27 pensieri su “Per il prestigioso osservatorio belga, il SIDC, siamo Spotless !

  1. carmelo,
    Condivido la conclusione tratta da Di Battista. Anche io non comprendo gli opposti estremismi, I catastrofisti di segno opposto.
    Condivido però la tua osservazione: il sunspot number dei cicli di 100 anni fa è da ritenersi approssimato per difetto di circa il 5%, quello dei cicli del Minimo di Dalton ben di più, forse del 20%, forse oltre. Non sono considerazioni mie ma del SIDC.
    Quindi I confronti con cicli di 200 anni fa ed oltre debbono essere compiuti con cautela.

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  2. Come il prestigioso … ?
    Ma se in questi anni non avete fatto altro che diffamarlo accusandolo di doppio standard, di incompetenza, di mala fede etc…
    Adesso perche’ non vedono macchie diventa ai vostri occhi prestigioso ?
    Mah….

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  3. Leffe:
    Come il prestigioso … ?
    Ma se in questi anni non avete fatto altro che diffamarlo accusandolo di doppio standard, di incompetenza, di mala fede etc…
    Adesso perche’ non vedono macchie diventa ai vostri occhi prestigioso ?
    Mah….

    La linea ufficiale del blog è che I conteggi attuali del SIDC, in quanto assai rigorosi, non sono ben confrontabili con quelli passati.
    Lo dico perchè qualche anno fa ho personalmente promosso un contatto diretto con il SIDC e ho pubblicato la loro cortese risposta.
    Inoltre segnalo che il blog ha un conteggio alternativo del SN, per la ragione sopraesposta.
    Se poi qualche utente ne ha approfittato per eccessi verbali, il blog non ne risponde.

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  4. Buonasera a tutti,
    ho letto il commento al mio articolo pubblicato su Meteogiornale il 16 luglio. Mi viene ‘imputato’ di commettere «sempre lo stesso errore di fondo: non tener conto della precisione degli strumenti di misurazione moderni rispetto a quelli ‘d’epoca’».
    In effetti, il SIDC parla d’un possibile errore fino al 25% per le osservazioni anteriori al XIX secolo. A voler fare i pignoli, il Minimo di Dalton (1798-1823, ma per alcuni 1798-1833) è successivo a questo limite. Ma soprattutto, il SIDC non specifica se si tratti di sotto o sopravvalutazione: accanto a strumenti meno evoluti degli odierni, ma di livello tecnico sufficiente per un’osservazione dettagliata anche di macchie minime, c’è il problema della scarsità di osservatori e della non completezza delle serie. Quest’ultimo elemento porta statisticamente ad affermare che i dati mancanti, in parte positivi, in parte negativi, produrranno un effetto di compensazione intorno al valore ufficialmente riconosciuto, perché entreranno in gioco variabili come l’acutezza dell’osservatore e l’ora stessa dell’osservazione (i pore, ad esempio, possono diventare invisibili nell’arco di poche ore). Insomma, pur tenendone conto, sono portato a non attribuire molta importanza a tali elementi.
    Oltre allo SSN, l’unico altro indice di confronto fra l’oggi e il Minimo di Dalton di cui disponiamo, è quello relativo agli Spotless days. Le ricostruzioni più accurate offrono questi totali:
    ciclo 5 = 1.358 giorni
    ciclo 6 = 2.236 giorni
    ciclo 7 = 1.533 giorni
    Per inciso, a motivo del totale del ciclo 7 , alcuni lo indicano come parte integrante del Minimo di Dalton (1798-1833 quindi). Se pur volessimo ritarare questi dati, ritenendoli in eccesso del 20%, otterremmo questo scenario:
    ciclo 5 = 1.132 giorni
    ciclo 6 = 1.863 giorni
    ciclo 7 = 1.278 giorni
    L’operazione è un po’ arbitraria, ma ci condurrebbe comunque alla constatazione che siamo ben al di sopra del ciclo 24 (817 Spotless days tra il 27 gennaio 2004 e il 14 agosto 2011; il giorno bianco dello scorso 17 luglio, se confermato dai conteggi ufficiali, a mio parere finirà per essere già inscritto nella transizione dei cicli 24/25). Per quanto ritarati inoltre, i 1.132 Spotless days del ciclo 5 superano anche tutti i totali successivi al 1849, compresi i 1.028 giorni della transizione fra i cicli 11/12.
    Ecco perché, scrivendo per lettori meno specializzati (o più generalisti) di quelli di questo blog «commetto sempre lo stesso errore di fondo»: mi baso su dati ufficiali che lo stesso SIDC non ha mai ritenuto di sottoporre a processo di omogeneizzazione, in analogia a quanto avviene per le serie meteorologiche, pur non dimenticando che il numero di Wolf osservato è ricalcolato con un coefficiente di riduzione pari a 0,6.
    In sostanza, ritengo che il ciclo 24 abbia stimolato un’attenzione verso le dinamiche solari anche tra i profani (me compreso, dato che sono un giornalista), permettendo un positivo scambio di dati e di conoscenze. Ognuno di noi, è proprio della natura umana, vorrebbe poter essere testimone d’un cambiamento epocale (nel campo della climatologia, come in molti altri dell’esistenza), ma nell’ansia di affermare ‘io c’ero’, oppure ‘io l’avevo detto’, rischiamo di commettere un errore capitale: confondere le nostre speranze con la realtà fattuale. È ragionevole pensare che una diminuzione dell’attività solare possa incidere sulle temperature terrestri, come ragionevole è ritenere che il Modern grand maximum sia in gran parte responsabile del Riscaldamento globale: ma non tutto ciò che è ragionevole, automaticamente rispecchia l’oggettività dei fatti.
    Per tornare al mio articolo e dar conto del titolo, noto fra i post (non necessariamente di questo blog) aspettative eccessive rispetto a eventi normali, che rimbalzando fra i social assumono i contorni della certezza: come ho scritto, il fatto che a questo punto del ciclo si manifesti uno Spotless day (ma potrebbero essere di più) non è eccezionale; riporta semmai a quella condizione a cavallo del XX secolo (da alcuni definita Minimo di Damon) verso cui il Sole sembra indirizzato. Ma che lo sia veramente, solo a valle lo sapremo: forse tra dieci, forse tra vent’anni. Nel frattempo, è comunque un gran progresso poter disporre in tempo reale di dati da incasellare e su cui costruire medie e statistiche: la conoscenza, in fondo, è qualcosa che vien su mattone dopo mattone. Grazie per l’attenzione.

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  5. Leggo con piacere la replica di Di Battista, del quale seguo spesso gli articoli su MTG, segno che il nostro blog viene letto da più persone e specialisti di settore di quelli che immaginiamo.

    Senza voler rispondere direttamente, mi limito a riepilogare le ragioni della peculiarità del ciclo 24, che meritano perlomeno di essere indagate ed approfondite ulteriormente:

    – l’avvio è stato segnato da un minimo caratterizzato da 820 giorni spotless, un numero ragguardevole per il XX secolo, anche se non record;

    – il ciclo 24 è risultato sistematicamente più debole dei cicli immediatamente precedenti (19-23);

    – le macchie sono risultate in numero inferiore e più piccole (aree più ridotte) oltre che ad attività più ridotta rispetto ai cicli immediatamente precedenti;

    – il polo nord solare, per la prima volta dal 1976 (da quando esiste la misura), ha invertito polarità meno di due anni dopo l’inversione precedente (che si riteneva essere quella classica in corrispondenza del massimo); a causa dell’inversione anche del polo sud, ora il Sole è in configurazione monopolare, le cui implicazioni sono tutte da stabilire;

    aggiungo che, già prima del ciclo 24,

    – il campo magnetico solare si era progressivamente smorzato;

    – il campo magnetico delle macchie solari ed il loro contrasto (umbrae) si erano progressivamente ridotti, come notato da Livingston e Penn, anche se ora sembrano essersi stabilizzati.

    Tutti questi elementi, messi insieme, suscitano interrogativi ai quali per ora non si riesce a dare una risposta convincente. Ma stuzzicano l’interesse di studiosi e profani.

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  6. Leffe,

    Leffe:
    Come il prestigioso … ?
    Ma se in questi anni non avete fatto altro che diffamarlo accusandolo di doppio standard, di incompetenza, di mala fede etc…
    Adesso perche’ non vedono macchie diventa ai vostri occhi prestigioso ?
    Mah….

    Leffe:
    Come il prestigioso … ?
    Ma se in questi anni non avete fatto altro che diffamarlo accusandolo di doppio standard, di incompetenza, di mala fede etc…
    Adesso perche’ non vedono macchie diventa ai vostri occhi prestigioso ?
    Mah….

    beh si!
    visto che l’osservatorio di Bruxelles è uno dei pochi che ancora oggi usa il fattore correttivo di 0.6 per calcolare il sunspot number dal numero di wolf
    ed è inoltre solo uno dei tantissimi centri astronomici che manda le proprie osservazioni al SIDC
    il titolo è fuorviante, in quanto l’osservatorio di bruxelles è gestito direttamente dal SIDC, ma nel corso del tempo abbiamo visto come venga spesso ignorato (è possibile che ci siano una lotta interna anche nell’organizzazione sul modo di contare le macchie)

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