogni gas .

La tabella seguente l’ ho ricavata da wikipedia e ho tolto la componente di vapore acqueo e degli altri gas presenti in tracce. Un aria semplificata quindi …

 

Gas Percentuale molare Peso Molecolare Peso di ogni elemento per mole (g) Peso di ogni gas kg per m2
Azoto 78,084% 28,013 21,8737 7802,361
Ossigeno 20,945% 31,999 6,7022 2390,678
Argon 0,933% 39,948 0,3727 132,948
CO2 0,038% 44,010 0,0169 6,012
Totale 100,000% 28,9654 10332,000

Da notare che ogni m2 di superficie terrestre “gravano” 10 tonnellate di aria di cui solo 6 chilogrammi  sono di  CO2!

La prima volta che ho visto questi dati anni fa ho cominciato ad avere qualche perplessità  su come potesse la CO2 esser responsabile del riscaldamento globale.

Questi 6 kg di gas quasi inerte, secondo studi molto accurati,  riescono a scaldare  10 tonnellate d’ aria solo facendo rimbalzare la radiazione infrarossa !  La cosa é davvero incredibile ! (… Infatti io non ci credo :-) )

La superficie della terra é di 5,100 656 · 1014 m2.

Moltiplicando questo valore per il peso dell’ aria per metro quadro otteniamo circa 5,1 · 1015 tonnellate  e detto così non fa tanto effetto, ma dicendo 5,1 milioni di miliardi di tonnellate forse si capisce meglio. L’ aria non é così leggera … direi abbastanza pesante in fondo .

Spesso quando sentiamo parlare di riscaldamento globale vengono fuori percentuali, valori di watt per m2 che secondo me non rendono bene l’ idea dell’energia complessiva in gioco. Wikipedia ci aiuta ancora e troviamo  il valore del calore specifico dell’aria  che é di 1005 j/(kg·K) ( aria secca).

Abbiamo tutti i dati per calcolare la quantità di calore necessaria per scaldare di un grado l’ atmosfera del nostro pianeta … 1005 · 5,1 · 1015 = 5,125 · 18 j = 5,125 Ej = … sono 5,125 miliardi di miliardi di joule.

A questo punto voglio confrontare questo valore con l’ energia dissipata dall’ uomo sul nostro pianeta .. e su wikipedia troviamo il dato della produzione annua di energia elettrica che é di 471 Ej.

Tipo di combustibile Potenza in TW Energia/anno in EJ
Petrolio 5,60 180
Gas naturale 3,50 110
Carbone 3,80 120
Idroelettrico 0,90 30
Nucleare 0,90 30
Geotermia, eolico,
solare, legno
0,13 4
Totale 15,00 471

Da questo valore bisogna togliere i valori delle energie rinnovabile e quindi rimangono 437 Ej.   Per produrre energia elettrica in genere bisogna anche sprecare dell’ energia termica, presumendo un rendimento molto ottimistico del diciamo il 40-45 %. Dopo aver consumato l’ energia elettrica quest’ ultima si trasformerà nuovamente in termica e alla fine in atmosfera e negli oceani ce ne finiranno  circa 1000Ej complessivamente (elettrica consumata  + termica sprecata nella produzione tramite ciclo termodinamico )  .

Questo vuol dire che se l’ atmosfera fosse isolata, l’umanità in un anno la farebbe scaldare di circa 195°.

Nulla in confronto all’ energia che arriva sulla terra dal sole  al secondo che é di 0,174 Ej/s = Ew . Da notare che questo valore l’ ho calcolato perché sul wikipedia non mi sembrava esatto ed infatti ho ottenuto un valore diverso. Se il calcolo che ho fatto é giusto,  sulla terra in un giorno arrivano 0,174·84600=15033,6 Ej . Se davvero tutta questa energia finisse nell’atmosfera  e se l’ atmosfera fosse isolata in un giorno la temperatura dell’aria aumenterebbe di circa 3000°.

In realtà  le cosi non sono per niente  semplici e tutta l’energia solare viene dispersa dal nostro pianeta verso “l’ infinito”. La temperatura si stabilizza un punto di equilibrio nel quale  l’ energia radiativa entrante e  uscente sono uguali.  Una parte dell’ energia però rimane immagazzinata alla temperatura di equilibrio nei “materiali” in grado di trattenerla e questi sono l’aria dell’ atmosfera, l’acqua degli oceani e le rocce e i ghiacci della crosta terrestre.

Tutto questo ci fa capire come l’ umanità sia ancora un tantino “indietro come tecnologia” rispetto al Sole per la produzione di energia :-)
Il sole invia i 1000Ej sulla terra in circa 1h e 35 min … e 1000Ej sono lo stesso quantitativo di energia che l’ uomo riesce a immettere nel nostro pianeta  producendo e consumando energia elettrica.

Conclusioni:

Se si spegnesse il Sole e dovessimo scaldare l’atmosfera con i con i nostri mezzi saremmo destinati a surgelare in poche ore! Questo dato ci dovrebbe far riflettere su quanta presunzione c’ é nell’affermare che l’ uomo é il responsabile dei cambiamenti climatici. L’ uomo con le emissioni termiche dirette probabilmente non riesce e a spostare il termometro di un millesimo di grado.

Ancora un dubbio:

Siamo davvero così sfortunati da riuscire indirettamente e con gli effetti non voluti delle  emissioni di CO2 a surriscaldare il nostro pianeta?

Con questo dubbio vi lascio !

Luci0 … Gabriele Santanché.

Riferimenti :

http://it.wikipedia.org/wiki/Aria
http://it.wikipedia.org/wiki/Calore_specifico
http://it.wikipedia.org/wiki/Risorse_e_consumo_di_energia_nel_mondo
http://it.wikipedia.org/wiki/Terra

La Terra a Palla di Neve: Il presente è la chiave del passato!

Si tratta di uno dei grandi principi della geologia: le regole del mondo non si sono modificate con il tempo, e ciò che lo fa funzionare oggi, lo faceva anche milioni, miliardi di anni fa. Pertanto, dal passato della Terra possiamo ricavare le ragioni per alcuni fenomeni che avvengono nel presente, e forse anche trovare alcuni indizi per interpretare il futuro.
Ad esempio, uno degli indizi che hanno portato all’idea di una passata glaciazione, capace di estendersi dal Galles al polo nord, fu la presenza di enormi massi, dalla composizione del tutto diversa da quella del terreno, trovati a centinaia, se non migliaia, di chilometri di distanza dai più vicini depositi di roccia-madre.

Fig 1: Queste rocce, a volte di dimensioni enormi, furono chiamate “massi erratici”. La foto ne presenta uno, ritrovato in Italia qualche tempo fa, nella regione di Pianezza. Il masso fu poi utilizzato come materiale da costruzione.

Il mistero dei massi erratici fu risolto nel 1821 da Ignaz Venetz, un ingegnere svizzero, che ebbe l’intuizione di considerare i massi come resti di antiche morene, ovvero delle lingue di detriti trasportate dai ghiacciai; una volta che il ghiacciaio era scomparso, alcuni dei massi più grossi erano rimasti a testimonianza della sua presenza.
L’ipotesi sconvolse il mondo scientifico: l’idea di una tale estensione dei ghiacci appariva ridicola. Ma, con il tempo, e con altre prove rinvenute, si giunse alla conclusione che, in vari periodi negli ultimi milioni di anni, i ghiacci erano assai più estesi di adesso, toccando il loro ultimo massimo attorno a 18.000 anni fa.

Fig 2: In queste due immagini, una comparazione tra la Terra durante l’ultimo massimo glaciale e quella attuale. Colpisce non soltanto l’enorme estensione dei ghiacci nell’emisfero boreale, ma anche il basso livello del mare: enormi quantità d’acqua erano infatti trattenute nelle calotte. Dopo che esse si furono sciolte, lasciarono dietro di sé dei laghi stretti e lunghi, come quello di Como, in Italia, o i Grandi Laghi in America del Nord.

Qualche decennio più tardi, quando ormai la teoria delle glaciazioni era pienamente accettata, il mondo scientifico si ritrovò a vivere uno sconcerto ancora maggiore, quando in certe regioni dell’Africa centrale furono scoperti dei massi erratici. Con il tempo, altre strutture geologiche, come striature glaciali, o rocce di composizione glaciale, furono rinvenute a basse latitudini.
Queste anomalie furono considerate come derivanti da altri fattori, non imputabili ad un raffreddamento; la principale obiezione era che la fascia contenuta tra i tropici, ricevendo la maggior parte del calore del Sole, non poteva congelare. In effetti, anche durante l’ultima glaciazione, essi erano rimasti caldi.
Venne allora avanzata un’altra ipotesi: un’antichissima estensione dei ghiacci (i depositi imputati risalivano ad un’epoca tra i 700 ed il 600 milioni di anni fa) poteva aver raggiunto un livello tale da riflettere proprio la luce solare che avrebbe dovuto riscaldare i tropici, eliminando così il muro di calore che impediva loro di stringere tutta la Terra?
Ancora oggi, infatti, il ghiaccio riflette tra il 30% ed il 40% della luce ricevuta dal Sole (la neve fresca arriva al 90%, ed è per questo motivo che spesso in montagna si è accecati dal riverbero), ed i deserti ne riflettono tra il 25% ed il 30%; al contrario, la foresta ne restituisce al massimo il 15%, e l’acqua marina non arriva oltre l’8%. Questo fenomeno viene chiamato albedo, e significa che un mondo con molto ghiaccio, o ricoperto da deserti, riflette una maggior parte della radiazione solare di un mondo caldo ed umido.

Fig 3: L’albedo nella Terra attuale. Da notare che le zone glaciali, come la Siberia, il Canada, la Groenlandia, riflettano fino al 40% della radiazione solare; anche il deserto e le grandi catene montuose sono caratterizzate da un’albedo assai alta. Per contro, le regioni pluviali, come l’Africa centrale o l’Amazzonia, sono soggette ad un’albedo molto bassa.

Qual’era, allora, la situazione del mondo 700 milioni di anni fa?
Le prove geologiche del periodo hanno portato ad una configurazione che ha rafforzato le prove di una glaciazione globale; all’epoca, infatti, tutte le terre erano riunite insieme, formando un supercontinente simile a quello che avrebbe dominato l’epoca dei dinosauri, la Pangea.
Ma a differenza della Pangea, che vedeva un ecosistema completo, il supercontinente di 700 milioni di anni fa, Rodinia, sarebbe stato un deserto arso e senza vita: lo strato di ozono che protegge la superficie della Terra dai raggi solari, infatti, non era ancora completo. Le piante non esistevano, e non sarebbero comparse per ancora 180 milioni di anni. In mancanza di fotosintesi, tutta la vita si svolgeva in acqua, al riparo dalle radiazioni, dove peraltro non andava oltre cianobatteri o alghe verdi.
La Rodinia, continente desertico, avrebbe dunque avuto un’albedo molto più alta di quella della Terra attuale, riflettendo una parte assai maggiore della luce solare.
Ma più importante dell’albedo, sarebbe stata la sua posizione.
Il supercontinente si estendeva con una lama larga e piatta, partendo dal polo Sud fino alle latitudini dell’Islanda; l’ampia regione polare garantiva una base geologica per l’accumulo di ghiacci (la glaciazioni degli ultimi milioni di anni, infatti, hanno avuto una delle loro cause nella posizione dell’Antartide, che permette di avere un nucleo da cui protendere i ghiacci durante i periodi più freddi), ma, ancora di più, la larga “falce” di terre emerse in posizione tropicale avrebbe avuto un duplice effetto di raffreddamento.

Fig 4: Ricostruzione della Rodinia verso la fine della sua storia, circa 600 milioni di anni fa. Si nota bene la forma quasi ad “uncino” delle terre emerse, assieme alla vasta regione polare.

Per cominciare, essa avrebbe garantito un’albedo alta nelle regioni tropicali, dove la radiazione del Sole era più forte: se infatti si ha un’albedo elevata in regioni polari, gli effetti sono scarsi, in quanto l’energia ricevuta è minore. Ma in posizione tropicale, l’effetto sarebbe stato molto più accentuato. Inoltre, la posizione dei continenti li avrebbe fatti essere soggetti ad una maggiore erosione, cosa che avrebbe portato una quantità maggiore di rocce silicee a reagire con l’ossigeno nell’atmosfera e nell’acqua, intrappolando al loro interno una grande quantità di anidride carbonica e riducendo dunque il calore intrappolato dall’atmosfera.
La conseguenza maggiore, tuttavia, sarebbe stata la mancanza di una circolazione oceanica capace, come quella attuale, di trasportare con efficacia l’acqua più calda fino alle alte latitudini: di conseguenza, le regioni polari avrebbero visto climi estremi, con temperature molto al di sotto di quelle attuali.
Di solito, i meccanismi che tendono a portare la natura verso climi estremi ricevono delle retroazioni, così da condurre la Terra verso un optimum climatico, ma 700 milioni di anni fa tutti questi fattori (assieme ad altri come un Sole più giovane e quindi meno attivo, o sufficiente ossigeno nell’atmosfera da neutralizzare il metano presente in essa) puntavano in un’unica direzione.
Tra i 725 ed i 625 milioni di anni fa, dunque, in almeno due occasioni le regioni polari della Rodinia si raffreddarono, complice forse anche un mutamento nella circolazione oceanica; la maggiore quantità di ghiaccio portò l’albedo a crescere, riducendo la luce assorbita e portando le temperature a scendere ancora. Le calotte polari si espansero ed assorbirono acqua dal mare, portando nuova terra in superficie ed aumentando ulteriormente l’albedo.
Quando le calotte polari raggiunsero una latitudine di circa 34° (pressappoco l’altezza cui oggi si trova la Sicilia, od il Texas in America, quindi assai prima delle posizioni dei tropici), l’albedo divenne superiore alla luce assorbita: le calotte polari non trovarono più alcuna resistenza e si estesero ad un ritmo sempre più rapido, fino ad inglobare tutta la Terra sotto uno strato spesso un chilometro e mezzo.

Fig 5: Ecco come si presentava, forse, la Terra 700 milioni di anni fa, al tempo di una glaciazione globale. Non è chiaro se, almeno in alcuni periodi, una sottile cintura di acqua liquida si sia estesa lungo l’Equatore. Ma anche se così fosse stato, il resto della Terra avrebbe visto delle temperature medie di 40 gradi sotto zero, con una media di -110°, forse anche -120° attorno al polo sud. Per fare un riscontro, le temperature medie della parte più interna dell’Antartide, la zona più fredda di tutta la Terra attuale, sono di circa -57°.

Per la vita fu un disastro.
Quasi la totalità delle forme viventi fu spazzata via dal ghiaccio imperante; sopravvissero soltanto, in profondità nel mare, alcune forme di batteri ed alghe molto semplici attorno ai camini vulcanici, dove la presenza di nutrienti chimici, e l’adattamento alla mancanza di luce solare, concessero all’evoluzione di non ripartire da zero.
Con la Terra completamente ricoperta da ghiaccio, stretta in un circolo vizioso di abbassamento delle temperature, senza zone calde o temperate da cui le calotte potessero cominciare a ritirarsi, la glaciazione globale sembrava eterna.

Fig 6: Europa, una delle lune di Giove. La sua superficie è completamente ricoperta dal ghiaccio, che nasconde, forse, un oceano di acqua liquida. Detriti portati dagli asteroidi ed alta presenza di minerali nel ghiaccio mostrano le zone più scure. Forse era questo l’aspetto della Terra settecento milioni di anni fa.

Cosa ha permesso alla Terra di uscirne?
Negli anni, l’obiezione più forte contro l’ipotesi di una “Terra a palla di neve” (Snowball Earth) è stata che essa doveva presentare un circolo vizioso insanabile: l’albedo troppo alta non avrebbe mai consentito alla Terra di sciogliersi. Com’era possibile che solo cento milioni di anni più tardi, fosse avvenuta la più grande esplosione di vita nella storia della Terra, nel Cambriano?
La risposta venne dalla considerazione delle condizioni climatiche a quel tempo. La Terra si presentava come un enorme deserto, con pochissime precipitazioni in quanto l’acqua libera era in quantità davvero esigua; inoltre, la glaciazione globale avvenne verso la fine della vita della Rodinia, quando il supercontinente stava cominciando a spaccarsi. L’azione di deriva dei continenti portò ad un’intensa attività vulcanica lungo le faglie tettoniche (i punti in cui le placche si toccano, simili alle cuciture su un pallone da calcio), ed essa portò alla produzione di enormi quantità di anidride carbonica.
Nella Terra attuale, la produzione vulcanica viene trattenuta dalle reazioni delle rocce con l’ossigeno dell’atmosfera (che non potevano avvenire sotto chilometri di ghiaccio) ma soprattutto dalla pioggia, che ne conserva enormi quantità nel terreno e nel mare. In un mondo senza pioggia e con un’intensa attività vulcanica, la produzione di anidride carbonica non dovette ricevere alcun freno; e, in pochi milioni di anni, essa passò al 13% del totale, aumentando di circa 350 volte.
Una simile quantità di anidride carbonica dovette riuscire, all’incirca 625 milioni di anni fa, a creare un effetto serra tanto potente da contrastare l’azione dell’albedo, e da far ritirare in fretta le calotte polari, scoprendo di nuovo il mare e le terre.
La presenza di suolo e di acqua liquida avrebbe poi consentito all’anidride carbonica di tornare a dissociarsi e a diminuire, riportando la situazione ad uno stato ottimale.

Fig 7: L’anidride carbonica avrebbe condotto ad un rapido surriscaldamento della Terra, portando a temperature opposte a quelle precedenti, fino a +50° di media globale. Con la rapida scomparsa delle calotte polari, l’anidride carbonica si disciolse rapidamente nel mare e nel terreno, consentendo alle temperature di ritornare a valori meno estremi. Questa spiegazione, tuttavia, non tiene conto delle caratteristiche tipiche dell’anidride carbonica.

Questo almeno secondo le idee ufficiali sugli effetti dell’anidride carbonica nell’atmosfera: ovvero (basandosi su dati, poi considerati falsi, di carotaggi in Groenlandia effettuati negli anni ’80) un aumento lineare del calore atmosferico in base all’aumento della CO2; tale relazione, in realtà, non esiste. L’anidride carbonica ha una correlazione logaritmica con l’assorbimento del calore, ovvero l’aumento della quantità comincia presto ad esaurire il suo effetto, per vederselo poi ridurre a zero. Quindi, un’atmosfera composta al 13% di anidride carbonica non avrebbe avuto alcun effetto sullo scioglimento della palla di neve; mi sembra assai più plausibile una spiegazione legata alla deriva dei continenti: 650 milioni di anni fa, come già detto, la Rodinia era verso la fine della sua storia, e non è inverosimile che un mutamento delle posizioni dei continenti, con il loro allontanarsi dalle regioni polari, ed una rinnovata circolazione oceanica, abbiano riportato la situazione climatica ad uno stato meno estremo.
Soltanto in seguito, con la riapertura dei bacini marini ed il ritorno dell’erosione superficiale, a contatto con l’aria, l’anidride carbonica deve essere diminuita; senza, peraltro, che l’effetto avesse qualche correlazione con le temperature. Recenti carotaggi e studi di climatologia hanno dimostrato, infatti, che la correlazione tra l’aumento di anidride carbonica e crescita delle temperature, vada invertita: sarebbe proprio la maggiore temperatura a spingere i grandi “serbatoi” di anidride carbonica (come il terreno, il permafrost, ma soprattutto il mare) a liberarne grandi quantità, di solito con un ritardo di circa 800 anni rispetto alla crescita delle temperature.

Qualunque sia la spiegazione reale, ancora oggi il dibattito continua; ma la scoperta di nuovi depositi in Canada ha ulteriormente rafforzato la teoria.
Molto di recente, infine, alcuni studiosi hanno azzardato un’idea affascinante: l’imponente erosione che seguì al rapido scioglimento, dovuto sia al ritiro dei ghiacci, sia al clima alterato, sia al grande dilavamento dei fiumi, potrebbe avere disciolto nell’acqua marina enormi quantità di nutrienti (in particolare fosforo). Una simile manna avrebbe poi condotto gli organismi sopravvissuti alla catastrofe a replicarsi come mai prima; ma le poche specie di partenza (in quanto una situazione come quella della Terra a palla di neve ed il suo successivo scioglimento devono aver premiato gli organismi più semplici e facilmente adattabili), sottoposte ad un enorme sovrappopolamento, avrebbe poi condotto l’evoluzione a superare il costo riproduttivo di formare organismi pluricellulari, facendo così compiere alla vita sulla Terra quel balzo incredibile che avrebbe portato la biosfera a diventare quella che è oggi.

Fig 8: Forse l’Esplosione Cambriana, quel diffondersi di nuove specie che avvenne tra i 530 e i 490 milioni di anni fa, fu causata dall’enorme disponibilità di nutrienti dovuto all’erosione del terreno dopo la glaciazione globale. Se così fosse, il mistero delle cause dell’Esplosione Cambriana troverebbe finalmente una soluzione.

Il fenomeno della “Terra a palla di neve”, avrebbe dunque portato nuova vita dopo una lunga stagione di freddo mortifero (non per nulla il periodo che vide la Terra a palla di neve è stato nominato da qualche anno “Criogeniano”).
L’analisi delle cause della glaciazione globale porta ad un’ultima domanda: può accadere ancora? Può il passato essere la chiave del presente?
Ci sono buone probabilità che i due episodi del Criogeniano non siano stati gli unici della storia della Terra: alcune decine di milioni di anni prima, altre glaciazioni hanno forse raggiunto i tropici (anche se mancano le prove che siano riuscite ad inglobare tutta la Terra).
Un episodio molto più lungo è certamente avvenuto nel Sideriano, tra i 2500 ed il 2300 milioni di anni fa (quindi nei primordi della vita della Terra, quando persino i continenti erano giovani e molto meno estesi): un’enorme proliferazione di batteri portò ad una grande ossigenazione dell’atmosfera, e quindi a dissociare le enormi quantità di metano (il metano ha una capacità di trattenere il calore pari a circa 20 volte quella dell’anidride carbonica, e in questo caso la correlazione può aver avuto un senso; ma mi sembra più plausibile addurre cause relative allo spostamento dei continenti) allora presenti in CO2 ed acqua. A quell’epoca la Terra era riscaldata da un Sole molto più debole, e dunque la diluizione del metano può aver portato ad una glaciazione estesa a tutta la Terra, che sarebbe durata almeno 200 milioni di anni: la Glaciazione Huroniana.

Fig 9: La Glaciazione Huroniana fu la madre di tutte le glaciazioni, stringendo la Terra in una morsa di gelo per un periodo due volte più lungo di tutti gli episodi del Criogeniano messi insieme. Il Sole molto più debole deve avere portato a temperature ancora inferiori, ma la grande attività vulcanica lo spostamento dei continenti sarebbero comunque riusciti a decretarne la fine.

Abbiamo visto come, oltre all’albedo, anche la posizione dei continenti giochi un ruolo fondamentale nella temperatura media del pianeta; essa condiziona le correnti oceaniche, che possono portare in poco tempo ad un riscaldamento o ad un raffreddamento dell’atmosfera.
Negli ultimi anni, c’è stato il sospetto che proprio una di queste correnti sia in pericolo. Se ciò avvenisse, quali sarebbero le conseguenze? Potrebbe ciò condurre ad un episodio glaciale come quelli di 20.000 anni fa? O la situazione sarebbe ancora più grave, e porterebbe ad una nuova Terra a palla di neve?

 By Shaggley

(Articolo pubblicato anche su: http://survivalrule.wordpress.com/)

L’Ecobufala e il Congresso di Cancun…

Molti esultano, ma sulla lotta ai gas serra il summit vara un’intesa col trucco. I climatologi: la temperatura globale calerà naturalmente

Cancun – Onanismo sfrenato, quello dei convenuti a Cancun. Parole forse meno colorite, sicuramente meno volgari, ma che rendono lo stesso concetto sono quelle dell’inviata del Corriere della Sera, Alessandra Arachi, che domenica scorsa ha avuto il coraggio scrivere: «l’assemblea dei Paesi del mondo ha applaudito sé stessa». Parole uniche in un intero foglio di esaltazioni evocate sin dalla prima pagina dal quotidiano milanese, che trionfalmente titolava: «Clima, accordo a sorpresa a Cancun».

 Non meno trionfale il titolo che Repubblica ha riservato al suo corrispondente, il solito Cianciullo, senza però riservargli, stavolta, gli onori del richiamo in prima pagina. D’altra parte, ci vuole una spessa coltre di bronzo per concedere quegli onori a uno che scrive, come Cianciullo ha scritto, probabilmente senza arrossire, che «i cinesi hanno la leadership nell’energia pulita». I cinesi? È da almeno cinque anni che installano una centrale a carbone ogni 10 giorni (sì, avete letto bene: una ogni 10 giorni), mentre la loro generazione elettrica è coperta per lo 0,7% dall’eolico e per lo 0,01% dal solare, e avrebbero, i cinesi, la leadership nell’energia pulita? Una frase che avrei potuto scrivere io perché so che quella dal carbone, se prodotta dai nostri impianti, è energia pulita; ma che non scrivo perché non sono sicuro che gli impianti cinesi siano dello stesso tipo che usiamo noi.
Cianciullo ha definito Cancun «un successo degli ambientalisti». Contento lui. L’accordo, informa il giornalista di Repubblica: 1) sollecita la «riduzione delle emissioni del 25-40% entro il 2020»; 2) all’uopo istituisce un fondo, gestito dalla Banca mondiale, di 10 miliardi di dollari l’anno per 3 anni, ma col proposito di farli diventare 100 l’anno fino al 2020; 3) sottoscrive la necessità di mantenere gli aumenti di temperatura (testualmente) «entro i 2 gradi, meglio se entro gli 1,5 gradi per la fine del secolo».

Capisco che 30 miliardi di farebbero gioire chiunque (figuriamoci i banchieri); che se poi diventano 100 miliardi l’anno reclamano un bel brindisi (i banchieri, poi, sarebbero ansiosi di brindare, anche alla nostra salute, per quel che costa loro). Ma ciò che non capisco è il visibilio degli ambientalisti. Se a Cancun avessero approvato e reso operativo ciò che non hanno approvato, e cioè non 10 ma 100 miliardi l’anno da oggi al 2020, sarebbero 1.000 miliardi. Che, se impegnati tutti nel nucleare, consentirebbero di installare 300 reattori e produrre di 300 GW (gigawatt), che rappresentano una riduzione delle emissioni del 6%. Con 1.000 miliardi di dollari si possono invece installare 1.000 GW eolici, che però producono 200 GW elettrici (il vento non soffia sempre), che rappresentano una riduzione delle emissioni del 4%. Oppure, sempre con 1.000 miliardi di dollari, si possono installare 200 GW fotovoltaici, che però producono 20 GW elettrici (il sole non brilla sempre), che rappresentano una riduzione delle emissioni pari allo 0.4%. Qualunque cosa si faccia, siamo ben lontani dal minimo del 25% sottoscritto a Cancun dai fessi del mondo. Dei quali la palma, e col botto, va al ministro all’ambiente indiano, definito «carismatico» da un Cianciullo che in estasi ce ne riporta il commento: «ci sono occasioni in cui lo spirito del luogo deve prevalere sulla procedura». Boh? Io insisto: i ministri dell’ambiente vanno aboliti.

Ma tanto fessi, forse, non sono stati, quelli di Cancun: aver spostato l’obbiettivo ufficiale dall’entità della riduzione delle emissioni all’entità della riduzione delle temperature è stato un colpo da veri maestri. Se le temperature del globo diminuiranno (come la climatologia migliore, per quanto giovane e imperfetta, prevede), questi signori potranno brindare al successo e accreditare quelle diminuzioni alle loro 16 inutili riunioni. Se le temperature non dovessero diminuire, potranno invece sostenere che «bisogna fare di più»: vorranno non 1.000, ma 10.000 miliardi. Delle due una: o la crisi non esiste, o costoro ne sono la causa.
La migliore caratterizzazione del cancan di Cancun l’ha data, ancora una volta, ma forse inconsapevolmente, la brava inviata del Corsera, ove nell’articolo che ho citato scrive: «il fiore all’occhiello degli accordi messicani è stata la volontà di riconfermare il protocollo di Kyoto». Dovete sapere che questo protocollo, sottoscritto nel 1997 ed entrato in vigore nel 2003, prevede la riduzione delle emissioni del 5% rispetto ai valori del 1997; senonché, oggi quelle emissioni sono invece aumentate, del 5% nella «virtuosa Europa» e del 20% a livello mondiale, rispetto a quelle del 1997. Se questo è stato il fiore all’occhiello di Cancun, immaginatevi il resto. Comunque, gli sfaccendati di Cancun si sono dati il loro 17mo appuntamento, l’anno venturo, in Sudafrica: mettiamoci comodi, ma occhio al nostro portafogli.

Di Franco Battagllia

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/interni/dal_vertice_onu_arriva_pacco_che_illude_ambientalisti/13-12-2010/articolo-id=493181-page=0-comments=1

L’ EFFETTO-SERRA NON ESISTE NEPPURE SU VENERE!

L’amico e collega Alberto (IlikeCO2) scriveva qui giustamente qualche tempo fa che è difficile per molte persone liberarsi dagli schemi mentali più radicati, anche se vengono fornite tutte le prove scientifiche dell’erroneità di tali convinzioni, e sulla base di calcoli precisi, leggi fisiche e matematiche.

E infatti l’idea che l’atmosfera sia una serra, o una “coperta” i cui gas sarebbero in grado di “intrappolare” le radiazioni infrarosse ed accrescere le temperature, per quanto smentita da varie leggi fisiche, da precisi esperimenti (come quello di Wood del 1909), e da molti studi autorevoli al riguardo (Siddons, Nahle, Schreuder, Gehrlich, Tscheuschner, Miskolczi, Thieme, Claes Johnson, ‘O Sullivan, etc.) sembra tuttora affascinare – nel suo rozzo semplicismo –”climatologi” (peraltro piuttosto privi di cognizioni matematiche e fisiche adeguate) e molte persone che si limitano a citare pezzi di articoli e diagrammi trovati nei vari blog, senza neppure capirne l’erroneità (come l’improponibile diagramma di Kiehl e Trenberth, che anche la NASA ha messo in cantina da diversi anni).

Ma il pezzo forte di questi sostenitori della teoria dell’effetto-serra, è senz’altro rappresentato dalla proposizione dell’esempio del pianeta Venere.

Una delle affermazioni più comuni nei blog, ed anche in moltissimi testi ed articoli, è quella secondo cui Venere, la cui atmosfera è al 96.5% composta da CO2, e la cui temperatura alla superficie raggiunge i 464° C (737°K) sarebbe proprio la dimostrazione indiscutibile ed assoluta sia dell’esistenza dell’effetto serra, che della capacità della CO2 di intrappolare le radiazioni solari, innalzando le temperature.

Non solo, ma un’altra delle affermazioni più diffuse – tra i serristi più convinti – è proprio la lugubre profezia del destino rovente che ci attenderebbe, qualora la CO2 prodotta dall’uomo aumentasse ancora.

Peccato che molti di questi personaggi dimentichino in primo luogo che la CO2 presente sulla Terra è solo lo 0.04% di tutti i gas atmosferici, cioè poco più di 4/10000simi di quella presente su Venere, e che peraltro vi furono epoche preistoriche anche sulla Terra in la CO2 nell’atmosfera era oltre 20 volte maggiore di quella attuale, senza che vi fosse alcun danno per le specie animali.

Chiusa parentesi.

Ma il problema è un altro.

Venere – per quanto diverso dalla Terra – è davvero la dimostrazione dell’esistenza di un ipotetico effetto serra?

Le temperature roventi su Venere sono davvero causate dalla spaventosa concentrazione di CO2 nell’atmosfera?

In realtà si può facilmente dimostrare che le cose non stanno affatto così, e solo chi non sa nulla delle condizioni fisiche di Venere, e non possiede adeguate cognizioni matematiche e fisiche, poi se ne esce ripetendo meccanicamente il solito refrain sulla CO2 e sull’effetto serra.

Ma vediamo rapidamente i dati precisi che riguardano Venere (tratti dal sito della NASA, e dalle rilevazioni delle varie sonde spaziali, quindi sperimentalmente documentati e inattaccabili).

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/factsheet/venusfact.html

La prima cosa che colpisce, chi analizza le condizioni di Venere, è il fatto che le temperature del pianeta sono UNIFORMI, sia l’emisfero irradiato dal Sole, che quello in oscurità, hanno le medesime temperature, ovvero circa 460°-465° C.

Questo dovrebbe immediatamente fare riflettere chiunque sia in buona fede, e voglia comprendere la realtà dei fatti senza pregiudizi.

Ora, se fosse l’atmosfera e la CO2 di Venere ad “intrappolare” le radiazioni solari e a causare un enorme effetto serra, allora non si spiega come mai anche la parte oscura non irradiata dal Sole ha LA STESSA temperatura della parte illuminata.

Dove non arrivano radiazioni solari, ovviamente non vi può essere innalzamento di temperature, ma anzi si dovrebbe rilevare un freddo notevole.

E dove non arrivano radiazioni infrarosse, ovviamente queste non possono nemmeno venire “intrappolate”, non si può intrappolare ciò che non esiste.

Eppure su Venere abbiamo ovunque le medesime temperature, sia dove c’è Sole che dove c’è ombra!

Inoltre, su Venere i venti soffiano a velocità ridottissime, inferiori ad 1 m./sec., quindi è escluso ovviamente che vi possa essere un effetto convettivo, di “rimescolamento” e trasporto di calore da parte dell’atmosfera, anche perchè là il giorno dura 2802 ore, la rotazione è lentissima, e il giorno venusiano è pari ad oltre 116 giorni terrestri.

E ancora, la densità estrema dell’atmosfera di Venere, che raggiunge i 67/70 kg./m^3 (la Nasa dà circa 65 kg/m^3 sul suo sito, ma altri fonti danno una densità un po’ più alta), impedisce ai raggi solari di raggiungere la superficie, su Venere c’è buio anche nell’emisfero irradiato dal Sole, alla superficie avete solo una sorta di sauna a 464°C e con un buio quasi assoluto

E allora, quale può essere la causa delle enormi temperature di Venere?

Semplicemente le enormi pressioni che l’atmosfera raggiunge alla superficie, pari a ben 92 atmosfere (mentre la Terra ha solo 1 atmosfera di pressione al livello del mare).

Infatti, utilizzando l’equazione generale dei gas: PV = nRT, che è la legge universale dei gas perfetti, valida per i gas al di sotto di temperature e pressioni troppo elevate (come possono essere quelle stellari, dove l’equazione non è applicabile), e usando i parametri di Venere, abbiamo:

P (pressione) = 92 atmosfere

V (volume) = 1 m^3 (1000 dm^3, oppure 1000 L)

n (numero di mole): che è dato dal rapporto tra la massa reale del gas (che in questo caso è pari a 67.000 grammi/m^3) e la massa molecolare della CO2, che è pari a 44, quindi il numero di mole/m^3 su Venere è 1522.7

R (costante universale dei gas) = 0.082

In base a questi parametri, ed effettuando una semplice operazione di moltiplicazione e divisione:

92 * 1000/1522.7 * 0.082

abbiamo 92000/124.8 e il risultato è 737 gradi Kelvin, cioè appunto 464° C, che è la temperatura uniforme che si trova sulla superficie di Venere!

Ma ciò dimostra matematicamente che le temperature tanto elevate di Venere non sono per nulla dovute né ai raggi solari (sulla superficie i raggi solari non arrivano per nulla, perché l’atmosfera è troppo densa e non li lascia passare, così come i raggi solari non arrivano in fondo al mare, dove è buio e freddo), né ad un fantasioso effetto serra!

Sono le pressioni gigantesche che l’atmosfera di Venere raggiunge alla superficie a causare le temperature superiori a 460° C che le sonde spaziali hanno evidenziato, e cambierebbe ben poco se al posto della CO2 ci fosse l’aria terrestre (che ha massa molecolare di 28.9 anziché 44). Se comprimete un gas come l’aria fino a 92 atmosfere (anziché solo 1 come abbiamo sulla Terra, avreste comunque temperature superiori a 300°C.

Quindi, chi cita Venere come esempio perfetto di “effetto-serra”, non ha la minima idea di cosa parla, e parla ripetendo luoghi comuni e senza sapere usare la propria testa, poiché i 464°C di Venere sono al 100% causati dalla pressione di 92 atmosfere che esiste là, le radiazioni solari e il fantomatico “effetto-serra” non c’entrano proprio nulla.

Roberto Frigerio

Da premesse false si arriva a risultati ancora più falsi‏…

Corpo del messaggio:

COSA DICE LA TEORIA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE ANTROPICO:

La Terra riceve energia dal sole che la irradia sotto varie lunghezze d’onda nel visibile e non, cioè radio microonde infrarossi(45% del totale circa) luce visibile, uv (11% circa) gamma. La Terra accetta questa radiazione e la riemette ovviamente nello spazio solamente nelle bande delle onde radio, microonde e infrarossi soprattutto, perché la luce visibile si inizia a emettere solo a temperature di circa 500°C e superiori. La teoria dice che l’atmosfera è trasparente alla radiazione in ingresso ma non a quella in uscita dalla Terra. Tutti i gas biatomici come azoto N2 (78% atmosfera) e ossigeno O2( 21%) non riescono ad assorbire l’infrarosso,mentre tutti i gas triatomici o più come H20 CO2 CH4 O3 ecc assorbono questa radiazione IR e la riemettono, in parte anche verso la Terra diminuendo l’IR uscente e incrementando la temperatura totale, quindi se la loro concentrazione in atmosfera aumenta, diminuisce l’infrarosso uscente e la temperatura aumenta sempre d i più.

COSA DOBBIAMO SAPERE:

Questa è una teoria di 150 anni, la fisica come il resto del mondo ha fatto progressi. Oggi sappiamo che non esistono corpi che si comportano cosi e sappiamo molto bene come funziona l’assorbimento dell’infrarosso.

1) l’infrarosso viene emesso da qualunque corpo sopra i 0 K in fotoni che hanno una determinata energia, il fotone emesso che raggiunge un altro corpo eccita un suo elettrone e lo fa passare ad un orbitale più alto aumentando la sua temperatura, questo processo avviene finchè il corpo che riceve non ha più elettroni da eccitare e riemette tanti fotoni quanti ne ha ricevuti in direzioni casuali rimettendo elettroni al loro posto e riportando la temperatura com’era prima.

2) Poiché non esistono corpi con T = 0 K non esistono corpi che non emettono e assorbono in uguale quantità infrarosso ( 1° principio della termodinamica) altrimenti se esistessero corpi che assorbono o emettono soltanto oltre a creare energia dal nulla dovrebbero avere T infinita o nulla. Poiché ossigeno e azoto hanno una temperatura visto che si trovano allo stato gassoso, assorbono e riemettono IR

http://www.coe.ou.edu/sserg/web/Results/Spectrum/n2.pdf

http://www.coe.ou.edu/sserg/web/Results/Spectrum/o2.pdf

3) Quando si parla di gas,liquidi o solidi, esiste un valore chiamato capacità termica specificahttp://www.engineeringtoolbox.com/spesific-heat-capacity-gases-d_159.htmlcioè la quantità di energia richiesta da un corpo per aumentare la sua T di 1K. Ovviamente maggiore sarà la quantità di un gas in atmosfera e maggiore la sua capacità termica, più difficile sarà aumentare la sua temperatura, immaginando un attività solare costante. Inoltre chi ha capacità termica inferiore ha la facoltà di raffreddarsi prima poiché emette radiazioni con una frequenza maggiore ( basta immaginare l’escursione termica che c’è tra città che vivono vicino la costa e città che vivono nell’entroterra, infatti il suolo ha capacità termica inferiore del mare)

CONCLUSIONI:

Gli oceani hanno una capacità termica molto alta
CpJ/(g•K) = 4,1813
E una temperatura media di 4°C (vicino ai 5,3°C teorizzati per un corpo nero alla stessa distanza dal sole), questo vuol dire che ci vuole una quantità di energia immensa per aumentare la loro T di 1 K. La capacità termica dell’atmosfera invece è 1.01 KJ/(KgK) frutto di una media tra le capacità dei vari gas che la compongono, mentre quella della CO2 è di appena 0,84 KJ/(KgK) cioè l’anidride carbonica si scalda con meno energia rispetto a azoto ossigeno vapore e acqua, ma si raffredda anche prima. Lo 0,039% dell’atmosfera assorbe ed emette meno dei suoi cugini metano, vapore, azoto, solo l’argon è ancora più scrauso come assorbitore emettitore. Tuttavia aumentare la sua concentrazione ( ad esempio a 700ppm) fa si che si che la capacità termica totale dell’atmosfera diminuisca perché per formarsi la CO2 deve sottrarre all’atmosfera dell’ossigeno nel ben noto processori combustione ( C + O2 + calore = CO2). Questa diminuzione della capacità termica f! a si che l’atmosfera richieda meno energia per riscaldarsi di più e che quindi ci sia un riscaldamento ( infinitesimale perché è infinitesimale l’aumento della concentrazione)ma allo stesso tempo si raffredda prima. Il bilancio totale sarebbe comunque nullo, cioè ne riscaldamento ne raffreddamento. In più la CO2 ha una conduttività termica leggermente inferiore a quella degli altri gas che compongono l’atmosfera, quindi un suo aumento causerebbe un aumento del gradiente termico verticale cioè più caldo nello strato atmosferico a contatto col suolo e più freddo ad alta quota dove la concentrazione diminuisce, ma questo non influisce sulla temperatura media del globo perché come sappiamo l’energia è sempre la stessa.

Per aumentare la temperatura rimane un solo modo, aumentare l’attività solare.

L’unico modo per capirci qualcosa insomma non è attraverso i calcoli dell’IPCC che non tengono conto di tutto questo, perché partendo da concetti sbagliati si arriva inevitabilmente a risultati sbagliati, ma è attraverso l’esperimento, perciò ne linko qualcuno:

http://www.spinonthat.com/CO2_files/The_Diurnal_Bulge_and_the_Fallacies_of_the_Greenhouse_Effect.html  (a fine pagina)

http://www.globalwarmingskeptics.info/forums/printthread.php?tid=528

Gerrard8