Rubrica Sole Ottobre 2012

Introduzione

Ormai da oltre 6 mesi il Sole mostra un’attività non particolarmente intensa, contrassegnata dalla regolare alternanza di periodi moderatamente attivi e fasi di “stanca” con valori degli indici di riferimento da pieno minimo ed un solo picco di rilievo (ma comunque sempre molto relativo), all’inizio di Luglio, come si nota nel grafico seguente.

 

 

 

Da due mesi, però, il Ciclo 24 sembra davvero essere giunto ad una svolta: per la prima volta dal minimo la progressione del SSN (fonte SIDC) ha fatto segnare per Marzo 2012 un valore inferiore rispetto a quello del mese precedente, ovvero 66,8 contro 66,9 ed anche il mese di Aprile 2012, come ampiamente pronosticato, ha avvalorato tale tendenza facendo registrare un valore di 64,6 in netto calo rispetto al precedente. Se questa tendenza dovesse essere confermata nei mesi a venire, il massimo relativo raggiunto nel mese di febbraio scorso diverrebbe un serio candidato al massimo assoluto di questo ciclo.

E’ una possibilità reale, in quanto i quattro mesi di più intensa attività fino ad ora (Settembre-Dicembre 2011) scompariranno progressivamente dalla media mobile che determina il SSN (smoothed sunspot number), indicatore principale dello stato del ciclo. L’attuale andamento solare non lascia presagire nuove imminenti impennate dell’attività e questo comporterebbe la conferma del declino del SSN. La prudenza è sempre e comunque d’obbligo in questi casi, anche perché la nostra stella ha tutte le potenzialità per smentire qualunque previsione: Hataway, NASA & C. lo sanno forse meglio di chiunque altro….. Ciò indicherebbe l’avvio del declino del ciclo e dunque la conclusione della (o forse meglio di questa) fase di massimo.

Per onor di cronaca va rimarcato che il conteggio del NIA’s risulta ancora lievemente difforme rispetto a quelli ufficiali del SIDC, in quanto il mese del massimo relativo risulterebbe essere Marzo 2012 anziché Febbraio. Bisogna comunque attendere l’uscita dei dati definitivi del NIA’s relativi agli ultimi quattro mesi, attualmente caratterizzati da valori provvisori, per avere un quadro più preciso e fare quindi paragoni più attendibili.

Comunque anche per il “nostro” conteggio la fase di crescita sembrerebbe essere terminata e la curva della media “smoothed”, con le dovute proporzioni, sembra ricalcare l’andamento di quello che per la Scienza ufficiale è e rimane l’unico conteggio valido, ovvero quello del SIDC.

Non bisogna però sottovalutare la possibilità che quello di Febbraio 2012 sia solo uno dei (due o più) massimi, più o meno come accadde per alcuni cicli deboli del passato (come il ciclo 12 o il ciclo 14) e che quindi l’attività solare possa in futuro essere caratterizzata da fasi più intense, tali da far risalire il valore del SSN e fasi di relativo riposo, dove il suddetto valore ritornerebbe a scendere verso un nuovo minimo.

Ci ripetiamo ma di certo il ciclo 24 si conferma come “fuori dagli schemi” rispetto a quelli immediatamente precedenti, checché ne dicano taluni autorevoli personaggi del mondo scientifico (ad onor del vero, ultimamente sembra che qualcuno di questi cominci a “ritrattare” le proprie dichiarazioni in merito!). Questo ciclo davvero non vuole farci annoiare, fornendoci sempre nuovi elementi per i quali sorprenderci e sui quali discutere.

Ci preme sottolineare che il “fuori dagli schemi” è sempre e comunque da intendersi in modo relativo, a causa della limitata conoscenza di cui disponiamo circa il comportamento del Sole. Questa dipende anche e soprattutto dal brevissimo intervallo di tempo (50-60 anni), rispetto alla vita del Sole (5 miliardi di anni!), durante il quale la nostra stella è stata oggetto di osservazioni e di studi, da Terra e tramite satelliti, con gli strumenti più sofisticati oggi a disposizione.

Vediamo in dettaglio cosa ci ha riservato il mese di ottobre:

 

 

 

Questo grafico, basato sulle medie mensili delle aree del disco solare coperte da sunspot (in rosso la smoothed) è abbastanza eloquente: l’attuale ciclo 24 per ora non riesce a tenere nemmeno il passo dei deboli cicli di fine ‘800 – primi ‘900.

In dettaglio, ottobre ha avuto un andamento simile ad un “negativo”, inteso in termini fotografici, del mese precedente ovvero si sono avute due distinte fasi “calanti” ad inizio e fine mese mentre la fase centrale è stata caratterizzata da un nuovo, relativo, picco di attività. Come accennato anche in precedenti “uscite” della rubrica, sembra essere sempre più evidente che l’attività solare è sempre più contrassegnata da oscillazioni regolari con valore del solar flux compreso tra 90/100 e 140/150: una sorta di “battito” che di fatto rispecchia la realtà di un sole “a due facce”, una più attiva ed una in completo stand-by.

Tale situazione potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere anche la diretta conseguenza di un sole con uno dei poli magnetici in fase di transizione, mentre l’altro “annaspa” per trovare l’energia necessaria per fare lo stesso…

Il valore medio mensile di solar flux (aggiustato), in relazione a questa “stasi dinamica” che registriamo ormai da circa 6/7 mesi, è leggermente calato rispetto al mese scorso e si è posizionato a 122,2, sempre ben lontano dal 142 di luglio e dal 150 di novembre, finora massimo mensile. Il sunspot number ha registrato invece un ulteriore sensibile calo rispetto ad Settembre, attestandosi a 53,3 dall’originario 61,5. Negli ultimi 12 mesi solo Febbraio 2012 ha fatto registrare un valore più basso: 33,1. L’andamento dei prossimi mesi, perlomeno fino a primavera inoltrata è, a nostro modesto avviso, da monitorare con molta attenzione, per verificare se vi sarà o meno una ripresa più decisa dell’attività. In caso contrario e a meno di colpi di scena clamorosi, potremmo sbilanciarci a dire che il massimo solare è, con tutta probabilità, ormai alle nostre spalle.

 

 

I valori del NIA’s di luglio (37,3), agosto (35,3) settembre (34,4), e ottobre 2012 (30,5) sono provvisori e in attesa di validazione.

L’andamento di tali curve naturalmente esclude un eventuale secondo massimo del ciclo 24, non improbabile stante la previsione NASA (massimo nella prima metà del 2013) e la relativa precocità del primo massimo (Novembre 2011) rispetto al minimo del 2008. Nel grafico è ben evidente il raggiungimento del massimo a primavera e l’iniziale declino delle curve del SSN.

 

 

Solar flux

Il solar flux testimonia in modo eloquente le difficoltà che il ciclo 24 incontra nella sua progressione.

Dal grafico risulta ancor più evidente negli ultimi mesi la netta suddivisione dell’attività solare in due distinte fasi, spinta e riposo, la prima con valori relativamente elevati di Solar Flux e Sunspot Number, la seconda con detti indici più vicini a valori da minimo che da massimo.

 

 

In termini generali, il grafico conferma la peculiarità del ciclo 24, rispetto a quelli immediatamente precedenti: è un ciclo “pigro”, con le “marce lunghe”, è l’unico degli ultimi 6 cicli (dal ciclo 19, cioè da quando si misura il solar flux) che non sia ancora riuscito a raggiungere la soglia (di picco giornaliera) di 200, ampiamente superata da tutti quelli precedenti. Inoltre, si nota chiaramente la brusca frenata dopo il massimo, per ora relativo, comunque tutt’altro che eccezionale, nonché il tentativo di “ripresa” e lo stallo degli ultimi mesi.

Più in dettaglio, nell’ultimo mese il valore medio del flusso “aggiustato” (ore 20) è stato pari a 122,22 (contro 124,70 di agosto) mentre la “forbice” tra il valore minimo e quello massimo è rimasta compresa tra 97,9 valore non certo da massimo (ore 20 del 7/10) e 153,9 (ore 20 del 22/10). Nell’ultima decade (dal 22 al 31 compresi) la media è stata pari a 122,46 (valori delle ore 20), perfettamente sovrapponibile alla media mensile. Si osserva quindi un’estrema variabilità di questo indice, dettata forse dall’avvenuta inversione magnetica dell’emisfero nord e che si manifesta con le oscillazioni regolari, con cadenza di circa 20/25 giorni, di cui abbiamo parlato in premessa.

 

Altri diagrammi

Il cosiddetto “butterfly diagram”, per quanto ancora incompleto nella rappresentazione del ciclo 24 è eloquente:

 

 

http://solarscience.msfc.nasa.gov/images/bfly.gif

Il ciclo 24 risulta paragonabile ai cicli più deboli, perlomeno dal 1880 in poi, in termini di numerosità delle macchie, in rapporto alla loro estensione (in sostanza la colorazione del grafico “a farfalla”). Risulta addirittura inferiore a tutti i cicli rappresentati, in termini di estensione delle macchie (ultimo grafico in basso).

Per quanto concerne lo stato di avanzamento dell’inversione dei poli solari (o, per meglio dire, il tentativo di inversione), l’ultimo dato disponibile (19 ottobre) su http://wso.stanford.edu/Polar.html#latest evidenzia un valore “filtrato” per l’Emisfero Nord pari a +1, ovvero inalterato rispetto alla rilevazione di 30 giorni prima. Dunque il cambio di polarità dell’emisfero Nord sembrerebbe essere avvenuto, sebbene a fatica. Per l’Emisfero Sud, invece, il percorso sembra essere ancora lungo, infatti i valori degli ultimi 2/3 mesi hanno fatto segnare una sensibile discesa, ma tuttora la distanza dalla “neutralità rimane sempre cospicua (+24). E’ bene precisare che tali valori sono soggetti, nel breve termine, a variazioni considerevoli, come si può osservare nei grafici proposti di seguito. Meglio quindi aspettare ancora un poco per avere maggiori e più sicuri elementi a disposizione.  In definitiva, risulta essere comunque poco probabile un’inversione in tempi relativamente brevi anche per questo emisfero. Storicamente, negli ultimi 30 anni, le inversioni sono avvenute a distanza di pochi mesi o al massimo di poco più di un anno. Ma, come testimoniato al link precedente, in nessun caso un emisfero si era trovato così distante dall’inversione e in progressione antitetica, mentre l’altro l’aveva appena effettuata, tant’è che la media dei due emisferi, pur in progressiva diminuzione, rimane tuttora abbastanza distante dalla neutralità.

Per una più immediata comprensione dello stato di avanzamento del fenomeno, si vedano i seguenti grafici, tratti dal sito di Leif Svalgaard: http://www.leif.org/research/WSO-Polar-Fields-since-2003.png, andamento dei due emisferi dal 2003 e http://www.leif.org/research/Solar-Polar-Fields-1966-now.png, andamento complessivo dal 1966. Per ulteriori informazioni in merito, si veda anche l’articolo http://solar-b.nao.ac.jp/news/120419PressRelease/index_e.shtml.

Le ultime immagini “Stereo Behind”, segnalano un nuovo possibile stallo dell’attività solare nelle prossime settimane: si nota una certa scarsità di regioni attive, in entrambi gli emisferi. Risulta sempre valida quindi la regola che occorre attendere ancora qualche mese per poter avere un quadro complessivo della situazione solare. Perlomeno occorre attendere l’inizio del 2013, quando secondo le previsioni NASA si raggiungerebbe il massimo del ciclo. E’ soprattutto essenziale comprendere se e quando vi sarà spazio per ulteriori massimi, prima del fisiologico declino del ciclo. L’estrema debolezza e variabilità di questo ciclo non lasciano ancora spazio ad interpretazioni univoche.

aaaaaa

Conclusioni

Questo ciclo è sicuramente una grande occasione per il mondo scientifico in quanto ci offre la possibilità di studiare “in diretta” situazioni che fino ad ora avevamo potuto solamente immaginare o “ricostruire” attraverso simulazioni, dati proxy e modelli matematici: molto probabilmente, e non siamo solo noi a dirlo, ci troveremo ad affrontare un periodo (forse anche relativamente “lungo”) di attività solare molto più bassa rispetto a quella a cui, in qualche modo, eravamo abituati. Ovviamente la prudenza ci impone di attendere conferme che necessiteranno, inevitabilmente, di parecchio tempo anche perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, il sole è assolutamente in grado di smentire in un baleno anche la previsione dei più “quotati” esperti di fama mondiale, e anche loro ne sono pienamente consapevoli. Che questo ciclo fosse lontano da quella presupposta “normalità” di cui abbiamo più volte parlato ne avevamo sentore già da prima che il profondo ultimo minimo solare terminasse, la parvenza di “normalità” dello scorso autunno, quando la progressione era parsa netta e, per la prima volta dal minimo, continua per qualche mese consecutivo aveva dato l’illusione che il ciclo 24 potesse essere solo un poco più debole di altri precedenti ma comunque “normale”. Gennaio ed in particolare Febbraio hanno fatto segnare un crollo difficilmente pronosticabile che ha di fatto minato l’ipotesi di un proseguimento “normale”, anche se contraddistinto da un debolezza di fondo. Il recente massimo di Luglio, pur inaspettato, ha avuto il carattere di episodio isolato, come quello di novembre 2011 e dunque non ha modificato il quadro complessivo. Agosto  e Settembre sono stati mesi interlocutori, senza “acuti”, pur con la novità del primo lieve calo del SSN, confermato e rafforzato dall’ulteriore calo di attività di Ottobre. Ciò avvalora ancor di più la possibilità che i due massimi trascorsi possano persino essere quelli assoluti del ciclo. Certo, non si può escludere ve ne sia qualche altro nei prossimi mesi o nel 2013, come indicato nelle previsioni NASA. La modesta attività degli ultimi mesi, tra i due massimi e da luglio in poi, è ben poca cosa se confrontata con quanto accadeva al Sole negli approcci al massimo dei passati cicli e non è in grado di sovvertire quanto sopra scritto. Solo in caso di una forte ripresa nei prossimi mesi si potrebbe riaprire il discorso circa la natura del ciclo 24. Attualmente sembra essere in corso una fase di  riequilibrio tra i due emisferi solari, dopo qualche mese di “spinta” più decisa da parte dell’emisfero Sud. Si tratta però di un riequilibrio al ribasso, almeno per ora. Che cosa ci riserverà il ciclo nei prossimi mesi? Un pronostico risulta comunque complicato ma, volendosi sbilanciare un tantino, la sensazione è che difficilmente riusciremo a vedere un Sole più attivo di quanto non lo sia stato nell’autunno scorso. E’ più probabile magari un relativo picco di attività dell’emisfero sud, magari coincidente con la probabile “prossima” inversione magnetica.

Vi lasciamo con un grafico che evidenzia l’andamento dell’attività solare in base al SSN: in blu la curva relativa al sole nel suo complesso, in rosso ed in verde lo stesso indice preso in considerazione rispettivamente per emisfero Nord e Sud; è evidente il tracollo dell’attività dell’emisfero Nord mentre il Sud, sebbene negli ultimi mesi abbia drasticamente ridotto la sua “spinta”, è ancora in fase di crescita…..

 

 

Restate sintonizzati per i prossimi aggiornamenti!

aaaaaa

Apuano 70 e FabioDue

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18 pensieri su “Rubrica Sole Ottobre 2012

  1. faccio notare che il dato di Luglio l’ho già aggiornato, e non è over 40
    ho quasi finito la tesi, ce la dovrei fare entro la prossima settimana, per cui a fine mese se va tutto bene il NIA’s sarà aggiornato

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  2. @FBO
    Bene, grazie, ho corretto il valore nell’articolo, ma a questo punto lascio il grafico così com’è. A dicembre correggeremo il tutto in base ai valori che avrai verificato. Per ora, dunque, la correzione è al ribasso.

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  3. L’ultimo grafico dell’articolo suggerisce qualche osservazione, almeno per gli ultimi tre cicli:
    l’emisfero sud raggiunge il suo massimo più tardi di quello nord, ma questo lo sapevamo già,
    il massimo assoluto del ciclo è sempre il primo; dunque il secondo, al quale contribuisce di più l’emisfero sud;
    infine, pare che il massimo dell’emisfero settentrionale sia il primo, se ce n’è più di uno, ma anche questo non ci deve sorprendere, specie ora che l’emisfero nord ha già invertito la propria polarità e dunque dovrebbe effettivamente aver superato il massimo.

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  4. Ciao FabioDue e Apuano.
    Sempre interessantissimo il vostro punto sulla situazione solare.

    Come giustamente sottolineato, il flusso solare in questi ultimi sei mesi ha mostrato un “battito” piuttosto regolare, sintomo di una attività magnetica sostanzialmente stabile nell’arco di una rotazione.
    A fronte di questa sufficiente regolarità, si è avuta una ben più marcata escursione per ciò che attiene il numero di macchie. In verità, parlando di macchie, i valori massimi, in buon accordo coi valori di picco del flusso, hanno scarti più confinati rispetto ai minimi. su quest’ultimi si ha una netta perdita in rapporto al flusso.
    Il fatto che il NIA’s SSN sia in buon accordo con il SIDC’s SSN number mi suggerisce l’idea che il solar flux 100 sia un po’ la soglia (riflesso dell’attività magnetica) sotto la quale si ha la perdita delle macchie più piccole. Infine credo che, come giustamente da voi sottolineato, sia davvero prematuro dar per morto questo cliclo, perlomeno sinché il flusso non sarà in calo per alcuni mesi consecutivi. Rimane tuttavia il forte sospetto che ci si trovi d’innanzi ad un ciclo dalton’s like.

    Voi che ne pensate ?

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  5. @Zambo
    E’ vero Zambo, il sunspot number mostra un analogo “battito” ma con escursioni molto marcate (in termini percentuali ovviamente, perchè non si possono confrontare le pere con le mele :-) ). Non ti so dire se ciò dipenda dalle modalità di calcolo del sunspot number (dovrei riguardare la formula per verificare se contenga delle non linearità che possano spiegare meglio l’escursione) oppure semplicemente quello che dici sulla scomparsa delle macchie minori al di sotto della soglia di SF=100.

    In termini più generali, dobbiamo attendere almeno l’inversione dell’emisfero meridionale prima di parlare di declino. E’ probabile, però, lo dicevo prima, che il massimo assoluto del ciclo sia quello che ci siamo lasciati alle spalle, almeno a giudicare dal comportamento dei cicli passati. Insomma, l’emisfero nord solitamente prevale in questo senso.

    Infine, siamo di fronte ad un minimo simile a quello di Dalton (due o più cicli deboli e poi ripresa), oppure simile a quello di Maunder (imminente scomparsa dei cicli per decenni) ? Per ora, concordo con te, sembra l’avvio di un minimo di Dalton.

    Tuttavia, non tutti gli studiosi concordano su questo punto, come sai.
    In particolare, Livingston e Penn, con la loro teoria sulla totale scomparsa delle macchie verso la fine di questo ciclo, ci suggeriscono un’evoluzione diversa. Sottolineo che, finora, la loro teoria è pienamente confermata dalle evidenze sperimentali.

    Vedere per credere: http://www.leif.org/research/Livingston%20and%20Penn.png

    E’ interessante, a mio avviso, in particolare il secondo grafico: la soglia di scomparsa delle macchie è stata fissata, per L. e P., a 1500 gauss.
    Ebbene, se la tendenza al declino dell’intensità magnetica delle macchie fosse confermata così come si è vista negli ultimi 14 anni, otterremmo una data di (presunta) scomparsa attorno al 2025 o appena dopo.
    Insomma, il ciclo 24, debole, probabilmente durerà più di 11 anni, e dunque presumibilmente terminerà verso il 2020-2022. Poi, seguirà un minimo lungo forse almeno come l’ultimo da poco trascorso. A quel punto, potremmo non avere un ciclo 25, oppure vederlo abortire quasi subito.
    Dunque Maunder-like, piuttosto che Dalton-like……….vedremo…..

    Che dici? Anzi, che ne dite?

      (Quote)  (Reply)

  6. @Zambo
    Ciao Zambo,
    in effetti potremmo trovarci di fronte ad un periodo Dalton-like ma a mio modo di vedere ci sono troppe analogie che lasciano più di un dubbio al riguardo: in un mio articolo precedente, http://daltonsminima.altervista.org/?p=19136 ho espresso i motivi per i quali non è assolutamente da escludere che il sole possa vivere un nuovo periodo di bassa attività simile al Maunder piuttosto che al Dalton.
    Tra l’altro la previsione formulata da Livingston e Penn relativamente al massimo di questo ciclo 24, se davvero dovessero confermarsi i valori attuali, sarebbe stata centrata praticamente in pieno (66 contro 66,9 ufficiali): se tanto mi da tanto la previsione per il ciclo25, se altrettanto valida, lascerebbe ben pochi dubbi al sottoscritto riguardo la natura del prossimo periodo di attività… vediamo, la strada è comunque ancora lunga…
    Bruno

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  7. @apuano70
    Perfetto :-) , non mi ricordavo più del tuo articolo di febbraio.
    La strada è ancora lunga, certo, però la teoria di Livingston e Penn regge ormai da 15 anni ed è difficile da spiegare pensando ad un minimo di Dalton.

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  8. Io invece non sono dichiarato fan del SSN.
    :smile:

    Come parametro solare per poter “ipotizzare” le future dinamiche dei prossimi cicli solari, io monitorerei con attenzione il campo magnetico dell’eliosfera.

    Nello specifico il suo valore in “nanoTesla” e in contemporanea l’indice “Ap”.

    Questi sono a mio parere gli indicatori più sinceri e veritieri, indicatori della vera e propria forza magnetica della nostra stella.

    Il grafico dell’indice Ap realizzato da Svalgaard ci parla di un indebolimento di tutta la struttura magnetica terrestre (vedi il minimo solare tra il 2009 e 2010) come non lo si era registrato negli ultimi due secoli.

    Vedi la linea verde.

    La domanda che mi sorge spontanea è allora …..
    Se questo è il massimo solare e l’indice Ap è cresciuto di così poco…e se Livingston&Penn hanno ragione che razza di indebolimento magnetico ci troveremo a vivere tra una decina di anni fra l’SC24 e l’SC25 ?

    http://www.leif.org/research/Ap-1844-2012.xls

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  9. @Michele
    Sono d’accordo con te ma l’SSN è comunque un “riflesso” del livello della forza magnetica solare e comunque, volente o nolente, l’unico in grado di darci uno straccio di paragone con il passato… 😉
    Bruno

    OT: ma sta benedetta cena??? tra poco è Natale!!!

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  10. So di essere noiso, ma insisto.
    Il numero di macchie è si un indicatore dell’attività magnetica del Sole, ma la loro interpretazione è derivata da un fatto osservativo umano e non di natura strettamente fisica.
    L’attività (magnetica) del Sole nel suo complesso è mappata in modo significativo dal flusso e non dalle macchie, poiché queste perdono correlazione col flusso in minimi profondi.
    E’ evidente anche a tutt’oggi ciò. Ciò è dovuto al probabile meccanismo intuito da Livingston&Penn, ma quel meccanismo introduce un elemento chiave, ossia un livello di soglia.
    La natura funziona così. Vale per le macchie, per la neve, per gli uragani, per la meccanica quantistica, per una marea di fenomeni naturali.
    In tal senso io vedo il limite della trattazione di Livingston&Penn, ossia arrivi ad un certo punto e la funzione da loro individuata perde significato, poiché il contesto fisico in cui accadono gli eventi risponde differentemente alle forzanti.
    Almeno da che so io, essendo il flusso un’espressione estesa dell’attività magnetica della stella, ad oggi questo è considrato come elemento integrante e validissimo delle ricostruzioni a lungo periodo dell’irraggiamento del Sole. Si lo si mappa da poche decine d’anni, tuttavia la calibrazione su questo parametro fisico è cruciale ben più del discorso macchie.

      (Quote)  (Reply)

  11. Zambo, sono così d’accordo con te che da qualche anno sostengo di fidarmi prima di tutto proprio del solar flux, più di qualsiasi altro parametro. Non a caso nella rubrica lo teniamo in grande considerazione.

      (Quote)  (Reply)

  12. OT:

    http://www.repubblica.it/ambiente/2012/11/18/news/livello_marino-46260903/?ref=HREC2-5

    non mollano:

    “La prima misura in ordine di tempo e di importanza è tagliare le emissioni di gas-serra cioè ridurre l’impiego di combustibili fossili”, dice Zecca. Efficienza energetica, questa la parola d’ordine. Proprio mentre state leggendo questo articolo, avverte Zecca, “la temperatura si sta alzando e il livello del mare anche. Continueranno a farlo per cento o duecento anni e non chiedono il permesso ai governi”.

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  13. @alessandro
    Concordo circa la necessità di ridurre l’impiego di combustibili fossili, ma non tanto per ridurre le emissioni di anidride carbonica, quanto piuttosto per abbattere tutti gli inquinanti, a cominciare dalle polveri, specie quelle sottili.
    Riguardo l’innalzamento del livello dei mari, sono scettico, l’articolo parla di previsioni a 80-90 anni (stiamo scherzando, vero? .:-o) , che sono state corrette al ribasso e di molto: ricordo che qualche tempo fa si parlava di metri, o sbaglio?.

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  14. Abbiamo un grande prominenza solare, localizzata nell’emisfero sud, che sta per posizionari fronte Terra. Un suo eventuale collasso potrebbe produrre una grande CME.

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  15. @Zambo
    Ciao Andrea, anch’io la penso esattamente come Fabio, tuttavia ritengo che non sia del tutto giusto “perdere” quel poco di riferimento che abbiamo rispetto ai cicli del passato abbandonando l’SSN: se anche il SIDC si ostina a mantenerlo in essere un motivo valido dovrà pure averlo…
    Per quanto riguarda appunto il solar flux o l’indice AP citato da Michele, abbiamo un database di osservazioni dirette estremamente esiguo salvo poi ricorrere a ricostruzioni varie e dati proxi…. è pur vero che anche l’affidabilità del SSN è quella che è (e i lettori più affezionati di NIA hanno ben chiaro a cosa mi riferisco…) ma quattro secoli di osservazioni dirette (benchè si tratti di un istante se paragonato alla vita del nostro sole) sono comunque un punto di partenza non trascurabile….
    Bruno

      (Quote)  (Reply)

  16. E nn dimentichiamoci che abbiamo anche il nostro conteggio, che mi assumo la responsabilità di asserire essere di gran lunga più veritiero di quello ufficiale del Sidc!

    Simon

      (Quote)  (Reply)

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