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La teoria del Grande Nastro Trasportatore Oceanico è stata demolita. (3)

Gli oceani ricoprono il 71% della superficie della Terra, ma contengono una quantità smisurata di acqua, ossia circa il 96.5% di tutta l’acqua del pianeta: un enorme serbatoio di calore.
Gli oceani non si sono mai congelati neanche miliardi di anni fa, quando il Sole irradiava la Terra il 30 per cento di meno di oggi, grazie al loro meccanismo di circolazione delle correnti.
Ma questo non è una novità.

La novità è che il famoso Grande Nastro Trasportatore Oceanico (Great Ocean Conveyor Belt), conosciuto anche con molti nomi, come corrente meridionale di ribaltamento delle correnti (MOC – meridional overturning current) o come Circolazione Termoalina (CPT),.oggetto di innumerevoli documentari televisivi e lezioni di scienza a scuola ed all’università, non è proprio così semplice come credevano gli scienziati e, così com’è, è stato definitivamente archiviato.

Dopo 50 anni il vecchio modello di circolazione oceanica globale che prevede una profonda corrente atlantica che scorre al di sotto della Corrente del Golfo è stata messa in discussione da un’armata di sensori abbandonati appositamente nell’Oceano per essere trasportarti dalla corrente al di sotto della superficie del mare su boe di profondità, lasciando una traccia elettronica del loro percorso..

Per quanto scioccante sia la notizia per gli oceanografi è stato ancora peggio per i climatologi che hanno costruito diversi modelli climatici di circolazione. Per loro significa che tutti gli attuali modelli di previsione del clima sono completamente sbagliati, a cominciare da quelli utilizzati dall’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change).


Figura 1 – Percorso del nastro trasportatore

Nella configurazione più conosciuta il cosiddetto “Grande Nastro Trasportatore Oceanico” è un colossale fiume subacqueo grande 20 volte più di tutti i fiumi terrestri messi assieme: si forma al caldo al centro del Pacifico, poi prosegue superficialmente aggirando l’Australia a nord e l’Africa a sud, risale l’Atlantico e infine si inabissa all’altezza della Groenlandia, ormai freddo e molto salato, pronto a ritornare al Pacifico, ma passando questa volta a sud dell’Australia. L’intero percorso richiede, si è calcolato, 500 anni.

Secondo i modelli più conosciuti, si pensava che fosse vulnerabile solo alle variazioni della produzione di acque dolci alle alte latitudini, con iniezione significativa di acqua non salina derivante dallo scioglimento dei ghiacci, decisamente in grado di perturbare il buon funzionamento del sistema. Mentre invece in condizioni normali il nastro trasportatore è stato pensato per funzionare costantemente e coerentemente proprio come un nastro trasportatore, con trasporto di acque fredde dall’equatore in profondità e acque calde verso i poli in superficie. Per questo si parla tecnicamente anche di circolazione meridionale di ribaltamento.

Il calcio finale gli è stato dato da M. Susan Lozier della Duke University che ha pubblicato su Science il 18 giugno 2010 un approfondito lavoro scientifico, i cui risultati erano già stati parzialmente diffusi un anno prima su Nature, dal titolo emblematico di “Demolizione del Nastro Trasportatore” (Science 18 June 2010: Vol. 328. no. 5985, pp. 1507 – 1511).

Con una serie di studi condotti negli ultimi anni ha messo in discussione il paradigma del nastro trasportatore, rivelando il ruolo vitale delle correnti parassite dell’oceano e delle correnti atmosferiche nello stabilire la struttura e la variabilità delle scambio tra le acque calde e quelle fredde all’interno degli oceani.
Susan M. Lozier è professore di Fisica dell’Oceanografia e presidente della Divisione di Scienze della Terra e degli Oceani della Duke University, università privata con più di 12.000 studenti fondata nel 1838, situata a Durham nella Carolina del Nord (USA).

Cinquant’anni fa, Henry Melsom Stommel (1920-1992) teorizzò che l’acqua raffreddata dalle alte latitudini dovesse essere trasportata in profondità lungo l’equatore occidentale e venisse intensificata dalle correnti di contorno.

Fig. 2 – Henry Melsom Stommel

Egli suppose che le masse d’acqua formatesi attraverso un meccanismo di convezione profonda in regioni isolate del Nord Atlantico e vicino all’Antartide essenzialmente finissero col colmare l’oceano più profondo. Stommel ipotizzò che, durante il trasporto nell’oceano profondo di queste acque, queste successivamente subissero una risalita ben distribuita in superficie. Poiché tale risalita produce un allungamento della colonna d’acqua che induceva una perdita del momento angolare, le profonde acque interne dovevano per forza compensare la perdita di flusso verso i poli dirigendosi verso le regioni di maggiore momento angolare.
Per questo motivo, all’equatore il trasporto delle masse d’acqua profonde è stata limitata ai confini occidentali dei bacini.

La teoria del ribaltamento dell’oceano di Stommel ha dato una struttura agli oceani, in precedenza considerati amorfi nelle tre dimensioni: le acque profonde sono trasportate verso l’equatore con una costante, continua intensificazione da parte di profonde correnti occidentali di confine provenienti dai loro siti di formazione posti a latitudini elevate.

Fig. 3 Overturning (rovesciamento o capovolgimento) delle correnti dell’oceano

Il secondo importante oceanografo che ha avvallato questa tesi fu il famoso Wallace “Wally” S. Broecker, professore emerito al Dipartimento della Terra e Scienze Ambientali presso la Columbia University (New York), una delle università più prestigiose e famose della Terra.
Probabilmente uno dei più grandi geologi del mondo ancora vivente che, da oltre mezzo secolo, ha indagato sul ruolo degli oceani nei cambiamenti climatici. Egli fu tra i pionieri nell’utilizzo della datazione al radiocarbonio e nell’uso di isotopi per monitorare i cambiamenti climatici storici, e l’influenza del cambiamento climatico sulla ghiacci polari e nei sedimenti oceanici.


Fig. 4 Wally Broecker

E ‘stato proprio Broecker a coniare il termine di “Grande Nastro Trasportatore dell’Oceano”.

Ma il lavoro della Lozier ha scosso la comunità del clima.
Nel suo lavoro un gran numero di boe sottomarine (RAFOS – SOund Fixing And Ranging), sono state disperse a 700 – 1500 metri di profondità ed hanno dimostrato che alcuni presupposti fondamentali sulla struttura della corrente sono sbagliati. Le RAFOS galleggianti sono strumenti mobili progettati per muoversi con l’acqua e tenere nota dei movimenti della corrente oceanica. Sembra che il 75% delle RAFOS siano sfuggite al Grande Nastro Trasportatore Oceanico e siano finite alla deriva in mare aperto. Solo l’8% delle boe RAFOS hanno seguito la corrente del nastro trasportatore come già pubblicato su Nature.

Fig.5 – Una boa RAFOS fatta discendere nell’Oceano
Le boe RAFOS sono state ideate per misurare la temperature, la salinità e la pressione nelle alte profondità fino a 3.000 metri sotto la superficie degli oceani.

Fig.6 – Struttura di una boa RAFOS

Secondo la Lozier, la teoria di Broecker sul capovolgimento (o rovesciamento) delle correnti dell’Oceano, così come è strutturata, va considerata solamente come principale agente responsabile per le fluttuazioni rapide del clima, come sperimentato durante l’ultimo periodo glaciale della Terra.

“Nonostante l’importanza della teoria del ribaltamento delle correnti dell’Oceano per il clima della Terra, …il lavoro di Broecker è da considerare essenzialmente solo come un agente dei cambiamenti climatici”, afferma la Lozier nella sua revisione. “Così come il lavoro di Stommel diede la struttura spaziale al capovolgimento delle correnti, Broecker ha fornito un contesto temporale”.

In base alla sua revisione, gli oceanografi hanno capito che il modello di trasporto con il rovesciamento delle correnti del mare è una semplificazione eccessiva del sistema. Ma si credeva fosse una semplificazione utile, in grado di fornire un modello globale di trasporto dell’oceano dell’energia termica. Ma ora pare che alcune caratteristiche principali del nastro trasportatore siano state messe in discussione.

Ecco una lista delle recenti scoperte che hanno scosso dalle fondamenta della teoria del nastro trasportatore.

· La maggior parte dello scambio subpolare-subtropicale nel Nord Atlantico si verifica lungo sentieri interni all’Atlantico stesso.
· La corrente occidentale profonda di confine (DWBC – Deep Western Boundary Current) si scompone in vortici intorno agli 11° di latitudine Sud.
· Vi è poca coerenza nel trasporto attraverso l’emisfero meridionale passando tra un rovesciamento a spirale al successivo.
· La forza del vento, piuttosto che favorire la spinta alla risalita delle acque, può svolgere un ruolo determinante nel modificare il fenomeno del rovesciamento delle correnti.
· Il trasporto verso sud delle acque profonde alla latitudine di 8° Sud, al largo della costa brasiliana, ha dimostrato di essere dovuto interamente a vortici aderenti alla corrente.
· Le boe di profondità lanciate nella DWBC (Deep Western Boundary Current) alla latitudine di 53° Nord, non seguono una corrente costante, ma prendono percorsi multipli verso i subtropici, compresi percorsi interni posti lontano dalla DWBC.
· Due ulteriori recenti studi hanno dimostrato percorsi del tutto inaspettati nella porzione nord degli oceani.
· Uno studio recente indica che il trasporto della corrente meridionale di ribaltamento (MOC – Meridional Overturning Circulacion) nel Nord Atlantico subtropicale, è suscettibile di variabilità con perdita di acqua tiepida e salata nel Sud Atlantico.
· Vari studi dimostrano poca o nessuna coerenza nella circolazione ai confini della corrente principale del grande nastro trasportatore ed hanno spinto a controllare la circolazione di ribaltamento della corrente nel Sud Atlantico e nel Nord Atlantico subpolare.
· La connessione tra il fenomeno del rovesciamento delle correnti e, soprattutto, il trasporto del calore proveniente dall’emisfero meridionale tra un bacino all’altro non può più essere assunta su scala una temporale interannuale (n.d.r. ossia può cambiare tutto molto rapidamente).

Nel prossimo articolo approfondiremo i materiali e i metodi di rilevazione, i risultati e le conclusioni del lavoro della Lozier.

Pablito

Le correnti oceaniche profonde (2)

Il volume della massa di acqua profonda che si produce nel Mare del Labrador e nei Mari nordici, che si suole chiamare NADW (North Atlantic Deep Water) è enorme. La sua portata, o ritmo di produzione, é di circa 15 Sv (Ganachaud, 2000). All´interno della NADW si puó distinguere una NADW inferiore, piú profonda, originata essenzialmente nei mari nordici, è inizialmente molto fredda, e un´altra superiore, nelle acque intermedie, proveniente dal Mare del Labrador e sud della Groenlandia piú calda (Orsi, 2001).

Il volume principale di questa corrente profonda avanza verso sud per la zona occidentale dell´Oceano Atlantico e incrocia l´equatore prima di arrivare nell´antartico. Da lí penetra nell´Oceano Indiano e dopo si estende nelle profonditá dell´immenso oceano Pacifico. Una molecola di acqua che realizzi tale viaggio completo prima di affiorare alla superficie puó durare mille anni.

Fig. Immagine verticale delle acque e correnti profonde nell´Atlantico.

Si forma anche acqua profonda, piú fredda di quella dell´emisfero Nord, nei mari della piattaforma Antartica, specialmente sotto le banchise del Mare di Wendell e del Mare di Ross. Tutti gli inverni, i forti venti catabatici che si formano nel continente, spingono i ghiacci marini che si formano nella costa. In questo modo, nelle zone costiere che sono temporaneamente prive di ghiacci, chiamate Polynyas, si rinnova continuamente il processo di formazione di congelamento, che permette alla fine di ogni stagione che la somma del ghiaccio sia superiore ai 10 metri di spessore contro a solamente 1 metro del mare piú interno. (Grigg, 2001). Il sale che viene espulso nella formazione del ghiaccio marino, rende l´acqua fredda profonda piú salata, la rende piú densa, e forma una massa di acque profonde piú densa della NADW. è la cosiddetta AABW (Antarctic Bottom Water), acqua del fondo antartico, che nel suo movimento per le profonditá oceaniche verso il Nord arriva fino ad una latitudine di circa 40°N, e lo fa come un incuneandosi sotto la NADW che viene dal Nord.

Fig. Polynyas en la Antártida

Stime della portata della AABW varíano tra i 2 Sv e i 9 Sv, anche se nei periodi piú freddi puó arrivare fino ai 15 Sv. Secondo Broecker esiste una connessione tra la produzione della NADW nei mari nordici e la produzione della AABW nell´antartico, in modo tale che quando una aumenta l´altra diminuisce, e viceversa. In ogni caso questo schema di circolazione oceanica é qualcosa di molto complicato, perché a parte queste masse di acque, NADW e AABW, esistono altre correnti di acque intermedie che possono anche loro i propri circuiti e avere un ruolo importante nei cambiamenti climatici. iQuesto é il caso della AAIW (Acqua Intermedia Antartica) che si forma specialmente di fronte alle coste occidentali dell´America del Sud e che sembra avere un ruolo rilevante nella distribuzione di calore e sale nel Pacifico. Le sue variazioni sembrano essere legate oltretutto, in scala multisecolare, alle variazioni ben studiate del Nord Atlantico. (Pahnke, 2005).
Cosí come esistono zone dove l´acqua superficiale sprofonda, esistono zone, anche se in forma piú soffusa, dove esiste un affioramento (upwelling) delle acque profonde.

Fig. Affioramento di acqua fredda profonda (upwelling) tra le Canarie e il Sahara.

Queste si trovano nelle zone di divergenza delle acque superficiali, che vengono rimpiazzate per acque ascendenti piú profonde. Una estesa zona di upwelling é la parte equatoriale nel Pacifico Orientale (coste peruane Nino 1 e nino2) dove le acque superficiali, mosse dagli alisei, tendono a spostarsi da Nord verso Sud, lasciando un “vuoto” che viene riempito dalle acque ascendenti. Inoltre si producono zone di affioramento di acque profonde fredde, in tutte quelle zone costiere dove le acque superficiali, per effetto dei venti e della rotazione terrestre (legge di Coriolis) tendono ad allontanarsi dalla costa verso il largo. Questo succede specialmente nei quattro margini orientali dell´Atlantico (Nord e Sud) e del Pacifico (Nord e Sud). Al largo di queste coste gli affioramenti danno luogo all´apparizione di correnti di acque fredde
(quella che va dalla Galizia fino alle Canarie é chiamata del Benguela, che confina con la Namibia e l´Angola nell´Atlantico; quella della California e di Humboldt, nel Pacifico Nord e Sud rispettivamente).
Alcune analisi dei sedimenti oceanici mostrano che questi affioramenti si intensificarono all´inizio del Pleistocene, quando la chiusura dell´istmo di Panama riorganizzó le correnti oceaniche, il che puó aver avuto una forte influenza nel raffreddamento del quaternario. (Marlow, 2001).

Adesso le correnti oceaniche profonde sono state meglio studiate e le ultime scoperte riformulano tutto quello che si credeva fino a qualche anno fa rispetto alla Corrente del Golfo e alla circolazione termoalina.
Gli ultimi studi cancellano la vecchia teoria molto semplicistica del nastro trasportatore per riformulare un´altra teoria molto piú complessa, che ha il “difetto” di distruggere tutto quello che l´IPCC aveva scritto riguardo al pericolo che lo scioglimento dei ghiacci artici portasse ad un possibile blocco o rallentamento della Corrente del Golfo.
Ma questo sará l´argomento di alcuni prossimi articoli.
Per ora posso dirVi solo, “scordateVi tutto quello che avete letto sul nastro trasportatore profondo della Corrente del Golfo…. perché… non esiste, come hanno mostrato le boe profonde.

SAND-RIO

Il sistema delle correnti e la circolazione termoalina (1)

Si sa da poche decadi che la struttura delle correnti marine é tridimensionale e su scala globale e che il vento, la salinitá e la temperatura e le correnti profonde sono le forze impulsionanti. Proprio le correnti profonde sono poco conosciute e si stanno studiando da pochi anni.

La circolazione delle correnti nel Nord Atlantico


Fino a poco tempo fa si studiavano solo le correnti superficiali senza spiegare come la calda corrente del Golfo ritornasse verso sud dato che non ci sono corrispondenti correnti superficiali verso Sud.
La corrente del Nord del Brasile, alimentata dalla corrente subequatoriale é una corrente importante ma non ha ricevuto le spiegazoni che merita. Gli anelli anticiclonici che lí si formano e che passano l´equatore apportano un volume netto medio di corrente verso l´Atlantico Nord di 15 Sv. (1 SV Sverdrup é 1 milione di metri cubici per secondo) con fasi da SV in marzo fino a 36 Sv a luglio. Questo flusso unisce il sud al Nord e si unisce al flusso tropicale diffuso con altri 15 SV che unisce il caribe e alimentato in parte dalla corrente delle canarie, il che fa sí che il totale medio con cui inizia la Corrente del Golfo vicino Cuba sia di circa 30 Sv.

Schema semplificato della corrente termoalina in Atlantico


Non é rappresentato qui il fenomeno dell´affondamento né l´apporto di acqua dal sud Pacifico al sud Atlantico né la perdita di acqua per evaporazione.
L´acqua che ariva dal Sud Atlantico arrivando nei mari nordici aumenta la sua densitá per raffreddamento e affonda.
Da lí nelle profonditá oceaniche torna verso Sud.
Si forma cosí nell´Atlantico una specie di cinghia rotante (conveyor belt), il cui flusso netto positivo superficiale al nord sia uguale al flusso netto profondo al Sud.

circolazione Termoalina


Questa circolazione (chiamata anche MOC Meridional Overturning Circulacion) funziona in maniera continua.
Il suo rullo motore si trova nei Mare Nordici e nel Mare del Labrador. I mari Nordici (da non confondere con il Mare del Nord) si trovano nella zona subpolare dell´Atlantico a nord del parallelo che passa tra la Groenlandia, Islanda e Norvegia (lo chiamano anche Mar GIN!)
La saliitá e la temperatura dell´acqua giocano un ruolo cruciale nel funzionamento di questa cinghia rotante. La temperatura delle acque della C.d.G che arrivano nei Mari Nordici da 10° C. al parallelo 50°N scende a 3°C. nel parallelo 65°N. Per raffreddamento e contrazione termica aumentano la loro densitá fino a d affondare dando spazio per l´arrivo di altre masse di acque dal Sud.

Circolazione termoalina nel Nord Atlantico


Il fenomeno dell´afondamento si intensifica ad inizio inverno con l´aumento della salinitá. Ogni autunno-inverno durante la formazione del ghiaccio marino il sale si libera da sotto la banchisa e una massa di acqua fredda piú salata affonda e contribuisce alla formazione delle acque profonde dell´Atlantico Nord.

Formazione di acque fredde profonde nelle zone artiche


Il fenomeno é significativo nel Nord Atlantico perché é abbastanza piú caldo e salato del Pacifico Nord. Cosí alle latitudini 45°N – 60°N nell´atlantico si ha una temperatura superficiale di circa 10°C e una salinitá del 34,9‰, mentre nel Pacifico Nord la temperatura é di 6,7°C. e la sua salinitá é del 32,8 ‰.

Salinitá oceanica


La alta salinitá e spiegata dal grande volume di evaporazione che supera ampiamente il volume di acqua apportato dalle piogge e dai fiumi che sboccano in questo Oceano.Al contrario, nel Pacifico, i sistemi montagnosi dell´ovest americano provocano piogge abbondanti e fanno da barriera alla umiditá che va dal Pacifico verso il centro del continente. L´acqua evaporata nel Paciico apporta grandi piogge costiere nel Nord america, acqua che cosí torna subito nell´oceano. In Europa non esistono tali barriere e l´umiditá atlantica portata dai venti arriva fino l´Asia.
Altro motivo della maggiore salinitá del Nord Atlantico é che l´acqua evaporata nella regione anticiclonica subtropicale passa verso il pacifico portata dai forti venti alisei. L´evaporazione dell´Oceano Atlantico e il travaso di vapore acqueo atmosferico verso il Pacifico causato dagli alisei fa sí che l´Atlantico sia piú salato del Pacifico

SAND-RIO

Ma é solo la C.d.G. che influenza le temperature miti nel nord atlantico ed Europa?

Le correnti marine, ed in particolar modo la Corrente del Golfo, hanno un ruolo fondamentale nella distribuzione alle varie latitudini del calore. Molta parte del calore eccedente che il pianeta riceve tra i tropici, (maggiore entrata di radiazione solare e minore uscita di radiazione infrarossa) é trasportata verso le alte latitudini. L´aria secca e fredda che sale dal continente americano e che viene spinta dai venti occidentali, si carica di umiditá e assorbe calore dalla corrente del Golfo nel tragitto verso il nord atlantico e arriva temperata e umida nel continente nord europeo.

Nel 1991, un modello climatico di Manabe, che prevedeva un sistema accoppiato oceano-atmosfera, si concluse con una previsione che un cambio nella circolazione della C.d.G. nell´Atlantico Nord poteva provocare un raffreddamento dell´Europa:

http://en.wikipedia.org/wiki/Syukuro_Manabe

L´ipotesi iniziale, poi ripresa da altri ricercatori, era che, per un feedback negativo, consistente principalmente in una frenata della Corrente del Golfo, si produrrebbe un raffreddamento del continente europeo. Questo succederebbe per causa del riscaldamento provocato dall´effetto serra che risulterebbe in un aumento del trasporto di vapore acqueo dalle latitudini tropicali alle medie e alte latitudini. Cosí aumenterebbero le piogge e l´apporto di grandi quantitá di acqua dolce dei fiumi farebbe perdere salinitá all´acqua oceanica difficoltando lo sprofondamento delle acque superficiali che si verifica nei mari nordici. Infine si indebolirebbe il sistema della corrente termoalina, si indebolirebbe la Corrente del Golfo e ci sarebbero inverni molto freddi alle latitudini medio alte del continente euroasiatico.
N.B. la ipotesi primitiva di Manabe non considerava lo scioglimento dei ghiacci artici, della Groenlandia della Siberia e del nord Canadá… ció che poi fu immaginato dai suoi successori.

Nella figura vediamo il trasferimento di calore medio dal mare all´atmosfera nel mese di gennaio nel Nord Atlantico, valore espresso in W/m2.
Peró é molto difficile quantificare e comparare il calore trasportato dalla Corrente del Golfo con il calore trasportato con l´aria. Infatti, é vero che che il clima invernale europeo sarebbe piú freddo senza la corrente del Golfo, non bisogna esagerare il suo effetto come amano fare i serristi. Dico questo perché le correnti aeree che arrivano sulle coste europee arrivano in prevalenza da Sud-Ovest, attraversando l´Atlantico a latitudini piuttosto basse, e quindi rimarrebbero in ogni caso venti abbastanza caldi.
La direzione di questi venti che spirano da sud-ovest é dovuta all´onda che le Montagne Rocciose imprimono ai venti dell´ovest prima di attraversare l´Atlantico. Il Prof Richard Seager, della Universitá della Columbia, ha recentemente richiamato l´attenzione sopra l´importanza di questa curva prodotto dalle Montagne Rocciose sul clima europeo, e ha criticato l´esagerazione di considerare la Corrente del Golfo come l´unica responsabile del clima temperato del nordovest europeo comparandolo con il clima alla stassa latitudine dell´Alaska! (Seager, 2003)

http://wapedia.mobi/en/Gulf_Stream

Bisogna evidenziare anche l´importanza del vapore acqueo che arriva dalle regioni subtropicali atlantiche, che non solo é fonte di calore, ma va ad apportare acqua dolce nel nord atlantico abbassando la salinitá della superficie marina, aumentando l´impatto dell´affondamento delle acque nel Nord Atlantico. (Harry Bryden, 2001).
È ancora motivo di discussione e di incertezza la proporzione in cui si divide il calore che arriva sulle coste nord europee, tra calore diretto marini e calore dell´aria.
Secondo il Prof. Harry Bryden si dividerebbe cosí: un terzo arriva con la C.d.G., un terzo arriva coi venti di sud ovest che soffiano soprattutto nella parte orientale delle tempeste atlantiche, e un altro terzo sarebbe riferito al calore latente che libera il vapore acqueo condensandosi e che viene trasportato proprio da questi venti di Sud-ovest.
Per Wunsch l´oceano porta verso Nord attraversando le latitudini temperate solo un 10% del calore netto, ma anche cosí rappresenta un apporto di circa 9 W/m2 (Drijfhout, 2006).

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La Corrente del Golfo che rallenta e fatica a raggiungere il nord Europa: quali impatti sul clima?

Guardatevi queste immagini, la prima sembra proprio quella presa per fare il film the day after tomorrow:

mentre invece è un immagine satellitare di qualche giono fa dell’Inghilterra completamente ricoperta di neve e ghiaccio.

La seconda è sempe un immagine satellitare stavolta dell’Islanda che mostra come la banchisa artica sia a sole 19 miglia dal raggiungere le sue coste nord-orientali:

Insomma, tutto un caso, o il rallentamento e deviazione che la CDG ha subito nelle ultime settimane ci ha messo lo zampino?

Non è mia intenzione fare del senzionalismo, ma semplicemente quella di capire insieme a voi alcune delle dinamiche che in molte zone del pianeta stanno portando ad un inverno storico; il discorso infatti è ben più ampio rispetto a ciò che è accaduto sinora in Europa, con le anomalie in negativo che infatti riguardano vaste aree della Terra, a partire dall’estremo oriente e a finire dagli States, il tutto grazie ad un Vortice Polare spappolato ormai da diverso tempo che anche con l’arrivo dell’inverno non è riuscito a ricompattarsi, facendo registrare dei valori negativi del’indice AO addirittura fuori scala!

Mi piacerebbe proprio sapere quale sia il ruolo del minimo solare in tutto questo…

Simon