Archivi del mese: gennaio 2017

Il clima, se lo conosci non ti uccide

In questi giorni di freddo intenso al nord e maltempo al sud, impazzano gli articoli di giornali e gli interventi di “esperti” che ricorrono al solito schema del Riscaldamento globale (Global warming). Ma vediamo come stanno davvero le cose.

Temperature e precipitazioni: L’anomalia dell’inverno 2016-2017

L’inverno 2016-2017 è stato fin qui segnato da una sensibile carenza di precipitazioni al Nord, cui sono corrisposte precipitazioni abbondanti al centro-sud, spesso in forma nevosa, il tutto accompagnato da temperature che a partire da gennaio si sono collocate su valori decisamente inferiori alla norma su tutta l’area italiana.

Limitandoci a quanto accade in Lombardia, ho riportato in tabella i dieci bimestri dicembre-gennaio meno piovosi della serie storica di Milano (dal 1764 al 2000 ho utilizzato i dati di Milano Brera mentre dal 2001 ho fatto ricorso a dati misurati direttamente da me). Come si vede, il bimestre dicembre 2016 – gennaio 2017 è al momento il meno piovoso in assoluto, seguito a ruota da 1873-74, 1883-84, 1835-36 e 1980-81. Tuttavia questa classifica non è ancora definitiva in quanto le previsioni indicano la possibilità di modesti quantitativi di precipitazione per il 28 gennaio (1-2 millimetri di pioggia su Milano) e quantitativi più consistenti dal pomeriggio del 31 gennaio, allorché è atteso l’ingresso sulla nostra area di una robusta saccatura atlantica che dovrebbe apportare precipitazioni abbondanti soprattutto per l’1 febbraio.

A onor di cronaca ricordo poi che su Milano il 2016 ha presentato una piovosità lievemente superiore alla norma (1040 mm contro una media trentennale 1981-2010 di 976 mm), frutto della piovosità abbondante di febbraio, maggio, giugno, ottobre e novembre.

Parlando poi di quanto accade in Lombardia, per la quale si è già da più parti parlato di siccità, mi limito solo a segnalare che:

1. non si può parlare di siccità in termini agronomici poiché in inverno le colture sono in riposo vegetativo e dunque hanno necessità idriche modestissime

2. la norma climatica prevede che il minimo precipitativo dell’anno a Nord del Po si registri proprio fra dicembre e gennaio, per cui l’auspicio è che il trimestre febbraio-aprile, che specie dopo la metà di febbraio è di norma segnato da precipitazioni abbondanti, consenta di riassorbire l’anomalia negativa manifestatasi in questi due mesi.

Cambiamento climatico ed eventi estremi

Dobbiamo a questo punto domandaci se le anomalie precipitative dell’inverno 2016-2017 siano in qualche modo causate dal fenomeno del Global Warming, e cioè dall’aumento delle temperature medie in superficie cui stiamo assistendo dalla fine della Piccola Era Glaciale e che per il periodo 1850-2015 è stimabile in +1,3°C a livello europeo e +0,85°C a livello globale (di cui +0.69°C nel XX secolo). Su questo argomento i media si lanciano spesso in elucubrazioni che tendono ad associare al Global Warming qualsiasi anomalia (ondate di caldo, ondate di freddo, fasi siccitose, fasi a piovosità eccessiva, ecc.). Si deve essere molto prudenti nello stabilire nessi causali di questo tipo, vuoi perché il Global Warming è un fenomeno globale mentre noi ragioniamo in genere di fenomeni molto più locali (o meglio “a mesoscala” in termini meteorologici, come lo sono una siccità padano-alpina o le nevicate sul centro Italia), vuoi perché i risultati delle ricerche scientifiche sono tutt’altro che concordi in tal senso, tant’è vero che i ricercatori negli ultimi anni hanno ad esempio messo in luce che (in parentesi metto i lavori scientifici da cui emergono queste evidenze):

– la frequenza degli eventi alluvionali in Europa è stata sensibilmente più bassa durante le fasi calde (es: optimum romano, optimum medioevale) che durante quelle fredde (es: piccola era glaciale) (Wirth et al., 2013; Glaser et al., 2010).

– nel XX secolo a livello globale una larghissima parte delle stazioni meteorologiche (oltre il 90%) non manifesta tendenze all’incremento delle precipitazioni intense (Westra et al., 2013). Preciso che tali analisi sono state condotte su dati giornalieri in quanto i dati orari sono in gran parte di durata troppo breve e di qualità troppo scadente per poterci lavorare.

– a livello globale il rischio di siccità non ha manifestato variazioni di rilievo negli ultimi 60 anni come ci dimostra ad esempio un lavoro uscito su Nature nel 2012 a firma di Justin Sheffield e altri e dall’emblematico titolo “Little change in global drought over the past 60 years”.

Antiche cronache

Per restituirci un poco di senso della realtà, consiglio la lettura di alcuni brani tratti da cronache più o meno antiche che evidenziano, spesso con tono accorato, i gravi problemi che i nostri antenati vissero in tempi non sospetti di Global Warming.

TIRANO 1619  «Il 30 ottobre: …Il raccolto dell’uva che si è fatto in questi giorni in generale fu scarso ma il peggio è che nei luoghi più caldi e nelle migliori situazioni non si è rinvenuto un grappolo maturo. La costiera di sopra S. Gervaso non presentò che uve, se non in uno stato, quale solitamente si osserva nel mese di Agosto, cioè senza avere ombra di tintura. Il vino dell’anno scorso si paga l. 214 alla soma…».
(D. Zoia, Vite e vino in Valtellina e Valchiavenna – La risorsa di una valle alpina, Sondrio, 2004).

CLUSONE 1815-1816 «Le due estati degli anni 1815-1816 furono cattivissime, fredde, burrascose […] così che nelle nostre valli […] fu un raccolto così scarso che non vi è memoria di simile. Le famiglie, quasi tutte, sono senza grani e senza soldi e di cento famiglie, ottanta vanno questuando, ma con poco utile perché in giornata sono pochissime le famiglie che possono fare limosine. Si introducono anco nei nostri paesi  in questi due anni, li pomi di terra, ossia patate, ma in poca quantità e la maggior parte furono derubate in tempo immaturo senza profitto” e poi “[nel 1815] la primavera fu tardiva per la gran neve e terminò di scoprirsi la campagna solo alla metà di aprile e li frumenti erano tutti, o quasi tutti morti. L’estate fu sempre fredda e piovosa e si raccolse quel poco frumento che era rimasto, solo in agosto. L’anno 1816 fu freddo e di grandiose piogge, con danni grandiosi su fiumi e torrenti».
(A.M. Pedrocchi, 2013. Ol feròs. Giovan Maria Pedrocchi, un borghese bergamasco tra ‘700 e ‘800, Centro culturale Baradello, Clusone, 191 pp.)

TOSCANA, 1765: Il freddo «fra le ore 2 e 4 della mattina del 14 aprile 1765 in momenti bruciò nelle pianure della Toscana gli Occhi delle viti, dei Peschi dei Fichi e dei Noci…», tanto che «da molti anni in qua abbiamo perso la bussola e non si riconoscono più le stagioni… abbiamo avuta la primavera nell’inverno, l’inverno nella primavera, la primavera nell’estate e l’estate è iniziata a mezzo settembre». Insomma «l’ordine antico delle stagioni pare che vada pervertendosi, e qui in Italia è voce comune, che i mezzi tempi non sono più».
Giovanni Targioni Tozzetti, 1767. Cronica meteorologica della Toscana per il tratto degli ultimi sei Secoli relativa principalmente all’Agricoltura (Alimurgia, pt. III).

MEAUX (Francia), 1788: «Nel 1788 non c’è stato inverno, la primavera non è stata favorevole alle colture, ha fatto freddo, la segale non è stata buona, il grano è stato abbastanza buono ma il caldo eccessivo ha disseccato i chicchi, cosicché il raccolto di grano era molto scarso….; il 13 luglio c’è stata un’ondata di grandine che, cominciata dall’altra parte di Parigi, ha attraversato tutta la Francia fino alla Picardia e ha fatto grossi danni; la grandine pesava 8 libbre e ha falciato grano e alberi al suo passaggio; si estendeva su una fascia larga due leghe e lunga 50…..; invece la vendemmia è stata buonissima e i vini eccellenti. L’uva è stata raccolta a fine settembre; il vino valeva 25 lire dopo la vendemmia e il grano 24 lire dopo il raccolto.
Dal diario di un viticoltore dei dintorni di Meaux (fonte: Emmanuel Le Roy Ladurie, 2011. Les Fluctuations du climat de l’an mil à aujourd’hui, avec Daniel Rousseau et Anouchka Vasak, Fayard, 332 pages).

TOSCANA, 1590: «Trovandosi la Toscana afflitta da grandissima Carestia, e non essendo potuti ottenere Grani dalla Sicilia, dal Levante, dalla Barberia, state le male Ricolte, che erano state ancora in quei Paesi soliti essere Granaio dell’Italia, il serenissimo Granduca Ferdinando I, con somma prudenza riflettè, che le medesime Cause Meteorologiche, dovevano aver cagionato una copiosissima Ricolta nei paesi più settentrionali di noi. Perciò si voltò alle più remote Provincie verso il Baltico, allora non molto praticate, e spedì per le poste a Danzica Riccardo Riccardi Gentiluomo fiorentino, ricchissimo e principalissimo Mercante, per incettar Grani e Biade, ed in questa maniera, da niun’altro prima immaginata, gli riuscì di metter l’abbondanza nella Toscana».
Giovanni Targioni Tozzetti, 1767. Cronica meteorologica della Toscana per il tratto degli ultimi sei Secoli relativa principalmente all’Agricoltura (Alimurgia, pt. III).

Quale morale

Da queste cronache emerge on evidenza il fatto che l’età dell’oro non è mai esistita e che le anomalie termiche e pluviometriche affliggono da sempre i nostri simili. Emerge inoltre che determinante per evitare gravi danni a cose e persone è da sempre la previdenza (idonee scorte di cibo ed energia, mezzi operativi in buono stato di manutenzione, ecc.) e la capacità di auto-attivazione delle comunità locali (che oggi potremmo chiamare principio di sussidiarietà o “aiutati che il ciel t’aiuta”).

C’è poi da considerare un aspetto di cultura generale su cui da anni mi capita di insistere ma con risultati all’apparenza scarsi, almeno a giudicare da quanto viene costantemente riproposto sui grandi media: a Est dell’Italia c’è la Siberia che nella stagione invernale è il “polo del freddo” del nostro emisfero, ospitando le masse d’aria più gelide in assoluto. In tali condizioni, che si ripetono tutti gli inverni, è sufficiente che un anticiclone si piazzi sul Centro-Nord Europa in idonea posizione per far si che l’Italia sia investita dall’aria siberiana con ondate di freddo i cui casi più estremi negli ultimi 100 anni sono stati nel febbraio 1929, nel febbraio 1956, nel gennaio 1985 e nel febbraio 2012 (in media un caso ogni 25 anni). Per questo, prima ancora di ragionare di cambiamento climatico aderendo a slogan ottusi del tipo “farà sempre più caldo”, occorrerebbe prima di tutto ragionare del nostro clima e di come esso si comporta, e questo ad iniziare dalle scuole.

E smettiamola per favore di dire che “il clima è impazzito”. È questo infatti un luogo comune falso e che purtroppo frulla nelle teste dei nostri concittadini da oltre 2000 anni, come ci dimostra il fatto che di esso ebbe a suo tempo a lamentarsi il grande agronomo romano Lucio Moderato Columella (Cadice, 4-70 d.C.) nell’introduzione al suo De re rustica: “Io odo spesso gli uomini principali di Roma lagnarsi, chi della sterilità dei campi, chi dell’intemperie dell’aria, nociva alle biade da lungo tempo in qua… Quanto a me, Publio Silvino, tengo tutte queste ragioni per lontanissime dalla verità”.

Il clima va conosciuto, perché se lo conosci non ti uccide.

Fonte : http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-clima-se-lo-conosci-non-ti-uccide-18741.htm

Da El Nino a El Nino … nessun riscaldamento globale

La Terra ha sperimentato recentemente due super eventi El Nino : nel 1997/1998 e nel 2015/2016. Dopo tutto questo ci si aspettava che il 2016 doveva essere l’anno più caldo da quando si registrano le temperature satellitari dal 1979. Tuttavia, l’incremento è stato di soli 0,02 °C nel corso del 1998. Questo non è statisticamente significativo secondo il dottor Roy Spencer, analizzando i dati del sistema satellitare UAH . (Il margine di errore è di 0,1 ° C, molto maggiore della differenza tra gli anni El Nino.) Il grafico sopra mostra i risultati UAH. Un’analisi satellitare separata dal Remote Sensing Systems (RSS) è giunta alla stessa conclusione.

I satelliti misurano la temperatura della troposfera inferiore, la nostra porzione di atmosfera. Queste misure forniscono un quadro più realistico della temperatura globale di quanto non facciano misure di superficie. Essenzialmente, la temperatura globale ora è la stessa come era circa 18 anni fa.

Il precedente El Nino ha avuto un forte crollo, seguito da un forte raffreddamento con l’evento della La Nina. La Nina tra il 2016/2017 sembra aver avuto inizio a metà del dicembre 2016, ed è quindi logico aspettarsi un raffreddamento durante la prima metà del 2017, con l’attuale El Nino che dovrebbe essere debole.

I media possono ancora annunciare il 2016 come l’anno più caldo di sempre. Per qualche prospettiva su che vediamo una prospettiva più a lungo.

Una cosa che i media non possono menzionare è che le nostre emissioni di anidride carbonica sembrano aver avuto alcun effetto sulla temperatura globale. Questo è stato recentemente notato da l’australiana Jo Nova nel suo articolo “A partire dal 2000 gli esseri umani hanno emesso il 30% della totale CO2, ma non c’è nulla da mostrare per questo.” C’è stata una pausa di 18 anni nel riscaldamento globale.

Se la CO2 si suppone che sia la causa principale del riscaldamento globale, perché la grande emissione di CO2 non ha avuto un grande effetto ? Secondo il Dipartimento per l’energia “, dal 1751 circa 337 miliardi di tonnellate di carbonio sono stati rilasciati nell’atmosfera dal consumo di combustibili fossili e la produzione di cemento. La metà di queste emissioni sono verificate dal 1970, e il 30% di queste si sono verificate durante l’evento El Nino record del 1997/1998 . Non vi è alcuna indicazione che tutta questa CO2  sta producendo un riscaldamento globale.

Sia l’america del nord che l’europa stanno vivendo un freddo record. L’Oceano Atlantico del Nord si  sta rapidamente raffreddando a partire dalla metà degli anni 2000. ( Fonte ) Inoltre, l’attività solare è ora ad un punto basso e molti scienziati ritengono che il prossimo ciclo sarà ancora debole. I periodi di cicli solari deboli sono associati a periodi di raffreddamento globale.

Sembra che qualsiasi presunto effetto di riscaldamento globale dovuto alla CO2 potrà essere sopraffatto dalle variazioni naturali del clima.

 

Fonte : https://wryheat.wordpress.com/2017/01/17/el-nino-to-el-nino-no-net-global-warming/

Un caldo mai visto? Che superficialità questi “esperti” meteo

Le balle sul riscaldamento globale

Una volta si additava con commiserazione a quello che, incapace d’altro, si buttava in politica.

Oggi non è più così, però. Oggi, quando uno si ritrova al cospetto del proprio fallimento, può fare il meteorologo. I professionisti del campo sono pochissimi, ma di sedicenti meteorologi ve n’è gran copia: non è necessario abbiano studiato, devono solo ripetere le previsioni che i primi diffondono in rete, come le meteorine del grande Emilio Fede, che però si guardavano bene dal camuffarsi da scienziate.

Il sedicente meteorologo fallito, poi, incapace di azzeccare previsioni entro le 48 ore, si butta in climatologia, un campo ove si può parlare a briglia sciolta: fra 100 anni l’Italia sarà desertificata. E chi controlla? Rispetto ai pochissimi professionisti, pure i sedicenti climatologi proliferano. Ne cito due. Uno è Al Gore che, buttatosi prima in politica, si buttò poi nella climatologia. Gli diedero il Nobel, e in occasione della prolusione alla consegna del premio, al cospetto degli sbigottiti reali di Norvegia, azzardò la previsione che di lì a 7 anni il Polo Nord si sarebbe completamente sciolto: era il 2007 e, fosse stato meno stupido, si sarebbe compromesso di meno se solo si fosse allargato ad anni oltre la propria aspettativa di vita, che so 70 anni invece che 7.

L’altro, Luca Mercalli, non avrei mai immaginato fosse un fesso. Anzi. Però è egli stesso che ci informa di esserlo nella conclusione ad un articoletto sulla Stampa di ieri. A dire il vero, laureato in agraria o geografia (non è dato sapere bene) e sedicente climatologo, questo Mercalli nella classe degli stupidi mette con se stesso anche il resto dell’umanità, ma pazienza. La ragione per cui egli afferma di essere tonto è, pensate un po’, perché il giorno prima a Milano ha fatto più caldo della norma. A conferma della stupidità di cui l’articolista si sente afflitto, ci sarebbe la circostanza che egli addossa alle attività industriali la colpa della scarsità di neve nel giorno 27 dicembre 2016. Oggettivamente la cosa è stupida, e ci viene difficile contraddire l’opinione che il Mercalli ha di sé. Per dire: il record di abbondanza di neve in Italia si ebbe quando ne caddero 2 metri e mezzo in 24 ore, ma era il 5 marzo dell’anno scorso, non di un secolo fa. Per converso, la temperatura più alta mai registrata al mondo occorse, appunto, un secolo fa: 57 gradi in California, il 10 luglio del 1913, più precisamente. Comunque, questo Mercalli non dovrebbe essere così severo con se stesso: Al Gore lo ha battuto di tre spanne.

Fonte : http://www.ilgiornale.it/news/politica/caldo-mai-visto-che-superficialit-questi-esperti-meteo-1346635.html

Anomalie Temperature e Precipitazione Italia – Dati CNR Dicembre 2016

Questi sono i Dati del CNR, sono quindi le anomalie ufficiali Italiane e sono calcolate basandosi sulla rete AM/Enav integrando anche gli osservatori più antichi sparsi per la penisola, la media di riferimento è la 71-00 utilizzata ufficialmente anche dell’Aeronautica e che dal 2011 è divenuta quella ufficiale anche per l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ( OMM ).

Anomalia Temperature Dicembre 2016 :

Il mese chiude con un’anomalia positiva pari a  +1.10°C , ed è il 18° mese di dicembre più caldo dal 1800. Il record spetta al dicembre del 1825, con una temperatura superiore alla media di riferimento pari a +3.14°C .

Anomalie Precipitazioni Dicembre 2016 :

Il mese chiude con un deficit del -60% ed è il 204° mese di dicembre più secco dal 1800. Il record di mese più secco spetta al dicembre del 1851 con un deficit del -91%.

 

Fonte : http://www.isac.cnr.it/climstor/climate_news.html

Franco Battaglia su l’attività solare e il clima

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Le temperature della Terra, quindi il Meteo ed il Clima, sono sempre state influenzate dall’attività solare e dall’energia che la nostra Stella emette.
Fin da periodi assai remoti, i documenti asseriscono dell’importanza della presenza di macchie solari, più o meno numerosa, e relativo impatto; i primi documenti in tal senso provengono dall’antica Cina, nel 12 a.C. quando i poco fortunati meteorologi iniziarono le loro rudimentali osservazioni della superficie solare ed osservarono per la prima volta le “macchie”, ovvero aree di elevata perturbazione magnetica e termica della superficie. Notarono come, all’incrementare delle stesse il meteo risultasse più caldo e viceversa. Si sa, l’antica Cina non perdonava nulla, l’errore delle previsioni costava loro letteralmente la testa…
Gli studi odierni, fatti di ricostruzioni sulle concentrazioni di radioisotopi (Carbonio e Bario), sul contenuto in Ossigeno degli acheobatteri, diffusione e concentrazione dei microrganismi primordiali, nonché sulla dendrocronologia e geologia, ci permettono di comprendere gli sviluppi meteorologici, quindi ricostruire il clima del Pianeta e l’influenza solare.
I minimi solari, e periodi di gelo a noi più noti sono il Minimo di Oort, Minimo di Wolf, Minimo di Sporer, Minimo di Maunder… 1050>1150… 1270>1370… 1440>1470… 1645>1715… il minimo di Dalton non può essere considerato come mini era glaciale (LIA o PEG), ma un periodo di freddo costante con un solo picco minimo… Tutti i minimi termici sono stati preceduti ed accompagnati da un’attività solare ridotta e seguiti da un’attività solare elevata con incrementi termici medi superiori ai 4.5°C e fino a 7.5°C, con un andamento di +0.45°C>+0.75°C per decennio.
Complessivamente sono 27 i minimi associati per una durata complessiva di 1900 anni, pari al 17% dell’estensione temporale esaminata.
L’attuale periodo di riscaldamento ha inizio già nel medioevo, con un unico punto di interruzione (LIA) nel 1600, appunto il Minimo di Maunder, ed una costante crescita termica associata all’attività solare rallentata solo dal Minimo di Dalton alla fine del 700.
L’attuale picco termico ha avvio già nel 1800, non associato alle emissioni di anidride carbonica ma all’incremento dell’attività solare post-Dalton, con una pausa agli inizi del 1900 ed una rapida crescita a partire dal 1940 in accordo con un’attività solare crescente, massima attività solare terminata già nel 2015. Oggi è in costantemente ridimensionamento, ma il periodo considerato è il valore più elevato di attività negli ultimi 4000 anni. In una serie di 11 mila anni sono stati identificati 19 massimi solari e corrispondenti periodi di riscaldamento del pianeta, medioevo compreso.
Gli studi sono molteplici, tutti regolarmente registrati e convalidati, ovviamente sottostimati o contestati solo da coloro che preferiscono attribuire all’Anidride Carbonica ogni causa e male di quanto avviene sulla Terra, forse perché è indice ed associazione della crescita del benessere globale, al pari della densità energetica.

http://www.clim-past.net/12/1879/2016/cp-12-1879-2016.pdf

https://www.researchgate.net/publication/307894966_The_Influence_of_Solar_System_Oscillation_on_the_Variability_of_the_Total_Solar_Irradiance

https://www.researchgate.net/publication/310786797_Climate_variability_and_lake_ecosystem_responses_in_western_Scandinavia_Norway_during_the_last_Millennium

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0031018217300044

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1367912016303194

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2016JC012458/abstract;jsessionid=3E09EF629F0463154DD0241814C69023.f04t03

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379116306308

https://link.springer.com/article/10.1007/s00024-016-1420-y

 

Fonte : https://www.facebook.com/BattagliaFc/photos/a.152260968173065.37556.151749201557575/1286730841392733/?type=3